"L’attacco contro la famiglia diventerà furioso."
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Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Lunedì, 25 Giugno 2018

RAPPORTO ISTAT 2018 - RETI DI PERSONE

Nell’analisi della situazione del Paese, il Rapporto Istat 2018 prende in esame varie reti e relazioni sociali. Quelle su cui ci si sofferma nel presente articolo sono le reti di persone. Tali reti sono costituite dalle relazioni di parentela, amicizia e vicinato, prendendo in considerazione i parenti stretti (genitori, nonni, fratelli e sorelle, partner, figli e nipoti), gli altri parenti (zii, figli di fratelli, cugini, cognati, suoceri e altri), i vicini, gli amici e tutte quelle persone che sarebbero disposte a prestare un concreto aiuto.

Dal punto di vista rappresentativo, è possibile visualizzare questo insieme di legami mediante cerchie concentriche. Al centro si posiziona la rete dei parenti stretti, identificati di diritto come membri della rete familiare (rete “ascritta”). Tale cerchia raffigura i legami di tipo normativo-affettivo. Appartengono alla seconda cerchia gli altri parenti su cui si può contare, ed altre persone come gli amici ed i vicini su cui si può fare affidamento. Si tratta, in questo caso, di reti elettive, ossia frutto di una libera scelta e preferenza dei singoli. Esse costituiscono relazioni di socialità e ricreative. La rete di persone incontrate durante il percorso scolastico e lavorativo possiede tratti simili alla rete di amici, anche se con legami meno intensi. Si passa poi alle reti di tipo associativo, ossia quelle in cui ci si riunisce volontariamente in associazioni. Per ultimo, la rete di sostegno si identifica con quel nucleo di persone che, a giudizio del singolo, possono dare una mano in caso di necessità. A tale rete possono appartenere tutte e solo alcune delle figure inserite nelle reti elementari.

Ogni persona possiede una rete rappresentata in media da 5,4 parenti stretti e da 1,9 altri parenti su cui può contare. Circa 6 milioni di persone dai 14 anni in su possono contare su reti diverse (11,2%). Il 20% dei maggiorenni dichiara di avere solo una rete su cui poter fare affidamento, mentre il restante 80% afferma di avere almeno un parente, un amico o un vicino di fiducia. Quando si può contare solo su una rete, di solito si tratta di amici, a seguire vicini e altri parenti.

Nel 2016, beneficia di un sostegno formale di vario tipo il 7,1 % delle famiglie. Tali sostegni (prestazioni sanitarie e non sanitarie, contributi economici, eccetera), sono forniti dal comune, da cooperative convenzionate, da Asl, da istituti o enti pubblici o privati, e vanno spesso ad affiancarsi all’ausilio offerto dalle reti di parentela, amicizia e vicinato.

Ben 3 milioni di persone non hanno nessuna rete esterna alla famiglia, ossia non hanno relazioni con amici né rete di sostegno (cioè parenti, amici o vicini su cui contare) e non partecipano a reti associative.

Stare soli, anche se spesso per scelta, pare non rendere più felici. Il 53% delle persone di 14 e più si dichiara soddisfatto della propria vita, il 53% è soddisfatto della quantità di tempo trascorso con gli amici, il 37% non ha abbastanza tempo da passare con gli amici. Le persone che si impegnano mostrano più ottimismo verso il futuro. Chi vive solo e non ha una rete di sostegno, invece, mostra punteggi meno alti per la soddisfazione di vita.  

L’isolamento sociale è un fenomeno dei nostri tempi. Col crescere dell’età (dopo i 55 anni), aumenta il numero medio di parenti stretti ma cala quello di parenti su cui si può contare. Le peggiori condizioni di salute degli over65 contrastano la partecipazione sociale e culturale.

Le reti cambiano anche a causa dei mutamenti nei comportamenti del singolo: bassa natalità; instabilità coniugale; posticipazione di tutte le tappe della transizione adulta e della formazione della famiglia. Aumentano le famiglie con un solo componente e diminuiscono quelle con 5 o 6 persone.

Accanto alle forme di socialità tradizionali, troviamo le forme di socialità “virtuale”. Il 60,1% degli utenti di Internet è iscritto ai social network. Queste forme di socialità on line sono generalmente valutate come meno gradevoli rispetto alla frequentazione “reale”. I giovani le ritengono più piacevoli rispetto a quelle di persona con i familiari, ma non a quelle con gli amici. Il 20% dei ragazzi usa messaggi coi genitori se li vede tutti i giorni, il 25% usa messaggi con i genitori se li vede una volta l’anno. Con i “pari”, i giovani amano stare in gruppo in tutti i modi possibili. Si può concludere che i social network costituiscano una modalità complementare e non sostitutiva delle relazioni sociali di persona, considerate da tutti preferibili.

Una parte della popolazione non ritiene svantaggioso vivere da soli. Fra i lati positivi di tale condizione ci sono: la disponibilità di tempo libero dedicato alla socialità, alle attività culturali e a quelle altruistiche. D’altro canto, diminuisce il tempo per il lavoro domestico. Il 75% degli adulti che vivono da soli vede gli amici almeno una volta a settimana, mentre solo il 50% degli adulti che vivono con figli incontra gli amici settimanalmente.

Gli over25 che vivono da soli ed hanno varie reti sociali (reti di sostegno, di amici e di associazionismo) sono molto più attivi anche sotto il profilo culturale (il 62 % di essi ha un indice di partecipazione culturale forte). Per coloro che vivono soli e hanno una rete meno ampia e articolata, a compensare queste carenze c’è il bagaglio personale di educazione e conoscenza, sostenuto dal più elevato titolo di studio conseguito. Il pericolo di isolamento sociale è infatti ostacolato dall’ampiezza delle reti di socializzazione e dal bagaglio culturale.

Infine, analizziamo le famiglie che hanno ricevuto almeno un aiuto gratuito da persone coabitanti, per la presenza in famiglia di persone con limitazioni. Nel 2016 ciò è avvenuto nel 31,7% dei casi di limitazioni gravi, nel 24,6% per qualche limitazione, nel 14,5% senza alcuna limitazione.  Il 41% degli individui intervistati ha almeno una persona su cui contare per bisogno urgente di denaro. Il 7,1% delle famiglie usufruisce di un aiuto formale.  Una persona su tre ha dato almeno un aiuto gratuito nelle 4 settimane precedenti l’intervista.

È possibile affermare che la pluralità di rete rappresenti un valore in termini di sostegno e benessere individuale.

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