"Gesù desidera venire dentro di noi: la più grande pazzia è lasciarlo là nel tabernacolo."
Don Orione

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Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

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Sabato, 11 Luglio 2015

Don Aurelio Fusi è il nuovo Direttore Provinciale

Il 28 giugno 2015, vigilia della solennità dei Ss Pietro e Paolo, si è concluso il mandato dell’ex Direttore Provinciale della Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza, don Pierangelo Ondei. Il testimone è passato a don Aurelio Fusi. Aria di cambiamenti, quindi, per la Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza. 

Il cambiamento - come tutti ben sanno- rappresenta un momento destabilizzante, soprattutto quando a cambiare sono il Superiore Provinciale e il Consiglio Provinciale.  “Il passaggio del testimone” designa il passaggio ad una nuova politica di governo, a nuove priorità, a nuovi obiettivi e a nuovi ostacoli. Non saranno di certo tutte rose e fiori, ma come ha affermato don Pierangelo Ondei (in questa intervista) :<< C’è bisogno di pazienza e di avere il coraggio di prendere le giuste decisioni>>. Nonostante il momento di transizione, gli obiettivi rimangono gli stessi e possono essere sintetizzati con l’aforisma per antonomasia di don Orione: “La carità salverà il mondo”. Cerchiamo di scoprire qualcosa in più su don Aurelio Fusi e sulla Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza attraverso questa breve intervista.

Don Aurelio, il 7 marzo 2015, papa Francesco si è recato presso la parrocchia di Ognissanti in via Appia Nuova a Roma per commemorare il 50o anniversario della prima Messa in lingua italiana. La visita è coincisa anche con il 75o anno della morte di san Luigi Orione (12 marzo 1940). Sappiamo che lei è stato un protagonista di quella importantissima giornata. Quali sono i messaggi più importanti che sono trapelati il 7 marzo e che, a distanza di mesi, non dovremmo mai dimenticare?
 La cura, l’affetto, l’amore che il papa ha manifestato nei confronti della nostra Congregazione è sicuramente il primo aspetto di quella giornata che non dovremmo mai dimenticare. Il papa poteva mandare un telegramma, invece si è recato presso la nostra parrocchia di Ognissanti in un giorno davvero importante per la nostra Congregazione. Il papa ha sottolineato più volte l’importanza del popolo di Dio: se la parrocchia di Ognissanti si trova in una posizione media è perché è una parrocchia popolare. Questo unisce il papa a noi orionini, entrambi figli del popolo che hanno faticato come il popolo ed entrambi amano il popolo.Papa Francesco in mezzo a noi orionini è un invito a riprendere la popolarità di san Luigi Orione e di farla nostra. I tempi sono diversi, così come i metodi e le priorità, ma il popolo continua ad essere protagonista delle nostre attività spirituali e apostoliche.

Don Aurelio, nell’ultimo periodo si è spesso parlato nell’ambito ecclesiastico di: “Modernità”. Le persone si allontano dalla Chiesa perché è considerata “antica”. Eppure, lo stesso passaggio dalla messa in latino a quella in italiano, avvenuto cinquant’anni fa, rappresenta il giusto esempio per dire che la Chiesa è: “Al passo con i tempi”. Cosa pensa a riguardo? Ci sono degli aspetti ideologici da dover riformare?
La questione centrale non si pone sulla modernità, quanto nell’ambito della credibilità. Detto diversamente, le azioni dei pastori, le loro parole, le loro vite sono credibili? La testimonianza dei sacerdoti trasmette la vita di Cristo a noi tutti? La gente nella Chiesa non cerca la modernità in senso tecnico perché questa la trova in mille ambiti diversi. La gente cerca la giovinezza dell’annuncio del Vangelo, un annuncio pieno di gioia che, come ci ha ricordato papa Francesco, deve far risplendere il volto di Gesù Misericordioso e che sia fonte di risposte in un cuore inquieto. Se gli uomini di Chiesa sono in grado di rispondere a questi interrogativi, allora saranno modernissimi altrimenti, nonostante i progressi tecnologici, saranno arretrati, non essendo in grado di costruire quel ponte tra le domande del cuore umano e le risposte che il Vangelo può dare.

Don Aurelio, quella che stiamo vivendo è l’era dei “social network”. I mezzi di comunicazione di massa e le piattaforme online hanno un’influenza sempre più forte nella vita di ognuno di noi. La Chiesa e la Piccola opera della Divina Provvidenza quanto peso danno a questo ambito?
I mezzi di comunicazione di massa sono una via privilegiata per la radio-diffusione del Vangelo e per poter raggiungere più persone possibili a patto, però, che chi li utilizza abbia un cuore infuocato di Vangelo. Io stesso non avendo molta dimestichezza con i mezzi di comunicazione, cerco di celebrare la messa su Radio Vaticana o commentare certi eventi su Rai International. I mezzi di comunicazione hanno la loro utilità, ma basta che rimangano mezzi: il fine è l’annuncio di Gesù e la testimonianza che Gesù è sempre in mezzo a noi. Per la Chiesa, quindi, i mezzi di comunicazione di massa sono veramente importanti. Di recente, per esempio, è nata la possibilità di pregare la liturgia delle ore attraverso i telefonini e molti religiosi ne fanno davvero largo uso. La preziositàdei mezzi di comunicazione, tuttavia, non sostituisce l’annuncio diretto del Vangelo, quello che avviene attraverso la predicazione perché la fede nasce dall’ascolto della Parola di Dio.

Don Aurelio, quanto c’è di “moderno” in quella che è la “Piccola Opera della Divina Provvidenza?”
Nonostante le difficoltà che la Provincia italiana sta vivendo -come del resto tutta la Chiesa - credo che la nostra Provincia sia interamente moderna. Lo è, innanzitutto, per le sue radici perché è scaturita da un santo moderno, qual è san Luigi Orione.  Potremmo paragonare questo momento di difficoltà all’autunno o all’inverno, quando sono cadute le foglie dagli alberi e tutto sembra morto: in realtà, le radici sono vive, ben radicate, nutrite da una linfa inesauribile.Una pianta viva è anche moderna. La modernità della nostra Provincia risiede nelle sue opere di carità: carità educativa, pastorale, assistenziale. Mi sembra che negli ultimi anni l’integrazione tra religiosi e laici sia un esempio di modernità, ovviamente da migliorare ed eliminando personalismi senza senso.

Don Aurelio, nel 2015, non tutti sanno chi è don Orione e tantomeno sono a conoscenza dei suoi preziosissimi insegnamenti. È possibile, quindi, superare questo ostacolo per rendere nota questa illustre personalità ecclesiastica ad un “pubblico” più vasto? In che modo?
Credo che don Orione sia più conosciuto di quello che pensiamo. Molte volte mi è capitato in contesti diversi di dire che sono un religioso di don Orione e la gente ha reagito: “Ah, don Orione, il santo dei poveri” manifestando, quindi, una certa conoscenza di lui. Credo che don Orione dal cielo stia facendo tanto per farsi conoscere e ritengo che non si debba aver fretta di farlo conoscere. Non è una questione di percentuali. La nostra preoccupazione deve essere quella di imitarlo con un cuore come il suo: “Un cuore senza confini perché dilatato dall’amore di Cristo”.


Di Volpe Francesco Junior

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