"Noi siamo i santi dell’allegria."
Don Orione

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Los desamparados

 

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Oggi venerdì 13 luglio 2018, alle ore 18, alla presenza di varie autorità civili e del reggente del Santuario Don Gaetano Ceravolo, verrà inaugurato il museo del tesoro di Santa Rosalia con pezzi restaurati di inestimabile valore.

Il giorno seguente tutta la città di Palermo ricorderà il 394° anniversario del Festino di Santa Rosalia con la partecipazione di migliaia di fedeli.
Riapre, dunque, il museo il tesoro della “santuzza” - come viene chiamata dai devoti palermitani - dopo un restauro minuzioso sotto l’occhio attento della Soprintendenza. L’esposizione, nucleo fondante del nuovo museo di santa Rosalia nel santuario di Monte Pellegrino, è curata da Maria Concetta Di Natale, Maurizio Vitella e Salvatore Mercadante, il progetto museografico è della sovrintendente Lina Bellanca e la cura dell’allestimento di Santo Cillaroto. I pezzi sono stati restaurati da Gaetano Correnti e dal maestro argentiere Benedetto Gelardi.
L'esposizione permanente del tesoro del Santuario di Santa Rosalia è una iniziativa promossa dal Comune e dalla Fondazione Sant'Elia nell’anno di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018. E’ un progetto comune che vede l’apporto dell’Arcidiocesi e del Santuario di Santa Rosalia, dell’Università - Dipartimento Culture e Società, dell’Osservatorio per le Arti decorative in Italia “Maria Accascina”, della Soprintendenza BB.CC.AA e dell’Opera Don Orione.
La collezione, costituita principalmente da preziose suppellettili liturgiche e significativi ex-voto, giunge ai nostri giorni incompleta perché dispersa nel corso dei secoli. L'originaria ricchezza del Tesoro è tuttavia nota grazie agli inventari periodicamente redatti dalla Deputazione della Venerabile Grotta e Chiesa di Santa Rosalia.
“Il tesoro è documentato da dettagliatissimi inventari conservati all’archivio Diocesano, che un nostro dottorando di ricerca ha studiato con attenzione – spiega Maria Concetta Di Natale – alcuni pezzi li conoscevamo, ed erano stati già esposti in una mostra in cattedrale, oltre vent’anni fa. Siamo tornati a cercare e nel santuario abbiamo ritrovato pezzi straordinari: la famosa galea rovinata, i vasi a pezzi, ma conservati con grande amore”. Da qui l’idea di restaurare interamente tutte le opere, quelle esposte e quelle conservate, e dar nuova vita al tesoro. Che diventa il nucleo più antico del nuovo museo dedicato alla devozione per Santa Rosalia, che da venerdì sarà disponibile alle visite.
"Un regalo della città alla città. Un atto d'amore per la Santuzza ma certamente qualcosa che va oltre, ben oltre la devozione per la Santa – dice il sindaco Leoluca Orlando -. Perché Rosalia rappresenta l'anima vera e profonda di Palermo, l'anima della carità e della solidarietà, ma anche l'anima dell'impegno per la liberazione da ogni peste materiale e morale. Questo tesoro oggi riscoperto ci ricorda e rafforza il legame di Palermo con Rosalia".

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Mercoledì, 11 Luglio 2018

Albania - Notizie da Bardhaj

Riceviamo da Don Rolando Reda, Don Dorian Mjestri e Don Giuseppe Testa notizie inerenti gli ultimi mesi dalla nostra missione orionina del Nord Albania.


Carissimi confratelli, amici e benefattori vicini e lontani,
in questi ultimi mesi abbiamo avuto qui in Albania una serie di avvenimenti e ricordi molto importanti che hanno toccato da vicino anche la vita della nostra missione. Nei giorni 5 – 9 marzo, Don Gianni Giarolo vicario provinciale e Don Maurizio Macchi consigliere hanno fatto la visita canonica prima ad Elbasan e poi dal 7 al 9 a Bardhaj. È stata la prima visita di Don Gianni in Albania. Un po’ breve come visita canonica ma molto fraterna. Tra le altre cose il giorno 7 hanno incontrato a Tirana, il nunzio apostolico mons. Charles Brown, ed hanno parlato della situazione della chiesa di Elbasan.

Il giorno 14, pochi giorni dopo, festa della primavera ci siamo incontrati tutti ad Elbasan perché il primo ministro Edi Rama è venuto fino alla chiesa san Pio X ed ha consegnato l’atto di proprietà di 5000 mq di terra al Nunzio che lo ha consegnato al vescovo mons. Giovanni Peragine il quale lo ha dato a Don Giuseppe De Guglielmo, direttore attuale della comunità.
Le parole del primo ministro “La chiesa cattolica ha subito 50 anni di persecuzioni durante la dittatura comunista e 25 anni di persecuzione dall’ inferno della nostra burocrazia. Speriamo con questo atto di mettere la parola fine a tutto questo, nessuno più minaccerà di espellervi da qui.” Era presente anche Don Felice Bruno consigliere alle missioni, venuto appositamente per partecipare a questo evento. Rimane in sospeso ancora una piccola cosa: quando fu edificato in fretta e furia, il muro di cinta nel 1997, al tempo dei disordini e sparatorie, sono stati inglobati 700 mq di più, speriamo che si possa giungere presto alla soluzione finale.
Per tutto il mese di marzo le piogge sono state intense su tutta la regione, le dighe che producono energia elettrica sono arrivate ai livelli di guardia e quindi è iniziato lo scarico forzato dai tunnel di sicurezza e tutta la zona a sud di Scutari è finita di nuovo sotto acqua. 40 giorni e 40 notti di allagamento, soprattutto nel nostro villaggio di Obot.

La domenica delle palme l’acqua era talmente alta che non siamo potuti andare a celebrare perché la gente poteva uscire di casa solo con le barche, il Sabato Santo per la benedizione dei cibi e la domenica di Pasqua per la santa Messa abbiamo raggiunto la chiesa con un grande camion militare, il livello dell’acqua era sceso un po’ e così abbiamo incontrato le persone molto stressate da questa situazione, anche per i gravi danni creati alle colture e agli allevamenti da 40 giorni di allagamento.
I pozzi d’acqua - nel villaggio non c’è l’acquedotto - sono a tuttora inservibili, inquinati da sostanze nocive trasportate dal fiume. L’intervento di sostegno del governo e delle autorità locali è stato quasi insignificante nell’emergenza ed anche ora dopo l’emergenza.
Il giorno 11 aprile l’arcivescovo di Scutari Mons. Angelo Massafra ha organizzato un incontro interreligioso con ortodossi e mussulmani su alcuni problemi che affliggono le famiglie e la società: droga, usura e giochi d’azzardo. Sono stati presenti i capi delle tre confessioni religiose, diverse autorità locali e rappresentanti della cultura della città che hanno ascoltato con attenzione le esposizioni dei tre relatori: uno mussulmano, uno ortodosso e uno cattolico. Anche i media locali hanno applaudito alla bontà della iniziativa che ha messo in evidenza alcune delle piaghe spesso nascoste di molte famiglie.
Il 15 aprile suor Teresa Alfano, delle suore Oblate della Madonna del Rosario, per il suo sostegno, che dona ormai da più di 20 anni, a molte famiglie povere di Bardhaj, ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Scutari. Un riconoscimento alle opere di carità compiute. Ha creato una rete di benefattori e amici a sostegno di ammalati, di bambini, delle famiglie più numerose e quelle nella estrema povertà. Il segno della Divina Provvidenza che sostiene i più deboli.
Il 16 Don Dorian ha radunato tutto il gruppo artistico per riprendere le prove del recital su Giovanni Paolo II. Il 21 aprile a Lezha con un gruppo di giovani abbiamo partecipato al ricordo dei 550 anni dalla morte dell’eroe nazionale Gjergj Kastrioti detto Skenderbeu, difensore della fede e della cristianità fino alla morte, davanti all’occupazione turca dei Balcani. Il 25 aprile con una solenne concelebrazione abbiamo ricordato il XXV anniversario della visita di Giovanni Paolo II in Albania, a Scutari. In quella occasione consacrò i primi 4 vescovi albanesi: Mons Frano Illia, Mons. Zef Simoni, Mons Robert Ashta e Mons. Rrok Mirdita ricostituendo ufficialmente la gerarchia in Albania, poi consacrò l’altare della cattedrale che tornava al suo stato originario. Per 25 anni era stata trasformata in palazzetto dello sport, e benedisse anche la prima pietra del santuario della Madonna del Buon Consiglio totalmente distrutto.

Il 26 abbiamo festeggiato la Madonna del Buon Consiglio sempre nell’ambito del XXV della storica visita del primo papa in Albania e i 25 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche dell’Albania con la Santa Sede. Il primo nunzio fu Mons. Ivan Diaz. La presenza del presidente della Repubblica Illir Meta prima alla celebrazione e poi al pranzo in seminario con tutti i vescovi, sacerdoti e seminaristi ha voluto sottolineare l’importanza che quella visita ha avuto nella rinascita della Chiesa e della nazione albanese dopo la dittatura comunista che l’aveva isolata da ogni organizzazione internazionale. I festeggiamenti li abbiamo conclusi il sabato 28 con i nostri giovani che hanno riproposto al teatro dell’accademia delle belle arti di Tirana il recital “Lolek” il giovane Woitila, sulla vita di Giovanni Paolo II. Ci ha invitato l’arcivescovo di Tirana Mons. George Frendo. Era presente anche il nunzio apostolico Mons. Charles John Brown e l’ambasciatore polacco in Albania e un pubblico abbastanza numeroso. Tutti sono rimasti stupiti dalla bravura degli attori e dal messaggio di grande speranza che la fede e il messaggio evangelico diffonde anche nelle situazioni più drammatiche che si possono attraversare. È stata una bellissima esperienza anche per i nostri ragazzi. Siamo tornati a casa a mezzanotte, stanchi ma molto contenti.

È iniziato poi il mese di maggio, mese dedicato alla Madonna. La devozione verso Maria è forte nella nostra gente e al mattino per tutto il mese più di 100 persone sono venute alla messa quotidiana, poi tutti a scuola o al lavoro. Il giorno 8 abbiamo festeggiato con le suore dopo la supplica di mezzogiorno alla Madonna del Rosario. Dal 10 al 13 a Oblike abbiamo celebrato un triduo di preparazione e la festa della Madonna di Fatima con la partecipazione di molte persone e la festa in onore di Maria organizzata dai giovani. Abbiamo avuto la visita sempre gradita di Don Felice, che ha partecipato a Oblike alla festa della Madonna, compreso il pellegrinaggio a piedi che abbiamo fatto con circa 80 giovani, fino al santuario della Madonna del buon Consiglio sabato 12. Ha predicato in albanese a Bardhaj domenica mattina e a Oblike domenica sera. Lunedi 14 lo abbiamo accompagnato fino ad Elbasan e nell’incontro con i confratelli ci ha aggiornato sugli ultimi avvenimenti della provincia, poi insieme abbiamo festeggiato in anticipo il Fondatore.Il 13 maggio Ascensione del Signore e ricordo delle apparizioni della Madonna a Fatima. Terminata la festa a Oblike, abbiamo iniziato il triduo di preparazione alla solennità di san Luigi Orione.
Il giorno 16 aprile c’è stata una grande partecipazione di fedeli sia nella messa del mattino presieduta da Don Dorian, sia in quella solenne del pomeriggio, alle 17.00, presieduta da Don Rolando. Avrebbe dovuto venire l’arcivescovo di Scutari Mons. Angelo Massafra, ma un attacco influenzale lo ha bloccato a letto. Gli abbiamo augurato una pronta guarigione. 400 persone, quasi tutti giovani: da Hoti i ri, da Oblike, da Obot e naturalmente da Bardhaj, hanno seguito con attenzione la celebrazione. I canti sono stati guidati dal maestro Luca Mllugja direttore del coro della cattedrale ed eseguiti dal coro di Hoti i ri. Don Rolando all’omelia ha presentato gli amori di Don Orione, gli ideali che hanno ispirato la sua vita e le sue opere: Gesù, il Papa, le anime e Maria. Subito dopo i giovani di Bardhaj hanno animato la festa. Canti, balli e poesie alternate da messaggi significativi tratti dagli scritti e fatti della vita di Don Orione hanno intrattenuto per un’ora gioiosa tutti i presenti. L’aperitivo finale è stato molto apprezzato, infatti è durato solo pochi minuti: le cose offerte erano ottime e l’appetito dei nostri giovani e bambini erano ottime. Abbiamo chiesto la protezione del nostro Santo fondatore sulle famiglie dei villaggi a noi affidati e che interceda per nuove e sante vocazioni.

Il giorno 19 maggio siamo andati con due autobus di fedeli in pellegrinaggio a Laç al Santuario di Santo Antonio tenuto dai frati minori. Qui in Albania c’è una grande devozione verso Sant’Antonio di Padova che supera tutte le differenze religiose, moltissimi mussulmani salgono sul colle a pregare e chiedere grazie al Santo e dicono che ne ricevono molte. Ogni sabato al Santuario della Madonna del buon Consiglio una folla di devoti che va e prega con fede. È uno spettacolo di devozione e di fede genuina di tantissima gente che cerca il consiglio e l’aiuto della mamma celeste.
Gli ultimi giorni del mese sono volati via tra incontri e momenti di preghiera in preparazione alle prime comunioni che 48 ragazzi di Bardhaj hanno ricevuto il 3 giugno festa del Corpus Domini, e la preparazione degli animatori per l’oratorio estivo iniziato a metà giugno alla fine della scuola. Chiediamo a tutti una preghiera e a quelli che possono un aiuto per le nostre attività estive.
Salutiamo di cuore tutti auguriamo ogni bene e benedizione dal Signore. “Fare del bene sempre, del bene a tutti del male mai a nessuno.” “Ave Maria e avanti”. (S. Luigi Orione).                                                                                      

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Dal 9 al 13 luglio un gruppo di sacerdoti e laici orionini si recheranno in Germania per un percorso di approfondimento ecumenico. Abbiamo chiesto a don Felice Bruno, consigliere provinciale per l’ecumenismo, di spiegarci il significato di questa iniziativa.

Qual è l’obiettivo di questo percorso ecumenico in Germania?
Innanzitutto è una proposta di formazione ecumenica. Anziché organizzare degli incontri o simposi, il Consiglio provinciale ha privilegiato percorsi di formazione ecumenica, a partire dalla visita a luoghi significativi. Due anni fa vi è stato i pellegrinaggio in Romania, per lo studio e la conoscenza del “polmone” orientale, in questi giorni il percorso sarà sui luoghi di Lutero, unendo visita ai luoghi e momenti di formazione.

Rientra nell’onda lunga del V centenario della Riforma?
Proprio così. Lo scorso anno vi è stato il V centenario dell’inizio della Riforma, che si fa coincidere con l'affissione delle 95 tesi sulle indulgenze alla porta della chiesa del castello di Wittenberg il 31 ottobre 1517. Non è stata certo una celebrazione di un lieto evento, si tratta pur sempre di una frattura gravissima in seno all’Una Sancta; tuttavia per la prima volta si è celebrato la commemorazione in un clima diverso. Grazie alla svolta ecumenica del Vaticano II, proseguita con convinzione dai Papi fino ad oggi, per la prima volta la commemorazione non è avvenuta in forma confessionale polemica, gli uni contro gli altri, bensì guardandosi con occhi nuovi, da fratelli, considerando quello che ci unisce che è superiore a quello che ci divide e soprattutto fissando lo sguardo su Cristo e sul Vangelo.
Vi è stata anche la visita di Papa Francesco a Lund il 31 ottobre 2016.
La visita del Papa presso la città ecumenica svedese di Lund è il segno più chiaro che il clima è cambiato, che si respira un’aria nuova. Cinquant’anni di dialoghi ufficiali cattolico-luterani con il prezioso documento comune sulla giustificazione del 1999 e la visita di Francesco a Lund sono la dimostrazione di un passaggio dalla conflittualità al dialogo verso la comunione. Come affermò il Papa a Lund “Non possiamo rassegnarci alla divisione e alla distanza che la separazione ha prodotto tra noi. Abbiamo la possibilità di riparare a un momento cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi che spesso ci hanno impedito di comprenderci gli uni gli altri”.

Pertanto quale ritiene essere l’obiettivo del percorso ecumenico?
Attraverso una visita ai luoghi della riforma, rileggere gli avvenimenti con una memoria purificata. E’ vero che la storia non si può cambiare, ma è altrettanto vero che i fatti possono essere letti in modo diverso, più oggettivo, svestendo alcune maschere propagandistiche, alcuni luoghi comuni che hanno accompagnato i nostri studi fino a pochi decenni fa e che non hanno permesso una conoscenza ed un confronto oggettivo. Ovviamente da entrambe le parti.
Questo ci aiuta a “chiamare per nome” i temi che realmente tuttora ci dividono (e ce ne sono purtroppo!), ma ci aiuta anche riconoscere tutto ciò che ci unisce, affinché diventi un’opportunità di collaborazione feconda a servizio di un mondo pieno di ferite da sanare ed una testimonianza di fronte alla grande sfida dell’indifferenza religiosa sempre più diffusa.

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Il 1° luglio ci sono state le prime Sante messe dei novelli sacerdoti Don Gabriel Ciubotariu e Don Catalin Gaspal. Don Gabriel Ciubotariu, ordinato a Roma il 3 giugno 2018 ha celebrato la prima messa nel suo paese, nella sua parrocchia. Don Catalin Gaspal, ordinato la scorsa domenica ha celebrato anche lui la prima messa nel suo paese. La comunità orionina ha partecipato numerosa ad entrambe le messe.
Il clima di gioia e di festa è stato davvero sentito, tutte le persone hanno partecipato in un clima davvero familiare e folkloristico poiché sono stati usati abiti ed accessori tipici della cultura romena.
Vi sono stati due grandi momenti di animazione guidati da gruppi folkloristici che hanno cantato e ballato danze tipiche.
L’agape fraterna è proseguita tutta la giornata.

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Domenica 1° luglio, Villa S. Biagio si è vestita a festa per ricordare i 50 anni di sacerdozio di Don Vincenzo Alesiani.
L’aria di festa già si percepiva sabato pomeriggio-sera quando, al gruppo del Rinnovamento dello Spirito, presente in casa per un ritiro pomeridiano, conclusosi con la santa messa e la cena, iniziavano ad unirsi altri arrivi da lontano, per il giubileo sacerdotale.
Domenica mattina, i tanti amici arrivati da fuori zona, oltre i fedeli affezionati alla celebrazione festiva nella chiesa di S. Biagio, assieme al suono festoso delle campane, hanno fatto corona ad un Don Vincenzo schivo ed emozionato. Hanno concelebrato la S. Messa i confratelli della sua comunità di Fano Gentili (Don Giorgio Cwiklak, Don Rosario Belli e Don Gilfredo Buglioni) ai quali si è unito Don Walter Groppello, che portava i saluti del Padre Provinciale e del Consiglio e le suore orionine di Bellocchi. Una devota celebrazione, nella quale si è più volte ringraziato il Signore, la Madonna e Don Orione per il dono del sacerdozio a Don Vincenzo.
Ha avuto seguito un buffet sotto il bel verde a fianco della chiesa.
Al pranzo si sono uniti, oltre ai confratelli, gli ospiti della casa (presenti per il corso di esercizi che inizia lunedì 2 luglio) e alcuni parenti di Don Vincenzo.
I tanti saluti arrivati, personalmente, per telefono e per bigliettini scritti, evidenziano l’affetto che circonda Don Vincenzo nella sua presenza ed attività spirituale a Villa S. Biagio.
Ringraziamo Don Giorgio, Cosmin e Demetrio per aver organizzato ed egregiamente seguito tutta la festa.

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Nel 146° anniversario dalla nascita di Don Orione, i suoi compaesani hanno ricordato come ogni anno questo gioioso evento con una Santa Messa proprio dove vi si trova il monumento a lui dedicato. A presiedere la celebrazione quest’anno è stato invitato Padre Jorge Torti, presidente della Fondazione Don Orione. Il parroco Don Ugo Dei Cas nell’introdurre la celebrazione, a nome anche dei confratelli della comunità religiosa ha ringraziato tutti della presenza perché è “presenza sincera di grazie al concittadino più importante”. Nell’omelia Padre Torti, ha condiviso tre punti sulla Parola di Dio, che si applica molto bene a San Giovanni Battista (nel giorno della solennità), a Don Orione e a tutti noi: la conoscenza di Dio su di noi, la scelta e l’apostolato.
“Gesù continua a sceglierci, continua padre Jorge, consacrandoci affinché possiamo portare più anime a Gesù, come il Battista nel Giordano, come Don Orione con la sua fede, le sue parole e le sue opere che sono molte e sparse nel mondo. Siamo stati scelti, conclude, profeti-discepoli-missionari di Gesù, inviati per annunciare con la nostra voce e con le nostre vite, amore, perdono, misericordia, pace, salute, liberazione”.

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Domenica scorsa, 24 giugno, nella cattedrale romano cattolica di Iaşi in Romania si è tenuta la grande concelebrazione per le ordinazioni di 18 novelli sacerdoti tra cui tre diaconi orionini: Cătălin Ioan Gaşpel, Andrei Lorent e Fabian Pitreţi.


A presiedere la celebrazione il vescovo di Iaşi Mons. Petru Gherghel, l'Ausiliare, Mons. Aurel Percă. Tanti i concelebranti circa 130, tra cui una ventina di sacerdoti orionini provenienti, oltre che dalle 3 comunità orionine in Romania, anche dall'Italia. Tra i concelebranti orionini anche il Superiore provinciale Don Aurelio Fusi. Folta anche la rappresentanza di chierici e di laici orionini provenienti da Milano, Palermo, Mestre e una buona presenza orionina anche delle altre due comunità di Oradea e Bucarest.


Dopo il rito di ordinazione il “gruppo orionino” si è spostato al Seminario Don Orione di Iaşi per un po' di festa e, a metà pomeriggio, tutti si sono diretti a Mircești, dove alle 18.00 Don Fabian ha presieduto la sua prima Messa nella parrocchia del suo paese natale. È stato affiancato dagli altri due neo sacerdoti e da Don Francis Lăcătuş e Don Gabriel Ciubotariu ordinati recentemente in Italia.


Domenica prossima ci saranno le altre due prime Messe: Don Cătălin presiederà la sua prima Messa a Tămăşeni mentre Don Gabriel Ciubotariu celebrerà nel suo paese natale, poi domenica 8 luglio Don Andrei celebrerà la prima Messa a Mircești.

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Ieri, nella la Sala Stampa del Vaticano, è stato presentato l’Instrumentum laboris della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, che si svolgerà dal 3  al 28 ottobre prossimo. Sono intervenuti l’Em.mo Card. Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi; S.E. Mons. Fabio Fabene, Sotto-Segretario; P. Giacomo Costa, S.I., Segretario Speciale della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi; e Don Rossano Sala, S.D.B., Segretario Speciale della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.

Il Card. Bassetti ha ricordato che "il Sinodo ha come prima finalità quella di rendere consapevole tutta la Chiesa del suo importante e per nulla facoltativo compito di accompagnare ogni giovane, nessuno escluso, verso la gioia dell’amore".

Si tratta di un documento articolato e ampio, che affronta sotto diversi aspetti la questione giovanile affinché il Sinodo  sia esso stesso un esercizio di discernimento, il cui processo si attua compiendo gli stessi passi che aiutano ogni giovane a far luce sulla propria vocazione. Papa Francesco, in Evangelii Gaudium 51, presenta il processo di discernimento con tre verbi: riconoscere, interpretare, scegliere. Per questo motivo, il testo è diviso in tre parti, ciascuna riferita a uno dei tre verbi.

Clicca QUI per leggere tutti gli interventi della Conferenza stampa.

 

 

 

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Ieri, domenica 3 giugno, a Roma presso la Parrocchia orionina Mater Dei la famiglia di San Luigi Orione si è allargata accogliendo Don Gabriel.


Qui di seguito l’omelia integrale del Vescovo Monsignor Giovanni D’Ercole.

1. È sempre edificante riascoltare il racconto che fanno gli evangelisti dell’ultima cena, Pasqua della nuova ed eterna Alleanza. Raccolti nel cenacolo per consumare il rito tradizionale ebraico, mentre Giuda si apprestava a percorrere la strada del tradimento, Gesù compie due gesti accompagnati da altrettante indicazioni pastorali assai concrete. Fermiamoci a contemplare questa scena nel giorno in cui celebriamo la festa solenne del Corpus Domini e ci apprestiamo a vivere insieme l’ordinazione presbiterale del diacono Gabriel. Nel cenacolo, quel giovedì che precedeva la sua passione, morte e risurrezione, il Signore si cinse i fianchi con un asciugatoio, lavò i piedi agli apostoli e commentò: “Se dunque io, il Signore e maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”(Gv. 13,14). Dovete! Non dice vi consiglio, ma lo ordino: così riferisce l’evangelista Giovanni tralasciando la narrazione dell’istituzione dell’Eucaristia, che invece troviamo nei sinottici, Marco, Matteo e Luca, ognuno con accentuazioni particolari.  Abbiamo ascoltato poc’anzi san Marco riferirci nel vangelo che, mentre erano a tavola e mangiavano, il Cristo prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede agli apostoli dicendo: ”Prendete! Questo è il mio corpo”.  Prendete! Anche qui si tratta di un ordine e non di un consiglio. Il verbo è preciso e senza equivoci, anzi è ordine quasi perentorio: Prendete! Ordine che risuona nei secoli stringente e senza alibi per ogni presbitero, per ciascuno di noi battezzati. Gesù non chiede agli Apostoli, e quest’oggi a te caro don Gabriel, solo di adorare, contemplare, venerare quel Pane; dice molto di più: Prendetemi, io voglio stare nelle vostre mani come dono, nella vostra bocca come pane, nel vostro cuore come sangue per irrorare della mia misericordia il mondo intero.
2. “Prendete!” Caro Gabriel, l’odierna liturgia t’invita a considerare il tuo sacerdozio in questa luce. Gesù ti ripete: Prendimi, mangia e condividi, perché voglio farmi cellula, respiro, pensiero della tua esistenza; voglio trasformarla. Voglio essere la tua vita, anzi desidero che la tua vita diventi totalmente mia perché tu possa diffondere il mio amore, amore misericordioso che vince il male e trasforma il mondo. Ogni volta che celebrerai l’Eucaristia, senti risuonare in te  l’eco di questa parola: Prendete!  Avvertirai tutto il bisogno di Dio di realizzare con gli uomini una comunione senza ostacoli, senza paure, senza secondi fini. Il sacerdote è un cuore che si assimila al cuore di Cristo per diventare con Lui una cosa sola. San Leone Magno l’esprime con una celebre formula: partecipare al corpo e al sangue di Cristo non tende ad altro che a trasformarci in quello che riceviamo.
3. “Prendete!” Caro Gabriel, grande è il dono che ti è dato, e alta la responsabilità che lo accompagna. Resta fedele a questa consegna; solo così, le persone, che la Provvidenza affiderà alle tue cure, saranno aiutate a diventare corpo vivo di Cristo. Dio non è venuto nel mondo con il semplice obiettivo di perdonare i nostri peccati. Sarebbe una visione riduttiva, sia di Dio che dell'uomo. Il suo progetto è più profondo e completo: portare il cielo nella terra, Dio nell'uomo, vita immensa in questa misera nostra vita terrena. Dio, in Gesù Cristo, è venuto a portarci se stesso. Nel suo corpo ci colma della sua stessa storia, ci assimila a lui, ci rende trasparenza della sua bontà e tenerezza. Prendete questo corpo è quindi stimolo a vivere nel mondo restando radicati in lui, imitandone la stessa cura e passione per ogni forma di vita. E’ vero: Con il suo corpo il Signore ci consegna la sua storia; con il suo sangue, ci rende partecipi della sua passione e della sua fedeltà fino all'estremo. Vuole che le vene della nostra anima siano irrorate dal flusso della vita divina capace di innestare nel cuore umano la vivacità dello Spirito.
4. “Prendete!” Caro Gabriel, mantieniti fedele a questa consegna e cammina strettamente unito a Cristo sommo Sacerdote. Consegnandoti il pane e il vino dirò tra poco: “Ricevi le offerte del popolo santo per il sacrificio eucaristico.  Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore”. Conformarti a Gesù significa spendere la vita per Lui e per i fratelli; comporta amare tutti coloro che incontrerai, soprattutto i poveri, gli scartati e le persone più bisognose.
All’invito “Prendete” fa eco la risposta che è il più generoso, il più divino dei verbi: donare. Il prete è dono, dono d’amore per tutti. Ci è modello il nostro santo Fondatore, ricordandoci che solo la carità fa vedere e rende visibile Dio perché “la carità apre gli occhi alla fede e riscalda i cuori d’amore verso Dio”. Don Orione ha fatto di questa verità la base della sua vita mistica e apostolica, un cardine della sua pedagogia della santità. Ci ha insegnato a incontrare Dio nell’uomo da aiutare mediante le opere di carità e la carità delle opere. Scrive in proposito: “Il Signore ci giudicherà secondo le opere, e secondo la carità delle opere, perché anche le opere senza la carità di Dio che le valorizzi davanti a Lui, a nulla valgono”.
Ti aiutino lui, il nostro Fondatore e i Beati della nostra famiglia religiosa; ti accompagni e vegli sempre su di te e sul tuo ministero la vergine Madre di Dio, Maria, modello di fedeltà nell’amore. Alla sua scuola scoprirai che chi ama vive già l’eternità perché s’immerge nella gioia di dire “sì” per sempre.  Amen.

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Lunedì, 04 Giugno 2018

Il Papa cita Don Orione

Sabato 2 giugno, Papa Francesco ha ricevuto in udienza, nell’Aula Paolo VI, i Membri dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (UILDM).

Il suo discorso di saluto (clicca QUI per leggere il testo completo) è stato incentrato sul tema del servizio e della vicinanza a chi soffre: il Papa ha citato, tra le figure di esempio di carità fattiva e operosa, anche Don Orione, insieme a Don Guanella e il Cottolengo.

Ecco le parole del Papa:

"La carità rappresenta la forma più eloquente di testimonianza evangelica perché, rispondendo alle necessità concrete, rivela agli uomini l’amore di Dio, provvidente e padre, sempre sollecito per ciascuno. Seguendo questo insegnamento, tanti uomini e donne cristiani, nel corso dei secoli, hanno scritto pagine stupende di amore al prossimo. Penso, tra gli altri, ai santi sacerdoti Giuseppe Cottolengo, Luigi Guanella e Luigi Orione: la loro carità ha lasciato una forte impronta nella società italiana. Anche ai nostri giorni, quante persone, impegnandosi per il prossimo, sono arrivate a riscoprire la fede, perché nel malato hanno incontrato Cristo, il Figlio di Dio. Egli chiede di essere servito nei fratelli più deboli, parla al cuore di chi si pone al loro servizio e fa sperimentare la gioia dell’amore disinteressato, amore che è fonte della vera felicità."

 

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