"Per rendere il fanciullo buono e virtuoso fate il bene davanti a lui, fate del bene a lui stesso, fate fare del bene a lui."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

convegno apostolico 6

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Camminare con Lui o senza di Lui non è la stessa cosa. Gesù e i discepoli in cammino nel Vangelo secondo Marco. È il titolo del corso di Esercizi spirituali che si sta svolgendo a Villa Lomellini, Montebello della Battaglia, dal 22 al 28 agosto.  Una cinquantina i partecipanti, sacerdoti della Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza:  oltre ai confratelli che celebrano il giubileo sacerdotale e di Vita religiosa, vi è tutto il Consiglio generale al completo ed il Padre provinciale Don Aurelio Fusi.
Il predicatore, p. Ferdinando Armellini, è un biblista dehoniano che ha fatto del  suo ministero un annuncio gioioso della “Bella Notizia”. Infatti sta conducendo i partecipanti alla riscoperta del volto di Dio, rivelato in Cristo e purificato da tante manipolazioni umane, talora fuorvianti. Al centro del Vangelo c’è l’incontro con Cristo  che accoglie ogni uomo, a cominciare dai più lontani e bisognosi per condurli da una situazione disumanizzante alla pienezza di vita e di gioia.

Gli Esercizi Spirituali sono stati inventati diversi  secoli fa da S. Ignazio di Loyola che li propose a tutti coloro che vogliono rinnovare la propria vita. Gli Esercizi Spirituali sono un momento di ascolto e di preghiera il cui obbiettivo è il rientrare in se stessi e così scoprire la bellezza di avere Dio quale Padre e Gesù come fratello, salvatore e amico. Anche il nome stesso di Esercizi Spirituali non è casuale: come il corpo deve essere continuamente esercitato per mantenere e accrescere il proprio livello di vitalità, così anche lo spirito ha bisogno di un continuo esercizio, adatto per coloro che vogliono mantenere il loro cuore saldamente ancorato a Gesù.

 

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Martedì, 15 Agosto 2017

Con Maria, verso il Cielo

Che significato ha per i cristiani la festa dell'Assunzione di Maria al Cielo?

Scrive Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose: Lo specifico del cristianesimo è la speranza della resurrezione, la certezza che la morte non ha l’ultima parola sulle vicende degli uomini e della creazione intera. E noi ci crediamo davvero? La festa dell’Assunzione della Vergine Maria, del suo Transito da questo mondo al Padre si colloca proprio al cuore di questa domanda. Nel tentativo di rispondere ad essa la chiesa indivisa ha compreso fin dai primi secoli che in Maria, madre del Risorto, donna che aveva acconsentito in sé al «mirabile scambio» tra Dio e l’uomo, era anticipata la meta che attende ogni essere umano: l’assunzione di tutto l’umano e di ogni essere umano nella vita di Dio, per sempre; «Dio tutto in tutti». E così la grande Tradizione della chiesa è giunta gradualmente a proclamare Maria al di là della morte, in quella dimensione altra dell’esistenza che non sappiamo chiamare se non «cielo»: Maria è terra del cielo, è primizia e immagine della chiesa santa nei cieli!

Per approfondire la storia di questa Solennità suggeriamo un interessante articolo di Famiglia Cristiana: clicca QUI per leggere l'articolo.

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Lunedì, 11 Luglio 2016

Romania - Pellegrinaggio Ecumenico

Organizzato dal segretariato per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso si è svolto dal 4 all’8 luglio un pellegrinaggio che si proponeva di fare conoscere ai partecipanti gli aspetti dell’ecumenismo in Romania, terra dove convivono, fra l’altro, Cattolici appartenenti al rito latino e cosiddetto “greco-cattolico” ed ortodossi.
Il pellegrinaggio, che ha visto la partecipazione di pellegrini, laici e religiosi, provenienti da varie case orionine di Italia e di Romania, ha tentato, di ottenere questo traguardo, oltre che con incontri con relatori appartenenti alle tre comunità su citate, anche con visite a monasteri e con la partecipazione alla “Divina Liturgia” (“Messa grecocattolica”) e ai vespri ortodossi.
Il vescovo greco-cattolico di Bucarest “Mons. Mihai Fratila” ha raccontato della sua comunità e delle persecuzioni subite durante il periodo comunista, del martirio di alcuni vescovi e sacerdoti e delle dispute ancora in corso con gli ortodossi per riavere le chiese appartenute al rito greco-cattolico prima dell’era comunista, dispute che, naturalmente, non giovano al dialogo. Anche Mons. Ioan Robu, vescovo latino di Bucarest, ha parlato di difficoltà di dialogo col mondo ortodosso; hanno, invece, parlato dell’importanza di un dialogo ecumenico sia il Pr. Radu Muresan che il Pr Holbea Gheroghe, religiosi ortodossi, che hanno documentato i partecipanti sulla teologia ortodossa, dove molto forte è il senso del Mistero, e sulla Spiritualità, molto viva nel popolo rumeno. Interessante è stato il confronto la le due prassi penitenziali. Nella Chiesa ortodossa un fedele si sceglie, a vita, un padre spirituale che lo segue, lo cura, lo consiglia nella crescita alla fede. Lo “staretz”, a sua volta, è ricordato nelle preghiere personali dal fedele che, anche dopo la morte del padre spirituale, continuerà a ricordarlo al Signore ed a curarne il sepolcro. Il professore Radu Preda, teologo ortodosso e direttore dell’istituto di investigazione dei crimini del comunismo, ha parlato dell’impegno sociale del cristiano, evidenziando come nel mondo ortodosso, a differenza di quello delle chiese riformate e di quello cattoliche, l’aspetto della carità è poco curato demandando quasi tutto allo Stato, ed eludendo così, con la mancanza di interesse verso il prossimo, uno dei comandamenti di Gesù. Don Felice Bruno, infine, ha parlato della svolta conciliare nelle relazioni ecumeniche, del dialogo della carità (parole e gesti che hanno aiutato la purificazione della memoria storica, disponendo il cuore al perdono e alla comprensione) e del primato del vescovo di Roma nel dialogo cattolico-ortodosso, alla luce dell’enciclica “Ut unum sint”.
I partecipanti hanno potuto constatare alcune delle tematiche trattate dai relatori prendendo parte ad alcune funzioni religiose, e visitando alcuni monasteri, dove molto forte è ancor oggi il senso della spiritualità. Nei monasteri di Tiganesti ed in quello di Pasarea, sono ben visibili aspetti della vita delle suore ortodosse, fatta di lavoro e preghiera, in quello di Cernica, dove un tempo vivevano più di 500 monaci, i partecipanti hanno preso parte ai vespri ortodossi, e recitato, insieme al monaco che ha fatto loro da guida all’interno della struttura, il Padre nostro in varie lingue, intenso momento ecumenico vissuto all’interno della chiesetta bizantina del cimitero. Visita a Bucarest con alcuni dei suoi monumenti più importanti (La casa del popolo, la vecchia e la nuova Patriarchìa, il palazzo reale) ed al Parco Herastrau dove c’è il “museo del villaggio” (struttura che racconta aspetti delle dimore, del lavoro, dei luoghi di culto dei popoli che hanno abitato la Romania).
Uno degli aspetti più importanti del pellegrinaggio è stata la conoscenza a Voluntari, casa di Don Orione a pochi chilometri da Bucarest, del lavoro dei nostri religiosi che in questo luogo, dove sono ospitati orfani, disabili ed anziani, vivono quotidianamente “l’ecumenismo della carità” senza porsi il problema se chi ti sta di fronte e stai assistendo ha un credo diverso dal tuo.

 

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Venerdì, 10 Giugno 2016

Intervista a Mons. Andrea Gemma

Dopo aver pubblicato la notizia del suo compleanno QUI, pubblichiamo adesso una bella intervista da parte del chierico del Teologico, Pitreti Fabian.

 

Lei è stato 17 anni il pastore della diocesi di Isernia. Chi è il vescovo?

È un padre, un fratello e un pastore. Queste tre parole riassumono la figura del vescovo: fratello specialmente con i sacerdoti, con coloro che hanno bisogno; quindi, fratello, sempre per accogliere, con le braccia aperte. Lo sapevano tutti nella mia diocesi che per arrivare da me non c’era bisogno di passare attraverso troppe porte e attraverso troppi segretari. Ogni persona entrava nelle ore di ufficio e arrivava direttamente alla porta del mio episcopio. Quindi, porte aperte. Poi, fratello, soprattutto con i sacerdoti che si devono sentire compresi, amati. Questo non esclude però la fermezza circa i principi, circa la verità, circa la fede, circa la morale. Quindi, in questo bisogna essere fermi.
Il vescovo deve essere pastore, nel senso di offrire continuamente il magistero della Parola. Mentre il mio successore non ha scritto nessuna lettera pastorale io ne ho scritte 37.  Sono rimasto ad Isernia 17 anni, questo vuol dire più o meno 2 lettere all’anno, alcune erano dei piccoli trattati, come per esempio quella sulla Calunnia. La lettera pastorale che mi ha fatto poi conoscere anche oltre oceano sono quelle 4 paginette sul ministero dell’esorcista, nella quale io ho detto: “Ecco oggi, sono stato a messa dal Papa, era il 29 giugno 1991, e mi è venuta l’ispirazione di dedicarmi a quello che è un ministero al quale il vescovo è autorizzato ex natura, cioè il ministero dell’esorcismo, di combattere contro il demonio. Ho scritto tutto in 4 paginette, è la lettera pastorale numero 14, e così è cominciato il mio ministero di esorcista. E poi ho approfondito questo argomento nei miei libri: Io vescovo esorcista, che ha avuto molte ristampe, Confidenze di un esorcista, I trofei del Satana. E’ il lamento inascoltato delle sue vittime dove ho raccolto le testimonianze di quelli che sono stati tribolati per colpa del demonio e le ho commentate. E’ un bel volume, si può trovare anche nelle librerie cattoliche.

Ha toccato questo argomento dell’esorcista, però prima di arrivare li, volevo chiederle sempre sul suo ministero come vescovo. Quante parrocchie aveva e ogni quanto andava a visitarle?

Avevo 48 parrocchie le visitavo continuamente. Tutte mi hanno avuto e accolto almeno 5, 6 volte. E la visita pastorale, per me, consisteva in una settimana intera di visite, di ascolto, nelle quale io aprivo le porte anche ai fedeli. Quindi chi voleva venire a parlare poteva venire nella parrocchia dove andavo a tenere la visita pastorale.

Il vescovo è il pastore di tutti, dei fedeli, non solo dei preti.

Ovviamente, Di tutti! Anche dei ricchi, come ci ha insegnato Don Orione perché anche loro hanno bisogno di essere aiutati e di spendere bene il loro potere, il loro avere.

Don Orione ricordava due preti che da seminarista, lo avevano colpito quando stava facendo le elementari. Quindi, quella testimonianza che gli hanno dato, ha in qualche modo coinvolto anche il suo animo da rispecchiarsi in questo periodo da quando è vescovo?

Certamente. Infatti, da vescovo mi son chiesto: che cosa mi insegna Don Orione? E mi sono riferito a questi due preti che sono stati maestri delle mie elementari. Quando ho espresso il mio desiderio di farmi prete, questi preti, con molta discrezione, non mi hanno mai più lasciato. Mi chiamavano, mi davano dei piccoli incarichi.

Quanto è importante, secondo lei, la testimonianza di un prete vero, di un prete profondamente coinvolto da Dio?

Per me, la testimonianza è fondamentale. Uno slogan mio è questo: prete, nasce da prete.

In questi 17 sette anni, ricorda qualche momento difficile?

Ho trovato difficoltà soprattutto con la classe politica. Poi, anche con le strutture burocratiche, come per esempio quando ho costruito la porta di bronzo della cattedrale, la soprintendenza ai beni artistici, mi vietò di collocarla, e questa è rimasta 7 anni appoggiata alla facciata della cattedrale. Non messa in funzione.  Dopo 7 anni, stanco di vederla in quella posizione, decisi di fare un colpo di mano. Ero in Terra Santa, c’era con me anche il parroco della cattedrale. Telefonai ad un imprenditore amico e gli dissi di approfittare una notte e di collocare la porta al suo posto cosicché, al mattino tutti la potessero contemplare al suo luogo e in piena funzione. Dissi a me stesso: “Se a costoro dispiace la vengano a togliere”.
Puoi andare anche tu a vederla è molto bella. La cosa fece rumore. Ci furono critiche da parte della soprintendenza ma intanto la porta è là splendida, bellissima: poema di amore alla Vergine santa. Io dico quando ci si trova davanti ad un muro l’unica soluzione è quella di farlo cadere, e agire di conseguenza.

A proposito di questo esempio portato da lei, di questa porta su cui era scolpita l’immagine di Maria, quanto è importante la Madonna per un vescovo?

La Madonna è tutto. Lo ripeto: la Madonna è tutto! Al noviziato, dove adesso si trova il vostro Teologico, ho imparato ad amare la Madonna e da lì non mi ha mai abbandonato. Ho scritto 18 libri sulla Madonna. La Madonna è stata per me sempre una Madre. Infatti, ho scritto sulla mia immagine di ordinazione sacerdotale questa frase di Don Orione che dovresti conoscere: “Leggete sulla mia fronte, leggete nel mio cuore, leggete nella anima mia, non vi vedrete cosa che non porti scritto: grazia di Maria”.

Veramente bella questa frase di Don Orione. La ringrazio per avermela ricordata. Ma, vorrei chiederle: Gesù ci indica tre virtù cardinali. Quali sono le tre virtù, i tre pilastri di un vescovo?

La fede innanzitutto, la fiducia, che è diversa dalla fede, e poi, la pazienza, tanta tanta pazienza. Tacere e soffrire, come diceva Don Orione. Infatti lui ha delle frasi bellissime in questo senso. Tacere e soffrire, cioè accettare quello che il Signore manda.

Il vescovo, quello che porta il peso della sua Chiesa locale…

Si, si… Non pensiamo al vescovo come un grande, come un principe della Santa Romana Chiesa. Il vescovo è un fratello tra i fratelli. Naturalmente non rinuncia a nessun segno della sua dignità: la croce pettorale, l’anello, un vestito come si deve, anche qualche merletto, ecc. Non bisogna essere esagerati, però bisogna continuamente pensare alla carità fraterna. Carità, carità. E Don Orione in questo ci è maestro. Tu sai che nel sistema italiano, ai vescovi viene data una parte dell’8/1000 che deve essere per le opere di carità. Ed io da questi soldi traevo molte elemosine. Qualcuno mi accusò addirittura presso mia madre dicendo che io largheggiavo troppo nel distribuire danaro.  Io feci vedere a mia madre il libro mastro: ad ogni uscita segnata come elemosina corrispondeva immediatamente dopo una entrata di offerta spesso superiore alla elemosina stessa.

Ha ricordato la sua mamma. Quale ruolo ha avuto la sua mamma nella sua vita?

Eh… una grande importanza. Davvero grande importanza. È stata orfana fin da bambina e cresciuta da uno zio, ma sapeva fare di tutto. La prima talare me la cucì lei stessa.

Parlava della carità che è molto importante per un Orionino. Quest’anno viviamo il Giubileo straordinario della Misericordia. Cosa significa questa misericordia di Dio?

Il Papa ci dice quello che ci direbbe Don Orione: usate misericordia. Ma bisogna essere anche attenti. Misericordia sì, ma anche amore alla verità. Io non posso sotto il manto della misericordia non vedere la tua mancanza di qualsiasi virtù e quindi non ammonirti. L’ammonizione, la correzione è un tipo di misericordia. Il perdonare tutto e sempre, far finta di non vedere, non è misericordia, è lassismo. È diverso il lassismo dalla misericordia. La misericordia vuol dire non ingrandire il male, ma ingrandire il bene e soprattutto non dire bene al male. Infatti, la società d’oggi ha bisogno di giustizia perché ci sono troppe disuguaglianze.

Che importanza ha avuto la misericordia nel suo cammino sacerdotale?

Io sono passato quasi sempre come uno piuttosto severo. A scuola ero terribile: mi chiamavano il burbero benefico. Ma, qualche mio alunno poi mi ha difeso dicendo: “Sì, don Gemma era severo specialmente a scuola, quando non studiavamo, però quando si andava nel suo ufficio era l’accoglienza in persona”.

Quindi, Monsignor Gemma, un pastore che è passato piuttosto con questa immagine del prete severo ma che, ecco, si fa strada per la misericordia di Dio per quelli che soffrono per la colpa della possessione diabolica, agli ultimi degli ultimi. In questa realtà ci sono più o meno queste categorie di persone: quelli che vedono dappertutto il demonio e quelli che non credono nella sua esistenza. Ci può spiegare questa realtà?

Hm… In quello che riguarda l’esistenza del demonio, ci sono tanti segni che lui esiste. Come si fa a negare l’esistenza del demonio quando ci sono tutti questi mali nel mondo? Io mi sono sempre rifatto a un piccolo brano di un libro di Joseph Ratzinger dove parla del demonio. Vedendo quello che succede nel mondo, questa orchestrazione del male, è difficile non pensare ad uno che soffia nel fuoco per aumentare il male nel mondo. Il demonio spiega quel male che c’è nel mondo, quel male nascosto, la correzione, l’odio, la guerra. Come si fa a negare che ci sia uno spirito che spinge a tutto questo. Dio, per grazia, lo tiene legato e allenta la corda a suo piacimento, quindi non permette niente che non voglia lui, però il demonio c’è. Io ho trovato questa frase nella lettera di Barnaba in cui si dice pressappoco che il demonio impazza continuamente nel mondo.

Come si arriva alla possessione. Un cristiano, una persona, come arriva a questa situazione?

Se leggerai il mio libro “Io vescovo esorcista” lì c’è tutto spiegato. Innanzitutto perché Dio lo permette, però si arriva alla possessione dopo una vita di peccato insistente e continuo, perché ha abbandonato la preghiera e i sacramenti, quindi ha perso la fiducia in Dio, ma soprattutto perché ha partecipato a dei riti magici, ha frequentato occultisti. Quindi, a mano a mano che noi togliamo spazio a Dio nel nostro animo, il demonio avanza. Naturalmente non dobbiamo pensare che la possessione sia una cosa facile e frequente. Nel mio ministero avrò incontrato al massimo 10 posseduti.  Ma la causa principale è l’aver partecipato a una operazione occultistica. Questo è il modo più frequente. Infatti, quando le persone vengono, chiedo loro: “Hai mai partecipato a una operazione di questo genere”? Se mi rispondono di sì, allora gli dico che ho capito. Perché partecipare ad una realtà di questo genere significa aprire la finestra al demonio che ci viene addosso.

Gli altri invece?

Gli altri sono “maleficiati” ossia oggetto di maleficio, cioè colpiti dal male mandato addosso a una persona per mezzo del demonio. Il maleficio consiste nel buttare addosso ad una persona ogni male facendo intervenire il demonio, il quale non aspetta altro. Le conseguenze di tali malefici le puoi leggere nel mio libro in cui ho raccolto diverse testimonianze delle povere vittime: “I trofei del Satana e il grido inascoltato delle sue vittime”.

L’esorcista libera la persona dal maleficio?

Sì, se si impegna con l’aiuto di Dio e domandandolo a Dio, si impegna a opporsi al demonio. Naturalmente l’esorcismo è una preghiera, si può fare una preghiera imperativa, cioè dire al demonio: vattene, e dire al demonio nel nome di Dio e della Chiesa Vattene, libera quest’anima.  

Perché il Signore lo permette?

Il Signore lo permette per purificare la persona stessa, perché se un posseduto accetta questa sua condizione, ci soffre, lo offre a Dio, acquista grande merito. È un mezzo di purificazione, è il purgatorio anticipato quaggiù. Comunque Dio trae sempre qualche bene dal male.

Immagino che in queste esperienze, non soffre soltanto la persona, ma soffre anche la famiglia.

Sì … tanto, tanto, tanto. Specialmente se il posseduto è un bambino, un giovane o una ragazza. Questo è l’oscuro mistero del male al quale noi possiamo fare come fa il salmista: Signore perché taci? Signore perché ti nascondi? Perché permetti questo? Quindi, se lo fa il salmista possiamo farlo anche noi. Io penso che se tu lo accetti, riesci a ricavare da questo male un grande bene. Questa è la tattica di Dio: di ricavare il massimo di bene anche dal massimo del male.

Lei come esorcista ha fatto un sacco di bene. Ci può dare un esempio di una persona che ha cambiato vita?

Sì, questo dev’essere certo. La persona può cambiare vita. Non mi ricordo più il nome della prima persona che ho liberato, si è liberato dopo una quaresima intera, dopo quaranta giorni, in cui lo esorcizzavo quotidianamente. La famiglia è venuta a Isernia. Questo povero ragazzo aveva partecipato a una seduta spiritica in classe. C’è voluta un’intera quaresima con esorcismo quotidiano perché si liberasse. Il giorno di sabato santo cadde a terra ed emise questa voce: “Adesso me ne devo andare… Era il maligno che se ne tornava all’inferno. Il giovane continuò a corrispondermi per lettera e per telefono e credo sia tuttora sulla buona strada.

Qual è il percorso da seguire in un caso di possessione?

Consigliare la persona di andare da un esorcista e pregare per lei.

Il mondo diabolico è di sua natura oscuro ed inquietante. Esercita comunque un oscuro fascino sulle menti, perché?

È un fascino di quello che non si conosce bene. È curiosità. Il male in stesso è un qualcosa che suscita curiosità, quindi si vuol costatare, scavare. Poi ci sono anche le promesse che il demonio fa. Quando nelle sedute parla o per se stesso o per mezzo dello stupido che gli dà la parola, fa delle promesse: “Se mi seguirai avrai questo, questo”. I cartomanti promettono amore, potere e ricchezza. Sono promesse false che bisognerebbe subito smascherare e dire subito non è vero. Io vado dietro il mio Signore che promette la croce ma, dopo, la risurrezione. <Quando si usa se stesso non si usa sé, come hai fatto dopo>

Ci sono un sacco di mezzi che la società ha, ma la vita sembra sempre più pesante. Come mai questa grande difficoltà di portare la croce odierna della gente di oggi?

L’uomo è sempre, per sua natura, assettato di felicità. E quindi lo cerca nelle strade buone e nelle strade non buone, che sono quelle di andare dal cartomante, dalla strega, ecc. Le presumibili scorciatoie sono il massimo inganno del demonio, menzognero fin dall’inizio.

Ci avviamo verso la conclusione. Ha mai avuto timore del demonio?

Eh… certamente, all’inizio sì. Una povera persona, cioè l’esorcista, è naturale che senta il ribrezzo nel trovarsi di fronte al “dragone”. Ecco la parola giusta: ribrezzo, perché più che paura è disgusto. Ma certamente si sente anche la trepidazione. Senza dubbio.


Torno di nuovo sulla figura della Madonna.

Che bello. “Tu hai quella che ti protegge e ti difende... Di fronte alla Madonna il demonio alza le mani e si dichiara implicitamente impotente, l’esorcista lo sa benissimo. E per questo non può essere che un gran devoto di Maria, come cerco di essere sempre più. “Tu hai quella” mi ha detto il demonio tante volte, perché il demonio non la nomina. E infatti ce l’ho qua (e mi fa vedere la croce pettorale dove nel retro c’è la medaglia miracolosa. Il demonio lo sapeva e un giorno per bocca di un ossesso durante un esorcismo lontano da Isernia parlò di quel vescovo che porta la medaglia nel retro della sua croce pettorale, mi telefonarono per cerziorarsi e io dovetti confermare). Il demonio lo sa e quindi trema.
Ed è obbligato a farmi gratuitamente propaganda.

Ormai le domande che avevo preparato per lei sono finite. Quindi, ci può dire una esperienza bella, forte, di fede della sua vita? Giusto per concludere in bellezza questa intervista?

La mia più bella esperienza di fede è stata durante l’anno del noviziato. Come ti dicevo, lì mi sono innamorato pazzamente dalla Madonna. E non perché il padre maestro sia stato un grande teologo, anzi, però era una santa anima. Quindi, in quell’anno ho aperto il cuore alla Madonna. E da quel momento non l’ho più abbandonata e lei non mi ha mai abbandonato. In quel momento ho imparato a conoscere, oltre a Don Orione, anche la Madonna. Così dovrebbero fare tutti i Figli della Divina Provvidenza. Nonostante la mia immagine piuttosto seria, piuttosto pensosa, io sono molto timido di natura, molto sensibile. Quindi, la Madonna è il mio rifugio. Per questo le ho dedicato molte pagine (18 libri) e ho cercato di sviscerare il mistero della Madonna. Per questo le ho dedicato molte prediche che poi le ho trasformate in piccoli trattati. Quindi, prima pregavo, poi parlavo e quindi scrivevo. Infatti la predicazione è stato il mio cavallo di battaglia. Sono arrivato anche a fare 12 prediche in una giornata. Perché segnavo tutto. In parrocchia registravo tutte le mie prediche e poi me le riascoltavo e dicevo: Questo va bene, questo non va bene, e mi davo il voto. Così sono arrivato a 9 volumi di liturgia. Quindi, dall’incontro con il Signore, nella liturgia, nascono i miei trattati. E anche oggi, alla domenica, faccio lo stesso, e poi li metto sul mio sito. Però, devono sapere tutti che quelle prediche io prima le ho pensate, pregate, parlate e scritte. Questa è la vita di un pastore: pregare, pensare, parlare e condividere.

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“Servi di Cristo e dei poveri”. La persona del religioso orionino, fedeltà e profezia in dialogo con le periferie della povertà e della nuova evangelizzazione.
Ieri, 16 maggio 2016, sono arrivati a Montebello della Battaglia (PV, Italia) tutti i Religiosi scelti come membri del XIV Capitolo Generale.  Nel pomeriggio, tutto il gruppo si è trasferito al Santuario della Madonna della Guardia a Tortona, dove Don Flavio Peloso ha presieduto la solenne Celebrazione in onore di San Luigi Orione (in occasione della sua festa) e un breve rito di apertura del Capitolo.
Don Flavio ha messo al centro della sua omelia la persona del religioso orionino, in quanto “servo di Cristo e dei poveri”. Il Vangelo del giorno della Festa di San Luigi Orione parla del giudizio finale delle persone e dice che entreranno nel Regno dei Cieli coloro che hanno praticato nella vita la carità verso le persone bisognose. L’urna con la salma di Don Orione contiene il corpo del Santo Fondatore della Congregazione, mentre tutti i presenti nel Santuario sono “Don Orione oggi” che si domanda che cosa fare per salvare il mondo. L’Opera di Don Orione, che sta cominciando il suo Capitolo Generale, vuole riflettere su come svolgere questo servizio verso i poveri e i bisognosi oggi, nei tempi in cui viviamo. Servire i poveri corrisponde a evangelizzare la Provvidenza di Dio e la maternità della Chiesa. Oggi tutti riconoscono come uno dei valori più importanti la fraternità. Chi pratica la fraternità risconosce, anche solo in modo implicito, la paternità di Dio e la nostra comune figliolanza. Chi pratica la fraternità annuncia già in una certa misura il Vangelo. Tutti abbiamo ricevuto lo spirito del Padre e quando pratichiamo la carità, rivive in noi questo spirito del Padre, si svela, si esplicita. Occorre che siamo gli evangelizzatori tramite le opere di carità che aprono gli occhi alla fede.
Alla fine della celebrazione i Religiosi si sono spostati presso urna con il corpo di Don Orione e il Superiore generale ha invitato il segretario generale Don Silvestro Sowizdrzal a chiamare per nome tutti i partecipanti del Capitolo. Verificata la presenza del 100% dei Capitolari Don Flavio Peloso ha dichiarato legittimamente aperto il XIV Capitolo Generale. Quindi i Capitolari, insieme con tutti i presenti nel Santuario, hanno recitato la preghiera per intercessione di San Luigi Orione.
La serata si è conclusa con la cena preparata dalla comunità di Tortona Mater Dei.

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La pastorale orionina per un nuovo umanesimo

Un'eperienza di Famiglia orionina si è svolta negli scorsi 28, 29 e 30 gennaio, sono stati circa una quarantina i partecipanti, tra religiosi e laici impegnati nella pastorale delle parrocchie e santuari, non solo dell'Italia, ma anche dall'Albania, Romania e Ucraina.
Con un cineforum sul film “Se Dio vuole”, è stato introdotto il tema.
Venerdì 29, è stato dedicato agli interventi di: don Paolo Gentili, Direttore Nazionale Ufficio Pastorale Familiare CEI, dove, alla luce degli ultimi eventi ecclesiali, ha ribadito la centralità della famiglia nella azione pastorale; don Aurelio Fusi, Direttore Provinciale, che ha presentato l'aspetto delle parrocchie nella vita di don Orione e della Congregazione; don Sandro Mora, Parroco in Madagascar, il quale ha presentato l'organizzazione pastorale della parrocchia di Farathsio, dove opera. Inoltre, ha sottolineato l'importanza dello zelo apostolico, che deve nascere dall'incontro con il Signore Gesù, da cui scaturisce la Gioia e la Volontà di farlo conoscere e annunziarlo agli altri.

Nella seconda metà del pomeriggio sono stati costituiti sei gruppi di lavoro: Evangelizzazione-Catechesi, Liturgia-Sacramenti, Diaconia-Caritas, Pastorale Familiare, Pastorale Giovanile-Vocazional, condividendo le varie esperienze, le riflessioni e alcune linee operative per il futuro, da attuare nella pastorale parrocchiale orionina.

Sabato 30 mattina, si sono conclusi i lavori con la condivisione di quanto è emerso nei vari gruppi. A seguire, l'intervento di don Achille Morabito, presente fin dal mattino presiedendo la celebrazione Eucaristica, che ha esortato a prendere poche decisioni, ma fattibili.

Infine sono state presentate alcune scelte della provincia, avvallate dal Capitolo Provinciale, da poco celebrato:
la priorità vocazionale, ribadita anche dagli interventi di don Giovanni Carollo e don Pietro Sacchi, incaricati della animazione vocazionale, i responsabili di oratorio e il rilancio del MLO.

Rimane forte il desiderio di avere, a livello di Provincia, un momento comune di formazione, confronto e comunione nell'ambito della pastorale delle parrocchie e dei santuari orionini.

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Venerdì, 29 Gennaio 2016

Per le vocazioni, quanto camminare...

Pubblichiamo quanto ci scrive il nostro provinciale Don Aurelio Fusi in merito alle vocazioni.

Nei giorni scorsi abbiamo letto con piacere un articolo del Vicario generale nel quale ci informava che le vocazioni in Oriente, specie in India e nelle Filippine, sono una realtà ben concreta. Infatti un bel numero di giovani sono entrati nei nostri seminari con l'intenzione di diventare discepoli di Don Orione.  Non solo nei Paesi di recente presenza orionina, ma anche nella Provincia italiana che è la culla della Congregazione per la sua storia ormai più che secolare, la presenza di nuove vocazioni è una realtà. Dopo anni di crisi, con momenti di buio fitto, si vedono ora alcuni raggi di luce che stanno portando entusiasmo e voglia di reagire al lungo inverno vocazionale.
- Al seminario di Velletri, oltre ai quattro novizi (Dritan, Silviu, Cezar e Jurij), vi sono sei aspiranti alcuni dei quali, il prossimo mese di febbraio, diventeranno postulanti. La Casa di Velletri, quindi, che negli anni scorsi sembrava aver perso del tutto la presenza di giovani seminaristi, finalmente ha ripreso il suo consueto vociare allegro ed entusiasta.
- Al semiario di Iasi in Romania, vi sono sette postulanti, tre del secondo anno di filosofia (Andrei, Cristian e Ionel) e quattro del primo (Claudiu, Lucian, Emanuel e Valentin). Li ho visitati nei giorni scorsi e li ho trovati entusiasti della loro scelta. Accompagnati dai loro formatori, stanno maturando la decisione di entrare in noviziato per continuare il loro cammino di consacrazione. Insieme ai sette filosofi, vi sono anche una ventina di seminaristi che frequentano il liceo teologico nella città di Iasi. In questo seminario svolge il suo tirocinio il ch. Mihai, mentre ad Oradea il ch. Niculai.
- Anche a Leopoli in Ucraina sono giunti sette giovani aspiranti. La maggior parte è entrata nel settembre scorso, dopo alcuni incontri vocazionali con Don Egidio Montanari e Jurij Lacuha, oggi novizio a Velletri. È la prima volta che il monastero si riempie di giovani aspiranti, dopo circa quindici anni di presenza orionina nella città. Terminato il liceo, stanno frequentando il così detto anno zero, in preparazione al biennio filosofico che inizieranno il prossimo settembre.
A questo numero, si devono aggiungere i dieci confratelli chierici del teologico di Roma: sette rumeni, due italiani e un albanese.
Anche in Madagascar le vocazioni sono una bella realtà perché vi sono una quindicina di giovani religiosi che da alcuni anni hanno intrapreso il loro itinerario vocazionale e ora, superato il noviziato, stanno frequentando il triennio filosofico o il servizio del tirocinio. Ad essi si devono aggiungere anche quattro novizi e una decina di postulanti. Una ventina di seminaristi liceali sono presenti a Faratsiho e ad Antsofinondry. Come si può costatare, un bel drappello di giovani si è avvicinato alla nostra Provincia per iniziare un cammino di incontro con il carisma orionino.
Come ho avuto modo di dire in più occasioni, anche nel recente Capitolo provinciale, la promozione vocazionale è il primo ed ineludibile obiettivo del triennio. Si dovrà investire sul personale addetto alla formazione, individuando altri confratelli adatti all'accompagnamento dei giovani. Oltre al foyer di Tortona, animato da Don Pietro Sacchi, presto se ne aprirà un secondo in Puglia o in Sicilia per favorire la promozione vocazionale anche in quelle regioni.
Ringraziamo il Signore per il dono di tanti giovani presenti tra noi e chiediamo la conversione del cuore per meritarne altri.
Don Aurelio Fusi

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"Ciò che per tutti è un limite per don Luigi Orione è una risorsa preziosa per la Chiesa, perché egli sa che la potenza di Dio si manifesta pienamente nella fragilità."

Don Orione aveva la visione di una Famiglia religiosa - Piccole Suore Missionarie della Carità - composta di tante diramazioni, i cui membri dovranno vivere della carità di Gesù Cristo, portarla in mezzo al mondo, ardere e consumarsi vittime dell'amore di Dio. Tutto per il bene e la salvezza delle Anime e dei popoli.

Le Suore Sacramentine non vedenti furono fondate da Don Orione, il 15 agosto 1927, per essere ed esprimere nella Chiesa la figura del Cristo orante. Una simile fondazione di suore, tutte cieche, costituì una vera rivoluzione nel contesto storico di allora. Quando la discriminazione sociale, anche per motivi di natura fisica, era più forte dei nostri giorni, Don Orione ha fatto capire che il carisma è un dono per essere condiviso da tuti e senza frontiere: "c'è un posto per tutti!", "basta amare tanto il Signore, la Chiesa e il prossimo". In esse, il limite della cecità fu così valorizzato come una condizione positiva per la propria consacrazione al Signore e l'impegno apostolico della preghiera e della testimonianza. Le comunità delle Sacramentine sono di clausura, ma con possibilità di contatti con le persone per l'apostolato della testimonianza, del conforto spirituale, della preghiera. Don Orione spiegò che "Alcune suore suggerirono di mettere la grata. Ce l'hanno già - risposi; lasciate che le vedano. La loro serenità è un continuo apostolato. Anche con gli occhi e le orecchie chiuse si può amare tanto Nostro Signore, sacrificarsi per lui, ed essere sue spose".

Hanno il medesimo carisma di Don Orione. La loro identità è presentata nelle Costituzioni delle Piccole Suore Missionarie della Carità all'art.15: "Le Suore Sacramentine vivono, come Maria, nel cuore stesso della Chiesa. La loro missione specifica è l'adorazione, il ringraziamento, la riparazione, l'impetrazione in unione a Gesù mediatore e vittima: vivendo lo spirito eucaristico per una vera testimonianza di vita eminentemente apostolica, con vera pietà liturgica, e nascondimento fecondo".

E' stato pubblicato oggi un articolo su L'Osservatore Romano sulla storia di una Suora Sacramentina, Maria Rosa Affinito, potete trovare QUI la pagina del giornale in PDF, e QUI l'articolo online.

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Sabato, 09 Gennaio 2016

Don Orione a Mazzarino

Pubblichiamo quanto ci scrive Don Aurelio Fusi, direttore provinciale dell’opera Don Orione, circa l'arrivo nella città di Mazzarino della reliquia di San Luigi Orione.

 

Con gioia e sorpresa mi è giunto, nei giorni scorsi, un plico indirizzatomi da Don Carmelo Bilardo, parroco della Basilica della Madonna del Mazzaro in provincia di Caltanissetta con articoli e foto sull'arrivo nella città di Mazzarino della reliquia di San Luigi Orione. Con l'arrivo della reliquia è iniziata la novena della Madonna, culminata con la festa del 20 settembre scorso. Tra i vescovi presenti durante la novena, vi è stato anche il nostro Mons. D'Ercole, invitato speciale in quanto figlio spirituale di san Luigi Orione. La festa mariana ha avuto il suo apice con il solenne Pontificale presieduto dal Cardinale Franc Rodé, Prefetto emerito della Congregazione della Vita Consacrata.

Ovviamente, come accade sempre nei nostri paesi, insieme alle iniziative religiose in onore della Madonna, vi sono state anche alcune manifestazioni culturali e popolari. Tra le prime, la distribuzione di alcune Borse di studio a giovani volenterosi, e, tra le seconde, la realizzazione del torrone più lungo del mondo.

Desidero ringraziare Don Bilardo che, devoto dei santi, ha scelto quest'anno di far conoscere ai suoi parrocchiani la figura di Don Orione che, avendo percorso in lungo e in largo tutta l'Italia, con la sua vita è stato segno di unità e di ingegnosa carità verso tutti.

Don Aurelio Fusi

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Giovedì, 24 Dicembre 2015

Cristiani e Mussulmani

Pubblichiamo tre diverse notizie di cronaca di tre posti differenti - Rozzano, Italia; Elbasan,  Albania; El Wak, Kenya - che fanno pensare al rapporto tra mussulmani e cristiani.

Rozzano, Milano.

Per “dare una netta impronta di laicità e non urtare la sensibilità degli studenti non cristiani, soprattutto in questo tempo scosso dal terrorismo e dalle stragi di Parigi”, il preside di una scuola a Rozzano, alle porte di Milano, ha cancellato la “festa di Natale” sostituendola con una “festa d’Inverno”, il prossimo 21 gennaio. La decisione, contestata da molti genitori, ha suscitato forti polemiche. È diventato un noto caso nazionale.
“Trovo pretestuosa e tristemente ideologica la scelta di chi, per 'rispettare' altre tradizioni o confessioni religiose, pensa di cancellare il Natale o di camuffarlo scadendo nel ridicolo", ha scritto il segretario generale dei Vescovi italiani, mons. Nunzio Galantino.
Ma quello che mi ha sorpreso, in questa vicenda, è stata una dichiarazione della principale Autorità religiosa mussulmana che, parlando in nome delle Associazioni islamiche di Milano, ha affermato che “la festa del Natale non è mai stata un problema per i musulmani in questo Paese" (notizia ANSA).
Sono i mussulmani ad essere ostili al cristianesimo o lo è la cultura radical-liberale dominante e intollerante che di tutto si serve – anche del “presunto” rispetto verso i mussulmani - per sradicare le radici e i segni civili della fede cristiana?

Elbasan, Albania.

In questa città di 120 mila abitanti, noi Orionini siamo ancora in ansia per la sorte dell’unica chiesa cattolica della città a noi affidata.
Contro la distruzione della chiesa cattolica sono intervenuti nei mesi scorsi il Muftì capo dei mussulmani di Elbasan e il responsabile dei mussulmani Bektashjan, difendendo la Chiesa Cattolica e le sue proprietà con una dichiarazione comune, sostenendo che si devono garantire, anche con leggi speciali, i luoghi di culto, segno della libertà religiosa riconquistata dopo la caduta del comunismo.
Ad Elbasan è presente una comunità orionina dal 1991 e con grande sacrificio è stata costruita la chiesa San Pio X e un Centro pastorale che ora rischiano l’espropriazione e l’abbattimento.

El Wak, Kenya.

Un gruppo di miliziani somali di Al-Shabaab (gruppo mussulmano affiliato ad Al Qaeda) hanno assaltato un autobus in viaggio da Nairobi a Madera. Avevano messo i musulmani in piedi e i cristiani a terra, i primi liberi di risalire sul pullman, i secondi sdraiati sul ciglio della strada aspettando il proprio turno e un proiettile alla tempia, come era successo a 28 passeggeri di un altro autobus uccisi nel novembre scorso nella stessa via del nord-est del Kenya.
L'assalto era iniziato con una sventagliata di mitra che ha lasciato tre persone ferite e un morto dell'autobus che portava da Nairobi a Mandera, vicino a El Wak. Un passeggero che aveva tentato di fuggire è stato ucciso sparandogli alla schiena. Non scherzavano.
Quando i miliziani hanno gridato “I non cristiani possono risalire a bordo”, nessuno si è mosso. Anzi, uno ha gridato: Uccideteci tutti o lasciateci andare".
Ad aumentare la sorpresa per questo atto di solidarietà coraggiosa, c’è il fatto che poco prima di entrare in quella zona pericolosa per la presenza di miliziani armati - come ha raccontato un testimone -, “ad alcuni cristiani abbiamo dato i nostri vestiti, per impedire che fossero individuati per l'abbigliamento”.
“È così bella la notizia che viene quasi il sospetto che sia stata romanzata da qualche politico locale”, ha scritto Michele Farina sul Corriere della sera del 22 dicembre 2015. Invece è proprio vera, così come hanno riferito vari testimoni, compreso l'autista dell'autobus ferito dai miliziani.

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VII Convegno Apostolico

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3