"Per le vie di Dio non è necessario tanto sapere, ma sapere Gesù Cristo Crocifisso."
Don Orione

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Los desamparados

 

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Dal 25 al 29 aprile i solenni festeggiamenti con il card. Menichelli e i vescovi Cirulli, Pelvi, Fanelli e Renna.
Prenderanno il via il prossimo 25 aprile i grandi festeggiamenti in occasione della 1017a solennità dell'apparizione della Madre di Dio nel luogo dove oggi sorge il grande santuario mariano "Beata Vergine Maria Madre di Dio Incoronata".

Era, infatti, il 1001 quando nel bosco del Cervaro alla periferia di Foggia, l'ultimo sabato di aprile, la Beata Vergine Maria Incoronata apparve all'alba, su una grande quercia, al Conte di Araino e gli mostrò una statua, chiedendo che venisse posta in venerazione in un'apposita chiesa da costruire sul luogo dell’apparizione, assicurando che sarebbe stata larga di grazia verso chiunque l'avesse pregata davanti a quel Simulacro. Sopraggiunse un contadino, che la tradizione chiama Strazzacappa, che appese ad un ramo della quercia la sua caldarella trasformata, con un po’ di olio, in rustica lampada. Fu costruita la prima chiesa che l'affluenza numerosa di pellegrini e le tante grazie concesse per l'intercessione della Madonna, fecero rapidamente cambiare in un tempio, con annesso convento ed opere di carità.
Monaci Brasiliani, San Guglielmo da Vercelli con i suoi monaci di Montevergine ed i Cistercensi si susseguirono nella cura pastorale del Santuario dell'Incoronata dal secolo XI al secolo XVI. Nel 1939 l'Incoronata ritornò alla diocesi di Foggia nella persona del Vescovo, monsignor Fortunato Farina, che nell'aprile del 1950 lo affidò ai Figli della Divina Provvidenza, fondati da San Luigi Orione. I religiosi orionini costruirono il nuovo Santuario ed il grande complesso architettonico che lo circonda dando grande sviluppo alla devozione alla Madonna.

I festeggiamenti, dunque, prenderanno il via mercoledì 25 aprile 2018, alle ore 10, con la traslazione della sacra effige della Madonna nera dell'Incoronata e alle ore 10,30 con la sua solenne vestizione con l'abito offerto dalla comunità di San Giovanni Rotondo. La cerimonia, che precede la Santa Messa, sarà presieduta da Mons. Giacomo Cirulli, vescovo di Teano-Calvi.

Venerdì 27 aprile alle ore 14 si terrà la tradizionale Cavalcata degli Angeli e alle ore 17 la Santa Messa presieduta da Mons. Vincenzo Pelvi, vescovo di Foggia-Bovino.

Alle ore 23.00 presso la Parrocchia S. Paolo a Foggia, Don Giovanni Carollo, Vicario Parrocchiale del Santuario animerà la Veglia Mariana al cui termine partirà il Pellegrinaggio a piedi Della Citta Di Foggia.

Sabato 28 aprile, invece, alle ore 3,45 si svolgerà la suggestiva cerimonia di ricordo dell'apparizione con bagliori di fuoco e alle ore 4,00 si terrà il Solenne Pontificale presieduto dal Cardinale Edoardo Menichelli, Arcivescovo Emerito di Ancona-Osimo. Seguiranno le Sante messe alle ore 7,30 presieduta da Mons. Ciro Fanelli Vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa e alle ore 9,30 presieduta da Mons. Luigi Renna Vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano.

Infine, domenica 29 aprile, alle ore 19 si terrà la Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dal Card. Edoardo Menichelli, Arcivescovo Emerito di Ancona-Osimo, che verrà animata dalla Schola Cantorum della Diocesi di Cerignola diretta dal maestro Don Vito La Pace. Al termine la benedizione dell'olio e l'accensione della lampada votiva.

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Sabato 14 aprile, alle ore 16.00 presso la Sala Don Sterpi del Piccolo Cottolengo Milanese, Don Achille Morabito, Sacerdote Orionino e Biblista, ha presentato al Raduno Amici il suo libro intitolato “Tanto per cominciare”, per un primo approccio ai vangeli.
Durante l’incontro, incentrato sull’introduzione al vangelo di Marco, Don Achille ha messo in luce l’importanza della Buona Novella messianica chiaramente espressa nel primo dei quattro vangeli secondo la quale Gesù non appare semplicemente nelle vesti di messaggero, ma come oggetto del messaggio stesso.

In Marco, cui dobbiamo l’introduzione del termine «vangelo» nella tradizione sinottica, “il vangelo è più un evento che un messaggio: è la gioiosa proclamazione dell’evento della salvezza, la «lieta notizia», che ci dà gioia e speranza, “è Gesù, la sua persona, la sua storia, la sua predicazione. Possiamo tradurre in questo modo la sua parola: inizio della lieta notizia che consiste nel fatto che Gesù (quel Gesù di Nazaret che ha condotto una vita umile, che ha scelto il servizio e la croce), è il Messia, è il Figlio di Dio…

La «lieta notizia» sta nel fatto che Gesù di Nazaret, il crocifisso, è risorto, è il Figlio di Dio, è il Signore. È importante mantenere uniti i due aspetti di Gesù: uomo e Dio, crocifisso e risorto, Gesù di Nazaret e Signore. Sta in questa unione la lieta notizia.

L’incontro si è concluso con la celebrazione della S. Messa presso la cappella dell’Istituto.

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Gaudete et exsultate, in italiano Rallegratevi ed esultate, è la terza esortazione apostolica di Papa Francesco.
Si diventa santi vivendo le Beatitudini, la strada maestra perché “controcorrente” rispetto alla direzione del mondo. Si diventa santi tutti, perché la Chiesa ha sempre insegnato che è una chiamata universale e possibile a chiunque, lo dimostrano i molti santi “della porta accanto”. La vita della santità è poi strettamente connessa alla vita della misericordia, “la chiave del cielo”. Dunque, santo è chi sa commuoversi e muoversi per aiutare i miseri e sanare le miserie. Chi rifugge dalle “elucubrazioni” di vecchie eresie sempre attuali e chi, oltre al resto, in un mondo “accelerato” e aggressivo “è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo”.

Nei cinque capitoli del documento Papa Francesco sgombera così il campo dalle false immagini che si possono avere della santità, da ciò che è nocivo e ideologico e «da tante forme di falsa spiritualità senza incontro con Dio che dominano nel mercato religioso attuale», e, spiegando che la santità è frutto della grazia di Dio, indica le caratteristiche che ne costituiscono un modello a partire dal Vangelo.
Prima di mostrare cosa fare per diventare santi, Francesco si sofferma sulla “chiamata alla santità” e rassicura: c’è una via di perfezione per ognuno e non ha senso scoraggiarsi contemplando “modelli di santità che appaiono irraggiungibili” o cercando “di imitare qualcosa che non è stato pensato” per noi (n. 11). “I santi che sono già al cospetto di Dio” ci “incoraggiano e ci accompagnano” (n. 4), afferma il Papa. Ma, soggiunge, la santità cui Dio chiama a crescere è quella dei “piccoli gesti” (n. 16) quotidiani, tante volte testimoniati “da quelli che vivono vicino a noi”, la “classe media della santità” (n. 7).

Francesco srotola una per una le beatitudini evangeliche contenute nel capitolo 5 del Vangelo di Matteo e le rilegge attualizzandole. «Vivere le Beatitudini – spiega – diventa difficile e può essere addirittura una cosa malvista, sospetta, ridicolizzata». Ma queste sono «la carta d’identità del cristiano».
All’interno del grande quadro della santità proposte dalle Beatitudini e Matteo 25,31-46, Papa Francesco presenta alcune caratteristiche che, a suo giudizio, sono indispensabili per comprendere lo stile di vita a cui Cristo ci chiama: a sopportazione, la
pazienza e la mitezza, l’umiltà, il senso dell’humor ed il fervore.

La vita cristiana è una lotta “permanente” contro la “mentalità mondana” che “ci intontisce e ci rende mediocri” (n. 159), il Papa invita al “combattimento” contro il “Maligno” che, scrive, non è “un mito” ma “un essere personale che ci tormenta” (nn. 160-161). Le sue insidie, indica, vanno osteggiate con la “vigilanza”, utilizzando le “potenti armi” della preghiera, dei Sacramenti e con una vita intessuta di opere di carità (n. 162). Importante, continua, è pure il “discernimento”, particolarmente in un’epoca “che offre enormi possibilità di azione e distrazione” – dai viaggi, al tempo libero, all’uso smodato della tecnologia – “che non lasciano spazi vuoti in cui risuoni la voce di Dio” (n. 29). Francesco chiede cure specie per i giovani, spesso “esposti – dice – a uno zapping costante” in mondi virtuali lontani dalla realtà (n. 167). “Non si fa discernimento per scoprire cos’altro possiamo ricavare da questa vita, ma per riconoscere come possiamo compiere meglio la missione che ci è stata affidata nel Battesimo”. (n.174)

Leggi QUI il testo integrale.

A fondo pagina due video: il filmato di presentazione dell'Esortazione Apostolica e l'introduzione fatta da TV2000

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La nostra Parrocchia orionina ad Elbasan in Albania ha organizzato per la Santa Pasqua una via crucis particolare con i ragazzi dell'oratorio.

La comunità parrocchiale si sta muovendo già da tempo nella società per far conoscere il buon operato dell'opera orionina, specie nell'ultimo periodo in cui si sono accesi i riflettori verso un dialogo interreligioso (leggi QUI).

La Parrocchia di Elbasan come partner e promotore di un progetto che si occupa di promuovere nei ragazzi la giustizia, la cura per la città, l'ambiente ed il rispetto degli altri, ha organizzato la via crucis, rendendo attori i ragazzi con cartelloni preparati da loro stessi raffiguranti le varie stazioni.

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Dopo un lungo iter parlamentare il 14 dicembre 2017 è stato approvato il provvedimento legislativo 219/2017 2017 Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento (DAT). La normativa, meglio nota come Legge sul Fine Vita, è il prodotto di più di 20 proposte di depositate dai due rami del Parlamento negli ultimi 5 anni, ma i cui albori risalgono al 2003, grazie al lavoro del Comitato Tecnico di bioetica.

Dell’argomento tratta Don Carlo Casalone, Collaboratore nella Sezione scientifica della Pontificia Accademia per la Vita. Nell’articolo “Abitare responsabilmente il tempo delle DAT”, Don Casalone pone l’accento sulla necessità di interpretare operativamente la norma sul piano delle procedure del sistema sanitario, cercando di evitare ogni cattiva applicazione. La riflessione mette in risalto il contesto in cui è nato il provvedimento, con la crescente esigenza da parte dell’opinione pubblica di dare spazio all’autodeterminazione del malato. Su tale aspetto la paura di “superare i limiti” è dietro l’angolo: tuttavia la legge richiama il criterio dell’appropriatezza clinica dei trattamenti, valutata dai curanti, alla luce degli standard scientifici e professionali vigenti e nel rispetto della propria coscienza.

Altra questione centrale è la nutrizione e idratazione artificiale, che la legge include tra i trattamenti sanitari che possono “sospendersi”. Il medico è tenuto a rispettare la volontà del paziente che le rifiuti, con una consapevole e informata decisione. Il rischio è quello di dare una concezione riduttiva della malattia, intesa come alterazione di una particolare funzione dell’organismo, perdendo così di vista la globalità della persona, in quanto essere corporeo, e il suo bene complessivo.

Non meno importante è il momento della stesura ed il valore delle DAT. Pur nella necessità di informare in modo adeguato il paziente, si corre però il pericolo di ridurre le dichiarazioni ad un mero atto formale. Cosa che andrà evitata favorendo uno stile che permetta la più corretta comprensione dell’informazione medico-clinica.

Don Casalone evoca poi il tema dell’obiezione di coscienza, che la legge non prevede. Ma, d’altro canto, introdurla sarebbe stato assai complesso, dato che (a differenza dell’aborto) si tratta spesso di casi non sempre determinabili. Si giunge quindi al nodo cruciale: il rapporto fra diritto ed etica, il primo rivolto al linguaggio generale di fattispecie e condotte, la seconda mirata alla coscienza. A tal proposito il CEF (Comitato per l'etica di fine vita) afferma che una legge «non potrà mai risolvere da sé sola tutti i casi con la loro singolarità. Lo Stato deve promuovere la competenza del personale medico e riporvi fiducia”.

Ultimo timore sollevato riguarda l’abbandono terapeutico, del quale però non si ha traccia nel testo di legge. Anzi, si chiede al medico di promuovere ogni azione di sostegno, anche mediante servizi di assistenza psicologica.

La soluzione migliore, sostiene il Collaboratore nella Sezione scientifica della Pontificia Accademia per la Vita, è quella di lasciar massimo spazio al dialogo in modo da giungere a posizioni condivise, così come suggerisce lo stesso Pontefice (2017) «argomenti delicati come questi vanno affrontati con pacatezza: in modo serio e riflessivo, e ben disposti a trovare soluzioni – anche normative – il più possibile condivise […] in un clima di reciproco ascolto e accoglienza».

QUI, l'articolo integrale di Carlo Casalone

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Nel giorno in cui la Chiesa annuncia al mondo che Cristo è risorto, che la vita ha sconfitto la morte, il Papa ha rivolto a tutti i fedeli un messaggio di speranza e di gioia: il nostro Dio è il Dio delle sorprese, che si spiazza con il suo intervento nella nostra vita, ma che non ci lascia mai soli.

Il Papa ha poi rivolto la sua benedizione Urbi et Orbi, alla città di Roma e a tutto il mondo, ricordando in particolare i popoli oppressi dalla guerra, le terre lacerate dalla violenza: la Siria, il Sudan, il Medio Oriente, la Terra Santa. La risposta a questo mondo di violenza e sopraffazione è solo Cristo, vera speranza che non delude: solo lui, come il chicco di grano, può portare frutti di pace e di bene per il mondo.

 

Per leggere il testo dell'omelia di papa Francesco clicca QUI

Per leggere la benedizione clicca QUI

 

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Sabato, 31 Marzo 2018

Seregno – Lavanda dei piedi

"Dalla testa ai piedi": è questo il percorso fatto al Piccolo Cottolengo di Seregno dal Mercoledì delle Ceneri (la testa) al Giovedì Santo (i piedi).
In un clima di raccoglimento, di fede e di fervore si è svolto nel salone dell'Istituto, insieme agli ospiti e loro parenti, gli operatori, amici e volontari, il suggestivo rito della lavanda dei piedi.
Durante la S. Messa, predisposti a semicerchio davanti all'altare, a dodici ospiti (i dodici apostoli, uomini e donne) il Celebrante ha lavato i piedi, richiamando l'importanza dei gesti e degli atteggiamenti di amore che deve compiere ognuno di noi.
"Quello che ho fatto io - dice Gesù - fatelo anche voi!".

Non è stata una cerimonia folkloristica, ma una celebrazione toccante che certamente aiuterà a crescere come famiglia con un'attenzione importante verso gli altri fratelli e sorelle.

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Come tutti gli anni, il Movimento Tra Noi si incontra all'ombra del Colosseo, e già questo crea l'atmosfera meravigliosa, prima la Via crucis, poi la messa nella basilica di Santa Francesca Romana.

Il periodo della settimana Santa si sente nell'aria, le persone che partecipano a questo evento si riconoscono a distanza in mezzo al caos che regna sotto lo storico e millenario monumento.

C’è chi si prepara a portare le stazioni, chi la croce, chi sistema gli strumenti e si prepara a contemplare, tutti insieme si parte e nella preghiera si attraversano tutte le Stazioni, che il Signore ha attraversato.

Rivivere questo all’ombra del Colosseo fa riflettere, specialmente grazie all’omelia dell'Assistente Spirituale del Movimento Don Attilio Riva, su quanti martiri al suo interno hanno sofferto pene simili a quelle di nostro Signore Gesù, tant'è che nella profondità di tali pensieri, tutti entrano nella basilica storica e bellissima nel silenzio... il tempo di prendere posto e comincia la messa.

La calma e la serenità che la celebrazione ha portato ai presenti, dona a tutti un “qualcosa in più” con cui tornar a casa.

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Nella domenica delle Palme, dal 1985, si celebra anche la giornata mondiale della gioventù, istituita da Papa Giovanni Paolo II.

Riportiamo il messaggio che Papa Francesco rivolge ai giovani del mondo, invitandoli a non avere paura, sull'esempio di Maria di Nazareth, a ricercare dentro di sè la vocazione, la chiamata che Dio fa a ciascuno di loro.

 

Cari giovani,

la Giornata Mondiale della Gioventù del 2018 rappresenta un passo avanti nel cammino di preparazione di quella internazionale, che avrà luogo a Panamá nel gennaio 2019. Questa nuova tappa del nostro pellegrinaggio cade nell’anno in cui è convocata l’Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. E’ una buona coincidenza. L’attenzione, la preghiera e la riflessione della Chiesa saranno rivolte a voi giovani, nel desiderio di cogliere e, soprattutto, di “accogliere” il dono prezioso che voi siete per Dio, per la Chiesa e per il mondo.

Come già sapete, abbiamo scelto di farci accompagnare in questo itinerario dall’esempio e dall’intercessione di Maria, la giovane di Nazareth che Dio ha scelto quale Madre del suo Figlio. Lei cammina con noi verso il Sinodo e verso la GMG di Panama. Se l’anno scorso ci hanno guidato le parole del suo cantico di lode – «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Lc 1,49) – insegnandoci a fare memoria del passato, quest’anno cerchiamo di ascoltare insieme a lei la voce di Dio che infonde coraggio e dona la grazia necessaria per rispondere alla sua chiamata: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30). Sono le parole rivolte dal messaggero di Dio, l’arcangelo Gabriele, a Maria, semplice ragazza di un piccolo villaggio della Galilea.

1. Non temere!

Come è comprensibile, l’improvvisa apparizione dell’angelo e il suo misterioso saluto: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28), hanno provocato un forte turbamento in Maria, sorpresa da questa prima rivelazione della sua identità e della sua vocazione, a lei ancora sconosciute. Maria, come altri personaggi delle Sacre Scritture, trema davanti al mistero della chiamata di Dio, che in un momento la pone davanti all’immensità del proprio disegno e le fa sentire tutta la sua piccolezza di umile creatura. L’angelo, leggendo nel profondo del suo cuore, le dice: «Non temere»! Dio legge anche nel nostro intimo. Egli conosce bene le sfide che dobbiamo affrontare nella vita, soprattutto quando siamo di fronte alle scelte fondamentali da cui dipende ciò che saremo e ciò che faremo in questo mondo. È il “brivido” che proviamo di fronte alle decisioni sul nostro futuro, sul nostro stato di vita, sulla nostra vocazione. In questi momenti rimaniamo turbati e siamo colti da tanti timori.

E voi giovani, quali paure avete? Che cosa vi preoccupa più nel profondo? Una paura “di sottofondo” che esiste in molti di voi è quella di non essere amati, benvoluti, di non essere accettati per quello che siete. Oggi, sono tanti i giovani che hanno la sensazione di dover essere diversi da ciò che sono in realtà, nel tentativo di adeguarsi a standard spesso artificiosi e irraggiungibili. Fanno continui “fotoritocchi” delle proprie immagini, nascondendosi dietro a maschere e false identità, fin quasi a diventare loro stessi un “fake”. C’è in molti l’ossessione di ricevere il maggior numero possibile di “mi piace”. E da questo senso di inadeguatezza sorgono tante paure e incertezze. Altri temono di non riuscire a trovare una sicurezza affettiva e rimanere soli. In molti, davanti alla precarietà del lavoro, subentra la paura di non riuscire a trovare una soddisfacente affermazione professionale, di non veder realizzati i propri sogni. Sono timori oggi molto presenti in molti giovani, sia credenti che non credenti. E anche coloro che hanno accolto il dono della fede e cercano con serietà la propria vocazione, non sono certo esenti da timori. Alcuni pensano: forse Dio mi chiede o mi chiederà troppo; forse, percorrendo la strada indicatami da Lui, non sarò veramente felice, o non sarò all’altezza di ciò che mi chiede. Altri si domandano: se seguo la via che Dio mi indica, chi mi garantisce che riuscirò a percorrerla fino in fondo? Mi scoraggerò? Perderò entusiasmo? Sarò capace di perseverare tutta la vita?

Nei momenti in cui dubbi e paure affollano il nostro cuore, si rende necessario il discernimento. Esso ci consente di mettere ordine nella confusione dei nostri pensieri e sentimenti, per agire in modo giusto e prudente. In questo processo, il primo passo per superare le paure è quello di identificarle con chiarezza, per non ritrovarsi a perdere tempo ed energie in preda a fantasmi senza volto e senza consistenza. Per questo, vi invito tutti a guardarvi dentro e a “dare un nome” alle vostre paure. Chiedetevi: oggi, nella situazione concreta che sto vivendo, che cosa mi angoscia, che cosa temo di più? Che cosa mi blocca e mi impedisce di andare avanti? Perché non ho il coraggio di fare le scelte importanti che dovrei fare? Non abbiate timore di guardare con onestà alle vostre paure, riconoscerle per quello che sono e fare i conti con esse. La Bibbia non nega il sentimento umano della paura né i tanti motivi che possono provocarla. Abramo ha avuto paura (cfr Gen 12,10s), Giacobbe ha avuto paura (cfr Gen 31,31; 32,8), e così anche Mosè (cfr Es 2,14; 17,4), Pietro (cfr Mt 26,69ss) e gli Apostoli (cfr Mc 4,38-40; Mt 26,56). Gesù stesso, seppure a un livello incomparabile, ha provato paura e angoscia (cfr Mt 26,37; Lc 22,44).

«Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?» (Mc 4,40). Questo richiamo di Gesù ai discepoli ci fa comprendere come spesso l’ostacolo alla fede non sia l’incredulità, ma la paura. Il lavoro di discernimento, in questo senso, dopo aver identificato le nostre paure, deve aiutarci a superarle aprendoci alla vita e affrontando con serenità le sfide che essa ci presenta. Per noi cristiani, in particolare, la paura non deve mai avere l’ultima parola, ma essere l’occasione per compiere un atto di fede in Dio... e anche nella vita! Ciò significa credere alla bontà fondamentale dell’esistenza che Dio ci ha donato, confidare che Lui conduce ad un fine buono anche attraverso circostanze e vicissitudini spesso per noi misteriose. Se invece alimentiamo le paure, tenderemo a chiuderci in noi stessi, a barricarci per difenderci da tutto e da tutti, rimanendo come paralizzati. Bisogna reagire! Mai chiudersi! Nelle Sacre Scritture troviamo 365 volte l’espressione “non temere”, con tutte le sue varianti. Come dire che ogni giorno dell’anno il Signore ci vuole liberi dalla paura.

Il discernimento diventa indispensabile quando si tratta della ricerca della propria vocazione. Questa, infatti, il più delle volte non è immediatamente chiara o del tutto evidente, ma la si comprende a poco a poco. Il discernimento da fare, in questo caso, non va inteso come uno sforzo individuale di introspezione, dove lo scopo è quello di conoscere meglio i nostri meccanismi interiori per rafforzarci e raggiungere un certo equilibrio. In questo caso la persona può diventare più forte, ma rimane comunque chiusa nell’orizzonte limitato delle sue possibilità e delle sue vedute. La vocazione invece è una chiamata dall’alto e il discernimento in questo caso consiste soprattutto nell’aprirsi all’Altro che chiama. E’ necessario allora il silenzio della preghiera per ascoltare la voce di Dio che risuona nella coscienza. Egli bussa alla porta dei nostri cuori, come ha fatto con Maria, desideroso di stringere amicizia con noi attraverso la preghiera, di parlarci tramite le Sacre Scritture, di offrirci la sua misericordia nel sacramento della Riconciliazione, di farsi uno con noi nella Comunione eucaristica.

Ma è importante anche il confronto e il dialogo con gli altri, nostri fratelli e sorelle nella fede, che hanno più esperienza e ci aiutano a vedere meglio e a scegliere tra le varie opzioni. Il giovane Samuele, quando sente la voce del Signore, non la riconosce subito e per tre volte corre da Eli, l’anziano sacerdote, che alla fine gli suggerisce la risposta giusta da dare alla chiamata del Signore: «Se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”» (1 Sam 3,9). Nei vostri dubbi, sappiate che potete contare sulla Chiesa. So che ci sono bravi sacerdoti, consacrati e consacrate, fedeli laici, molti dei quali giovani a loro volta, che come fratelli e sorelle maggiori nella fede possono accompagnarvi; animati dallo Spirito Santo sapranno aiutarvi a decifrare i vostri dubbi e a leggere il disegno della vostra vocazione personale. L’“altro” non è solo la guida spirituale, ma è anche chi ci aiuta ad aprirci a tutte le infinite ricchezze dell’esistenza che Dio ci ha dato. È necessario aprire spazi nelle nostre città e comunità per crescere, per sognare, per guardare orizzonti nuovi! Mai perdere il gusto di godere dell’incontro, dell’amicizia, il gusto di sognare insieme, di camminare con gli altri. I cristiani autentici non hanno paura di aprirsi agli altri, di condividere i loro spazi vitali trasformandoli in spazi di fraternità. Non lasciate, cari giovani, che i bagliori della gioventù si spengano nel buio di una stanza chiusa in cui l’unica finestra per guardare il mondo è quella del computer e dello smartphone. Spalancate le porte della vostra vita! I vostri spazi e tempi siano abitati da persone concrete, relazioni profonde, con le quali poter condividere esperienze autentiche e reali nel vostro quotidiano.

2. Maria!

«Io ti ho chiamato per nome» (Is 43,1). Il primo motivo per non temere è proprio il fatto che Dio ci chiama per nome. L’angelo, messaggero di Dio, ha chiamato Maria per nome. Dare nomi è proprio di Dio. Nell’opera della creazione, Egli chiama all’esistenza ogni creatura col suo nome. Dietro il nome c’è un’identità, ciò che è unico in ogni cosa, in ogni persona, quell’intima essenza che solo Dio conosce fino in fondo. Questa prerogativa divina è stata poi condivisa con l’uomo, al quale Dio concesse di dare un nome agli animali, agli uccelli e anche ai propri figli (Gen 2,19-21; 4,1). Molte culture condividono questa profonda visione biblica riconoscendo nel nome la rivelazione del mistero più profondo di una vita, il significato di un’esistenza.

Quando chiama per nome una persona, Dio le rivela al tempo stesso la sua vocazione, il suo progetto di santità e di bene, attraverso il quale quella persona diventerà un dono per gli altri e che la renderà unica. E anche quando il Signore vuole allargare gli orizzonti di una vita, sceglie di dare alla persona chiamata un nuovo nome, come fa con Simone, chiamandolo “Pietro”. Da qui è venuto l’uso di assumere un nuovo nome quando si entra in un ordine religioso, ad indicare una nuova identità e una nuova missione. In quanto personale e unica, la chiamata divina richiede da noi il coraggio di svincolarci dalla pressione omologante dei luoghi comuni, perché la nostra vita sia davvero un dono originale e irrepetibile per Dio, per la Chiesa e per gli altri.

Cari giovani, l’essere chiamati per nome è dunque un segno della nostra grande dignità agli occhi di Dio, della sua predilezione per noi. E Dio chiama ciascuno di voi per nome. Voi siete il “tu” di Dio, preziosi ai suoi occhi, degni di stima e amati (cfr Is 43,4). Accogliete con gioia questo dialogo che Dio vi propone, questo appello che Egli rivolge a voi chiamandovi per nome.

3. Hai trovato grazia presso Dio

Il motivo principale per cui Maria non deve temere è perché ha trovato grazia presso Dio. La parola “grazia” ci parla di amore gratuito, non dovuto. Quanto ci incoraggia sapere che non dobbiamo meritare la vicinanza e l’aiuto di Dio presentando in anticipo un “curriculum d’eccellenza”, pieno di meriti e di successi! L’angelo dice a Maria che ha già trovato grazia presso Dio, non che la otterrà in futuro. E la stessa formulazione delle parole dell’angelo ci fa capire che la grazia divina è continuativa, non qualcosa di passeggero o momentaneo, e per questo non verrà mai meno. Anche in futuro ci sarà sempre la grazia di Dio a sostenerci, soprattutto nei momenti di prova e di buio.

La presenza continua della grazia divina ci incoraggia ad abbracciare con fiducia la nostra vocazione, che esige un impegno di fedeltà da rinnovare tutti i giorni. La strada della vocazione non è infatti priva di croci: non solo i dubbi iniziali, ma anche le frequenti tentazioni che si incontrano lungo il cammino. Il sentimento di inadeguatezza accompagna il discepolo di Cristo fino alla fine, ma egli sa di essere assistito dalla grazia di Dio.

Le parole dell’angelo discendono sulle paure umane dissolvendole con la forza della buona notizia di cui sono portatrici: la nostra vita non è pura casualità e mera lotta per la sopravvivenza, ma ciascuno di noi è una storia amata da Dio. L’aver “trovato grazia ai suoi occhi” significa che il Creatore scorge una bellezza unica nel nostro essere e ha un disegno magnifico per la nostra esistenza. Questa consapevolezza non risolve certamente tutti i problemi o non toglie le incertezze della vita, ma ha la forza di trasformarla nel profondo. L’ignoto che il domani ci riserva non è una minaccia oscura a cui bisogna sopravvivere, ma un tempo favorevole che ci è dato per vivere l’unicità della nostra vocazione personale e condividerla con i nostri fratelli e sorelle nella Chiesa e nel mondo.

4. Coraggio nel presente

Dalla certezza che la grazia di Dio è con noi proviene la forza di avere coraggio nel presente: coraggio per portare avanti quello che Dio ci chiede qui e ora, in ogni ambito della nostra vita; coraggio per abbracciare la vocazione che Dio ci mostra; coraggio per vivere la nostra fede senza nasconderla o diminuirla.

Sì, quando ci apriamo alla grazia di Dio, l’impossibile diventa realtà. «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8,31). La grazia di Dio tocca l’oggi della vostra vita, vi “afferra” così come siete, con tutti i vostri timori e limiti, ma rivela anche i meravigliosi piani di Dio! Voi giovani avete bisogno di sentire che qualcuno ha davvero fiducia in voi: sappiate che il Papa si fida di voi, che la Chiesa si fida di voi! E voi, fidatevi della Chiesa!

Alla giovane Maria fu affidato un compito importante proprio perché era giovane. Voi giovani avete forza, attraversate una fase della vita in cui non mancano certo le energie. Impiegate questa forza e queste energie per migliorare il mondo, incominciando dalle realtà a voi più vicine. Desidero che nella Chiesa vi siano affidate responsabilità importanti, che si abbia il coraggio di lasciarvi spazio; e voi, preparatevi ad assumere queste responsabilità.

Vi invito a contemplare ancora l’amore di Maria: un amore premuroso, dinamico, concreto. Un amore pieno di audacia e tutto proiettato verso il dono di sé. Una Chiesa pervasa da queste qualità mariane sarà sempre Chiesa in uscita, che va oltre i propri limiti e confini per far traboccare la grazia ricevuta. Se ci lasceremo contagiare dall’esempio di Maria, vivremo in concreto quella carità che ci spinge ad amare Dio al di sopra di tutto e di noi stessi, ad amare le persone con le quali condividiamo la vita quotidiana. E ameremo anche chi ci potrebbe sembrare di per sé poco amabile. È un amore che si fa servizio e dedizione, soprattutto verso i più deboli e i più poveri, che trasforma i nostri volti e ci riempie di gioia.

Vorrei concludere con le belle parole di San Bernardo in una sua famosa omelia sul mistero dell’Annunciazione, parole che esprimono l’attesa di tutta l’umanità per la risposta di Maria: «Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito Santo. L’angelo aspetta la risposta; […] Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi. […] Per la tua breve risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in vita. […] Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia. […] O Vergine, da’ presto la risposta» (Om. 4, 8; Opera omnia, ed. Cisterc. 4, 1966, 53-54).

Carissimi giovani, il Signore, la Chiesa, il mondo, aspettano anche la vostra risposta alla chiamata unica che ognuno ha in questa vita! Mentre si avvicina la GMG di Panamá, vi invito a prepararvi a questo nostro appuntamento con la gioia e l’entusiasmo di chi vuol essere partecipe di una grande avventura. La GMG è per i coraggiosi! Non per giovani che cercano solo la comodità e che si tirano indietro davanti alle difficoltà. Accettate la sfida?

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Carissimi amici!
Pace!

Vi scrivo per invitarvi, se non lo avete fatto ancora, a seguire le attività della riunione pre-sinodale dei giovani che si svolge qui a Roma.

Lo faccio anche, e in modo particolare, per invitarvi, tramite il link che copio sotto, a che i nostri giovani orionini di tutto il mondo, possano partecipare a questo evento che è cominciato oggi e durerà fino al 24 di marzo.

Ci sono molti modi di farlo, specialmente tramite il sito e i social network. E c’è anche la possibilità di partecipare nella propria lingua!

Qui trovate il link in lingua italiana.

Vi ringrazio per quanto fate per coinvolgere il più possibile ai nostri orionini più giovani a questo grande e speciale appuntamento chiesto per Papa Francesco.

Saluti

Don Fernando F.

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Los desamparados

 

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3