"Mille volte ti adoro e mille volte ti amo, o Gesù!"
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Inizia oggi con l'udienza generale di Papa Francesco il 21° Convegno Amministrativo, “Ascoltare per comprendere, comprendere per fare” recita il titolo dell’evento e proprio sull'ascolto è stato incentrato il discorso del Pontefice stamane in piazza San Pietro.

Qui di seguito le Sue parole:

«Una famiglia che non mangia quasi mai insieme, o in cui a tavola non si parla ma si guarda la televisione, o lo smartphone, è una famiglia poco famiglia». All’udienza generale in piazza San Pietro papa Francesco, che ha dedicato la catechesi al tema della «convivialità» sottolineando che «in questo nostro tempo, segnato da tante chiusure e da troppi muri, la convivialità, generata dalla famiglia e dilatata dall’eucaristia, diventa un’opportunità cruciale».

«Oggi – ha detto Francesco – rifletteremo su una qualità caratteristica della vita familiare che si apprende fin dai primi anni di vita: la convivialità, ossia l’attitudine a condividere i beni della vita e a essere felici di poterlo fare. Ma condividere, saper condividere è una virtù preziosa! Il suo simbolo, la sua icona, è la famiglia riunita intorno alla mensa domestica. La condivisione del pasto – e dunque, oltre che del cibo, anche degli affetti, dei racconti, degli eventi… – è un’esperienza fondamentale. Quando c’è una festa, un compleanno, un anniversario, ci si ritrova attorno alla tavola. In alcune culture è consuetudine farlo anche per un lutto, per stare vicino a chi è nel dolore per la perdita di un familiare. La convivialità è un termometro sicuro per misurare la salute dei rapporti: se in famiglia c’è qualcosa che non va, o qualche ferita nascosta, a tavola si capisce subito. Una famiglia che non mangia quasi mai insieme, o in cui a tavola non si parla ma si guarda la televisione, o lo smartphone, è una famiglia poco famiglia. Quando i figli a tavola sono attaccati al computer, al telefonino e non si ascoltano fra loro, questo non è famiglia, è un pensionato!».

Il cristianesimo, ha sottolineato Jorge Mario Bergoglio, «ha una speciale vocazione alla convivialità, tutti lo sanno. Il Signore Gesù insegnava volentieri a tavola, e rappresentava talvolta il regno di Dio come un convito festoso. Gesù scelse la mensa anche per consegnare ai discepoli il suo testamento spirituale, lo fece a cena, condensato nel gesto memoriale del suo Sacrificio: dono del suo Corpo e del suo Sangue quali Cibo e Bevanda di salvezza, che nutrono l’amore vero e durevole». In questa prospettiva, «possiamo ben dire che la famiglia è “di casa” alla messa, proprio perché porta all’eucaristia la propria esperienza di convivialità e la apre alla grazia di una convivialità universale, dell’amore di Dio per il mondo». In questo nostro tempo, «segnato da tante chiusure e da troppi muri, la convivialità, generata dalla famiglia e dilatata dall’Eucaristia, diventa un’opportunità cruciale. L’Eucaristia e le famiglie da essa nutrite possono vincere le chiusure e costruire ponti di accoglienza e di carità». L’eucaristia di una Chiesa di famiglie «è una scuola di inclusione umana che non teme confronti! Non ci sono piccoli, orfani, deboli, indifesi, feriti e delusi, disperati e abbandonati, che la convivialità eucaristica delle famiglie non possa nutrire, rifocillare, proteggere e ospitare».

«Oggi molti contesti sociali pongono ostacoli alla convivialità familiare. È vero, oggi non è facile. Dobbiamo trovare il modo di recuperarla, a tavola si parla, a tavola si ascolta, niente silenzio che non è il silenzio delle monache ma quello dell'egoismo, del telefonino del televisore, recuperare la convivialità pur adattandola ai tempi. La convivialità sembra sia diventata una cosa che si compra e si vende, ma così è un’altra cosa. E il nutrimento non è sempre il simbolo di una giusta condivisione dei beni, capace di raggiungere chi non ha né pane né affetti. Nei Paesi ricchi siamo indotti a spendere per un nutrimento eccessivo, e poi lo siamo di nuovo per rimediare all’eccesso. E questo “affare” insensato distoglie la nostra attenzione dalla fame vera, del corpo e dell’anima. Quando non c'è convivialità c'è egoismo, ognuno pensa a se stesso. Tanto più che la pubblicità l’ha ridotta a un languore di merendine e a una voglia di dolcetti. Mentre tanti, troppi fratelli e sorelle rimangono fuori dalla tavola. È una vergogna!». In questo senso, «l’alleanza viva e vitale delle famiglie cristiane, che precede, sostiene e abbraccia nel dinamismo della sua ospitalità le fatiche e le gioie quotidiane, coopera con la grazia dell’Eucaristia, che è in grado di creare comunione sempre nuova con la sua forza che include e che salva. La famiglia cristiana mostrerà proprio così l’ampiezza del suo vero orizzonte, che è l’orizzonte della Chiesa Madre di tutti gli uomini, di tutti gli abbandonati e gli esclusi, in tutti i popoli. Preghiamo perché questa convivialità familiare possa crescere e maturare nel tempo di grazia nel prossimo Giubileo della Misericordia».

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Come ha fatto per la prima volta nel 1976, la Chiesa Italiana raduna a metà di ogni decennio i suoi «stati generali». Il Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze, che si apre oggi 9 novembre (a 9 anni dal precedente che si tenne a Verona), ed al quale martedì parteciperà Papa Francesco, sarà dunque «un laboratorio di riflessione, di esperienze, di racconto tra comunità, di messa in comune di prospettive, speranze, impegni», ha sottolineato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei. Questa volta, a differenza delle passate edizioni, non sono previste relazioni, ma solo due introduzioni al dibattito tra i partecipanti,  che, divisi in gruppi, approfondiranno i diversi temi. Poi per dare tangibilità ai discorsi e alle riflessioni, il pomeriggio del 12 novembre sarà dedicato all'incontro con «l'umanesimo concreto», cioè con quelle opere che in campo sociale, culturale, spirituale, assistenziale rappresentano esperienze di «vita buona», gesti che traducono in volti, iniziative e percorsi lo slogan del Convegno.

I delegati delle 220 diocesi italiane non resteranno però chiusi nella sede dei lavori, ma andranno nelle periferie dell'umano della città di Firenze, dove tanta gente abita e opera, per affrontare situazioni di difficoltà come quelle del lavoro e della giustizia sociale, della malattia e della disabilità o per cogliere altre prospettive positive sul piano della ricerca e innovazione tecnologica, della cultura e formazione, dell'arte e della bellezza. Situazioni in cui l'umanesimo cristiano si confronta con la realtà concreta del vissuto della gente. Infatti a fare da filo conduttore all'appuntamento di Firenze, che si colloca a metà del decennio dedicato all'educazione, è l'affermazione «In Gesù Cristo il nuovo umanesimo», un tema che di primo acchito potrebbe apparire astratto, generico. In realtà, ha spiegato il cardinale Bagnasco, «proprio la sfida antropologica è risuonata dai cinque continenti nel Sinodo straordinario: in qualunque società e cultura lo tsunami occidentale vuole sfondare le porte di popoli e nazioni».

Monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, dal canto suo pronuncia un auspicio: «Sarebbe bello che la Chiesa italiana affrontasse un'esperienza che da troppo tempo non fa: un Sinodo nazionale». «Dobbiamo guardare all'esperienza del Sinodo appena concluso, in cui - spiega - sono emerse chiaramente la vitalità, la bellezza, ma anche la fatica che comporta il cammino della sinodalita'». «Può sembrare difficile - ammette il vescovo  - che un Convegno con 2.500 partecipanti si presti subito, in quattro giorni, a realizzare un'esperienza di ascolto reciproco e di sinodalita', ma il modo in cui è stato organizzato può aiutare».

Ingredienti fondamentali dell'evento sono il coinvolgimento e la partecipazione. Non a caso, il riferimento sul quale le diocesi, le parrocchie, i gruppi e i movimenti hanno lavorato non è stato un documento preconfezionato, ma una Traccia, ovvero un testo aperto, con suggestioni e `input´ da declinare nei contesti locali, sul territorio. E non è neppure un caso che per la prima volta i social network saranno protagonisti. All'insegna dell'inclusione, dell'ascolto e della coralita'.

Clicca QUI per il programma dettagliato del Convegno.

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Con spirito di famiglia ci uniamo nella preghiera per chi è tornato alla casa del Padre dopo aver servito i poveri come voleva Don Orione.

Riprendiamo dal donorione.org: Nel calendario particolare delle Congregazioni religiose si può inserire una annuale memoria liturgica dei Confratelli defunti. Per il nostro Calendario proprio, approvato nel 2004 (Decreto 105/04/L), la memoria fu fissata al 5 novembre.

Per questa memoria, obbligatoria per la Congregazione, si prendono i testi per la "Commemorazione di tutti i defunti" dal Messale Romano e dalla Liturgia delle Ore con le Orazioni proprie.

ORAZIONE

Accogli, o Padre, nella comunità dei tuoi santi i nostri Confratelli defunti: essi per amore del Cristo hanno seguito la via della perfetta carità, esultino con lui nella gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

In particolare, ricordiamo i Confratelli defunti dell'ultimo anno, dal 1 novembre 2014 al 1 novembre 2015:

1) Don SONNI Ezio
2) Don FILIPPI Alessandro
3) Don BOLLETTA Don Emilio
4) Don BURZONI Luigi Nereo
5) Don CAMORANI Arcangelo
6) Fr. BOGGIO Orlando
7) Don PARIS Luigi
8) P. DI IORIO Vicente
9) Fr. SARTINI Arnaldo
10) Don TIRELLO Giuseppe
11) Don CUPINI Andreino
12) Fr. GNALI Marco
13) Don BASSO Pietro Guido
14) Don SPANO Italo
15) Don DONZELLI Pietro
16) Don VITI Orlando
17) Don BRESSAN Gino Enrico
18) Don DEL FABBRO Giovanni Battista
19) Don MISIOWIEC Eugeniusz
20) Don CORONA Germano
21) Don ELIKOWSKI Roy
22) Don DI GREGORIO Carmelo
23) Don SANTAMARIA PASCUAL Fernando
24) Don DA SILVA Geraldo Mauricio
25) Don MAJDAK Boleslaw Kazimierz

Il nostro padre Fondatore, San Luigi Orione, aveva una grande senso della comunione con i fratelli defunti. “Riguardo ai nostri Confratelli defunti dobbiamo pregare molto perché essi furono i pionieri della Congregazione; furono essi che diedero la vita col loro sacrificio, affinché quest’Opera avesse fondamenta salde. Specialmente dobbiamo pregare per gli ultimi nostri morti”.

E’ questa comunione spirituale e reale con i defunti a motivare il nostro impegno nel ricordo e nella preghiera. “Sono uniti a noi dai vincoli della fedeltà alla Congregazione, i nostri fratelli, figli della stessa famiglia religiosa, che ci appartengono per i vincoli dello spirito, per vocazione”.

 

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Lunedì, 02 Novembre 2015

In Gesù Cristo il nuovo umanesimo

Il fatto che i tempi siano cambiati e che la società di oggi presenti alcuni tratti “sui generis” è sicuramente un dato di fatto. Attualmente, le vie di comunicazione sono paradossalmente infinite, così come le opportunità che ogni persona ha per rendere la propria vita un qualcosa di eccezionale, cosa che in passato per molti poteva essere semplice utopia o lo slogan di qualche spot televisivo. Queste opportunità sono legate a quegli aspetti più tangibili che ognuno di noi conosce benissimo: viaggiare a basso costo grazie alle compagnie aeree low cost, studiare o lavorare all’estero e poter partecipare ad una miriade di eventi grazie all’ausilio delle nuove piattaforme online. Ciononostante le vere nuove opportunità sono altre. La bellezza della società attuale risiede nel fatto che tutti hanno la possibilità di esprimersi, di far sentire la propria voce e il proprio punto di vista ad una miriade di persone: si pensi alla “Primavera araba” e all’importanza cruciale che ha rivestito Twitter per diffondere notizie in tempo reale. Eppure, la rete non è solo questo: attraverso il web è possibile far emergere la propria creatività e far emergere nuovi aspetti di “condivisione” e di “cooperazione”. Stiamo parlando delle nuove forme di “citizen journalism” e di quel concetto che Pierre Lévy, grande sociologo francese, ha definito come: “Intelligenza collettiva”. A differenza del passato, gli individui hanno l’opportunità di reperire informazioni in tempi pressoché inesistenti, di analizzare gli eventi in ogni minimo aspetto e allo stesso tempo sentirsi in dovere di condividere il proprio sapere con gli altri. L’esempio più banale è quello dello spoiling. Questa pratica consiste nel reperire informazioni, nonché anticipazioni riguardo ad un determinato film, serie televisiva o programma televisivo, condividendole con altre persone. Ma perché mai una persona dovrebbe condividere informazioni, mettendole a disposizione di una comunità online? Proprio a questo riguardo, si potrebbe parlare di umanesimo digitale, di una nuova forma di fratellanza e di altruismo in cui si cerca di aiutare chi è povero di conoscenza e di informazioni. La bellezza del web risiede, quindi, in questa nuova visione di cooperazione in cui tutti possono sentirsi parte integrante di qualcosa. Tralasciando gli aspetti negativi e di tutte le insidie che sono nascoste negli ambienti digitali, il web 2.0.ha cambiato radicalmente la vita dei giovani, o per meglio dire, dei “Nativi digitali”. I giovani di oggi vengono considerati passivi, asociali e fin troppo presi dalle nuove tecnologie, ma è anche vero che se non fosse stato per l’ausilio di questi strumenti digitali non avrebbero mai sviluppato competenze che un tempo sarebbero state acquisite solo da pochi eletti. Tutti, ma in particolar modo i giovani di oggi, si ritrovano ad essere i protagonisti di una nuova cultura: la cultura dei “mash-up”, dei video di fan accaniti e degli ipertesti di blogger che condividono il loro sapere su piattaforme gratuite come wordpress.  Con un semplice computer e con una semplice videocamera è possibile diventare dei piccoli registi di tutto rispetto, facendo emergere gli aspetti più salienti della propria creatività. Oltre ad utilizzare il digitale per aspetti prettamente ludici, le nuove generazioni devono essere educate ad utilizzare questi nuovi strumenti in modo pratico e in modo critico, affinché le loro creazioni possano avere delle ripercussioni positive in ambiti anche prettamente sociali. Si pensi all’iniziativa che si sta portando avanti sul sito del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale:

“Trasformarsi in reporter di strada per catturare e raccontare storie di quotidiana eppure straordinaria umanità”. È questo l’invito che la redazione del sito di Firenze 2015 rivolge a chiunque s’imbatte ogni giorno in piccoli o grandi gesti di solidarietà e di attenzione verso gli altri, oppure in situazioni di difficoltà e criticità che in ogni caso faticano a guadagnarsi gli onori delle cronache. Il tema stesso del Convegno ecclesiale, in sintonia con le esortazioni di papa Francesco, chiede di dare visibilità a ciò che accade nelle tante «periferie esistenziali» dell’epoca contemporanea. Oggi più che mai i nuovi mezzi e le nuove forme della comunicazione – per esempio il cosiddetto citizen journalism («giornalismo partecipativo») – consentono di raccontare e condividere storie e testimonianze di prima mano attraverso l’uso dei dispositivi mobili e dei social network. Firenze 2015 raccoglie anche questa sfida, affidandosi in particolare alla sensibilità e alle competenze degli animatori della comunicazione e della cultura del corso Anicec, coinvolti in prima linea nella realizzazione di questo progetto di «citizen humanism». Tutti possono partecipare. È sufficiente realizzare con il proprio smartphone o tablet un video (della durata di 2-3 minuti) o un servizio fotografico e inviarlo alla redazione ([email protected] it), oppure segnalarlo dopo averlo postato sulla propria bacheca Facebook o Twitter o caricato nel proprio canale YouTube. La redazione rilancerà tutti i video pervenuti sui canali digitali legati al sito www.firenze2015.it fino al prossimo autunno. I reportage più interessanti rientreranno in un mini-film che verrà presentato durante la settimana del Convegno”.

La Chiesa è sempre al passo con i tempi e il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale che si terrà a Firenze dal 9 al 13 novembre 2015 ne è la conferma. Il nuovo umanesimo digitale è un dato di fatto, così come quella che è stata definita “rivoluzione culturale”. Essendo tanti i rischi e le problematiche che ruotano intorno al mondo del virtuale, del virale e delle nuove tecnologie, c’è bisogno di analizzare tutto nel minimo dettaglio, in modo propedeutico e pratico. I temi che verranno trattati durante il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale sono molteplici, affinché sia le vecchie generazioni sia le nuove prendano coscienza delle tante problematiche che la società di oggi vive quotidianamente. Si parlerà della famiglia, della disoccupazione, della scuola, mail perno centrale resterà Gesù Cristo e le nuove forme di evangelizzazione.   Bisognerà cogliere l’importanza di questa nuova cultura e di questi nuovi strumenti digitali, affinché possano essere utilizzati per concretizzare ciò che viene scritto nel vangelo e per far sì che “La carità possa salvare il mondo”, come ci insegna don Orione. Solo così questa nuova cultura potrà avere delle ripercussioni più che positive nei tanti ambiti della società di oggi. Per il momento è essenziale concentrarsi sull’analisi di ogni minimo aspetto, in modo tale da non tralasciar nulla.

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A conclusione del mese missionario, l’ultima settimana è dedicata al ringraziamento nei confronti del Signore per quanto vissuto in questo tempo e per averci fatto partecipi della sua Missione di salvezza. La gratitudine è uno degli aspetti peculiari della nostra fede.
Nella I lettura di questa domenica il profeta Geremia annuncia con gioia agli Israeliti il ritorno dall’esilio in terra babilonese, grazie a Dio che è padre per i più deboli. Nella II Lettura, la lettera agli Ebrei continua a presentarci Cristo, scelto dal Padre, quale sommo sacerdote che ha offerto se stesso per noi.
La fede è un dono grande che ci guarisce dalle nostre “cecità”: luce al nostro cuore per annunciare con gioia la Salvezza del Signore. E’ l’esperienza di Bartimeo, narrata dal vangelo di Marco. Il figlio di Timeo, nato cieco, viene guarito da Gesù: “Va’ la tua fede ti ha salvato!” ed egli, riacquistata la vista, “prese a seguirlo per strada”. Grazie, Signore, per la tua Misericordia. La nostra sequela sia sempre nella gioia del tuo incontro!

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Una sorta di “vademecum” sull’Anno Santo della Misericordia che inizierà l’8 dicembre e terminerà il 30 novembre 2016, nei suoi aspetti più spirituali e che coinvolgono più da vicino i fedeli.

Lo ha inviato oggi il Papa a monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova evangelizzazione, esaminando nel dettaglio, con qualche elemento di grande respiro, come i credenti possono vivere l’esperienza della misericordia di Dio, “la quale a tutti va incontro con il volto del Padre che accoglie e perdona, dimenticando completamente il peccato commesso”.

Nella nota si ricordano le condizioni grazie alle quali i fedeli possono ottenere l’indulgenza (vedi testo qui di seguito).

Tre i punti da sottolineare:

1) I carcerati. Il Papa sottolinea che “il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia”; nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l’indulgenza. La porta di ogni cella si trasformerà in Porta Santa, secondo il Papa, se i detenuti vi passeranno “rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre”.

2) Il peccato dell’aborto.
Francesco concede a tutti i sacerdoti del mondo (e non solo ai vescovi e ai sacerdoti da essi delegati, come i penitenzieri di alcune basiliche e alcuni santuari) la “facoltà di assolvere da peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono”.

3) Fraternità San Pio X.
Se la condizione dei fedeli che frequentano le chiese officiate dai sacerdoti lefevriani è “pastoralmente difficile”, ciò nondimeno chi si accosta al Sacramento della riconciliazione “riceverà validamente e lecitamente” l’assoluzione dei loro peccati.

In sostanza, è il messaggio forte del papa, "questo Anno giubilare della misericordia none sclude nessuno".

Clicca QUI per leggere il messaggio integrale

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Martedì, 01 Settembre 2015

Un umano rinnovato, per abitare la terra

Oggi si celebra la 10a Giornata per la custodia del Creato, un'iniziativa ecumenica, voluta dalla Conferenza Episcopale Italiana insieme alle comunità ecclesiali europee, per riaffermare l'importanza, anche per la fede, della cura e del rispetto della Natura in senso etico e sociale.
La liturgia della Parola, presieduta dallo stesso Francesco, avrà inizio alle ore 17 nella basilica Vaticana. "Invito tutti - ha detto il Papa - a partecipare: romani e pellegrini e tutti coloro che lo desiderano".
“Quando si fa sera, voi dite: ‘Bel tempo, perché il cielo rosseggia’; e al mattino: ‘Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo’. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi?” (Mt 16,2-3). La risposta di Gesù ai farisei e sadducei invita a leggere i segni – quelli nel cielo come quelli nella storia – per vivere il tempo con saggezza, cogliendo, nella sequenza dei momenti, il kairòs – il tempo favorevole – in cui il Signore chiama a seguirlo.
Così comincia il Messaggio firmato dalla Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, e da quella per l’ecumenismo e il dialogo, in occasione della 10ª Giornata per la custodia del creato (1° settembre 2015), che sarà celebrata alla vigilia del Convegno Ecclesiale di Firenze (9-13 novembre) e dell’inizio del Giubileo della Misericordia (8 dicembre), e soprattutto alla luce dell’Enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco, appena pubblicata.
Il Messaggio preparato dai Vescovi italiani invita a riscoprire una “sapienza dell’umano, capace di amare la terra, per abitarla con sobria leggerezza”. Tra i temi affrontati la necessità di ripensare gli stili di vita, di tutelare il clima, di rafforzare un’economia sostenibile.

Clicca QUI per leggere e scaricare il testo integrale.

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Oggi Tortona è in festa, fin dal mattino presto fino a tarda sera il Santuario sarà colmo di fedeli in pellegrinaggio ai piedi della Madonna della Guardia.
Alle 8,30 ci sarà una funzione di famiglia, la Santa Messa dei giubilei sacerdotali dei religiosi dell’Opera Don Orione presieduta dal superiore generale, don Flavio Peloso.  
Il Pontificale dell’Apparizione, presieduto dal cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia- Città della Pieve, concelebrato da numerosi sacerdoti diocesani e orionini, provenienti dall’Italia e dal mondo, inizia alle 10.30.
Dal Santuario alle ore 18 parte la processione con la statua della Madonna per le vie della città, fino al Duomo, dove si recita il Credo, secondo quanto aveva voluto Don Orione. La festa è ancora oggi un’occasione per ravvivare la luce della fede, facendosi aiutare da chi ci guarda con un occhio benevole ed amorevole, la nostra Madre Celeste.

Per comprendere meglio il senso profondo di questa festa, così sentita da Don Orione, vi invitiamo alla lettura dell’intervista fatta a Don Flavio Peloso (clicca QUI), pubblicata sul giornale il Popolo dertonino. 

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Giovedì, 27 Agosto 2015

La preghiera del Papa per il Creato

Una liturgia della Parola nella Basilica Vaticana martedì primo settembre per pregare per la salvaguardia del creato e per nuovi stili di vita.

Ad annunciarla è stato ieri Papa Francesco, all'udienza del mercoledì: ha riunito sacerdoti, membri della Curia romana, vescovi ma soprattutto i fedeli e pellegrini a partecipare al momento di preghiera organizzato in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato "in comunione con i fratelli ortodossi e tutti gli uomini di buona volontà" che sarà celebrata in tutte le chiese del mondo.
"Vogliamo pregare - ha spiegato il pontefice al termine dell'Udienza generale in piazza San Pietro - per il superamento della crisi ecologica che l'umanità sta vivendo in tutto il mondo". Un momento forte di riflessione "anche in vista - ha poi aggiunto - dell'assunzione di stili di vita coerenti".

La liturgia della Parola, presieduta dallo stesso Francesco, avrà inizio alle ore 17 nella basilica Vaticana. "Invito tutti - ha detto il Papa - a partecipare: romani e pellegrini e tutti coloro che lo desiderano".

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Una Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, da celebrarsi ogni anno il primo settembre: è quanto ha istituito martedì 11 c.m. Papa Francesco, con una lettera inviata ai cardinali Peter Turkson e Kurt Koch, presidenti – rispettivamente – dei Pontifici Consigli “Giustizia e pace” e “Unità dei cristiani”. La Giornata ha un carattere ecumenico poiché, nella stessa data, viene celebrata anche dalla Chiesa Ortodossa.

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