"Fin da questa vita, voi avrete il cento per uno, e i vostri cuori sentiranno le gioie pure e soavi di chi fa opere buone."
Don Orione

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Los desamparados

Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

In questo fine settimana il Don Orione di Ercolano ospita gli atleti d'elite della nazionale italiana di atletica leggera FISDIR. Oggi, 10 novembre ospitano i nuotatori. Il direttore Don Nellusco ha dato il benvenuto a tutta la delegazione nazionale infatti oltre agli atleti ci sono il tecnico nazionale Mauro Ficerai, il medico federale dott.ssa Piera Marchettona, il responsabile federale del progetto il consigliere Francesco Ambrosio.

Per saperne di più consulta QUI la convenzione Don Orione Ercolano e FISDIR.

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Sono passati cinquant’anni dall’Ordinazione sacerdotale di Don Diego Lorenzi nella moderna e maestosa cattedrale di Liverpool. A celebrare la ricorrenza, nella più modesta ma molto bella parrocchia di San Pietro Valdastico (VI), c’erano molti confratelli di Don Diego, parenti e amici venuti anche da lontano.
Il Vicario provinciale Don Gianni Giarolo, tenendo l’omelia, ha ricordato alcuni momenti di questa lunga e generosa fedeltà al Signore, fino a quello ultimo nel quale Don Diego aveva offerto la propria disponibilità per un ulteriore servizio nella missione delle Filippine. La Provvidenza però aveva altri disegni.
Ringraziando i partecipanti, Don Diego ha citato la fiducia incrollabile della sorella Antonietta che, nel momento della prova dovuta all’incidente occorsogli, ha mobilitato un gran numero di persone per dare “l’assalto al Cielo”.  E il Cielo ha dato la sua risposta, dal momento che abbiamo potuto celebrare insieme questa bella festa di famiglia.

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Si è conclusa la terza ed ultima giornata del Convegno Amministrativo dal tema “Il buon amministratore”, quinto giorno della settimana dei Convegni Amministrativi: la giornata è stata vissuta con uno spirito più marcatamente carismatico e di famiglia, con la presentazione ai presenti di quattro testimonianza di “Nuove Opere”. Si tratta di attività portate avanti dalla provincia Religiosa, o da associazioni ad essa vicine, caratterizzate da una gestione snella, da un numero leggero di operatori e che rispondono ad emergenze ed esigenze del nostro tempo:
Emanuele Ferragatta ha presentato il progetto D’HORO (Don Orione Housing) che la sua associazione, in collaborazione con la Caritas Diocesana, sta portando avanti a Torino; si tratta di housing sociale che vede la convivenza di studenti universitari, famiglie sottoposte a sfratto per morosità incolpevole (per perdita del posto di lavoro) e qualche singolo svantaggiato.
 Katia Landi ha illustrato il SEMINARIO DELLA VITA, altra realtà di housing a Campocroce di Mirano che accoglie Mamme in difficoltà e nuclei familiari svantaggiati.
Giorgio Muzioli, ha parlato del BORGO MADRE DELLA TENEREZZA, realtà Genovese che affianca alla tradizionale accoglienza dei genitori di bambini ricoverati una nuova forma di ospitalità volta ad aiutare singoli o famiglie in situazione di disagio economico e sociale.
Raffaele Besutti, infine, ha portato al convegno il nuovo Asilo Nido di Fumo di Corvino, letteralmente; a presentare le attività sono stati due “piccoli alunni” de “La Coccinella”, accompagnati dalle loro mamme e dalla coordinatrice della scuola, un momento allegro e tenero.
Per non perdere di vista gli aspetti legati alla Buona Amministrazione, Demetrio Patrevita ha presentato il nuovo progetto promosso dall’Economato Provinciale, “TUTTAPOSTO”; un monitoraggio attento e sistematico di alcuni aspetti amministrativi che tutte le case dell’Opera sono chiamate ad ottemperare.
Il Convegno si è concluso con i saluti ed i ringraziamenti dell’Economo Provinciale, il pranzo di chiusura, a cui sono seguiti abbracci e saluti, con l’impegno di tanti a mantenere i contatti e a collaborare anche tra case diverse per perseguire il bene comune.
Nel pomeriggio, partiti tutti i convegnisti, si è svolto l’incontro del Segretariato Amministrativo, team promotore ed organizzatore di questo evento, per un primo scambio di impressioni “a caldo” e per cominciare a pianificare le tappe che porteranno al 24° Convegno, che vedrà come location Roma a novembre del prossimo anno.

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FARSI PROSSIMO: IL TALENTO DEL SERVIRE. INCONTRO CON DON FAUSTO BRIONI
Seconda tappa genovese per l’anno di formazione carismatica inaugurato, lo scorso 25 settembre al Paverano, dal Direttore Provinciale don Aurelio Fusi. Il tema indicato da Don Aurelio per l’anno 2017/18, «Guardiamo il futuro con concretezza e ottimismo: le opere di misericordia», è stato declinato da Don Fausto Brioni in un incontro con il personale delle Case genovesi, centrato sulla parabola dei talenti (Mt 25, 14-30) e sulla parabola del buon samaritano (Lc 10, 25-37).
Il sacerdote chiavarese (Parroco di San Giacomo di Rupinaro a Chiavari e Direttore di Telepace) ha incontrato nel mese di ottobre gli operatori delle Case di Genova del Piccolo Cottolengo (12 ottobre: Paverano, Von Pauer, Boggiano Pico e Molassana; 18 ottobre: Camaldoli; 19 ottobre: Castagna).
“Da dove è partito Don Orione in tutto quello che ha fatto nella sua vita?”  ha domandato don Fausto dialogando con gli operatori. “Dal Vangelo, Don Orione aveva gli occhi del Vangelo, ha fatto quello che ha fatto perché vedeva il mondo con gli occhi del Vangelo. E anche a noi fa bene questo, anche noi per andare a lavorare il lunedì con concretezza ed ottimismo abbiamo bisogno di avere questi occhi, di avere queste motivazioni”.
Entrando nello specifico della parabola dei talenti, Don Fausto ha detto che i talenti di cui Gesù parla nella parabola non sono tanto e soltanto alcune particolari abilità umane: “essi sono i beni di Dio, i beni che gli appartengono, i beni che Dio ci ha dato. Questi beni propriamente di Dio li abbiamo ricevuti nel Battesimo, sono la Fede, la Speranza e la Carità. E ce ne accorgiamo quando una persona a noi vicina ha questi talenti (e come se ce ne accorgiamo!), quando una persona nel luogo di lavoro è agli occhi di tutti una persona di fiducia, o una persona capace di infondere speranza o una persona di vera carità. Abbiamo bisogno di stare vicini a queste persone, si sta bene con loro, così come in certi luoghi come Assisi o Medjugorje si sta bene, ci si dice “c’è qualcosa qui che dà pace, che ispira la preghiera!”.
I talenti – ha proseguito don Fausto – bisogna non sotterrarli, bisogna viverli, rischiarli, non puoi dire a tua moglie o a tuo figlio «per una settimana mi prendo una pausa, ne ho bisogno, non ti amo…ma solo per questa settimana!». I doni di Dio non puoi conservarli, devi usarli sempre, non puoi congelarli e usarli dopo. Sono sempre per il qui ed ora. Se non li usi, se non li rischi, li perdi”. Don Fausto ha individuato poi nella neutralità il principio di sotterramento dei talenti.
Il contrario della neutralità è il partecipare, “partecipare con amore alla vita dell’altro e alla croce dell’altro, come fate voi ogni giorno qui con la vostra presenza, la vostra relazione, il vostro lavoro. Chi invece fa il neutrale seppellisce i talenti. Ma non si può essere neutrali sulle cose che contano, voi qui con le persone che assistete e che hanno bisogno, come potreste essere neutrali?”.
Entrando poi nello specifico della parabola del buon samaritano, Don Fausto ha osservato che la domanda posta a Gesù, “Chi è il mio prossimo?”, rischia di essere la tipica domanda di chi pur sapendo benissimo la risposta vuole buttarla sull’intellettuale. La vera domanda non è “Chi è il mio prossimo?”, la vera domanda è “chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. È in base al punto di vista del bisognoso, del sofferente, che si individua chi è il prossimo e il prossimo è chi ne ha avuto compassione, relazionalmente e concretamente. “Concretamente vuol dire amare pur con il poco che siamo e che abbiamo…ma con tutto quel poco: tutto! Per il samaritano il poco era rappresentato da un po’ di vino, un po’ d’olio, il trasporto fino alla locanda, il denaro lasciato all’oste… Sia così anche per ognuno di noi: non saremo mai perfetti e spesso non abbiamo l’ottimale che occorrerebbe per questa o quella situazione di bisogno, ma possiamo amare sempre con quel poco che abbiamo, nelle circostanze concrete nelle quali ci troviamo, senza cedere alla maledizione di rimandare il bene, magari con la buona intenzione di organizzarci per farlo meglio …domani”.

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Vi presentiamo il saluto del Direttore provinciale rivolto ai partecipanti al Simposio ecumenico del 19 ottobre scorso ad Elbasan, in occasione del 25° anniversario degli orionini in Albania.

Gentili autorità civili e religiose,
Pregiatissimi fratelli di altre confessioni e religioni,
Carissimi confratelli e amici,

Mi unisco volentieri a tutti voi che partecipate al 25° anniversario della presenza orionina in Albania. Se confrontati con la storia cristiana del vostro Paese, 25 anni sono veramente poca cosa, ma, nel microcosmo della storia orionina, si tratta di un traguardo significativo, dove la carità di Don Orione si è espressa con iniziative di bene. Infatti, nei primi anni dopo la caduta del regime, i religiosi della Piccola Opera si sono distinti nell'ambito della carità con gesti in favore degli ultimi, come il fondatore ha loro insegnato. Di conseguenza, ricordare la storia orionina in Albania significa celebrare un rendimento di grazie a Dio che ha reso più bella la Congregazione e apprezzata per le sue opere. Ricordare oggi questa storia di bene “è indispensabile per tenere viva l’identità, così come per rinsaldare l’unità della famiglia religiosa” (Francesco, A tutti i Consacrati,1).

In verità gli orionini erano giunti una prima volta nel Paese delle Aquile a metà degli anni trenta, rispondendo positivamente all'invito, più volte reiterato, del Cardinale Fumasoni Biondi, Prefetto della Congregazione di "Propaganda fide". Nemmeno 10 anni dopo, nel 1943, essi dirigevano un orfanotrofio maschile di 100 alunni a Scutari, un'azienda agricola a Bushati, una scuola professionale e la chiesa di san Paolo a Durazzo, una parrocchia a Zoimeni, un incipiente Piccolo Cottolengo a Tirana e un piccolo seminario nella "casa Ceka" presso Scutari. Ben 24 religiosi lavoravano in queste comunità, guidati da Don Sante Gemelli.

Le violenze della guerra e del regime comunista, pur volendo sopprimere ogni segno di umanità e di fede, non sono riuscite nel loro intento per cui, dopo il lungo inverno, la primavera è tornata e gli orionini sono giunti a Elbasan per collaborare alla riedificazione non di case e strade, ma della coscienza e della fede, abbruttite da un regime disumano. In quel contesto difficile, sono giunti i primi missionari, armati di generosità, di fede e di una certa ingenuità, preziosa amica per superare tante difficoltà.

Alcuni religiosi "della prima ora" sono tornati in Italia, mentre altri sono giunti in un secondo momento. Solo Don Giuseppe De Guglielmo è protagonista in prima persona di questa lunga storia che egli ha vissuto per intero. Per questa ragione, la festa del 25° che ha il sapore più di un nuovo inizio che di un traguardo raggiunto, si trasforma in un ringraziamento profondo dell'intera Provincia religiosa a questo confratello che ha annunciato il Vangelo, ha promosso iniziative per i giovani, ha "combattuto la buona battaglia" (2Tim 4,7) della fedeltà in una nazione dove ha dato il meglio della propria esperienza umana, cristiana e sacerdotale.

La ricorrenza dei 25 anni è anzitutto occasione per guardare il passato con gratitudine; infatti, dopo il pronto soccorso dei primi anni, la presenza degli orionini si è consolidata con le due parrocchie di Elbasan e di Bardhaj, l'oratorio, le stazioni missionarie e le tante attività di bene verso i giovani, specie i corsi professionali. Ma la più grande opera di Dio, segno della sua benedizione, sono i tre confratelli Don Dorian, Don Pavlin e il ch. Dritan. Essi sono il segno più grande che il carisma di san Luigi Orione si è ormai radicato nei cuori degli albanesi.

La rilettura sapienziale del passato mette in risalto la fedeltà di Dio che si è manifestata come misericordia. Attraverso di essa, Egli ha reso visibile la sua onnipotenza, come dice una delle collette più antiche del Messale Romano: “O Dio che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono” (XXVI Domenica del Tempo ordinario). Per manifestarci la sua presenza, il Signore ha scelto non un’idea astratta, ma un atteggiamento reale, concreto, un sentimento profondo, naturale, fatto di tenerezza e di compassione, di indulgenza e di perdono.

La celebrazione del 25° suggerisce alcune conversioni.
"Al di sopra di tutto vi sia la carità che è il vincolo di perfezione" (Col 3,15), raccomandava l'apostolo Paolo ai Colossesi. Anche oggi, questa è la prima testimonianza, specie in una società come la nostra che si caratterizza per lo scontro, la difficile convivenza tra le culture, la sopraffazione sui più deboli, le disuguaglianze. Questa è la prima forma di fedeltà al progetto di Dio, la più necessaria, quella che garantirà il successo del futuro apostolato.

La seconda conversione consiste nel rimanere fedeli alla missione che ci è stata affidata. I nostri ministeri, le nostre opere, le nostre presenze, rispondono a quanto lo Spirito ha chiesto? Sono adeguate a perseguirne la finalità nella società e nella Chiesa di oggi? C’è qualcosa che dobbiamo cambiare? In altre parole, la ricorrenza del 25° è un interrogativo per chiederci se forse, dopo un primo periodo di eroismo, non si intravvedono già le crepe di una pastorale ripetitiva che fatica a rispondere ai bisogni del popolo. C’è tanto bisogno di sacerdoti, religiosi, operatori pastorali che sappiano portare in ogni ambiente, anche il più lontano, il profumo della carità di Cristo e la misericordia di Dio a tutti, indistintamente. Così raccomandava Papa Francesco ai PP. Capitolari della Congregazione orionina.

Infine, la terza conversione, consiste nel guardare al futuro con iniziative concrete che aprano il cuore all'ottimismo. Non a caso, la ricorrenza che stiamo celebrando, si inserisce nel progetto pastorale provinciale dal tema: "Guardiamo il futuro con concretezza ed ottimismo: le 14 opere di misericordia". Credo che sia giunto il momento di attuare in modo nuovo le parole di Don Orione: "cercare e medicare le piaghe del popolo, curarne le infermità, andargli incontro nel morale e nel materiale: in questo modo la vostra azione sarà non solamente efficace, ma profondamente cristiana e salvatrice" (Scritti 61,114). In altre parole siamo chiamati a lenire le ferite della solitudine, della discordia, della vendetta... “con l’olio della consolazione, a fasciarle con la misericordia e a curarle con la solidarietà e l’attenzione dovuta. Non cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza (Francesco, Misericordiae Vultus,15). Quante persone vivono al nostro fianco bisognose di essere accolte, medicate, ascoltate e custodite. Non è giunto, quindi, il tempo di pensare a qualche segno di facile realizzazione che vada in questo senso?

Carissimi, mentre auguro ai miei confratelli e a tutti voi di festeggiare fra venticinque anni, con lo stesso entusiasmo odierno, il 50° della presenza orionina in Albania, chiedo per tutti al Signore "il coraggio del bene" e la perseveranza nell'attuarlo.

Don Aurelio Fusi

(Direttore Provinciale)

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Venerdì, 20 Ottobre 2017

Tortona - Festa dei nonni 2017

Come ogni anno e sono già diversi, si festeggia in ottobre presso il Centro “Mater Dei” di Tortona la Festa dei Nonni che unisce anche il “grazie” a tutti coloro che collaborano ogni giorno per il bene della casa nel nome e del carisma del santo Luigi Orione. Riportiamo alcune riflessioni della responsabile di strutura Boveri Francesca.
“Le persone anziane all'interno delle famiglie hanno un ruolo importantissimo come guida ma anche come fondamenta di una precisa identità. Proprio per questo motivo in Italia nel 2005 è stata istituita una ricorrenza civile per celebrarli e ricordare a tutti il loro valore. La festa dei nonni che si festeggia il 2 di ottobre di ogni anno è la data in cui la Chiesa Cattolica ricorda gli angeli custodi. È dal 2006 che la nostra Casa ha istituito questo momento speciale che coinvolge gli ospiti in prima persona, i loro parenti, i loro amici e dipendenti e volontari e collaboratori.
Di norma la si prepara per metà ottobre, è un pranzo che dedichiamo a loro con un menù tutto speciale ed è un'occasione per trascorrere a tavola, in famiglia, una buona domenica. È una giornata di festa, è una giornata di gioia, è una giornata dove il sorriso è sincero e spensierato, dove il sorriso diventa medicina che cura.
Anche quest’anno la partecipazione è stata veramente grande ed intensa per quello che è ormai l’undicesima edizione di un evento atteso e particolare, ogni volta nuovo.
Felici gli ospiti ma felici anche i volontari che per una volta sono essi stessi ospiti d'onore in una festa in cui tutti ci si sente vicini. Intorno alla tavola si gusta buon cibo, si dialoga, si gioca, ci si ritrova ed è dentro il cibo che passano gusti e sapori ma anche storie e saperi, esperienze e vicissitudini, ricordi ed emozioni.
La cucina e la tavola sono una rivelazione più sorprendente dei rapporti e della comunione. Ed è da qui che sono uscite delle immagini bellissime: ospiti come li voleva Don Orione, "i nostri padroni" e noi, al servizio, per essere utili e per far star bene. E poi... il bene è arrivato a noi che abbiamo concluso la giornata decisamente più sereni ed uniti perché è attorno alla tavola che ci si svela, ci si parla con quell'umanità che ha qualsiasi latitudine, in qualsiasi epoca, in qualsiasi circostanza, sa abbattere anche i muri, rompere i silenzi e farci sentire veramente membri della stessa famiglia, abitanti della stessa Casa”.

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Lunedì, 16 Ottobre 2017

Seregno Milano Bergamo Fumo - EGU

Il Piccolo Cottolengo di Don Orione di Seregno, il Piccolo Cottolengo di Don Orione di Milano, il Centro Don Orione di Bergamo e il Pensionato Don Orione di Fumo (PV) sono le strutture già formalmente accorpate con apposito Decreto emesso dalla Regione Lombardia in Ente Gestore Unico, che fanno parte dei 294 soggetti che l’ATS ha giudicato idonei per la presa in carica dei 3 milioni di pazienti cronici lombardi.
Le nostre quattro case sono state tutte inserite negli elenchi dei soggetti erogatori di servizi di supporto alla gestione della presa in carica.
L’adesione a tale misura organizzativa e l’inserimento nei suddetti elenchi regionali, pone le case della Lombardia tra quei soggetti che da un punto di vista tecnico sono in grado di differenziare l’offerta e dal punto di vista carismatico mette le nostre case nella condizione di entrare in relazione con nuove e diverse povertà. Quindi, per tutto questo, è necessario rendere nota la voglia di essere parte del territorio di tutte le quattro Case che afferiscono all’Ente Gestore Unico.
I prossimi passaggi ora sono nelle disponibilità degli uffici Regionali; infatti entro la fine dell’anno, partiranno le lettere ai pazienti cronici che potranno immediatamente scegliere le Case Orionine come punti di riferimento.

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Mercoledì, 11 Ottobre 2017

MLO - Qualcosa da ricordare

In ogni Nazione di presenza orionina, Religiosi, Suore e Laici orionini hanno costituito dei Coordinamenti del MLO, una struttura stabile di comunione. Alcune Linee operative del Coordinamento del MLO sono di riferimento per un cammino unitario. Favorire il 'collegamento' e la 'formazione al carisma' delle tante e diverse realtà di laici orionini sono i due servizi specifici offerti dal Coordinamento del MLO.
Il coinvolgimento dei laici nello spirito e nella vita di Don Orione e della sua Piccola Opera della Divina Provvidenza, oggi divenuto Movimento Laicale Orionino, ha radici storiche sicure e risponde ad una precisa sensibilità e volontà del Fondatore.
Il cammino del Movimento Laicale Orionino, come attualmente inteso, e cioè unitario, diversificato ma coordinato, organizzato, soggetto autonomo identificato dal carisma di Don Orione, in comunione con tutta la Piccola Opera della Divina Provvidenza, ha una storia recente.
L’inizio è chiaramente riconoscibile nella Mozione 11 del Capitolo generale dei Figli della Divina Provvidenza (1992) e delle Piccole Suore Missionarie della Carità (1993): “Per promuovere tra tutti i Confratelli e nei diversi settori delle attività della Congregazione, l’attuazione delle direttive della Chiesa circa la vocazione e il ruolo dei laici (Cfr. Apostolicam actuositatem, Christifide¬les laici ed altri) si chiede che il Governo coordini la progettazione delle iniziative atte a raggiungere gli obiettivi di promozione della vocazione e del ruolo dei laici”.
Dopo due anni dedicati alla conoscenza della situazione e allo studio della realtà laicale che vive nell’orbita di Don Orione nelle diverse nazioni, il Superiore generale indirizzò a tutti i Figli della Divina Provvidenza un “Lettera programmatica” (18.12.1995) per avviare il Movimento Laicale Orionino; ad essa fece subito seguito quella analoga della Superiora generale (23.12.1995) che impegnava anche le Piccole Suore Missionarie della Carità nel medesimo cammino.
Con un coinvolgimento corale di religiosi, religiose e laici si misero in moto i coordinamenti locali, provinciali e centrale. A Rocca di Papa (9-12 ottobre 1997), si realizzò il primo congresso internazionale del MLO che diede dinamismo e creatività al Movimento. Tale evento, confortato da un particolare Messaggio del Papa, può essere considerato l’atto di nascita ufficiale del Movimento. L´11º Capitolo Generale dei Figli della Divina Provvidenza (1998) ha dato un ulteriore impulso alla crescita del MLO.


Pubblichiamo QUI un documento che ricorda le varie tappe del Movimento.

 

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Domenica 8 ottobre, nella Chiesa dei “Santi Pietro e Paolo” in Copparo, ha fatto il suo solenne ingresso l’arciprete Don Daniele Panzeri, sacerdote dell’Opera Don Orione. Erano presenti il direttore provinciale Don Aurelio Fusi, l’economo Don Walter Groppello, i sacerdoti della comunità e i cari amici Don Renzo Vanoi rettore del Santuario di Tortona e Don Paolo Clerici della comunità di Roma Monte Mario, incaricato della casa di Monte Verde e del Gruppo Studi Orionini. Seduti in prima fila i genitori di Don Daniele, i parenti e tanti amici provenienti dal suo paese natale Broncio, da Marghera, Tortona, Roma; non ultimi per importanza tanti parrocchiani che hanno voluto accogliere il nuovo pastore. La liturgia è stata animata dalla corale parrocchiale.
“Narrerò tutte le tue meraviglie Signore”; è la frase che Don Daniele ha scelto per il suo stemma arcipretale nel quale è raffigurato tutto il suo sacerdozio che si protrae nell’azione pastorale che vuole essere quella, come ha detto a conclusione dell’omelia, di “guidare, custodire e far progredire la Chiesa di Dio in Copparo”.
Sul sagrato della parrocchia il primo cittadino a nome di tutti ha rivolto il saluto di benvenuto a Don Daniele nel quale ha sottolineato quanto sia importante la collaborazione tra la Chiesa e la parte civile del paese, quanto sia fondamentale la formazione dei giovani. Insieme hanno poi compiuto il gesto di “aprire le porte della Chiesa”, un gesto che è subito “risposta pratica” di Don Daniele all’invito del sindaco, ovvero quella di camminare insieme per costruire il bene comune. Dopo i riti esplicativi introdotti dal vicario foraneo Don Giovanni Pisa, Don Daniele ha preso possesso della sede presiedendo la solenne celebrazione eucaristica.

Clicca QUI per leggere l'articolo completo e ascoltare l'omelia.

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Tanti bambini in cammino con don Orione

Giornata davvero speciale quella di domenica 24 settembre. Quasi 500 persone si sono messe in cammino nel nome di Don Orione: la parrocchia San Pietro di Voghera ha compiuto i suoi primi 50 anni e li ha festeggiati con questa manifestazione di “Colorundoci”. Il ritrovo era in via Kennedy nell’ex caserma dove è avvenuta la distribuzione di “magliette parlanti” e l’accoglienza degli animatori dell’oratorio. Dopo l’arrivo verso le 15 della statua di don Orione accompagnata da una delegazione di Pontecurone con in testa il sindaco Rino Feltri e i bimbi del Piccolo Cottolengo di Tortona, il parroco Don Loris Giacomelli ha dato inizio alla camminata con una benedizione rivolta a tutti i partecipanti. Il corteo si è subito snodato per le vie della città: in piazza Duomo Don Gianni Captini ha salutato i partecipanti; procedendo in via Emilia verso la Parrocchia San Pietro al gruppo si sono uniti il sindaco Carlo Barbieri e Don Pietro Bezzi, direttore della Casa di Riposo Don Orione di Pontecurone. Davanti alla chiesa San Pietro si sono svolte le premiazioni e finalmente si è dato inizio alla festa. Nella Greenway molti animatori hanno bersagliato simpaticamente i partecipanti con colori variopinti, trasformando molti partecipanti in improbabili arlecchini colorati dalla testa ai piedi, quindi tutti al parcheggio della Dechatlon a rinfrescarsi.
Lo spirito orionino della carità e della condivisione festosa è stato sublimato dalla splendida giornata settembrina di fine estate. Don Loris ha formulato l’auspicio che questa sia stata soltanto la prima edizione di “Colorundoci”.

 

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Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

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