"La pace vale più di tutto!"
Don Orione

Quale significato ha oggi la Festa dell'Assunzione di Maria al Cielo?

Leggiamo le parole che Papa Francesco ha pronunciato lo scorso anno in questa occasione:

"Celebrando Maria Santissima Assunta in Cielo, vorremmo che Lei, ancora una volta, portasse a noi, alle nostre famiglie, alle nostre comunità, quel dono immenso, quella grazia unica che dobbiamo sempre chiedere per prima e al di sopra delle altre grazie che pure ci stanno a cuore: la grazia che è Gesù Cristo!"

La vita di Maria non è stata, per così dire, facile: l'annuncio che sarebbe diventata madre prima delle nozze, la fuga con Giuseppe in Egitto, un figlio ucciso in croce. Eppure, la sua vita è stata tutta un canto di lode e di ringraziamento a Dio, un canto alimentato dalla fede che rende capaci "di attraversare i momenti più dolorosi e difficili; ci porta la capacità di misericordia, per perdonarci, comprenderci, sostenerci gli uni gli altri.", dice il Papa.

Maria, modello  di fede, ci aiuti a vivere la nostra vita con la sua stessa fiducia.

Condividi su:

Il Vangelo di domenica scorsa terminava con le parole di Gesù; "io sono il pane della vita".

I giudei, che ascoltano queste parole nella sinagoga di Cafarnao, iniziano a mormorare, non riescono ad andare oltre i segni come la moltiplicazione dei pani, che suscitano stupore ma niente di più. Sono incapaci di vedere in quei segni Gesù, che è il pane dela vita, che è il Figlio di Dio.

Ecco la mormorazione raccontata dal Vangelo: non può essere il Figlio di Dio se conosciamo suo padre, sua madre, i suoi parenti. Non solo imcomprensione, ma anche una reazione di scandalo perchi come i Giudei attende una manifestazione gloriosa e potente di Dio e non può accettare che invece si manifesti in un uomo come gli altri.

Anche gli uomini del nostro tempo gli uomini hanno visto e non hanno creduto, ammiraro Gesù come eccezionale maestro di vita ma nulla più. Anche noi oggi forse cerchiamo altre mense a cui saziarci, preferiamo altro pane, altre manne, salvo scoprire con il tempo che questa fame di amore e tenerezza non era saziata.

Occorre il pane buono che offre Gesù: l'eucarestia, scriveva Joseph Ratzinger, è il presente del risorto.

Condividi su:

Celebriamo oggi la XVI Domenica del Tempo Ordinario. Tutta la storia della salvezza ci ricorda che Dio non rimane insensibile di fronte alle nostre stanchezze, miserie e ignoranze umane. Se ci rivolgiamo a lui, egli ci ascolta. Sembra che attenda solo quello! Egli ci ha detto che quando ci riuniamo nel suo nome lui è presente. La sua presenza dà sicurezza, serenità e pace. È la presenza del Pastore che conosce sia il suo gregge che i pascoli più ricchi e sicuri. L’Eucaristia è questo segno della presenza reale di Cristo e il sacramento che ci nutre e sostiene nel cammino verso la nostra piena maturità in Lui: lasciamoci condurre da Lui verso la sorgente zampillante dell’Amore per trovare ristoro e consolazione.

Condividi su:

Celebriamo la XV Domenica del Tempo Ordinario. Il Signore Gesù, che ci ha convocato per la celebrazione della Pasqua settimanale, ci chiede oggi di essere disponibili ad accogliere la sua Parola e ad accoglierci vicendevolmente. Egli non si tanca di offrirci gesti profondi di Amore perché sappiamo rispondere con gioia ad ogni sua chiamata. Oggi, come un tempo gli apostoli, Egli ci chiama e invia nel mondo per annunciare il suo Regno agli uomini del nostro tempo; rendiamoci prontamente disponibili alla missione che Egli ci affida!

Condividi su:

Dopo la resurrezione della figlia di Giairo, Marco dice che Gesù ritorna a trovare i suoi familiari a Nazareth.

La visita di Gesù ai suoi è un completo fallimento e lo stesso Gesù ne è meravigliato: all'inizio i suoi lo attendevano con trepidazione e ascoltavano stupiti. In seguito però arrivano addirittura a rimanere scandalizzati dalle sue parole.

Ma cosa li scandalizza? Alla radice dell'incredulità c'è una convinzione, un modo di comprendere come Dio si manifesta: non può manifestarsi nel comune, nel quotidiano, nell'ordinario. L'ipocrita pretesa di difendere la dignità di Dio da parte del sapienti ebraici porterà alla condanna di Gesù: non possono accettare che il Figlio di Dio sia nato da un umile carpentiere, che sia un uomo come loro. Questo episodio è solo un anticipo del rifiuto finale.

Dio si manifesta nell'ordinaio, non nello straordinario, si manifesta nella debolezza, non nella potenza: questa è la sfida più grande per la nostra fede, pronta ad accogliere i grandi gesti di potenza di Dio, ma fatichiamo ad accettare la croce.

Condividi su:

Celebriamo oggi la solennità della nascita di Giovanni, il Battista, l'ultimo profeta, predicatore radicale, testimone e precursore di Gesù.

La Chiesa ricorda tre natività: oltre a quella di Gesù, anche quella di Maria (8 settembre) e di Giovanni.

Il Vangelo di Luca presenta in parallelo l'infanzia di due personaggi, Gesù e Giovanni, presentando l'annuncio della loro nascita e il racconto della loro nascita. Gioia e stupore pervadono il racconto della nascita di Giovanni, stupore perché tutti sapevano della sterilità di Elisabetta, gioia perché il Signore aveva esaltato in lei la sua grande misericordia con il dono insperato di diventare madre. Si chiamerà Giovanni, che significa "Dio è benevolo", perché nella tradizione semitica il significato del nome dice ciò che uno è.

Condividi su:

Oggi la liturgia ci offre due brevi parabole: quella del seme che cresce in segreto e quella del granellino di senapa.

Il commento di Don Achille Morabito si sofferma sulla prima parabola, che presenta tre tempi: la semina, la crescita, la raccolta. L'attenzione del parabolista è posta sul momento della crescita e vuole che anche noi ci soffermiano su questo: è il tempo del seme e della terra, non più il tempo del contadino. Il seme germina e si allunga, la terra lo avvolge e lo sostiene in questa fase di trasformazione. Il seme si dona interamente all'uomo per la raccolta.

Cosa accade tra la semina e la mietitura? Cosa vuol dirci Gesù su questo tempo che sembra inerte, nascosto? La parabola ci dice che questo è il tempo dell'azione di Dio, non della sua assenza: la crescita silenziosa del seme indica il modo diverso di parlare di Dio. Non delusione o turbamento, ma attesa fiduciosa.

Il Regno di Dio è come un seme che cresce, sotto l'azione autonoma di Dio, non è cosa degli uomini, frutto di organizzazione ed efficienza.Questo non vuol dire disempegno nella storia, ma accoglienza di questo dono.

Condividi su:

Riprende oggi il tempo ordinario, che si concluderà il 25 novembre, festa di Cristo Re.

Nel vangelo di Marco, che leggiamo oggi, vediamo emergere il conflitto tra Gesù e gli scribi, che lo giudicano un pazzo eversivo, arrivando persino a dire che sia posseduto dal demonio.

Nel replicare agli scribi, Gesù pronuncia una delle parole più forti del Vangelo: “Amen, in verità vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie, per quante ne abbiano dette; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo non avrà mai perdono, sarà colpevole di una colpa definitiva”

Perché questo peccato è imperdonabile?

Non è il peccato del dubbioso o di chi scivola, ma quello di chi chiama tenebre la luce, giudica male il bene che Gesù sta facendo: questa è una bestemmia contro lo Spirito Santo. La chiusura ostinata al bene, il testardo rifiuto di riconoscere ciò che è buono equivale a insultare lo Spirito Santo di Dio, significa chiudere gli occhi per non riconoscerlo.

Condividi su:

Domenica, 03 Giugno 2018

Corpus Domini

Celebriamo oggi la solennità Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. Celebriamo il mistero dell’alleanza di Dio con l’umanità, un progetto prefigurato attraverso la storia del popolo d’Israele e portato a compimento attraverso la persona di Gesù Cristo. Nello stesso tempo la Liturgia riflette sul senso della Comunità cristiana, chiamata ad essere nel mondo testimone continuo della medesima alleanza. Il dono che Gesù fa di sé stesso rimane presente e comunicato attraverso diversi segni, tra i quali per la vita cristiana occupa un ruolo determinante il memoriale eucaristico: il sacramento del suo sacrificio diventa opportunità di comunione offerta a tutta l’umanità.

Condividi su:

Domenica, 27 Maggio 2018

Dio è Trinità

Dopo la Pentecoste, la liturgia ci propone la solennità della Trinità di Dio, che è, come dice Giovanni, un mistero d'amore.

Siamo invitati a contemplare questo mistero, la vita stessa di Dio: non si tratta di fare disquisizioni o discorsi filosofici, ma di amare sempre di più quanto Gesù ci ha rivelato della vita di Dio.

Condividi su:

Pagina 1 di 14