"Non penetreremo le coscienze, non trarremo i popoli alla Chiesa, senza una grande carità."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Con la lettura della professione di fede di Pietro, "Tu sei il Cristo", siamo alla vetta del Vangelo di Marco: perchè sia chiaro cosa significa essere il Cristo, Marco fa seguire le parole di Pietro dal primo annuncio della passione.

Anche nel vangelo di oggi leggiamo un annuncio della passione di Gesù e della sua successiva resurrezione. Ieri, come oggi, si fa ancora fatica a concepire un Messia sofferente. In contrasto con l'atteggiamento timoroso dei discepoli verso la sofferenza annunciata da Gesù, Marco presenta la disputa tra i discepoli su chi sia tra di essi il primo. Un contrasto sottolineato dall'evangelista, che intende  far vedere chiaramente quanto siano distanti le vie degli uomini da quelle di Dio.

Giunti a Cafarnao, Gesù chiede ai discepoli di cosa avevavo discusso lungo la via: i discepoli, in imbarazzo, tacciono. Mentre Gesù si avvia alla sua passione, essi si preoccupano di arraffare un inconsistente prestigio.

La ricerca del primo posto non si è fermata a Cafarnao, quel giorno. Anche noi siamo tentati di cercare, ad ogni prezzo, applausi e riconoscimento. Qual è l'antidoto a questo atteggiamento umano? Occorre farsi ultimi, rovesciare il nostro modo di pensare: solo mettendosi al servizio di tutti hai le carte in regola per stare al primo posto. Gesù è re, ma dalla Croce.

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Il Vangelo di questa domenica ci presenta la professione di fede di Pietro, a Cesarea di Filippo.

Questo brano segna un cambio di passo nel Vangelo di Marco: nella prima parte, l'evangelista vuolesvelare poco a poco attraverso miracoli, esorcismi e controversie l'identità di Gesù, nella seconda parte, con la professione di Pietro abbiamo un primo svelamento di chi è Gesù.

"Tu sei il Cristo" dice Pietro, ma Gesù impone il silenzio, non vuole essere scambiato per un messia politico e glorioso, che scaccerà l'oppressore romano. Di che messia si tratta allora? Il messia è il figlio dell'uomo sofferente, che segue la via della Croce, la stessa che devono seguire i discepoli.

I discepoli, dunque, non sono chiamati a capire, ma a seguire Gesù su questa via, donando se stessi, la propria vita. A noi, oggi, rivolge la stessa domanda: chi sono io per te? Sono il centro del mondo, della tua storia? Sei disposto a seguirmi sulla via della Croce?

Vi invitiamo a leggere l'omelia che Papa Paolo VI tenne a Manila il 29 novembre 1970, un inno di rara bellezza a Gesù Cristo, in allegato all'articolo.

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Gesù, nel brano di Marco di questa domenica, si trova nella zona della Decapoli, un territorio pagano formato da dieci città tra cui Damasco. Gli viene presentato un uomo sordomuto, affinché lo guarisca.

Quali sono i gesti che compie Gesù? L'Evangelista Marco ce lo racconta con il suo stile asciutto, essenziale, plastico.

Gesù lo porta in disparte, gli pone le dita negli orecchi, tocca la lingua e guardando verso il cielo sospira e invoca Effatà!. La prima azione, portarlo in disparte, indica che Gesù non cerca la notorietà, non vuole mostrare il miracolo alla folla. Poi tocca la lingua e mette le sue dita negli orecchi: gesti di grande confidenza e tenerezza, che Gesù compie per guarire non solo il corpo, ma anche la sua anima. Ecco allora l'invocazione al cielo, che è gemito di condivisione della sofferenza umana e invocazione di salvezza a Dio. Il miracolo è un dono dall'alto e Gesù lo invoca con una richiesta rivolta al Cielo. Questi due gesti di Gesù sono entrati nel rito del Battesimo.

L'Effatà, Apriti!, è un comando al corpo di aprirsi all'scolto e alla comunione, è un comando all'anima affinché sia in empatia e condivisione con gli altri, è un invito a professare la propria fede.

Anche noi abitiamo in una "decapoli", in un mondo sordo agli inviti del Vangelo e incapace di dire parole buone: questo accade quando siamo sordi e muti davanti alle ingiustizie, che generano miseria, sfruttamento, schiavitù.

Questo episodio di interpella e ci scuote, perché spesso noi siamo chiusi in noi stessi, siamo e vogliamo essere sordomuti, creando isole inospitali e inaccassibili, senza dialogo e senza ascolto. Ma per grazie e per miseicordia il Signore entra nel nostro territorio per guarire le nostre sordità e le nostre chiusure.

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Nella prima domenica di settembre si è celebrata la festa di S. Alberto Abate essendo morto il 5 settembre del lontano 1073. Festa tanto cara a Don Orione e da lui stesso rivalorizzata con due opere molto significative.

L'edificazione della cappellina nel luogo detto " La Grotta" di S. Alberto e l'urna stessa con le Reliquie del Santo furono commissionate dallo stesso Don Orione nel 1926. Da Allora fono ad oggi si e sempre svolta la tradizionale processione che anche quest'anno nonostante l'incertezza del tempo si è svolta nel migliore dei modi.

Un sentito ringraziamento va a Don Achille Morabito e i giovani che sono al Paterno a Tortona per un cammino vocazionale che con la loro partecipazione hanno reso ancor più solenne la celebrazione della festa del Santo Patrono e Fondatore dell'Abbazia.

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Dopo la lettura del capitolo sesto del vangelo di Giovanni, incentrato su Gesù, pane vivo disceso dal cielo, oggi ritorniamo al vangelo di Marco.

In questo brano, Gesù entra in conflitto con alcuni scribi e farisei, per il comportamento dei discepoli, giudicato da questi ultimi scorretto. Di fronte alla contestazione della mancanza di aderenza ai precetti della Legge, Gesù risponde in modo duro criticando aspramente i suoi accusatori: in essi prevale l'osservanza attenta e rigida a delle norme, ma il loro cuore è lontano da Dio.

Proprio dal cuore, dice Gesù, nasce la purezza o impurità dell'uomo, non dal suo comportamento. Esso, se mai, è la conseguenza visibile di come è il suo cuore.

La preoccupazione di Gesù è che il rispetto delle Legge corrisponda ad un'adesione profonda del cuore alla Parola, ad un comportamento esteriore che traduca in gesti ciò che la fede fa crescere nel cuore: gesti di amore, sincerità, fedeltà, carità e misericordia.

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Domenica scorsa, 26 agosto 2018, a L’Viv è stata benedetta la prima pietra della nuova chiesa parrocchiale che verrà intitolata alla “Divina provvidenza”. Il nuovo edificio avrà una altezza di 28 metri un’ampiezza 24 metri. A presiedere l’importante cerimonia è intervenuto il Vescovo ausiliare dell’Eparchia Volodymyr.

“Una grande folla di fedeli, nonostante la pioggia battente, - racconta Don Moreno Cattelan, missionario orionino - ha invaso il terreno dove tra qualche giorno inizieranno i lavori di costruzione di questa nuova opera firmata dall'arch. Mario Botta. Il vescovo Volodymyr, - sottolinea sempre Don Cattelan - vedendo tanta gente accorsa per l'occasione ha così esordito durante il suo saluto dopo la benedizione: "La gente c'è e siete in tanti...manca solo la chiesa. Anzi bisognerà dire ai progettisti di ampliarla. Vedo che l'area dove sorgerà è già riempita dalla vostra presenza e partecipazione. Che il Signore benedica questa nuova chiesa e voi tutti chiesa viva, pietre vive!”.

Nel ringraziare il vescovo a nome della comunità religiosa orionina e di tutti i parrocchiani Don Egidio Montanari ha voluto sottolineare l'importanza della prima pietra di ogni costruzione: "La pietra portante per noi cristiani è Gesù, pietra angolare dove ogni costruzione cresce compatta. Ci auguriamo che presto, dentro le altre pietre che serviranno per l'edificazione della chiesa possiamo entrare anche noi per lodare il Signore e ringraziare la Divina Provvidenza per questo nuovo dono fatto alla nostra parrocchia e alla città di L'viv”.

Dopo la cerimonia di benedizione i fedeli si sono intrattenuti nel monastero per un bel momento conviviale: il "Caffè di Don Orione" allietata da una piccola orchestra che ha eseguito brani di musiche e canti popolari.

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Mercoledì, 29 Agosto 2018

Tortona - Conclusione della novena

Con le celebrazioni serali di ieri siamo entrati nella solennità della Madonna della Guardia. L’intera giornata di martedì ha visto numerosi fedeli prepararsi a questa festa accostandosi al sacramento della riconciliazione, soprattutto durante la messa serale delle 23 che, come voleva Don Orione, è stata la Messa degli uomini e dei giovani. Alle 17 Don Fabio concludendo il cammino dedicato alle virtù di Maria ha affrontato la virtù dell’umiltà, regina di tutte le virtù, rappresentata dalla campanula, decorazione presente sui capitelli del santuario.
Maria è stata la creatura più umile sulla terra perché ha lasciato agire in sé lo Spirito Santo, la potenza di Dio e Dio ha fatto con Lei grandi cose. Chiediamo anche noi al termine di questa novena di “far lavorare” lo Spirito Santo dentro di noi, di saper ascoltare la voce di Dio che ci chiama a vivere da veri suoi figli e fratelli tra di noi.
L’anniversario del centenario del voto di Don Orione per la costruzione di questo Santuario sia per noi stimolo di rinnovamento cristiano perché attraverso Maria possiamo arrivare a Gesù, nostra salvezza e nostra vita.
Alle 21 la solenne concelebrazione è stata presieduta da Mons. Erminio De Scalzi, predicatore di questi ultimi tre giorni della novena, ha incentrato la sua riflessione su Maria modello di umiltà e carità. Presenti numerosi sacerdoti della Congregazione in particolare dalle nostre parrocchie e coloro che domani festeggeranno il loro giubileo sacerdotale e religioso. Alle 23 il vescovo diocesano Mons. Vittorio Francesco Viola, ha presieduto la Santa Messa con i parroci della Città, chiamata la “veglia dei giovani e degli uomini” ed al termine come da tradizione presso il cortile della Cappellina di San Bernardino il “Caffè di Don Orione”.
Oggi si entra ufficialmente nella solennità della Madonna della Guardia con la celebrazione principale delle 10.30 con l’arcivescovo di Milano Mons. Enrico Delpini che presiederà il Pontificale dell’Apparizione. (QUI la diretta)

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In occasione della festa della B.V. Maria della Guardia, TeleAlessandria, grazie ad una produzione congiunta con RadioPNR, effettuerà due dirette speciali.
 
Questa mattina, 29 agosto, giorno della Festa verranno trasmessi il Solenne Pontificale dell’Apparizione delle ore 10:30, presieduto dall’Arcivescovo di Milano Mons. Mario Enrico Delpini, e la Santa Messa delle ore 17, presieduta dal Vescovo di Tortona Mons. Vittorio Francesco Viola, seguita dalla Processione.


Le dirette verranno effettuate in alta definizione ed inizieranno 20 minuti prima dell’inizio della Celebrazione, si possono seguire qui oppure a fondo pagina

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Nel nono giorno della novena, ormai giunti alla vigilia, Piero Cuniolo termina le sue meditazioni raccontando come Don Orione seppe trasformare la tragedia dell’incendio in un grande momento di fede culminato con l’imponente processione del 29 agosto 1926 con un concorso di trentamila persone.
Terminiamo le meditazioni e come proposito vogliamo impegnarci ogni giorno nel recitare un Ave Maria perché la nostra fede sia sempre più autentica.

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Sarà Mons. Mario Enrico Delpini, arcivescovo di Milano, a presiedere domani, mercoledì 29 agosto 2018 alle ore 10.30 il solenne Pontificale dell'apparizione presso il Santuario della Madonna della Guardia di Tortona in occasione dalla tradizionale festa della Madonna della Guardia.
Tortona si trasformerà per oltre una settimana nel centro del mondo orionino, con centinaia di fedeli provenienti da decine di nazioni diverse. La festa della Madonna della Guardia ha visto nel corso del tempo la partecipazione di illustri personaggi della Chiesa. Ad esempio all'inaugurazione della statua, che ancora oggi è posta in cima alla torre del Santuario, infatti, parteciparono il cardinale Giuseppe Siri e il cardinale Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII.
Per i festeggiamenti di quest'anno, sempre mercoledì 29 agosto, alle ore 8.30 verrà celebrata la Santa Messa dei giubilei sacerdotali e religiosi della Famiglia Orionina presieduta dal Direttore generale dell'Opera Don Orione, Don Tarcisio Vieira. Alle ore 18, poi, la processione con la statua della Madonna tra le vie di Tortona fino ad arrivare al Santuario della "Madonna della Guardia". Alle ore 21 e alle ore 22.30 verranno celebrate le sante messe rispettivamente da Don Maurizio Ceriani, prevosto dell'Insigne Collegiata di Casei Gerola (PV), e da Don Renzo Vanoi, rettore della Basilica Santuario "Madonna della Guardia".
«La festa della Madonna della Guardia - dichiara Don Tarcisio Vieira, superiore generale dell'Opera Don Orione – è un appuntamento che la nostra Congregazione vive ogni anno con gioia, e per questo vogliamo onorarlo al meglio con una serie di celebrazioni che coinvolgono tutta la famiglia orionina e che ci aiutano a preparare lo spirito per vivere al meglio questa giornata di festa e di preghiera».
«È straordinario – aggiunge Don Renzo Vanoi, rettore della Basilica Santuario "Madonna della Guardia" – vedere come nei giorni ancora estivi di fine agosto, "il mondo" si concentri a Tortona. Tanti figli e figlie di Don Orione che anche dall'estero vengono per celebrare il loro giubileo sacerdotale e di vita religiosa e di tanti altri pellegrini che vengono dalle valli e zone della nostra Diocesi per pregare Maria e Don Orione. Quello che veramente mi commuove è vedere come a distanza di 79 anni, la memoria di questo gigante della carità sia ancora viva e presente nelle nuove generazioni perché trasmessa da chi prima di loro hanno ricevuto conforto nella fede».

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