"Con l’aiuto di Dio si fa tutto, ogni cosa riesce bene, ed ogni straccio serve a fare del bene."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

convegno apostolico 6

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Come ormai da molti anni, giovedì 6 aprile, l’arma dei Carabinieri si è ritrovata a celebrare il “precetto pasquale” presso la Cripta del Santuario della “Madonna della Guardia” di Tortona. Erano presenti un numeroso gruppo di Carabinieri in servizio con il loro Comandante, il maggiore Carlo Giordano. A prendere parte alla celebrazione anche un gruppo di Carabinieri in congedo, autorità civili e militari e il tenente Denise Di Matteo, comandante del nucleo operativo della Guardia di Finanza di Tortona. La Santa Messa è stata presieduta dal cappellano militare Don Diego Maritano. All’inizio il cerimoniere della Basilica, ha espresso il saluto a nome del rettore don Renzo Vanoi, il quale non ha potuto essere presente per motivi pastorali. “Oltre ai saluti, ha detto Fabio Mogni, ci troviamo riuniti ormai alle porte di Gerusalemme per vivere la Settimana Santa con Gesù che ci condurrà alla Pasqua, possa davvero questa offerta eucaristica essere d’intercessione per voi, le vostre famiglie, il servizio che prestate per la Patria, la Virgo Fidelis vostra celeste patrona vi illumini e guidi sempre”. Nell’omelia Don Carlo ha sottolineato il significato della Pasqua, “un fatto inaudito, il triduo pasquale è il fine settimana più splendido e paradossale della storia. Nessuno si sarebbe aspettato la risurrezione di un morto. Gli Apostoli stessi erano fortemente dubbiosi.”
Al termine della Celebrazione dopo la recita della preghiera alla celeste Patrona la Virgo Fidelis e la foto di rito, il maggiore Giordano e il cappellano Don Maritano, sotto la guida di Piero Cuniolo, laico che accoglie ormai da molti anni gruppi di pellegrini offrendo una spiegazione del luogo, li ha condotti in Santuario per una preghiera a Don Orione ed alla Madonna. San Luigi Orione e la Madonna della Guardia siano sempre guide sicure per l’arma dei Carabinieri che svolge un compito così importante e prezioso per il bene comune.

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Venerdì 7 aprile, presso l’Oratorio tortonese “San Luigi” di Don Orione, si è svolto il 6° incontro sull’Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” del Santo Padre Francesco. Don Achille Morabito che guida le riflessioni di questi incontri, ha focalizzato il tema sul settimo capitolo.  “In esso troviamo un particolare riferimento all’educazione dei figli, dei bambini da parte di insegnanti e catechiste. Una sana pedagogia che anche chi non è cristiano può sottoscrivere, successivamente troveremo una parte che riguarda la trasmissione della fede. La Parola è fonte che illumina il nostro cammino, solo a partire da questa esperienza la famiglia può essere chiesa domestica e fermento evangelizzatore nella società”. Don Achille conclude con questo messaggio molto pratico: “sono gli esempi che trascinano, i gesti di carità verso le persone bisognose”.

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Celebriamo la Domenica delle Palme e della Passione del Signore. Gesù, dopo l’ingresso trionfale in Città santa, si offre alla Passione. Don Renzo Vanoi, nel video commento ci dice che “la Settimana Santa, che oggi inizia, mette in grandissima evidenza l’infinito amore di Cristo per noi. Egli stesso aveva detto: «Nessuno ha un amore è più grande di questo: dare la vita perdere i propri amici» (Gv 15,13). Invochiamo lo Spirito del Padre perché possa donarci il coraggio e la forza di seguire Gesù nella via della croce attraverso il nostro pellegrinaggio terreno, testimoniando a tutti il Suo immenso Amore e la Salvezza che ci ha ottenuto.

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Venerdì, 07 Aprile 2017

Gesù è la risurrezione

Mercoledì 5 aprile 2017, presso la Cattedrale di Tortona, il vescovo Mons. Vittorio Viola ha predicato il quinto quaresimale sul Vangelo ascoltato domenica scorsa che narrava la risurrezione di Lazzaro. Dopo la lettura della Parola “che ci fa sempre bene riascoltarla perché ha una forza alla quale bisogna esporsi”, il vescovo ha sottolineato alcuni punti fondamentali tratti da questo episodio che il ciclo festivo di quest’anno ci ha proposto dopo la samaritana e il cieco nato ed ora siamo ormai alle porte di Gerusalemme e più precisamente “dentro la tomba di Lazzaro, solo in questo luogo possiamo comprendere questo gesto compiuto da Gesù”.
Gesù ama stare con i suoi, Betania è il luogo dove viene accolto.
“Ci sono una serie di dialoghi con Gesù, il primo con i suoi: Marta e Maria fanno arrivare a Gesù la notizia della morte di Lazzaro, il loro fratello, che Gesù amava. La casa di Betania è un luogo dove Gesù ha sempre trovato conforto, un luogo sicuro, casa di amici dove poteva stare nella certezza di essere accolto. Un bisogno umano per sentirsi a casa, per il Figlio dell’uomo che non ha dove posare il capo! Di fronte alla notizia di questa morte ha una reazione che i suoi non comprendono, dice subito una parola su questa malattia: è una malattia per la gloria di Dio”.
Un rimprovero di Marta che riceve una risposta di fede e di credo nella risurrezione.
 “Gesù si presenta il quarto giorno e Marta lo rimprovera subito di questo ritardo (cfr. …se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto) malgrado una sua dimensione di fede quando gli dice che Egli è il Cristo difronte alla Sua risurrezione dicendo di credere, ma Gesù puntualizza tutte le sue risposte, c’è sempre un percorso della nostra fede. Egli chiede a Marta di confrontarsi con il fatto che Lui è la risurrezione ed è lì presente davanti a Lei dove senti che la questione di credere che la risurrezione di suo fratello Lazzaro, morto da quattro giorni, sta davanti a lei, è la sua persona. Non è un concetto la risurrezione, è la persona di Gesù. Credere nella risurrezione vuol dire accogliere la persona di Gesù come Marta e Maria hanno fatto tante volte nella loro casa”.
Ostilità e mancanza di fede attorno Gesù
“Attorno a Gesù nonostante le amicizie, cresce anche un ostilità, i suoi sono lì con l’inconsapevolezza di chi è partito sapendo che rischiava non capendo perché Gesù si sia mosso così tardi in Giudea. I Giudei anche loro lo rimproverano perché poteva evitare che il suo amico morisse. Senti che è tutto un lasciare solo Gesù difronte alla morte di Lazzaro. Il verso che viene usato – si commosse – è come se si indignasse per questa loro mancanza di fede”.
Rivolto al Padre ad alta voce per farsi sentire dai presenti
“Gesù rendendo grazie al Padre per averlo ascoltato, sembra voler far sentire a tutti quella mancanza di fede attorno a Lui perché tutti credano che Lui l’ha mandato. E poi comanda a Lazzaro di venire fuori dal regno dei morti e il secondo ordine di liberarlo e lasciarlo andare: era tutto scritto nel suo nome (Lazzaro =Dio aiuta). Dopo questo, qualcuno crede, ma i capi del popolo precipitano nel rifiuto di Gesù, era troppo dopo le guarigioni anche questa risurrezione di un morto”.
Alcuni interrogativi per interiorizzare cosa ci vuole dire a noi questa Parola:
L’amore di Dio non si contraddice, è stabile.
Dio è buono, dobbiamo essere testimoni della sua sofferenza
La “morte che emana odore” è quella dei nostri peccati che dobbiamo cercare di tirar fuori perché la Pasqua è alle porte

 

Clicca QUI per ascoltare la catechesi.

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Mercoledì, 05 Aprile 2017

La risurrezione di Lazzaro

Gesù è amico di Lazzaro e delle sorelle Marta e Maria. Lazzaro sta male. Gesù gli vuole così bene che decide di andare da lui anche se deve passare nella zona di quelli che lo vogliono uccidere.  Arrivato davanti alla tomba si commuove e piange per la morte dell’amico; poi con meraviglia di tutti lo richiama in vita.
San Giovanni chiama questo miracolo “segno”. Il segno è dato per dire un’altra cosa più importante. Noi diciamo per esempio il fumo è segno del fuoco, un segnale stradale dice strada chiusa, divieto di accesso ecc.
Allora ci chiediamo che segno è la risurrezione di Lazzaro?  È segno che Gesù è amico dell’umanità, nostro amico, che Gesù soffre e piange con gli uomini che soffrono, con noi quando siamo nel dolore, ma è capace e vuole darci la vera vita. È Lui la vita e darci la vita significa che dona se stesso, muore in croce, si fa nostro pane nell’Eucarestia. Tutto dipende dal credere in Lui, fidarsi di Lui. Alcuni anche dinanzi al miracolo non hanno creduto. Tu che scelta fai?

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Passare dalla morte alla vita: è la proposta che viene rivolta ad ognuno in questa Quinta Domenica di Quaresima ci dice don Renzo Vanoi della video riflessione di questa V domenica di quaresima.
Nulla appare più certo e più forte della morte. Ma il Padre nel suo Figlio ha mostrato di poter sconfiggere ogni forma di morte che ci rovina l’esistenza, perché il suo Amore è più forte del nostro peccato, della morte.
La morte ci spaventa, ma Dio non ci abbandona al nostro “destino”. Mediante il suo Figlio ci porta a conoscere la vita che dura per l’eternità, che non finisce mai.
Da questa Eucaristia permettiamo al Signore di entrare concretamente nelle nostre esistenze, di tirarci fuori dai nostri sepolcri, perché possiamo camminare nella Terra nuova della vita vera.

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“Signore illuminaci” con questa invocazione, mercoledì 29 marzo presso la Cattedrale di Tortona, il vescovo Mons. Vittorio Viola ha predicato il quarto quaresimale commentando e facendo riflettere il popolo sul vangelo della quarta domenica di quaresima del “cieco nato”. Un incontro dove Gesù desidera ardentemente la guarigione di quest’uomo e vuole far comprendere a tutti noi, che viviamo le nostre cecità, che la vera luce è Lui che ha assunto la nostra condizione umana ed ha vinto le tenebre del peccato e della morte.

L’incontro con il cieco è per Gesù occasione di manifestare dell’opera di Dio

“Gesù non vede quel cieco come un problema, anzi, vuole agire subito su di lui e fa subito dei gesti: sputa per terra, fa del fango e poi gli si avvicina impiastrandogli gli occhi di fango dicendogli di andare a Siloe per lavarsi ovvero lo invia a quella piscina. Gesù stabilisce con lui un contatto: il primo con il suo sguardo, il secondo la sua Parola sulla sua cecità ed il terzo è il gesto del fango fatto con la saliva sugli occhi accompagnato da una parola, vatti a lavare a Siloe!”.

Gesù compie gesti di sabato in una evidente provocazione per la salvezza

“C’è un senso più profondo di questa volontà di volerlo guarire con il fango: è come se volesse usare la terra, resa forte, potente, efficace dalla sua saliva, per poterci guarire, si vuole impastare con la terra per portarci la sua salvezza. In quest’uomo piano piano inizia un percorso che va dal suo buio alla luce piena della sua fede. È come un brano a due direzioni opposte, è la storia di un uomo cieco che va verso la luce e di molti uomini che credono di vedere e precipitano dentro al loro cecità fittissima”.

La luce della veglia pasquale illumina i nostri cuori

“Se non abbiamo dato un nome a questa nostra cecità, difficilmente la pasqua potrà illuminarci. La cosa che conta è che Lui ci guarda, il primo contatto che ha con il cieco è il suo sguardo che egli non può vedere, questa è una notizia buona: Lui ci guarda! Anche quando noi non lo vediamo, anche e soprattutto quando il buio è così fitto da non poterlo vedere, Lui è l’unico che ha su di noi il suo sguardo di verità che ci conosce da dentro. Signore noi vogliamo la tua luce perché solo dentro il buio emerge la vera luce”.

Al termine alcuni spunti di riflessione alla luce di questo brano evangelico.

La stessa Parola che noi ascoltiamo anche più volte deve entrare in ciascuno di noi che contiene un’azione personalizzata che si dovrebbe espandere se nelle nostre comunità ci ritrovassimo per narrare quanto questa Parola fa in noi.

Siamo chiamati ad annunciare la Parola che in noi lavora, che come una spada a doppio taglio: divide, separa, giudica, illumina, guarisce.

Dobbiamo avere la consapevolezza di essere ciechi e non la presunzione di vedere.

Qual è la mia cecità di questa quaresima per arrivare nel buio dell’inizio della veglia pasquale nella quale ci verrà data una luce nuova, nel fuoco, nel cero pasquale.

Clicca QUI per ascoltare le catechesi.

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Ci fidiamo molto di ciò che vediamo. “L’ho visto con i miei occhi!”: è una delle tipiche frasi cui attribuiamo un certificato di veridicità. “vedere per credere”: lo diciamo spesso, soprattutto quando non ci fidiamo della testimonianza altrui. A darne conferma è anche il Vangelo di Giovanni di questa domenica di Quaresima: l’Evangelista Giovanni, infatti, basa molto la fede del credente sul “vedere”: e il cieco nato, che incontra Gesù ne diventa il modello! E i cosiddetti detentori della verità, i farisei che condannano il gesto di misericordia compiuto da Gesù su questo povero uomo nato cieco, arrivano addirittura alla negazione dell’evidenza: quest’uomo non è stato guarito, perché cieco non lo è stato mai. È proprio vero che “non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere!” Ma intanto il cieco del Vangelo ha visto e, soprattutto, ha creduto: “credo, Signore!”. Gesù ha suscitato nuovamente la fede di quest’uomo in un Dio verso il quale, forse, non aveva più così tanta fiducia dopo che la vita lo aveva reso cieco, emarginato…ritenuto peccatore sin dal concepimento. Dio non perde occasione per far ritornare a sé anche l’uomo immerso nella peggiore delle tenebre. L’incontro vero con Cristo cambia la vita: “Un tempo eravate tenebra, ora invece siete nella luce”.

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Giovedì, 30 Marzo 2017

Tortona - 24 ore per il Signore

Venerdì 24 e sabato 25 marzo sono state celebrate presso il Duomo di Tortona le “24 ore per il Signore”, iniziativa nata a Roma nel 2013 in occasione dell’Anno della Fede. Papa Francesco nel suo messaggio quest’anno ha invitato tutti a rendere quest’evento un “momento privilegiato di grazia del cammino quaresimale, vissuto in tante chiese per sperimentare l’incontro gioioso con la misericordia del Padre, che tutti accoglie e perdona”.

La Celebrazione Eucaristica di apertura è stata presieduta dal vescovo Mons. Vittorio Viola che nell’omelia richiama tre punti: il primo tratto dal Vangelo odierno di Marco sulla domanda dello scriba a Gesù su qual è il più grande dei comandamenti, è “l’amore che prende dell’uomo il cuore, l’anima, la mente con tutta la forza. Un cuore indiviso che riconosce un unico Signore ed unito a questo comandamento ne aggiunge un secondo, amerai il tuo prossimo. Successivamente il richiamo alla Parola che ci interroga sul primato che abbiamo nella nostra vita che a volte sostituiamo a Dio noi stessi: “Come sempre la Parola offre a noi la possibilità di guardarci dentro e chiederci qual è il primo comandamento per ciascuno di noi e come viviamo questo primato dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo. Il rischio è di avere altri dei – cfr. alla Samaritana. Quanti ne abbiamo noi nella nostra vita che anche se non li professiamo li esprimiamo con i pensieri i gesti, con il nostro servizio ad altri dei?”. L’ultimo punto si focalizza su quanto si sta iniziamo a celebrare per un’intera giornata: “Ogni cambiamento di vita nasce da un’esperienza della sua misericordia. Se anche non l’avessimo amato con tutte le nostre forze, se non fossimo stati capaci di amare il prossimo, noi possiamo confidare nella sua misericordia che ci dà la possibilità di ricominciare continuamente. Ed è quello che in queste ore vogliamo sperimentare rimanendo dinanzi al pane eucaristico, corpo offerto per noi, misura estrema della sua misericordia, abbiamo la possibilità di ricevere il suo perdono e di ritrovare così quella forza che ci permettere di fare nostra questa parola volendo avere lui come unico Signore per amarlo con tutte le nostre forze e per poterlo amare anche nei nostri fratelli”. 

Al termine di questa giornata che ha visto radunato insieme il popolo diocesano come “unica comunità davanti a Colui che ci parla”, non vogliamo fermarci a questo ascolto ma “agire”. Uno dei metodi è quello di riprendere in mano la Lettera Pastorale del nostro vescovo intitolata proprio “Comunione” dove troviamo alcune linee guida che richiamano a vivere una “vera conversione pastorale, per essere annunciatori gioiosi e credibili del Vangelo” e nel pane eucaristico ci nutriamo di “un boccone del Suo amore, un corpo donato in cibo per noi, misura estrema e rivelazione piena del suo amore”.

Clicca QUI per leggere l’articolo completo ed ascoltare le omelie.

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Venerdì 17 marzo, presso l’Oratorio Tortonese “San Luigi” di Don Orione, si è svolto il 5° incontro sull’Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” del Santo Padre Francesco. Don Achille Morabito che guida le riflessioni di questi incontri, ha focalizzato il tema sul quinto e sesto capitolo ovvero “sull’amore che rende fecondo e alcune prospettive pastorali”. Sul quinto capitolo è stato sottolineato in particolare l’accogliere una nuova vita e come sia fondamentale la presenza del padre che spesso, come viene riportato nell’Enciclica, è assente, distorta, sbiadita… e ci viene ricordato, parlando dei figli, come il matrimonio sfida trovare un nuovo modo di essere figli. “Dobbiamo avere un cuore senza confini, ha detto Don Achille, riferendosi ancora al nucleo famigliare, la sfida di oggi è quella di avere un’apertura ad un mondo in necessità!” Lo sguardo al capitolo sesto invita in particolare la parrocchia ovvero coloro che la formano ad “annunciare il Vangelo della famiglia oggi”. “Il Santo Padre, evidenzia Don Achille, ci dice come sia fondamentale la formazione, in tutti gli ambiti in particolare per coloro che si dedicano alla pastorale famigliare che oggi viene richiesta più che mai nelle diocesi e che diventerà un nuovo ministero perché il tema è urgente e di rilevante importanza. Dobbiamo stare vicino alle nuove famiglie che si formano, camminare con loro i primi passi e continuare con loro ad essere loro presenti, con discrezione ma con la convinzione che l’aiuto reciproco è fondamentale”. “Per far sintesi a questo incontro su due capitoli “molto concreti”, si nota la preoccupazione del Santo Padre e dei Padri sinodali nella preparazione al matrimonio. La Pastorale famigliare è un valido aiuto nel cammino della famiglia. Accompagnare, camminare insieme, sono due verbi molto cari al Papa, conclude don Achille, prendiamoli come strumenti per la nostra vita di ogni giorno”.

Clicca QUI per ascoltare la riflessione di Don Achille

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