"La Provvidenza del Signore è tutta rivolta verso quelli che sono generosi."
Don Orione

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Lunedì, 24 Settembre 2018

Roma - Ricordo di Don Giuseppe Sorani

Sono passati pochi giorni da quando Don Giuseppe Sorani è andato incontro al Dio che ha pregato per tutta la sua vita, prima chiamandolo Adonai e poi Gesù.

Sono due i ricordi che riportiamo, che testimoniano la grande eredità che don Sorani ha lasciato, un'eredità viva e attuale. La prima testimonianza è lo scritto letto durante le esequie da un rappresentante del Segretariato Attività Ecumeniche di Roma, di cui il sacerdote orionino è stato membro per molti anni. In poche righe delinea la spiritualità e la vita di questo nostro sacerdote. In allegato all'articolo si può leggere questo commovente saluto.

La seconda testimonianza ce la lascia lo stesso don Sorani, il quale, mentre con una profonda serenità si avvicinava all'incontro con Dio, lasciava le ultime indicazioni ai suoi confratelli: aveva chiesto che prima delle esequie fosse recitata la preghiera ebraica del KADDISH.

Il Kaddish, o Qaddish e Qadish (in aramaico קדיש, lett. Santificazione), è una delle più antiche preghiere ebraiche recitata soltanto alla presenza di un Minian composto da dieci maschi ebrei che abbiano compiuto la maggiore età religiosa dei 13 anni, età a partire dalla quale ogni ebreo ha il dovere di osservare i precetti della Torah.  Il tema centrale del Kaddish è l'esaltazione, magnificazione e  santificazione del nome di Dio.
Il termine "Kaddish" è spesso usato come riferimento al "Kaddish del lutto", recitato come parte dei rituali funebri dell'ebraismo in tutti i servizi di preghiera, come anche ai funerali (all'infuori del cimitero – si veda più sotto: Kaddish ahar Hakk'vurah) e ai memoriali. Persone in lutto "dicono il Kaddish" per dimostrare che, nonostante la perdita, ancora lodano Dio e trovano in esso espressioni di consolazione.

Questo è il testo in lingua italiana:
“Sia magnificato e santificato il Suo grande nome,nel mondo che Egli ha creato conforme alla Sua volontà, venga il Suo Regno durante la vostra vita, la vostra esistenza e quella di tutto il popolo d’Israele, presto e nel più breve tempo.
Sia il Suo grande nome benedetto per tutta l’eternità. Sia lodato, glorificato, innalzato, elevato, magnificato, celebrato, encomiato, il nome del Santo Benedetto. Egli sia, al di sopra di ogni benedizione, canto, celebrazione, e consolazione che noi pronunciamo in questo mondo”.

L’Ebraismo crede all’esistenza di una vita nell’aldilà, l’Olam habah, “il mondo che viene”, e al giudizio, alla ricompensa nei cieli e alla punizione divina. Il termine Olam habah è anche usato nella tradizione ebraica per far riferimento ad un’era futura nella quale quanti si sono comportati in modo giusto saranno riportati in vita in un mondo perfetto.
Pur non soffermandosi sulla morte, la tradizione ebraica, una volta che essa sopraggiunge, sottolinea l’importanza di non negare la sua realtà. Chi è in lutto è invitato a spargere per primo la terra sopra la bara o sopra il corpo del defunto quando viene deposto nella tomba, quasi per rafforzare la consapevolezza della perdita.
Le tradizioni ebraiche per la sepoltura e per il lutto sono volte a spingere colui che vi è coinvolto a misurarsi, prima con la realtà della morte, e poi con la sua accettazione. Quando si viene a conoscenza della morte di un parente, i parenti stretti esprimono il proprio dolore facendo uno strappo sul vestito, Questa tradizione risale alla figura di Giacobbe che, nella narrazione biblica, si lacerò le vesti dopo essere venuto a conoscenza della morte del figlio Giuseppe (Genesi 37,34).
L’Ebraismo impone che la sepoltura avvenga nello stesso giorno della morte; può essere posticipata nel caso sia necessario del tempo per radunare i cari del defunto.
Il defunto viene avvolto in un semplice lenzuolo funebre a cui si aggiunge, per gli uomini, lo scialle della preghiera con le frange tagliate (Talled) in segno di lutto e di perdita: questo dà rilievo al fatto che tutti gli esseri umani sono uguali. La bara necessaria al trasporto del corpo è semplice e fatta di legno.
Al funerale è usanza comune che un rabbino o un parente stretto del defunto, pronunci un discorso funebre (Hesped), indicando i pregi del defunto. Secondo la tradizione, lo scopo è quello di far piangere i parenti del morto, aiutandoli a sfogare ed esprimere il loro dolore.
Dopo il funerale, gli Ebrei osservano una settimana di lutto (Shiva), il cui nome attinge al termine ebraico che indica il numero “sette”. Durante questa settimana, i parenti del defunto rimangono in casa, seduti su bassi sgabelli. I “sette giorni” sono osservati dai genitori, dai figli, dai coniugi e dai fratelli del deceduto, preferibilmente insieme nella casa del defunto. I membri della comunità li raggiungono per celebrare alcuni riti di preghiera, per portar loro del cibo e far loro visite di solidarietà.
Chi è in lutto non può radersi, lavarsi e indossare scarpe di pelle. In casa, tutti gli specchi devono essere coperti.  La settimana di Shiva è parte del mese di lutto (sheloshim, dal numero “trenta”, che fa riferimento ai giorni del mese) che, dopo i primi sette giorni, segue con un’attitudine meno intensa; in questo mese i parenti del defunto non partecipano a celebrazioni, non si radono, non si tagliano i capelli e non ascoltano musica. Anche nei dodici mesi successivi alla morte della persona cara, si evita di partecipare a feste o concerti. Durante questo periodo, viene recitato ilKaddish, una preghiera in onore del morto, in ogni momento principale di preghiera.
Al termine di un anno le tradizioni relative al lutto terminano. Il defunto verrà ricordato nel giorno dell’anniversario di morte (Yahrzeit): in questa occasione i familiari recitano il Kaddish nella sinagoga e accendono una candela in sua memoria. Anche nel corso di alcune feste, viene recitata una preghiera speciale per i morti, nota come Yizkor.

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Ieri, mercoledì 19 settembre, a Roma si è concluso l’incontro dei direttori. L'ultimo giorno della riunione è stato caratterizzato dalla partecipazione dei responsabili di struttura. Un giorno intenso di lavoro, arricchito dalla relazione del vicepresidente della Comunità di Sant'Egidio Monsignor Marco Gnavi sul tema: "incontrare ed accogliere le nuove periferie dell'umanità".

Il relatore con competenza, ma soprattutto per esperienza diretta, ha presentato una visione globale e particolare sulle nuove periferie esistenziali con una chiara e precisa lettura della situazione.
Il problema del flusso migratorio, prosegue Don Marco, detta il passo delle sorti globali ed europee con non poche preoccupazioni. Infatti, questo tempo nuovo ci presenta anche nuove periferie esistenziali e chiede di fare cose nuove per combattere quel progetto di male che va espandendosi sempre più e che va sconvolgendo la vecchia Europa, scatenando paura e rabbia anche nei confronti degli immigrati.
Pertanto, se muore il cristianesimo le periferie saranno incendiate dalla violenza.  Noi cristiani, invece, siamo consapevoli che la periferia è l'orizzonte della Terra promessa, cioè la certezza per un futuro migliore e vivibile, ma ciò sarà possibile nella misura in cui guardiamo in faccia i poveri e abitiamo le stesse periferie.

Nella seconda parte della mattinata, Davide Gandini ha presentato le schede per la formazione dei laici dipendenti, mentre Roberto Franchini ha illustrato l'abbecedario, ovvero le linee guida per la promozione del carisma.

L'incontro dei direttori si è concluso con la Santa Messa presieduta da Don Marco Gnavi.

Nel pomeriggio il padre Provinciale e l'economo hanno incontrato i responsabili di struttura e presentato loro le linee programmatiche della Provincia per il prossimo futuro.
L'incontro e il dibattito tra i responsabili di struttura e l’equipe provinciale di gestione ha segnato l'ultimo atto di questi tre giorni di formazione per direttori e laici responsabili di alcune nostre opere all’insegna del carisma di S. Luigi Orione.

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Gli Ex Allievi dell’Istituto Mutilatini del Piccolo Cottolengo di Milano hanno tenuto, domenica 16 settembre 2018, uno speciale raduno in occasione dell’80° anniversario dell’inaugurazione dell’Istituto Mutilatini, avvenuta il 19 marzo 1948.
Don Flavio Peloso, in video conferenza, ha condiviso un ricordo dell’amicizia di Don Gnocchi, oggi beato, con Don Orione e la Congregazione.


Don Carlo Gnocchi (1902 - 1956) era un brillante sacerdote educatore di Milano. Ebbe “la conversione alla carità” quando fu cappellano militare in Russia, durante la guerra mondiale. Ritornato in Italia, nel 1943, egli iniziò il pietoso pellegrinaggio, alla ricerca dei familiari dei caduti in guerra e dei bimbi rimasti orfani e mutilati cui dare futuro.
Don Carlo Gnocchi aveva grande stima di Don Orione; fu in amicizia con i suoi successori Don Carlo Sterpi e Don Carlo Pensa.
Proprio Don Pensa mise a disposizione di Don Gnocchi e dell’Istituto di Arosio, di cui era direttore, Don Giovanni Casati e alcuni chierici orionini. Vi arrivarono nel settembre 1946, quando vi erano 3 mutilatini. L’accoglienza e l'assistenza dei mutilatini crebbe bene e rapidamente tanto che, dopo due anni, già ospitava una settantina di ragazzi.
Furono questi i mutilatini che, il 19 marzo 1948, lasciarono Arosio e inaugurarono il nuovo Istituto orionino di Milano.


Don Carlo Gnocchi manifestò persino l’intenzione prima di farsi “religioso” poi “aggregato” orionino e, infine, percorse una via di carità autonoma divenendo “apostolo dei mutilatini” e grande promotore della loro causa educativa e sociale in Italia.
Fu il primo presidente degli Amici di Don Orione del Piccolo Cottolengo di Milano.
Il 25 ottobre 2009 è stato proclamato "beato".
A giusto titolo, per la devozione verso Don Orione e i suoi ideali e per l'amicizia verso la Congregazione, Don Carlo Gnocchi può essere considerato un orionino "honoris causa".


Qui di seguito il video intervento di Don Flavio Peloso.

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Ieri è stato reso pubblico un nuovo documento, firmato il 15 settembre da Papa Francesco.

Si tratta della Costituzione Apostolica "Episcopalis communio", che tratta delle natura e realizzazione del Sinodo dei Vescovi. Il Sinodo, si legge nel documento, è una delle eredità più preziose del Concilio Vaticano II ed esprime la natura collegiale, comunitaria della Chiesa, una "Chiesa costitutivamente sinodale", popolo di Dio in cammino nel mondo.

In questo documento, dopo l'esperienza di questi cinquant'anni di Sinodo dei Vescovi, vengono tradotti in norma tutti i passaggi del cammino sinodale, che si sviluppa in tre fasi: ascolto, decisione e attuazione.

Il cammino inizia con l'ascolto del Popolo di Dio,  continua ascoltando i pastori, culmina nell'ascolto del Vescovo di Roma, chiamato a pronunciarsi come "Pastore e Dottore di tutti i cristiani".

"Anche grazie al Sinodo dei Vescovi - scrive papa Francesco al termine della Costituzione -  apparirà via via più chiaro che, nella Chiesa di Cristo, vige una profonda comunione sia tra i Pastori e i fedeli, essendo ogni ministro ordinato un battezzato tra i battezzati, costituito da Dio per pascere il suo Gregge, sia tra i Vescovi e il Romano Pontefice, essendo il Papa un «Vescovo tra i Vescovi, chiamato al contempo – come Successore dell’Apostolo Pietro – a guidare la Chiesa di Roma che presiede nell’amore tutte le Chiese». Ciò impedisce che ciascun soggetto possa sussistere senza l’altro."

 

Clicca QUI per leggere il testo completo della Costiruzione Apostolica "Episcopalis communio"

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Martedì, 18 Settembre 2018

Roma - Proiettati verso il futuro

Ieri, lunedì 17 settembre, è iniziato l'annuale incontro dei direttori della nostra Provincia presso la Casa per ferie "Giovanni Paolo II" a Roma.

Una giornata all'insegna dell'ascolto e della condivisione.
La prima relazione, in mattinata, è stata offerta dal Padre Provinciale Don Aurelio Fusi che, in modo magistrale ed esaustivo, ha ripercorso con uno sguardo retrospettivo il cammino percorso nel triennio 2015-2018 per poi, giustamente, proiettare verso il futuro i presenti.


Don Aurelio ha presentato le priorità del triennio 2018-2021:
1) la formazione continua dei religiosi; 2) lo sviluppo vocazionale; 3) la formazione dei laici; 4) il miglioramento economico-amministrativo e maggior giustizia retributiva.
Interessante, a seguire, l'intervento del direttore generale Don Tarcisio Viera che ha sottolineato con calore l'importanza della salute spirituale dei religiosi attraverso la preghiera, la formazione permanente e, quindi, il delicato ruolo dei direttori a riguardo.

Nel pomeriggio altre due relazioni non meno importanti che segnano la vita della Provincia e dei religiosi.
Il nuovo economo Don Alessandro D'Acunto ha illustrato la situazione amministrativa e gestionale, passando in rassegna ogni nostra opera e segnalando potenzialità, criticità e prospettive future.
La quarta relazione è stata tenuta dal vicario provinciale Don Gianni Giarolo. Il tema da lui trattato sulla formazione iniziale e permanente ha suscitato molto interesse e consenso.


Naturalmente è seguito un partecipato e vivace dibattito assembleare che ha chiuso questa prima giornata di lavoro, scandita dalla preghiera e dalla convivialità.

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Sabato, 15 Settembre 2018

Palermo - Viva il Papa!

Oggi Papa Francesco è in visita in Sicilia, sui passi di don Pino Puglisi, sacerdote ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993.

Ancora oggi, don Pino ricorda a tutti i cristiani che credere al Vangelo non può lasciarci neutrali davanti ai poveri, ai dimenticati, ai desamparados, come scriveva Don Orione, di oggi. Nella sua vita di sacerdote, ha portato in mezzo alle gente più abbandonata un messaggio di collaborazione, aiuto reciproco, fiducia, speranza: ha portato la Buona Notizia. Ascoltiamo QUI la sua ultima intervista.

In mattinata, dopo una tappa a Piazza Armerina, papà Francesco è atteso a Palermo per una visita alla casa natale di don Pino e per la Santa Messa. Il pranzo è previsto alla Missione di Speranza e Carità (Fra' Biagio Conte), insieme agli Ospiti della Missione e una rappresentanza di Detenuti e Immigrati.

Tra i partecipanti della messa al Foro Italico, anche i giovani ed i parrocchiani della Parrocchia Madre della Provvidenza, che è retta dai sacerdoti orionini.

Clicca QUI per leggere l'intervista di Avvenire a Monsignor Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo.

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Sabato, 08 Settembre 2018

Tu sei prezioso ai miei occhi

La Famiglia Orionina dei Figli della Divina Provvidenza e delle Piccole Suore Missionarie della Carità

ANNUNCIA

con gioia e riconoscenza al Signore che i Novizi Paola Sozzo & Matteo Casu emetteranno la prima professione religiosa nel Santaurio Madonna della Guardia di Tortona oggi sabato 8 Settembre 2018 alle ore 11.

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Nella prima domenica di settembre si è celebrata la festa di S. Alberto Abate essendo morto il 5 settembre del lontano 1073. Festa tanto cara a Don Orione e da lui stesso rivalorizzata con due opere molto significative.

L'edificazione della cappellina nel luogo detto " La Grotta" di S. Alberto e l'urna stessa con le Reliquie del Santo furono commissionate dallo stesso Don Orione nel 1926. Da Allora fono ad oggi si e sempre svolta la tradizionale processione che anche quest'anno nonostante l'incertezza del tempo si è svolta nel migliore dei modi.

Un sentito ringraziamento va a Don Achille Morabito e i giovani che sono al Paterno a Tortona per un cammino vocazionale che con la loro partecipazione hanno reso ancor più solenne la celebrazione della festa del Santo Patrono e Fondatore dell'Abbazia.

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Martedì, 04 Settembre 2018

Fano - 43° raduno annuale ex allievi

Il 2 settembre si è tenuto a Villa San Biagio il 43° raduno annuale della sezione ex Allievi.

La festa, che ha visto numerosi partecipanti, è stata arricchita dalla presenza dei sacerdoti Don Vincenzo Alesiani, Don Cesare Concas, Don Angelo Girolami e Don Lino Santini, ex Allievi del primo anno di apertura della casa, il 1952, che quest'anno celebrano il 50° di Sacerdozio.


Dopo la concelebrazione eucaristica, i partecipanti si sono riuniti per ricordare i tempi passati con un particolare riferimento al carisma di Don Orione, ancora oggi vivo grazie ai suoi sacerdoti ed ex Allievi, i quali in particolare hanno ribadito la loro gratitudine all'Opera, per quanto hanno ricevuto, e il loro orgoglio di farne ancora parte.

   

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Sabato, 01 Settembre 2018

Assisi - Preghiamo per il Creato

Oggi ad Assisi si celebra la IV giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, insieme alla Chiesa Ortodossa.

Il tema scelto per quest'anno è l'acqua: oggi circa seicento milioni di persone non hanno accesso all'acqua potabile, mille bambini muoiono ogni giorno a causa della mancanza di acqua.

Il Papa ha rinnovato l'appello affinché non sia più negato a nessun uomo o donna l'accesso all'acqua, l'oro blu che rischia di scatenare guerre, invisibili nei paesi come il nostro che sprecano questo immenso dono.

In allegato il messaggio dei Vescovi italiani, "Coltivare l'alleanza con la terra".

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