"Vorrei volare sempre più in alto per cantare Gesù e la Santa Madonna e non fermarmi mai."
Don Orione

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Los desamparados

Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Mercoledì, 05 Aprile 2017

La risurrezione di Lazzaro

Gesù è amico di Lazzaro e delle sorelle Marta e Maria. Lazzaro sta male. Gesù gli vuole così bene che decide di andare da lui anche se deve passare nella zona di quelli che lo vogliono uccidere.  Arrivato davanti alla tomba si commuove e piange per la morte dell’amico; poi con meraviglia di tutti lo richiama in vita.
San Giovanni chiama questo miracolo “segno”. Il segno è dato per dire un’altra cosa più importante. Noi diciamo per esempio il fumo è segno del fuoco, un segnale stradale dice strada chiusa, divieto di accesso ecc.
Allora ci chiediamo che segno è la risurrezione di Lazzaro?  È segno che Gesù è amico dell’umanità, nostro amico, che Gesù soffre e piange con gli uomini che soffrono, con noi quando siamo nel dolore, ma è capace e vuole darci la vera vita. È Lui la vita e darci la vita significa che dona se stesso, muore in croce, si fa nostro pane nell’Eucarestia. Tutto dipende dal credere in Lui, fidarsi di Lui. Alcuni anche dinanzi al miracolo non hanno creduto. Tu che scelta fai?

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Passare dalla morte alla vita: è la proposta che viene rivolta ad ognuno in questa Quinta Domenica di Quaresima ci dice don Renzo Vanoi della video riflessione di questa V domenica di quaresima.
Nulla appare più certo e più forte della morte. Ma il Padre nel suo Figlio ha mostrato di poter sconfiggere ogni forma di morte che ci rovina l’esistenza, perché il suo Amore è più forte del nostro peccato, della morte.
La morte ci spaventa, ma Dio non ci abbandona al nostro “destino”. Mediante il suo Figlio ci porta a conoscere la vita che dura per l’eternità, che non finisce mai.
Da questa Eucaristia permettiamo al Signore di entrare concretamente nelle nostre esistenze, di tirarci fuori dai nostri sepolcri, perché possiamo camminare nella Terra nuova della vita vera.

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“Signore illuminaci” con questa invocazione, mercoledì 29 marzo presso la Cattedrale di Tortona, il vescovo Mons. Vittorio Viola ha predicato il quarto quaresimale commentando e facendo riflettere il popolo sul vangelo della quarta domenica di quaresima del “cieco nato”. Un incontro dove Gesù desidera ardentemente la guarigione di quest’uomo e vuole far comprendere a tutti noi, che viviamo le nostre cecità, che la vera luce è Lui che ha assunto la nostra condizione umana ed ha vinto le tenebre del peccato e della morte.

L’incontro con il cieco è per Gesù occasione di manifestare dell’opera di Dio

“Gesù non vede quel cieco come un problema, anzi, vuole agire subito su di lui e fa subito dei gesti: sputa per terra, fa del fango e poi gli si avvicina impiastrandogli gli occhi di fango dicendogli di andare a Siloe per lavarsi ovvero lo invia a quella piscina. Gesù stabilisce con lui un contatto: il primo con il suo sguardo, il secondo la sua Parola sulla sua cecità ed il terzo è il gesto del fango fatto con la saliva sugli occhi accompagnato da una parola, vatti a lavare a Siloe!”.

Gesù compie gesti di sabato in una evidente provocazione per la salvezza

“C’è un senso più profondo di questa volontà di volerlo guarire con il fango: è come se volesse usare la terra, resa forte, potente, efficace dalla sua saliva, per poterci guarire, si vuole impastare con la terra per portarci la sua salvezza. In quest’uomo piano piano inizia un percorso che va dal suo buio alla luce piena della sua fede. È come un brano a due direzioni opposte, è la storia di un uomo cieco che va verso la luce e di molti uomini che credono di vedere e precipitano dentro al loro cecità fittissima”.

La luce della veglia pasquale illumina i nostri cuori

“Se non abbiamo dato un nome a questa nostra cecità, difficilmente la pasqua potrà illuminarci. La cosa che conta è che Lui ci guarda, il primo contatto che ha con il cieco è il suo sguardo che egli non può vedere, questa è una notizia buona: Lui ci guarda! Anche quando noi non lo vediamo, anche e soprattutto quando il buio è così fitto da non poterlo vedere, Lui è l’unico che ha su di noi il suo sguardo di verità che ci conosce da dentro. Signore noi vogliamo la tua luce perché solo dentro il buio emerge la vera luce”.

Al termine alcuni spunti di riflessione alla luce di questo brano evangelico.

La stessa Parola che noi ascoltiamo anche più volte deve entrare in ciascuno di noi che contiene un’azione personalizzata che si dovrebbe espandere se nelle nostre comunità ci ritrovassimo per narrare quanto questa Parola fa in noi.

Siamo chiamati ad annunciare la Parola che in noi lavora, che come una spada a doppio taglio: divide, separa, giudica, illumina, guarisce.

Dobbiamo avere la consapevolezza di essere ciechi e non la presunzione di vedere.

Qual è la mia cecità di questa quaresima per arrivare nel buio dell’inizio della veglia pasquale nella quale ci verrà data una luce nuova, nel fuoco, nel cero pasquale.

Clicca QUI per ascoltare le catechesi.

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Ci fidiamo molto di ciò che vediamo. “L’ho visto con i miei occhi!”: è una delle tipiche frasi cui attribuiamo un certificato di veridicità. “vedere per credere”: lo diciamo spesso, soprattutto quando non ci fidiamo della testimonianza altrui. A darne conferma è anche il Vangelo di Giovanni di questa domenica di Quaresima: l’Evangelista Giovanni, infatti, basa molto la fede del credente sul “vedere”: e il cieco nato, che incontra Gesù ne diventa il modello! E i cosiddetti detentori della verità, i farisei che condannano il gesto di misericordia compiuto da Gesù su questo povero uomo nato cieco, arrivano addirittura alla negazione dell’evidenza: quest’uomo non è stato guarito, perché cieco non lo è stato mai. È proprio vero che “non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere!” Ma intanto il cieco del Vangelo ha visto e, soprattutto, ha creduto: “credo, Signore!”. Gesù ha suscitato nuovamente la fede di quest’uomo in un Dio verso il quale, forse, non aveva più così tanta fiducia dopo che la vita lo aveva reso cieco, emarginato…ritenuto peccatore sin dal concepimento. Dio non perde occasione per far ritornare a sé anche l’uomo immerso nella peggiore delle tenebre. L’incontro vero con Cristo cambia la vita: “Un tempo eravate tenebra, ora invece siete nella luce”.

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Giovedì, 30 Marzo 2017

Tortona - 24 ore per il Signore

Venerdì 24 e sabato 25 marzo sono state celebrate presso il Duomo di Tortona le “24 ore per il Signore”, iniziativa nata a Roma nel 2013 in occasione dell’Anno della Fede. Papa Francesco nel suo messaggio quest’anno ha invitato tutti a rendere quest’evento un “momento privilegiato di grazia del cammino quaresimale, vissuto in tante chiese per sperimentare l’incontro gioioso con la misericordia del Padre, che tutti accoglie e perdona”.

La Celebrazione Eucaristica di apertura è stata presieduta dal vescovo Mons. Vittorio Viola che nell’omelia richiama tre punti: il primo tratto dal Vangelo odierno di Marco sulla domanda dello scriba a Gesù su qual è il più grande dei comandamenti, è “l’amore che prende dell’uomo il cuore, l’anima, la mente con tutta la forza. Un cuore indiviso che riconosce un unico Signore ed unito a questo comandamento ne aggiunge un secondo, amerai il tuo prossimo. Successivamente il richiamo alla Parola che ci interroga sul primato che abbiamo nella nostra vita che a volte sostituiamo a Dio noi stessi: “Come sempre la Parola offre a noi la possibilità di guardarci dentro e chiederci qual è il primo comandamento per ciascuno di noi e come viviamo questo primato dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo. Il rischio è di avere altri dei – cfr. alla Samaritana. Quanti ne abbiamo noi nella nostra vita che anche se non li professiamo li esprimiamo con i pensieri i gesti, con il nostro servizio ad altri dei?”. L’ultimo punto si focalizza su quanto si sta iniziamo a celebrare per un’intera giornata: “Ogni cambiamento di vita nasce da un’esperienza della sua misericordia. Se anche non l’avessimo amato con tutte le nostre forze, se non fossimo stati capaci di amare il prossimo, noi possiamo confidare nella sua misericordia che ci dà la possibilità di ricominciare continuamente. Ed è quello che in queste ore vogliamo sperimentare rimanendo dinanzi al pane eucaristico, corpo offerto per noi, misura estrema della sua misericordia, abbiamo la possibilità di ricevere il suo perdono e di ritrovare così quella forza che ci permettere di fare nostra questa parola volendo avere lui come unico Signore per amarlo con tutte le nostre forze e per poterlo amare anche nei nostri fratelli”. 

Al termine di questa giornata che ha visto radunato insieme il popolo diocesano come “unica comunità davanti a Colui che ci parla”, non vogliamo fermarci a questo ascolto ma “agire”. Uno dei metodi è quello di riprendere in mano la Lettera Pastorale del nostro vescovo intitolata proprio “Comunione” dove troviamo alcune linee guida che richiamano a vivere una “vera conversione pastorale, per essere annunciatori gioiosi e credibili del Vangelo” e nel pane eucaristico ci nutriamo di “un boccone del Suo amore, un corpo donato in cibo per noi, misura estrema e rivelazione piena del suo amore”.

Clicca QUI per leggere l’articolo completo ed ascoltare le omelie.

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Venerdì 17 marzo, presso l’Oratorio Tortonese “San Luigi” di Don Orione, si è svolto il 5° incontro sull’Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” del Santo Padre Francesco. Don Achille Morabito che guida le riflessioni di questi incontri, ha focalizzato il tema sul quinto e sesto capitolo ovvero “sull’amore che rende fecondo e alcune prospettive pastorali”. Sul quinto capitolo è stato sottolineato in particolare l’accogliere una nuova vita e come sia fondamentale la presenza del padre che spesso, come viene riportato nell’Enciclica, è assente, distorta, sbiadita… e ci viene ricordato, parlando dei figli, come il matrimonio sfida trovare un nuovo modo di essere figli. “Dobbiamo avere un cuore senza confini, ha detto Don Achille, riferendosi ancora al nucleo famigliare, la sfida di oggi è quella di avere un’apertura ad un mondo in necessità!” Lo sguardo al capitolo sesto invita in particolare la parrocchia ovvero coloro che la formano ad “annunciare il Vangelo della famiglia oggi”. “Il Santo Padre, evidenzia Don Achille, ci dice come sia fondamentale la formazione, in tutti gli ambiti in particolare per coloro che si dedicano alla pastorale famigliare che oggi viene richiesta più che mai nelle diocesi e che diventerà un nuovo ministero perché il tema è urgente e di rilevante importanza. Dobbiamo stare vicino alle nuove famiglie che si formano, camminare con loro i primi passi e continuare con loro ad essere loro presenti, con discrezione ma con la convinzione che l’aiuto reciproco è fondamentale”. “Per far sintesi a questo incontro su due capitoli “molto concreti”, si nota la preoccupazione del Santo Padre e dei Padri sinodali nella preparazione al matrimonio. La Pastorale famigliare è un valido aiuto nel cammino della famiglia. Accompagnare, camminare insieme, sono due verbi molto cari al Papa, conclude don Achille, prendiamoli come strumenti per la nostra vita di ogni giorno”.

Clicca QUI per ascoltare la riflessione di Don Achille

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Celebriamo oggi la Quarta Domenica di Quaresima.
La Liturgia odierna, ci dice nel video commento Don Renzo Vanoi, è caratterizzata dai temi della gioia e della Luce. Mentre si avvicina la celebrazione dei misteri della Sua morte e risurrezione, Gesù cammina incontro a noi, colorando la nostra vita con la sua presenza. Egli illumina i nostri giorni, spegne le tenebre, ci dona la gioia di essere salvati, ci consacra con il suo ineffabile Amore e ci guida come buon Pastore sui sentieri della fede, della speranza e della carità. Come il cieco nato, accostiamoci a Lui per essere guariti dalla cecità del peccato, perché risplenda in noi la grazia del Battesimo e viviamo i nostri nella gioia della Pasqua verso cui Egli si muove per noi.

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Sabato, 25 Marzo 2017

Dio ha sete di noi: ci desidera

La terza catechesi quaresimale del vescovo di Tortona, Mons. Vittorio Viola ruota attorno al Vangelo proclamato nella terza domenica di quaresima: l’incontro di Gesù con la Samaritana. “E’ la sete di Dio per l’umanità e nel contempo la nostra sete di Lui” che il vescovo sottolinea dopo la lettura del brano evangelico, mettendo in risalto il significato dell’acqua che “Dio ha pensato per il nostro Battesimo”.

Ecco alcuni punti che il vescovo ha indicato al popolo:

- Gesù cerca l’incontro con la Samaritana e si manifesta a lei

“Gesù è stanco ed assetato, va’ al pozzo per vedere questa donna e lei che in quell’ora (mezzogiorno) s’aspettava di essere sola, trova Lui che gli chiede dell’acqua. E qui inizia il dialogo, nel quale la donna cerca una via di fuga ma Gesù fa di tutto per stabilire un accostamento, dimostrandogli una conoscenza di lei che non s’aspettava. È una rivelazione che la circonda! Ed è proprio in quella distanza che il Signore coglie il momento per dirgli “Sono proprio io”. Gesù si è manifestato ma la donna non capisce e cerca di deviarlo in tutti i modi da questo discorso”.

- La Samaritana siamo noi oggi: la sua Chiesa

“In questa settimana al pozzo di Giacobbe noi sentiamo la sete di Lui. E capiamo il perché Lui è passato in Samaria: per cominciare a mietere, prima da questa donna, per poi consegnare il campo ai suoi, alla Chiesa, a noi. Noi non siamo spettatori ma siamo con lui nel pozzo”.

- Il mezzogiorno di Sicar e quello del Golgota

“Più avanti ci sarà un altro mezzogiorno nel quale Gesù sarà stanchissimo, affaticatissimo, stremato, stanco fino alla morte: è il mezzogiorno della sua crocifissione! Ed ancora una volta dentro l’arsura della sua crocifissione dirà le stesse parole che ha detto alla Samaritana: “Ho sete!”. Dio ha scelto d’incontrarci dentro la nostra condizione con la sua debolezza umana, nel suo affaticarsi”

- Gesù ci dona l’acqua viva preparata per essere segno del Battesimo.

“Anche noi Signore desideriamo l’acqua viva che hai promesso alla samaritana e nella preghiera di benedizione del fonte battesimale durante la Veglia Pasquale troviamo tutti i riferimenti della potenza di questo segno: un acqua pensata in vista del battesimo, dove si narra la storia della salvezza. Lasciamoci attraversare dal fiume dell’acqua e del sangue di Gesù”

Clicca QUI per ascoltare le catechesi.

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Mercoledì, 22 Marzo 2017

La Samaritana

Gesù viene a visitare la Samaria, una regione divenuta eretica per mancanza di fede vera, e, in questo, rappresentativa dell'umanità intera lontana da Dio dopo il dramma del peccato originale.
Gli va incontro una donna, ambasciatrice del suo villaggio, ambasciatrice del villaggio umano.
La donna ambasciatrice degli uomini presso Gesù.
Il dialogo assumerà toni ostili, delusi e amareggiati, a rivelare un dolore insanabile ed una nostalgia cocente.  E a Gesù la donna presenta a nome di tutti i problemi di tutti.
L'acqua e la secchia per portarla non riescono a dissetare tutti i deserti della vita umana.
L'attuale uso dei beni della terra e delle tecnologie per scoprirli e usarli è, anzi, spesso causa di scontro mortale ... anche oggi in quelle e in molte regioni della terra.
Gesù sembra non voler dare adesso una risposta, e salta bruscamente ad un altro argomento, aprendo uno squarcio immenso nel cuore della donna.
Ma è troppo doloroso per lei riconoscere la nostalgia di un amore bramato e tante volte iniziato, ma mai realizzato ... "Non ho marito ... Neanche adesso".
Per questo è la donna ora a cambiare argomento, per deviare l'attenzione dalla sua intimità bruciante al problema, che sembra lontano, delle filosofie, delle religioni ... "Dove adorare?".
Ora Gesù darà una risposta, perché qui è da cercare la verità di tutto, la verità dell'acqua e degli abbracci.
Se adorate il possesso individuale dei beni della terra, allora questi con le tecnologie per produrli, saranno sempre occasione di competizione e di ostilità.  Se adorate il vostro corpo con le sue sensazioni e reazioni esso non diventerà mai strumento di unione con gli altri e si moltiplicheranno solo gli strappi dolorosi, senza trovare mai l'amore necessario a sorridere.
Adorare Dio in spirito e verità. Riconoscere Dio, che si specchia nell'acqua fresca del pozzo, la rende divina e capace di far zampillare vita in tutti i deserti.
Riconoscere Dio, che si riscalda abitando nel calore dell'abbraccio, rende il cuore divino e capace di amare tutto e tutti e senza fine e divinamente...
La messaggera, che aveva portato a Gesù il doloroso grido del villaggio, ora ritorna, ambasciatrice da Gesù al villaggio, portando anche a noi la risposta della sua Presenza ed una proposta: "Venite a vedere ... che non sia Lui!? ..."

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Ritiro Spirituale straordinario di Quaresima al Centro Don Orione di Monte Mario nella vigilia della nascita al cielo di Don Orione -12 marzo 1940-.

La meditazione di Don Paolo Clerici sul tema: Quaresima tempo di conversione con i suggerimenti che Papa Francesco ci propone nella sua lettera in questo tempo di grazia in preparazione alla Pasqua del 2017: " La Parola è un dono. L'altro è un dono".  Clicca QUI per leggere e scaricare la meditazione.

Erano presenti i Confratelli della Comunità del Centro Don Orione di Monte Mario, due Confratelli della Comunità del Vaticano, due Confratelli del Consiglio Provinciale, due Confratelli della Comunità di Anzio e un Confratello della Comunità di Palermo.

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Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3