"Oh quanto è cosa dolce e lieta amare e servire Dio nel prossimo."
Don Orione

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Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Giovedì, 21 Gennaio 2016

Seregno - Ci siamo anche NOI, Giornata del Migrante e del Rifugiato Politico

“Dobbiamo percorrere le vie della misericordia…” con queste parole Don Graziano De Col, Direttore dell’Opera Don Orione di Seregno ha aperto i lavori di “CI SIAMO ANCHE NOI” evento pubblico organizzato al Piccolo Cottolengo di Don Orione di Seregno in occasione della 102° Giornata del Migrante e del Rifugiato Politico celebrata il 17 gennaio 2016.  Un’iniziativa nata su indicazione di Don Graziano ma accolta con fervore da un gruppo di dipendenti della casa di Seregno che coordinati dal Responsabile di struttura ha dato vita ad un evento per parlare di migrazioni, non solo le migrazioni dei nostri fratelli richiedenti asilo ma le migrazioni di tutti coloro che prima o dopo, o per una ragione o per un’altra hanno lasciato le loro famiglie, le loro terre per cercare vita migliore.

L’incontro, si è svolto in una gremita sala polifunzionale dell’opera ed è stato aperto da Don Graziano che oltre che portare il pensiero della Chiesa espresso dal Pontefice e la posizione della Congregazione di Don Orione, ha anche voluto far riflettere sul fatto che il 17 gennaio è Sant’Antonio patrono degli animali, “spesso- dice don Graziano -ci diamo da fare per trovare un giaciglio per gli animali e non siamo in grado di offrire una coperta ad un fratello che soffre il freddo per strada”. Non è stato l’unico “pugno nella pancia” sferrato da Don Graziano, nel corso del suo intervento ha fatto riflettere anche su “cosa serve andare in Chiesa, dire che sono Cristiano, che prego  se non apro le porte al mio fratello?”. La mattinata è poi proseguita sentendo le voci di chi ogni giorno lavora per l’accoglienza e la parola è passata a Roberto D’Alessio presidente del Consorzio Comunità Brianza che ha parlato di come sarà necessario affrontare il futuro di questa che oramai non è più un’emergenza ma qualcosa di più grande e che nessuno può immaginare quando terminerà. D’Alessio ha proposto la possibilità di costituire una rete di soggetti che, con in testa l’Opera di Don Orione, possa prendere seriamente in carico le esigenze dei nostri fratelli migranti e progettarne il futuro al fine di “passare dalle parole ai fatti” come Don Graziano esortava durante l’intervento di apertura. A seguire si è data voce a Giacinto Mariani, ex sindaco di Seregno ed ora esponente di spicco in Brianza della Lega Nord che ha portato il parere anche di coloro che, pur non essendo contrari all’accoglienza, la vorrebbero gestita in maniera completamente differente.  Mariani punta il dito contro l’Europa, che fino ad ora non è stata in grado di dare agli stati regole serie e non si è mai occupata di fornire ai cittadini informazioni chiare. Ancora l’ex sindaco sostiene che questi ragazzi, dovrebbero essere aiutati a casa loro anche se è difficile; “oggi – dice Mariani – rischiamo per soccorrere queste persone di trascurare i bisogni del nostro territorio” e concorda con la necessità di fare rete per aiutare tutti non solo chi arriva a chiedere asilo. La mattinata si è chiusa poi con gli interventi di coloro che la migrazione la hanno vissuta; si sono ascoltate le testimonianze di Mustapha immigrato marocchino che nel 1994 è arrivato senza percorsi di accoglienza e per vivere si è messo sul piazzale dell’Esselunga fino a che è stato “notato” da una persona che lo ha aiutato a ricostruirsi un futuro; poi si è raccontato Sisocou, arrivato il 19 novembre 2014 al Don Orione di Seregno accolto con il programma Zaccaria, padre di 3 figli che ha raccontato il suo viaggio dal Senegal a Seregno fatto di spese, e di violenze subite; accanto a lui: Adama che vive al Don Orione di Seregno da alcuni mesi e pure lui uno dei richiedenti asilo affidati all’istituto orionino; Adama scappato dal Gambia per cercare di dare un futuro ai propri fratelli e sorelle dopo la morte dei genitori. Tratti comuni di questi due giovani africani è il viaggio davvero molto duro e pericoloso e la riconoscenza verso Don Orione che li ha accolti per quello che sono e tutti i giorni li spinge ad andare avanti, a vivere di più. E’ stata poi la volta di Maria volata dal Perù e che al Piccolo Cottolengo lavora come operatore sanitario: “A casa la mia famiglia aveva debiti – dice Maria – sono stata costretta ad abbandonare il Perù per cercare un futuro per me e per la mia famiglia. Sono arrivata in Germana e poi passate le frontiere fino all’Italia, ho avuto tanta paura ma ora che tutto è andato bene, ai miei figli e ai miei nipoti dico: Rispettiamo chi ci accoglie!”. L’ultimo a portare la propria testimonianza è stato Luigi, un nonno che vive al Piccolo Cottolengo di Don Orione che la migrazione la ha vissuta in tempi e modi diversi da quelli di oggi, da figlio di contadini deportato in Germania durante la II guerra Mondiale è rientrato a Cosenza, suo luogo natale, ma dando retta alla sua voglia di crescere a metà degli anni 50 è partito per la Brianza dove ha trovato l’amore  e si è diviso tra un impiego di parrucchiere e falegname vivendo anche l’ambito locale del volontariato suonando il corno nelle bande musicali di Seregno e dei paesi limitrofi.
E’ stata una giornata ricca di spunti di riflessione che ha aperto i cuori e le menti chiarendo agli addetti ai lavori che è necessario non spegnere i riflettori sulle necessità di arriva e che è doveroso che tutti si mettano assieme per rispondere ai bisogni di questi nostri fratelli.
Anche questi sono segni della Provvidenza
Ave Maria e Avanti!

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