"Pur nel lavoro della vita attiva non cessa per noi l’obbligo dell’orazione."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Villa Lomellini, a Montebello, conferma la sua vocazione di Casa Religiosa di Ospitalità dedicata in modo speciale a gruppi religiosi ed eventi di spiritualità.
Nei giorni dal 6 al 8 aprile u.s. gli ambienti della casa si sono colorati di una sfumatura internazionale, accogliendo un numeroso gruppo organizzato dall’Istituto Teologico della Croazia.

L’organizzatore è arrivato alla nostra Casa tramite un dépliant che, durante la scorsa estate, era stato lasciato in un autogrill croato da uno dei responsabili della struttura, durante una vacanza con la famiglia.
Nonostante le difficoltà di comunicazione (la maggior parte parlava solo il croato), lo staff di Villa Lomellini è riuscito ad accogliere gli oltre settanta ospiti nel migliore dei modi e a farli sentire a casa: lo testimoniano le numerose dimostrazioni di apprezzamento ricevute durante i tre giorni.

Prima di ripartire, il gruppo Croato si è fermato in raccoglimento nella nostra cappella e ha pregato per la Casa di Montebello, per l’intera Congregazione di Don Orione e per le Opere di Carità che vengono promosse in tutto il mondo: questo è il ringraziamento più importante e più bello che avremmo potuto ricevere; un riconoscimento al tanto lavoro ed impegno che viene messo ogni giorno nel testimoniare la vera identità di questa casa di ospitalità. Chi soggiorna percepisce che c’è qualcosa in più, che si respira un clima diverso, che non vengono offerte solo camere, ma che si è ospitati “a Casa di don Orione”.

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Se udite dei vagiti di neonato stando nel cortile del Piccolo Cottolengo di Milano, non vi meravigliate. È la voce cristallina della piccola Bibiana che vuole informarvi del suo arrivo. Abita qui da quando è nata, il 22 dicembre dello scorso anno, quasi a voler anticipare la nascita di Gesù.
I suoi genitori, Sam e Joi, non hanno trovato le porte chiuse, come è capitato a Maria e Giuseppe quando giunsero a Betlemme. Fortunatamente si sono imbattutiti in quelle del Piccolo Cottolengo che sono larghe e sempre aperte, come voleva Don Orione quando scriveva: “La porta del Piccolo Cottolengo non domanda a chi entra se abbia un nome, una religione, una razza ma soltanto se abbia un dolore”.
Ed il dolore che li ha costretti a partire dal loro paese, la Nigeria, deve essere stato davvero grande. Arrivati sulle coste del Mediterraneo, hanno accettato di salire su un barcone malandato senza sapere se avrebbero raggiunto l’altra riva o il fondo del mare. Tra il dolore che avevano alle spalle e il pericolo che si profilava davanti agli occhi, hanno scelto quest’ultimo. La logica ha i suoi argomenti, ma bisogna ammettere che la disperazione ha le sue ragioni.
Sam e Joi al “Don Orione” di Milano sono arrivati insieme ad un’altra coppia, Josuha e Chariti. Non è stato facile trovare una sistemazione nell’Istituto. Le minuziose normative sanitarie e quelle scrupolosissime sulla sicurezza sembravano rendere impossibile l’accoglienza. È stato a questo punto che è entrata in gioco la fantasia degli operatori. Avevano troppa voglia di fare un po’ di bene, per arrendersi davanti alle difficoltà. Ed ecco realizzarsi il piccolo miracolo: una cameretta per ognuna delle due coppie ed una piccola cucina in comune. Il tutto perfettamente a norma.
Per altri quattro giovani profughi è stato invece più facile destinare una stanza attrezzata presso l’adiacente Casa del Giovane Lavoratore. Qui hanno trovato la simpatia e la solidarietà di altri coetanei che hanno capito il dramma da cui erano fuggiti.
A questo punto che dire? Solo che non è stato fatto niente di straordinario, ma semplicemente quel poco che era possibile.
Papa Francesco aveva chiesto ad ogni istituto religioso di aprire le porte all’accoglienza. Come non capire che le parole del Papa non facevano altro che riecheggiare quelle di Gesù: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero forestiero e mi avete ospitato!”.
Il Piccolo Cottolengo è nato tanti anni fa come una casa a servizio della vita, soprattutto quella debole e non protetta. Oggi continua a rispondere alla sua vocazione facendo spazio, secondo le sue possibilità, a tutti quelli che chiedono un soccorso.
Viviana, dalla cameretta che dà sul cortile, continua ad offrire le note del suo pianto. Forse fra qualche anno la sua voce di bambina inonderà il giardino con un dolce canto. E il Piccolo Cottolengo sarà ancora più bello.

Di seguito le foto di alcuni ospiti dell'Opera Don Orione.

 

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La Casa Del Giovane Lavoratore (CDGL) di Milano ha dato il suo indirizzo alla Realtà ONLUS Banco Building. Arriva una mail: “Milano Ristorazione dismette 20 tavoli 90 sedie in alluminio ed oltre 120 sedie in plastica e tavolini alti da colazione in piedi: chi è interessato?” Gli ospiti della Casa del Giovane da quattro anni mangiano su “seggiolini delle elementari” e su “tavoli poco più che di cartone”. Basta una risposta con un breve giro di mail mostrando l'interesse per il materiale in alluminio e parte l’efficiente macchina di Banco Building: da lì a due ore arrivano al contatto col cliente, regolamentazione della transazione. Il trasporto è a carico di chi ritira il materiale: si organizza dunque la prenotazione del pulmino per il trasporto, raccolta delle forze e via a prendere il materiale.
Si arriva e subito una accoglienza di famiglia. La Signora Lorena chiama prontamente il collega magazziniere: per arrivare al magazzino il varco è molto stretto e passa per una scala: addio a traspallet e carrelli! Ma ecco che il personale di Milano Ristorazioni si mette a disposizione ed il lavoro diventa un gioco di squadra! La Signora Lorena con il suo sorriso spiega che non sono dei fornitori che si liberano da materiale obsoleto, ma collaboratori di un processo virtuoso, dove l’intelligenza mette assieme domanda ed offerta non a scopo di profitto, ma nel nome di una Ecologia che il nostro papa Francesco continua a ricordarci: una ecologia “facile” fatta di riduzione degli sprechi e di condivisione delle risorse.
La Casa Del Giovane Lavoratore di Don Orione, grazie a questo, oggi può offrire ai suoi ospiti un arredo di alta qualità, senza dover “ritoccare” le rette e cercare di essere sempre una Eccellenza nel suo servizio, con i prezzi più bassi del settore.
Grazie a Milano Ristorazione per la grande generosità, grazie a Banco Building, non solo per il ruolo di mediazione, ma per continuare ad essere segno efficace di un modo diverso di vivere il quotidiano, in una società che per interessi economici propone valori opposti: spreco e rottamazione.

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Lunedì 9 ottobre è stato inaugurato ufficialmente l'Ostello San Luigi Orione, a Roma Monte Mario, presenti  il Padre Provinciale, l’Economo, i Consiglieri, la Comunità religiosa, il Parroco, il Viceparroco, una nutrita rappresentanza di chierici del Teologico accompagnati da don Carlo, l’Equipe Provinciale, i collaboratori della casa di ospitalità. L'ostello, come raccontato in QUESTO articolo, è destinato ad accogliere giovani, pellegrini e gruppi, per incontri di formazione e spiritualità, con una formula di ospitalità semplice e adattabile a queste esigenze.

Mancano ancora pochi ritocchi, ma la struttura è ormai pronta: sono stati ultimati i lavori di ristrutturazione e sono state allestite le camere, 18 doppie con letto a castello e bagno in comune, più due doppie con bagno interno per i religiosi, le religiose i catechisti accompagnatori, che dovranno munirsi di sacco a pelo e biancheria personale.
    Ad un breve discorse introduttivo di don Aurelio, è seguita la preghiera di benedizione guidata da don Walter ed il taglio del nastro da parte di don Cristiano e Francesco, promotori e realizzatori di questa forma di accoglienza più leggera e versatile. Sono stati benedetti tutti i locali ed i partecipanti hanno potuto visitare ed ammirare le nuove camere. Il momento di festa e fraternità si è concluso con un festoso aperitivo in terrazza.
   A breve le nuove camere ospiteranno il Segretariato di Pastorale Giovanile, ma aspettiamo tanti altri gruppi.

Le parrocchie che desiderassero maggiori informazioni, possono rivolgersi al responsabile della casa, Francesco Picuti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Il "Dossier Statistico Immigrazione" è il primo annuario socio-statistico pubblicato in Italia per la raccolta di dati statistici sul tema dell’immigrazione.

Il "Dossier", curato fino al 2003 dalla Caritas di Roma e dal 2004 dal Centro Studi e Ricerche IDOS/Immigrazione Dossier Statistico, con la collaborazione di strutture pubbliche e del mondo sociale, si propone di rispondere alla necessità di studiosi, funzionari e operatori di avvicinarsi al mondo dell'immigrazione o approfondirne singoli aspetti, in maniera equilibrata e scevra da pregiudizi, avvalendosi del supporto dei dati statistici.

L’impegno concreto di ricerca si traduce, annualmente, nel reperimento del maggior numero di dati, nell’analisi critica delle fonti, nel perfezionamento delle tecniche descrittive, nell'utilizzo di indagini empiriche ritenute particolarmente rilevanti e, negli anni più recenti, anche nella individuazione di indicatori statistici significativi.

Tra le principali linee ispiratrici della metodologia interpretativa, vi è quella di fare ricorso a diverse fonti statistiche, così da poter correggere e colmare le lacune e le imperfezioni di ciascuna.

A questa impostazione metodologica si accompagna una scelta espositiva che consiste, innanzitutto, nel tradurre in tabelle la ricchezza dei dati di partenza, e successivamente nell'illustrarne il significato.

Clicca QUI per leggere le prime risultanze sul non ancora pubblicato Dossier Statistico sull’Immigrazione 2016

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Nella riunione dei Direttori della Provincia “Madre della Divina Provvidenza” svoltasi nel settembre scorso, il Provinciale don Aurelio, nel presentare le priorità della Provincia, ha sottolineato l’Aspetto Vocazionale ed anche il Capitolo provinciale, ha ribadito l’urgenza di questa priorità tra i Temi della Provincia.
Si è ricostituito il Centro Provinciale Vocazioni, come chiesto dal Capitolo Generale precedente, e in tal senso ha cominciato a lavorare.
Ecco un’espressione di Don Orione riguardo alle vocazioni: “Una grande parte della nostra carità esercitiamola nel coltivare le vocazioni. Preghiamo Dio che ci mandi delle buone vocazioni e che susciti dei Samueli pel santuario. Con la pietà si curano le vocazioni, con la preghiera, col buon esempio, con i santi sacramenti, con la illibatezza della vita, con l'istituzione di pie congregazioni, con la devozione alla Madonna santissima”.
Pubblichiamo QUI la lettera che il Centro Provinciale Vocazione ha inviato a tutte le comunità religiose.

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Da circa un anno è attiva al Piccolo Cottolengo di Don Orione di Seregno una iniziativa che risponde ai bisogni di diverse famiglie del territorio e normata dalla DGR 2942/2015 della Regione Lombardia.
Si tratta della misura RSA APERTA ovvero una serie di servizi di supporto alla famiglia rivolti a persone anziani con patologie neuro-psico geriatriche tipiche dell’età senile. I servizi relativi a questa misura si suddividono in due tipologie: i servizi domiciliari, ovvero quei servizi che vengono svolti da professionisti che appartengono alla filiera delle professioni socio sanitarie (OSS, infermieri, animatori e fisioterapisti) e che si recano al domicilio in quei casi in cui la famiglia non è in grado di sostenere appiano il peso dell’assistenza e non è sufficiente nemmeno l’intervento dei servizi domiciliari classici ed i servizi semiresidenziali che, a differenza dei servizi domiciliari, è l’utente che si reca nella Struttura (in questo caso il PCDO) ove vengono erogati servizi residenziali tra cui un servizio di trasporto sul territorio Seregnese.

Il 25 gennaio scorso il Centro Don Orione di Seregno grazie a questa inziativa è stato protagonista del TGweb, vi segnaliamo il video qui sotto.

 

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“Dobbiamo percorrere le vie della misericordia…” con queste parole Don Graziano De Col, Direttore dell’Opera Don Orione di Seregno ha aperto i lavori di “CI SIAMO ANCHE NOI” evento pubblico organizzato al Piccolo Cottolengo di Don Orione di Seregno in occasione della 102° Giornata del Migrante e del Rifugiato Politico celebrata il 17 gennaio 2016.  Un’iniziativa nata su indicazione di Don Graziano ma accolta con fervore da un gruppo di dipendenti della casa di Seregno che coordinati dal Responsabile di struttura ha dato vita ad un evento per parlare di migrazioni, non solo le migrazioni dei nostri fratelli richiedenti asilo ma le migrazioni di tutti coloro che prima o dopo, o per una ragione o per un’altra hanno lasciato le loro famiglie, le loro terre per cercare vita migliore.

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Mercoledì, 13 Gennaio 2016

Seregno - Ci siamo anche NOI

“Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia”: è il tema scelto da Papa Francesco per la prossima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si celebra domenica 17 gennaio.

Cinquemila migranti parteciperanno all'Angelus del Papa in piazza San Pietro. E, insieme, passeranno dalla Porta santa prima di prendere parte alla celebrazione eucaristica in San Pietro, presieduta dal cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti.

In tutte le parrocchie italiane si pregherà per e con i migranti e, in particolare, si cercherà di coniugare accoglienza e misericordia, nello spirito del Giubileo; mentre in San Pietro arriverà la Croce fabbricata sull'isola di Lampedusa con il legno delle barche dei migranti, benedetta dal Papa. Lo ha ricordato monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes: «Così sotto lo sguardo e la protezione della Croce di Lampedusa, i migranti affideranno a Dio, ricco di misericordia, il cammino e le sofferenze di tanti fratelli e sorelle rifugiati in fuga da guerre e disastri ambientali».

Anche nelle nostre case Orionine specialmente in quelle coinvolte da vicino ci saranno delle attività per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.

Vi segnaliamo l'evento di Seregno:

Ci siamo anche noi giornata mondiale delle migrazioni

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"In modo spontaneo decine di migranti di fede musulmana si sono messe a intagliare il legno e colorare le figure della Natività", spiega Clelia Paratore, infermiera che collabora nell'hub di prima accoglienza del Bione, gestito da Fondazione Progetto Arca. "La gente si ferma a guardarlo, è un modo degli ospiti per ringraziare dell'accoglienza: la paura iniziale si è trasformata in fiducia"
 “Il presepe realizzato da richiedenti asilo musulmani a Lecco? Altro che evento eccezionale, è stata la cosa più spontanea del mondo”. Superano il can can mediatico, “comunque positivo”, le semplici ma decise parole di Clelia Paratore, infermiera collaboratrice di Fondazione progetto Arca, l’ente no profit che gestisce la struttura della zona del Bione nel capoluogo lombardo, che oggi accoglie come punto di prima accoglienza – quello che viene chiamato hub – 160 persone provenienti da vari paesi dell’Africa Subsahariana e da Afghanistan, Pakistan e Bangladesh.
È stato proprio un migrante pakistano a ispirare a Paratore l’idea del presepe che poi è stata accolta dalla quindicina di operatori della Fondazione ma ancor prima dagli stessi richiedenti asilo, “visto fin da subito come un simbolo di pace e integrazione, una festa della luce e di unione, basti pensare che si sono messi all’opera i cinque cristiani come i 155 musulmani presenti”. Uno di questi ultimi, in particolare, ha fatto capire all’infermiera la forte volontà di queste persone - giovani - in Italia da pochi mesi di dare una mano: “sono analfabeta, non so scrivere ma so colorare, e il tuo Dio è il mio Dio”, sono state le sue parole. “In una settimana, si è passati dall’idea alla realizzazione, e ora è lì in bella vista per la collettività, tanto che diversi lecchesi, soprattutto gli anziani, si fermano a guardare incuriositi”, sottolinea Paratore. Ma non è tutto: “D’accordo con le autorità, il 14 dicembre, si è svolta una marcia di migranti, operatori e volontari per i luoghi simbolici della città come l’università, il convento di frati di Pescarenico, e lo stesso Comune, dove nell’incontrare il sindaco Virginio Brivio i richiedenti asilo gli hanno consegnato simbolicamente una pala e un sacco di sale dandosi disponibili a spalare la neve in città alla prima necessità”. Alla testa del corteo, lo striscione “Grazie Lecco” con decine di firme. E alla sera, tutti a cena, alla presenza di decine di abitanti, in uno degli oratori cittadini, “cena offerta da un ristoratore della zona”.

I richiedenti asilo, in attesa di sapere la loro ricollocazione e, nel medio termine, se la loro domanda di asilo verrà accolta, stanno imparando a conoscere il luogo in cui vivono e le modalità di azione. “L’iniziativa del presepe è stata molto positiva perché non è stata imposta ma arrivata da una libera scelta, aspetto fondamentale per tante persone che nel loro viaggio migratorio hanno dovuto subire spesso soprusi e violenze sotto minaccia di altri: ora stanno riprendendo in mano le loro vite”, ragiona Massimo Chiodini, responsabile per Fondazione progetto Arca dell’hub di Lecco. La marcia, “non scontata e non veicolata, è stato un esempio di gratitudine non da poco”, riprende l’infermiera, “stiamo parlando di persone che, soprattutto chi viene dall’Africa, hanno passato settimane alle prese con la paura delle montagne, che non avevano mai visto e che a Lecco sovrastano la città. Ora, invece, ci dicono che quelle stesse cime li fanno sentire protetti”.

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