"Nostra politica è fare del bene a tutti, ai buoni e ai cattivi, come il Signore che fa piovere la luce del sole sulla testa dei buoni e sulla testa dei cattivi."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Martedì, 08 Dicembre 2015

25° mons. Gemma

La celebrazione si è svolta ieri 7 dicembre, vigilia della solennità dell'Immacolata, nel giubileo della sua elezione episcopale in San Pietro, presso l'altare della "Cattedra".
Trentadue i concelebranti, tra cui il vicario generale, don Achille Morabito, il provinciale, don Aurelio Fusi, don Eldo Mussi e tanti altri confratelli ed amici sacerdoti.
Ha partecipato all'Eucaristia anche mons. Francesco Cuccarese, arcivescovo emerito di Pescara Penne.
Hanno animato la concelebrazione con il canto i chierici dell'Istituto Teologico di Roma. Il servizio liturgico è stato espletato dai teologi e dai seminaristi di Velletri.
Prima della benedizione finale il vicario generale, don Achille Morabito, ha portato il saluto, l'augurio della Congregazione, ma anche la gratitudine per il magistero ed il suo zelo pastorale a servizio della Chiesa.

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Martedì, 08 Dicembre 2015

L'Immacolata concezione

Nel cammino santo dell’Avvento, la Chiesa ci fa venerare Maria come Colei che, per grazia, non è stata intaccata dal male. L’Immacolata diventa per noi segno di sicura speranza e ci testimonia che il male non avrà l’ultima parola. Il rettore della Basilica della Madonna della Guardia di Tortona, don Renzo Vanoi, ci offre un commento, su questa importante solennità.

Celebrando i santi Misteri riconosciamoci immensamente grati nei confronti della Vergine Madre che, per il suo “Sì!” incondizionato ci ha aperto il passaggio alla Salvezza. Da Lei impariamo a dire con prontezza e generosità il nostro “Eccomi!” al Signore in ogni momento della nostra vita.

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"E' la mia prima ordinazione diaconale", ha esordito Mons. Angelo de Donatis "perché anch'io sono stato consacrato vescovo da poche settimane. Sono trepidante ma pieno di gioia".
"Sono tre bravi figlioli", ha detto il superiore generale Don Flavio Peloso chiedendo al Vescovo l'ordinazione dei tre giovani. "Vengono tra tre Paesi diversi e distanti tra loro. Sono venuti a Roma per completare la loro formazione presso i luoghi degli apostoli Pietro e Paolo e del Papa, e presso i luoghi di Don Orione. Dalle informazioni assunte dai loro formatori e dalla gente che li ha conosciuti nel loro Paese e qui in Italia, attesto che ne sono degni".

Così, durante la celebrazione della Messa nella Parrocchia di Ognissanti, ieri 6 dicembre 2015, Heritiana Rasoamiaramanana (Madagascar), Raju Sovraj (India) e Polycarpe Tapsoba (Burkina Faso) sono stati ordinati Diaconi. Erano presenti oltre 50 sacerdoti, tra i quali anche molti amici provenienti dalle nazioni di appartenenza dei tre diaconi.

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Sabato, 05 Dicembre 2015

II Domenica di Avvento

“Preparare la via al Signore che viene” Il rettore della Basilica Santuario “Madonna della Guardia” di Tortona ci offre il commento della Liturgia che ha scelto di far ruotare attorno alla figura del Battista tutta la tematica di questa Seconda Domenica di Avvento. Giovanni è un testimone privilegiato del Messia. È colui che lo riconosce come veniente e già presente, e ci insegna come attenderlo, come prepararci alla sua venuta. La salvezza del Signore è universale, perché il suo amore non esclude nessuno. Preparare la via del Signore significa, dunque, rimuovere gli ostacoli che impediscono il suo accesso nella nostra vita.

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Domenica, 29 Novembre 2015

A Bangui Francesco apre la porta Santa

È iniziato il Giubileo straordinario della Misericordia. È cominciato con oltre una settimana d'anticipo rispetto all'apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro. Poco fa Papa Francesco ha aperto la porta in legno e vetro della cattedrale di Bangui, in Centrafrica. Prima di spalancarla, ha spiegato parlando a braccio il significato di questo suo gesto.

«Oggi Bangui diviene la capitale spirituale del mondo - ha detto il Pontefice - L'Anno Santo della Misericordia arriva in anticipo a questa terra, una terra che soffre da diversi anni la guerra, l'odio , l'incomprensione, la mancanza di pace».

«In questa terra sofferente - ha continuato - ci sono tutti i Paesi del mondo che sono passati per la croce della guerra. Bangui diviene la capitale spirituale della preghiera per la misericordia del Padre. Tutti noi chiediamo pace, misericordia, riconciliazione, perdono, amore. Per Bangui, per tutta la Repubblica Centrafricana e per tutti i Paesi che soffrono la guerra, chiediamo la pace!».

Poi Francesco, come ha già fatto più volte durante questo viaggio in Africa, ha chiesto a tutti i fedeli di ripetere con lui questa preghiera: «Tutti insieme chiediamo amore e pace!». E l'ha pronunciata nella lingua locale: «Ndoye siriri, amore e pace!».

«E adesso - ha ripreso - con questa preghiera incominciamo l'Anno Santo qui, in questa capitale spirituale del mondo oggi». Quindi si è girato verso la porta centrale della cattedrale, e l'ha aperta, rimanendo per un istante con le braccia aperte, mentre i fedeli all'interno applaudivano e s'inginocchiavano.

Nell'omelia della messa che apre l'Avvento nel rito romano, Francesco ha detto: «Attraverso di voi, vorrei salutare anche tutti i Centrafricani, i malati, le persone anziane, i feriti dalla vita. Alcuni di loro sono forse disperati e non hanno più nemmeno la forza di agire, e aspettano solo un’elemosina, l’elemosina del pane, l’elemosina della giustizia, l’elemosina di un gesto di attenzione e di bontà. Chiediamo la grazia, l'elemosina della pace!».

Il Papa ha detto che ci si deve liberare, grazie a Gesù, «dalle concezioni della famiglia e del sangue che dividono, per costruire una Chiesa-Famiglia di Dio, aperta a tutti, che si prende cura di coloro che hanno più bisogno. Ciò suppone la prossimità ai nostri fratelli e sorelle, ciò implica uno spirito di comunione. Non è prima di tutto una questione di mezzi finanziari; basta in realtà condividere la vita del popolo di Dio».

Francesco ha ricordato che una delle esigenze essenziali della vocazione cristiana «è l’amore per i nemici, che premunisce contro la tentazione della vendetta e contro la spirale delle rappresaglie senza fine. Gesù ha tenuto ad insistere su questo aspetto particolare della testimonianza cristiana. Gli operatori di evangelizzazione devono dunque essere prima di tutto artigiani del perdono, specialisti della riconciliazione, esperti della misericordia».

«Dovunque - ha continuato il Pontefice - anche e soprattutto là dove regnano la violenza, l’odio, l’ingiustizia e la persecuzione, i cristiani sono chiamati a dare testimonianza di questo Dio che è amore». E la «testimonianza dei pagani sui cristiani della Chiesa primitiva deve rimanere presente al nostro orizzonte come un faro: "Vedete come si amano, si amano veramente"».

«Dio è più forte di tutto - ha detto ancora Papa Bergoglio - Questa convinzione dà al credente serenità, coraggio e la forza di perseverare nel bene di fronte alle peggiori avversità. Anche quando le forze del male si scatenano, i cristiani devono rispondere all’appello, a testa alta, pronti a resistere in questa battaglia in cui Dio avrà l’ultima parola. E questa parola sarà d’amore!».

Francesco ha così concluso: «A tutti quelli che usano ingiustamente le armi di questo mondo, io lancio un appello: deponete questi strumenti di morte; armatevi piuttosto della giustizia, dell’amore e della misericordia, autentiche garanzie di pace». Gli ultimi passaggi dell'omelia sono stati sottolineati da molti applausi da parte dei fedeli.

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Sabato, 28 Novembre 2015

I domenica di Avvento

Il rettore della Basilica Santuario “Madonna della Guardia” di Tortona ci offre il commento di questa domenica davanti alla statua della Vergine Maria nella Cappella della casa orionina di Montebello della Battaglia, dove si è svolto per l’intera settimana il capitolo provinciale.

Guidati dallo Spirito Santo, accogliamo dal Padre il dono di un nuovo Anno liturgico, anno del cristiano, durante il quale siamo invitati a prendere, ogni giorno di più, coscienza delle meraviglie che Dio opera tra noi, rendendo attuale, nell’oggi che ci appartiene, la Storia della Salvezza che Dio ha operato in Cristo, per mezzo dello Spirito. L’Avvento, come la primavera per la natura, colora di nuovo la vita. E’ un tempo opportuno per rileggere la nostra storia e intravedere “nuovi germogli”, sentire nostalgia di qualcosa che possa togliere pesantezza alla nostra esistenza.

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Giovedì, 26 Novembre 2015

Il Papa incontra preti e religiose

Francesco incontra il clero, i seminaristi e le religiose a Nairobi: abbandona il testo scritto e parla a braccio, in spagnolo. «Quando un consacrato si dimentica di Cristo crocifisso cade in un peccato molto brutto, che fa "vomitare" Dio, il peccato dell'indifferenza, della tiepidezza».
Qui di seguito le parole dette oggi:

Grazie tante per la vostra presenza. Vorrei tanto parlarvi in inglese, ma il mio inglese è povero… Io ho preso nota e vorrei dirvi tante cose, a tutti voi, a ciascuno di voi… ma mi fa paura parlare e preferirei parlare nella mia lingua madre… Mons. Miles è il traduttore. Grazie per la vostra comprensione.

Quando veniva letta la lettera di san Paolo mi ha colpito questo: «Sono persuaso che colui ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù» (Fil 1,6).

Il Signore vi ha scelto tutti, ci ha scelto tutti. E Lui ha iniziato la sua opera il giorno in cui ci ha guardato nel Battesimo, il giorno in cui ci ha guardato dopo, quando ci ha detto “Se hai voglia vieni con me”.  E allora, ci siamo messi in fila e abbiamo cominciato il cammino. Ma il cammino lo ha iniziato Lui, non noi! Non siamo stati noi. Nel Vangelo leggiamo di una persona guarita che voleva seguirlo lungo nel cammino e Gesù gli disse: “No”. Nella sequela di Gesù Cristo – sia nel sacerdozio che nella vita consacrata – si entra dalla porta! E la porta è Cristo! E’ Lui che chiama, è Lui che comincia, è Lui che fa il lavoro. Ci sono alcuni che vogliono entrare dalla finestra… Ma questo non serve. Per favore, se qualcuno ha qualche compagno o qualche compagna che è entrato dalla finestra, abbracciatelo e spiegategli che è meglio che vada via e che serva Dio in un altro modo, perché non arriverà mai a termine un’opera che Gesù che non avviato – Egli stesso – attraverso la porta.

E questo ci deve portare ad una consapevolezza di essere persone scelte: “Io sono stato guardato, sono stato scelto”. Mi colpisce l’inizio del capitolo 16 di Ezechiele: “Eri figlia di stranieri, eri stata messa da parte; ma sono passato e ti ho pulito e ti ho preso con me”. Questo è il cammino! Questa è l’opera che il Signore ha cominciato quando ci ha guardato!

Ci sono alcuni che non sanno perché Dio li chiama, però sentono che Dio li ha chiamati. Andate tranquilli, Dio vi farà capire perché vi ha chiamati. Ci sono altri che vogliono seguire il Signore per qualche interesse, per interesse. Ricordiamo la madre di Giacomo e Giovanni: “Signore, ti chiedo, quando dividi la torta, di dare la fetta più grande ai miei figli… Che uno stia alla tua destra e l’altro stia alla tua sinistra”. E questa è la tentazione di seguire Gesù per ambizione: l’ambizione del denaro, l’ambizione del potere. Tutti possiamo dire: “Quando io ho cominciato a seguire Gesù, non mi è capitato questo. Ma ad altri è capitato, e a poco a poco te lo hanno seminato nel cuore, come una zizzania.

Nella vita della sequela di Gesù non c’è posto né per la propria ambizione, né per le ricchezze, né per essere una persona importante nel mondo. Gesù lo si segue fino al suo ultimo passo della sua vita terrena, la Croce. Poi Lui pensa a risuscitarti, ma fino a quel punto devi arrivarci tu. E questo ve lo dico seriamente, perché la Chiesa non è una impresa, non è una ONG. La Chiesa è un mistero: è il mistero dello sguardo di Gesù su ognuno di noi che dice “Seguimi!”.

Quindi che sia chiaro: chi chiama è Gesù; si entra dalla porta quando Gesù chiama e non dalla finestra; e poi bisogna seguire la strada di Gesù.

E’ chiaro evidentemente che quando Gesù ci sceglie, non ci “canonizza”. Continuiamo ad essere gli stessi peccatori… Io vi chiederei, per favore, se c’è qui qualcuno – qualche sacerdote o qualche religiosa o qualche religioso – che non si sente peccatore, alzi la mano… Siamo tutti peccatori, io per primo e poi voi. Però ci porta avanti la tenerezza e l’amore di Gesù.

“Colui che ha iniziato una buona opera, la porterà a compimento”: questo ci porta avanti, quello che ha iniziato l’amore di Gesù. Vi ricordate nel Vangelo, quando l’Apostolo Giacomo ha pianto? Qualcuno di voi lo ricorda o no? E quando ha pianto l’Apostolo Giovanni? No. E quando ha pianto qualcun altro degli Apostoli? Uno soltanto – ci dice il Vangelo - ha pianto: colui che si è reso conto di essere peccatore. Era così peccatore che aveva tradito il suo Signore. E quando si rese conto di questo, pianse… Poi Gesù lo ha fatto Papa… Chi lo capisce Gesù? E’ un mistero!

Non smettete mai di piangere. Quando a un sacerdote, a un religioso, a una religiosa si seccano le lacrime, c’è qualcosa che non funziona. Piangere per le proprie infedeltà, piangere per il dolore del mondo, piangere per la gente che è scartata, per i vecchietti abbandonati, per i bambini assassinati, per le cose che non capiamo; piangere quando ci chiedono “perché?”. Nessuno di noi ha tutte le risposte ai “perché?”.

C’è un autore russo che si domandava perché i bambini soffrono. E ogni volta che io saluto un bambino che ha un cancro, un tumore o una malattia rara – come si chiamano – mi chiedo perché quel bambino soffra… E io non ho una risposta a questo. Soltanto guardo Gesù sulla croce. Ci sono situazioni nella vita che ci portano soltanto a piangere, guardando Gesù sulla croce. E questa è l’unica risposta a certe ingiustizie, a certi dolori, a certe situazioni della vita.

San Paolo diceva ai suoi discepoli: “Ricordatevi di Gesù Cristo. Ricordatevi di Gesù Cristo crocifisso”. Quando un consacrato, una consacrata, un sacerdote si dimentica di Cristo crocifisso, poveretto, è caduto in un peccato molto brutto, un peccato che fa orrore a Dio, che fa vomitare Dio: è il peccato della tiepidezza. Cari sacerdoti, sorelle, fratelli, religiosi e religiose, state attenti a non cadere nel peccato della tiepidezza...

Cos’altro vi posso dire? Vorrei darvi un messaggio che viene dal mio cuore per voi: che mai vi allontaniate da Gesù. Questo vuol dire non smettere mai di pregare. “Padre, però, qualche volta è così noioso pregare… Ci si stanca, si ci addormentata…”. Va bene, dormite davanti al Signore: è un modo di pregare. Ma restate lì, davanti a Lui. Pregate! Non lasciate la preghiera!

Se un consacrato lascia la preghiera, l’anima si secca, si inaridisce come quei rami secchi: sono brutti, hanno un aspetto brutto. L’anima di una religiosa, di un religioso, di un sacerdote che non prega, è un’anima brutta! Perdonatemi, ma è cosi…

Vi lascio questa domanda: io tolgo tempo al sonno, tolgo tempo alla radio, alla televisione, alle riveste, per pregare? O preferisco queste altre cose? Quindi mettersi davanti a Colui che ha iniziato l’opera e che la sta portando a compimento in ciascuno di noi… La preghiera.

Un’ultima cosa che volevo dirvi - prima di dirvene un’altra… - è che tutti coloro che si sono lasciati scegliere da Gesù, è per servire: per servire il Popolo di Dio, per servire i più poveri, i più scartati, i più emarginati dalla società, i bambini e gli anziani…; per servire anche quelle persone che non hanno coscienza della superbia e del peccato che loro stessi vivono; per servire Gesù. Lasciarsi scegliere da Gesù è lasciarsi scegliere per servire, e non per essere serviti.

Circa un anno fa, più o meno, c’è stato un incontro di sacerdoti - in questo caso le religiose si salvano! -. Durante questi Esercizi Spirituali, ogni giorno, c’era un gruppo di sacerdoti che dovevano servire a tavola. Alcuni di loro si sono lamentati: “No! Noi dobbiamo essere serviti! Noi paghiamo, abbiamo pagato per essere serviti…”. Per favore, mai questo nella Chiesa! Servire! Non servirsi degli altri, ma servire.

Questo è quello che vi volevo dire, che ho sentito improvvisamente quando ho ascoltato questa frase di San Paolo: “Colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù”.

Mi diceva un cardinale, un cardinale anziano - in effetti aveva soltanto un anno più di me! -, che quando va al cimitero, dove ci sono missionari, missionarie, religiosi e religiose, che hanno dato la loro vita, si domanda: “Perché questo non viene canonizzato domani?”; perché hanno vissuto la loro vita servendo. E mi emoziona quando saluto, dopo una Messa, un sacerdote, una religiosa, che mi dice: “Sono 30, 40 anni che sto in questo ospedale di bambini autistici o che sono nelle missioni dell’Amazzonia o che sto in questo luogo o in quest’altro…” Mi tocca l’anima! Questa donna o quest’uomo ha capito che seguire Gesù è servire gli altri e non servirsi degli altri.

Bene, vi ringrazio molto. Però, che Papa maleducato che è questo… Ci ha dato consigli, ci ha dato “bastonate” e non ci dice “grazie”!… Sì, l’ultima cosa - la ciliegina sulla torta - voglio davvero ringraziarvi! Grazie per aver il coraggio di seguire Gesù, grazie per ogni volta che vi sentite peccatori, grazie per ogni carezza di tenerezza che date a quelli che ne hanno bisogno, grazie per tutte le volte in cui avete aiutato le persone a morire in pace. Grazie per dare speranza nella vita. Grazie perché vi siete lasciati aiutare e correggere e perdonare ogni giorno.

Vi chiedo, nel ringraziarvi, di non dimenticarvi di pregare per me, perché ne ho bisogno. Tante grazie!

 

L'insistenza sul servizio e sulla vicinanza agli ultimi è particolarmente significativo in Africa, dove i missionari che vengono da fuori sono in prima fila in queste attività, ma non sempre accade che lo sia il clero locale. Al termine dell'incontro Francesco ha incontrato un gruppo di bambini e ragazzi ammalati di cancro e si trattenuto con ciascuno di loro.

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Martedì, 24 Novembre 2015

Iniziato il Capitolo Provinciale

Domenica 22 novembre, Solennità di Cristo Re e Dies Natalis di don Carlo Sterpi, la preparazione del I Capitolo Provinciale della Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza è culminata nella celebrazione delle ore 17 nel Santuario della Madonna della Guardia in Tortona. Qui, una buona parte dei Confratelli delegati si sono ritrovati, con il Superiore Provinciale, il suo consiglio, e i fedeli del santuario e hanno concluso la loro preghiera sulla tomba di don Sterpi, la cui figura è stata richiamata anche nel corso dell’omelia, come modello di regalità perseguita attraverso la via del servizio fedele nel solco tracciato da don Orione.
Subito dopo i ‘capitolari’ si sono trasferiti al centro don Orione di Montebello. Qui le attività sono iniziate con la concelebrazione eucaristica presieduta dal Vicario generale, intervenuto insieme all’Economo Generale, per portare la vicinanza del Superiore Generale e di tutto il suo consiglio; e con la preghiera e il canto del Veni Creator Spiritus, intonati proprio nella sala dove, nel 1940, si celebrò il I capitolo generale della Congregazione.
Buona parte della mattinata è stata dedicata alla presentazione della relazione di don Aurelio, che ha tracciato un quadro della situazione della provincia, soffermandosi in particolare sugli indicatori della qualità della vita spirituale e relazionale all’interno delle comunità. A seguire, a conclusione della mattinata e nella prima parte del pomeriggio, c’è stata possibilità per svariati interventi da parte dei Delegati, che hanno ripreso diversi punti della relazione per esprimerne apprezzamento e condivisione o per segnalare qualche rilievo e qualche aggiunta, secondo la personale esperienza e sensibilità.
Nella seconda parte del pomeriggio, i Consiglieri hanno presentato una sintesi dell’inchiesta elaborata dall’ Università Salesiana, dopo di ché ci si è divisi in sette gruppi, tanti quante sono le aree previste dal quaderno inviato a ogni comunità per la celebrazione del ‘Capitolo Locale’.
Nei gruppi si è iniziato il lavoro di analisi dei contributi giunti dalle varie comunità, lavoro che proseguirà nella mattinata del martedì.
Il lavoro impegnato, e a ritmo abbastanza serrato, è stato reso più agevole dal clima di semplicità serena che si respira, dalla preghiera e dalle gustose reminiscenze degli anni di gioventù in Congregazione. Per qualcuno più lontani nel tempo...per qualche altro un po’ più vicini!

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Domenica, 22 Novembre 2015

Tortona - Cristo Re

Oggi, domenica 22 novembre, nella solennità di Cristo Re dell’Universo: “Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente”, presso la Basilica Santuario Madonna della Guardia di Tortona, si celebra una solenne concelebrazione presieduta dal direttore provinciale don Aurelio Fusi, nella quale verrà ricordato l’anniversario della morte del venerabile don Carlo Sterpi e si darà inizio del Capitolo Provinciale. Alle ore 9.30, a Gavazzana, paese natale di don Sterpi, don Aurelio presiede la celebrazione eucaristica.
Il Direttore Provinciale don Aurelio Fusi, presiede questa importante concelebrazione che darà inizio al Primo Capitolo della nuova Provincia che si svolgerà a Montebello della Battaglia (PV) fino al 27 novembre. Nella convocazione don Aurelio ha aggiunto: “considerato che il 22 novembre ricorre la data di morte del venerabile Don Carlo Sterpi, il rettore della Guardia, Don Renzo Vanoi, mi ha proposto di presiedere la concelebrazione, con i sacerdoti eletti al Capitolo per commemorare insieme il primo successore di Don Orione. Mi è sembrata non solo un’idea molto bella, ma soprattutto un’occasione irripetibile per chiedere a Don Sterpi la sua preghiera di intercessione per il nostro Capitolo”. Al termine della celebrazione ci si recherà per un momento di preghiera in cripta, dinanzi al sepolcro di don Sterpi.

Videomessaggio di Don Renzo Vanoi a fondo pagina

 

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Ieri, venerdì 20 novembre, a Tortona, la congregazione orionina ha onorato la sua patrona: la Madonna della Divina Provvidenza. Presso la chiesa di San Michele Arcangelo, alle ore 18 Sua Eccellenza Mons. Vittorio Viola ha presieduto la solenne concelebrazione animata dal coro dei ragazzi dell’oratorio diretti da Marta Cassano. Erano presenti oltre ai sacerdoti delle comunità del Paterno/San Michele e Santuario/Mater Dei, il direttore provinciale don Aurelio Fusi e l’economo provinciale don Walter Groppello.  “Il Vangelo ci consegna poche parole di Maria ma molti silenzi, ha sottolineato Mons. Viola nella riflessione. Le poche parole pronunciate, racchiudono il mistero della sua persona, della sua missione di come, la Vergine Immacolata, è entrata nel piano della salvezza“.
Prima della Benedizione, il direttore provinciale don Aurelio Fusi, ha ringraziato il vescovo per la sua presenza in mezzo ai figli e le figlie del fondatore San Luigi Orione che tanto ci teneva all’obbedienza filiale al suo vescovo. “Eccellenza qui con lei questa sera siamo tutti riuniti ad onorare e festeggiare insieme con don Orione la nostra patrona: la Madre della Divina Provvidenza. E con sentimenti di grazie vorrei esprimere una parola che possa arrivare al cuore di ognuno dei presenti. Don Orione nella sua vita ha scritto molto a riguardo delle virtù teologali la fede la speranza e la carità ma scritto molto anche sulla Madonna, su Maria Santissima. Iniziamo lunedi prossimo il nostro capitolo provinciale con il titolo – Servi di Cristo e dei poveri – e davvero vogliamo chiedere al Signore che questa frase di don Orione sia un programma di per la vita di ciascuno di noi”.

Al termine il vescovo, il direttore provinciale, insieme a tutti i sacerdoti si sono recati presso la Cappellina del Paterno per elevare una preghiera davanti alla Statua della Madonna della Divina Provvidenza. E’ stato davvero un bel momento di famiglia, dove la parola del vescovo e la preghiera di ognuno dei presenti ha dato lustro a questa solennità.

Clicca QUI per ascoltare l'omelia del Vescovo Monsignore Vittorio Viola e il saluto del Direttore Provinciale Don Aurelio Fusi.

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Los desamparados

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