"Sono pronto a mandare le mie suore alla moda di Parigi, se ciò potesse servire a fare del bene."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Venerdì, 06 Febbraio 2015

La Vita

Foto di Don Orione © Archivio Don Campagna Foto di Don Orione © Archivio Don Campagna

“Don Luigi Orione ci appare come una meravigliosa e geniale espressione della carità cristiana.
È impossibile sintetizzare in poche frasi la vita avventurosa e talvolta drammatica di colui che si definì, umilmente ma sagacemente, “il facchino di Dio”.

Però possiamo dire che egli fu certamente una delle personalità più eminenti di questo secolo per la sua fede cristiana apertamente professata e per la sua carità eroicamente vissuta. Egli fu sacerdote di Cristo totalmente e gioiosamente, percorrendo l’Italia e l’America Latina, consacrando la propria vita a coloro che più soffrono, a causa della sventura, della miseria, della cattiveria umana. Basti ricordare la sua operosa presenza fra i terremotati di Messina e della Marsica. povero tra i poveri, spinto dall’amore di Cristo e dei fratelli più bisognosi, fondò la piccola opera della divina provvidenza, le piccole suore missionarie della carità e in seguito le sacramentine cieche e gli eremiti di sant’Alberto.
Aprì anche altre case in Polonia (1923), negli Stati Uniti (1934) e in Inghilterra (1936), con vero spirito ecumenico. Volle poi concretizzare visibilmente il suo amore a Maria erigendo a Tortona il grandioso santuario della Madonna della Guardia. È per me commovente pensare che don Orione ebbe sempre una particolare predilezione per la Polonia e soffrì immensamente quando la mia cara patria nel settembre del 1939 venne invasa e dilaniata. So che la bandiera polacca bianco-rossa, che egli in quei tragici giorni portò trionfalmente in corteo al santuario della Madonna, è ancora appesa alla parete della sua poverissima camera di Tortona: lì egli stesso la volle! E nell’ultimo saluto che egli pronunziò la sera dell’8 marzo 1940, prima di recarsi a Sanremo, dove sarebbe morto, disse ancora: “Io amo tanto i polacchi. Li ho amati fin da ragazzo; li ho sempre amati...
Vogliate sempre bene a questi vostri fratelli”.

Dalla sua vita, tanto intensa e dinamica, emergono il segreto e la genialità di don Orione: egli si è lasciato solo e sempre condurre dalla logica serrata dell’amore! Amore immenso e totale a Dio, a Cristo, a Maria, alla Chiesa, al Papa, e amore ugualmente assoluto all’uomo, a tutto l’uomo, anima e corpo, e a tutti gli uomini, piccoli e grandi, ricchi e poveri, umili e sapienti, santi e peccatori, con particolare bontà e tenerezza verso i sofferenti, gli emarginati, i disperati. Così enunciava il suo programma di azione: “La nostra politica è la carità grande e divina che fa del bene a tutti. Sia la nostra politica quella del “Pater noster”. Noi non guardiamo ad altro che sono anime da salvare.
Anime e anime! Ecco tutta la nostra vita; ecco il grido e il nostro programma; tutta la nostra anima, tutto il nostro cuore!”. E così esclamava con lirici accenti: “Cristo viene portando sul suo cuore la Chiesa e nella sua mano le lacrime e il sangue dei poveri; la causa degli afflitti, degli oppressi, delle vedove, degli orfani, degli umili, dei reietti: dietro a Cristo si aprono nuovi cieli: è come l’aurora del trionfo di Dio!”.
Ebbe la tempra e il cuore dell’apostolo Paolo, tenero e sensibile fino alle lacrime, infaticabile e coraggioso fino all’ardimento, tenace e dinamico fino all’eroismo, affrontando pericoli d’ogni genere, avvicinando alte personalità della politica e della cultura, illuminando uomini senza fede, convertendo peccatori, sempre raccolto in continua e fiduciosa preghiera, talvolta accompagnata da terribili penitenze. Un anno prima della morte così aveva sintetizzato il programma essenziale della sua vita: “Soffrire, tacere, pregare, amare, crocifiggersi e adorare”. Mirabile è Dio nei suoi santi, e don Orione rimane per tutti esempio luminoso e conforto nella fede.”

San Giovanni Paolo II, 26 ottobre 1980, Omelia per la Beatificazione di Don Orione

La vita
Don Orione continua ad essere ancora oggi "il padre dei poveri e insigne benefattore dell'umanità dolorante e abbandonata", come disse Pio XII alla sua morte, avvenuta il 12 marzo 1940.

Infanzia
Luigi Giovanni Orione nasce a Pontecurone, piccolo paese agricolo in provincia di Alessandria, nella diocesi di Tortona, il 23 giugno 1872. È l’ultimo dei quattro figli di Vittorio Orione, selciatore di strade, e di Carolina Feltri, donna di casa, di profonda fede e di alto senso educativo.
genitoridonoorioneLa famiglia Orione è povera, non dispone di grandi mezzi, ma riesce a vivere con dignità e decoro, soprattutto grazie all’economia e all’attenzione di mamma Carolina, che insegna ai figli il valore della semplicità, della parsimonia, del lavoro onesto. Mamma Carolina è anche una donna di fede autentica e perseverante: nel suo esempio di preghiera quotidiana e di vita operosa il piccolo Luigi scopre a poco a poco un tesoro spirituale a cui attingere per la sua formazione umana e cristiana. (a fianco i genitori di Don Orione)
«Mia madre mise a me, che ero il quarto figlio, i vestiti del mio primo fratello, che ha 13 anni più di me; e la povera donna, quei vestiti, li aveva fatti passare a tre altri, prima di me; ma ci ha lasciato un po' di denaro che, in parte, andò per i primi orfanelli della Divina Provvidenza; e ci ha cresciuti bene e all'onore del mondo, come si dice: tutti gli stracci li sapeva combinare e ci cavava dei vestitini, e la famiglia trionfava nella povertà onesta e discreta. Vuol dire che quella povera vecchia contadina di mia madre si alzava alle 3 di notte e via a lavorare; e pareva sempre un fuso che andasse, e sempre faceva e s'industriava e faceva da donna e, con i suoi figli, sapeva fare anche da uomo, perché nostro padre era lontano, a lavorare, sul Monferrato: batteva il falcetto per fare l'erba, e lo affilava essa, senza portarlo dall'arrotino: faceva la tela con la canapa filata da lei, ed i miei fratelli si divisero tante lenzuola, tanta bella biancheria, povera mia madre! Teneva da conto fin i coltelli rotti, e questi sono stati la mia eredità. Non correva a comperare se proprio non poteva farne a meno. E, per insegnarmi a non sprecare il pane, mi raccontava un fatto della vita di Gesù, in cui si dice che Egli scese di cavallo per prendere un pezzo di pane che era per terra. Nel Vangelo non c'è questo fatto, è ritenuta una pia leggenda; ma, otto o nove anni fa, lessi i Vangeli apocrifi e lo trovai. I Vangeli apocrifi sono quelli non approvati dalla Chiesa. Ma possono esserci in essi dei fatti veri, benché non vi siano altre testimonianze. Ebbene lì, nei Vangeli apocrifi, ho trovato quel che mia madre mi raccontava da ragazzo per insegnarmi a conservarequel che Dio ci dà. E diceva proprio come Nostro Signore fosse sceso da cavallo tra la meraviglia degli apostoli che guardavano che cosa facesse per raccogliere un pezzo di pane che era là sulla strada, e se lo mangiò... Ma chi sa che non sia vero? Certo è espressivo tanto!...
Vedete come facevano i nostri santi e amati vecchi? Cari miei imitiamo i nostri vecchi e i nostri santi!» (lettera a don Adaglio, 7 febbraio 1932)

La vocazione sacerdotale
donboscoFin da bambino Luigi sente forte l’interesse per le cose spirituali: prega con devozione, partecipa alle funzioni in raccoglimento, vive in ogni suo gesto di vita di bambino la presenza di Gesù e della Madonna. Compiuti i tredici anni, il 14 settembre 1885, entra nel convento francescano di Voghera (Pavia), poiché la famiglia non aveva i mezzi per farlo studiare in Seminario. Il giovedì santo del 1886, inizia ad avvertire un malessere che lo scuote con brividi e febbre: una polmonite minaccia la sua vita e lo costringe a tornare in famiglia. Un sogno illumina la delusione di Luigi e ne plasma il cuore verso il volere della Provvidenza Divina: sogna “una schiera di giovani preti tutti con la cotta bianchissima, un candore di neve”. Il viceparroco di Pontecurone, che non dubita della vocazione del giovane, don Francesco Milanese, nell’ottobre seguente lo accompagna all’oratorio di Valdocco (Torino), fondato e retto da San Giovanni Bosco, che dirà a Luigi, “ricordati che noi saremo sempre amici”. (a destra un'immagine di Don Bosco Santo)
E il giovane ricambia sinceramente questo affetto al punto di offrire a Gesù la sua vita, insieme ad altri studenti, quando la salute di Don Bosco peggiora e ne fa presagire l’imminente dipartita.
Gli anni di Valdocco rimangono profondamente impressi nel cuore e nella mente di Luigi, rimane affascinato dal sistema educativo salesiano, come pure da quello caritativo di Giuseppe Benedetto Cottolengo, altro importante santo della carità piemontese. (nella foto, in evidenza, Don Orione © ARCHIVIO DON ORIONE)
Nell’agosto 1889, alla vigilia dell’ingresso nel noviziato salesiano, Luigi è inquieto, passa la notte in preghiera sulla tomba di San Giovanni Bosco chiedendo risposte circa la sua vocazione sacerdotale: se proprio doveva entrare in seminario, si sarebbero dovuti avverare tre segni. Il 15 ottobre 1889, festa di Santa Teresa, entra nel seminario diocesano di Tortona per iniziare il corso di studi in filosofia. Il 16 ottobre avviene la prima vestizione. Si sono realizzati i tre segni richiesti: essere ammessi senza aver presentato domanda di ammissione, avere la veste senza farsi prendere le misure, la conversione di suo padre. I primi anni si seminario sono dedicato alla preghiera e allo studio, senza badare agli scherzi ed alla derisione di alcuni compagni, colpiti dai suoi comportamenti un po’ strani di umiltà e povertà. Colpiti dal servizio offerto nell’estate in Cattedrale, i superiori affidano al Chierico Orione l’incarico di custode del Duomo. Inizia il servizio il 1 dicembre 1891 e rimane come terzo custode per 10 mesi fino al 15 ottobre 1892, come secondo custode per nove mesi fino al 31 luglio 1893, come primo custode per due mesi fino al 31 settembre 1893. Prende possesso di una povera stanzetta sui voltoni del Duomo, dalla cui finestra si vede il cortile dell’Episcopio; lungo il corridoio antistante la cameretta sua e degli altri custodi, si apre una piccola apertura che guarda nell'interno del Duomo. Proprio davanti c’è l’altare del Santissimo. voltoniduomoIn quelle stanze prende vita il primo germoglio di un‘opera destinata a superare i confini di Tortona per arrivare in tutto il mondo. (a destra i "voltoni", stanza di Don Orione)

L’oratorio San Luigi
Nella settimana santa del 1892 la Provvidenza manda al chierico Luigi un ragazzo, Mario Ivaldi, scacciato dal catechismo perché indisciplinato. Comincia a fargli catechismo nella sua stanzetta, ma presto i ragazzi diventano due, dieci, cinquanta. Il Vescovo Mons. Igino Bandi appoggia l’iniziativa del giovane chierico e il 3 luglio 1892 viene inaugurato l’Oratorio Festivo di San Luigi per i giovanetti della città. Dopo un solo anno dall’apertura, il Vescovo, a malincuore, cede alle lamentele di chi non vede di buon occhio l’oratorio e comunica a Orione la decisione della chiusura. E il giovane chierico, ancora una volta, nel dolore di quella circostanza, affida il suo operato e la sua intera vita alla Madonna, appendendo alla mano di una statua della Vergine le chiavi dell’oratorio.
Nella notte, non si fa attendere la risposta della Madonna: il chierico Orione la sogna, con il bambino in braccio, con un ampio manto azzurro che si allarga a dismisura e che avvolge come in un abbraccio ragazzi di ogni colore, chierici, sacerdoti, suore. Tutta l’Opera che nascerà da Don Orione si mostra avvolta dalla protezione di Maria.

Il primo collegio
Il fratello Benedetto regala a Luigi un biglietto ferroviario di terza classe per poter recarsi a Roma. Non riesce a vedere il Papa, ma quel viaggio, insieme al sogno della Madonna dal manto azzurro, muove qualcosa nel suo cuore: desidera aprire un Collegio per aiutare altri giovani, poveri come lui, a studiare ed a diventare operai nella vigna del Signore. Tornato a Tortona, chiede a Mons. Bandi la sua approvazione e la sua benedizione: ottiene l’una e l’altra. Il 15 ottobre 1893, Luigi Orione, chierico di 21 anni, apre un Collegio nel rione popolare San Bernardino di Tortona, destinato a ragazzi poveri: la Provvidenza farà incontrare al chierico, sul ponte del torrente Ossona che porta a San Bernardino, Angiolina Poggi, una vecchietta che gli paga in anticipo la retta per il nipote. Sono le 400 lire dell’affitto da pagare al proprietario dell’immobile, il sig. Stassano. Il 13 aprile 1895, Luigi Orione viene ordinato sacerdote e nella medesima celebrazione il Vescovo veste l'abito clericale a sei allievi del suo collegio. La fama del suo agire si diffonde e presto i ragazzi non possono più essere contenuti nelle prime case dell’opera e vengono aperte nuove case a Mornico Losana (Pavia), a Noto in Sicilia, a San Remo, a Roma.

La Famiglia religiosa
Il piccolo collegetto di San Bernardino dopo solo un anno non riesce già più a contenere i giovani che si raccolgono attorno a Don Orione. Questi chierici, giovani diaconi e sacerdoti vivono in grande povertà e sperimentano quotidianamente il sostegno della Provvidenza: questo è il primo nucleo della Piccola Opera della Divina Provvidenza. La famiglia orionina risponde con fervore alle esigenze di quei tempi e inizia il ramo contemplativo con la nascita degli Eremiti della Divina Provvidenza: i primi tre eremiti vengono vestiti nella cappella del Seminario di Stazzano (AL) il 26 giugno 1899 da Mons. Bandi.

Nel 1903, Il Vescovo di Tortona, Mons. Igino Bandi, con Decreto del 21 marzo 1903, festa di San Benedetto, riconosce canonicamente la Congregazione religiosa maschile della Piccola Opera della Divina Provvidenza, i Figli della Divina Provvidenza (sacerdoti, fratelli coadiutori ed eremiti), e ne sancì il carisma espresso apostolicamente nel «collaborare per portare i piccoli, i poveri e il popolo alla Chiesa e al Papa, mediante le opere di carità», professato con un IV voto di speciale «fedeltà al Papa».

Dove la carità chiama
Alle prime ore del mattino del 28 dicembre 1908 un terribile terremoto, seguito da un violento maremote, distrugge quasi completamente Messina e Reggio Calabria, uccidendo per lo più nel sonno 90.000 persone. I primi soccorsi arrivano dal mare, dalle navi italiane e straniere che si trovano nelle vicinanze. Don Orione letta la notizia sui quotidiani si appresta a partire: partito il 4 gennaio arriva a Reggio il 9 e inizia la sua opera a favore degli orfani del terremoto nelle sue case di Noto e di Cassano Jonio. Per diretta volontà di Papa Pio X è nominato Vicario Generale della diocesi di Messina. Quella partenza improvvisa, animata solo dal desiderio di essere accanto ai poveri e agli orfani, si trasforma in un soggiorno di tre anni.
Sono anni operosi, fonda da Nord a Sud dello stivale scuole, collegi colonie agricole, case per anziani e disabili chiamate “Piccolo Cottolengo”; ma Don Orione ha nel cuore tutti i poveri, anche quelli che vivono dall’altra parte del mondo: da Genova il 17 dicembre 1913 partono i primi missionari diretti in Brasile, cui seguiranno negli anni a venire Argentina e Uruguay (1921), Palestina (1921), Polonia (1923), Rodi (1925), Stati Uniti d'America (1934), Inghilterra (1935), Albania (1936). Don Orione stesso compie due importanti viaggi missionari, nel 1921-1922 e nel 1934-1937, nell'America Latina, in Argentina, Brasile, Uruguay, spingendosi fino al Cile.
domOrioneSolo qualche anno dopo, Don Orione è di nuovo in partenza per raggiungere i luoghi di un’altra immane tragedia: il 13 gennaio del 1915, una serie di violente scosse distrugge paesi e villaggi della piana del Fucino, nella Marsica. Quello che non ha fatto la scossa, lo fanno il gelo intenso dell’inverno abruzzese, la fame e le malattie. Don Orione è tra i primi a raggiungere Avezzano, interamente rasa al suolo dal sisma, e inizia a raccogliere decine e decine di orfani che invia a Roma nelle sue case. Preziosa è la testimonianza diretta di uno di quegli orfanelli, Secondo Tranquilli di Pescina: diventato scrittore con il nome di Ignazio Silone affiderà alla sua penna il compito di tratteggiare la figura di Don Orione nel famoso racconto “Incontro con uno strano prete” (Uscita di sicurezza, 1965). (a sinistra Don Orione dopo il terremoto della Marsica © ARCHIVIO DON ORIONE)

Le Piccole Suore Missionarie della Carità
Il 29 giugno 1915, tornato appena da un mese dalla Marsica dove la carità lo aveva con urgenza condotto, egli realizza il suo sogno, l'apertura di questa casa quale inizio della congregazione femminile delle Piccole Suore Missionarie della Carità. Don Orione da Roma invia un telegramma alla prima aspirante, la Marchesina Valdettaro di Genova, dicendo: "prenda benedizione bouvier recasi lunedì Tortona passerà festa Apostoli in casetta San Bernardino così aprendola poveramente ripartirà 30 giugno con una compagna e due vecchi iniziare ricovero ameno cuore Gesù e Madonna benedicano Orione Roma 27 giugno 1915 ore 17,50”. La congregazione delle Piccole Suore Missionarie della Carità nasce nella prima casetta di San Bernardino (“culla delle figliuole, come lo fu dei Figli della Divina Provvidenza” ), nel giorno della solennità dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, a indicare “l’amore dolcissimo e strettissimo al Papa e alla Santa Chiesa ”. Il giorno seguente, la prima opera di questo nucleo germinale di Congregazione consiste nell’aprire una casa ad Ameno, un’opera di carità destinata ad accogliere persone anziane e bisognose.
Le prime vestizioni avvengono il 4 ottobre 1917: Don Orione assegna alla prime tre suore i nomi Fede, Speranza e Carità.

Il confine è il Mondo
Don Orione è instancabile: animato dai suoi quattro amori - "Gesù, Anime, Papa, Maria" - fa della sua vita un canto d’amore, vivendo proprio come in una sua felice espressione “dare la vita contando l’Amore”. Conduce una vita penitente e poverissima, si reca ovunque lo chiamino a predicare, organizza missioni popolari, presepi viventi, processioni e pellegrinaggi, fonda Santuari, costruisce case per i poveri e gli ultimi, con l’intento che la fede deve permeare tutte le fasi della vita.
Nel 1924 fonda il Piccolo Cottolengo a Genova, nel 1931 inaugura il Santuario della Madonna della Guardia a Tortona, costruito anche dai suoi chierici, nel 1933 fonda il Piccolo Cottolengo a Milano, nel 1934 riparte per l’America l’Latina.
La sua Opera è ormai diffusa in tutto il mondo, ma quando Don Orione ritorna dal suo secondo viaggio missionario si nota un affaticamento che egli subito nasconde, ma che non può passare inosservato ai suoi più fidi collaboratori. Don Orione non si ferma, scrive, lavora, prega, confessa, viaggia per incontrare amici e benefattori una volta alla settimana a Milano il martedì e a Genova il giovedì, ascolta, discute, predica, ma nel 1939 ha un grave attacco di angina pectoris, da cui si riprende. Nell’esperienza della malattia e della debolezza, Don Orione sperimenta sempre più l’intimità spirituale con Gesù Crocifisso e sofferente.

Nella Casa del Padre
L’inverno del 1940 è particolarmente rigido a Tortona e ciò non giova alla salute inferma di Don Orione. Durante la crisi che lo colpisce il 9 febbraio si teme il peggio, ma anche stavolta il paziente si rimette. Tortona6marzo1940Don Orione si lascia allora convincere dai confratelli e dai medici a trasferirsi nella casa di Sanremo, in un clima più mite per giovare alla guarigione.
Giovedì 8 marzo si reca nella cappella per la consueta buonanotte ai suoi ragazzi: “Sono venuto a darvi la buona notte... Sono venuto anche a salutarvi, perché piacendo a Dio domani mi assenterò per qualche tempo, per poco o per molto, o anche per sempre, come piacerà al Signore. Nessuno più di me sa e sente che la mia vita benché apparentemente sia, data l'età, florida, nessuno più me sente che la mia vita, che questa vita è attaccata ad un filo e che tutti i momenti possono essere gli ultimi. (foto © ARCHIVIO DON ORIONE).
Desiderano che vada a San Remo, dove da tanti anni non sono più andato…Ora mi vogliono mandare a S. Remo, perchè pensano che là quelle aure, quel clima, quel sole, quel riposo possono portare qualche giovamento a quel poco di vita che può essere in me. Però non è tra le palme che io voglio vivere e morire e se potessi esprimere un desiderio direi che non è tra le palme che voglio vivere e morire, ma tra i poveri che sono Gesù Cristo.
Dunque partire di qui senza dirvi nulla sarebbe stata cosa ripugnante, cosa che ripugna al mio cuore, e forse avrebbe fatto male anche a voi. …” Giunto a Sanremo, la sua salute sembra riprendersi, si dedica alla corrispondenza, celebra la messa. La situazione pare rassicurante, ma la notte del 12 marzo, sopraggiunge un attacco di angina da cui non si riprende. Don Orione ritorna alla casa del padre alle 22.45, sospirando: «Gesù! Gesù! Vado».

logotipo02 aGli onori del popolo e degli altari

Don Orione gode già, da vivo, di fama di Santo. I sofferenti lo cercano, le anime travagliate accorrono al suo cospetto, molti fatti piccoli e grandi della sua vita sono dei miracoli.
Per i suoi ragazzi, i suoi poveri e ammalati, per tutte le anime che sono state toccate dalle sue parole e dal suo cuore, Don Orioneè già Santo. La sua salma, contesa dalla devozione di tanti devoti, è onorata solennemente a Sanremo, Genova, Milano, terminando l'itinerario a Tortona, ove venne tumulata nella cripta del santuario della Madonna della Guardia. 

Il 26 ottobre 1980, Papa Giovanni Paolo II iscrive Don Luigi Orione tra i beati, il 16 maggio 2004 lo proclama Santo.

 

 

 

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