"Per conquistare a Dio e afferrare gli altri occorre prima vivere una vita intensa di Dio in noi."
Don Orione

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Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Mercoledì, 08 Luglio 2015

Don Pierangelo Ondei passa il testimone a don Aurelio Fusi

Il 29 giugno 1748 papa Benedetto XIV pubblica la lettera enciclica Magnae Nobis; il 29 giugno 1786, Alexander Macdonnell, con oltre cinquecento highlander cattolici, lascia la Scozia per insediarsi nella Contea di Glengarry; La notte tra il 29 e il 30 giugno 1934 ha luogo la cosiddetta notte dei lunghi coltelli, epurazione nazista dei vertici della Sturmabteilung e degli oppositori di Adolf Hitler.

Ed ora rullo di tamburi: il 29 giugno 2012, don Pierangelo Ondei diventa il Direttore Provinciale della nuova Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza.

Nel giorno di san Pietro e Paolo, mentre il tipico spettacolo pirotecnico incantava come di consuetudine migliaia di persone presso Castel Sant’Angelo, la Congregazione di don Orione festeggiava l’inizio di una nuova epoca. Se a san Pietro sono state consegnate le chiavi del Regno dei Cieli, a don Pierangelo Ondei sono state consegnate quelle della nuova Provincia Religiosa, nata con Decreto del Superiore Generale il 20 Novembre 2011. Prima di allora, la Congregazione in Italia era divisa in tre Provincie Religiose: San Marziano (Tortona) e San Benedetto (Genova), che sono state unificate nel 2009 e Ss. Apostoli Pietro e Paolo (Roma). Don Pierangelo Ondei, essendo stato il primo Direttore Provinciale, si è ritrovatoad affrontare il cambiamento. Ridimensionare il tutto e governare un territorio molto più vasto rispetto al passato, non è stato di certo semplice.Il 28 giugno 2015 si è concluso il suo mandato ed ora, la Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza è guidata da don Aurelio Fusi e dal nuovo Consiglio Provinciale. Ripercorriamo, adesso, attraverso una breve intervista a don Pierangelo Ondei, quello che è stato il suo “triennio” da Direttore Provinciale e cerchiamo di capire, attraverso le sue parole, i fondamenti della così detta: “Carità orionina”.

Don Pierangelo Ondei, sappiamo che il passaggio dalla “divisione” all’unità ha recato un cambiamento giurisdizionale – organizzativo non indifferente. Quali sono i tratti distintivi della nuova Provincia Religiosa e in cosa differisce dal passato?

Da quando è nata la Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza c’è stata una crescita non indifferente. Bisogna prendere in esame tre aspetti principali: in primo luogo il numero dei religiosi si è moltiplicato in modo vertiginoso; in secondo luogo sono accresciute le opere orionine da dover amministrare e infine si ha avuto una crescita notevole del territorio provinciale. Tutto questo ha richiesto un nuovo modo di governare rispetto al passato. Sicuramente, il cambiamento vero e proprio è avvenutoprincipalmente per chi ha una funzione di governo: per i religiosi e per i laici non è cambiato nulla perché hanno continuato a fare tutto ciò che facevano in precedenza.

Don Pierangelo, lei ha scritto in un articolo intitolato “Benvenuto in famiglia”  e pubblicato sul sito donorioneitalia.it che la morte di don Luigi Orione: “Non ha segnato la fine di una gloriosa storia di carità e di amore verso i piccoli e i poveri, ma ha rappresentato solamente la consegna del testimone ad altri, perché continuassero la corsa da lui intrapresa”. La domanda sorge spontanea: “In che modo è possibile continuare la missione intrapresa da don Orione?”

Per continuare la missione intrapresa da don Orione, c’è bisogno di conoscere e approfondire la figura del Fondatore, entrando nel suo pensiero e nel suo metodo carismatico; c’è bisogno di analizzare il tempo che stiamo vivendo, cercando di capire come don Orione vivrebbe il nostro tempo.

A proposito di “consegna del testimone”: il nuovo Direttore Provinciale è don Aurelio Fusi. Don Pierangelo Ondei, tenendo conto della sua esperienza, quali consigli si sente di dare al suo successore?

Lui sa già molto di questa Provincia, essendo stato Consigliere Provinciale per tre anni. Non è quindi alleprime armi. Il consiglio che posso dargli è quello di saper legare l’atteggiamento della pazienza con il coraggio di prendere le giuste decisioni.

Don Pierangelo, lei è stato Direttore Provinciale dal 2009 al 2012 e dal 29 giugno 2012 fino al 28 giugno 2015: due trienni all’insegna di tanti mutamenti nell’ambito ecclesiastico. Mi viene da pensare alla rinuncia di papa Benedetto XVI «al ministero di vescovo di Roma», avvenuta l’11 febbraio 2013 e all’elezione di papa Francesco, avvenuta il 13 marzo 2013. La Congregazione Orionina come ha reagito a questo cambiamento improvviso?

Tre sono stati gli atteggiamenti della Congregazione quando papa Benedetto XVI ha rinunciato al ministero di vescovo di Roma. Il primo atteggiamento è stato di stupore perché la decisione è stata inattesa; il secondo atteggiamento è stato d’amore e di gratitudine per tutto ciò che papa Benedetto XVI ha fatto durante il suo ministero; infine, c’è stato un atteggiamento di umiltà perché questo gesto è stato fatto per il bene della Chiesa e questo prescinde da tutto il resto.

Don Pierangelo, ciò che papa Francesco vuole da tutti noi è ciò che don Orione ha sempre affermato: “La carità salverà il mondo”. Secondo alcune persone, in questo aforisma vi è un pizzico di utopia. Può realmente la carità salvare il mondo? In che modo la Congregazione s’impegna a mettere in atto il volere del Santo Padre e gli insegnamenti di san Luigi Orione?

La carità rappresenta l’unico modo affinché questo mondo globalizzato nelle sue complessità e diversità possa avere un futuro. Don Orione insegna ad aver rispetto reciproco e solo così ci sarà quella che Paolo VI definisce: “La civiltà dell’amore”. Se non ci sono queste condizioni, il mondo si evolverà in una contrazione mortale: o i popoli vivono e si uniscono con amore o la Terra diventerà un continuo campo di scontro. “Il mondo è la nostra casa” ha affermato papa Francesco. La Chiesa va a costituire quella che è l’armonia della diversità e del rispetto reciproco. Il bene è globale tra tutti i popoli e la Chiesa sta già dando questo messaggio. Solo quando l’uomo sarà stanco di ciò che ha prodotto e non avrà più alcun punto di riferimento, capirà l’importanza dell’amore e della carità.

Di Volpe Francesco Junior

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