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Los desamparados

Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Mercoledì, 07 Ottobre 2015

Famiglia, "Costituzione per la Chiesa"

All’udienza generale di oggi in Piazza San Pietro, Papa Francesco ha svolto la sua catechesi sullo spirito famigliare. (A fondo pagina il video)

Accompagnare Sinodo con la preghiera
Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Da pochi giorni è iniziato il Sinodo dei Vescovi sul tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”. La famiglia che cammina nella via del Signore è fondamentale nella testimonianza dell’amore di Dio e merita perciò tutta la dedizione di cui la Chiesa è capace. Il Sinodo è chiamato ad interpretare, per l’oggi, questa sollecitudine e questa cura della Chiesa. Accompagniamo tutto il percorso sinodale anzitutto con la nostra preghiera e la nostra attenzione. E in questo periodo le catechesi saranno riflessioni ispirate da alcuni aspetti del rapporto – che possiamo ben dire indissolubile! – tra la Chiesa e la famiglia, con l’orizzonte aperto al bene dell’intera comunità cristiana.
Oggi c'è bisogno ovunque di una robusta iniezione di spirito famigliare
Uno sguardo attento alla vita quotidiana degli uomini e delle donne di oggi mostra immediatamente il bisogno che c’è ovunque di una robusta iniezione di spirito famigliare. Infatti, lo stile dei rapporti – civili, economici, giuridici, professionali, di cittadinanza – appare molto razionale, formale, organizzato, ma anche molto “disidratato”, arido, anonimo. Diventa a volte insopportabile. Pur volendo essere inclusivo nelle sue forme, nella realtà abbandona alla solitudine e allo scarto un numero sempre maggiore di persone.


La famiglia apre per l’intera società una prospettiva umana
Ecco perché la famiglia apre per l’intera società una prospettiva ben più umana: apre gli occhi dei figli sulla vita – e non solo lo sguardo, ma anche tutti gli altri sensi – rappresentando una visione del rapporto umano edificato sulla libera alleanza d’amore. La famiglia introduce al bisogno dei legami di fedeltà, sincerità, fiducia, cooperazione, rispetto; incoraggia a progettare un mondo abitabile e a credere nei rapporti di fiducia, anche in condizioni difficili; insegna ad onorare la parola data, il rispetto delle singole persone, la condivisione dei limiti personali e altrui. E tutti siamo consapevoli della insostituibilità dell’attenzione famigliare per i membri più piccoli, più vulnerabili, più feriti, e persino più disastrati nelle condotte della loro vita. Nella società, chi pratica questi atteggiamenti, li ha assimilati dallo spirito famigliare, non certo dalla competizione e dal desiderio di autorealizzazione.


Politica non dà alla famiglia adeguato riconoscimento
Ebbene, pur sapendo tutto questo, non si dà alla famiglia il dovuto peso – e riconoscimento, e sostegno – nell’organizzazione politica ed economica della società contemporanea. Vorrei dire di più: la famiglia non solo non ha riconoscimento adeguato, ma non genera più apprendimento! A volte verrebbe da dire che, con tutta la sua scienza, e la sua tecnica, la società moderna non è ancora in grado di tradurre queste conoscenze in forme migliori di convivenza civile. Non solo l’organizzazione della vita comune si incaglia sempre più in una burocrazia del tutto estranea ai legami umani fondamentali, ma, addirittura, il costume sociale e politico mostra spesso segni di degrado – aggressività, volgarità, disprezzo… –, che stanno ben al di sotto della soglia di un’educazione famigliare anche minima. In tale congiuntura, gli estremi opposti di questo abbrutimento dei rapporti – cioè l’ottusità tecnocratica e il familismo amorale – si congiungono e si alimentano a vicenda. Questo, vero, è un paradosso.

Lo “spirito famigliare” è una carta costituzionale per la Chiesa
La Chiesa individua oggi, in questo punto esatto, il senso storico della sua missione a riguardo della famiglia e dell’autentico spirito famigliare: incominciando da un’attenta revisione di vita, che riguarda sé stessa. Si potrebbe dire che lo “spirito famigliare” è una carta costituzionale per la Chiesa: così il cristianesimo deve apparire, e così deve essere. E’ scritto a chiare lettere: «Voi che un tempo eravate lontani – dice san Paolo – […] non siete più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio» (Ef 2,19). La Chiesa è e deve essere la famiglia di Dio.
La famiglia libera l'essere umano dall'abbandono e dall'indifferenza
Gesù, quando chiamò Pietro a seguirlo, gli disse che lo avrebbe fatto diventare “pescatore di uomini”; e per questo ci vuole un nuovo tipo di reti. Potremmo dire che oggi le famiglie sono una delle reti più importanti per la missione di Pietro e della Chiesa. Non è una rete che fa prigionieri, questa! Al contrario, libera dalle acque cattive dell’abbandono e dell’indifferenza, che affogano molti esseri umani nel mare della solitudine e dell’indifferenza. Le famiglie sanno bene che cos’è la dignità del sentirsi figli e non schiavi, o estranei, o solo un numero di carta d’identità.


Entusiasmo dei Padri sinodali
Da qui, dalla famiglia, Gesù ricomincia il suo passaggio fra gli esseri umani per persuaderli che Dio non li ha dimenticati. Da qui Pietro prende vigore per il suo ministero. Da qui la Chiesa, obbedendo alla parola del Maestro, esce a pescare al largo, certa che, se questo avviene, la pesca sarà miracolosa. Possa l’entusiasmo dei Padri sinodali, animati dallo Spirito Santo, fomentare lo slancio di una Chiesa che abbandona le vecchie reti e si rimette a pescare confidando nella parola del suo Signore. Preghiamo intensamente per questo! Cristo, del resto, ha promesso e ci rincuora: se persino i cattivi padri non rifiutano il pane ai figli affamati, figuriamoci se Dio non darà lo Spirito a coloro che – pur imperfetti come sono – lo chiedono con appassionata insistenza (cfr Lc 11,9-13)! Grazie.

Clicca QUI per leggere la catechesi del Papa

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La dottrina del matrimonio e della famiglia non è in discussione. Il principio dell'indissolubiltà non sarà quindi oggetto di dibattito. Ma la questione della riammissione ai sacramenti delle persone divorziate in nuova unione dovrà ancora essere approfondita, anche se non è l'unico tema nell'agenda dei padri sinodali. Anzi, insistere su questo aspetto come se fosse quello centrale, significa ignorare la complessità delle questioni sull'agenda del Sinodo.

È quanto spiegato dal Papa, secondo quanto riferito da padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, durante la conferenza stampa che ha fatto il punto dei lavori. Ieri si è tenuta la terza congregazione generale. Francesco è intervenuto nuovamente nel dibattito per ribadire ciò che del resto è stato esplicitato senza equivoci già nella Relatio Synodi - la relazione finale - del Sinodo straordinario dello scorso anno.

La questione dei divorziati risposati, così come tutte le altre questioni, è stata e sarà affrontata dal punto di vista pastorale, non dottrinale. Cosa significa? La Chiesa intende mettere a punto modalità più agili, più semplici e più accoglienti per integrare le persone nella comunità cristiana. I divorziati risposati, come tutti coloro che vivono in famiglie irregolari, rimangono a pieno titolo nella Chiesa e quindi hanno il diritto di essere accompagnati e aiutati nella maniera più opportuna.

Come mettere a punto questa modalità, sarà oggetto del dibattito di questi giorni. L'ha ribadito, durante il briefing, anche l'arcivescovo di Gatineau, Paul-André Durocher, presidente della conferenza episcopale canadese, che ha ripreso alcuni temi già affrontati ieri dal cardinale Erdo nel corso della relazione introduttiva. «Un pezzo importante - ha sottolineato Durocher - ma solo un pezzo della visione della Chiesa sul tema dei divorziati risposati. L'insegnamento della Chiesa viene da Gesù ed un dono per il mondo. Fermo restano questo insegnamento - ha fatto notare l'arcivescovo canadese - dobbiamo però entrare in dialogo con il mondo. Alcuni padri sinodali enfatizzano l'aspetto dottrinale, altri il dialogo - ha concluso - vedremo come le due visioni possono procedere in modo collegiale».

Sull'esigenza di dialogo e di apertura ha posto l'accento anche l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali: «La Chiesa parla all'uomo e alla donna di oggi, entra in contatto con la realtà familiare e matrimoniale che è ricca e complessa, molto più ricca e complessa della semplice unione tra un uomo e una donna. La vita della famiglia è espressione di gioia, anche se non mancano momenti di difficoltà. Si tratta di un cammino, ed è proprio la famiglia che deve insegnare a camminare».

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Martedì, 06 Ottobre 2015

Il Sinodo sulla famiglia

Francesco ha aperto con questa raccomandazione la prima sessione dell’assemblea ordinaria (4 - 25 ottobre) che si concentra sulla «vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo» e fa seguito a un primo Sinodo, straordinario, che si è svolto l’anno scorso sempre sul tema delle «sfide pastorali» della famiglia.

La Chiesa, ha detto Francesco in un breve discorso introduttivo, «riprende oggi il dialogo iniziato con il Sinodo straordinario sulla famiglia, certamente anche molto prima, per riflettere insieme sul testo dell’Instrumentum laboris, elaborato dalla Relatio synodi e dalle risposte delle conferenze episcopali e degli organismi aventi diritto. Il Sinodo come sappiamo è un camminare insieme con spirito di collegialità e sinodalità, adottando coraggiosamente la parresia, lo zelo pastorale e dottrinale, la saggezza, la franchezza e mettendo sempre davanti ai nostri occhi il bene della Chiesa, delle famiglie, e la suprema lex, la salus animarum. Vorrei ricordare – ha proseguito il Papa –  che il Sinodo non è un convegno o un parlatorio, non è un Parlamento o un Senato dove ci si mette d’accordo, il Sinodo invece è una espressione ecclesiale, cioè è la Chiesa che cammina insieme per leggere la realtà con gli occhi della fede e con il cuore di Dio, è la Chiesa che si interroga sulla fedeltà al deposito della fede che per essa non rappresenta un museo da guardare e nemmeno solo da salvaguardare, ma fonte viva dalla quale la Chiesa si disseta per dissetare e illuminare il deposito della vita. Il Sinodo si muove necessariamente nel seno della chiesa e dentro il santo popolo di Dio, di cui noi facciamo parte in qualità di pastori e servitori».

«Il sinodo inoltre è uno spazio protetto, e la Chiesa sperimenta l’azione dello Spirito Santo», ha detto ancora il Papa. «Nel sinodo lo Spirito parla attraverso la lingua di tutte le persone che si lasciano guidare dal Dio che sorprende sempre, dal Dio che rivela ai piccoli ciò che nasconde ai sapienti e agli intelligenti, dal Dio che ha creato la legge e il sabato per l’uomo e non viceversa, dal Dio che lascia le 99 pecorelle per cercare l’unica pecorella smarrita, dal Dio che è sempre più grande delle nostre logiche. Ricordiamo però che il sinodo potrà essere uno spazio dell’azione dello Spirito santo solo se noi partecipanti ci rivestiamo di coraggio apostolico, di umiltà evangelica e di orazione fiduciosa. Il coraggio apostolico che non si lascia impaurire di fronte alle luci del mondo che tendono a spegnere nel cuore degli uomini la luce delle verità sostituendola con piccole e temporanee luci e nemmeno di fronte all’impietrimento di alcuni cuori, che nonostante le buone intenzioni allontanano le persone da Dio. Il coraggio apostolico di non fare della nostra vita cristiana un museo di ricordi. L’umiltà evangelica che sa svuotarsi delle proprie convenzioni e pregiudizi per ascoltare i confratelli vescovi e riempirsi di Dio. L’umiltà che porta non a puntare il dito per giudicare i fratelli ma tendere la mano per rialzarli senza mai sentirsi superiori. L’orazione fiduciosa è azione del cuore quando si apre a Dio, quando si fanno tacere tutti i nostri umori per ascoltare la soave voce di Dio che parla nel silenzio. Senza ascoltare Dio tutte le nostre parole saranno soltanto parole, che non saziano e non servono. Senza lasciarsi guidare dallo Spirito, tutte le nostre decisioni saranno soltanto delle decorazioni, che invece di esaltare il Vangelo lo ricoprono e lo nascondono. Cari fratelli come ho detto il sinodo non è un Parlamento, dove per raggiungere un consenso o un accordo comune si ricorre al negoziato, al patteggiamento, o ai compromessi, ma l’unico metodo del sinodo è quello di aprirsi allo Spirito santo con coraggio apostolico, umiltà evangelica e orazione fiduciosa, affinché sia Lui a guidarci e illuminarci e a farci mettere davanti agli occhi con i nostri pareri personali la fede in Dio, la fedeltà al magistero, il bene della Chiesa e la salus animarum».

Il Papa ha concluso il suo discorso ringraziando il segretario del sinodo, cardinale Lorenzo Baldisseri, il sottosegretario, monsignor Fabio Fabene, il relatore generale, cardinale Peter Erdo, il segretario speciale, monsignor Bruno Forte, i presidenti delegati, gli scrittori, i consultori, i traduttori, tutti coloro che hanno lavorato «con vera fedeltà e dedizione alla Chiesa», e ancora tutti i padri sinodali, i delegati fraterni, gli uditori, le uditrici, concludendo con «uno speciale ringraziamento ai giornalisti presenti in questo momento e a quelli che ci seguono da lontano», per la «appassionata partecipazione e ammirevole attenzione».

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Cerimonia ufficiale di saluto all'aeroporto di Santiago per la partenza di Papa Francesco da Cuba, diretto negli Usa, seconda tappa del suo viaggio apostolico in America. A salutare il Pontefice era presente il presidente cubano Raul
Castro, che ha seguito da vicino gli appuntamenti del Papa. Al termine degli inni con le bandiere vaticana e cubana a sventolare nei reparti schierati, il saluto delle rispettive delegazioni.
Castro ha accompagnato il Papa fin sotto la scaletta dell'aereo Alitalia, congedandosi con una calorosa stretta di mano. Francesco ha percorso i gradini tenendo in mano il suo borsone nero. Quindi, giunto sulla sommità, ha salutato un'ultima volta Cuba, portandosi la mano sul cuore, prima di entrare nel velivolo che - dopo un viaggio di
circa tre ore e mezzo - lo porterà negli Usa, dove ad attenderlo sarà direttamente il presidente americano Barack Obama.

L'ultimo discorso a Cuba sulla famiglia
L'ultimo discorso di Papa Francesco a Cuba prima di partire per gli Usa è interamente dedicato alla famiglia, "scuola di umanità, opportunità da curare, proteggere, accompagnare". Sono intense la parole di Bergoglio pronuncia nell'incontro con le famiglie, nella Cattedrale di Nostra Signora dell'Assunzione di Santiago, dove è arrivato lunedì pomeriggio.

Ringrazia i cubani per averlo fatto sentire a casa, poi prendendo spunto dal Vangelo di Giovanni che racconta le Nozze di Cana, parla del matrimonio in cui sempre si incontrano "il passato che ereditiamo e il futuro che ci attende". La casa, la famiglia, è il luogo in cui si impara la fraternità, la solidarietà, il perdono. "In casa siamo quello che siamo, senza maschere, e siamo invitati a cercare il meglio per gli altri". "Senza famiglia, senza il calore di casa, la vita diventa vuota; la famiglia ci salva dalla frammentazione e dalla massificazione: in entrambi i casi le persone si trasformano in individui isolati, facili di manipolare e governare".
Di fronte alla domanda: cosa vogliamo lasciare ai nostri figli, il Papa risponde: "un mondo con le famiglie". E poi a braccia racconta delle tante donne incinte che durante le udienze gli si avvicinano chiedendogli di benedire le pan "Abbiamo cura delle nostre famiglie, veri spazi di libertà, veri centri di umanità".

In conclusione il Papa chiede di pregare per due prossimi appuntamenti: l'Incontro mondiale delle famiglia a Filadelfia, che è iniziato oggi e che lo attende, e il Sinodo dei vescovi. Un trait d'union tra Cuba e Stati Uniti.
La Messa del mattiano a Santiago
Stamane alle 8 (le 14 in Italia), il Papa ha presideuto una Messa al santuario della Vergine del Cobre, patrona di Cuba, a Santiago. "Ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell'affetto".

"In questo Santuario, che conserva la memoria del santo Popolo fedele di Dio che cammina a Cuba, Maria è venerata come Madre della Carità", ha detto Francesco. "Da qui lei custodisce le nostre radici, la nostra identità, perché non ci perdiamo sulle vie della disperazione. L'anima del popolo cubano, come abbiamo appena sentito, è stata forgiata tra dolori, privazioni che non sono riusciti a spegnere la fede; quella fede che si è mantenuta viva grazie a tante nonne che hanno continuato a render possibile, nella quotidianità domestica, la presenza viva di Dio; la presenza del Padre che libera, fortifica, risana, dà coraggio ed è rifugio sicuro e segno di nuova risurrezione. Nonne, madri, e tanti altri che con tenerezza e affetto sono stati segni di visitazione, di coraggio, di fede per i loro nipoti, nelle loro famiglie. Hanno tenuto aperta una fessura, piccola come un granello di senape, attraverso la quale lo Spirito Santo ha continuato ad accompagnare il palpitare di questo popolo. E - ha detto il Papa citando la sua esortazione apostolica Evangelii Gaudium - ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell'affetto".

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Domenica, 19 Luglio 2015

Pastorale come scuola di vita

Gli ingredienti sono così tanti e così diversi che possono trarre in inganno. Cominciamo dallo scenario. Siamo a La Thuile, in Val d’Aosta, 1.450 metri d’altitudine, ai piedi del colle del Piccolo San Bernardo.

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Un nuovo fiore arricchisce da sabato 11 aprile la pianta delle opere nate dal carisma di Don Orione a Reggio Calabria.

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VIVA LA FAMIGLIA

Sant’Alberto di Butrio, 28 dicembre 2014
Festa della Santa Famiglia di Nazaret

Cari Confratelli.
Deo gratias. 

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