"Portare al Papa i poveri che sono i più cari a Cristo e i veri tesori della Chiesa."
Don Orione

Cerca nel sito DOI

#seguilastella

Los desamparados

 

Dopo il terzo annuncio della passione, Giovanni e Giacomo chiedono a Gesù di potergli sedere accanto quando sarà nella gloria.

Nonostante gli annunci precedenti, i discepoli faticano a comprendere il messaggio di Gesù, faticano ad accettare la logica della croce, a capire che la gloria di Gesù e del discepolo è la stessa: offire la propria vita per gli altri.

I discepoli continuano a disputare sul potere e sul loro posto: non hanno ancora capito cosa significa seguire Gesù, lo capiranno dopo la Resurrezione. Noi abbiamo secoli di cristianesimo alle spalle e dovremmo aver compreso bene cosa vuol dire seguire il Maestro, ma il carrierismo è una lebbra, come ha detto papa Francesco in un discorso del 2013.

La vera grandezza del discepolo è bere lo stesso calice di Gesù e fare come Lui ha fatto: chi vuol essere il primo sia l'ultimo di tutti ed il servo di tutti.

 

Condividi su:

Nel suo viaggio verso Gerusalemme, Gesù continua il suo insegnamento sui requisiti della sequela.

Il Vangelo di oggi aggiunge un'altra condizione per seguire Gesù: la povertà. Un tale corre incontro a Gesù e gli chiede cosa deve fare per avere la vita eterna. Si tratta di un uomo animato da spirito sincero, perché giunto davanti a Gesù si inginocchia ai suoi piedi e gli apre il cuore: è quello che definiremmo una brava persona, che rispetta tutti i comandamenti. Cosa deve fare di più?

Il racconto è incastonato tra due sguardi di Gesù e due diverse reazioni. Gesù fissa lo sguardo su quell'uomo, lo ama e lo invita a vendere i suoi bene per seguirlo. Il giovane si rattrista e se ne va.

Il secondo sguardo è rivolto ai discepoli. Gesù dice loro che è difficile per chi possiede molte ricchezze entrare nel Regno dei Cieli e ricorre ad un'iperbole diventata famosa: è più facile che un cammello entri nella cruna dell'ago che un ricco entri nel regno dei cieli".

In questo brano, colpisce il contrasto tra l'entusiasmo iniziale del giovane e la sua chiusura finale all'invito di Gesù: l'attaccamento ai beni materiali gli ha impedito di aderire all'unico vero bene, che è Gesù. L'ostacolo non sono i beni in sè, ma l'attaccamento a questi, il metterli prima delle cose importanti.

 

Condividi su:

Manca una settimana alla Giornata Missionaria Mondiale, coronamento del mese missionario.

In preparazione a questo momento di condivisione e di fraternità, proponiamo la testimonianza del Chierico Pedro Raimundo Batista Andrade, che ha vissuto un 'esperienza missionaria nella diocesi di Tabora in Tanzania e in un video le parole del Padre Provinciale Don Aurelio Fusi.

Il direttore Generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza Padre Tarcisio Vieira, insieme al suo consiglio, ci ha mandato in Tanzania per un’esperienza missionaria durante il periodo estivo nell’arcidiocesi di Tabora, regione centrale di Tanzania. Noi studenti a Roma, Padre Anthony - keniota, il diacono Josimar ed io Pedro, entrambi brasiliani, siamo rimasti lì per due mesi. Siamo stati ben accolti dall’Arcivescovo Paul Ruzoka, dai preti, religiosi e religiose e da tutta la gente con cui abbiamo avuto contatto.

In questo piccolo periodo siamo stati con il vescovo, abbiamo partecipato alle celebrazioni presiedute da lui e abbiamo condiviso con le suore di Madre Teresa e le suore Orionine e i poveri la nostra solidarietà nella carità. In realtà abbiamo più ricevuto che donato.

Pur essendo una realtà di molta povertà, di semplicità, la gente è molto accogliente, gioiosa, serena, rispettosa, portatrice di grande speranza e vivono intensamente la fede. Le loro celebrazioni domenicali pur essendo nelle cappelle più piccole e povere di campagna sono ben preparate, cantano e ballano con fervore e pietà. 

Alimentati dalla speranza e dalla gioia del vangelo ci siamo resi subito disponibili a servire i più poveri pur non conoscendo la loro lingua. La lingua dell’amore e del servizio evangelico ci faceva capire tutto. Abbiamo dato una mano alle Piccole Suore Missionarie della Carità di Don Orione che si trovano nella diocesi da febbraio scorso. Le nostre suore, mentre aspettano la loro destinazione definitiva, offrono un po’ di sollievo a delle persone molto bisognose in un insieme di casette (Kijiji cha Amani = Vilaggio della Pace), dentro la città di Tabora. Molte di queste persone sono lebbrosi, alcuni ciechi, anziani, e bambini. Sono persone veramente bisognose, scartate dalla società, spinte a vivere lì perché sono veramente povere, malate e/o anziani. E quindi con le nostre suore visitavamo queste persone alcuni giorni a settimana: pregavano, portavamo medicine, lenivamo le ferite, portavamo qualche provvidenza come cibo e vestiti per alcuni che non hanno nessuno per loto e che sono più dipendenti di assistenza, abbiamo fatto igienizzazione, disinfestazione di insetti, abbiamo aiutato in piccoli lavori manuali e pulizie. Ogni sabato pomeriggio, in una cappellina di fianco, pregavamo il rosario e in seguito si faceva una specie di oratorio festivo con i bambini e adolescenti.

Ci siamo pure dedicati al lavoro manuale nell’opera delle suore di Madre Teresa di Calcutta che accolgono bambini orfani, anziani e persone disabili. Oltre a visitare gli assistiti, giocare con i bambini, abbiamo anche collaborato con l’organizzazione, sistemazione e pulizie di vari ambienti, una volta che loro stavano ristrutturando alcuni ambienti della casa in vista del loro giubileo di 50 anni di presenza a Tabora (la prima casa della loro congregazione nella terra africana). 

Finito il nostro periodo missionario a Tabora, siamo passati per Nairobe in Kenia. Siamo rimasti lì per 15 giorni. Abbiamo fatto anche una bella esperienza di lavoro nel Centro Don Orione (Cottolengo) di Kandisi a Nairobi. Abbiamo aiutato ad assistere i professori e terapeuti nelle attività con i ragazzi. Oltre a questo abbiamo pure lavorato nell’orto insieme ai ragazzi. L’orto è anche un luogo per attività, terapie e apprendimento per i ragazzi più autonomi. L’orto infatti è molto grande e produce diversi tipi di verdure fornite al consumo del proprio Centro e una buona parte è anche venduta per il sostegno di alcuni bisogni del Centro. 

Dopo tutte queste esperienze in mezzo alla gente bisognosa posso dire che l’esperienza di essere presenti e svolgere dei lavori manuali sia nell’opera delle suore di Madre Tereza, che nel Villaggio della Pace con le nostre suore orionine, oltre che nostro rapporto con i diocesani e i religiosi, ci ha proprio colpito e arricchito. La nostra testimonianza di essere vicino alla gente bisognosa è stata molto soddisfacente e importante. La gente (specialmente quella povera e semplice e a volte non ben accolta nella società), si meravigliava per la nostra semplicità di essere con loro. La realtà di Tabora è molto semplice, povera, ma la gente è molto accogliente e trasmettono una fede vissuta con semplicità, sincerità, e con intensità.

Abbiamo percepito che lì ci sono tanti campi dove si può e si deve fare il bene ai poveri più poveri. L’esperienza vissuta in questo periodo ci ha fatto sentire più fortemente l’invito di don Orione di andare all’incontro ai poveri più poveri. 

Ringrazio Dio per avermi mandato a fare questa piccola esperienza missionaria. So che ho fatto molto poco in vista dei bisogni di quella gente, ma so che ho molto imparato da loro.


Condividi su:

Gesù è in viaggio verso Gerusalemme: dopo aver attraversato la Galilea ed esser giunto a Cafarnao, Marco dice che si reca nella Giudea e oltre il Giordano.

La folla accorre e Gesù la ammaestra, come faceva solitamente. I farisei lo provocano sul tema del divorzio: è lecito ad un uomo ripudiare la moglie? Il tema, in quell'epoca era molto insidioso. I farisei conoscono bene il testo della Genesi che spiega la volontà di Dio sulla coppia, "i due saranno una carne sola", ma sanno che nel Deuteronomio si dice che è possibile allontanare la moglie, qualora il marito ritrovi in lei "qualcosa di vergognoso". Ai tempi di Gesù c'erano due scuole rabbiniche, che discutevano animatamente sulla questione, che quindi era un argomento vivo tra la sua gente e controverso.

Gesù non contrappone i testi, ma pone l'accento sul perché Mosè avesse concesso quella possibilità: per la durezza del cuore degli uomini. Per Gesù non sono in gioco le casistiche, ma l'antico progetto di Dio sul matrimonio, che si difende solo combattendo la durezza del cuore.

Serve una conversione continua, con uomini e donne rinnovati è possibile rinnovare il significato del matrimonio, riportandolo alla sua concezione originaria.

Papa Francesco riporta questo invito alle coppie di oggi nell'esortazione apostolica Amoris Laetitia:

Condividi su:

In Vaticano da tutto il mondo per riflettere sulle nuove generazioni. Suor Rosa Delgado Rocha, Consigliera generale delle PSMC incaricata della Pastorale giovanile ci offre una lettura del Sinodo, lanciando anche l’evento orionino di Tortona 2020.
Sono 267 i padri sinodali che prendono parte al Sinodo dei vescovi sui giovani, in programma in Vaticano da ieri e fino al 28 ottobre.

Lo ha spiegato il card. Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, precisando che i membri del terzo Sinodo convocato da Papa Francesco, dopo i due dedicati alla famiglia, saranno così ripartiti: 31 ex officio (15 Patriarchi, Arcivescovi Maggiori e Metropoliti delle Chiese metropolitane sui iuris delle Chiese Orientali Cattoliche; 16 Capi dei Dicasteri della Curia Romana; il Segretario Generale e il Sotto- Segretario del Sinodo dei Vescovi, 15 Membri del XIV Consiglio Ordinario), 181 eletti dalle Conferenze Episcopali (ex electione) e 41 Membri ex nominatione pontificia. Tra i membri – ha precisato Baldisseri durante il briefing di presentazione del Sinodo, in corso in sala stampa vaticana – si contano 50 Cardinali (tra cui due Patriarchi e 3 Arcivescovi Maggiori), 6 Patriarchi, 1 Arcivescovo Maggiore, 44 Arcivescovi, 101 Vescovi residenziali, 37 Ausiliari, 6 Vicari Apostolici e 1 Vescovo Prelato), 10 Religiosi in rappresentanza dell’Unione dei Superiori Generali e 10 Membri non insigniti dell’ordine episcopale tra Presbiteri e religiosi.

Tra gli altri partecipanti, si contano 23 esperti, “designati in virtù delle loro competenze per contribuire ai lavori sinodali in qualità di collaboratori dei Segretari Speciali”, così come 49 Uditori e Uditrici, provenienti anch’essi da ogni parte del mondo. “Fra costoro – ha precisato il cardinale – figurano non solo molti specialisti ed operatori della pastorale giovanile ma anche ben 36 giovani tra 18 e 29 anni, che contribuiranno con la loro vivace presenza a far sentire la voce di tanti loro coetanei”. Significativa sarà poi la presenza di otto Delegati Fraterni, rappresentanti di altre Chiese e Comunità ecclesiali, “manifestazione della volontà di lavorare insieme per conseguire la piena unità visibile della Chiesa di Cristo, nella consapevolezza che anche sul tema tanto rilevante dei giovani tutti i cristiani sono chiamati a trovare e a percorrere una strada comune, perché la loro testimonianza concorde risulti credibile agli occhi del mondo”. Si tratta, dunque, ha sintetizzato Baldisseri, di “un’Assemblea ampia e composita, un’Assise sinodale a respiro mondiale, corrispondente alla dimensione universale della Chiesa, che agisce cum Petro et sub Petro”.

Il Sinodo è iniziato, dunque, ieri con la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre nella Basilica di San Pietro mercoledì prossimo, avrà inizio l’Assise celebrativa del percorso sinodale. Durante i 25 giorni del Sinodo, i Padri sinodali lavoreranno insieme agli altri partecipanti, secondo le loro proprie mansioni, sull’Instrumentum laboris che sarà il testo base per l’elaborazione del Documento finale e raccoglierà in sintesi i risultati raggiunti dalla XV Assemblea Generale Ordinaria. Quanto alle modalità, i lavori sinodali si articoleranno in tre “unità di lavoro”, correlative alle tre parti del Documento di lavoro: “Riconoscere: la Chiesa in ascolto della realtà (prima parte), Interpretare: fede e discernimento vocazionale (seconda parte), Scegliere: cammini di conversione pastorale e missionaria (terza parte)”. Durante la Sessione inaugurale del pomeriggio del 3 ottobre, oltre alla Relazione del Segretario generale del Sinodo, sarà illustrato l’Istrumentum laboris dal Relatore Generale nelle sue linee generali e poi, in modo introduttivo, avrà luogo la presentazione della prima parte. Poi inizieranno gli interventi in Aula dei Padri sinodali sulla prima parte del Documento, conclusi i quali si passerà ai 14 Circoli minori divisi per lingue (francese, italiano, inglese, portoghese, spagnolo e tedesco) dove si procederà all’elaborazione dei “modi” collettivi dell’Instrumentum laboris, che poi saranno consegnate alla Segreteria Generale.

Gli interventi dei Padri sinodali, i modi collettivi dei Circoli minori e le Relazioni dei Circoli – ha reso noto Baldisseri – saranno raccolti e sintetizzati in un testo integrativo provvisorio dell’Instrumentum laboris al termine di ogni “unità di lavoro”. Al termine di ogni “unità di lavoro”, ricevuti i modi dei Circuli minores, il Relatore Generale con i Segretari Speciali, si riunirà con gli altri membri della Commissione per l’elaborazione del documento finale per procedere alla revisione del testo della relativa sezione del Documento finale. Questo schema dei lavori della prima unità che si conclude con la V Congregazione generale, martedì 9 ottobre, si ripete analogamente per le altre due unità di lavoro, rispettivamente, la XI Congregazione generale, di lunedì 15 ottobre, e la XVII Congregazione generale, lunedì 22 ottobre. Infine, la Commissione si riunirà ancora per elaborare il progetto del Documento finale, che sarà presentato nella mattina di mercoledì 24 ottobre in Aula. “I Padri sinodali nella Congregazione Generale del pomeriggio potranno intervenire ulteriormente sul progetto, sia in forma orale che per iscritto”, ha informato Baldisseri. Successivamente, la suddetta Commissione curerà l’elaborazione del testo definitivo del Documento finale, che nel mattino di sabato 27 ottobre sarà presentato in Aula e nel pomeriggio sottoposto al suffragio dei Padri sinodali. Una volta da loro votato, sarà consegnato al Sommo Pontefice, “al quale compete ogni decisione in merito”, ha concluso il cardinale.

Condividi su:

Il brano di oggi presenta tre detti di Gesù.

Nella prima parte Gesù ci provoca ancora, dopo le parole della scorsa domenica, dicendo che Dio non è monopolio di nessuno. Giovanni e i discepoli si scandalizzano, perché altri scacciano i demoni nel nome di Gesù. Gesù non vuole che sia loro impedito: non vuole una comunità chiusa, ma aperta. L'appartenenza alla Chiesa non è l'unico criterio di adesione a Cristo e al Regno di Dio. Il Regno di Dio respira in ogni uomo ed in ogni donna di buona volontà, anche se non frequenta le nostre chiese. Chi ama il prossimo e lavora per un mondo più umano è a favore del Vangelo e, se non rifiuta espressamente Cristo, è con lui e con noi. Sant'Ignazio di Antiochia scriveva agli Efesini: "è meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo".

Il secondo detto è quello del bicchiere d'acqua dato in nome di Gesù, come dire che nessun gesto d'amore e di delicatezza sarà dimenticato dal Signore, specie se i destinatari sono i piccoli ed i poveri più abbandonati.

Il terzo detto riguarda lo scandalo dei più deboli e fragili nella fede: questo detto è presentato con tre immagini riprese da tre organi fondamentali per il nostro corpo, mano, piede e occhio. Ognuno di noi è chiamato a fare le sue scelte radicali, in vista del Regno. Lo scandalo viene dal non prendere sul serio la radicalità del Vangelo.

Condividi su:

Con la lettura della professione di fede di Pietro, "Tu sei il Cristo", siamo alla vetta del Vangelo di Marco: perchè sia chiaro cosa significa essere il Cristo, Marco fa seguire le parole di Pietro dal primo annuncio della passione.

Anche nel vangelo di oggi leggiamo un annuncio della passione di Gesù e della sua successiva resurrezione. Ieri, come oggi, si fa ancora fatica a concepire un Messia sofferente. In contrasto con l'atteggiamento timoroso dei discepoli verso la sofferenza annunciata da Gesù, Marco presenta la disputa tra i discepoli su chi sia tra di essi il primo. Un contrasto sottolineato dall'evangelista, che intende  far vedere chiaramente quanto siano distanti le vie degli uomini da quelle di Dio.

Giunti a Cafarnao, Gesù chiede ai discepoli di cosa avevavo discusso lungo la via: i discepoli, in imbarazzo, tacciono. Mentre Gesù si avvia alla sua passione, essi si preoccupano di arraffare un inconsistente prestigio.

La ricerca del primo posto non si è fermata a Cafarnao, quel giorno. Anche noi siamo tentati di cercare, ad ogni prezzo, applausi e riconoscimento. Qual è l'antidoto a questo atteggiamento umano? Occorre farsi ultimi, rovesciare il nostro modo di pensare: solo mettendosi al servizio di tutti hai le carte in regola per stare al primo posto. Gesù è re, ma dalla Croce.

Condividi su:

Il Vangelo di questa domenica ci presenta la professione di fede di Pietro, a Cesarea di Filippo.

Questo brano segna un cambio di passo nel Vangelo di Marco: nella prima parte, l'evangelista vuolesvelare poco a poco attraverso miracoli, esorcismi e controversie l'identità di Gesù, nella seconda parte, con la professione di Pietro abbiamo un primo svelamento di chi è Gesù.

"Tu sei il Cristo" dice Pietro, ma Gesù impone il silenzio, non vuole essere scambiato per un messia politico e glorioso, che scaccerà l'oppressore romano. Di che messia si tratta allora? Il messia è il figlio dell'uomo sofferente, che segue la via della Croce, la stessa che devono seguire i discepoli.

I discepoli, dunque, non sono chiamati a capire, ma a seguire Gesù su questa via, donando se stessi, la propria vita. A noi, oggi, rivolge la stessa domanda: chi sono io per te? Sono il centro del mondo, della tua storia? Sei disposto a seguirmi sulla via della Croce?

Vi invitiamo a leggere l'omelia che Papa Paolo VI tenne a Manila il 29 novembre 1970, un inno di rara bellezza a Gesù Cristo, in allegato all'articolo.

Condividi su:

Martedì, 11 Settembre 2018

Scuola - Pronti...si riparte!

Anche gli alunni dei Centri di Formazione Professionale delle sedi Endofap  e delle scuole orionine sono pronti a iniziare un nuovo anno scolastico, per prepararsi a essere protagonisti del proprio futuro attraverso il lavoro. Da Mestre a Palermo, da Fano a Roma, da Borgonovo Val Tidone a Paternò sono tutti pronti: alunni, formatori, tutor e famiglie, aziende e personale scolastico.

In un periodo in cui la crisi coinvolge tutte le agenzie educative tradizionali, le parole di Papa Francesco all'udienza dell'Associazione Italiana Genitori (AGE) sono il migliore augurio per questo nuovo anno scolatico. Francesco rilancia l'alleanza scuola-famiglia, invitando le famiglie a fidarsi degli insegnanti ed a creare una collaborazione attiva nell'educazione dei giovani, il dono più prezioso per i genitori e il tesoro più prezioso di una comunità.

Allora buon nuovo anno scolastico a tutti gli alunni, perché diventino, come voleva Don Orione, "buoni cristiani e onesti cittadini", ai formatori, perche sappiano educare secondo i verbi indicati da Don Orione "vegliare, amare, sopportare, perdonare e pascere in Domino", alle famiglie, perchè siano parte viva e attiva della comunità educante.

 

Clicca  QUI per leggere il discorso completo di Papa Francesco.

 

Condividi su:

Gesù, nel brano di Marco di questa domenica, si trova nella zona della Decapoli, un territorio pagano formato da dieci città tra cui Damasco. Gli viene presentato un uomo sordomuto, affinché lo guarisca.

Quali sono i gesti che compie Gesù? L'Evangelista Marco ce lo racconta con il suo stile asciutto, essenziale, plastico.

Gesù lo porta in disparte, gli pone le dita negli orecchi, tocca la lingua e guardando verso il cielo sospira e invoca Effatà!. La prima azione, portarlo in disparte, indica che Gesù non cerca la notorietà, non vuole mostrare il miracolo alla folla. Poi tocca la lingua e mette le sue dita negli orecchi: gesti di grande confidenza e tenerezza, che Gesù compie per guarire non solo il corpo, ma anche la sua anima. Ecco allora l'invocazione al cielo, che è gemito di condivisione della sofferenza umana e invocazione di salvezza a Dio. Il miracolo è un dono dall'alto e Gesù lo invoca con una richiesta rivolta al Cielo. Questi due gesti di Gesù sono entrati nel rito del Battesimo.

L'Effatà, Apriti!, è un comando al corpo di aprirsi all'scolto e alla comunione, è un comando all'anima affinché sia in empatia e condivisione con gli altri, è un invito a professare la propria fede.

Anche noi abitiamo in una "decapoli", in un mondo sordo agli inviti del Vangelo e incapace di dire parole buone: questo accade quando siamo sordi e muti davanti alle ingiustizie, che generano miseria, sfruttamento, schiavitù.

Questo episodio di interpella e ci scuote, perché spesso noi siamo chiusi in noi stessi, siamo e vogliamo essere sordomuti, creando isole inospitali e inaccassibili, senza dialogo e senza ascolto. Ma per grazie e per miseicordia il Signore entra nel nostro territorio per guarire le nostre sordità e le nostre chiusure.

Condividi su:

Pagina 1 di 23

Cerca nel sito DOI

#seguilastella

Los desamparados