"Volli imparare a suonare il mandolino; e mi recavo sotto le finestre delle carceri a suonare… fui trattato da matto."
Don Orione

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Los desamparados

Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Continua maratona di convegni tecnico-amministrativi della Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza: dopo la giornata dedicata a Parrocchie e Santuari e quella dedicata alle Case Religiose di Ospitalità, è ora il turno dei Tecnici ed Amministrativi, impegnati in una tre giorni dal titolo “Il Buon Amministratore”.
LA giornata è cominciata con la preghiera delle Lodi ed il saluto dell’Economo Provinciale, Don Walter Groppello, che ha sottolineato come questi 23 anni di cammino comune abbiano portato al consolidarsi di un gruppo affiatato, che lavora insieme e collabora, si confronta e cresce insieme. Ognuno, pur nella specificità del proprio ruolo ed all’interno della propria Casa è chiamato a contribuire al bene comune dell’Opera.
Come da tradizione, la prima mattinata ha avuto un taglio carismatico-formativo: per il secondo anno consecutivo il compito di guidare i convegnisti a riflettere sul senso profondo dell’appartenenza alla Congregazione è stato affidato a Don Fernando Fornerod, consigliere generale. Il tema proposto è stato “L’integrità, vera leadership di un Amministratore” toccando anche i concetti di onestà, fiducia, appartenenza, lealtà.
A seguire, i convegnisti hanno avuto l’occasione di assistere in anteprima alla presentazione di una docu-intervista a Don Aldo Viti, missionario orionino in Costa d’Avorio, energico e lucido 94enne, che ha conosciuto personalmente Don Orione e ne conserva un ricordo vivido.
Davide Gandini ha declinato in chiave pratica ed operativa il concetto del buon amministratore con il suo intervento dal titolo “Gestire in terra le cose del cielo”. La mattinata si è conclusa con la solenne concelebrazione presieduta da Don Fornerod.
Il pomeriggio ha visto i partecipanti impegnati su più fronti nelle sei sessioni parallele, proposte in tre repliche ciascuna: ognuno ha potuto partecipare a tre “mini conferenze” scegliendo il tema secondo il proprio incarico ed il proprio interesse tra quelli proposti: Risorse Umane, Sicurezza, Information Tecnology, Acquisti e Contratti, Privacy, Contabilità.
Dopo la cena, una insolita e divertente serata a sorpresa: karaoke per tutti, occasione di distensione, conoscenza, amicizia e divertimento.

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Vi presentiamo il saluto del Direttore provinciale rivolto ai partecipanti al Simposio ecumenico del 19 ottobre scorso ad Elbasan, in occasione del 25° anniversario degli orionini in Albania.

Gentili autorità civili e religiose,
Pregiatissimi fratelli di altre confessioni e religioni,
Carissimi confratelli e amici,

Mi unisco volentieri a tutti voi che partecipate al 25° anniversario della presenza orionina in Albania. Se confrontati con la storia cristiana del vostro Paese, 25 anni sono veramente poca cosa, ma, nel microcosmo della storia orionina, si tratta di un traguardo significativo, dove la carità di Don Orione si è espressa con iniziative di bene. Infatti, nei primi anni dopo la caduta del regime, i religiosi della Piccola Opera si sono distinti nell'ambito della carità con gesti in favore degli ultimi, come il fondatore ha loro insegnato. Di conseguenza, ricordare la storia orionina in Albania significa celebrare un rendimento di grazie a Dio che ha reso più bella la Congregazione e apprezzata per le sue opere. Ricordare oggi questa storia di bene “è indispensabile per tenere viva l’identità, così come per rinsaldare l’unità della famiglia religiosa” (Francesco, A tutti i Consacrati,1).

In verità gli orionini erano giunti una prima volta nel Paese delle Aquile a metà degli anni trenta, rispondendo positivamente all'invito, più volte reiterato, del Cardinale Fumasoni Biondi, Prefetto della Congregazione di "Propaganda fide". Nemmeno 10 anni dopo, nel 1943, essi dirigevano un orfanotrofio maschile di 100 alunni a Scutari, un'azienda agricola a Bushati, una scuola professionale e la chiesa di san Paolo a Durazzo, una parrocchia a Zoimeni, un incipiente Piccolo Cottolengo a Tirana e un piccolo seminario nella "casa Ceka" presso Scutari. Ben 24 religiosi lavoravano in queste comunità, guidati da Don Sante Gemelli.

Le violenze della guerra e del regime comunista, pur volendo sopprimere ogni segno di umanità e di fede, non sono riuscite nel loro intento per cui, dopo il lungo inverno, la primavera è tornata e gli orionini sono giunti a Elbasan per collaborare alla riedificazione non di case e strade, ma della coscienza e della fede, abbruttite da un regime disumano. In quel contesto difficile, sono giunti i primi missionari, armati di generosità, di fede e di una certa ingenuità, preziosa amica per superare tante difficoltà.

Alcuni religiosi "della prima ora" sono tornati in Italia, mentre altri sono giunti in un secondo momento. Solo Don Giuseppe De Guglielmo è protagonista in prima persona di questa lunga storia che egli ha vissuto per intero. Per questa ragione, la festa del 25° che ha il sapore più di un nuovo inizio che di un traguardo raggiunto, si trasforma in un ringraziamento profondo dell'intera Provincia religiosa a questo confratello che ha annunciato il Vangelo, ha promosso iniziative per i giovani, ha "combattuto la buona battaglia" (2Tim 4,7) della fedeltà in una nazione dove ha dato il meglio della propria esperienza umana, cristiana e sacerdotale.

La ricorrenza dei 25 anni è anzitutto occasione per guardare il passato con gratitudine; infatti, dopo il pronto soccorso dei primi anni, la presenza degli orionini si è consolidata con le due parrocchie di Elbasan e di Bardhaj, l'oratorio, le stazioni missionarie e le tante attività di bene verso i giovani, specie i corsi professionali. Ma la più grande opera di Dio, segno della sua benedizione, sono i tre confratelli Don Dorian, Don Pavlin e il ch. Dritan. Essi sono il segno più grande che il carisma di san Luigi Orione si è ormai radicato nei cuori degli albanesi.

La rilettura sapienziale del passato mette in risalto la fedeltà di Dio che si è manifestata come misericordia. Attraverso di essa, Egli ha reso visibile la sua onnipotenza, come dice una delle collette più antiche del Messale Romano: “O Dio che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono” (XXVI Domenica del Tempo ordinario). Per manifestarci la sua presenza, il Signore ha scelto non un’idea astratta, ma un atteggiamento reale, concreto, un sentimento profondo, naturale, fatto di tenerezza e di compassione, di indulgenza e di perdono.

La celebrazione del 25° suggerisce alcune conversioni.
"Al di sopra di tutto vi sia la carità che è il vincolo di perfezione" (Col 3,15), raccomandava l'apostolo Paolo ai Colossesi. Anche oggi, questa è la prima testimonianza, specie in una società come la nostra che si caratterizza per lo scontro, la difficile convivenza tra le culture, la sopraffazione sui più deboli, le disuguaglianze. Questa è la prima forma di fedeltà al progetto di Dio, la più necessaria, quella che garantirà il successo del futuro apostolato.

La seconda conversione consiste nel rimanere fedeli alla missione che ci è stata affidata. I nostri ministeri, le nostre opere, le nostre presenze, rispondono a quanto lo Spirito ha chiesto? Sono adeguate a perseguirne la finalità nella società e nella Chiesa di oggi? C’è qualcosa che dobbiamo cambiare? In altre parole, la ricorrenza del 25° è un interrogativo per chiederci se forse, dopo un primo periodo di eroismo, non si intravvedono già le crepe di una pastorale ripetitiva che fatica a rispondere ai bisogni del popolo. C’è tanto bisogno di sacerdoti, religiosi, operatori pastorali che sappiano portare in ogni ambiente, anche il più lontano, il profumo della carità di Cristo e la misericordia di Dio a tutti, indistintamente. Così raccomandava Papa Francesco ai PP. Capitolari della Congregazione orionina.

Infine, la terza conversione, consiste nel guardare al futuro con iniziative concrete che aprano il cuore all'ottimismo. Non a caso, la ricorrenza che stiamo celebrando, si inserisce nel progetto pastorale provinciale dal tema: "Guardiamo il futuro con concretezza ed ottimismo: le 14 opere di misericordia". Credo che sia giunto il momento di attuare in modo nuovo le parole di Don Orione: "cercare e medicare le piaghe del popolo, curarne le infermità, andargli incontro nel morale e nel materiale: in questo modo la vostra azione sarà non solamente efficace, ma profondamente cristiana e salvatrice" (Scritti 61,114). In altre parole siamo chiamati a lenire le ferite della solitudine, della discordia, della vendetta... “con l’olio della consolazione, a fasciarle con la misericordia e a curarle con la solidarietà e l’attenzione dovuta. Non cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza (Francesco, Misericordiae Vultus,15). Quante persone vivono al nostro fianco bisognose di essere accolte, medicate, ascoltate e custodite. Non è giunto, quindi, il tempo di pensare a qualche segno di facile realizzazione che vada in questo senso?

Carissimi, mentre auguro ai miei confratelli e a tutti voi di festeggiare fra venticinque anni, con lo stesso entusiasmo odierno, il 50° della presenza orionina in Albania, chiedo per tutti al Signore "il coraggio del bene" e la perseveranza nell'attuarlo.

Don Aurelio Fusi

(Direttore Provinciale)

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Erano 80 i ragazzi che sabato 14 ottobre hanno ricevuto il sacramento della Cresima nella Parrocchia orionina di San Benedetto in Milano.
A conferire il sacramento è stato il nuovo Arcivescovo Mons. Mario Delpini, che ha voluto confermare un appuntamento preso da lungo tempo, quando ancora non aveva ricevuto la nomina a Pastore della Diocesi. Il parroco Don Luigino Brolese e il suo vicario Don Alessandro Digangi hanno concelebrato il rito solenne e sobrio allo stesso tempo.
Pur atteso da un altro pressante impegno, l’Arcivescovo non si è sottratto all’invito di compiere un breve passaggio al Piccolo Cottolengo, dove ad attenderlo vi era un bel gruppo di ospiti, parenti, operatori, volontari e, naturalmente, i religiosi e le suore della Casa.
Mons. Delpini ha salutato personalmente tutti i presenti con affabilità. Prima di lasciare l’Istituto gli è stato consegnato un fascicoletto, preparato per l’occasione, dal titolo “I Vescovi di Milano e il Piccolo Cottolengo”, nel quale sono raccolte narrazioni e immagini relative alle visite dei Pastori della città alla nostra Opera di carità.

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Oggi, 18 ottobre, ricordiamo i 25 anni della riapertura della missione in Albania. Il 5 ottobre 1980 il Papa Giovanni Paolo II visitò Otranto e parlando dei martiri di ieri e di oggi, da lì con sguardo profetico disse: “E così nell’odierna circostanza non posso non volgere il mio sguardo, oltre il mare, alla non distante eroica Chiesa in Albania, sconvolta da dura e prolungata persecuzione ma arricchita dalla testimonianza dei suoi martiri: Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e semplici fedeli.”  Invitando a stare pronti per ritornare ad annunciare il vangelo in quella regione. Nella nuova costituzione approvata nel 1967 il dittatore Enver Oxha, aveva dichiarato l’Albania stato ateo e inasprito la persecuzione contro la chiesa cattolica, le sue istituzioni e le sue proprietà che furono requisite dallo stato. Molte chiese distrutte, altre trasformate, fu proibita qualsiasi manifestazione di fede pubblica e privata. Il Vaticano dichiarato nemico dello stato. Una delle frequenti accuse contro i sacerdoti, i vescovi o laici, per arrestarli era: spie del vaticano.
Il 21 febbraio del 1991 dopo quasi 50 anni di regime ed isolamento dal mondo, la gente abbatté la grande statua del dittatore nella piazza centrale di Tirana e quel fatto segnò la fine del regime comunista. Dopo alcune visite fatte nella primavera del 1992, da Don Giovanni d’Onorio De Meo, superiore della provincia ss. Apostoli il 18 ottobre di quell’anno don Giuseppe De Guglielmo fu il primo orionino che tornò in Albania ad Elbasan perché quella fu la città dove ci indirizzò l’allora nunzio apostolico mons. Ivan Diaz. Parliamo di ritorno perché i primi confratelli in Albania li inviò Don Orione stesso nel 1936. Furono mandati per assistere i numerosi lavoratori italiani che in quel tempo operavano in Albania, ma poi allargarono il loro apostolato prendendo la cura pastorale di varie parrocchie, dell’orfanotrofio di Scutari, aprendo un piccolo seminario e anche una colonia agricola. Terminata la seconda guerra mondiale il partito comunista prese il potere eliminando tutti gli avversari e come prima decisione espulse tutti i missionari cattolici. L’ultimo orionino a lasciare l’Albania fu don Sante Gemelli nel 1946. Dopo i primi anni molto difficili a causa della instabilità politica e sociale e della estrema povertà: rivoluzioni, guerra del Kossovo, clandestini che scappavano, migrazioni interne ed esterne, bande criminali, ci si sta avviando verso una normalizzazione di vita ed anche il lavoro pastorale è più tranquillo. Il 21 giugno del 1998 fu aperta la seconda comunità orionina a Shiroka, villaggio nei dintorni di Scutari, poi nel 2014 è stato realizzato il centro Don Orione a Bardhaj. Nel 2005 abbiamo avuto il primo sacerdote albanese Don Dorian Mjestri di Elbasan ed ora a conclusione di questo 25° ci sarà l’ordinazione del secondo Don Pavlin Preka, di Bardhaj, una gioia per la parrocchia, per la congregazione e per la chiesa.

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Mercoledì 16 ottobre è stato ricordato il 16° anniversario dell'arrivo a L'viv dei primi tre orionini: Don Egidio, Don Felice e Don Joiko.
Persone, fatti, volti, avvenimenti, incontri, costruzioni, bambini, anziani, giovani, disabili, poveri, seminaristi... tutto un mondo che in questi anni si è avvicinato alla nostra opera pastorale e assistenziale per vedere, chiedere, sentire, sperimentare.
Tutto quello che è stato realizzato è stato fatto in nome della Divina Provvidenza.
Tanto resta ancora da fare, da completare, da donare...
Grazie a chi c'era, c'è oggi e ci sarà domani.
Grazie a quanti sostengono con la preghiera, l'amicizia, la solidarietà.
Grazie a quanti hanno accolto il primo invito e con un vero atto di fede hanno risposto positivamente alle proposte.
Grazie alla Divina Provvidenza che ogni giorno ci tiene per mano e guida i nostri passi.
Guardiamo avanti.
Ave Maria e avanti.

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Mercoledì, 18 Ottobre 2017

Tortona - Apertura anno pastorale

A Tortona domenica 15 ottobre si è dato inizio all’Anno Pastorale parrocchiale della nascente Parrocchia “San Bernardino”, ovvero il cambio della sede parrocchiale dalla chiesa di San Michele alla Cripta del santuario. La celebrazione eucaristica è stata presieduta dal parroco Don Renzo Vanoi insieme al suo vicario e responsabile dell’oratorio Don Sergiu Ursache. Al termine, i numerosi bambini e genitori, insieme dagli animatori hanno proseguito la giornata di festa presso l’oratorio per essere sempre più, come ci indica e chiede il nostro vescovo, “comunità”.
Alle ore 10 nelle note del canto del coro “San Luigi” composto dai ragazzi dell’oratorio è iniziata solennemente la Santa Messa di apertura dell’Anno Pastorale 2017-18. In questa celebrazione erano presenti numerosi bambini del catechismo con i loro genitori, animatori ed educatori, catechisti ed operatori pastorali che in qualche modo ricoprono un ruolo o meglio un aiuto nella comunità. A loro dopo l’omelia è stato dato il “mandato” ovvero la benedizione per l’inizio delle diverse attività. Il parroco Don Renzo Vanoi nell’omelia dopo aver motivato la scelta del cambio della sede parrocchiale da San Michele alla Cripta del Santuario, denominando la Parrocchia sotto il titolo di “San Bernardino”, ha sottolineato alcuni concetti e indicazioni che la comunità tutta è chiamata in prima persona, ognuno nel suo ruolo, di bambino, ragazzo, genitore, educatore per compiere bene questo cammino: “dobbiamo comprendere quanto la messa domenicale sia un momento celebrativo fondamentale in particolare per i bambini con i loro genitori che frequentano la catechesi. Abbiamo bisogno dell’incontro con il Signore, di nutrirsi del suo corpo per essere dei cristiani autentici”. Ha concluso poi con un augurio a tutti in particolare ai formatori nei vari ambiti: “Il Signore ci conceda di essere sempre concordi tra noi, aiutandoci a vicenda perché ci sia davvero una vera comprensione. Ci conduca per mano in questa avventura”. Tutti insieme poi in oratorio, guidati dal chierico Riccardo i ragazzi hanno offerto uno spettacolo ai numerosi bambini e ragazzi che insieme ai genitori hanno condiviso successivamente un momento di fraternità proseguendo poi nello ‘stare insieme’, elemento fondamentale della comunità.

Clicca QUI per ascoltare l'omelia.

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Mercoledì, 11 Ottobre 2017

MLO - Qualcosa da ricordare

In ogni Nazione di presenza orionina, Religiosi, Suore e Laici orionini hanno costituito dei Coordinamenti del MLO, una struttura stabile di comunione. Alcune Linee operative del Coordinamento del MLO sono di riferimento per un cammino unitario. Favorire il 'collegamento' e la 'formazione al carisma' delle tante e diverse realtà di laici orionini sono i due servizi specifici offerti dal Coordinamento del MLO.
Il coinvolgimento dei laici nello spirito e nella vita di Don Orione e della sua Piccola Opera della Divina Provvidenza, oggi divenuto Movimento Laicale Orionino, ha radici storiche sicure e risponde ad una precisa sensibilità e volontà del Fondatore.
Il cammino del Movimento Laicale Orionino, come attualmente inteso, e cioè unitario, diversificato ma coordinato, organizzato, soggetto autonomo identificato dal carisma di Don Orione, in comunione con tutta la Piccola Opera della Divina Provvidenza, ha una storia recente.
L’inizio è chiaramente riconoscibile nella Mozione 11 del Capitolo generale dei Figli della Divina Provvidenza (1992) e delle Piccole Suore Missionarie della Carità (1993): “Per promuovere tra tutti i Confratelli e nei diversi settori delle attività della Congregazione, l’attuazione delle direttive della Chiesa circa la vocazione e il ruolo dei laici (Cfr. Apostolicam actuositatem, Christifide¬les laici ed altri) si chiede che il Governo coordini la progettazione delle iniziative atte a raggiungere gli obiettivi di promozione della vocazione e del ruolo dei laici”.
Dopo due anni dedicati alla conoscenza della situazione e allo studio della realtà laicale che vive nell’orbita di Don Orione nelle diverse nazioni, il Superiore generale indirizzò a tutti i Figli della Divina Provvidenza un “Lettera programmatica” (18.12.1995) per avviare il Movimento Laicale Orionino; ad essa fece subito seguito quella analoga della Superiora generale (23.12.1995) che impegnava anche le Piccole Suore Missionarie della Carità nel medesimo cammino.
Con un coinvolgimento corale di religiosi, religiose e laici si misero in moto i coordinamenti locali, provinciali e centrale. A Rocca di Papa (9-12 ottobre 1997), si realizzò il primo congresso internazionale del MLO che diede dinamismo e creatività al Movimento. Tale evento, confortato da un particolare Messaggio del Papa, può essere considerato l’atto di nascita ufficiale del Movimento. L´11º Capitolo Generale dei Figli della Divina Provvidenza (1998) ha dato un ulteriore impulso alla crescita del MLO.


Pubblichiamo QUI un documento che ricorda le varie tappe del Movimento.

 

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Domenica 8 ottobre, nella Chiesa dei “Santi Pietro e Paolo” in Copparo, ha fatto il suo solenne ingresso l’arciprete Don Daniele Panzeri, sacerdote dell’Opera Don Orione. Erano presenti il direttore provinciale Don Aurelio Fusi, l’economo Don Walter Groppello, i sacerdoti della comunità e i cari amici Don Renzo Vanoi rettore del Santuario di Tortona e Don Paolo Clerici della comunità di Roma Monte Mario, incaricato della casa di Monte Verde e del Gruppo Studi Orionini. Seduti in prima fila i genitori di Don Daniele, i parenti e tanti amici provenienti dal suo paese natale Broncio, da Marghera, Tortona, Roma; non ultimi per importanza tanti parrocchiani che hanno voluto accogliere il nuovo pastore. La liturgia è stata animata dalla corale parrocchiale.
“Narrerò tutte le tue meraviglie Signore”; è la frase che Don Daniele ha scelto per il suo stemma arcipretale nel quale è raffigurato tutto il suo sacerdozio che si protrae nell’azione pastorale che vuole essere quella, come ha detto a conclusione dell’omelia, di “guidare, custodire e far progredire la Chiesa di Dio in Copparo”.
Sul sagrato della parrocchia il primo cittadino a nome di tutti ha rivolto il saluto di benvenuto a Don Daniele nel quale ha sottolineato quanto sia importante la collaborazione tra la Chiesa e la parte civile del paese, quanto sia fondamentale la formazione dei giovani. Insieme hanno poi compiuto il gesto di “aprire le porte della Chiesa”, un gesto che è subito “risposta pratica” di Don Daniele all’invito del sindaco, ovvero quella di camminare insieme per costruire il bene comune. Dopo i riti esplicativi introdotti dal vicario foraneo Don Giovanni Pisa, Don Daniele ha preso possesso della sede presiedendo la solenne celebrazione eucaristica.

Clicca QUI per leggere l'articolo completo e ascoltare l'omelia.

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Alcuni anni fa, durante un discorso alla Stratford University, Steve Jobs invitava gli studenti ad essere “pazzi”. Circa 50 anni prima, San Luigi Orione proprio durante le celebrazioni in onore della “Madonna della Guardia”, pregava ed invitava i suoi figli a farsi “pazzi della carità”. Da quel momento tanti anni sono passati, ma non deve passare l’invito di Don Orione, un invito che diventa meno faticoso solo se “la pazzia” viene alimentata dallo stare insieme, ovvero da quello che Don Orione chiama Spirito di Famiglia.
Nel calendario orionino non esiste appuntamento più indicato per assaporare lo Spirito di Famiglia che la Giornata di Celebrazioni in onore della Madonna della Guardia, e proprio per sentirsi parte di un’unica famiglia l’equipe di gestione del PCDO di Seregno si è recata a Tortona per vivere insieme questa ricorrenza.
La giornata è stata sicuramente molto impegnativa, ma ha davvero contribuito a trasmetterci quella voglia di pazzia che auspicava Don Orione. Per tutta l’equipe di gestione uno dei momenti di maggiore aggregazione è stato sicuramente il pranzo di famiglia durante il quale quel clima di amicizia e fraternità si è proprio respirato; nel pomeriggio la partecipazione alla S. Messa celebrata dal Padre Provinciale Don Aurelio Fusi ha fatto si che si entrasse maggiormente in contatto con il carisma orionino e con il “mistero” di cui tutti facciamo parte.
Lo scorso 29 agosto è stato sicuramente una ricorrenza importante ed una data da ricordare perché è stato, come ha ricordato don Aurelio durante la sua omelia, la soddisfazione di un bisogno di condivisione.

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Domenica, 01 Ottobre 2017

Va' a lavorare nella mia vigna

Ancora una volta Gesù, nel Vangelo di oggi, utilizza l'immagine della vigna. Il padrone chiede ai figli di andare a lavorare nella  sua vigna. Gesù racconta questa parabola ai capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, le figure che a quel tempo rappresentano il potere cultuale e politico-culturale. Gesù a loro, come a noi, chiede "Che te ne pare?". Il primo figlio non ha la testa per andare a lavorare, ma poi si pente e ci va; il secondo dice subito di sì, poi non ci va. Chi dei due ha fatto la volontà del Padre? Andare nella vigna del Signore è fare la sua volontà: ci sono solo queste due vie per ogni cristiano ed oggi la Parola ci chiede di guardarci dentro e vedere dentro di noi i due figli della parabola. A volte diciamo di no e poi facciamo, altre volte diciamo e non facciamo nulla. Al termine, Gesù esce dalla parabola e aggiunge una chiave di lettura importante per la vita spirituale di ciascuno: i pubblicani e le prostitute si sono pentiti e hanno accolto l'annuncio del Battista. Pentirsi è parte di un cammino, è riconoscersi poveri: non è un atteggiamento pessimista, perché la misericordia di Dio è più grande, pentirsi è la consapevolezza della propria piccolezza che ci fa andare oltre noi stessi, è sapere che nella nostra vita siamo come i due fratelli della parabola, ma che, nell'amore di Dio, possiamo pentirci e ricominciare a lavorare nella sua vigna.

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Los desamparados

Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3