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Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Martedì, 22 Dicembre 2015

Lecco - Il presepe dei richiedenti asilo

"In modo spontaneo decine di migranti di fede musulmana si sono messe a intagliare il legno e colorare le figure della Natività", spiega Clelia Paratore, infermiera che collabora nell'hub di prima accoglienza del Bione, gestito da Fondazione Progetto Arca. "La gente si ferma a guardarlo, è un modo degli ospiti per ringraziare dell'accoglienza: la paura iniziale si è trasformata in fiducia"
 “Il presepe realizzato da richiedenti asilo musulmani a Lecco? Altro che evento eccezionale, è stata la cosa più spontanea del mondo”. Superano il can can mediatico, “comunque positivo”, le semplici ma decise parole di Clelia Paratore, infermiera collaboratrice di Fondazione progetto Arca, l’ente no profit che gestisce la struttura della zona del Bione nel capoluogo lombardo, che oggi accoglie come punto di prima accoglienza – quello che viene chiamato hub – 160 persone provenienti da vari paesi dell’Africa Subsahariana e da Afghanistan, Pakistan e Bangladesh.
È stato proprio un migrante pakistano a ispirare a Paratore l’idea del presepe che poi è stata accolta dalla quindicina di operatori della Fondazione ma ancor prima dagli stessi richiedenti asilo, “visto fin da subito come un simbolo di pace e integrazione, una festa della luce e di unione, basti pensare che si sono messi all’opera i cinque cristiani come i 155 musulmani presenti”. Uno di questi ultimi, in particolare, ha fatto capire all’infermiera la forte volontà di queste persone - giovani - in Italia da pochi mesi di dare una mano: “sono analfabeta, non so scrivere ma so colorare, e il tuo Dio è il mio Dio”, sono state le sue parole. “In una settimana, si è passati dall’idea alla realizzazione, e ora è lì in bella vista per la collettività, tanto che diversi lecchesi, soprattutto gli anziani, si fermano a guardare incuriositi”, sottolinea Paratore. Ma non è tutto: “D’accordo con le autorità, il 14 dicembre, si è svolta una marcia di migranti, operatori e volontari per i luoghi simbolici della città come l’università, il convento di frati di Pescarenico, e lo stesso Comune, dove nell’incontrare il sindaco Virginio Brivio i richiedenti asilo gli hanno consegnato simbolicamente una pala e un sacco di sale dandosi disponibili a spalare la neve in città alla prima necessità”. Alla testa del corteo, lo striscione “Grazie Lecco” con decine di firme. E alla sera, tutti a cena, alla presenza di decine di abitanti, in uno degli oratori cittadini, “cena offerta da un ristoratore della zona”.

I richiedenti asilo, in attesa di sapere la loro ricollocazione e, nel medio termine, se la loro domanda di asilo verrà accolta, stanno imparando a conoscere il luogo in cui vivono e le modalità di azione. “L’iniziativa del presepe è stata molto positiva perché non è stata imposta ma arrivata da una libera scelta, aspetto fondamentale per tante persone che nel loro viaggio migratorio hanno dovuto subire spesso soprusi e violenze sotto minaccia di altri: ora stanno riprendendo in mano le loro vite”, ragiona Massimo Chiodini, responsabile per Fondazione progetto Arca dell’hub di Lecco. La marcia, “non scontata e non veicolata, è stato un esempio di gratitudine non da poco”, riprende l’infermiera, “stiamo parlando di persone che, soprattutto chi viene dall’Africa, hanno passato settimane alle prese con la paura delle montagne, che non avevano mai visto e che a Lecco sovrastano la città. Ora, invece, ci dicono che quelle stesse cime li fanno sentire protetti”.

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