"Benedire Dio sempre, e sempre “Deo Gratias”!"
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

convegno apostolico 6

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Los desamparados

Oltre novantamila giovani ieri in Piazza San Pietro per la celebrazione dell'Eucarestia e poi l'Angelus con il Papa. Tra questi giovani che hanno riempito la piazza della loro gioia, anche i nostri ragazzi del Movimento Giovanile Orionino, accompagnati da sacerdoti, suore e animatori.

Prima dell'Angelus, ha parlato brevemente il Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcolape Italiana, che ha promosso l'evento: anche lui ha ammesso che è difficile tradurre in parole le emozioni di queste giornate, fatte di cammino, comunione, fatica e di tante storie che sono così belle che per pudore non si possono raccontare. "Ci aiuti a tornare a casa" cdice Bassetti al Papa, quasi a voler chiedere un aiuto per tutti i giovani per non perdere, una volta tornati nella quotidianità, la gioia della fraternità vissuta.

Papa Francesco nel suo discorso ha preso spunto dalla lettera di San Paolo agli Efesini, seconda lettura del giorno, testo che esorta i cristiani a distinguersi nella carità, abbandonando i comportamenti che rattristano lo Spirito, perché, dice il Papa, sono in contraddizione con il suo insegnamento.

Niente cristiani ipocriti, niente cristiani tiepidi: Francesco fa ripetere più volte ai giovani una frase, "é buono non fare il male, ma è malo non fare il bene". Questo chiede il Papa ai giovani, il coraggio non solo di non fare niente di male, ma soprattutto il coraggio di fare il bene, di essere testimoni con la vita della gioia di essere amati da Dio.

     

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Il Vangelo di domenica scorsa terminava con le parole di Gesù; "io sono il pane della vita".

I giudei, che ascoltano queste parole nella sinagoga di Cafarnao, iniziano a mormorare, non riescono ad andare oltre i segni come la moltiplicazione dei pani, che suscitano stupore ma niente di più. Sono incapaci di vedere in quei segni Gesù, che è il pane dela vita, che è il Figlio di Dio.

Ecco la mormorazione raccontata dal Vangelo: non può essere il Figlio di Dio se conosciamo suo padre, sua madre, i suoi parenti. Non solo imcomprensione, ma anche una reazione di scandalo perchi come i Giudei attende una manifestazione gloriosa e potente di Dio e non può accettare che invece si manifesti in un uomo come gli altri.

Anche gli uomini del nostro tempo gli uomini hanno visto e non hanno creduto, ammiraro Gesù come eccezionale maestro di vita ma nulla più. Anche noi oggi forse cerchiamo altre mense a cui saziarci, preferiamo altro pane, altre manne, salvo scoprire con il tempo che questa fame di amore e tenerezza non era saziata.

Occorre il pane buono che offre Gesù: l'eucarestia, scriveva Joseph Ratzinger, è il presente del risorto.

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Nè il caldo nè la fatica hanno fiaccato i giovani che ieri si sono stretti attorno a Papa Francesco, che li ha chiamati a Roma, in preparazione al Sinodo dei giovani che si celebrerà a ottobre.

Anche i ragazzi del Movimento Giovanile Orionino c'erano e, come voleva don Orione, hanno mostrato al Papa il loro affetto.

Nella giornata di venerdì, dopo il pellegrinaggio verso Roma, hanno girato la città in una caccia al tesoro sui luoghi che raccontano la vita di Don Orione nella Città Eterna. Nella Santa Messa Don Giuseppe Volponi, consigliere provinciale incaricato della pastorale giovanile, ha consegnato a ciascuno la pergamena che ricorda il pellegrinaggio e che invita a continuare a camminare sulla via di Dio.

E finalmente è giunto il sabato, il giorno tanto atteso della festa con il Papa: caldo, qualche coda per i controlli di sicurezza e poi la maestà del Circo Massimo pieno di giovani, desiderosi di mostrare a tutti la gioia di seguire Gesù, il coraggio di sognare cose grandi, come ha detto il Pontefice, la forza di essere testimoni di un regno che è qui oggi, in mezzo a noi.

Forse gli scettici penseranno "Ma sono davvero così pieni di entusiasmo e fede i ragazzi dei nostri oratori?". Prima che parlino i fatti, le azioni che questi giovani faranno e la gioia che porteranno a casa da Roma, lasciamo che parlino i loro volti, i loro sorrisi nelle foto che li ritraggono durante questa esperienza. 

Guardandole, non viene da sorridere anche a voi?

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Il capitolo sesto del vangelo di Giovanni comincia con due segni, la moltiplicazione dei pani e Gesù che cammina sulle acque.

Dopo il secondo segno, Gesù si reca a Cafarnao e la gente, non vedendolo, lo cerca fino a quella località. Perchè lo cercano? Per riconoscenza? Per ammirazione? Gesù però dice loro: mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di un pane che vi ha saziato. 9Un cibo che dura per la vita eterna.

Non gratidudine, ma ricerca dell'utile e del sensazionale: Gesù li rimprovera di non aver visto nella moltiplicazione dei pani il segno di una realtà più grande, che è Cristo stesso. Lui è il vero cibo che sazia la fame di ogni uomo.

La gente non capisce queste parole di Gesù, chede un altro segno come la manna nel deserto: faticano a compiere il passo decisivo di credere che il pane è una persona concreta, è Cristo che si dona agli uomini. Questi uomini, come anche noi oggi, rischiamo di essere fermi alla materialità delle cose e di non fare il salto che è possibile solo con la fede.

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Il Vangelo di questa domenica ci racconta il miracolo della moltiplicazione dei pani, che i discepoli non avevano compreso, perché si erano fermati al fatto materiale senza cogliere il mistero della persona di Gesù.

Di fronte a quel fatto così eccezionale è compresibile una reazione di stupore, di meraviglia; ma di fronte alle parole di Gesù "Io sono il pane disceso dal cielo" i Giudei vedono una pretesa assurda, affermare di avere una natura divina, e da qui nasce lo scandalo, quello di un Dio che non si manifesta nello splendore e nella potenza, ma si incarna in una storia comune.

Questo tema è caro all'evangelista Giovanni, che inizia il suo vangelo indicando questo "paradosso": il Verbo si fece carne. In questo uomo, come noi, come i giudei di allora, si manifesta l'assoluto, l'invisibile.

Anche gli uomini di oggi vivono questo scandalo: molti sono affascinati dalla figura di Gesù e lo ritengono un eccezionale maestro di vita, ma nulla più. Non vanno oltre, non si cibano del Pane di Vita, credendo di risolvere la loro fame ad altre mense.

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Celebriamo oggi la XVI Domenica del Tempo Ordinario. Tutta la storia della salvezza ci ricorda che Dio non rimane insensibile di fronte alle nostre stanchezze, miserie e ignoranze umane. Se ci rivolgiamo a lui, egli ci ascolta. Sembra che attenda solo quello! Egli ci ha detto che quando ci riuniamo nel suo nome lui è presente. La sua presenza dà sicurezza, serenità e pace. È la presenza del Pastore che conosce sia il suo gregge che i pascoli più ricchi e sicuri. L’Eucaristia è questo segno della presenza reale di Cristo e il sacramento che ci nutre e sostiene nel cammino verso la nostra piena maturità in Lui: lasciamoci condurre da Lui verso la sorgente zampillante dell’Amore per trovare ristoro e consolazione.

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Dopo la resurrezione della figlia di Giairo, Marco dice che Gesù ritorna a trovare i suoi familiari a Nazareth.

La visita di Gesù ai suoi è un completo fallimento e lo stesso Gesù ne è meravigliato: all'inizio i suoi lo attendevano con trepidazione e ascoltavano stupiti. In seguito però arrivano addirittura a rimanere scandalizzati dalle sue parole.

Ma cosa li scandalizza? Alla radice dell'incredulità c'è una convinzione, un modo di comprendere come Dio si manifesta: non può manifestarsi nel comune, nel quotidiano, nell'ordinario. L'ipocrita pretesa di difendere la dignità di Dio da parte del sapienti ebraici porterà alla condanna di Gesù: non possono accettare che il Figlio di Dio sia nato da un umile carpentiere, che sia un uomo come loro. Questo episodio è solo un anticipo del rifiuto finale.

Dio si manifesta nell'ordinaio, non nello straordinario, si manifesta nella debolezza, non nella potenza: questa è la sfida più grande per la nostra fede, pronta ad accogliere i grandi gesti di potenza di Dio, ma fatichiamo ad accettare la croce.

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Celebriamo oggi la solennità della nascita di Giovanni, il Battista, l'ultimo profeta, predicatore radicale, testimone e precursore di Gesù.

La Chiesa ricorda tre natività: oltre a quella di Gesù, anche quella di Maria (8 settembre) e di Giovanni.

Il Vangelo di Luca presenta in parallelo l'infanzia di due personaggi, Gesù e Giovanni, presentando l'annuncio della loro nascita e il racconto della loro nascita. Gioia e stupore pervadono il racconto della nascita di Giovanni, stupore perché tutti sapevano della sterilità di Elisabetta, gioia perché il Signore aveva esaltato in lei la sua grande misericordia con il dono insperato di diventare madre. Si chiamerà Giovanni, che significa "Dio è benevolo", perché nella tradizione semitica il significato del nome dice ciò che uno è.

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Oggi la liturgia ci offre due brevi parabole: quella del seme che cresce in segreto e quella del granellino di senapa.

Il commento di Don Achille Morabito si sofferma sulla prima parabola, che presenta tre tempi: la semina, la crescita, la raccolta. L'attenzione del parabolista è posta sul momento della crescita e vuole che anche noi ci soffermiano su questo: è il tempo del seme e della terra, non più il tempo del contadino. Il seme germina e si allunga, la terra lo avvolge e lo sostiene in questa fase di trasformazione. Il seme si dona interamente all'uomo per la raccolta.

Cosa accade tra la semina e la mietitura? Cosa vuol dirci Gesù su questo tempo che sembra inerte, nascosto? La parabola ci dice che questo è il tempo dell'azione di Dio, non della sua assenza: la crescita silenziosa del seme indica il modo diverso di parlare di Dio. Non delusione o turbamento, ma attesa fiduciosa.

Il Regno di Dio è come un seme che cresce, sotto l'azione autonoma di Dio, non è cosa degli uomini, frutto di organizzazione ed efficienza.Questo non vuol dire disempegno nella storia, ma accoglienza di questo dono.

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Riprende oggi il tempo ordinario, che si concluderà il 25 novembre, festa di Cristo Re.

Nel vangelo di Marco, che leggiamo oggi, vediamo emergere il conflitto tra Gesù e gli scribi, che lo giudicano un pazzo eversivo, arrivando persino a dire che sia posseduto dal demonio.

Nel replicare agli scribi, Gesù pronuncia una delle parole più forti del Vangelo: “Amen, in verità vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie, per quante ne abbiano dette; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo non avrà mai perdono, sarà colpevole di una colpa definitiva”

Perché questo peccato è imperdonabile?

Non è il peccato del dubbioso o di chi scivola, ma quello di chi chiama tenebre la luce, giudica male il bene che Gesù sta facendo: questa è una bestemmia contro lo Spirito Santo. La chiusura ostinata al bene, il testardo rifiuto di riconoscere ciò che è buono equivale a insultare lo Spirito Santo di Dio, significa chiudere gli occhi per non riconoscerlo.

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