"La carità è la più nobile ed eccellente di tutte le virtù: è il principio e la sorgente di tutti i nostri meriti."
Don Orione

«Io sono il Pane vivo disceso dal cielo»

Nei quarant’anni trascorsi dal popolo di Dio nel deserto, emerge l’insegnamento che il nutrimento miracoloso della manna aveva come scopo, oltre la sussistenza in vita, di far capire all’uomo la sua dipendenza assoluta da Dio (I Lettura). Giovanni mette in evidenza l’importanza della realtà storica dell’incarnazione, dalla quale dipende la trasformazione dell’umanità. È attraverso la concreta assunzione della nostra umanità che Gesù ci trasforma, donandoci la sua divinità. Nel discorso eucaristico Gesù ci fa comprendere che dobbiamo unirci alla sua umanità attraverso l’assimilazione della sua carne e del suo sangue.
Alla reazione dei suoi interlocutori, Gesù conferma la durezza delle sue parole, coerenti con l’affermazione «il Verbo si è fatto carne». Gesù collega, inoltre, questo eccezionale convito con la risurrezione corporale dell’uomo: «Io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Vangelo). Paolo scopre in tutto questo una logica: il calice della benedizione è “comunione” con il sangue di Cristo; il pane che spezziamo è “comunione” con il corpo di Cristo (II Lettura). Non si tratta di semplici modi di dire.

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