"Carità negli affetti, carità nelle parole, carità nelle opere!"
Don Orione

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Los desamparados

 

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Nel 146° anniversario dalla nascita di Don Orione, i suoi compaesani hanno ricordato come ogni anno questo gioioso evento con una Santa Messa proprio dove vi si trova il monumento a lui dedicato. A presiedere la celebrazione quest’anno è stato invitato Padre Jorge Torti, presidente della Fondazione Don Orione. Il parroco Don Ugo Dei Cas nell’introdurre la celebrazione, a nome anche dei confratelli della comunità religiosa ha ringraziato tutti della presenza perché è “presenza sincera di grazie al concittadino più importante”. Nell’omelia Padre Torti, ha condiviso tre punti sulla Parola di Dio, che si applica molto bene a San Giovanni Battista (nel giorno della solennità), a Don Orione e a tutti noi: la conoscenza di Dio su di noi, la scelta e l’apostolato.
“Gesù continua a sceglierci, continua padre Jorge, consacrandoci affinché possiamo portare più anime a Gesù, come il Battista nel Giordano, come Don Orione con la sua fede, le sue parole e le sue opere che sono molte e sparse nel mondo. Siamo stati scelti, conclude, profeti-discepoli-missionari di Gesù, inviati per annunciare con la nostra voce e con le nostre vite, amore, perdono, misericordia, pace, salute, liberazione”.

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Celebriamo oggi la solennità della nascita di Giovanni, il Battista, l'ultimo profeta, predicatore radicale, testimone e precursore di Gesù.

La Chiesa ricorda tre natività: oltre a quella di Gesù, anche quella di Maria (8 settembre) e di Giovanni.

Il Vangelo di Luca presenta in parallelo l'infanzia di due personaggi, Gesù e Giovanni, presentando l'annuncio della loro nascita e il racconto della loro nascita. Gioia e stupore pervadono il racconto della nascita di Giovanni, stupore perché tutti sapevano della sterilità di Elisabetta, gioia perché il Signore aveva esaltato in lei la sua grande misericordia con il dono insperato di diventare madre. Si chiamerà Giovanni, che significa "Dio è benevolo", perché nella tradizione semitica il significato del nome dice ciò che uno è.

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Oggi la liturgia ci offre due brevi parabole: quella del seme che cresce in segreto e quella del granellino di senapa.

Il commento di Don Achille Morabito si sofferma sulla prima parabola, che presenta tre tempi: la semina, la crescita, la raccolta. L'attenzione del parabolista è posta sul momento della crescita e vuole che anche noi ci soffermiano su questo: è il tempo del seme e della terra, non più il tempo del contadino. Il seme germina e si allunga, la terra lo avvolge e lo sostiene in questa fase di trasformazione. Il seme si dona interamente all'uomo per la raccolta.

Cosa accade tra la semina e la mietitura? Cosa vuol dirci Gesù su questo tempo che sembra inerte, nascosto? La parabola ci dice che questo è il tempo dell'azione di Dio, non della sua assenza: la crescita silenziosa del seme indica il modo diverso di parlare di Dio. Non delusione o turbamento, ma attesa fiduciosa.

Il Regno di Dio è come un seme che cresce, sotto l'azione autonoma di Dio, non è cosa degli uomini, frutto di organizzazione ed efficienza.Questo non vuol dire disempegno nella storia, ma accoglienza di questo dono.

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Presso il Seminario della Vita, il 31 maggio, si è rinnovata la tradizione da parte della Comunità parrocchiale di Campocroce, di chiudere il mese dedicato alla Madonna all’interno dell’Opera orionina.
Il ritrovo, come al solito, presso il capitello di Via Canaceo dedicato alla Madonna che… non ha nome, come ha sottolineato Don Ruggero, parroco di Campocroce, nell’Omelia della S. Messa, successiva alla processione ed alla recita del Rosario.
La Madonna di Via Canaceo infatti non ha titolo… e dopo una breve spiegazione il parroco ha proposto di nominarla come “Maria, stella del Canaceo” affinché possa essere considerata come un punto di riferimento e guida per gli abitanti del borgo.

Alcuni bambini, che circa un mese fa hanno ricevuto la prima Comunione, hanno portato la bella statua in processione per circa un chilometro concludendo il percorso nella Cappella di Villa Soranzo.
Questa era gremita dai residenti del Seminario della Vita, dagli amici e volontari della Casa ed ovviamente dagli abitanti di Campocroce, in particolare proprio coloro che abitano in Via Canaceo.
Infatti tutte le sere di maggio, nella cappella di Villa Soranzo, che hanno tanto a cuore, si sono ritrovati attorno alla Madonna per recitare il rosario.


All’evento conclusivo ha partecipato anche Don Luca Ingrascì in servizio presso l’Istituto Berna di Mestre e Don Filippo Benetazzo, in servizio a Velletri e padre Maestro dei novizi con i quali in questi giorni è in visita alle Case orionine del Veneto.
Il bel momento si è concluso nel piazzale della Villa con un semplice buffet nello spirito di famiglia di famiglie che contraddistingue la Casa.

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Ieri, domenica 3 giugno, a Roma presso la Parrocchia orionina Mater Dei la famiglia di San Luigi Orione si è allargata accogliendo Don Gabriel.


Qui di seguito l’omelia integrale del Vescovo Monsignor Giovanni D’Ercole.

1. È sempre edificante riascoltare il racconto che fanno gli evangelisti dell’ultima cena, Pasqua della nuova ed eterna Alleanza. Raccolti nel cenacolo per consumare il rito tradizionale ebraico, mentre Giuda si apprestava a percorrere la strada del tradimento, Gesù compie due gesti accompagnati da altrettante indicazioni pastorali assai concrete. Fermiamoci a contemplare questa scena nel giorno in cui celebriamo la festa solenne del Corpus Domini e ci apprestiamo a vivere insieme l’ordinazione presbiterale del diacono Gabriel. Nel cenacolo, quel giovedì che precedeva la sua passione, morte e risurrezione, il Signore si cinse i fianchi con un asciugatoio, lavò i piedi agli apostoli e commentò: “Se dunque io, il Signore e maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”(Gv. 13,14). Dovete! Non dice vi consiglio, ma lo ordino: così riferisce l’evangelista Giovanni tralasciando la narrazione dell’istituzione dell’Eucaristia, che invece troviamo nei sinottici, Marco, Matteo e Luca, ognuno con accentuazioni particolari.  Abbiamo ascoltato poc’anzi san Marco riferirci nel vangelo che, mentre erano a tavola e mangiavano, il Cristo prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede agli apostoli dicendo: ”Prendete! Questo è il mio corpo”.  Prendete! Anche qui si tratta di un ordine e non di un consiglio. Il verbo è preciso e senza equivoci, anzi è ordine quasi perentorio: Prendete! Ordine che risuona nei secoli stringente e senza alibi per ogni presbitero, per ciascuno di noi battezzati. Gesù non chiede agli Apostoli, e quest’oggi a te caro don Gabriel, solo di adorare, contemplare, venerare quel Pane; dice molto di più: Prendetemi, io voglio stare nelle vostre mani come dono, nella vostra bocca come pane, nel vostro cuore come sangue per irrorare della mia misericordia il mondo intero.
2. “Prendete!” Caro Gabriel, l’odierna liturgia t’invita a considerare il tuo sacerdozio in questa luce. Gesù ti ripete: Prendimi, mangia e condividi, perché voglio farmi cellula, respiro, pensiero della tua esistenza; voglio trasformarla. Voglio essere la tua vita, anzi desidero che la tua vita diventi totalmente mia perché tu possa diffondere il mio amore, amore misericordioso che vince il male e trasforma il mondo. Ogni volta che celebrerai l’Eucaristia, senti risuonare in te  l’eco di questa parola: Prendete!  Avvertirai tutto il bisogno di Dio di realizzare con gli uomini una comunione senza ostacoli, senza paure, senza secondi fini. Il sacerdote è un cuore che si assimila al cuore di Cristo per diventare con Lui una cosa sola. San Leone Magno l’esprime con una celebre formula: partecipare al corpo e al sangue di Cristo non tende ad altro che a trasformarci in quello che riceviamo.
3. “Prendete!” Caro Gabriel, grande è il dono che ti è dato, e alta la responsabilità che lo accompagna. Resta fedele a questa consegna; solo così, le persone, che la Provvidenza affiderà alle tue cure, saranno aiutate a diventare corpo vivo di Cristo. Dio non è venuto nel mondo con il semplice obiettivo di perdonare i nostri peccati. Sarebbe una visione riduttiva, sia di Dio che dell'uomo. Il suo progetto è più profondo e completo: portare il cielo nella terra, Dio nell'uomo, vita immensa in questa misera nostra vita terrena. Dio, in Gesù Cristo, è venuto a portarci se stesso. Nel suo corpo ci colma della sua stessa storia, ci assimila a lui, ci rende trasparenza della sua bontà e tenerezza. Prendete questo corpo è quindi stimolo a vivere nel mondo restando radicati in lui, imitandone la stessa cura e passione per ogni forma di vita. E’ vero: Con il suo corpo il Signore ci consegna la sua storia; con il suo sangue, ci rende partecipi della sua passione e della sua fedeltà fino all'estremo. Vuole che le vene della nostra anima siano irrorate dal flusso della vita divina capace di innestare nel cuore umano la vivacità dello Spirito.
4. “Prendete!” Caro Gabriel, mantieniti fedele a questa consegna e cammina strettamente unito a Cristo sommo Sacerdote. Consegnandoti il pane e il vino dirò tra poco: “Ricevi le offerte del popolo santo per il sacrificio eucaristico.  Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore”. Conformarti a Gesù significa spendere la vita per Lui e per i fratelli; comporta amare tutti coloro che incontrerai, soprattutto i poveri, gli scartati e le persone più bisognose.
All’invito “Prendete” fa eco la risposta che è il più generoso, il più divino dei verbi: donare. Il prete è dono, dono d’amore per tutti. Ci è modello il nostro santo Fondatore, ricordandoci che solo la carità fa vedere e rende visibile Dio perché “la carità apre gli occhi alla fede e riscalda i cuori d’amore verso Dio”. Don Orione ha fatto di questa verità la base della sua vita mistica e apostolica, un cardine della sua pedagogia della santità. Ci ha insegnato a incontrare Dio nell’uomo da aiutare mediante le opere di carità e la carità delle opere. Scrive in proposito: “Il Signore ci giudicherà secondo le opere, e secondo la carità delle opere, perché anche le opere senza la carità di Dio che le valorizzi davanti a Lui, a nulla valgono”.
Ti aiutino lui, il nostro Fondatore e i Beati della nostra famiglia religiosa; ti accompagni e vegli sempre su di te e sul tuo ministero la vergine Madre di Dio, Maria, modello di fedeltà nell’amore. Alla sua scuola scoprirai che chi ama vive già l’eternità perché s’immerge nella gioia di dire “sì” per sempre.  Amen.

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La grande Famiglia del Piccolo Cottolengo Milanese ringrazia sentitamente il gruppo delle Dame di Lourdes e il Dott. Carlo Spinelli, Presidente di OFTAL Milano, per aver preso parte al S. Rosario Animato di sabato 26 maggio, recitato presso la grotta della Madonna di Lourdes nel giardino dell’istituto.
I cinque Misteri sono stati intercalati da canti mariani che hanno rievocato la tipica atmosfera suggestiva presente attorno alla grotta di Lourdes e da alcune letture tratte da “Le più belle pagine di Don Orione”, che hanno raccontato l'amore e la grande devozione del nostro Santo Fondatore nei confronti della Madre di Dio.

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Domenica, 03 Giugno 2018

Corpus Domini

Celebriamo oggi la solennità Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. Celebriamo il mistero dell’alleanza di Dio con l’umanità, un progetto prefigurato attraverso la storia del popolo d’Israele e portato a compimento attraverso la persona di Gesù Cristo. Nello stesso tempo la Liturgia riflette sul senso della Comunità cristiana, chiamata ad essere nel mondo testimone continuo della medesima alleanza. Il dono che Gesù fa di sé stesso rimane presente e comunicato attraverso diversi segni, tra i quali per la vita cristiana occupa un ruolo determinante il memoriale eucaristico: il sacramento del suo sacrificio diventa opportunità di comunione offerta a tutta l’umanità.

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Tra celebrazioni religiose e momenti ludici e pirotecnici, la comunità Orionina Reggina ha festeggiato San Luigi Orione.
Una festa semplice, organizzata dalla comunità pastorale di Sant’Antonio di Padova di Reggio Calabria, che però ha sempre uno straordinario successo grazie ad una ricetta che comprende celebrazioni e cortei religiosi ma anche momenti conviviali con gli stand gastronomici e lo spettacolo pirotecnico. Già di buon mattino i gruppi parrocchiali sono impegnati a preparare la festa del nostro San Luigi Orione, allestendo stand, e le zone in cui si svolgerà la festa e la processione. Si parte alle ore 10 con la celebrazione Eucaristica nella casa di riposo Don Orione per rendere partecipi gli ospiti e i parenti. Subito dopo la celebrazione, si fa festa con un rinfresco a base di dolci e torte preparati dal personale della casa. La festa ludica ha inizio nel primo pomeriggio, con l'apertura alle 16 dell’area allestita all'interno della piazza del Santuario, dei giochi gonfiabili, per la gioia dei numerosi bambini accorsi per l'occasione e accolti dai giovani e giovanissimi della parrocchia.

Alle 18,30 il momento più importante della festa religiosa. Si parte con la processione seguita da molti parrocchiani e devoti che hanno accompagnato la statua raffigurante il Santo fin dentro il Santuario per poi partecipare alla funzione Solenne in memoria di San Luigi Orione. Subito dopo la funzione religiosa si dà inizio ai festeggiamenti civili, con una novità che mancava da anni, U Ballu du Sceccu (Il Ballo dell'asino) tipico del territorio reggino. La serata si accende con petardi e fuochi d'artificio, che vengono accessi all'inizio della danza: u Sceccu che viene "ballato" lentamente a suon di tarantella da una persona che si cela dentro la struttura dell'asino e durante il ballo, i fuochi di artificio illuminano la gente che assiste allo spettacolo pirotecnico. Finita l'esibizione si dà il via agli stand gastronomici per gustare i prodotti tipici locali e le torte preparate dal MLO della parrocchia. Naturalmente non sono mancate le esibizioni canore con il Karaoke animato dai i giovani del MGO parrocchiale.

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Lo scorso 16 maggio 2018, Festa di San Luigi Orione, Sua Eminenza il Cardinale Angelo Bagnasco ha presieduto la Santa Messa al Paverano, dando inizio al Giubileo per i novecento anni di consacrazione della Chiesa del Paverano, dedicata, come la nostra Cattedrale, a San Giovanni Battista (1118-2018). Il Giubileo apertosi il 16 maggio si concluderà l’8 dicembre 2018, nella Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.
La celebrazione si è svolta nel piazzale antistante la chiesa, affollato dalla famiglia del Piccolo Cottolengo genovese, con tante signore e i signori che abitano e vivono al Paverano, operatori, volontari, amici del Piccolo Cottolengo genovese. Erano presenti anche gli alunni della classe quinta elementare della scuola Solari, impegnati poi nel pomeriggio in uno spettacolo teatrale (cfr. sotto nell’articolo). Hanno concelebrato la Santa Messa i sacerdoti orionini della Comunità di Genova e i parroci del Vicariato.
Il Cardinale Arcivescovo ha avuto parole sentite di affetto e gratitudine per la presenza quasi secolare a Genova dei figli di Don Orione e ancora oggi viva e operosa. Ecco qui a lato il testo integrale dell’omelia.
La grande Casa del Paverano, acquisita da Don Orione nel 1933, è la Casa principale del Piccolo Cottolengo genovese (tra le principali altre ricordiamo quella di Camaldoli, di Quarto Castagna, di Bogliasco, di San Nicolò del Boschetto, di Santa Caterina di Molassana) che accoglie complessivamente circa 1300 persone.
In particolare al Paverano abitano oggi circa 550 persone anziane o con disabilità; all’interno del complesso del Paverano sorgono il Centro riabilitativo Boggiano Pico (che serve più di duecento bambini con servizi poliambulatoriali e 30 ragazzi presso il centro diurno) e il Centro Socio Sanitario Von Pauer (con servizi aperti anche alla utenza esterna quali un Centro Diurno Anziani; una Piastra ambulatoriale polispecialistica e una Palestra di riabilitazione; un Ambulatorio per la cura delle Lesioni Cutanee; un Servizio di assistenza infermieristica, riabilitativa e sociosanitaria per l’utenza del territorio e un Centro riabilitativo per l’infanzia, l’adolescenza (AIAF).
Nel pomeriggio la festa è proseguita con lo spettacolo teatrale “Nel mare dei desideri”, a cura del gruppo “Arca di Noè 2.0”, nato nel 2009 e formato da alcune persone con disabilità che abitano nelle Case dell’Opera Don Orione (Paverano e Villa Moresco di Bogliasco), dai bambini della Scuola Primaria “Solari” (Ist. Comprensivo Terralba), dalle persone detenute nel Centro Clinico della Casa Circondariale di Marassi, da un gruppo di ragazzi migranti africani in collaborazione con il CPIA Genova Centro Levante, da alcuni educatori professionali dell’Opera Don Orione, da alcune insegnanti della Scuola Solari e CPIA Genova Centro Levante e da alcuni volontari. Riferimento del gruppo teatrale è il teatro sociale e di ricerca, aperto ai luoghi di confine, di emarginazione, di cura, le scuole, le case circondariali, i quartieri in periferia, i centri d’accoglienza.

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Il Vicario del Papa della Diocesi di Roma, sue Eccellenza Mons. Angelo De Donatis, ha presieduto la celebrazione solenne per i festeggiamenti liturgici di San Luigi Orione.
Nella parrocchia di Ognissanti, alle porte di San Giovanni in Laterano, fondata proprio dal Santo, in quella che San Pio X chiamava “La Patagonia romana”, sono stati celebrati vari eventi a partire dalla Novena per ricordare il Santo della Carità. Alle ore 19:00 è iniziata la Santa Messa Concelebrata con la presenza di Don Fulvio Ferrari, Economo Generale dell’Opera, della comunità religiosa della Curia, del Parroco Don Francesco Mazzitelli, del Direttore della casa “Orione Appio”, dell’Istituto Teologico e del Noviziato dell’Opera.

L’Arcivescovo De Donatis durante la sua omelia, ha ricordato come il Fondatore seppe portare in quella estrema periferia, nei primi del novecento, la luce della speranza, occasione di un riscatto sociale e morale tra gente povera ma con un cuore grande. Don Orione, in questa zona che era una campagna sconfinata, intuì e vide il futuro della parrocchia e delle altre opere annesse che tutt’ora sono il cuore pulsante del quartiere.

Il Pastore ha richiamato le parole del fondatore “Anime, anime” e facendo suo il motto di San Pio X “Instaurare omnia in Christo”, ha ricordato il programma di andare ai poveri, di amare il Papa e di servire la Chiesa.
Appena terminata la Santa Messa la statua del Santo è stata portata in processione per le vie quartiere, accompagnata dai sacerdoti dell’Opera, dai giovani e da tutti i fedeli presenti. I festeggiamenti si sono conclusi nel cortile dell’istituto San Filippo Neri tra musica, gastronomia e fuochi d’artificio.

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