"Cristianesimo senza carità non sarebbe che un’indegna ipocrisia."
Don Orione

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Los desamparados

 

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

"E' la mia prima ordinazione diaconale", ha esordito Mons. Angelo de Donatis "perché anch'io sono stato consacrato vescovo da poche settimane. Sono trepidante ma pieno di gioia".
"Sono tre bravi figlioli", ha detto il superiore generale Don Flavio Peloso chiedendo al Vescovo l'ordinazione dei tre giovani. "Vengono tra tre Paesi diversi e distanti tra loro. Sono venuti a Roma per completare la loro formazione presso i luoghi degli apostoli Pietro e Paolo e del Papa, e presso i luoghi di Don Orione. Dalle informazioni assunte dai loro formatori e dalla gente che li ha conosciuti nel loro Paese e qui in Italia, attesto che ne sono degni".

Così, durante la celebrazione della Messa nella Parrocchia di Ognissanti, ieri 6 dicembre 2015, Heritiana Rasoamiaramanana (Madagascar), Raju Sovraj (India) e Polycarpe Tapsoba (Burkina Faso) sono stati ordinati Diaconi. Erano presenti oltre 50 sacerdoti, tra i quali anche molti amici provenienti dalle nazioni di appartenenza dei tre diaconi.

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Il Papa emerito Benedetto XVI "ha accettato l'invito di Papa Francesco per la cerimonia di apertura della Porta Santa" l’8 dicembre, Solennità dell’Immacolata e inizio dell’Anno Santo della Misericordia. Lo ha confermato ai giornalisti padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Papa Ratzinger non seguirà tutta la cerimonia, "sarà presente nell'Atrio della Basilica in occasione del rito di apertura".
In queste ultime settimane, Papa Francesco ha citato più volte Benedetto XVI sul tema del rapporto tra misericordia e verità. In particolare, all’inizio del Sinodo sulla famiglia ha ricordato col Papa emerito che “la Chiesa è chiamata a vivere la sua missione nella verità che non si muta secondo le mode passeggere o le opinioni dominanti. La verità che protegge l’uomo e l’umanità dalle tentazioni dell’autoreferenzialità e dal trasformare l’amore fecondo in egoismo sterile, l’unione fedele in legami temporanei”. Quindi ha citato direttamente Benedetto XVI laddove afferma nella Caritas in veritate: «Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità».
E poi, a conclusione del Sinodo, ha riproposto ancora Benedetto XVI quando ha affermato: «La misericordia è in realtà il nucleo centrale del messaggio evangelico, è il nome stesso di Dio [...] Tutto ciò che la Chiesa dice e compie, manifesta la misericordia che Dio nutre per l’uomo.

Quando la Chiesa deve richiamare una verità misconosciuta, o un bene tradito, lo fa sempre spinta dall’amore misericordioso, perché gli uomini abbiano vita e l’abbiano in abbondanza (cfr Gv 10,10)».

Annunciando il Giubileo straordinario della Misericordia lo scorso 13 marzo, Papa Francesco ha detto: «Cari fratelli e sorelle, ho pensato spesso a come la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di essere testimone della Misericordia. È un cammino che inizia con una conversione spirituale. Per questo ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio».

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La dottoressa Daniela Beltrame, direttore generale dell'Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto, ha inviato una circolare a tutti i dirigenti scolastici delle scuole statali di ogni ordine e grado del Veneto circa la compatibilità della presenza dei simboli della cultura cristiana nelle aule con il carattere laico, multiculturale e multietnico della scuola statale.

Qui di seguito il testo integrale:

Gentili Dirigenti scolastici,
nei giorni scorsi abbiamo assistito ad un confronto, non senza polemiche, sulla delicata questione delle iniziative scolastiche connesse alle festività natalizie. L’occasione non ha mancato di riaccendere il dibattito sulla presenza dei simboli cristiani all’interno delle scuole.
Il tema della compatibilità della presenza dei simboli della cultura cristiana nelle aule con il carattere laico, non confessionale, multiculturale e multietnico della scuola statale deve essere affrontato senza preconcetti.
È appena il caso di ricordare che la presenza del crocifisso e degli altri simboli della cultura cattolica e degli atti di culto (presepio, celebrazione della S. Messa, benedizioni pasquali, ecc.), non solo non è mai stata limitata da disposizioni interne all’Amministrazione scolastica, ma é anzi prevista da norme con valore di legge (art. 118 del R.D. 30 aprile 1924 n. 965, recante disposizioni sull’ordinamento interno degli istituti di istruzione media; art. 119 del R.D. 26 aprile 1928 n. 1297 e relativa tabella allegata, recante il Regolamento generale sul servizio dell’istruzione elementare) che, sebbene anteriori alla Costituzione Repubblicana, non sono mai state abrogate.
Il Ministero dell’Istruzione dell’Università e delle Ricerca, tramite la Circolare e la Direttiva del 3 ottobre 2002, aveva fornito assicurazioni in tal senso.
Il Consiglio di Stato, con parere n. 63, reso in data 27 aprile 1988, nel precisare che "la Croce, a parte il significato per i credenti, rappresenta un simbolo della civiltà e della cultura cristiana, della sua radice storica come valore universale, indipendente da specifica confessione religiosa" ha confermato che dette norme sono ancora vigenti e non sono state abrogate né dall’accordo intervenuto tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede nel 1984, di modifica del Concordato sancito dai Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929, né dalla Costituzione Repubblicana del 1948.
Sullo specifico tema si era espressa anche la sentenza della Corte di Cassazione, Sezione III, in data 13 ottobre 1998, affermando che la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche non contrasta con la libertà religiosa sancita dalla Costituzione.
Con riguardo all’evoluzione giurisprudenziale in materia, va ricordato in particolare come il Consiglio di Stato (sez.VI sent. n.556 del 13/06/2006, nel confermare la sent. del TAR Veneto n.1110/2005; conforme anche il precedente parere del Consiglio di Stato, Sez. II, n.4575 del 15/02/2006) ha riconosciuto che il crocefisso è il simbolo di una cultura cristiana nella quale il nostro Paese ha le proprie radici, e deve quindi essere distinto dal simbolo di una confessione religiosa. Coloro che non intendono avvalersi dell’ora di religione cattolica, che non è obbligatoria, possono optare per altre attività. Il crocefisso ha invece valenza storico-universalistica.
Analoga questione si pone per quanto riguarda la tradizione di allestire il Presepio e di autorizzare nella scuola o fuori dalla scuola, in orario scolastico curricolare o fuori da tale orario, atti di culto o pratiche religiose (S. Messa in particolari circostanze, benedizioni pasquali, ecc.) rivolte agli studenti che vogliano aderirvi.
Anche la Corte Europea dei diritti dell’Uomo (Grande Camera – sent.18/03/2011, n.30814, in appello alla presedente Corte Europea dei diritti dell’Uomo –sez. II – sent. 03/11/2009, n. 189) ha riconosciuto alle Autorità italiane di trattare la questione secondo l’architettura costituzionale, affermando che il crocefisso non preclude, non esclude, non offende, non contraddice la laicità dello Stato. La Corte Europea, nel caso di specie, ha ritenuto non sussistente la violazione dell’art.9 (libertà di pensiero, di coscienza e di religione) dell’art. 2 del Protocollo n.1 (Diritto all’Istruzione).
In senso conforme si è pronunciato il Tribunale di Terni, sez. lavoro, con sentenza n.122/2013 che, sulla scorta di tali principi, ha giudicato legittima la sanzione disciplinare irrogata dal Dirigente scolastico ad un’insegnante per la rimozione del crocifisso dall’aula di lezione.
Il principio di laicità dello Stato, espresso dagli artt. 2-3, 7-8, 19 e 20 Cost., risulta compatibile con la presenza dell’insegnamento religioso cattolico nella scuola pubblica, che anzi ne costituisce un elemento importante in quanto evidenzia l’attitudine laica dello Stato-comunità, che "si pone a servizio di concrete istanze della coscienza civile e religiosa dei cittadini" e riflette l’identità storica e religiosa del paese (Corte cost., sent. n. 203/1989). Tale principio, nella sua valenza garantista, comporta altresì che "in nessun caso il compimento di atti appartenenti, nella loro essenza, alla sfera della religione, possa essere l’oggetto di prescrizioni obbligatorie derivanti dall’ordinamento giuridico dello Stato" (Corte cost., sent. n. 334/1996).
Con la speranza di aver contribuito a sgomberare il campo da incertezze interpretative, auspico che le iniziative di celebrazione del Natale, in quanto profondamente radicate nell’identità delle persone, assumano un sicuro punto di riferimento culturale per la loro valenza educativa in un quadro pluralistico come quello che deve caratterizzare la scuola statale.
Nel riconoscere l’alta finalità educativa e di crescita culturale che connota la Vostra funzione all’interno delle comunità scolastiche, in occasione delle festività del Natale mi è gradito rivolgere a tutti Voi un messaggio di serenità ad accogliere e organizzare, nel rispetto dell’autonomia scolastica, le simboliche rappresentazioni del messaggio pacificatore del Natale, che tradizionalmente si declinano in allestimenti, recite, cori e eventi musicali. Sono questi i simboli della pace, della dolcezza, della fratellanza di cui è veicolo il messaggio cristiano, che caratterizzano la cultura e l’identità spirituale, sia religiosa che laica, della civiltà italiana ed europea, alla quale la scuola pubblica non può e non deve rinunciare, in coerenza con un progetto educativo che valorizzi l’apertura all’integrazione e all’accoglienza delle altre identità.

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Sabato, 05 Dicembre 2015

II Domenica di Avvento

“Preparare la via al Signore che viene” Il rettore della Basilica Santuario “Madonna della Guardia” di Tortona ci offre il commento della Liturgia che ha scelto di far ruotare attorno alla figura del Battista tutta la tematica di questa Seconda Domenica di Avvento. Giovanni è un testimone privilegiato del Messia. È colui che lo riconosce come veniente e già presente, e ci insegna come attenderlo, come prepararci alla sua venuta. La salvezza del Signore è universale, perché il suo amore non esclude nessuno. Preparare la via del Signore significa, dunque, rimuovere gli ostacoli che impediscono il suo accesso nella nostra vita.

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Venerdì, 04 Dicembre 2015

I missionari della Misericordia

Sono 800 i “Missionari della Misericordia”, nominati “esclusivamente dal Papa” e ai quali “personalmente verrà data facoltà di perdonare i peccati riservati”. Lo ha spiegato l'arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione in una conferenza nella quale è stato fatto il punto sulle celebrazioni per il Giubileo. "Nessun vescovo nella propria diocesi può nominare questi missionari né tantomeno conferire facoltà che non possiedono".

"I Missionari sono sacerdoti che provengono dalle diverse parti del mondo e sono stati indicati dai propri vescovi per svolgere questo servizio peculiare".

"A partire dal Mercoledì delle Ceneri - ha aggiunto il presule - riceveranno il mandato da parte del Santo Padre di essere predicatori della misericordia e confessori ricolmi di misericordia. Riceveranno da parte del Santo Padre la facoltà di perdonare i peccati riservati alla Sede Apostolica e saranno il segno della vicinanza e del perdono di Dio per tutti".

Fisichella ha ricordato che i peccati riservati sono cinque: il primo è la profanazione della Santa Eucaristia, il secondo è l’assoluzione del complice, il terzo l’ordinazione episcopale di un vescovo senza il mandato del Papa, il quarto la violazione del sigillo sacramentale (che consiste nel far trapelare quanto ascoltato in confessione), il quinto infine la violenza fisica contro il Pontefice.

Inoltre per tutta la durata dell'Anno Santo, tutti i sacerdoti del mondo potranno assolvere il peccato di aborto, togliendo direttamente la relativa scomunica, facoltà attualmente concessa solo ai vescovi e da questi delegata ai penitenzieri di alcune basiliche e alcuni santuari.

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L'apertura della Porta Santa da parte del Papa, che segna l’avvio del Giubileo della misericordia, martedì prossimo otto dicembre a San Pietro, verrà trasmessa in mondovisione via satellite con tecnologia ultra HD (ultra high definition). L'iniziativa è promossa dalla Segreteria per la Comunicazione.

I dettagli della copertura televisiva della cerimonia, che inizia alle 9.30, sono stati resi noti durante una conferenza stampa svoltasi oggi presso la Filmoteca Vaticana. La produzione è del Centro Televisivo Vaticano (Ctv) in collaborazione con Radio Vaticana e il contributo tecnologico di Sony, Eutelsat, Globecast e DBW Communication, «un insieme di soggetti», ha spiegato il prefetto del nuovo dicastero vaticano per la comunicazione, mons. Dario Edoardo Viganò, «che in questi anni si sono dimostrati coesi e che negli ultimi mesi hanno lavorato per questo evento». Già la cerimonia di canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, il 27 aprile del 2014, quella volta anche con la partecipazione di Sky, fu ripresa con tecnologia 4K. Ora il Ctv ha annunciato un importante intervento di rinnovamento delle apparecchiature utilizzate per le riprese dal vivo. L’OB VAN OB8 si riveste completamente di tecnologia 4K/HDR (high dynamic range) ed è equipaggiato con 8 telecamere Sony HDC-4300, un server PWS-4400 e uno switcher 4K MVS-7000X. L’apertura della porta santa sarà dunque ripreso in formato 4K Ultra HD che consente di acquisire immagini anche oltre lo spettro dell’occhio umano, restituendo una visione evoluta, coinvolgente e ancora più vicina alla realtà.

«Avremo uno shooting unico ma con una molteplicità di formati e questo permetterà da un lato una fruizione molto massiva e insieme però anche la possibilità per chi ha un televisore 4K, in Italia, di vedere in 4K questa cerimonia di apertura dell’Anno Santo», ha spiegato Vigano a Radio vaticana. «Penso però soprattutto ad alcune parti dell’Asia o del Nord America dove il 4K è una realtà di fatto già molto quotidiana». La nuova tecnologia permetterà, da un lato, di portare «nel luoghi della sofferenza il massimo grado della tecnologia: penso, ad esempio, al fatto che saremo presenti – con dei punti di visione – nel Carcere di San Vittore a Milano, all’Ospedale Gemelli e stiamo cercando di mettere a fuoco la possibilità di portare questo anche in Terra Santa», dall’altro lato, invece, «è il fatto che produciamo con tutti i formati, quindi anche chi ha l’SD, cioè lo “standard definition”, ad esempio, può tranquillamente vedere questo evento».
Presenti alla conferenza stampa, che si è svolta nella sala della filmoteca vaticana, David Bush e Benito Manlio Mari della Sony, Renato Farina, amministratore delegato di Eutelsat Italia, Alessandro Alquati, direttore generale di Globecast Italia, Stefano Rebechi, amministratore delegato di Dbw communication. «Non vogliamo un evento spettacolare, siamo rispettosi della cerimonia, ma ci sarà qualche elemento suggestivo», ha detto da parte sua il direttore tecnico del Ctv, Stefano D'Agostini, «non inseguiamo la tecnologia ma cerchiamo di domarla per metterla al servizio della potenza del messaggio evangelico».

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Quarto incontro del Corso di Formazione per volontari del Centro don Orione di Chirignago con la guida dell'Equipe Cura del volontariato.
La presenza di don Moreno Cattelan, in servizio presso la missione di L'viv in Ucraina, ha permesso di creare un “ponte” tra l'intervento del dottor Franchini del 17 novembre scorso quando aiutò a scoprire e a riflettere circa l'universalità dell'Opera don Orione per un servizio a 360° che raggiungesse chiunque avesse un bisogno e la relazione del Direttore Provinciale don Aurelio Fusi che aveva lo scopo di portare dentro al “cuore” del carisma di Don Orione.

Dopo la recita dei vespri che hanno dato inizio alla serata don Moreno ha raccontato con grandissima semplicità ed umiltà il percorso della nostra missione a L'viv, percorso non sempre facile, soprattutto agli inizi (2001) ma che progressivamente ha portato la nostra Comunità ad espandersi e ad aprirsi a largo raggio a favore dei parrocchiani, dei giovani (con la realizzazione di un oratorio… a L'viv, 700.000 abitanti c'è solo l'oratorio dei Salesiani oltre al nostro), dei ragazzi disabili (è stata aperta una comunità che ora accoglie sei giovani per i quali è partita da poco l'iniziativa del sostegno a distanza -Progetto Cafarnao-), di giovani in cammino con la presenza del monastero e di sette seminaristi… chiaro il messaggio poi tanto caro a don Orione dell'essere “ucraini con gli ucraini” e di vivere quindi la dimensione spirituale, la liturgia e quant'altro così come lo vive la chiesa greco-cattolica nella quale è inserita la nostra comunità. 

Dopo aver ringraziato la Madonna per il tanto bene che aiuta a fare la nostra Congregazione in ogni angolo del mondo è stata la volta dell'intervento di Don Aurelio.
Il percorso verso la vetta, l'apice del “cuore” del carisma, ha visto don Aurelio venire in aiuto per scoprire e approfondire davvero come il nostro Santo ha fatto sì che i doni dello Spirito ricevuti fossero “messi in gioco” per il bene della Chiesa e dell'umanità.

Don Aurelio ha dapprima fermato l'attenzione sulle FONDAMENTA sulle quali si è ben stabilizzato il Carisma fin dalle origini.
Ha preso come immagine quella del miele millefiori, che è l'insieme di un gran lavoro delle api e di più fiori, profumi, gusti.
Così è il carisma di don Orione, l'insieme “attinto” da cinque Santi italiani dei quali, in lui, si può cogliere quello che don Aurelio ha definito un “retrogusto”:
* in San Benedetto per quanto concerne la preghiera ed il servizio (Ora et Labora) ricordando i due rami contemplativi della Congregazione con i nostri eremiti (da Frate Ave Maria in poi) e le nostre Sacramentine cieche;
* in San Francesco per quanto riguarda la scelta della povertà non solo come voto ma proprio come stile di vita nella semplicità, nella condivisione, nella fraternità, nell'accoglienza, nello spirito di famiglia;
* in Santa Caterina da Siena per il grandissimo legame che aveva con il Papa (lottò aspramente per far sì che tornasse a Roma da Avignone) definito come “colui che è stato chiamato da Gesù e presiedere l'unità e la carità della Chiesa, centro unificatore di tutta la Chiesa così come lo è l'Eucarestia;
* in San Giuseppe Benedetto Cottolengo che aveva la sua struttura in Torino molto vicina a Valdocco dove don Orione studiava dai Salesiani. I disabili del Cottolengo furono i primi disabili che don Orione incontrò a 14-15 anni e da quel momento ebbe per loro sentimenti di grandissima compassione e di autentico amore;
* in San Giovanni Bosco che, nonostante quasi 60 anni di differenza di età, gli si rivelò come un amico e dal quale attinse la sua capacità di stare con i giovani, darsi ai giovani, vivere e morire per i giovani.

Don Aurelio poi si è fermato circa il CONTESTO preciso nel quale si è trovato a vivere don Orione mettendo a confronto i periodi storici diversi dei Santi a cui si ispirava.
Don Orione ha cominciato ad esercitare in un periodo molto difficile per una Chiesa che drammaticamente stava perdendo il suo popolo, che era lontana dalla società, che era imbevuta dalle teorie socialiste, soprattutto dagli scritti e dalle teorie di Marx.
Al centro c'era il lavoro prima dell'uomo, ciò che produceva l'uomo più che ciò che era.
Era un contesto che don Orione sperimentava anche in casa sua (papà Vittorio era considerato un “mangiapreti”).
Il nostro Santo entra nella storia della Chiesa e della Società affermando che da quel momento in poi sarebbe stata “La carità e solo la carità a salvare il mondo” ed apre il suo cuore a 360° perché per TUTTI nascesse e si esprimesse questa sua Congregazione.
Don Orione quindi prende su di sé i carismi di almeno cinque Santi italiani e dona a quei carismi e alla Chiesa un profumo nuovo, universale che è la nostra forza.
Non vuole specializzarsi in niente, essere “professionista” in niente ma essere a servizio di TUTTI. Il suo campo di servizio non sono i giovani o gli anziani o i disabili o le missioni ma il popolo, nella sua interezza, nella sua globalità, nella sua universalità.
Prende il popolo come soggetto centrale della vita della chiesa e della sua spiritualità.

Infine don Aurelio è arrivato al “cuore” del CARISMA partendo dal motto che don Orione fece suo usando le parole di San Paolo “Instaurare omnia in Christo” (che fu poi anche il moto del pontificato di Pio X), tradotto in “Ricapitolare, ricondurre ogni realtà a Cristo”.
Il carisma di don Orione è un carisma che non finirà mai, che non è legato ad una urgenza temporanea, che durerà fino alla fine dei tempi, fino a che esiste la Chiesa, che si rinnoverà al passo con i tempi.
Don Orione ha osato molto perché si è posto nella Chiesa chinandosi sui poveri, sugli ultimi, su TUTTI ripercorrendo le stesse dinamiche di Gesù, percorrendo il suo stesso sentiero “ricapitolando” tutti non con la cultura ma attraverso le Opere di carità, le più diverse a seconda dei tempi e dei luoghi, cambiando continuamente per andare davvero incontro alle necessità dei fratelli.
Attraverso l'Opera di carità riportare tutti a Cristo, alla Chiesa per formare e creare l'umanità dei redenti, dei salvati.
Non è partito da un esercito di collaboratori ma dai pochi che lo seguivano e desideravano aiutarlo. Come Gesù, che pur avendo molti che lo ammiravano cominciò il suo percorso con i soli 12 apostoli, così don Orione e la sua Congregazione.
Un uomo grande dal cuore senza confini, che non è uno slogan ma un programma di vita ben preciso.
“Chi entra nell'Opera e desidera servirla deve sapere fin dall'inizio che saremo sempre impari rispetto all'opera che saremo chiamati a realizzare, che la Divina provvidenza non ci farà mai mancare i suo aiuto e sostegno, ma ci sarà da sudare e faticare.”
Infine un pensiero riguardo al Papa, a colui che rappresenta Gesù Cristo e la sua Chiesa, una Chiesa che nonostante le sue fragilità bisogna amare, servire, aiutare ad esprimersi sempre perché il bene che fa sia più forte ed importante delle sue povertà.

Al termine dell'incontro la condivisione dei tanti appuntamenti di servizio delle prossime festività natalizie, ricco di appuntamenti molto attesi dai ragazzi.

Infine il bellissimo momento conviviale ha chiuso il primo ciclo di appuntamenti che riprenderà il prossimo 26 gennaio con il quinto incontro.

CHIRIGNAGO, 1 DICEMBRE 2015

Identifichiamo il “cuore” del carisma di don Orione

 

Quarto incontro del Corso di Formazione per volontari del Centro don Orione di Chirignago con la guida dell'Equipe Cura del volontariato.

La presenza di don Moreno Cattelan, in servizio presso la missione di L'viv in Ucraina, ha permesso di creare un “ponte” tra l'intervento del dottor Franchini del 17 novembre scorso quando aiutò a scoprire e a riflettere circa l'universalità dell'Opera don Orione per un servizio a 360° che raggiungesse chiunque avesse un bisogno e la relazione del Direttore Provinciale don Aurelio Fusi che aveva lo scopo di portare dentro al “cuore” del carisma di Don Orione.

 

Dopo la recita dei vespri che hanno dato inizio alla serata don Moreno ha raccontato con grandissima semplicità ed umiltà il percorso della nostra missione a L'viv, percorso non sempre facile, soprattutto agli inizi (2001) ma che progressivamente ha portato la nostra Comunità ad espandersi e ad aprirsi a largo raggio a favore dei parrocchiani, dei giovani (con la realizzazione di un oratorio… a L'viv, 700.000 abitanti c'è solo l'oratorio dei Salesiani oltre al nostro), dei ragazzi disabili (è stata aperta una comunità che ora accoglie sei giovani per i quali è partita da poco l'iniziativa del sostegno a distanza -Progetto Cafarnao-), di giovani in cammino con la presenza del monastero e di sette seminaristi… chiaro il messaggio poi tanto caro a don Orione dell'essere “ucraini con gli ucraini” e di vivere quindi la dimensione spirituale, la liturgia e quant'altro così come lo vive la chiesa greco-cattolica nella quale è inserita la nostra comunità. 

 

Dopo aver ringraziato la Madonna per il tanto bene che aiuta a fare la nostra Congregazione in ogni angolo del mondo è stata la volta dell'intervento di Don Aurelio.

Il percorso verso la vetta, l'apice del “cuore” del carisma, ha visto don Aurelio venire in aiuto per scoprire e approfondire davvero come il nostro Santo ha fatto sì che i doni dello Spirito ricevuti fossero “messi in gioco” per il bene della Chiesa e dell'umanità.

 

Don Aurelio ha dapprima fermato l'attenzione sulle FONDAMENTA sulle quali si è ben stabilizzato il Carisma fin dalle origini.

Ha preso come immagine quella del miele millefiori, che è l'insieme di un gran lavoro delle api e di più fiori, profumi, gusti.

Così è il carisma di don Orione, l'insieme “attinto” da cinque Santi italiani dei quali, in lui, si può cogliere quello che don Aurelio ha definito un “retrogusto”:

* in San Benedetto per quanto concerne la preghiera ed il servizio (Ora et Labora) ricordando i due rami contemplativi della Congregazione con i nostri eremiti (da Frate Ave Maria in poi) e le nostre Sacramentine cieche;

* in San Francesco per quanto riguarda la scelta della povertà non solo come voto ma proprio come stile di vita nella semplicità, nella condivisione, nella fraternità, nell'accoglienza, nello spirito di famiglia;

* in Santa Caterina da Siena per il grandissimo legame che aveva con il Papa (lottò aspramente per far sì che tornasse a Roma da Avignone) definito come “colui che è stato chiamato da Gesù e presiedere l'unità e la carità della Chiesa, centro unificatore di tutta la Chiesa così come lo è l'Eucarestia;

* in San Giuseppe Benedetto Cottolengo che aveva la sua struttura in Torino molto vicina a Valdocco dove don Orione studiava dai Salesiani. I disabili del Cottolengo furono i primi disabili che don Orione incontrò a 14-15 anni e da quel momento ebbe per loro sentimenti di grandissima compassione e di autentico amore;

* in San Giovanni Bosco che, nonostante quasi 60 anni di differenza di età, gli si rivelò come un amico e dal quale attinse la sua capacità di stare con i giovani, darsi ai giovani, vivere e morire per i giovani.

 

Don Aurelio poi si è fermato circa il CONTESTO preciso nel quale si è trovato a vivere don Orione mettendo a confronto i periodi storici diversi dei Santi a cui si ispirava.

Don Orione ha cominciato ad esercitare in un periodo molto difficile per una Chiesa che drammaticamente stava perdendo il suo popolo, che era lontana dalla società, che era imbevuta dalle teorie socialiste, soprattutto dagli scritti e dalle teorie di Marx.

Al centro c'era il lavoro prima dell'uomo, ciò che produceva l'uomo più che ciò che era.

Era un contesto che don Orione sperimentava anche in casa sua (papà Vittorio era considerato un “mangiapreti”).

Il nostro Santo entra nella storia della Chiesa e della Società affermando che da quel momento in poi sarebbe stata “La carità e solo la carità a salvare il mondo” ed apre il suo cuore a 360° perché per TUTTI nascesse e si esprimesse questa sua Congregazione.

Don Orione quindi prende su di sé i carismi di almeno cinque Santi italiani e dona a quei carismi e alla Chiesa un profumo nuovo, universale che è la nostra forza.

Non vuole specializzarsi in niente, essere “professionista” in niente ma essere a servizio di TUTTI. Il suo campo di servizio non sono i giovani o gli anziani o i disabili o le missioni ma il popolo, nella sua interezza, nella sua globalità, nella sua universalità.

Prende il popolo come soggetto centrale della vita della chiesa e della sua spiritualità.

 

Infine don Aurelio è arrivato al “cuore” del CARISMA partendo dal motto che don Orione fece suo usando le parole di San Paolo “Instaurare omnia in Christo” (che fu poi anche il moto del pontificato di Pio X), tradotto in “Ricapitolare, ricondurre ogni realtà a Cristo”.

Il carisma di don Orione è un carisma che non finirà mai, che non è legato ad una urgenza temporanea, che durerà fino alla fine dei tempi, fino a che esiste la Chiesa, che si rinnoverà al passo con i tempi.

Don Orione ha osato molto perché si è posto nella Chiesa chinandosi sui poveri, sugli ultimi, su TUTTI ripercorrendo le stesse dinamiche di Gesù, percorrendo il suo stesso sentiero “ricapitolando” tutti non con la cultura ma attraverso le Opere di carità, le più diverse a seconda dei tempi e dei luoghi, cambiando continuamente per andare davvero incontro alle necessità dei fratelli.

Attraverso l'Opera di carità riportare tutti a Cristo, alla Chiesa per formare e creare l'umanità dei redenti, dei salvati.

Non è partito da un esercito di collaboratori ma dai pochi che lo seguivano e desideravano aiutarlo. Come Gesù, che pur avendo molti che lo ammiravano cominciò il suo percorso con i soli 12 apostoli, così don Orione e la sua Congregazione.

Un uomo grande dal cuore senza confini, che non è uno slogan ma un programma di vita ben preciso.

“Chi entra nell'Opera e desidera servirla deve sapere fin dall'inizio che saremo sempre impari rispetto all'opera che saremo chiamati a realizzare, che la Divina provvidenza non ci farà mai mancare i suo aiuto e sostegno, ma ci sarà da sudare e faticare.”

Infine un pensiero riguardo al Papa, a colui che rappresenta Gesù Cristo e la sua Chiesa, una Chiesa che nonostante le sue fragilità bisogna amare, servire, aiutare ad esprimersi sempre perché il bene che fa sia più forte ed importante delle sue povertà.

 

Al termine dell'incontro la condivisione dei tanti appuntamenti di servizio delle prossime festività natalizie, ricco di appuntamenti molto attesi dai ragazzi.

 

Infine il bellissimo momento conviviale ha chiuso il primo ciclo di appuntamenti che riprenderà il prossimo 26 gennaio con il quinto incontro.

 

 

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Lo stupore lo si legge negli occhi. Molti entrano in sala Paolo VI tenendo il naso all’insù, come si fa ogni prima volta in un luogo finora conosciuto solo per sentito dire. Fissano prima le luci del soffitto, poi quel che trapela, da dietro il maxischermo, del grande Cristo della Resurrezione di Pericle Fazzini. Infine, si guardano intorno un po’ sperduti, quasi ad essere rassicurati dai compagni di fragilità.

Migliaia di clochard, volontari, donne e bambini ospitati nelle case famiglia del Lazio che Papa Francesco ha voluto invitare questo pomeriggio alla prima mondiale in Vaticano del film sulla sua vita, diretto da Daniele Lucchetti: Chiamatemi Francesco. Ad accogliere gli ospiti speciali è infatti l'elemosiniere, monsignor Konrad Krajewski, a cui il Papa affida la realizzazione di tutti i "doni" per i più bisognosi: "Benvenuti a casa".

"Sono curioso di vedere cosa facesse l'arcivescovo Bergoglio a Buenos Aires prima di venire a Roma", dice il sessantenne Felice, che da qualche giorno vive nel dormitorio voluto dal Papa ad ottobre proprio in via dei Penitenzieri, a due passi dal Vaticano.

"Ci hanno raccontato che anche lì aiutava i poveri, girando di notte per le strade – continua frettolosamente, prima di sparire per andare a prendere posto nelle prime file – come sta facendo dall’inizio con noi qui".

Una donna se ne sta seduta in angolo della sala Nervi con in mano il biglietto d'ingresso. "Me lo hanno dato nella mensa di poveri di piazza Santa Lucia, dove vado ogni sera da quando ho perso il lavoro". Dolores è una equadoregna arrivata dodici anni fa in Italia per fare la badante. "Invitare noi che non abbiamo certo i soldi per andare al cinema - sono le sue ultime parole prima che le luci si abbassino - è il più bel regalo che il Papa potesse farci per il Giubileo".

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Domenica, 29 Novembre 2015

A Bangui Francesco apre la porta Santa

È iniziato il Giubileo straordinario della Misericordia. È cominciato con oltre una settimana d'anticipo rispetto all'apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro. Poco fa Papa Francesco ha aperto la porta in legno e vetro della cattedrale di Bangui, in Centrafrica. Prima di spalancarla, ha spiegato parlando a braccio il significato di questo suo gesto.

«Oggi Bangui diviene la capitale spirituale del mondo - ha detto il Pontefice - L'Anno Santo della Misericordia arriva in anticipo a questa terra, una terra che soffre da diversi anni la guerra, l'odio , l'incomprensione, la mancanza di pace».

«In questa terra sofferente - ha continuato - ci sono tutti i Paesi del mondo che sono passati per la croce della guerra. Bangui diviene la capitale spirituale della preghiera per la misericordia del Padre. Tutti noi chiediamo pace, misericordia, riconciliazione, perdono, amore. Per Bangui, per tutta la Repubblica Centrafricana e per tutti i Paesi che soffrono la guerra, chiediamo la pace!».

Poi Francesco, come ha già fatto più volte durante questo viaggio in Africa, ha chiesto a tutti i fedeli di ripetere con lui questa preghiera: «Tutti insieme chiediamo amore e pace!». E l'ha pronunciata nella lingua locale: «Ndoye siriri, amore e pace!».

«E adesso - ha ripreso - con questa preghiera incominciamo l'Anno Santo qui, in questa capitale spirituale del mondo oggi». Quindi si è girato verso la porta centrale della cattedrale, e l'ha aperta, rimanendo per un istante con le braccia aperte, mentre i fedeli all'interno applaudivano e s'inginocchiavano.

Nell'omelia della messa che apre l'Avvento nel rito romano, Francesco ha detto: «Attraverso di voi, vorrei salutare anche tutti i Centrafricani, i malati, le persone anziane, i feriti dalla vita. Alcuni di loro sono forse disperati e non hanno più nemmeno la forza di agire, e aspettano solo un’elemosina, l’elemosina del pane, l’elemosina della giustizia, l’elemosina di un gesto di attenzione e di bontà. Chiediamo la grazia, l'elemosina della pace!».

Il Papa ha detto che ci si deve liberare, grazie a Gesù, «dalle concezioni della famiglia e del sangue che dividono, per costruire una Chiesa-Famiglia di Dio, aperta a tutti, che si prende cura di coloro che hanno più bisogno. Ciò suppone la prossimità ai nostri fratelli e sorelle, ciò implica uno spirito di comunione. Non è prima di tutto una questione di mezzi finanziari; basta in realtà condividere la vita del popolo di Dio».

Francesco ha ricordato che una delle esigenze essenziali della vocazione cristiana «è l’amore per i nemici, che premunisce contro la tentazione della vendetta e contro la spirale delle rappresaglie senza fine. Gesù ha tenuto ad insistere su questo aspetto particolare della testimonianza cristiana. Gli operatori di evangelizzazione devono dunque essere prima di tutto artigiani del perdono, specialisti della riconciliazione, esperti della misericordia».

«Dovunque - ha continuato il Pontefice - anche e soprattutto là dove regnano la violenza, l’odio, l’ingiustizia e la persecuzione, i cristiani sono chiamati a dare testimonianza di questo Dio che è amore». E la «testimonianza dei pagani sui cristiani della Chiesa primitiva deve rimanere presente al nostro orizzonte come un faro: "Vedete come si amano, si amano veramente"».

«Dio è più forte di tutto - ha detto ancora Papa Bergoglio - Questa convinzione dà al credente serenità, coraggio e la forza di perseverare nel bene di fronte alle peggiori avversità. Anche quando le forze del male si scatenano, i cristiani devono rispondere all’appello, a testa alta, pronti a resistere in questa battaglia in cui Dio avrà l’ultima parola. E questa parola sarà d’amore!».

Francesco ha così concluso: «A tutti quelli che usano ingiustamente le armi di questo mondo, io lancio un appello: deponete questi strumenti di morte; armatevi piuttosto della giustizia, dell’amore e della misericordia, autentiche garanzie di pace». Gli ultimi passaggi dell'omelia sono stati sottolineati da molti applausi da parte dei fedeli.

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Sabato, 28 Novembre 2015

I domenica di Avvento

Il rettore della Basilica Santuario “Madonna della Guardia” di Tortona ci offre il commento di questa domenica davanti alla statua della Vergine Maria nella Cappella della casa orionina di Montebello della Battaglia, dove si è svolto per l’intera settimana il capitolo provinciale.

Guidati dallo Spirito Santo, accogliamo dal Padre il dono di un nuovo Anno liturgico, anno del cristiano, durante il quale siamo invitati a prendere, ogni giorno di più, coscienza delle meraviglie che Dio opera tra noi, rendendo attuale, nell’oggi che ci appartiene, la Storia della Salvezza che Dio ha operato in Cristo, per mezzo dello Spirito. L’Avvento, come la primavera per la natura, colora di nuovo la vita. E’ un tempo opportuno per rileggere la nostra storia e intravedere “nuovi germogli”, sentire nostalgia di qualcosa che possa togliere pesantezza alla nostra esistenza.

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Los desamparados

 

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3