"Lo sguardo di Dio è come una rugiada che fortifica, è come un raggio luminoso che feconda e dilata."
Don Orione

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Los desamparados

 

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Mercoledì, 22 Febbraio 2017

Don Orione e Santa Margherita da Cortona

Oggi la Chiesa ricorda Santa Margherita da Cortona. C'è un particolare curioso che si associa alla figura di Margherita: un cagnolino, che è quasi sempre presente nell'iconografia della santa. La tradizione racconta che la giovane Margherita era solita trascorrere con Arsenio, suo compagno, buona parte dell'anno in un loro castello. detto «I Palazzi», in località Petrignano. Il tragico giorno dell'uccisione di Arsenio, uno dei loro cani, ritornando solo dall'escursione di caccia, sembrò con i suoi guaiti voler dire qualcosa a Margherita. Dice sempre la voce popolare che il cane l'afferrò per un lembo della veste e la condusse verso la selva di Petrignano, sotto una grande quercia, dove giaceva il corpo senza vita di Arsenio. Per Margherita crollò in quel momento tutto un mondo di illusioni, incamminandola però verso un percorso di virtù e di santità.
Ma il cane della santa avrebbe fatto una sua seconda misteriosa comparsa in tempi a noi più vicini. In uno dei più suggestivi angoli di Cortona sorge la chiesa di San Benedetto. L'ultimo proprietario, Giuseppe Salvetti, la fece restaurare a sue spese. Dopo la sua morte, la contessa sua moglie donò la chiesa e gli annessi a don Luigi Orione e alla sua «Piccola opera della divina provvidenza». La stessa signora riferiva che don Orione, in una sua visita a Cortona negli anni '30, arrivato a notte fonda alla stazione ferroviaria di Camucia, non riusciva a individuare la strada per raggiungere la chiesa. Trovandosi così in difficoltà, si rivolse a Santa Margherita. Si sa che tra santi c'è una perfetta intesa, per cui improvvisamente il beato Orione si trovò ai piedi un cagnolino con un campanello al collo. Superato l'iniziale senso di smarrimento, il santo sacerdote seguì il cane che lo portò alla casa dove era atteso. Qui il cane si mise seduto sulle zampe posteriori come per aspettare una ricompensa. Don Orione tracciò sul cane un segno di benedizione ed esso improvvisamente scomparve.

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Oggi 27 gennaio si celebra la giornata della memoria 2016, a settantuno anni di distanza dall'abbattimento dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz e la seguente liberazione del più grande campo di sterminio voluto dai nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Vi parliamo di Gaetano Piccinini, che nacque nella Marsica, ad Avezzano, il 6 febbraio 1904. Fu accolto da Don Orione stesso, all'età di 11 anni, alla Colonia Santa Maria di Roma, nel giugno 1915, assieme a un gruppo di orfani del terremoto marsicano (13 gennaio 1915). Tre mesi dopo, dallo stesso Fondatore ricevette l'abito talare nella Casa di probandato in Tortona. Fece il noviziato a Villa Moffa di Bra (Cuneo) nel 1917-18.
Riconosciute le sue eccezionali doti intellettuali e religiose, Don Orione lo lanciò nel campo dell'apostolato proprio della Piccola Opera quando era ancora giovane chierico. Fu ordinato sacerdote nel giugno 1927, ma già prima aveva svolto attività varie in posti di responsabilità ed era stato capo-assistente al Dante Alighieri di Tortona (1921-22). Nel 1924 Don Orione gli affidò la reggenza del collegio San Giorgio in Novi Ligure, ove in seguito - ordinato sacerdote e conseguita la laurea in lettere all'Università di Torino - ricoperse la carica di Direttore e Preside dal 1927 al 1940. Mentre era Preside del San Giorgio - negli anni 1935-36 - ebbe anche l'incarico di seguire gli sviluppi della nascente opera di Londra ove si recò per alcuni periodi. Nel 1937 fu nominato Preside dei San Filippo di Roma, mentre continuava a dirigere il collegio San Giorgio, facendo la spola fra Novi Ligure e Roma.

Don Piccinini in Roma tenne il respiro precisa come «nella Casa trasteverina di via Induno, aperta agli orfani dell'Opera Don Orione» vi furono molti Ebrei, «riparativi in quell'ora e dei quali è impossibile ricordare financo i veri nomi. Poiché, come già si è detto, ai grandi come ai piccini, si dava, al loro entrare nella casa, un nome convenzionale: tutto il resto si ignorava e si voleva ignorare: non una elencazione riservata era in atto, non un registro. Sarebbero state pericolose cognizioni e pericolosissimi registri in quell'ora per chi poteva, da un momento all'altro, essere condotto alle torture di via Tasso.» Per dare spazio ai giochi delle centinaia di ragazzi ospitati, si ottenne dal comune di chiudere largo Ascianghi. «Minerbi ne disegnerà la parte prospiciente il Ministero della Pubblica Istruzione, con al centro la bella edicoletta che accoglie l'immagine della “Mamma degli orfani”, con sotto l'invocazione: Hos / tuos puerulos / refove / o dulcis Mater / Maria. (Questi tuoi bambini rianima o dolce Madre Maria) ».

Don Piccinini parla anche di una spiata da parte di un tredicenne sbandato, senza nessuno, che da Kiew era giunto a Roma e finito nel correzionale Aristide Gabelli, e poi accolto in prova alla Casa dell'Orfano, per interessamento di un cappellano. «Dopo un paio di mesi, quel piccolo, scomparso inesplicabilmente per qualche giorno, ricomparve poi a un crepuscolo, armato, alla testa di facinorosi, a indicare alcuni adolescenti ebrei che egli aveva potuto in quelle settimane individuare e pure alcuni adulti rifugiati nelle due case: quella di via Induno e quella di Monteverde». Quattro piccoli ebrei furono presi e anche altri adulti furono condotti in caserma, ma tutti provvidenzialmente riuscirono a fuggire. Don Piccinini scrisse così: «Di altri che si muovevano nella Casa dell'Orfano in quei mesi dovremmo dire. Di uno per esempio che avrebbe dovuto starsene nascosto, riguardato, mentre egli entrava con gran schiera nella cappella della Casa dell'Orfano, e adunava attorno alla Madonnina di Don Orione, la spiritualmente più splendente turba… quella dei Poveri, i “sanctorum pauperum greges” per la Messa domenicale. Ma chi? La Pira , proprio l'on. Giorgio La Pira ». Quest'ultimo, è chiaro, non era ebreo, ma anche lui nascosto, per motivi politici.

Piccinini scrive anche di un ragazzo dodicenne ebreo, prima ribelle, e poi docile per mezzo del metodo cristiano-paterno di Don Orione, affidato come fu alle cure di uno degli ospiti, fra i tanti dell'Istituto San Filippo Neri, l'ing. Roberto Tovini, vedovo di moglie ebrea, molto addentro nella mentalità semitica e votato a far loro del bene.

Nell'Archivio dell'Opera Don Orione si trova una lettera della signora Raffaella Lantini, moglie del Ministro delle Corporazioni al tempo del Fascismo, Ferruccio Lantini, in data Santo Stefano 1943: «Caro Don Piccinini, entro subito nell'argomento. Voi già avete parlato con la Sig.ra Ottolenghi. Sapete dunque di che si tratta. Soltanto che la cosa è di ora in ora sempre più urgente. Questi sventurati sono cari amici nostri. Ci piange il cuore di vederli in quelle condizioni. Siamo certi che voi farete tutto il possibile per metterli in condizione di avere un poco di sollievo. Io non vi prego dunque, poiché conosco il vostro grande cuore. Li metto solo nelle vostre mani e sotto la protezione di Don Orione. La Sig.ra Ottolenghi verrà da voi nella mattinata. Che Iddio vi illumini. La mia, la nostra affettuosa riconoscenza. Raffaella Lantini».

 

Don Gaetano Piccinini “Giusto fra le Nazioni”, presso il Centro Don Orione in Roma, il 23 giugno 2011, si è svolta la cerimonia di consegna della medaglia di “Giusto fra le Nazioni” alla memoria di Don Gaetano. La medaglia è stata consegnata dall’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede Mordechay Lewy. Sono intervenuti il superiore generale Don Flavio Peloso, Bruno Camerini, uno degli ebrei salvati dal religioso e a cui si deve la richiesta ufficiale dell’onorificenza; Livia Link consigliere dell’ambasciata d’Israele a Roma, che ha ricordato come il titolo di “Giusto tra le Nazioni” sia “l’unica onorificenza civile esistente in Israele”; vari testimoni tra cui don Giuseppe Sorani, ebreo oggi sacerdote orionino.
L’ambasciatore Mordechay Lewy, consegnando la medaglia, con discorso coraggioso ha infine voluto ricordare “quanto il Vaticano e molti religiosi hanno fatto per il popolo ebraico durante la Shoah”.
Don Gaetano Piccinini aveva già ricevuto un Riconoscimento nel 1994 dalla Comunità Ebraica di Roma e dal Benè Berith per la sua opera a salvezza di ebrei romani dalle atrocità nazifasciste anche a rischio della propria vita.
In onore di Don Piccinini, il 22 ottobre 1994, venne anche dato il Diploma di un Albero piantato a Gerusalemme.

Don Gaetano Piccinini è la punta elevata dell’azione in favore degli Ebrei condotta da molti altri Confratelli e in varie case della Piccola Opera della Divina Provvidenza.
Questo capitolo di storia, rimasto necessariamente nella discrezione, è stato recentemente ricostruito negli studi di Flavio Peloso, Orionini in aiuto degli Ebrei negli anni dello sterminio

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Venerdì, 06 Marzo 2015

Ignazio Silone e Don Orione

Ignazio Silone, nato a Pescina, in Abruzzo, fu uno dei pochi superstiti della propria famiglia, distrutta dal terribile terremoto del 13 gennaio del 1915, che colpì la Marsica; accolto come orfano da Don Orione insieme a molti altri bambini e ragazzi, ci ha lasciato una testimonianza preziosa per conoscere da vicino Don Orione, l'uomo e il santo.

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Lunedì, 23 Febbraio 2015

12 Marzo 1940: muore un Santo.

Milano. Mercatino di libri usati.
Un signore tortonese, appassionato di libri e di storia, passeggia per la fiera del libro usato di Milano, alla ricerca di qualche vecchio libro che catturi la sua attenzione. E la sua curiosità è presto solleticata da un libro dal titolo “Don Orione e la sua opera”, di un certo Franco Berra. Da buon ex allievo dell’istituto Dante Alighieri di Tortona, non può rimanere indifferente, prende in mano quel libricino e inizia a sfogliarlo.

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Venerdì, 06 Febbraio 2015

La Vita

“Don Luigi Orione ci appare come una meravigliosa e geniale espressione della carità cristiana.
È impossibile sintetizzare in poche frasi la vita avventurosa e talvolta drammatica di colui che si definì, umilmente ma sagacemente, “il facchino di Dio”.

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