"Non sia mai che siamo uomini dalla fede languida."
Don Orione
Domenica, 22 Aprile 2018

Gesù, il pastore buono

Il Vangelo di oggi presenta Gesù come il buon pastore.

Non si tratta di una parabola, ma Giovanni nel suo vangelo, prima del testo di oggi, dice che si tratta di una similitudine, che neppure gli apostoli avevano compreso.

Gesù afferma "Io sono il buon pastore", quello che fa il pastore perché ama le pecore ed è disposto a dare la vita per loro.

Ecco il tema caro all'evangelista Giovanni: la vita. Il pastore buono dà la vita per le pecore, i mercenari rubano lavita, con ipocrisia, con promesse effimere, con false illusioni. Il pastore buono conosce le percore, le ama sempre anche quando vogliono scappare dal recinto pensando che l'erba fuori sia migliore. Non solo egli ti cercherà, ma verrà anche a riprenderti.

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Il brano del Vangelo di oggi è presente solo nell'evangelista Luca: i discepoli che hanno incontrato Gesù sulla strada verso Emmaus, tornano a Gerusalemme e raccontano agli altri questo incontro, di come lo hanno riconosciuto nello spezzare il pane.

Ecco allora che Gesù appare in mezzo ai suoi: la reazione è prima di turbamento, poi di gioia. Gesù mostra loro le mani ed i piedi, ma non è sufficiente questo a credere. Serve che Gesù apra loro il cuore alle scritture, affinchè essi credano e possano essere mandati a testimoniare al mondo che l'Amore ha vinto la morte.

Come essere testimoni oggi? Il primo modo è vivere e trasmettere la bellezza della fede, che consiste nel lasciarsi amare da Dio. L'Amore di Dio abbraccai il mondo e ci spinge ad accogliere ogni creatura, ogni uomo, vedendo in lui l'immagine di Dio, diventando persone capaci di amare.

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Gaudete et exsultate, in italiano Rallegratevi ed esultate, è la terza esortazione apostolica di Papa Francesco.
Si diventa santi vivendo le Beatitudini, la strada maestra perché “controcorrente” rispetto alla direzione del mondo. Si diventa santi tutti, perché la Chiesa ha sempre insegnato che è una chiamata universale e possibile a chiunque, lo dimostrano i molti santi “della porta accanto”. La vita della santità è poi strettamente connessa alla vita della misericordia, “la chiave del cielo”. Dunque, santo è chi sa commuoversi e muoversi per aiutare i miseri e sanare le miserie. Chi rifugge dalle “elucubrazioni” di vecchie eresie sempre attuali e chi, oltre al resto, in un mondo “accelerato” e aggressivo “è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo”.

Nei cinque capitoli del documento Papa Francesco sgombera così il campo dalle false immagini che si possono avere della santità, da ciò che è nocivo e ideologico e «da tante forme di falsa spiritualità senza incontro con Dio che dominano nel mercato religioso attuale», e, spiegando che la santità è frutto della grazia di Dio, indica le caratteristiche che ne costituiscono un modello a partire dal Vangelo.
Prima di mostrare cosa fare per diventare santi, Francesco si sofferma sulla “chiamata alla santità” e rassicura: c’è una via di perfezione per ognuno e non ha senso scoraggiarsi contemplando “modelli di santità che appaiono irraggiungibili” o cercando “di imitare qualcosa che non è stato pensato” per noi (n. 11). “I santi che sono già al cospetto di Dio” ci “incoraggiano e ci accompagnano” (n. 4), afferma il Papa. Ma, soggiunge, la santità cui Dio chiama a crescere è quella dei “piccoli gesti” (n. 16) quotidiani, tante volte testimoniati “da quelli che vivono vicino a noi”, la “classe media della santità” (n. 7).

Francesco srotola una per una le beatitudini evangeliche contenute nel capitolo 5 del Vangelo di Matteo e le rilegge attualizzandole. «Vivere le Beatitudini – spiega – diventa difficile e può essere addirittura una cosa malvista, sospetta, ridicolizzata». Ma queste sono «la carta d’identità del cristiano».
All’interno del grande quadro della santità proposte dalle Beatitudini e Matteo 25,31-46, Papa Francesco presenta alcune caratteristiche che, a suo giudizio, sono indispensabili per comprendere lo stile di vita a cui Cristo ci chiama: a sopportazione, la
pazienza e la mitezza, l’umiltà, il senso dell’humor ed il fervore.

La vita cristiana è una lotta “permanente” contro la “mentalità mondana” che “ci intontisce e ci rende mediocri” (n. 159), il Papa invita al “combattimento” contro il “Maligno” che, scrive, non è “un mito” ma “un essere personale che ci tormenta” (nn. 160-161). Le sue insidie, indica, vanno osteggiate con la “vigilanza”, utilizzando le “potenti armi” della preghiera, dei Sacramenti e con una vita intessuta di opere di carità (n. 162). Importante, continua, è pure il “discernimento”, particolarmente in un’epoca “che offre enormi possibilità di azione e distrazione” – dai viaggi, al tempo libero, all’uso smodato della tecnologia – “che non lasciano spazi vuoti in cui risuoni la voce di Dio” (n. 29). Francesco chiede cure specie per i giovani, spesso “esposti – dice – a uno zapping costante” in mondi virtuali lontani dalla realtà (n. 167). “Non si fa discernimento per scoprire cos’altro possiamo ricavare da questa vita, ma per riconoscere come possiamo compiere meglio la missione che ci è stata affidata nel Battesimo”. (n.174)

Leggi QUI il testo integrale.

A fondo pagina due video: il filmato di presentazione dell'Esortazione Apostolica e l'introduzione fatta da TV2000

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Domenica, 08 Aprile 2018

Mio Signore e mio Dio!

La seconda domenica di Pasqua è detta anche in albis, ricordando che un tempo i battezzati nella notte di Pasqua indossavano una veste bianca fino alla domenica successiva alla Pasqua. Dal 2000 è anche denominata la domenica della Divina Misericordia, per volere di Giovanni Paolo II.

Il Vangelo di Giovanni può essere diviso in quattro quadri: nel primo, Gesù appare ai discepoli e conferisce loro il potere di perdonare i peccati; nel secondo è protagonista Tommaso con la sua incredulità; nel terzo, Tommaso fa la sua professione di fede "Mio Signore e mio Dio"; nel quarto si ha quella che gli studiosi ritengono la conclusione del Vangelo, mentre il capitolo 21 sarebbe una aggiunta.

In questo brano del Vangelo risuona più volte il saluto di Gesù "Pace a voi!": la sua pace è frutto del suo sacrificio, è il dono che alberga nel cuore di chi lo ama e lo segue. La presenza di Gesù nel cuore è la fonte e la realtà della pace.

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Dopo più di duemila anni, questa è ancora una notizia che sa di incredibile, di impossibile per un uomo, di assurdo per le leggi della natura: la morte è la fine di tutto, com'è possibile che sia stata davvero sconfitta?

Anche il nostro cuore non sa se accogliere con gioia le parole dell'angelo alle donne recatesi al sepolcro o se dubitare, non sa se far prevalere la fede o la ragione.

Oggi, come i discepoli di duemila anni fa, siamo muti davanti ad una pietra rotolata, che ha spalancato davanti ai nostri occhi un mistero di amore, nel nostro animo si alternano gli stessi sentimenti di Maria di Mgdala e delle altre donne, paura, stupore, timore.

Credere nella Resurrezione di Gesù significata credere l'incredibile e viverlo ogni giorno, confidando che la vita vince la morte, che il bene è più forte del male, che la giustizia trionferà sull'oppressione.

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Sabato, 31 Marzo 2018

Sabato Santo

Questo è il giorno del grande silenzio, dell'attesa.

Gesù è posto in un sepolcro vicino al Golgota, i suoi discepoli ripensano agli avvenimenti di quei giorni, all'entusiamo con cui l'anno seguito, alle tante speranze che avevano riposto in lui, che ora, con la pietra rotolata davanti al sepolcro, sono finite.

La delusione, la disperazione, la tristezza giacciono con Gesù nel sepolcro: anche di questi sentimenti si è fatto carico il Figlio di Dio sulla Croce.

Ha portato su di sè la violenza, l'ingiustizia, la sofferenza, la tristezza e la disperazione di ogni uomo.

Nel silenzio di oggi riecheggia una domanda nei nostri cuori: ho fiducia in Gesù? Credo che sia risorto? Ho posto il lui la mia speranza? Se questa speranza è salda domani risorgeremo con lui.

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Venerdì, 30 Marzo 2018

Venerdì santo

Gesù compie fino in fondo la volontà del Padre, nell'orto degli Ulivi gli chiede di allontanare il dolore, ma accetta la sua volontà: è lì che si compie la nostra salvezza, non la croce in sè.

Ci salva il suo grande, sconfinato atto d'amore per noi: accettare la sofferenza e la morte, per donarci la salvezza, per farci partecipi della vita senza fine.

La croce è il segno di un amore donato, il modello per la nostra vita.

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Giovedì, 29 Marzo 2018

Giovedì santo

Nel celebrare la Pasqua ebraica, Gesù prende il pane, lo spezza e lo distribuisce agli apostoli dicendo "questo è il mio corpo"; allo stesso modo fa con il vino, dicendo "questo è il mio sangue".

In questi gesti, non compresi dai discepoli che li hanno visti, è custodito il senso della vita di Gesù: un dono d'amore completo, totale, per la nostra salvezza.

Questo mistero d'amore si rinnova in ogni celebrazione eucaristica, che non è un semplice ricordare o ripetere i gesti di Gesù, ma è memoriale, cioè come partecipazione piena al mistero della salvezza.

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Mercoledì, 28 Marzo 2018

Mercoledì santo

Gesù ci ha amati fino alla fine e ci ha insegnato a fare come lui: servire e amare allo stesso modo gli altri.

Solo la carità, l'amore, il servizio sono la strada per avere la sua salvezza.

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Martedì, 27 Marzo 2018

Martedì santo

Gesù, mentre consuma l'Ultima cena, fa due annunci che riguardano anche noi oggi: il tradimento di uno degli apostoli e il rinnegamento di Pietro.

Gesù conosce i suoi discepoli e conosce la debolezza umana: Giuda non sopporta il peso di tradimento e si dà la morte, Pietro piange amaramente.

Anche noi possiamo essere come Giuda, che non concepisce il perdono di Dio e con un atto di superbia decide da solo quale sia la punizione; oppure essere come Pietro, che riconosce la misericordia e si pente e con le lacrime versate e vive nel suo cuore l'esperienza del perdono del Padre.

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