"Vivere in una sfera luminosa, inebriati di luce di divino amore di Gesù e dei poveri."
Don Orione

Si celebra oggi la 92° giornata missionaria mondiale.

Quest'anno la ricorrenza assume un significato speciale, perché cade mentre si celebra un altro importante avvenimento per la Chiesa: il Sinodo dei giovani. Anche per questo il messaggio del Papa si rivolge proprio ai giovani: sono loro ad essere chiamati a dare nuovo slancio all'evangelizzazione.

I giovani, e non solo, devono ricordare che tutta la vita del cristiano è missione, è portare a tutti, in ogni luogo, il messaggio di amore del Vangelo.

Ci sono due modi per contribuire all'azione missionaria della Chiesa: il primo è la preghiera, perché la fede è sempre comunque un dono di Dio, e il secondo è la raccolta di offerte durante le celebrazioni eucaristiche della Giornata. L’opera missionaria ha infatti necessità anche di sostegno concreto per poter essere portata avanti.

 

Leggiamo di seguito il testo completo del messaggio del Papa:

Cari giovani, insieme a voi desidero riflettere sulla missione che Gesù ci ha affidato. Rivolgendomi a voi intendo includere tutti i cristiani, che vivono nella Chiesa l’avventura della loro esistenza come figli di Dio. Ciò che mi spinge a parlare a tutti, dialogando con voi, è la certezza che la fede cristiana resta sempre giovane quando si apre alla missione che Cristo ci consegna. «La missione rinvigorisce la fede» (Lett. enc. Redemptoris missio, 2), scriveva san Giovanni Paolo II, un Papa che tanto amava i giovani e a loro si è molto dedicato.

L’occasione del Sinodo che celebreremo a Roma nel prossimo mese di ottobre, mese missionario, ci offre l’opportunità di comprendere meglio, alla luce della fede, ciò che il Signore Gesù vuole dire a voi giovani e, attraverso di voi, alle comunità cristiane.

La vita è una missione.

Ogni uomo e donna è una missione, e questa è la ragione per cui si trova a vivere sulla terra. Essere attratti ed essere inviati sono i due movimenti che il nostro cuore, soprattutto quando è giovane in età, sente come forze interiori dell’amore che promettono futuro e spingono in avanti la nostra esistenza. Nessuno come i giovani sente quanto la vita irrompa e attragga. Vivere con gioia la propria responsabilità per il mondo è una grande sfida. Conosco bene le luci e le ombre dell’essere giovani, e se penso alla mia giovinezza e alla mia famiglia, ricordo l’intensità della speranza per un futuro migliore. Il fatto di trovarci in questo mondo non per nostra decisione, ci fa intuire che c’è un’iniziativa che ci precede e ci fa esistere. Ognuno di noi è chiamato a riflettere su questa realtà: «Io sono una missione in questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 273).

Vi annunciamo Gesù Cristo

La Chiesa, annunciando ciò che ha gratuitamente ricevuto (cfr Mt 10,8; At 3,6), può condividere con voi giovani la via e la verità che conducono al senso del vivere su questa terra. Gesù Cristo, morto e risorto per noi, si offre alla nostra libertà e la provoca a cercare, scoprire e annunciare questo senso vero e pieno. Cari giovani, non abbiate paura di Cristo e della sua Chiesa! In essi si trova il tesoro che riempie di gioia la vita. Ve lo dico per esperienza: grazie alla fede ho trovato il fondamento dei miei sogni e la forza di realizzarli. Ho visto molte sofferenze, molte povertà sfigurare i volti di tanti fratelli e sorelle. Eppure, per chi sta con Gesù, il male è provocazione ad amare sempre di più. Molti uomini e donne, molti giovani hanno generosamente donato sé stessi, a volte fino al martirio, per amore del Vangelo a servizio dei fratelli. Dalla croce di Gesù impariamo la logica divina dell’offerta di noi stessi (cfr 1 Cor 1,17-25) come annuncio del Vangelo per la vita del mondo (cfr Gv 3,16). Essere infiammati dall’amore di Cristo consuma chi arde e fa crescere, illumina e riscalda chi si ama (cfr 2 Cor 5,14). Alla scuola dei santi, che ci aprono agli orizzonti vasti di Dio, vi invito a domandarvi in ogni circostanza: «Che cosa farebbe Cristo al mio posto?».

Trasmettere la fede fino agli estremi confini della terra

Anche voi, giovani, per il Battesimo siete membra vive della Chiesa, e insieme abbiamo la missione di portare il Vangelo a tutti. Voi state sbocciando alla vita. Crescere nella grazia della fede a noi trasmessa dai Sacramenti della Chiesa ci coinvolge in un flusso di generazioni di testimoni, dove la saggezza di chi ha esperienza diventa testimonianza e incoraggiamento per chi si apre al futuro. E la novità dei giovani diventa, a sua volta, sostegno e speranza per chi è vicino alla meta del suo cammino. Nella convivenza delle diverse età della vita, la missione della Chiesa costruisce ponti inter-generazionali, nei quali la fede in Dio e l’amore per il prossimo costituiscono fattori di unione profonda.

Questa trasmissione della fede, cuore della missione della Chiesa, avviene dunque per il “contagio” dell’amore, dove la gioia e l’entusiasmo esprimono il ritrovato senso e la pienezza della vita. La propagazione della fede per attrazione esige cuori aperti, dilatati dall’amore. All’amore non è possibile porre limiti: forte come la morte è l’amore (cfr Ct 8,6). E tale espansione genera l’incontro, la testimonianza, l’annuncio; genera la condivisione nella carità con tutti coloro che, lontani dalla fede, si dimostrano ad essa indifferenti, a volte avversi e contrari. Ambienti umani, culturali e religiosi ancora estranei al Vangelo di Gesù e alla presenza sacramentale della Chiesa rappresentano le estreme periferie, gli “estremi confini della terra”, verso cui, fin dalla Pasqua di Gesù, i suoi discepoli missionari sono inviati, nella certezza di avere il loro Signore sempre con sé (cfr Mt 28,20; At 1,8). In questo consiste ciò che chiamiamo missio ad gentes. La periferia più desolata dell’umanità bisognosa di Cristo è l’indifferenza verso la fede o addirittura l’odio contro la pienezza divina della vita. Ogni povertà materiale e spirituale, ogni discriminazione di fratelli e sorelle è sempre conseguenza del rifiuto di Dio e del suo amore.

Gli estremi confini della terra, cari giovani, sono per voi oggi molto relativi e sempre facilmente “navigabili”. Il mondo digitale, le reti sociali che ci pervadono e attraversano, stemperano confini, cancellano margini e distanze, riducono le differenze. Sembra tutto a portata di mano, tutto così vicino ed immediato. Eppure senza il dono coinvolgente delle nostre vite, potremo avere miriadi di contatti ma non saremo mai immersi in una vera comunione di vita. La missione fino agli estremi confini della terra esige il dono di sé stessi nella vocazione donataci da Colui che ci ha posti su questa terra (cfr Lc 9,23-25). Oserei dire che, per un giovane che vuole seguire Cristo, l’essenziale è la ricerca e l’adesione alla propria vocazione.

Testimoniare l’amore

Ringrazio tutte le realtà ecclesiali che vi permettono di incontrare personalmente Cristo vivo nella sua Chiesa: le parrocchie, le associazioni, i movimenti, le comunità religiose, le svariate espressioni di servizio missionario. Tanti giovani trovano, nel volontariato missionario, una forma per servire i “più piccoli” (cfr Mt 25,40), promuovendo la dignità umana e testimoniando la gioia di amare e di essere cristiani. Queste esperienze ecclesiali fanno sì che la formazione di ognuno non sia soltanto preparazione per il proprio successo professionale, ma sviluppi e curi un dono del Signore per meglio servire gli altri. Queste forme lodevoli di servizio missionario temporaneo sono un inizio fecondo e, nel discernimento vocazionale, possono aiutarvi a decidere per il dono totale di voi stessi come missionari.

Da cuori giovani sono nate le Pontificie Opere Missionarie, per sostenere l’annuncio del Vangelo a tutte le genti, contribuendo alla crescita umana e culturale di tante popolazioni assetate di Verità. Le preghiere e gli aiuti materiali, che generosamente sono donati e distribuiti attraverso le POM, aiutano la Santa Sede a far sì che quanti ricevono per il proprio bisogno possano, a loro volta, essere capaci di dare testimonianza nel proprio ambiente. Nessuno è così povero da non poter dare ciò che ha, ma prima ancora ciò che è. Mi piace ripetere l’esortazione che ho rivolto ai giovani cileni: «Non pensare mai che non hai niente da dare o che non hai bisogno di nessuno. Molta gente ha bisogno di te, pensaci. Ognuno di voi pensi nel suo cuore: molta gente ha bisogno di me» (Incontro con i giovani, Santuario di Maipu, 17 gennaio 2018).

Cari giovani, il prossimo Ottobre missionario, in cui si svolgerà il Sinodo a voi dedicato, sarà un’ulteriore occasione per renderci discepoli missionari sempre più appassionati per Gesù e la sua missione, fino agli estremi confini della terra. A Maria Regina degli Apostoli, ai santi Francesco Saverio e Teresa di Gesù Bambino, al beato Paolo Manna, chiedo di intercedere per tutti noi e di accompagnarci sempre.

Dal Vaticano, 20 maggio 2018, Solennità di Pentecoste

FRANCESCO

 

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L’Oratorio è il luogo in cui la comunità cristiana si riunisce, svolge le sue attività, accoglie, educa e si prende cura delle nuove generazioni per formarle nella fede e nella vita sociale.


Con questa frase la comunità orionina di Elbasan in Albania inizia il progetto d’Oratorio 2018-2019.
L’obiettivo principale è promuovere il carattere formativo dell’Oratorio, in stretta relazione con il cammino Cristiano della pastorale parrocchiale rivolto ai ragazzi, senza per questo tralasciare l’aspetto formativo, ricreativo e di accoglienza. Solo potenziando il primo è possibile realizzare nel modo migliore anche il secondo.


Le attività dell’oratorio per quest'anno 2018 - 2019 sono iniziate il 17 settembre. È stato accolto un numero di 70 bambini rom i quali partecipano in diversi gruppi: doposcuola, gruppo sportivo under 11 e gruppo sportivo under 15.
Il gruppo del doposcuola ha fornito ai ragazzi tutto il materiale necessario per la scuola: zaini, libri. Tutti i giorni questi ragazzi vengono seguiti durante lo svolgimento dei compiti e partecipano a diverse attività educative e culturali.
I gruppi sportivi hanno iniziato a raccogliere le adesioni per il piano di allenamento che durerà l’intero anno.
Il gruppo dei più grandi, gli under 15, è andato a vedere negli scorsi giorni la partita della nazionale Albanese nel grande stadio Elbasan Arena.


QUI il progetto d’Oratorio 2018-2019

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Manca una settimana alla Giornata Missionaria Mondiale, coronamento del mese missionario.

In preparazione a questo momento di condivisione e di fraternità, proponiamo la testimonianza del Chierico Pedro Raimundo Batista Andrade, che ha vissuto un 'esperienza missionaria nella diocesi di Tabora in Tanzania e in un video le parole del Padre Provinciale Don Aurelio Fusi.

Il direttore Generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza Padre Tarcisio Vieira, insieme al suo consiglio, ci ha mandato in Tanzania per un’esperienza missionaria durante il periodo estivo nell’arcidiocesi di Tabora, regione centrale di Tanzania. Noi studenti a Roma, Padre Anthony - keniota, il diacono Josimar ed io Pedro, entrambi brasiliani, siamo rimasti lì per due mesi. Siamo stati ben accolti dall’Arcivescovo Paul Ruzoka, dai preti, religiosi e religiose e da tutta la gente con cui abbiamo avuto contatto.

In questo piccolo periodo siamo stati con il vescovo, abbiamo partecipato alle celebrazioni presiedute da lui e abbiamo condiviso con le suore di Madre Teresa e le suore Orionine e i poveri la nostra solidarietà nella carità. In realtà abbiamo più ricevuto che donato.

Pur essendo una realtà di molta povertà, di semplicità, la gente è molto accogliente, gioiosa, serena, rispettosa, portatrice di grande speranza e vivono intensamente la fede. Le loro celebrazioni domenicali pur essendo nelle cappelle più piccole e povere di campagna sono ben preparate, cantano e ballano con fervore e pietà. 

Alimentati dalla speranza e dalla gioia del vangelo ci siamo resi subito disponibili a servire i più poveri pur non conoscendo la loro lingua. La lingua dell’amore e del servizio evangelico ci faceva capire tutto. Abbiamo dato una mano alle Piccole Suore Missionarie della Carità di Don Orione che si trovano nella diocesi da febbraio scorso. Le nostre suore, mentre aspettano la loro destinazione definitiva, offrono un po’ di sollievo a delle persone molto bisognose in un insieme di casette (Kijiji cha Amani = Vilaggio della Pace), dentro la città di Tabora. Molte di queste persone sono lebbrosi, alcuni ciechi, anziani, e bambini. Sono persone veramente bisognose, scartate dalla società, spinte a vivere lì perché sono veramente povere, malate e/o anziani. E quindi con le nostre suore visitavamo queste persone alcuni giorni a settimana: pregavano, portavamo medicine, lenivamo le ferite, portavamo qualche provvidenza come cibo e vestiti per alcuni che non hanno nessuno per loto e che sono più dipendenti di assistenza, abbiamo fatto igienizzazione, disinfestazione di insetti, abbiamo aiutato in piccoli lavori manuali e pulizie. Ogni sabato pomeriggio, in una cappellina di fianco, pregavamo il rosario e in seguito si faceva una specie di oratorio festivo con i bambini e adolescenti.

Ci siamo pure dedicati al lavoro manuale nell’opera delle suore di Madre Teresa di Calcutta che accolgono bambini orfani, anziani e persone disabili. Oltre a visitare gli assistiti, giocare con i bambini, abbiamo anche collaborato con l’organizzazione, sistemazione e pulizie di vari ambienti, una volta che loro stavano ristrutturando alcuni ambienti della casa in vista del loro giubileo di 50 anni di presenza a Tabora (la prima casa della loro congregazione nella terra africana). 

Finito il nostro periodo missionario a Tabora, siamo passati per Nairobe in Kenia. Siamo rimasti lì per 15 giorni. Abbiamo fatto anche una bella esperienza di lavoro nel Centro Don Orione (Cottolengo) di Kandisi a Nairobi. Abbiamo aiutato ad assistere i professori e terapeuti nelle attività con i ragazzi. Oltre a questo abbiamo pure lavorato nell’orto insieme ai ragazzi. L’orto è anche un luogo per attività, terapie e apprendimento per i ragazzi più autonomi. L’orto infatti è molto grande e produce diversi tipi di verdure fornite al consumo del proprio Centro e una buona parte è anche venduta per il sostegno di alcuni bisogni del Centro. 

Dopo tutte queste esperienze in mezzo alla gente bisognosa posso dire che l’esperienza di essere presenti e svolgere dei lavori manuali sia nell’opera delle suore di Madre Tereza, che nel Villaggio della Pace con le nostre suore orionine, oltre che nostro rapporto con i diocesani e i religiosi, ci ha proprio colpito e arricchito. La nostra testimonianza di essere vicino alla gente bisognosa è stata molto soddisfacente e importante. La gente (specialmente quella povera e semplice e a volte non ben accolta nella società), si meravigliava per la nostra semplicità di essere con loro. La realtà di Tabora è molto semplice, povera, ma la gente è molto accogliente e trasmettono una fede vissuta con semplicità, sincerità, e con intensità.

Abbiamo percepito che lì ci sono tanti campi dove si può e si deve fare il bene ai poveri più poveri. L’esperienza vissuta in questo periodo ci ha fatto sentire più fortemente l’invito di don Orione di andare all’incontro ai poveri più poveri. 

Ringrazio Dio per avermi mandato a fare questa piccola esperienza missionaria. So che ho fatto molto poco in vista dei bisogni di quella gente, ma so che ho molto imparato da loro.


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Con l’apertura dell’ottobre missionario pubblichiamo l’intervista a Don Benjamin, direttore della comunità del Banin, aperta lo scorso anno.

Quale emozione o sentimento hai provato arrivando nella nuova missione?

L’emozione che ho provato è quella tipica che si sperimenta di fronte al “nuovo” e allo “sconosciuto”, la trepidazione per il mio nuovo ruolo di direttore della comunità e per l’immenso lavoro da svolgere. La mia emozione era quella di una persona che si lancia in un’avventura e vi si butta anima e corpo per raggiungere il fine che solo Dio conosce. Un’emozione grande: quella di una persona che rischia e si gioca tutto sapendo che può vincere ma anche perdere, ma nella certezza che vale la pena di lasciarsi condurre dalla mano di Dio perché solo questo fa vivere veramente.

Quali sogni porti nel cuore per la comunità alla quale sei stato mandato?

Per la mia comunità religiosa ho sognato di fare tutto il possibile per creare un clima di serenità che permetta al fratello di dare il meglio di sé, di essere pienamente se stesso senza ipocrisia. Per i fedeli e la gente dei villaggi ho sognato di poterli aiutare ad avere un atteggiamento di fiducia nei confronti della vita e di Dio, in modo da poter fare delle scelte libere e responsabili.

Quali sono le esigenze o bisogni più urgenti della gente che hai trovato?

Dopo un anno di esperienza a Malanville penso che i fedeli abbiano bisogno di capire meglio il vangelo per poter metterlo in pratica. Per raggiungere questo obiettivo occorre innanzitutto insegnar loro a leggere e a scrivere, perché molti sono analfabeti. È urgente per questa gente un’educazione scolastica. Molti sono purtroppo i bambini che girano per le strade chiedendo l’elemosina e non avendo la possibilità di alcuna istruzione. Penso di creare una piccola struttura dove questi bambini possano fare la doccia, mangiare qualcosa, giocare e pian piano imparare a leggere e a scrivere. Penso che la prima povertà è lì: l’analfabetismo.

Cosa e come vi siete organizzati? Quali attività avete avviato?

Questo primo anno ci è servito come esperienza. Sul piano pastorale abbiamo lavorato molto per sistemare tante cose che non funzionavano in parrocchia: rinnovando i referenti dei gruppi e dei consigli e dando nuova vita alle associazioni. Abbiamo “risvegliato” due comunità in due villaggi, oltre la comunità della città di Malanville.
 
Ci sono degli ostacoli che rendono faticosa la vostra opera? Quali?

Il primo ostacolo è la lingua. Comunichiamo in francese ma quanti capiscono questa lingua? Un altro ostacolo potente è la cultura che ha un peso forte sulle persone. Evangelizzare la cultura è un impegno davvero grande.

Quale messaggio o slogan o provocazione vorresti lanciare a chi vive in Italia?

Come slogan sceglierei il seguente: “vivere il vangelo per una miglior qualità di vita”.

Don Benjamin con il vescovo

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Martedì, 25 Settembre 2018

Roma - Segretariato Missioni

Il 21-22 settembre si è realizzato a Roma il segretariato per le Missioni con la partecipazione di Don Michele Autuoro, direttore dell’Ufficio Missionario della Conferenza Episcopale Italiana.

“Qual è il ruolo di un segretariato o di un gruppo missionario?”. Si è chiesto Don Autuoro. “È quello di aiutare a scoprire che ognuno di noi è una missione su questa terra; ricordare a tutta la Chiesa che la sua natura è missionaria. ... Non è che la Chiesa fa la Missione, ma la Missione fa la Chiesa, dice alla Chiesa quello che è e che deve fare”. Richiamandosi a Papa Francesco ha ricordato, inoltre, che dobbiamo essere discepoli-missionari: in quanto discepoli siamo missionari. Solo così crescerà la passione per Gesù ed il Vangelo, che ci renderà contagiosi. Ha poi richiamato espressamente che è cosa molto buona darsi da fare per aiutare le missioni, ma non basta fare qualcosa… bisogna formarsi. Formarsi ed informarsi! Oggi più che mai ha ricordato quanto sia importante conoscere la realtà con obiettività, di fronte ad una informazione spesso distorta.

Nella seconda parte dell’intervento il direttore dell’Ufficio Missioni ha presentato il materiale dell’Ottobre missionario.
I lavori del Segretariato sono proseguiti con l’organizzazione interna delle attività: uno degli impegni del triennio sarà di fare incontri di area per far giungere gli input del segretariato a tutte le comunità tramite i referenti. Sono stati poi presentati i vari progetti a sostegno delle nostre missioni. Infine si è parlato del prossimo Convegno Missionario Provinciale che si terrà il 6-8 giugno prossimi.

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Martedì, 11 Settembre 2018

Ucraina - Terra di vocazioni

Il Signore continua a spargere a piene mani il dono della vocazione. L’Ucraina ne è una bella testimonianza.
L’8 settembre a Leopoli vi è stata la Rinnovazione dei voti religiosi del Ch. Jurij Giosafat Lacuha. Ad accogliere i voti in rappresentanza del Provinciale vi era il Consigliere Don Felice Bruno che ha concelebrato alla Divina Liturgia.
Il 9 lo stesso consigliere, alla presenza dei confratelli di Leopoli e di alcuni parroci dei seminaristi, ha benedetto e consegnato l’abito monacale (tradizionale per i religiosi nella Chiesa greco-cattolica) a quattro giovani che inizieranno il biennio filosofico presso l’Istituto dei Padri Basiliani a Leopoli e intraprenderanno il postulandato guidati da Don Fabio Cerasa: Roman, Denis, Roman e Mykhailo.
Tra i 10 novizi di quest’anno vi sono anche due giovani ucraini: Mykhailo Demchuk e Mekhailo Chervinsky.


Le vocazioni sono in modo particolare il frutto della “spigolatura” di Don Egidio, che tre domeniche al mese si reca nelle parrocchie per l’animazione vocazionale, e dell’accompagnamento costante e generoso di Don Fabio.
Ringraziamo il Signore per questo dono e continuiamo a pregare perché il Signore conceda numerose e sante vocazioni a tutta la Famiglia Orionina.

  

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Riceviamo da Don Rolando, Don Dorian e Don Giuseppe Testa notizie inerenti il mese di agosto dalla nostra missione orionina del Nord Albania.
Il mese di agosto è stato un mese di intense attività e impegni pastorali, educativi, culturali e formativi per le comunità di Bardhaj e Oblike, in Albania.
A Bardhaj, ad esempio, è stato ospitato un gruppo di scout proveniente dal Piemonte, che ha vissuto una settimana di giochi e laboratori che hanno coinvolto oltre 100 ragazzi. Uno di questi, di professione dottore, guidato da un sacerdote orionino, ha anche visitato molti ammalati della parrocchia.


Ad Oblike, invece, è stata vissuta l’esperienza dell’oratorio estivo, grazie alla collaborazione del giovane Dorian, del ch. Dritan e per alcuni giorni anche di don Paolin Preka. Il tema scelto è stato il famoso motto di Don Orione: “fare del bene sempre, del bene a tutti, del male mai a nessuno”. Guidati da brani del vangelo e da episodi della vita di Don Orione ogni giorno i giovani hanno scoperto una parola chiave da ricordare e da vivere. Oltre 60 ragazzi e 10 animatori hanno vissuto 2 settimane intense culminate con una giornata in piscina. La conclusione del centro estivo è avvenuta il 15 agosto, dopo la Messa in onore dell’Assunta.


Gli altri appuntamenti del mese sono stati: il 16 agosto la processione di San Rocco a Shiroka, presieduta da Mons. Angelo Massafra, Arcivescovo metropolita di Scutari-Pult; il 18 una giornata di allegria per grandi e piccoli a Oblike con un gruppo di clown provenienti da Milano; il 21 la festa del Kurban Bajram, il ricordo che i mussulmani fanno del sacrificio di Abramo quando il Signore per metterlo alla prova gli chiese di sacrificare il figlio Isacco e vide la sua obbedienza, ma lo fermò e gli chiese il sacrificio di un capro. Durante tutto il mese, poi, sono stati celebrati molti matrimonio, poiché ad agosto tanti giovani emigranti tornano in Albania, celebrano il matrimonio e poi ripartono per i Paesi dove lavorano, Italia, Grecia, Germania, USA, ecc. Sono tutti quei giovani che 10-15 anni fa sono partiti anche clandestini alla ricerca di un futuro migliore e che sono riusciti a sistemare la loro condizione lavorativa ed economica, senza dimenticare il legame con la loro terra d’origine.

 

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Lunedì, 03 Settembre 2018

Seregno - Un'estate diversa

Una decina di persone, provenienti da Seregno e dintorni, ha deciso quest'anno di trascorrere un'estate diversa: dal 4 al 24 agosto sono stati nelle missioni orionine del Madagascar, partendo da Antananarivo, la capitale. Questa missione è guidata da don Luciano Mariani, sacerdote orionino originario di Seregno.

Molto toccanti le testimonianze dei volontari, che hanno visto l'estrema povertà di quel territorio ed il lavoro instancabile dei missionari, sempre accanto ai più poveri. Ma la meraviglia di questi volontari è stata ancora più grande nel vedere l'entusiamo e il raccoglimento con cui i malgasci vivono la messa della domenica: fin dalle prime luci dell'alba si mettono in cammino per raggiungere la chiesa, dove la messa si celebra alla presenza di migliaia di persone, che con canti e danze, seguono la celebrazione, una vera festa della fede.

A questa esperienza, anche il giornale locale, il Cittadino di Monza e Brianza, ha dedicato un trafiletto. Chissà che da una lettura veloce del giornale, davanti ad un caffè, non venga anche ad altri la voglia di partire e di mettersi al servizio?

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Domenica scorsa, 26 agosto 2018, a L’Viv è stata benedetta la prima pietra della nuova chiesa parrocchiale che verrà intitolata alla “Divina provvidenza”. Il nuovo edificio avrà una altezza di 28 metri un’ampiezza 24 metri. A presiedere l’importante cerimonia è intervenuto il Vescovo ausiliare dell’Eparchia Volodymyr.

“Una grande folla di fedeli, nonostante la pioggia battente, - racconta Don Moreno Cattelan, missionario orionino - ha invaso il terreno dove tra qualche giorno inizieranno i lavori di costruzione di questa nuova opera firmata dall'arch. Mario Botta. Il vescovo Volodymyr, - sottolinea sempre Don Cattelan - vedendo tanta gente accorsa per l'occasione ha così esordito durante il suo saluto dopo la benedizione: "La gente c'è e siete in tanti...manca solo la chiesa. Anzi bisognerà dire ai progettisti di ampliarla. Vedo che l'area dove sorgerà è già riempita dalla vostra presenza e partecipazione. Che il Signore benedica questa nuova chiesa e voi tutti chiesa viva, pietre vive!”.

Nel ringraziare il vescovo a nome della comunità religiosa orionina e di tutti i parrocchiani Don Egidio Montanari ha voluto sottolineare l'importanza della prima pietra di ogni costruzione: "La pietra portante per noi cristiani è Gesù, pietra angolare dove ogni costruzione cresce compatta. Ci auguriamo che presto, dentro le altre pietre che serviranno per l'edificazione della chiesa possiamo entrare anche noi per lodare il Signore e ringraziare la Divina Provvidenza per questo nuovo dono fatto alla nostra parrocchia e alla città di L'viv”.

Dopo la cerimonia di benedizione i fedeli si sono intrattenuti nel monastero per un bel momento conviviale: il "Caffè di Don Orione" allietata da una piccola orchestra che ha eseguito brani di musiche e canti popolari.

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Il 7 agosto scorso, ad Antsofinondry, il Vicario generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza, don Oreste Ferrari ha presieduto l'assemblea della nuova Delegazione malgascia.

Fino allo scorso 28 giugno le missioni orionine del Madagascar erano parte della Provincia religiosa italiana Madre della Divina Provvidenza.

Al termine della s. Messa sono state consegnate ai direttori, al Vicario generale, in rappresentanza del Consiglio Generale, e a Don Felice Bruno, consigliere della provincia italiana, le icone della nuova delegazione "Maria Regina del Madagascar". Questa icona rappresenta la Madonna Immacolata, con una corona sul capo.

Alla neo Delegazione ed al suo Consiglio l'augurio di essere sempre più profeti ed annunciatori del Vangelo della speranza e della tenerezza di Dio verso i più poveri e bisognosi.

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