"La fede è la base di tutto l’edificio."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

convegno apostolico 6

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Lunedì, 20 Novembre 2017

Bergamo - Commemorazione defunti

Al Centro Don Orione di Bergamo, Il giorno 7 novembre 2018 alle ore 16.00 è stata celebrata la S. Messa in suffragio del personale e dei parenti del personale defunti.
Molta commozione fra i presenti, che hanno riempito non solo la cappella ma anche i soppalchi.
Il celebrante Don Alessio Cappelli dopo aver letto la splendida preghiera di Sant’Agostino: “Non piangere se mi ami”, nominando tutti i defunti che erano stati segnalati dal personale (oltre un centinaio), rimettendoli alla misericordia del Padre .
A seguire, per rallegrare l’atmosfera e creare clima di aggregazione, è stata servita a tutti la merenda preparata dagli ospiti della Casa e dalle educatrici.

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Oggi si celebra la prima Giornata mondiale dei poveri, istituita da Papa Francesco al termine del Giubileo. Mentre in piazza San Pietro, insieme al Papa i protagonisti saranno gli ultimi, gli scartati, i desamparados, come scriveva Don Orione dall'America Latina, a Tortona cinque giovani saranno ordinati diaconi, per dire il loro sì a Cristo nella famiglia di Don Orione, per servire gli uomini e le donne esclusi dalla società.

Questi cinque giovani rappresentano il mondo intero, quel mondo sotto il manto azzurro della Madonna sognato da Don Orione: accompagniamo con la preghiera Andrews Arul Dhas (India), Da Silva Josimar Felipe (Brasile), Rodrigues Andreson Cristian (Brasile), Metuor Dabire Pogbeweleyebr Arsene (Burkina Faso), Mosak Piotr (Polonia).

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Venerdì, 17 Novembre 2017

Seregno - Commemorazione defunti

Al Piccolo Cottolengo di Don Orione di Seregno il 2 novembre si è svolta la celebrazione liturgica in commemorazione dei defunti.
Gli ospiti con i familiari presenti, gli operatori ed i volontari, si sono radunati nel salone della Casa ed insieme hanno pregato in ricordo di chi non c’è più.
Don Arcangelo, uno dei religiosi orionini della comunità, ha fatto riflettere sul Mistero della Morte esortando i presenti ad affidarsi al Padre e al suo progetto Divino.

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Sabato 11 novembre, presso la Chiesa parrocchiale di “San Pietro Apostolo” è stato presentato il libro del sacerdote orionino Don Arcangelo Campagna. Alla cerimonia erano presenti il vescovo diocesano Mons. Vittorio Francesco Viola che ha iniziato proprio in questo contesto la visita pastorale nella suddetta parrocchia, per la congregazione orionina il vicario generale Don Oreste Ferrari, il direttore provinciale Don Aurelio Fusi e alcuni consiglieri.
Oltre alle autorità civili numerosi sono stati i fedeli che hanno preso parte a questo importante anniversario. Il parroco Don Loris Giacomelli ha avuto parole di ringraziamento per tutti i suoi predecessori e per coloro che hanno contribuito in diversi modi per il bene della parrocchia augurando di continuare sempre al meglio la strada che il Signore giorno dopo giorno ci indica.
Molte sono le testimonianze che si possono citare per dare un titolo a questo tratto di storia e così è bello pensare ad un “filo della carità che percorre la storia della salvezza” e la parola che viene sempre ripetuta fino ai giorni nostri è la parola “sogno”. Dal sogno di Don Orione, “una schiera di giovani preti” proprio in quella stanzetta nell’allora Convento dei Frati Francescani ad oggi dove Papa Francesco ci dice e il vescovo Mons. Viola ha sottolineato nella lettera pastorale: “sogno una scelta missionaria capace di asformare ogni cosa”. Sono passati molti anni ma la Chiesa persegue sempre questo obiettivo di “trasformare il sogno in una realtà concreta” come quello della carità verso il prossimo, che nei Santi Francesco d’Assisi e Luigi Orione troviamo un esempio concreto.
“Ci unisce la fede e questo ci fa sentire una comunità in cammino”, ha detto il vescovo Mons. Viola, riferendosi a questo allora Convento ed ora Parrocchia, passata dai frati agli orionini: “una continuità della carità insegnata dai due santi e noi siamo immersi sulla scia di Don Orione e dobbiamo sentire questo come un dono e una responsabilità”. Il dono è la testimonianza di Don Orione nella sua attenzione ai piccoli e ai poveri e pertanto la nostra responsabilità è il vivere questa dimensione che lo Spirito ci ha suggerito attraverso il santo della carità. “Questo libro ci aiuta a sentire la presenza di Don Orione in questi luoghi, in queste strade e nel volto di molte persone”. Riferendosi a questi giorni di visita pastorale aggiunge come “l’incontrarsi con i diversi gruppi e persone sia un’occasione preziosa di conoscenza rallegrandoci insieme delle cose belle che la comunità vive”. Ed infine una domanda provocatoria che interroga la nostra fede: “Se Don Orione fosse qui che direzione darebbe alla nostra pastorale comunitaria? Ascoltare cosa ci dice il Signore attraverso quella strada che si chiama carità”.
Il vicario generale dell’Opera nel suo saluto ha evidenziato come “a Voghera ci sia una delle radici più importanti dell’albero della famiglia orionina”. E prima dell’intervento dell’autore del volume, ha preso la parola il direttore provinciale Don Aurelio Fusi, che con voce molto commossa, dà una sentita testimonianza, come questo luogo sia “la casa del sogno” e narra due sogni indicati da un confratello e dalle linee pastorali diocesane di quegli anni che si sono realizzati nella sua vita proprio in questa parrocchia dove ha potuto con grande paternità svolgere il ministero di parroco: l’attenzione ai poveri e una conoscenza più profonda della Parola del Signore. “Parola del Signore e poveri, ha rimarcato, sono le due braccia della parrocchia sostenute dal cuore senza confini del santo fondatore”. Anch’egli ha concluso con un interrogativo: “qual è il sogno per il futuro? Saperci consegnare a quella storia che Lui ci ha dato fin d’ora e continua a tracciare. Una storia bellissima, un sogno concreto che si fa storia e che entrerà nella vita e nel cuore di ognuno di noi”. Ed infine è bello e doveroso che la conclusione della narrazione di questo percorso, che non è finito ma ha solamente sostato per ringraziare il Signore venga tratto dalle parole dell’autore don Arcangelo Campagna: “Questa pubblicazione è la consegna di una preziosa eredità della presenza orionina, una storia che aiuta a continuare a credere alla presenza e alla forza del bene; una storia che incoraggia a valorizzare il passato per continuare ad aprirsi ai tempi nuovi e lavorare con la stessa passione per rispondere ai problemi e alle richieste di oggi”.

 

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VI è una grande tensione fra Gesù e i capi della nazione: il Signore smaschera la loro falsa religiosità fatta di ostentazione e privilegi. Il Vangelo ha la sua eco nel brano di Malachia (I Lettura) che si scaglia contro i sacerdoti del tempio: si sono allontanati dalla via del Signore e sono diventati un inciampo che fa cadere il popolo, cioè uno scandalo per i fedeli del tempo. Il profeta li invita ad essere uniti nel bene guardando all’unico Dio. Il rischio dell’ipocrisia è una tentazione presente in ogni epoca: la fede cristiana è splendida ed esigente, per questo si può cadere in una sorta di simulazione, in cui la vita non corrisponde al Vangelo.
Il Signore, denunciando il comportamento ipocrita dei farisei, vuole invitarci a vigilare su questo aspetto: se gli altri cercano la fama, il successo, l’applauso, il consenso, non così deve essere per chi vuole davvero seguirlo. Egli ci mette in guardia perché l’insidia del posto d’onore, può fuorviare il discepolo. Come Paolo (II Lettura), che racconta la sua premura ai Tessalonicesi, anche noi siamo chiamati ad essere servitori della gioia dei fratelli, immersi nella croce di Cristo e vittoriosi nella sua Risurrezione.

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Sono passati cinquant’anni dall’Ordinazione sacerdotale di Don Diego Lorenzi nella moderna e maestosa cattedrale di Liverpool. A celebrare la ricorrenza, nella più modesta ma molto bella parrocchia di San Pietro Valdastico (VI), c’erano molti confratelli di Don Diego, parenti e amici venuti anche da lontano.
Il Vicario provinciale Don Gianni Giarolo, tenendo l’omelia, ha ricordato alcuni momenti di questa lunga e generosa fedeltà al Signore, fino a quello ultimo nel quale Don Diego aveva offerto la propria disponibilità per un ulteriore servizio nella missione delle Filippine. La Provvidenza però aveva altri disegni.
Ringraziando i partecipanti, Don Diego ha citato la fiducia incrollabile della sorella Antonietta che, nel momento della prova dovuta all’incidente occorsogli, ha mobilitato un gran numero di persone per dare “l’assalto al Cielo”.  E il Cielo ha dato la sua risposta, dal momento che abbiamo potuto celebrare insieme questa bella festa di famiglia.

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Martedì 17 ottobre alle 21 nel salone del seminario la lezione magistrale del vescovo di Tortona Mons. Vittorio Francesco Viola ha dato avvio all’anno accademico 2017-2018 della Scuola Diocesana di Teologia. “Credo nel valore di questa scuola, come servizio dato a tutta la diocesi, ha detto mons. Viola, un luogo dove possiamo approfondire la nostra fede e darne ragione per crescere in un rapporto saldo con Dio”. Il tema della prolusione è stato lo “Spirito Santo e Liturgia” nel quale ha cercato di descrivere l’azione dello Spirito, come dono nella Scrittura, come realtà che si manifesta nell’azione liturgica e sempre in essa il suo dinamismo pneumatologico. “Tutto è sotto l’azione dello Spirito, ha concluso il vescovo, esso agisce in profondità nell’azione celebrativa. Le riflessioni che abbiamo fatto questa sera ci permettano di affrontare questo anno di studio con il desiderio di poter facilitare la paraclesi (l’invocazione) dello Spirito in noi: desiderio di renderci sempre più docili alla sua azione per poter conoscere Gesù Cristo e l’immagine del volto del Padre in Gesù Cristo sia per noi splendente”. Il direttore della scuola Don Maurizio Ceriani, ha ringraziato il vescovo per la sua presenza e il dono della sua parola e ha sottolineato “quanto chi frequenterà la scuola, nata dall’intuizione di un sacerdote diocesano mons. Pino Scabini, abbia sempre di più il desiderio di conoscere sempre di più e sempre meglio il Signore Gesù attraverso la contemplazione dei misteri della nostra fede”.


Clicca QUI per ascoltare la prolusione.

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Mercoledì, 01 Novembre 2017

Tutti i Santi

Oggi è la festa dei Santi, di tutti i Santi.
Siamo davanti all’immensa Assemblea dei Santi e degli Angeli nella gloria celeste. Incalcolabile assemblea di comunione, di vita e di gioia stracolma. È la destinazione: per i Santi che ci hanno preceduto; per noi che siamo in cammino. Il Vangelo ci indica la via per arrivarci.
È il primo grande discorso che Gesù rivolge alle folle, la sua proposta, il manifesto annunciato dalla cattedra di una montagna; dichiara beati i poveri in spirito, gli afflitti, i misericordiosi, quanti hanno fame della giustizia, i puri di cuore, i perseguitati. Per commentarlo abbiamo bisogno della storia della Chiesa, la storia della santità cristiana. Già Karl Rahner diceva che “La vera e propria storia della Chiesa… sarebbe la storia dei santi; tutto il resto risulta assolutamente secondario rispetto a questa storia intima”.
La storia della Chiesa come la storia dei suoi santi: da Paolo apostolo e da San Francesco fino ai santi del nostro tempo come Teresa di Lisieux, Pio da Pietrelcina e la Beata Teresa di Calcutta. Nella loro vita traspare con particolare chiarezza la presenza di un Dio che continua ancora a manifestarsi: mediante l’unità della fede e la coerenza dello sviluppo dottrinale, mediante la santità di molti cristiani e di molte comunità, specialmente dei santi eroici, persino mediante miracoli e fatti carismatici.
Tutti i cristiani, consacrati con il battesimo, possono in un certo senso essere considerati santi. Molti di essi però, nel loro vissuto esistenziale, sono mediocri e peccatori. Varie dimensioni della vita personale e sociale rimangono impenetrabili alla luce del vangelo. D’altra parte esiste anche una diffusa santità di popolo, una moltitudine di persone seriamente impegnate nella vita cristiana, che ascoltano la parola di Dio, pregano, partecipano all’Eucaristia, vivono l’amore nelle relazioni e nelle attività di ogni giorno, testimoniano la fede in Cristo davanti agli altri.

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Continua maratona di convegni tecnico-amministrativi della Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza: dopo la giornata dedicata a Parrocchie e Santuari e quella dedicata alle Case Religiose di Ospitalità, è ora il turno dei Tecnici ed Amministrativi, impegnati in una tre giorni dal titolo “Il Buon Amministratore”.
LA giornata è cominciata con la preghiera delle Lodi ed il saluto dell’Economo Provinciale, Don Walter Groppello, che ha sottolineato come questi 23 anni di cammino comune abbiano portato al consolidarsi di un gruppo affiatato, che lavora insieme e collabora, si confronta e cresce insieme. Ognuno, pur nella specificità del proprio ruolo ed all’interno della propria Casa è chiamato a contribuire al bene comune dell’Opera.
Come da tradizione, la prima mattinata ha avuto un taglio carismatico-formativo: per il secondo anno consecutivo il compito di guidare i convegnisti a riflettere sul senso profondo dell’appartenenza alla Congregazione è stato affidato a Don Fernando Fornerod, consigliere generale. Il tema proposto è stato “L’integrità, vera leadership di un Amministratore” toccando anche i concetti di onestà, fiducia, appartenenza, lealtà.
A seguire, i convegnisti hanno avuto l’occasione di assistere in anteprima alla presentazione di una docu-intervista a Don Aldo Viti, missionario orionino in Costa d’Avorio, energico e lucido 94enne, che ha conosciuto personalmente Don Orione e ne conserva un ricordo vivido.
Davide Gandini ha declinato in chiave pratica ed operativa il concetto del buon amministratore con il suo intervento dal titolo “Gestire in terra le cose del cielo”. La mattinata si è conclusa con la solenne concelebrazione presieduta da Don Fornerod.
Il pomeriggio ha visto i partecipanti impegnati su più fronti nelle sei sessioni parallele, proposte in tre repliche ciascuna: ognuno ha potuto partecipare a tre “mini conferenze” scegliendo il tema secondo il proprio incarico ed il proprio interesse tra quelli proposti: Risorse Umane, Sicurezza, Information Tecnology, Acquisti e Contratti, Privacy, Contabilità.
Dopo la cena, una insolita e divertente serata a sorpresa: karaoke per tutti, occasione di distensione, conoscenza, amicizia e divertimento.

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Vi presentiamo il saluto del Direttore provinciale rivolto ai partecipanti al Simposio ecumenico del 19 ottobre scorso ad Elbasan, in occasione del 25° anniversario degli orionini in Albania.

Gentili autorità civili e religiose,
Pregiatissimi fratelli di altre confessioni e religioni,
Carissimi confratelli e amici,

Mi unisco volentieri a tutti voi che partecipate al 25° anniversario della presenza orionina in Albania. Se confrontati con la storia cristiana del vostro Paese, 25 anni sono veramente poca cosa, ma, nel microcosmo della storia orionina, si tratta di un traguardo significativo, dove la carità di Don Orione si è espressa con iniziative di bene. Infatti, nei primi anni dopo la caduta del regime, i religiosi della Piccola Opera si sono distinti nell'ambito della carità con gesti in favore degli ultimi, come il fondatore ha loro insegnato. Di conseguenza, ricordare la storia orionina in Albania significa celebrare un rendimento di grazie a Dio che ha reso più bella la Congregazione e apprezzata per le sue opere. Ricordare oggi questa storia di bene “è indispensabile per tenere viva l’identità, così come per rinsaldare l’unità della famiglia religiosa” (Francesco, A tutti i Consacrati,1).

In verità gli orionini erano giunti una prima volta nel Paese delle Aquile a metà degli anni trenta, rispondendo positivamente all'invito, più volte reiterato, del Cardinale Fumasoni Biondi, Prefetto della Congregazione di "Propaganda fide". Nemmeno 10 anni dopo, nel 1943, essi dirigevano un orfanotrofio maschile di 100 alunni a Scutari, un'azienda agricola a Bushati, una scuola professionale e la chiesa di san Paolo a Durazzo, una parrocchia a Zoimeni, un incipiente Piccolo Cottolengo a Tirana e un piccolo seminario nella "casa Ceka" presso Scutari. Ben 24 religiosi lavoravano in queste comunità, guidati da Don Sante Gemelli.

Le violenze della guerra e del regime comunista, pur volendo sopprimere ogni segno di umanità e di fede, non sono riuscite nel loro intento per cui, dopo il lungo inverno, la primavera è tornata e gli orionini sono giunti a Elbasan per collaborare alla riedificazione non di case e strade, ma della coscienza e della fede, abbruttite da un regime disumano. In quel contesto difficile, sono giunti i primi missionari, armati di generosità, di fede e di una certa ingenuità, preziosa amica per superare tante difficoltà.

Alcuni religiosi "della prima ora" sono tornati in Italia, mentre altri sono giunti in un secondo momento. Solo Don Giuseppe De Guglielmo è protagonista in prima persona di questa lunga storia che egli ha vissuto per intero. Per questa ragione, la festa del 25° che ha il sapore più di un nuovo inizio che di un traguardo raggiunto, si trasforma in un ringraziamento profondo dell'intera Provincia religiosa a questo confratello che ha annunciato il Vangelo, ha promosso iniziative per i giovani, ha "combattuto la buona battaglia" (2Tim 4,7) della fedeltà in una nazione dove ha dato il meglio della propria esperienza umana, cristiana e sacerdotale.

La ricorrenza dei 25 anni è anzitutto occasione per guardare il passato con gratitudine; infatti, dopo il pronto soccorso dei primi anni, la presenza degli orionini si è consolidata con le due parrocchie di Elbasan e di Bardhaj, l'oratorio, le stazioni missionarie e le tante attività di bene verso i giovani, specie i corsi professionali. Ma la più grande opera di Dio, segno della sua benedizione, sono i tre confratelli Don Dorian, Don Pavlin e il ch. Dritan. Essi sono il segno più grande che il carisma di san Luigi Orione si è ormai radicato nei cuori degli albanesi.

La rilettura sapienziale del passato mette in risalto la fedeltà di Dio che si è manifestata come misericordia. Attraverso di essa, Egli ha reso visibile la sua onnipotenza, come dice una delle collette più antiche del Messale Romano: “O Dio che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono” (XXVI Domenica del Tempo ordinario). Per manifestarci la sua presenza, il Signore ha scelto non un’idea astratta, ma un atteggiamento reale, concreto, un sentimento profondo, naturale, fatto di tenerezza e di compassione, di indulgenza e di perdono.

La celebrazione del 25° suggerisce alcune conversioni.
"Al di sopra di tutto vi sia la carità che è il vincolo di perfezione" (Col 3,15), raccomandava l'apostolo Paolo ai Colossesi. Anche oggi, questa è la prima testimonianza, specie in una società come la nostra che si caratterizza per lo scontro, la difficile convivenza tra le culture, la sopraffazione sui più deboli, le disuguaglianze. Questa è la prima forma di fedeltà al progetto di Dio, la più necessaria, quella che garantirà il successo del futuro apostolato.

La seconda conversione consiste nel rimanere fedeli alla missione che ci è stata affidata. I nostri ministeri, le nostre opere, le nostre presenze, rispondono a quanto lo Spirito ha chiesto? Sono adeguate a perseguirne la finalità nella società e nella Chiesa di oggi? C’è qualcosa che dobbiamo cambiare? In altre parole, la ricorrenza del 25° è un interrogativo per chiederci se forse, dopo un primo periodo di eroismo, non si intravvedono già le crepe di una pastorale ripetitiva che fatica a rispondere ai bisogni del popolo. C’è tanto bisogno di sacerdoti, religiosi, operatori pastorali che sappiano portare in ogni ambiente, anche il più lontano, il profumo della carità di Cristo e la misericordia di Dio a tutti, indistintamente. Così raccomandava Papa Francesco ai PP. Capitolari della Congregazione orionina.

Infine, la terza conversione, consiste nel guardare al futuro con iniziative concrete che aprano il cuore all'ottimismo. Non a caso, la ricorrenza che stiamo celebrando, si inserisce nel progetto pastorale provinciale dal tema: "Guardiamo il futuro con concretezza ed ottimismo: le 14 opere di misericordia". Credo che sia giunto il momento di attuare in modo nuovo le parole di Don Orione: "cercare e medicare le piaghe del popolo, curarne le infermità, andargli incontro nel morale e nel materiale: in questo modo la vostra azione sarà non solamente efficace, ma profondamente cristiana e salvatrice" (Scritti 61,114). In altre parole siamo chiamati a lenire le ferite della solitudine, della discordia, della vendetta... “con l’olio della consolazione, a fasciarle con la misericordia e a curarle con la solidarietà e l’attenzione dovuta. Non cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza (Francesco, Misericordiae Vultus,15). Quante persone vivono al nostro fianco bisognose di essere accolte, medicate, ascoltate e custodite. Non è giunto, quindi, il tempo di pensare a qualche segno di facile realizzazione che vada in questo senso?

Carissimi, mentre auguro ai miei confratelli e a tutti voi di festeggiare fra venticinque anni, con lo stesso entusiasmo odierno, il 50° della presenza orionina in Albania, chiedo per tutti al Signore "il coraggio del bene" e la perseveranza nell'attuarlo.

Don Aurelio Fusi

(Direttore Provinciale)

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