"Amiamo la beata e spirituale povertà, leviamo in alto lo spirito alle cose invsibili."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Il brano del Vangelo di Giovanni ci mostra lo scandalo che Gesù ha suscitato tra i Giudei e persino tra i suoi discepoli.

Gesù si è proclamato il pane disceso dal cielo, ma un Dio fatto carne, che si dono fino alla fine, facendo del suo corpo e del suo sangue un cibo per la vita, è difficile da accettare.

Ma egli non ha paura di dire tutta la verità, a costo di provare i discepoli e chiedere loro se intendono rimanere o andarsene. La crisi dei discepoli è occasione per GEsù di rinnovare il suo invito, di richiamarli alla vocazione iniziale.

La domanda è valida anche per le nostre comunità oggi, per ogni cristiano: siamo disposti oggi a dire sì al nostro essere battezzati, immersi in Cristo? Vogliamo restare o andare via? Riconosciamo che solo Gesù ha parole di vita eterna o ascoltiamo più volentieri altre lusinghe?

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L'affermazione del Vangelo di Giovanni è scandalo per i giudei: com'è possibile pensare di mangare la carne e bere il sangue di Cristo? Perché, ci domandiamo noi leggtendo questo brano, questo realismo crudo nelle parole di Gesù?

L'evangelista Giovanni vuole affermare come la partecipazione al pane e al calice di Gesù Cristo sia partecipazione al suo corpo e al suo sangue. Questo avviene sacramentalmente, cioè attraverso il mangiare i segni del pane e del vino, ma ciò che si riceve è tutta la vita del Figlio fattosi carne e sangue, nato da donna, manifestatosi uomo veramente uomo come noi che siamo suoi fratelli.

Era difficile per i cristiani di quel tempo accettare l'umanità di Gesù, il suo essersi fatto uomo come noi: ma egli ha voluto essere uomo per poter essere raggiunto, toccato, "mangiato", perché la sua umanità ci aiutasse a sentire l'amore di Dio.

Chi entra nella vita di Gesù, chi tocca la sua umanità, entra con lui nella vita vera.

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Quale significato ha oggi la Festa dell'Assunzione di Maria al Cielo?

Leggiamo le parole che Papa Francesco ha pronunciato lo scorso anno in questa occasione:

"Celebrando Maria Santissima Assunta in Cielo, vorremmo che Lei, ancora una volta, portasse a noi, alle nostre famiglie, alle nostre comunità, quel dono immenso, quella grazia unica che dobbiamo sempre chiedere per prima e al di sopra delle altre grazie che pure ci stanno a cuore: la grazia che è Gesù Cristo!"

La vita di Maria non è stata, per così dire, facile: l'annuncio che sarebbe diventata madre prima delle nozze, la fuga con Giuseppe in Egitto, un figlio ucciso in croce. Eppure, la sua vita è stata tutta un canto di lode e di ringraziamento a Dio, un canto alimentato dalla fede che rende capaci "di attraversare i momenti più dolorosi e difficili; ci porta la capacità di misericordia, per perdonarci, comprenderci, sostenerci gli uni gli altri.", dice il Papa.

Maria, modello  di fede, ci aiuti a vivere la nostra vita con la sua stessa fiducia.

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Il Vangelo di domenica scorsa terminava con le parole di Gesù; "io sono il pane della vita".

I giudei, che ascoltano queste parole nella sinagoga di Cafarnao, iniziano a mormorare, non riescono ad andare oltre i segni come la moltiplicazione dei pani, che suscitano stupore ma niente di più. Sono incapaci di vedere in quei segni Gesù, che è il pane dela vita, che è il Figlio di Dio.

Ecco la mormorazione raccontata dal Vangelo: non può essere il Figlio di Dio se conosciamo suo padre, sua madre, i suoi parenti. Non solo imcomprensione, ma anche una reazione di scandalo perchi come i Giudei attende una manifestazione gloriosa e potente di Dio e non può accettare che invece si manifesti in un uomo come gli altri.

Anche gli uomini del nostro tempo gli uomini hanno visto e non hanno creduto, ammiraro Gesù come eccezionale maestro di vita ma nulla più. Anche noi oggi forse cerchiamo altre mense a cui saziarci, preferiamo altro pane, altre manne, salvo scoprire con il tempo che questa fame di amore e tenerezza non era saziata.

Occorre il pane buono che offre Gesù: l'eucarestia, scriveva Joseph Ratzinger, è il presente del risorto.

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Il capitolo sesto del vangelo di Giovanni comincia con due segni, la moltiplicazione dei pani e Gesù che cammina sulle acque.

Dopo il secondo segno, Gesù si reca a Cafarnao e la gente, non vedendolo, lo cerca fino a quella località. Perchè lo cercano? Per riconoscenza? Per ammirazione? Gesù però dice loro: mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di un pane che vi ha saziato. 9Un cibo che dura per la vita eterna.

Non gratidudine, ma ricerca dell'utile e del sensazionale: Gesù li rimprovera di non aver visto nella moltiplicazione dei pani il segno di una realtà più grande, che è Cristo stesso. Lui è il vero cibo che sazia la fame di ogni uomo.

La gente non capisce queste parole di Gesù, chede un altro segno come la manna nel deserto: faticano a compiere il passo decisivo di credere che il pane è una persona concreta, è Cristo che si dona agli uomini. Questi uomini, come anche noi oggi, rischiamo di essere fermi alla materialità delle cose e di non fare il salto che è possibile solo con la fede.

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Il Vangelo di questa domenica ci racconta il miracolo della moltiplicazione dei pani, che i discepoli non avevano compreso, perché si erano fermati al fatto materiale senza cogliere il mistero della persona di Gesù.

Di fronte a quel fatto così eccezionale è compresibile una reazione di stupore, di meraviglia; ma di fronte alle parole di Gesù "Io sono il pane disceso dal cielo" i Giudei vedono una pretesa assurda, affermare di avere una natura divina, e da qui nasce lo scandalo, quello di un Dio che non si manifesta nello splendore e nella potenza, ma si incarna in una storia comune.

Questo tema è caro all'evangelista Giovanni, che inizia il suo vangelo indicando questo "paradosso": il Verbo si fece carne. In questo uomo, come noi, come i giudei di allora, si manifesta l'assoluto, l'invisibile.

Anche gli uomini di oggi vivono questo scandalo: molti sono affascinati dalla figura di Gesù e lo ritengono un eccezionale maestro di vita, ma nulla più. Non vanno oltre, non si cibano del Pane di Vita, credendo di risolvere la loro fame ad altre mense.

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Nel 146° anniversario dalla nascita di Don Orione, i suoi compaesani hanno ricordato come ogni anno questo gioioso evento con una Santa Messa proprio dove vi si trova il monumento a lui dedicato. A presiedere la celebrazione quest’anno è stato invitato Padre Jorge Torti, presidente della Fondazione Don Orione. Il parroco Don Ugo Dei Cas nell’introdurre la celebrazione, a nome anche dei confratelli della comunità religiosa ha ringraziato tutti della presenza perché è “presenza sincera di grazie al concittadino più importante”. Nell’omelia Padre Torti, ha condiviso tre punti sulla Parola di Dio, che si applica molto bene a San Giovanni Battista (nel giorno della solennità), a Don Orione e a tutti noi: la conoscenza di Dio su di noi, la scelta e l’apostolato.
“Gesù continua a sceglierci, continua padre Jorge, consacrandoci affinché possiamo portare più anime a Gesù, come il Battista nel Giordano, come Don Orione con la sua fede, le sue parole e le sue opere che sono molte e sparse nel mondo. Siamo stati scelti, conclude, profeti-discepoli-missionari di Gesù, inviati per annunciare con la nostra voce e con le nostre vite, amore, perdono, misericordia, pace, salute, liberazione”.

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Celebriamo oggi la solennità della nascita di Giovanni, il Battista, l'ultimo profeta, predicatore radicale, testimone e precursore di Gesù.

La Chiesa ricorda tre natività: oltre a quella di Gesù, anche quella di Maria (8 settembre) e di Giovanni.

Il Vangelo di Luca presenta in parallelo l'infanzia di due personaggi, Gesù e Giovanni, presentando l'annuncio della loro nascita e il racconto della loro nascita. Gioia e stupore pervadono il racconto della nascita di Giovanni, stupore perché tutti sapevano della sterilità di Elisabetta, gioia perché il Signore aveva esaltato in lei la sua grande misericordia con il dono insperato di diventare madre. Si chiamerà Giovanni, che significa "Dio è benevolo", perché nella tradizione semitica il significato del nome dice ciò che uno è.

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Oggi la liturgia ci offre due brevi parabole: quella del seme che cresce in segreto e quella del granellino di senapa.

Il commento di Don Achille Morabito si sofferma sulla prima parabola, che presenta tre tempi: la semina, la crescita, la raccolta. L'attenzione del parabolista è posta sul momento della crescita e vuole che anche noi ci soffermiano su questo: è il tempo del seme e della terra, non più il tempo del contadino. Il seme germina e si allunga, la terra lo avvolge e lo sostiene in questa fase di trasformazione. Il seme si dona interamente all'uomo per la raccolta.

Cosa accade tra la semina e la mietitura? Cosa vuol dirci Gesù su questo tempo che sembra inerte, nascosto? La parabola ci dice che questo è il tempo dell'azione di Dio, non della sua assenza: la crescita silenziosa del seme indica il modo diverso di parlare di Dio. Non delusione o turbamento, ma attesa fiduciosa.

Il Regno di Dio è come un seme che cresce, sotto l'azione autonoma di Dio, non è cosa degli uomini, frutto di organizzazione ed efficienza.Questo non vuol dire disempegno nella storia, ma accoglienza di questo dono.

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Presso il Seminario della Vita, il 31 maggio, si è rinnovata la tradizione da parte della Comunità parrocchiale di Campocroce, di chiudere il mese dedicato alla Madonna all’interno dell’Opera orionina.
Il ritrovo, come al solito, presso il capitello di Via Canaceo dedicato alla Madonna che… non ha nome, come ha sottolineato Don Ruggero, parroco di Campocroce, nell’Omelia della S. Messa, successiva alla processione ed alla recita del Rosario.
La Madonna di Via Canaceo infatti non ha titolo… e dopo una breve spiegazione il parroco ha proposto di nominarla come “Maria, stella del Canaceo” affinché possa essere considerata come un punto di riferimento e guida per gli abitanti del borgo.

Alcuni bambini, che circa un mese fa hanno ricevuto la prima Comunione, hanno portato la bella statua in processione per circa un chilometro concludendo il percorso nella Cappella di Villa Soranzo.
Questa era gremita dai residenti del Seminario della Vita, dagli amici e volontari della Casa ed ovviamente dagli abitanti di Campocroce, in particolare proprio coloro che abitano in Via Canaceo.
Infatti tutte le sere di maggio, nella cappella di Villa Soranzo, che hanno tanto a cuore, si sono ritrovati attorno alla Madonna per recitare il rosario.


All’evento conclusivo ha partecipato anche Don Luca Ingrascì in servizio presso l’Istituto Berna di Mestre e Don Filippo Benetazzo, in servizio a Velletri e padre Maestro dei novizi con i quali in questi giorni è in visita alle Case orionine del Veneto.
Il bel momento si è concluso nel piazzale della Villa con un semplice buffet nello spirito di famiglia di famiglie che contraddistingue la Casa.

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