"Instaurare omnia in Christo: fare cristiano l’uomo e i popolo."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Nella domenica delle Palme, dal 1985, si celebra anche la giornata mondiale della gioventù, istituita da Papa Giovanni Paolo II.

Riportiamo il messaggio che Papa Francesco rivolge ai giovani del mondo, invitandoli a non avere paura, sull'esempio di Maria di Nazareth, a ricercare dentro di sè la vocazione, la chiamata che Dio fa a ciascuno di loro.

 

Cari giovani,

la Giornata Mondiale della Gioventù del 2018 rappresenta un passo avanti nel cammino di preparazione di quella internazionale, che avrà luogo a Panamá nel gennaio 2019. Questa nuova tappa del nostro pellegrinaggio cade nell’anno in cui è convocata l’Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. E’ una buona coincidenza. L’attenzione, la preghiera e la riflessione della Chiesa saranno rivolte a voi giovani, nel desiderio di cogliere e, soprattutto, di “accogliere” il dono prezioso che voi siete per Dio, per la Chiesa e per il mondo.

Come già sapete, abbiamo scelto di farci accompagnare in questo itinerario dall’esempio e dall’intercessione di Maria, la giovane di Nazareth che Dio ha scelto quale Madre del suo Figlio. Lei cammina con noi verso il Sinodo e verso la GMG di Panama. Se l’anno scorso ci hanno guidato le parole del suo cantico di lode – «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Lc 1,49) – insegnandoci a fare memoria del passato, quest’anno cerchiamo di ascoltare insieme a lei la voce di Dio che infonde coraggio e dona la grazia necessaria per rispondere alla sua chiamata: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30). Sono le parole rivolte dal messaggero di Dio, l’arcangelo Gabriele, a Maria, semplice ragazza di un piccolo villaggio della Galilea.

1. Non temere!

Come è comprensibile, l’improvvisa apparizione dell’angelo e il suo misterioso saluto: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28), hanno provocato un forte turbamento in Maria, sorpresa da questa prima rivelazione della sua identità e della sua vocazione, a lei ancora sconosciute. Maria, come altri personaggi delle Sacre Scritture, trema davanti al mistero della chiamata di Dio, che in un momento la pone davanti all’immensità del proprio disegno e le fa sentire tutta la sua piccolezza di umile creatura. L’angelo, leggendo nel profondo del suo cuore, le dice: «Non temere»! Dio legge anche nel nostro intimo. Egli conosce bene le sfide che dobbiamo affrontare nella vita, soprattutto quando siamo di fronte alle scelte fondamentali da cui dipende ciò che saremo e ciò che faremo in questo mondo. È il “brivido” che proviamo di fronte alle decisioni sul nostro futuro, sul nostro stato di vita, sulla nostra vocazione. In questi momenti rimaniamo turbati e siamo colti da tanti timori.

E voi giovani, quali paure avete? Che cosa vi preoccupa più nel profondo? Una paura “di sottofondo” che esiste in molti di voi è quella di non essere amati, benvoluti, di non essere accettati per quello che siete. Oggi, sono tanti i giovani che hanno la sensazione di dover essere diversi da ciò che sono in realtà, nel tentativo di adeguarsi a standard spesso artificiosi e irraggiungibili. Fanno continui “fotoritocchi” delle proprie immagini, nascondendosi dietro a maschere e false identità, fin quasi a diventare loro stessi un “fake”. C’è in molti l’ossessione di ricevere il maggior numero possibile di “mi piace”. E da questo senso di inadeguatezza sorgono tante paure e incertezze. Altri temono di non riuscire a trovare una sicurezza affettiva e rimanere soli. In molti, davanti alla precarietà del lavoro, subentra la paura di non riuscire a trovare una soddisfacente affermazione professionale, di non veder realizzati i propri sogni. Sono timori oggi molto presenti in molti giovani, sia credenti che non credenti. E anche coloro che hanno accolto il dono della fede e cercano con serietà la propria vocazione, non sono certo esenti da timori. Alcuni pensano: forse Dio mi chiede o mi chiederà troppo; forse, percorrendo la strada indicatami da Lui, non sarò veramente felice, o non sarò all’altezza di ciò che mi chiede. Altri si domandano: se seguo la via che Dio mi indica, chi mi garantisce che riuscirò a percorrerla fino in fondo? Mi scoraggerò? Perderò entusiasmo? Sarò capace di perseverare tutta la vita?

Nei momenti in cui dubbi e paure affollano il nostro cuore, si rende necessario il discernimento. Esso ci consente di mettere ordine nella confusione dei nostri pensieri e sentimenti, per agire in modo giusto e prudente. In questo processo, il primo passo per superare le paure è quello di identificarle con chiarezza, per non ritrovarsi a perdere tempo ed energie in preda a fantasmi senza volto e senza consistenza. Per questo, vi invito tutti a guardarvi dentro e a “dare un nome” alle vostre paure. Chiedetevi: oggi, nella situazione concreta che sto vivendo, che cosa mi angoscia, che cosa temo di più? Che cosa mi blocca e mi impedisce di andare avanti? Perché non ho il coraggio di fare le scelte importanti che dovrei fare? Non abbiate timore di guardare con onestà alle vostre paure, riconoscerle per quello che sono e fare i conti con esse. La Bibbia non nega il sentimento umano della paura né i tanti motivi che possono provocarla. Abramo ha avuto paura (cfr Gen 12,10s), Giacobbe ha avuto paura (cfr Gen 31,31; 32,8), e così anche Mosè (cfr Es 2,14; 17,4), Pietro (cfr Mt 26,69ss) e gli Apostoli (cfr Mc 4,38-40; Mt 26,56). Gesù stesso, seppure a un livello incomparabile, ha provato paura e angoscia (cfr Mt 26,37; Lc 22,44).

«Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?» (Mc 4,40). Questo richiamo di Gesù ai discepoli ci fa comprendere come spesso l’ostacolo alla fede non sia l’incredulità, ma la paura. Il lavoro di discernimento, in questo senso, dopo aver identificato le nostre paure, deve aiutarci a superarle aprendoci alla vita e affrontando con serenità le sfide che essa ci presenta. Per noi cristiani, in particolare, la paura non deve mai avere l’ultima parola, ma essere l’occasione per compiere un atto di fede in Dio... e anche nella vita! Ciò significa credere alla bontà fondamentale dell’esistenza che Dio ci ha donato, confidare che Lui conduce ad un fine buono anche attraverso circostanze e vicissitudini spesso per noi misteriose. Se invece alimentiamo le paure, tenderemo a chiuderci in noi stessi, a barricarci per difenderci da tutto e da tutti, rimanendo come paralizzati. Bisogna reagire! Mai chiudersi! Nelle Sacre Scritture troviamo 365 volte l’espressione “non temere”, con tutte le sue varianti. Come dire che ogni giorno dell’anno il Signore ci vuole liberi dalla paura.

Il discernimento diventa indispensabile quando si tratta della ricerca della propria vocazione. Questa, infatti, il più delle volte non è immediatamente chiara o del tutto evidente, ma la si comprende a poco a poco. Il discernimento da fare, in questo caso, non va inteso come uno sforzo individuale di introspezione, dove lo scopo è quello di conoscere meglio i nostri meccanismi interiori per rafforzarci e raggiungere un certo equilibrio. In questo caso la persona può diventare più forte, ma rimane comunque chiusa nell’orizzonte limitato delle sue possibilità e delle sue vedute. La vocazione invece è una chiamata dall’alto e il discernimento in questo caso consiste soprattutto nell’aprirsi all’Altro che chiama. E’ necessario allora il silenzio della preghiera per ascoltare la voce di Dio che risuona nella coscienza. Egli bussa alla porta dei nostri cuori, come ha fatto con Maria, desideroso di stringere amicizia con noi attraverso la preghiera, di parlarci tramite le Sacre Scritture, di offrirci la sua misericordia nel sacramento della Riconciliazione, di farsi uno con noi nella Comunione eucaristica.

Ma è importante anche il confronto e il dialogo con gli altri, nostri fratelli e sorelle nella fede, che hanno più esperienza e ci aiutano a vedere meglio e a scegliere tra le varie opzioni. Il giovane Samuele, quando sente la voce del Signore, non la riconosce subito e per tre volte corre da Eli, l’anziano sacerdote, che alla fine gli suggerisce la risposta giusta da dare alla chiamata del Signore: «Se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”» (1 Sam 3,9). Nei vostri dubbi, sappiate che potete contare sulla Chiesa. So che ci sono bravi sacerdoti, consacrati e consacrate, fedeli laici, molti dei quali giovani a loro volta, che come fratelli e sorelle maggiori nella fede possono accompagnarvi; animati dallo Spirito Santo sapranno aiutarvi a decifrare i vostri dubbi e a leggere il disegno della vostra vocazione personale. L’“altro” non è solo la guida spirituale, ma è anche chi ci aiuta ad aprirci a tutte le infinite ricchezze dell’esistenza che Dio ci ha dato. È necessario aprire spazi nelle nostre città e comunità per crescere, per sognare, per guardare orizzonti nuovi! Mai perdere il gusto di godere dell’incontro, dell’amicizia, il gusto di sognare insieme, di camminare con gli altri. I cristiani autentici non hanno paura di aprirsi agli altri, di condividere i loro spazi vitali trasformandoli in spazi di fraternità. Non lasciate, cari giovani, che i bagliori della gioventù si spengano nel buio di una stanza chiusa in cui l’unica finestra per guardare il mondo è quella del computer e dello smartphone. Spalancate le porte della vostra vita! I vostri spazi e tempi siano abitati da persone concrete, relazioni profonde, con le quali poter condividere esperienze autentiche e reali nel vostro quotidiano.

2. Maria!

«Io ti ho chiamato per nome» (Is 43,1). Il primo motivo per non temere è proprio il fatto che Dio ci chiama per nome. L’angelo, messaggero di Dio, ha chiamato Maria per nome. Dare nomi è proprio di Dio. Nell’opera della creazione, Egli chiama all’esistenza ogni creatura col suo nome. Dietro il nome c’è un’identità, ciò che è unico in ogni cosa, in ogni persona, quell’intima essenza che solo Dio conosce fino in fondo. Questa prerogativa divina è stata poi condivisa con l’uomo, al quale Dio concesse di dare un nome agli animali, agli uccelli e anche ai propri figli (Gen 2,19-21; 4,1). Molte culture condividono questa profonda visione biblica riconoscendo nel nome la rivelazione del mistero più profondo di una vita, il significato di un’esistenza.

Quando chiama per nome una persona, Dio le rivela al tempo stesso la sua vocazione, il suo progetto di santità e di bene, attraverso il quale quella persona diventerà un dono per gli altri e che la renderà unica. E anche quando il Signore vuole allargare gli orizzonti di una vita, sceglie di dare alla persona chiamata un nuovo nome, come fa con Simone, chiamandolo “Pietro”. Da qui è venuto l’uso di assumere un nuovo nome quando si entra in un ordine religioso, ad indicare una nuova identità e una nuova missione. In quanto personale e unica, la chiamata divina richiede da noi il coraggio di svincolarci dalla pressione omologante dei luoghi comuni, perché la nostra vita sia davvero un dono originale e irrepetibile per Dio, per la Chiesa e per gli altri.

Cari giovani, l’essere chiamati per nome è dunque un segno della nostra grande dignità agli occhi di Dio, della sua predilezione per noi. E Dio chiama ciascuno di voi per nome. Voi siete il “tu” di Dio, preziosi ai suoi occhi, degni di stima e amati (cfr Is 43,4). Accogliete con gioia questo dialogo che Dio vi propone, questo appello che Egli rivolge a voi chiamandovi per nome.

3. Hai trovato grazia presso Dio

Il motivo principale per cui Maria non deve temere è perché ha trovato grazia presso Dio. La parola “grazia” ci parla di amore gratuito, non dovuto. Quanto ci incoraggia sapere che non dobbiamo meritare la vicinanza e l’aiuto di Dio presentando in anticipo un “curriculum d’eccellenza”, pieno di meriti e di successi! L’angelo dice a Maria che ha già trovato grazia presso Dio, non che la otterrà in futuro. E la stessa formulazione delle parole dell’angelo ci fa capire che la grazia divina è continuativa, non qualcosa di passeggero o momentaneo, e per questo non verrà mai meno. Anche in futuro ci sarà sempre la grazia di Dio a sostenerci, soprattutto nei momenti di prova e di buio.

La presenza continua della grazia divina ci incoraggia ad abbracciare con fiducia la nostra vocazione, che esige un impegno di fedeltà da rinnovare tutti i giorni. La strada della vocazione non è infatti priva di croci: non solo i dubbi iniziali, ma anche le frequenti tentazioni che si incontrano lungo il cammino. Il sentimento di inadeguatezza accompagna il discepolo di Cristo fino alla fine, ma egli sa di essere assistito dalla grazia di Dio.

Le parole dell’angelo discendono sulle paure umane dissolvendole con la forza della buona notizia di cui sono portatrici: la nostra vita non è pura casualità e mera lotta per la sopravvivenza, ma ciascuno di noi è una storia amata da Dio. L’aver “trovato grazia ai suoi occhi” significa che il Creatore scorge una bellezza unica nel nostro essere e ha un disegno magnifico per la nostra esistenza. Questa consapevolezza non risolve certamente tutti i problemi o non toglie le incertezze della vita, ma ha la forza di trasformarla nel profondo. L’ignoto che il domani ci riserva non è una minaccia oscura a cui bisogna sopravvivere, ma un tempo favorevole che ci è dato per vivere l’unicità della nostra vocazione personale e condividerla con i nostri fratelli e sorelle nella Chiesa e nel mondo.

4. Coraggio nel presente

Dalla certezza che la grazia di Dio è con noi proviene la forza di avere coraggio nel presente: coraggio per portare avanti quello che Dio ci chiede qui e ora, in ogni ambito della nostra vita; coraggio per abbracciare la vocazione che Dio ci mostra; coraggio per vivere la nostra fede senza nasconderla o diminuirla.

Sì, quando ci apriamo alla grazia di Dio, l’impossibile diventa realtà. «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8,31). La grazia di Dio tocca l’oggi della vostra vita, vi “afferra” così come siete, con tutti i vostri timori e limiti, ma rivela anche i meravigliosi piani di Dio! Voi giovani avete bisogno di sentire che qualcuno ha davvero fiducia in voi: sappiate che il Papa si fida di voi, che la Chiesa si fida di voi! E voi, fidatevi della Chiesa!

Alla giovane Maria fu affidato un compito importante proprio perché era giovane. Voi giovani avete forza, attraversate una fase della vita in cui non mancano certo le energie. Impiegate questa forza e queste energie per migliorare il mondo, incominciando dalle realtà a voi più vicine. Desidero che nella Chiesa vi siano affidate responsabilità importanti, che si abbia il coraggio di lasciarvi spazio; e voi, preparatevi ad assumere queste responsabilità.

Vi invito a contemplare ancora l’amore di Maria: un amore premuroso, dinamico, concreto. Un amore pieno di audacia e tutto proiettato verso il dono di sé. Una Chiesa pervasa da queste qualità mariane sarà sempre Chiesa in uscita, che va oltre i propri limiti e confini per far traboccare la grazia ricevuta. Se ci lasceremo contagiare dall’esempio di Maria, vivremo in concreto quella carità che ci spinge ad amare Dio al di sopra di tutto e di noi stessi, ad amare le persone con le quali condividiamo la vita quotidiana. E ameremo anche chi ci potrebbe sembrare di per sé poco amabile. È un amore che si fa servizio e dedizione, soprattutto verso i più deboli e i più poveri, che trasforma i nostri volti e ci riempie di gioia.

Vorrei concludere con le belle parole di San Bernardo in una sua famosa omelia sul mistero dell’Annunciazione, parole che esprimono l’attesa di tutta l’umanità per la risposta di Maria: «Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito Santo. L’angelo aspetta la risposta; […] Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi. […] Per la tua breve risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in vita. […] Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia. […] O Vergine, da’ presto la risposta» (Om. 4, 8; Opera omnia, ed. Cisterc. 4, 1966, 53-54).

Carissimi giovani, il Signore, la Chiesa, il mondo, aspettano anche la vostra risposta alla chiamata unica che ognuno ha in questa vita! Mentre si avvicina la GMG di Panamá, vi invito a prepararvi a questo nostro appuntamento con la gioia e l’entusiasmo di chi vuol essere partecipe di una grande avventura. La GMG è per i coraggiosi! Non per giovani che cercano solo la comodità e che si tirano indietro davanti alle difficoltà. Accettate la sfida?

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Carissimi amici!
Pace!

Vi scrivo per invitarvi, se non lo avete fatto ancora, a seguire le attività della riunione pre-sinodale dei giovani che si svolge qui a Roma.

Lo faccio anche, e in modo particolare, per invitarvi, tramite il link che copio sotto, a che i nostri giovani orionini di tutto il mondo, possano partecipare a questo evento che è cominciato oggi e durerà fino al 24 di marzo.

Ci sono molti modi di farlo, specialmente tramite il sito e i social network. E c’è anche la possibilità di partecipare nella propria lingua!

Qui trovate il link in lingua italiana.

Vi ringrazio per quanto fate per coinvolgere il più possibile ai nostri orionini più giovani a questo grande e speciale appuntamento chiesto per Papa Francesco.

Saluti

Don Fernando F.

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Domenica 18 marzo 2018 a Roma, presso la chiesa di Ognissanti, tre giovani religiosi, il brasiliano Pedro Raimundo Batista Andrade, il romeno Flaviu Enacke e l’italiano Roberto Luciano, hanno emesso la loro Professione perpetua.

La Messa, alla quale erano presenti anche i parenti, gli amici dei tre chierici e buon numero di giovani del Movimento Giovanile Orionino, è stata presieduta dal Direttore Generale Padre Tarcisio Vieira e concelebrata dai Consiglieri Generali, dal Direttore Provinciale Don Aurelio Fusi, dai Consiglieri provinciali e da altri religiosi orionini per un totale di 44 sacerdoti e 10 diaconi.
Padre Vieira, durante l’omelia ha salutato i tre giovani, sottolineando il giorno di grande festa per loro, per i familiari e i parenti, e anche per la famiglia religiosa. «Grande gioia per noi vedere intorno a voi tante persone, religiosi, religiose e laici, che sono venuti a far festa con voi e soprattutto pregare per voi. Una particolare gioia è sapere della presenza di alcuni giovani del Movimento Giovanile Orionino».


Il Direttore generale, rivolgendosi poi ai tre giovani ha detto: «Fra poco il rito liturgico vi chiederà, prima ancora delle parole della formula della professione perpetua, una prostrazione. Il vostro distendersi con la faccia a terra, sarà un segno drammatico di umiltà, di consegna e di passione. Sarà un anticipo gestuale e simbolico della vostra intenzione di consacrarvi totalmente e definitivamente a Dio nella nostra famiglia religiosa. Quando diventa vera la preghiera: “Tu sei, oh Dio, la mia protezione, il mio rifugio, la salvezza della mia vita. Tu sei la mia forza e la mia difesa; nel tuo nome mi guidi e mi sostieni».
«Don Orione – ha ricordato Padre Tarcisio - diceva: “I santi voti!... Grande cosa e grande grazia l’essere condotti davanti a Gesù per dirgli: - Eccomi, o Gesù, sono tutto tuo, voglio essere sempre tuo, voglio seguirti dovunque tu andrai!... Ti seguirò, o Signore, nelle ore della gioia e, soprattutto, nelle ore della tribolazione, nelle ore della prova e del Calvario, perché intendo che la tua vita sia la mia vita...”».


Nel concludere l’omelia Padre Vieira si è rivolto ai tre religiosi dicendo: «La vostra forza sarà la preghiera del “pieno abbandono” che infonde il coraggio per accogliere i momenti di passione come un’opportunità di donarsi e amare fino in fondo: amare Dio con tutto il cuore, quali figli carissimi, ricercando in ogni cosa, con la sua grazia, unicamente la sua gloria; amarci a vicenda come Cristo ci ha amati; avere, nell’amore di Dio, una carità senza limite verso i più piccoli e i più abbandonati nostri fratelli».

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Mercoledì 14 marzo 2018, il premier dell'Albania, on. Edi Rama, ha consegnato ufficialmente il certificato di proprietà (5.000 m2) al vescovo dell'Amministrazione Apostolica del Sud Albania (Mons. Giovanni Peragine) dopo aver deliberato col Consiglio dei ministri l'esproprio del terreno per motivi pubblici e, in questa maniera, aver salvato l'intera proprietà (chiesa ed edifici annessi) dalla distruzione fisica stabilita dai tribunali civili nei tre livelli di giudizio.
Erano presenti alla breve cerimonia  un bel numero di fedeli e giovani della parrocchia di s. Pio x, un gruppo di fedeli delle stazioni missionarie vicine (Mollas, Gostime, Gramsh), religiose della città e della diocesi del sud Albania,  i sacerdoti orionini a cui è stata affidata la cura pastorale della parrocchia (sostenuti anche dal consigliere provinciale don Felice Bruno e dai confratelli che operano a Bardhaj), le autorità ecclesiali (il Vescovo dell'Amministrazione Apostolica del sud, mons. Giovanni Peragine, il Nunzio Apostolico, Mons. Charles Brown), le autorità civili (la sig.ra Mirela Kumbaro, ministro della cultura, il vice-sindaco della città di Elbasan e i deputati Kushi e Balla).

Il primo ministro, dopo essere stato accolto dalle autorità civili ed ecclesiali, è stato accompagnato a visitare brevemente gli ambienti della parrocchia S. Pio X. Al termine della visita ha avuto luogo la cerimonia di consegna del certificato di proprietà durante la quale il premier ha espresso la sua soddisfazione per la "fine di un calvario lungo, assurdo e doloroso per la comunità cattolica locale e per la Chiesa Cattolica in Albania la quale, dopo aver attraversato le fiamme dell'inferno della dittatura, si è imbattuta per 25 anni nelle fiamme dell'inferno dell'amministrazione.  [...]noi, purtroppo, abbiamo ereditato una situazione apocalittica per quanto concerne le proprietà delle Fedi religiose e per diversi anni ci siamo impegnati nel restituire i titoli di proprietà, legalizzando ambienti, chiese o moschee costruite e ricostruite da fedeli generosi e dalle stesse comunità. [...] C'è ancora da fare che adesso siamo più vicini alla fine che non all'inizio di questa vicenda molto contorta".

Dopo la consegna del certificato di proprietà, il vescovo titolare della diocesi ha ringraziato il premier e, alle sue parole, han fatto seguito quelle del Nunzio Apostolico in Albania, Mons. Charles John Brown il quale ha espresso, a nome di Papa Francesco e personalmente, particolare riconoscenza per il sostegno durante questa vicenda "vorrei anzitutto dire quanto è riconoscente la Chiesa Cattolica in Elbasan per quello che il primo ministro ha fatto per noi in questa vicenda. A nome di Papa Francesco, ringrazio il primo ministro per il suo intervento e il suo sostegno. Oggi è bello essere qui in Elbasan e, mentre festeggiamo il primo giorno di primavera, vi ringrazio nuovamente per tutto ciò che avete fatto".

Terminata la cerimonia, il primo ministro è andato via mentre nel cortile della chiesa i fedeli si son trattenuti salutandosi fraternamente e intrattenendosi con il vescovo, il nunzio, i sacerdoti e le religiose.

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Domenica 11 marzo 2018, a Tortona, presso la Basilica Santuario “MaDonna della Guardia” il Cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo metropolita di Genova e presidente delle conferenza episcopale ligure, ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica dando avvio al periodo dell’indulgenza plenaria che terminerà il 29 agosto festa della MaDonna della Guardia nell’Anno Santo della Carità centenario giubilare del voto che Don Orione fece per la costruzione del Santuario.

Alla concelebrazione erano presenti il vescovo diocesano Mons. Vittorio Francesco Viola, il direttore generale padre Tarcisio Vieira, il direttore provinciale Don Aurelio Fusi, il rettore della basilica Don Renzo Vanoi e un gruppo di sacerdoti dell’opera orionina. La celebrazione, animata dalla Corale “San Luigi Orione” del Santuario diretta dal M° Alberto Do, è iniziata sulla “Porta Santa” con la lettura della rievocazione del voto e del decreto della Penitenzieria Apostolica.
Con il canto dell’inno del giubileo composto dal dott. Angelo D’Acunto si è giunti in presbiterio dove Mons. Viola ha rivolto il saluto al Cardinale e sottolineato come in questo Tempio siamo “accolti dallo sguardo di Maria sulla nostra fede. Questo luogo prima di essere Tempio è stato una visione nel cuore ardente di Don Orione”. Nell’omelia il Cardinale ha indicato la ragione per questo Anno Santo, ovvero “la devozione a Don Orione e alla MaDonna, assumendo tutti umiltà e prontezza”. Ha poi posto l’accento a tre richieste: “l’obbedienza, la legge d’amore a Dio e le opere di carità che sono il prolungamento del Santuario”.
“Guardiamo in alto, ha invitato il Card. Bagnasco, senza paura di osare nella verità, nel bene e nel sacrificio”.

Al termine prima della benedizione Don Aurelio Fusi a nome dell’intera Famiglia orionina ha espresso la sua gratitudine riassumendo questa giornata “una celebrazione della santità di Dio, della Vergine Maria e di San Luigi Orione perché tutti abbiamo un grande desiderio: diventare Santi”. Numerosi saranno gli appuntamenti in questo periodo indulgenziale viviamoli con fede e carità nel nome di Don Orione.   

Clicca QUI per ascoltare l'omelia.

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Martedì, 06 Marzo 2018

Giornata Missionaria Orionina 2018

Come tutti gli anni, nel Marzo orionino vi ricordiamo un evento, ormai tradizionale per tutta la Famiglia Orionina: la Giornata Missionaria Orionina.

Vogliamo ravvivare in noi l’ardore missionario del nostro Fondatore, con la convinzione che: “la migliore carità che si può fare ad un’anima è di darle Gesù! E la più dolce consolazione che possiamo dare a Gesù è di dargli un’anima”. Cercheremo, pertanto, di vivere, con più generosità, il fine specifico per il quale il Signore, ci ha riuniti come Famiglia: "… portare alla conoscenza e all'amore di Gesù Cristo, del suo Vicario," il dolce Cristo in terra ", il romano Pontefice e della Santa Chiesa, i piccoli figli del popolo e i poveri più lontani da Dio o più abbandonati…".

La Giornata Missionaria Orionina è celebrata di solito nella domenica più vicina al 12 Marzo, nascita al cielo del nostro santo Fondatore. La data di quest’anno è Domenica 11 Marzo.

Il tema si rifà alla Giornata Missionaria Mondiale 2017 e al recente Convegno Missionario. Il messaggio che ne deriva è di prendere coscienza della chiamata ad essere missionari hic et nunc, annunziare oggi e dovunque siamo il Vangelo, con la testimonianza della nostra vita e la carità delle nostre opere.

Quest’anno in particolare vogliamo ricordare la missione di Miandravivo, inagurata il 15 ottobre 2017.La missione è a 40 Km di strada accidentata e piena di buche da Faratsiho, comprende la parrocchia principale e 24 cappelle di cui la più lontana è a 7 ore di strada a piedi. A Miandrarivo oltre alla scuola elementare e media vi è anche un dispensario, realizzato alcuni anni fa e affidato alle Suore Orionine.

Qui trovate il materiale per la giornata missionaria Orionina 2018, di seguito alcune foto della missione di Miandravivo.

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La reliquia di San Giovanni Paolo II è arrivata al Centro Don Orione di Bergamo: non si tratta di una semplice constatazione, ma il dischiudersi di un‘attesa carica di speranza.

Custodita dallo stemma, arriva a destinazione sotto gli sguardi carichi di stupore di operatori, volontari, alpini, familiari e ospiti.
Il gruppo l'ha accolta con raccoglimento, accompagnandola in chiesa, con l’umiltà del discepolo che, scortando il suo maestro, non può far altro che guardarsi i piedi.
Mentre avveniva l’insediamento nella sua dimora temporanea, la preghiera commossa dei presenti ha avvolto la reliquia di un abbraccio caldo e autentico, rammentando una cosa fondamentale: essa respira, è il frammento di un’anima grande, di un uomo che è storia nella storia.

La santa messa, celebrata il giorno successivo e presieduta da Monsignor Pelucchi, vicario diocesano, ha visto la numerosa presenza degli abitanti della casa, di fedeli e autorità del territorio.

Ora la reliquia compie il suo cammino nei reparti del Centro Don Orione, accompagnata dalla preghiera, pronta a raccogliere le intenzioni dei familiari, malati, operatori, volontari. In questo suo pellegrinare, risuona dolce come una carezza l'invito di Giovanni Paolo II: non abbiate paura, aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!



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Mercoledì, 21 Febbraio 2018

Ercolano - Settimana di servizio

Si è conclusa questa settimana l’esperienza dei novizi orionini presso il Centro Don Orione di Ercolano. L’esperienza è iniziata la scorsa settimana con una calorosa accoglienza da parte della comunità e degli ospiti stessi, gioiosi di vedere volti nuovi, e si è conclusa con i saluti dopo la santa Messa di lunedì 19 febbraio. In questi otto giorni intensi, durante la mattinata i novizi hanno condiviso le attività nei vari laboratori, entrando a contatto diretto con gli ospiti, mentre nel pomeriggio hanno vissuto dei momenti di formazione.

La verifica finale, con la condivisione delle luci e ombre, delle gioie e fatiche, ha fatto emergere la bellezza di questa esperienza forte e intensa. I giovani aspiranti hanno toccato con mano il carisma del Fondatore, vivendo a contatto con il paradosso della malattia, dove la fragilità fa trasparire la presenza di Dio, la sofferenza non priva della gioia, la persona che il mondo reputa sfortuna arricchisce chi la accoglie!

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Il centro don Orione di Bergamo ha l'onore di accogliere con gioia la reliquia di san Giovanni Polo II dal 24 febbraio al 19 marzo 2018.
Un'occasione per ripercorrere il "sentiero per la santità" che ha portato Karol Wojtyla agli onori degli altari.
Durante la sua vita terrena lo abbiamo visto, ascoltato, ammirato; ora lo preghiamo affinché dal cielo ci sia guida " per non avere paura di spalancare le porte a Cristo, perché Lui sa cosa c'è nell'uomo.

LOCANDINA 001

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Giovedì, 15 Febbraio 2018

Seregno - S. Messa dell’Ammalato

In un clima di raccoglimento, di silenzio e di consapevolezza di quanto avveniva, nel Santuario di Maria Ausiliatrice alle ore 15.00 di sabato 10 febbraio, si è celebrata la S. Messa dell'Ammalato presieduta dal Prevosto Mons. Molinari Bruno e concelebrata dai Sacerdoti del Don Orione che hanno amministrato il Sacramento dell'Unzione degli Infermi a diverse persone anziane, malate e disabili. È sempre un momento toccante quello che si vive con chi, in tanti modi, è ferito dalla vita.
Il richiamo della giornata è un invito rivolto a tutti i cristiani di portare ai malati lo sguardo di tenerezza e di compassione di Gesù che proprio dalla croce ci ha affidati a Maria che noi invochiamo come "salute dei malati" e "Madre della tenerezza".

 

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Los desamparados

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