"Ascoltare e seguire il Papa è ascoltare e seguire Gesù Cristo; dare la vita per il Papa è dare la vita per Gesù Cristo!"
Don Orione
Martedì, 19 Giugno 2018

Oratorio - Che estate sia!

Dopo un maggio piovoso ed un mese di giugno iniziato con qualche temporale in più del solito, l'estato è ufficialmente cominciata negli oratori orionini in Italia. Mancano pochi giorni alla festa di San Luigi Gonzaga, patrono della gioventù, onomastico di San Luigi Orione, che a soli vent'anni fondò un oratorio dedicato proprio a questo santo.

Da Nord a Sud, le attività  che iniziano al termine dell'anno scolastico sono ormai un appuntamento tradizionale: giochi, gite, danza, teatro, manualità e giocoleria, piscina ed escursioni, ma non solo. L'oratorio estivo è prima di tutto uno spazio educativo per vivere insieme ai coetanei un percorso formativo, alla scoperta degli altri, dell'amicizia, alla ricerca di quei valori che danno senso e sapore alla vita. La proposta dell'oratorio è dunque qualcosa in più di un semplice centro estivo divertente o economico, è, per molte famiglie, l'adesione ad un progetto educativo, è la voglia di far sperimentare ai propri figli una Chiesa gioiosa in cammino.

Tutte queste attività sono frutto dell'impegno e della passione degli educatori ed animatori, guidati dai loro sacerdoti, delle famiglie dei ragazzi che danno una mano all'organizzazione dei pasti e degli spazi: sono l'esempio di una comunità viva, attenta ai bisogni del territorio, capace di mettersi in gioco.

Allora, buona estate a tutti!

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Mercoledì, 13 Giugno 2018

Roma - Ciao Paolo!

Paolo Gullà nasce ad Addis Abeba (Etiopia) il 27/07/1965 da padre italiano e da madre etiope.
All’età di 14 anni viene in Italia per cure e, dopo alcune malattie importanti e lunghi anni di ospedalizzazione, all’età di 21 anni, viene accolto presso il Centro di Riabilitazione Don Orione di Roma Monte Mario il 21/05/1987.
Le sue precarie condizioni di salute non gli impediscono di amare la vita e di costruirsi un suo progetto di vita che lo porterà nel 1992 ad essere assunto come centralinista presso il nostro Centro Mutilatini di Monte Mario e a unirsi successivamente in matrimonio con Worke, dalla cui unione nascerà nel 2002 Stefano.
I colleghi lo ricorderanno sempre per la sua voglia di vivere, la sua allegria e le sue capacità di accoglienza e disponibilità nello svolgimento delle sue mansioni di centralinista del Centro.  
Uniamoci nella preghiera per lui e la sua famiglia.

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La Madonnina di Monte Mario ha compiuto 65 anni: fu eretta infatti nel 1953, per un voto promosso dagli Orionini durante la seconda guerra mondiale, per il quale si raccolsero oltre un milione di firme.

La liberazione di Roma avvenne il 4 giugno 1944 quando, tra lo stupore di tutti, l'esercito tedesco lasciò la capitale incrociandosi con l'esercito alleato che vi entrava, senza alcuna forma di violenza. I documenti storici documentano quanto è avvenuto, ma la modalità con cui avvenne la liberazione, rapida e pacifica, fece pensare a una speciale protezione di Maria. A compimento del voto, nel 1953, fu posta sul colle di Monte Mario la bella statua della Madonna "Salus Populi Romani", opera dello scultore ebreo Arrigo Minerbi, protetto e salvato dalla comunità orionina del quartiere Appio. Lo scultore per raffigurare il volto della Vergine si ispirò a quello impresso nella Sindone, perché i figli maschi, diceva, assomigliano alle madri.

Papa Benedetto XVI visitò la Madonnina il 24 giugno del 2010 e disse: «La Madonnina - come amano chiamarla i romani - nel gesto di guardare dall'alto i luoghi della vita familiare, civile e religiosa di Roma, protegga le famiglie, susciti propositi di bene, suggerisca a tutti desideri di cielo. Guardare al cielo, pregare, e poi avanti con coraggio e lavorare. Ave Maria e avanti! - esortava san Luigi Orione».

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Il Vicario del Papa della Diocesi di Roma, sue Eccellenza Mons. Angelo De Donatis, ha presieduto la celebrazione solenne per i festeggiamenti liturgici di San Luigi Orione.
Nella parrocchia di Ognissanti, alle porte di San Giovanni in Laterano, fondata proprio dal Santo, in quella che San Pio X chiamava “La Patagonia romana”, sono stati celebrati vari eventi a partire dalla Novena per ricordare il Santo della Carità. Alle ore 19:00 è iniziata la Santa Messa Concelebrata con la presenza di Don Fulvio Ferrari, Economo Generale dell’Opera, della comunità religiosa della Curia, del Parroco Don Francesco Mazzitelli, del Direttore della casa “Orione Appio”, dell’Istituto Teologico e del Noviziato dell’Opera.

L’Arcivescovo De Donatis durante la sua omelia, ha ricordato come il Fondatore seppe portare in quella estrema periferia, nei primi del novecento, la luce della speranza, occasione di un riscatto sociale e morale tra gente povera ma con un cuore grande. Don Orione, in questa zona che era una campagna sconfinata, intuì e vide il futuro della parrocchia e delle altre opere annesse che tutt’ora sono il cuore pulsante del quartiere.

Il Pastore ha richiamato le parole del fondatore “Anime, anime” e facendo suo il motto di San Pio X “Instaurare omnia in Christo”, ha ricordato il programma di andare ai poveri, di amare il Papa e di servire la Chiesa.
Appena terminata la Santa Messa la statua del Santo è stata portata in processione per le vie quartiere, accompagnata dai sacerdoti dell’Opera, dai giovani e da tutti i fedeli presenti. I festeggiamenti si sono conclusi nel cortile dell’istituto San Filippo Neri tra musica, gastronomia e fuochi d’artificio.

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Nella nostra Casa di Ospitalità dal 13 al 16 maggio sono stati presenti circa 130 Ospiti (atleti, accompagnatori e parenti) in occasione della Dream World Cup (Calcetto a 5 per pazienti psichiatrici). Si tratta della Coppa del Mondo che ha visto in campo 9 squadre in 2 gironi. Le squadre che hanno partecipato al torneo sono state Italia, Spagna, Argentina, Cile, Francia, Giappone, Perù, Ucraina e Ungheria (il Senegal non ha potuto partecipare per problemi economici). Il torneo che si è svolto presso il Palatiziano, Palazzetto dello sport di Roma, costruito per le Olimpiadi di Roma del 1960, in zona Flaminio (ideato e progettato nel 1956 dall’architetto Annibale Vitellozzi e dall’ingegner Pier Luigi Nervi, e realizzato tra il 1958 e il 1960 quale impianto destinato ad accogliere alcuni eventi dei XVII giochi olimpici di Roma, è tuttora in funzione). Come data di apertura del torneo è stato scelto il 13 maggio, giorno in cui ricorre il quarantennale della legge Basaglia che obbligò la chiusura definitiva di tutti i manicomi.
Battendo la Selezione Cilena per 17 a 4 l’Italia ha vinto la finale della Dream World Cup senza troppe difficoltà. Da sottolineare il tifo sugli spalti, da entrambe le parti, e il consueto fair play che ha accompagnato tutte le partite della manifestazione.
Un’altra goleada è stata inflitta alla Francia per 15 a 2! La classifica finale ha visto l’Italia a 12 punti, seguita dal Giappone a 9 punti (questa nazione aveva organizzato la precedente edizione). Ultime in classifica l’Ucraina e la Francia a 0 punti! La prossima edizione è prevista nel 2020 in Perù (la cui squadra, in questa occasione del 2018, è stata premiata per la sua correttezza in campo).
A consegnare la coppa della Dream World Cup una leggenda del calcio italiano, Marco Tardelli, accompagnato da Santo Rullo, promotore e anima della competizione, e da Sinisa Mihajlovic, che ha voluto esprimere il suo sostegno al movimento.
Per l'allenatore della nazionale italiana Enrico Zanchini, c'è una vittoria più importante: "Questi calciatori hanno potuto vivere il sogno di indossare la vera maglia azzurra. E di fare il mondiale nel 2018, cosa che invece i nostri fantastici giocatori superpagati e stramiliardari non sono riusciti a fare".

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Sabato 12 maggio, nella parrocchia di Ognissanti (Roma) sono iniziati i festeggiamenti in onore del nostro Santo fondatore, che termineranno il 16 maggio.
Sabato è stato organizzato un pranzo con i poveri, ormai tradizione per la nostra parrocchia, per dare l’avvio a questi giorni di festa nel migliore dei modi: la carità. Sono state ospitato più di 100 persone bisognose con l’aiuto di alcuni volontari dell’M.G.O. (Movimento Giovanile Orionino) e del M.O.V. (Movimento Orionino Volontari) ed alcuni novizi dell’Opera Don Orione. Vi è stata la presenza di tutta la Comunità, formata da Don Giuseppe Valiante, Don Francesco Mazzitelli e Don Francisc Lacatus.

Per gli ospiti è stato come passare un sabato in famiglia: hanno mangiato e parlato, ascoltato della musica e sono andati via soddisfatti e felici, con un bel ricordo da portare con loro. Anche i volontari hanno “ricevuto” qualcosa: vedere il sorriso sul volto di queste persone, far dimenticare loro per un paio di ore le difficili situazioni in cui si trovano, li ha resi felici e ha permesso loro di poter essere più vicini al prossimo e, quindi, a Gesù attraverso il servizio.

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Domani il Pontefice si recherà in visita al santuario del Divino Amore a Roma, un luogo caro ai romani e a Don Orione.

Don Umberto incontrò Don Orione per la prima volta a 29 anni e così ne parla nel suo diario: - Mi ha ascoltato, mi ha benedetto e mi ha detto: “Si lasci condurre secondo la regola di S. Francesco: nulla domandare, nulla rifiutare”. Dà l’idea d’un gran santo: che la sua benedizione mi aiuti".
È uno dei documenti trovati nell'archivio dell'Opera Don Orione a Roma. Una serie di testimonianze scritte del rapporto che legò in maniera speciale San Luigi Orione a Padre Umberto Terenzi fondatore del Santario del Divino Amore.
"Don Orione - scrive ancora Don Terenzi - al principio dell'Opera della Madonna, mi disse tutto quello che sarebbe avvenuto, ma non mi disse il tempo. Un orizzonte vasto di opere ancora più grandiose, anch'esse dette da Don Orione, ma non tutte quella sera. Alcune cose già dette prima, altre dette dopo nei miei lunghi colloqui con lui fino al 1940, fino alla sera della sua morte, 12 marzo. Quanta confidenza con Don Orione! E quanta riconoscenza a Dio. Egli, più che un Padre spirituale, fu per me un profeta che mi prese per mano e mi accompagnò facendomi vedere l’orizzonte da lontano nel cammino del Divino Amore".
"Racconta Don Terenzi: - Era quello il tempo in cui ricevevo molte pressioni da parte di non pochi amici autorevoli, di autorità per lasciare la vita parrocchiale e dedicarmi alla vita della segreteria di Stato, della diplomazia, ecc., non ne ho avuto mai il minimo desiderio. Per cessare definitivamente questo tentennamento dei Superiori verso la mia povera persona, domandai una sera a Don Orione: vado contro la volontà di Dio rifiutando sempre ai Superiori quello che mi vorrebbero far fare! No, no, lasciate che vadano altri, il vostro destino è al Divino Amore, dove sarete Rettore, sarete Parroco e farete tante opere! E sulla vostra tomba ne nasceranno molte di più di quelle che farete voi, anzi il vero sviluppo delle opere della Madonna del Divino Amore, sarà sulla vostra tomba!".

"Continua - spiega ancora Don Terezi - mi ha detto, non lasciare la Madonna, sarà la città di Maria il Divino Amore. Segui le norme del cardinale e aspetta che tutto si verificherà. Già dall’altra volta ti ho sconsigliato assolutamente di proporre di affidare ai religiosi il Santuario: il Santuario deve essere Diocesano ed opera del clero romano: un’opera ci starà bene vicina, perché è necessario che il Santuario mantenga un’opera di bene; ma tutto deve dipendere dal Santuario. Non t’impaurire delle lotte, perché ne dovrai avere, essendo un’opera di Dio. Che sante parole! Ave Maria e coraggio!".
"Nel 1933 Don Orione ripete a Terenzi che il santuario diventerà una cittadella: - "Ho obbiettato: Ma quando? Perché la Madonna tarda tanto? – Ha risposto: presto, molto presto, vedrete quel che sta per succedere al Divino Amore! (questo pensiero me l’ha ripetuto più volte nel colloquio, con molta insistenza). Avrete dei lasciti, farete tutto. Comprate più terreno che potrete, perché vedrete che succederà presto. Voi farete la città della Madonna del Divino Amore. Tra circa quindici anni, sì, ve lo dico, siatene certi, al Divino Amore ci sarà una città come Pompei, e verrà tanta, tanta gente alla Madonna.
Predice la confondatrice dell’opera. "Mi disse - prosegue Terenzi - con tanta vivacità e tanta convinzione, prendendomi per un braccio e stringendomi a sé, davanti all’altare di Pompei: state attento, tramonterà la gloria di Pompei, di Lourdes e di Fatima. E sorgerà per il mondo e per la salvezza del mondo la gloria del Divino Amore! Se lo diceva lui con tanta assicurazione, con tanta fede, era certamente perché vedeva che questo Divino Amore dovrà portare il trionfo di Dio, che il Cuore Immacolato di Maria deve trionfare".


M.T. è una signora di 81 anni, nata in provincia di Rieti da una famiglia di contadini, delle persone semplici e legate alla propria terra; lei è una dei tanti ospiti della ‘Casa del Divino Amore per Anziani’, una struttura che si trova nel cuore del Santuario tanto caro ai romani, gestita dalla Nuova Sair. In questa struttura trovano riposo, calore ed accoglienza 24 ospiti over 75. In questi giorni sono tutti impazienti ed emozionati per il possibile incontro con Papa Francesco in occasione della sua vista al Santuario prevista per domani, martedì 1° maggio.

La struttura, situata nella zona antistante il Santuario, accoglie i nonni e le nonne di Roma, spesso con delle storie particolari come nel caso di M.T. che nel corso della vita, oltre ad esser stata una cristiana convinta e devota, ha avuto la fortuna (così racconta lei) di vedersi apparire in sogno, per due volte, la Madonna.

«Diversi anni fa – esordisce M.T. – ebbi dei problemi con la circolazione del sangue che, non si sa’ come, aveva rallentato fino quasi a fermarsi. Presa dalla paura e spaventata chiesi consiglio a delle persone del mio paese di origine che mi indicarono una fattucchiera, insomma una donna in grado di togliermi il malocchio che in quel momento tutti mi dicevano di avere. Il giorno prima di incontrarla, in sogno, mi sono ritrovata seduta su uno dei muretti del mio paese, di fronte ad un palazzo che però era ben diverso dal solito e sopra, in cima alla struttura, c’era la Madonna come raffigurata nell’Immacolata Concezione. Per prima cosa reagì facendomi il segno della Croce e proprio lì la Madonna mi parlò, dicendomi di pregare e farmi il segno della croce e di non seguire le indicazioni della fattucchiera. Da quel giorno la mia fede si rinsaldò ancora di più e non permisi alla medium di avvicinarsi a me. Ovviamente il problema alla circolazione non durò ancora molto».

«Alcuni anni dopo – continua M.T. -, ero già diventata mamma e mia figlia era la classica bambina esuberante e brillante e tanti, in paese, credendo a una vecchia diceria, mi dicevano di far attenzione perché era “troppo intelligente” e quindi sarebbe “morta presto”. Queste frasi mi misero tanta agitazione e mi spinsero a pregare, pregare e pregare di nuovo perché volevo proteggere mia figlia. Una notte, in sogno, mi sono trovata la Madonna seduta sulle scale di fronte all’ingresso di casa mia, di nuovo come nell’Immacolata Concezione, che mi disse semplicemente poche parole: “non sentire quello che ti dicono”, riferendosi alle voci di paese, e mi porse una stella che aveva attaccata al suo vestito: “dalla a tua figlia” concluse, offrendomi quindi la protezione che tante volte le avevo chiesto in preghiera per la mia piccola».

M.T. sono sette anni che è ospite della “Casa del Divino Amore per Anziani” gestita dalla Nuova Sair, cioè da quando è morto il marito. «Le mie esigenze da anziana oggi – conclude la signora - sono complicate e non voglio gravare sui miei figli; in questa struttura inoltre mi trovo benissimo, sia per la bravura delle persone che mi accudiscono, sia perché stiamo al Divino Amore e questo mi permette di vivere la mia fede come meglio credo, tutti i giorni. Essere qui spero mi dia questa ultima grande gioia di poter vedere Papa Francesco, incontrarlo mi riempirebbe il cuore di felicità».

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Oggi, alle ore 9,15, 55ª Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni, papa Francesco ordinerà 16 diaconi nella Basilica di San Pietro tra cui l’orionino Francisc Lăcătuş.

L’evento sarà trasmesso in diretta televisiva SAT 2000  domenica 22 aprile 2018 dalle ore 9,15.

In vista di questo importante appuntamento lo scorso 18 aprile, Mons. Giovanni D’Ercole, vescovo orionino di Ascoli Piceno, ha fatto visita alla comunità Don Orione dell’Appio. Il presule ha voluto impartire una speciale benedizione di augurio al neo ordinando sacerdote Don Francisc.

Francisc Lăcătuş nasce a Iaşi (RO) il 25 maggio 1987 e in quella stessa città inizia il suo cammino di formazione presso il seminario “Don Orione”. Dopo tre anni di liceo con indirizzo in Teologia e il biennio filosofico presso l’Istituto romano-cattolico “Sfântul Iosif” di Vasile Lupu, Francisc si trasferisce in Italia per l’anno di Postulato e per il Noviziato presso Villa Borgia, a Velletri. I suoi studi proseguono all’Istituto Santa Maria di Roma e si concludono con il primo ciclo di Teologia all’Università Pontificia Salesiana. Il percorso religioso di Francisc all’interno della Piccola Opera della Divina Provvidenza continua con il Lettorato nel 2013 e due anni di tirocinio a Oradea (RO), l’Accolitato a Roma nel marzo 2014, la Professione Perpetua il 12 marzo 2017 e il Diaconato il 7 ottobre dello stesso anno. Attualmente don Francisc risiede presso la parrocchia di Ognissanti a Roma ed  ha conseguito la Licenza in Pastorale Giovanile, con una tesi su Il Progetto Orionino di Pastorale Giovanile-Vocazionale, dal 1995 al 2016. Linee di ricezione in Romania.

Dopo quattordici anni nella “Piccola Opera della Divina Provvidenza”, Francisc Lăcătuş è tra i diaconi che diventeranno sacerdoti della Congregazione di Don Orione.

Il Messaggio del Santo Padre Francesco per la 55ª Giornata di Preghiera per le Vocazioni, ha inizio con tre parole chiave: «Ascoltare, discernere, vivere la chiamata del Signore». Questi tre aspetti possono considerarsi come i pilastri dell’educazione moderna per realizzare i propri obiettivi professionali senza pentimenti e rimpianti. È risaputo, infatti, che, per avere successo in qualsiasi campo lavorativo, c’è bisogno di scoprirsi e di accettarsi. Il rischio è di essere intraprendenti senza essere consapevoli degli strumenti che “oggi” si hanno a disposizione e degli obiettivi concreti che, in un determinato arco di tempo, possono essere realmente raggiunti. Senza discernimento, ossia la fase più strategica che permette di delineare i punti più forti della propria chiamata e a stabilire i punti più deboli su cui lavorare, l’ascolto diventa un’inutile presa di coscienza di se stessi e una manciata di possibilità perdute perché è mancato il coraggio, la perseveranza e la forza di lavorare sul proprio progetto di vita e a vivere, così, la chiamata del Signore. In conclusione, scoprire di avere una vocazione, o per meglio dire, un talento, dà senso alla propria vita e rende l’individuo più proattivo a donarsi.
In altre parole, la scelta è frutto di un’attenta fase di lettura interiore e di discernimento. La vocazione cristiana, per essere più precisi, come viene scritto nel Messaggio del Santo Padre Francesco, ha sempre una dimensione profetica: «I profeti sono inviati al popolo in situazioni di grande precarietà materiale e di crisi spirituale e morale, per rivolgere a nome di Dio parole di conversione, di speranza e di consolazione. Come un vento che solleva la polvere, il profeta disturba la falsa tranquillità della coscienza che ha dimenticato la Parola del Signore, discerne gli eventi alla luce della promessa di Dio e aiuta il popolo a scorgere segnali di aurora nelle tenebre della storia».

Le parole di Papa Francesco non possono passare inosservate per chi fa parte della Famiglia di Don Orione: la Carità salverà il mondo è il progetto da realizzare e gli insegnamenti che san Luigi Orione ha lasciato ne sono gli strumenti. In particolar modo, la priorità è di stare alla testa dei tempi, analizzando il periodo storico in cui si vive e abbracciando le nuove croci del secolo per dare a questa società nuovi luoghi di integrazione e di speranza. Il mondo è fatto di persone e per salvarle da loro stesse, le parole da comunicare devono essere vere, carismatiche e persuasive affinché l’individuo si accetti con i suoi limiti e le sue imperfezioni. Un mondo in cui la carità ha trionfato attraverso la solidarietà e l’uguaglianza è un posto in cui si ha l’opportunità di creare qualcosa tanto nuovo quanto universale ed eterno.

La 55ª Giornata di preghiera per le vocazioni ci insegna, quindi, a non chiuderci in noi stessi, ma a vivere in comunione e nel dialogo per dare “oggi” più speranza a chi non sa ascoltare e a perseverare, a prendere coraggio, amando sé stessi e gli altri con opere di carità e di amore senza confini.

 

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Tutto è iniziato a luglio del 2017 al campo estivo in colonia a Gambari: ogni bambino scrive una letterina a Papa Francesco per comunicargli il suo Amore e Dedizione, così come  ha imparato dagli scritti di San Luigi Orione.

Passano i mesi e i bambini non ci speravano più che il loro Papa rispondesse. Invece il 22 dicembre mentre erano in attesa di Babbo Natale nel cortile interno dell'Opera Antoniana, arriva con un bustone in mano il parroco don Graziano Bonfitto che porge la lettera a Mimmo Torretti, uno dei responsabili dei Bambini di don Orione, dicendogli di aprirla subito e di leggerla ai bambini. Grande stupore e gioia vedendo l'intestazione del foglio all'interno, poi un'esplosione di gioia: "bambini, Papa Francesco ha letto le vostre letterine e ci invita a Roma a partecipare all'udienza del mercoledi".

La felicità dei bambini è indescrivibile tutti ad abbracciarsi e a ripetersi, visto Papa Francesco ci ha risposto, Papa Francesco ci vuole bene, Papa Francesco è Grande. Dopo l'euforia dei bambini ma anche degli educatori si parte con l'organizzazione del viaggio e soprattutto per il reperimento dei fondi, che grazie ai Benefattori, sollecitati dal coordinamento MLO di Reggio Calabria, non è stato difficile.

Arriva il giorno della partenza, fissata per il 3 aprile, e dopo un lungo viaggio si arriva a Roma e ad accogliere il gruppo ci sono i volontari della Misericordia del Lazio, mobilitati dal Governatore di Reggio Calabria Angelo Cuzzola, che con i loro mezzi cureranno gli spostamenti a Roma.

Dopo una notte passata tra sonno e attesa, nella maestosa piazza S. Pietro i bambini si ammutoliscono e con la bocca aperta guardano con meraviglia la bellezza del Cupolone e della Basilica Vaticana, osservando  e fotografando ogni minimo particolare. Mancano pochi minuti all'arrivo del Santo Padre e dai microfoni che scandiscono i nomi delle associazioni dei vari paesi, presenti in piazza, ad un certo punto si sente; “Un saluto  ai Bambini di don Orione giunti da Reggio Calabria" e lì scoppia la festa. I bambini sono incontenibili, ma ecco che spunta la Papamobile, che avanza lentamente e quando arriva davanti ai Bambini si ferma e il Santo Padre impartisce loro la Benedizione. Alessandra dona la statuina in argento raffigurante S. Antonio, il Santo a cui è intestato il nostro Santuario Parrocchia, Rebecca lancia il suo cappellino, lo raccoglie un uomo della scorta e lo posa sulla Papamobile, mentre gli altri bambini gridano ad alta voce "Viva Papa Francesco" applaudendo a più non posso.

Quasi alla fine dell'udienza, Radio Vaticana intervista Tiziana Praticò del direttivo del MLO di Reggio Calabria e corresponsabile del Progetto, che dialoga in diretta radiofonica con la giornalista sulle tematiche della catechesi odierna e sulle parole espresse da Papa Francesco nell'udienza generale. Si è parlato anche del progetto “I Bambini di don Orione” e della Calabria come terra abbandonata e a volte violenta, per questo l'impegno dei laici è ancora più profondo per la salvaguardia delle generazioni future.

Sottrarre un solo bambino alla 'Ndrangheta è già una vittoria, toglierli da ambienti diseducativi, dare loro la possibilità di studiare, di socializzare e far loro Gustare e Vivere la Carità di Dio è l'impegno giornaliero di ogni laico, in particolare del Laico Orionino.

 

 

 

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Nel giorno del Martedì Santo, lo scorso 27 marzo, i collaboratori del Polo Sanitario del Centro “don Orione” di Roma – Monte Mario hanno partecipato numerosi all’incontro di formazione al carisma orionino con la guida di Serena Susigan (Endofap Liguria), nel solco del tema indicato dal Direttore Provinciale don Aurelio Fusi: «Guardiamo il futuro con concretezza e ottimismo: le 14 opere di Misericordia».
Il contributo di Serena si è focalizzato sulla relazione di aiuto, partendo da alcune definizioni disponibili in letteratura (Carl Rogers, Martin Heidegger e don Lorenzo Milani). In premessa è stato sottolineato che la relazione è necessariamente tra due protagonisti che sono due persone, con il loro vissuto di bisogni ed emozioni.

Il modello della relazione di aiuto è stato presentato attravero una famosa tela del Caravaggio, i Discepoli di Emmaus, nella quale è rappresentato visivamente l’episodio ripreso nel Vangelo di Luca (24:13-53); il racconto evangelico è servito da trama sulla quale Serena ha condotto la sua relazione.
Alcuni gesti compiuti da Gesù, letti con attenzione nel racconto, rivelano la forza della relazione che vuole promuovere la crescita ed il raggiungimento di un modo di agire dei discepoli più integrato al contesto. Gesù “si accostò e camminava con loro” ed in tal modo instaura empatia, vicinanza e condivisione; “domandò”, senza fermarsi al primo ascolto, ma volendo approfondire e verificare; “spiegò”, con la sollecita pazienza di chi ricomincia da capo; “fece come se dovesse andare più lontano”, esprimendo così che non ritiene o crede sé stesso indispensabile, ma lascia il discepolo libero di scegliere la relazione, di accoglierla e di proseguirla. La potenza del gesto, che si fa condivisione, affetto, esempio e modello, diventa prorompente nel momento in cui “prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro”: Gesù si prende cura dell’uomo!

Anche Don Orione può essere considerato un modello di aiuto, un modello che trasmette in ogni suo gesto la pazienza del mettersi nei panni dell’altro, che vuol dire togliere i propri panni ed accogliere incondizionatamente colui che quotidianamente incontriamo sulla nostra strada e sul nostro lavoro. Ignazio Silone ci ha lasciato una vivida testimonianza di questo “asino della Divina Provvidenza”; quell’incontro con lo “strano prete” ha cambiato la vita del giovane Ignazio sin dal gennaio del 1915, in occasione del terremoto che sconvolse la Marsica.

Per instaurare una sana relazione di aiuto dovremmo quindi essere un “poco strani”, come lo è don Orione o anche, come ci suggerisce don Tonino Lasconi, essere “i soliti fessi” che “al dunque non si tirano indietro”.
In conclusione il Direttore, don Ivaldo Borgognoni, ringraziando Serena per lo stimolo profondo che ha seminato nel nostro cuore, ha rivolto a tutti l’augurio di una Santa Pasqua di Risurrezione.

 

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