"Salviamo le anime degli altri e Dio si prenderà cura delle nostre."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

convegno apostolico 6

#seguilastella

Los desamparados

Celebriamo oggi la solennità della nascita di Giovanni, il Battista, l'ultimo profeta, predicatore radicale, testimone e precursore di Gesù.

La Chiesa ricorda tre natività: oltre a quella di Gesù, anche quella di Maria (8 settembre) e di Giovanni.

Il Vangelo di Luca presenta in parallelo l'infanzia di due personaggi, Gesù e Giovanni, presentando l'annuncio della loro nascita e il racconto della loro nascita. Gioia e stupore pervadono il racconto della nascita di Giovanni, stupore perché tutti sapevano della sterilità di Elisabetta, gioia perché il Signore aveva esaltato in lei la sua grande misericordia con il dono insperato di diventare madre. Si chiamerà Giovanni, che significa "Dio è benevolo", perché nella tradizione semitica il significato del nome dice ciò che uno è.

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Oggi la liturgia ci offre due brevi parabole: quella del seme che cresce in segreto e quella del granellino di senapa.

Il commento di Don Achille Morabito si sofferma sulla prima parabola, che presenta tre tempi: la semina, la crescita, la raccolta. L'attenzione del parabolista è posta sul momento della crescita e vuole che anche noi ci soffermiano su questo: è il tempo del seme e della terra, non più il tempo del contadino. Il seme germina e si allunga, la terra lo avvolge e lo sostiene in questa fase di trasformazione. Il seme si dona interamente all'uomo per la raccolta.

Cosa accade tra la semina e la mietitura? Cosa vuol dirci Gesù su questo tempo che sembra inerte, nascosto? La parabola ci dice che questo è il tempo dell'azione di Dio, non della sua assenza: la crescita silenziosa del seme indica il modo diverso di parlare di Dio. Non delusione o turbamento, ma attesa fiduciosa.

Il Regno di Dio è come un seme che cresce, sotto l'azione autonoma di Dio, non è cosa degli uomini, frutto di organizzazione ed efficienza.Questo non vuol dire disempegno nella storia, ma accoglienza di questo dono.

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Riprende oggi il tempo ordinario, che si concluderà il 25 novembre, festa di Cristo Re.

Nel vangelo di Marco, che leggiamo oggi, vediamo emergere il conflitto tra Gesù e gli scribi, che lo giudicano un pazzo eversivo, arrivando persino a dire che sia posseduto dal demonio.

Nel replicare agli scribi, Gesù pronuncia una delle parole più forti del Vangelo: “Amen, in verità vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie, per quante ne abbiano dette; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo non avrà mai perdono, sarà colpevole di una colpa definitiva”

Perché questo peccato è imperdonabile?

Non è il peccato del dubbioso o di chi scivola, ma quello di chi chiama tenebre la luce, giudica male il bene che Gesù sta facendo: questa è una bestemmia contro lo Spirito Santo. La chiusura ostinata al bene, il testardo rifiuto di riconoscere ciò che è buono equivale a insultare lo Spirito Santo di Dio, significa chiudere gli occhi per non riconoscerlo.

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Domenica, 27 Maggio 2018

Dio è Trinità

Dopo la Pentecoste, la liturgia ci propone la solennità della Trinità di Dio, che è, come dice Giovanni, un mistero d'amore.

Siamo invitati a contemplare questo mistero, la vita stessa di Dio: non si tratta di fare disquisizioni o discorsi filosofici, ma di amare sempre di più quanto Gesù ci ha rivelato della vita di Dio.

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Domenica, 20 Maggio 2018

Vieni, Santo Spirito!

La Pentecoste non è che il cinquantesimo giorno di un'unica grande festa, la Pasqua.

Le antiche feste di Israele erano tre: la festa della raccolta, delle settimane e degli azzimi. Feste intimamente legate all'agricoltura, come la seconda detta anche della mietitura del frumento: questa festa si celebrava dopo cinquanta giorni dalla mietitura delle prime spighe.

Nel Nuovo Testamento, alla luce del racconto degli Atti degli Apostoli della discesa dello Spirito sugli Apostoli, la Pentecoste è la festa "natalizia" della Chiesa: come Chiesa siamo nati nel giorno di Pentecoste, con lo Spirito Sato che ci riunisce in un solo corpo e ci dà la forza per intraprendere la missione affidata da Gesù ai discepoli di tutti i tempi.

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Il Vangelo di oggi, solennità dell'Ascensione, è tratto dalla conclusione aggiunta più tardi al vangelo di Marco.

Gesù appare agli undici, quei discepoli che lo hanno seguito, ma che al momento della croce sono scappati, che non hanno creduto all'annuncio della resurrezzione fatto dalle donne, alla testimonianza dei discepoli di Emmaus: la Chiesa non ha avuto paura di mostrare i discepoli per quello che sono stati, uomini presi dal dubbio, increduli nonostante l'espereinza diretta di vita con Gesù.

In questo incontro, Gesù risorto li rimprovera per la loro incredulità e durezza di cuore, non mostra loro i segni della passione per indurli a credere eppure li invia per una missione straordinaria: andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.

Gesù chiede a loro, come ad ognuno di noi oggi, non solo di abbandonare tutto, ma sopratutto di abbandonare le nostre certezze intellettuali e culturali e di poggiare la nostra testimonianza solo sul Vangelo. Questo è il compito dei cristiani: annunciare il Vangelo con la vita.

Gesù viene elevato in cielo e i discepoli, non più increduli ma sempre uomini e donne fragili e tentati dall’incredulità, da allora vanno per il mondo a predicare in ogni luogo, consapevoli che ogni persona, ogni popolo può accogliere il Vangelo e può essere per loro terra di missione: non sono soli, Gesù risorto è con loro e opera con loro.

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Domenica, 29 Aprile 2018

La vera vite

Nel suo Vangelo, con immagini e allegorie, Giovanni ci dice che Gesù è la vita, la luce, il pane, la via, il pastore: nel brano di oggi utilizza l'immagine della vite e dei tralci.

Il verbo "rimanete in me" racchiude il senso di tutto il brano. Rimanere non è solo restare, dimorare, ma significa essere in comunione con Gesù a tal punto da poter vivere, per la stessa linfa, di una stessa vita.

Ma cosa deve fare concretamente un cristiano per poter dire di rimanere unito a Cristo come il tralcio alla vite? Gesù dice "se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore" e ancora "questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni gli altri".

L'imperativo "rimanete in me" si risolve nell'imperativo "amatevi gli uni gli altri": la prova che il tralcio è veramente attaccato alla vite è l'amore tra noi. Questo dà la linfa necessaria al tralcio per vivere, altrimenti va a finire nel fuoco.

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Sono disponibili online i video degli interventi del XXIII Convegno Amministrativo, svoltosi a Montebello della Battaglia.
Il Convegno di quest’anno si è sviluppato in una settimana ed ha avuto al suo interno il I Convegno per i Santuari e le Parrocchie ed il VI Convegno per le Case Religiose di Ospitalità.

"Chi più ordinatamente e meglio lavora raccoglie il meglio della civiltà e i frutti più squisiti del progresso umano. Quante gioie pure serene si celano nella fatica!"
(San Luigi Orione - V064 T262 P262)

La fatica che accompagna quotidianamente il nostro impegno nella conduzione delle Opere Orionine, non è un inutile peso se riusciamo a scorgere tra le pieghe delle norme e degli adempimenti imposti la “gioia pura” che deriva da un lavoro BEN FATTO. Attendere in modo ordinato e completo alle mille incombenze che il nostro ruolo di amministratori prevede, non solo è indispensabile alla corretta gestione delle attività che ci sono affidate ma ci mette nella condizione di raccogliere i frutti migliori della civiltà e del progresso. E di dare il nostro significativo contributo all’Umanità e al suo sviluppo.

Qui di seguito i video interventi.

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Domenica, 22 Aprile 2018

Gesù, il pastore buono

Il Vangelo di oggi presenta Gesù come il buon pastore.

Non si tratta di una parabola, ma Giovanni nel suo vangelo, prima del testo di oggi, dice che si tratta di una similitudine, che neppure gli apostoli avevano compreso.

Gesù afferma "Io sono il buon pastore", quello che fa il pastore perché ama le pecore ed è disposto a dare la vita per loro.

Ecco il tema caro all'evangelista Giovanni: la vita. Il pastore buono dà la vita per le pecore, i mercenari rubano lavita, con ipocrisia, con promesse effimere, con false illusioni. Il pastore buono conosce le percore, le ama sempre anche quando vogliono scappare dal recinto pensando che l'erba fuori sia migliore. Non solo egli ti cercherà, ma verrà anche a riprenderti.

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Il brano del Vangelo di oggi è presente solo nell'evangelista Luca: i discepoli che hanno incontrato Gesù sulla strada verso Emmaus, tornano a Gerusalemme e raccontano agli altri questo incontro, di come lo hanno riconosciuto nello spezzare il pane.

Ecco allora che Gesù appare in mezzo ai suoi: la reazione è prima di turbamento, poi di gioia. Gesù mostra loro le mani ed i piedi, ma non è sufficiente questo a credere. Serve che Gesù apra loro il cuore alle scritture, affinchè essi credano e possano essere mandati a testimoniare al mondo che l'Amore ha vinto la morte.

Come essere testimoni oggi? Il primo modo è vivere e trasmettere la bellezza della fede, che consiste nel lasciarsi amare da Dio. L'Amore di Dio abbraccai il mondo e ci spinge ad accogliere ogni creatura, ogni uomo, vedendo in lui l'immagine di Dio, diventando persone capaci di amare.

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