"Quanto bene fa la bontà! La bontà vince sempre."
Don Orione
Martedì, 25 Settembre 2018

Genova - Formazione carismatica

Questa mattina al Piccolo Cottolengo Don Orione di Genova, Don Aurelio Fusi, direttore provinciale, ha tenuto l’incontro di inizio anno per la formazione carismatica del personale. È il quarto anno che si tiene questo incontro di formazione al PCDO di Genova.
Don Aurelio ha presentato Don Dorino Zordan neodirettore, nuovo pater familias del PCDO di Genova ed ex direttore del PCDO di Milano dove è rimasto per 9 anni dal 2005 al 2014. Don Aurelio ha spiegato che il direttore di un Cottolengo è segno vivo della presenza del Signore. 
Don Dorino si è presentato ai dipendenti del PCDO, salutando calorosamente i presenti e ringraziando dell’accoglienza ricevuta.

Il provinciale ha iniziato a parlare della realtà di Genova, presentata come una costellazione di Case, il cui responsabile è il Signore. Nei tre anni di formazione precedenti si è parlato del passato del presente e del futuro, basandosi sul tempo quindi, conoscendo dapprima il passato e l’operato di ciò che Don Orione ci ha lasciato, poi il presente per capire come al giorno d’oggi vivere Don Orione, e l’ultimo dei tre anni il tema trattato è stato il futuro, per esser alla testa dei tempi.
La formazione da quest’anno si focalizza sulla realtà dello SPAZIO.

Condividi su:

Martedì, 18 Settembre 2018

Genova - Undici anni insieme allo stadio

Anche quest’anno, grazie anche agli abbonamenti donati da U.C.G.C. (Un Cuore Grande Cosi) associazione di Genoani che si dedica, tramite aste di cimeli del Genoa CFC, alla raccolta fondi per acquistare abbonamenti da donare successivamente a associazioni, case famiglia, istituti ecc. un gruppo affiatato di ospiti e operatori, rigorosamente genoani, al quale ogni anno si aggiunge un nuovo compagno di stadio, i ragazzi saranno in gradinata a tifare per il Grifone.

Andare allo stadio comporta, durante la settimana, una certa preparazione e tutti la sentono. Essere insieme in mezzo ad una folla di persone che per le due ore di gioco hanno la stessa appartenenza e dimostrano con le sciarpe le bandiere le maglie indossate, proprio come i “Nostri”, gioia o delusione è una sensazione irrinunciabile.
 
Quest’anno per il 125° compleanno del Genoa i ragazzi del Villaggio della Carità hanno festeggiato, organizzando una gita a Torriglia per un bel pranzo in una trattoria molto caratteristica, “A Locanda da Becassa”, gestita dal signor Gianni che ha accolto tutti in modo superlativo. Il locale arredato con foto vecchie e nuove, maglie, gagliardetti, tovaglie e tovaglioli tutto rigorosamente rossoblu è un nido per veri grifoni.

Condividi su:

Martedì, 21 Agosto 2018

Genova - la vacanza di Andrea

Quando la presa in carico delle persone con disabilità è basata sul costrutto della Qualità di Vita, viene data priorità all'analisi dei bisogni, delle aspettative e dei desideri identificabili del singolo e al sistema di sostegni necessari alla soddisfazione delle aspirazioni della persona.

Da questi presupposti nasce la necessità di instaurare collaborazioni con associazioni e enti del territorio, per allargare le opportunità esperienziali e di soddisfazione dei bisogni.

La creazione di contatti con l’associazione sportiva dilettantistica Eunike (che organizza attività per permettere ad atleti con e senza disabilità di fare sport insieme) ha permesso al nostro amico Andrea di partecipare autonomamente ad una vacanza sportiva di 10 giorni nel cuore delle Dolomiti.

Il suo desiderio di fare una villeggiatura in montagna (“al fresco e a mangiar bene”) e la valutazione del livello di sostegni, ha permesso di individuare il partner giusto e soddisfare così un bisogno.
Eunike, oltre ad avere professionisti dello sport, vanta uno staff con ottime competenze pedagogiche ed educative che hanno permesso ad Andrea di viversi la sua vacanza al maglio e di riuscire a gestire la nostalgia di casa e dei suoi familiari.

Quando parliamo di progetti individualizzati, non possiamo prescindere dall’appoggiarci ad altre associazioni, enti e familiari, perché solo con un lavoro di rete si può davvero rispondere concretamente a bisogni e desideri personali e fondamentali.

Condividi su:

Mercoledì, 25 Luglio 2018

Genova - 80esimo Mons. Martino Canessa

Lunedì 23 luglio, presso l’istituto orionino “Paverano” di Genova, è stato festeggiato l’ottantesimo genetliaco del vescovo emerito di Tortona Mons. Martino Canessa. La festa è stata voluta ed organizzata dal direttore Don Alessandro D’Acunto da poco rieletto economo della Provincia Religiosa che in questi anni di permanenza a Genova ha potuto condividere in diverse circostanze momenti con il vescovo Martino.
Al momento di fraternità hanno preso parte il cardinale arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, il vescovo di Tortona Mons. Vittorio Francesco Viola, alcuni confratelli amici di Canessa e la comunità orionina genovese.
Al mattino, presso la Cappella dell’istituto, Mons. Canessa ha presieduto la concelebrazione eucaristica ringraziando nell’omelia in modo particolare Don D’Acunto, non solo per l’invito in occasione di questo evento ma per il bene che ha saputo donare in questi anni come direttore. “Devo essere sincero - ha detto Mons. Canessa - mi dispiace che essendo stato chiamato a ricoprire un ruolo importante, debba lasciare Genova dove ha saputo essere un vero padre in questa cittadella della carità orionina”.


Clicca QUI per leggere di più.

Condividi su:

Sabato 9 giugno 2018 si è tenuta la Mostra “La relazione …dà frutto” in cui sono stati esposti gli elaborati di un esperimento sociale – educativo – di cura proposto dalla Psicologa Francesca Rendano Coordinatore del Centro diurno Piccolo Cottolengo Don Orione Moresco e dalle Insegnanti Laura Costa Reghini e Chiara Rendano della classe I D della Scuola primaria “C. Palli” dell’Istituto Comprensivo Genova Quarto.
Persone affette da demenza e bambini si sono incontrati durante questo anno e la relazione ha dato “i suoi frutti”.
I bambini hanno ascoltato le storie di vita degli anziani, realizzando loro colorati ritratti e la passione comune per la musica ha accompagnato tutti all’esprimere il proprio sé attraverso il linguaggio del gesto e del movimento.
L’allestimento comprendeva tracce di vita e pensieri spensierati che hanno arricchito il percorso espositivo.
Tale proposta esperienziale “Progetto intergenerazionale. La relazione: spazio e tempo in cui ciascuno è risorsa per l’altro” nasce dalla sintonia e dalla vicinanza di idee e impostazioni tra il Piano di cura e assistenza che riguarda la struttura socio sanitaria diurna e il Progetto di educazione e insegnamento rivolto ai bambini, in entrambi i casi si attribuisce centralità alla relazione.
La demenza colpisce la persona nella sua identità, nell’idea coerente e positiva di sé.
La persona malata si trova a fare i conti con la perdita, dell’autonomia, delle forze, dei ruoli, oltreché dei ricordi e reagisce nel tentativo di riaffermare la propria individualità, l’autodeterminazione e la libertà personale.
Il riaffermare il proprio “esserci” diventa il bisogno più urgente per il malato e, dunque, il prendersi cura si esercita rispondendo a questo, riconoscendo, restituendo una “forma all’esistenza” (Levinas), dando senso, pensiero, parole a ciò che l’altro sente (Bion), sostenendo la motivazione e il desiderio a stare a contatto con la realtà esterna e le altre persone.
La cura si realizza quindi nella relazione e attraverso lo sguardo dell’altro, che struttura e cambia il nostro essere in tutto l’arco della nostra esistenza.
L’esperienza con i bambini ha costruito occasione di interazione autentica, in cui l’anziano con demenza ha potuto ritrovare ed esercitare un ruolo e competenze sociali conservate, essere coinvolto nella globalità di sé, negli aspetti emozionali, affettivi, cognitivi e corporei. Si sono espresse emozioni, commozione, risate, bambini e anziani si sono accarezzati, abbracciati, dati la mano, cercati e in qualche modo attesi.

Condividi su:

Festa di inizio estate nel reparto Don Sterpi del villaggio della carità di Genova Camaldoli dove grazie alla disponibilità degli operatori e di alcuni amici un pomeriggio come tanti si trasforma in una serata di festa.
Allestiti i tavoli, cucinato salsiccia e carne accompagnate da patatine fritte, la cena sembra non avere fine così come l'allegria e l'amicizia tra i partecipanti alla festa.
Un grazie in particolare ai cuochi per la disponibilità e l'impegno.

Condividi su:

Il Piccolo Cottolengo genovese al completo, ospiti, personale, volontari e familiari, è andato in pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora della Guardia, sulle alture genovesi.

Dopo i pellegrinaggi del 2015 al Santuario Madonna della Guardia di Tortona, del 2016 al Santuario Madonna della Guardia di Genova e del 2017 al Santuario di Fumo e Santuario Madonna della Guardia di Tortona, lo scorso 5 giugno la grande famiglia del Piccolo Cottolengo genovese è salita sulle tracce di Don Orione fino al Santuario della Guardia, sul monte Figogna.
Ospiti, Volontari, Amici, Operatori e Sacerdoti delle Case di Genova, circa 300 partecipanti, hanno voluto ringraziare la Madonna per la sua materna protezione e invocare da Lei la grazia della conversione.

La Santa Messa delle ore 11 in Santuario è stata presieduta dal Padre Provinciale don Aurelio Fusi e concelebrata dai confratelli della Comunità orionina di Genova che ha sede presso il Paverano. Al termine della celebrazione eucaristica Mons. Granara, Rettore del Santuario, ha salutato i presenti, rivendicando con gioia di essere anche lui un po’ orionino.
Dopo il pranzo insieme la giornata si è conclusa con il Rosario pregato in Santuario ai piedi di Nostra Signora della Guardia e la discesa verso la città di Genova, che Don Orione ha molto amato, ricambiato dalla venerazione e dalla generosità dei genovesi.

Condividi su:

Ieri, mercoledì 6 giugno 2018, si è aperto all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano il VII Convegno Apostolico “Tra tecnica e prossimità: alle radici della relazione di aiuto” che continuerà per i prossimi giorni a Montebello della Battaglia in Villa Lomellini.
Alle 8.30 ad accogliere i vari partecipanti c’è stato un gustoso buffet di dolci e un caffè di benvenuto che hanno permesso di iniziare al meglio la giornata.
Come da tradizione è il Preside della facoltà di scienze della formazione dell’Università, dott. Luigi Pati, ad aprire il convegno, salutando i presenti e dando un primo assaggio delle tematiche che si affronteranno durante la giornata e nei giorni successivi; si parla di “relazione d’aiuto” dove bisogna imparare ad avvertire i bisogni dell’altro anche in modo silenzioso. “La relazione di aiuto non può creare dipendenza, ma può favorire la capacità della persona a vivere”.
Al dott. Pati segue Don Aurelio Fusi, Direttore Provinciale, il quale ricorda che questo convengo è tradizione, è un posto dove conoscere il nostro fondatore San Luigi Orione, un posto dove incontrare persone che ogni giorno, con i loro gesti, fanno nascere delle ricchezze che hanno un significato culturale e spirituale.
“Cercare di mantenere in vita la memoria, facendo rinascere i ricordi del passato” è la frase che introduce Eugenio Borgna, primario emerito di psichiatria dell’ospedale Maggiore di Novara, che sviluppa il suo intervento su tre macro concetti: noi stessi siamo un colloquio, il termine di sofferenza psichica, il valore del tempo. Il professor Borgna enfatizza il potere delle relazioni e delle nostre emozioni all’interno delle relazioni stesse dicendo che “Noi siamo in relazione continua. Anche gli incontri più banali ci mettono di fronte a questo e dobbiamo assumerci la responsabilità.” Non siamo tenuti ad ascoltare solo le parole ma capire anche gli sguardi e le emozioni.” Utilizza il termine sofferenza psichica perché “la sofferenza è una parola tematica che raccoglie in sé tutte le forme di dolore” e propone dunque un cambiamento nel linguaggio, “non chiamando le persone pazze, matte o dementi, ma sofferenti psichici”. In conclusione al suo intervento pone l’accento sul concetto del tempo come esperienza vissuta, esperienza personale che è diverso dal tempo oggettivo che si misura in giorni, ore minuti e secondi.
“Tra etica e professionalità” è l’argomento trattato da Davide Gandini, segretario generale del Piccolo Cottolengo di Don Orione di Genova. L’intervento di Davide tratta del regolare le pratiche che si hanno in una Casa, ma che “essere preparati e competenti è una situazione necessaria ma non sufficiente” perché la cura della persona è l’amore, ed è “insieme di atti, gesti ed emozioni che ci fanno incontrare gli uni gli altri”. Cita Don Orione ricordando che lui ha aperto le porte alle persone che avevano bisogno e non avevano riparo.
La mattinata viene conclusa con l’intervento di Roberto Franchini, Responsabile Area Strategica, Sviluppo e Formazione Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza, con la tematica de “Il paradigma esistenziale”. Roberto ha messo in relazione il suo intervento con il welfare nei giorni nostri, auspicando un superamento della classica impostazione di welfare verso un “paradigma esistenziale”, che ponga al centro la persona nella sua interezza. L’utilizzo dello strumento del progetto di vita, unito a una rivoluzione di senso e di significato delle principali pratiche assistenziali ed educative, conduce all’interno del nuovo paradigma. Tale rivoluzione stravolge le fondamenta stesse della relazione d’aiuto, andando a incidere su ogni ambito di essa, dall’impianto organizzativo all’atteggiamento del professionista che si prende cura fino alla governance del welfare. Roberto Franchini ha poi esemplificato come tale rivoluzione paradigmatica si può concretizzare all’interno delle organizzazioni, in particolare quelle orionine.
Nel primo pomeriggio, a seguito di un gustosissimo buffet che ha fatto da contorno ad un momento di incontro tra i vari partecipanti, al primo piano dell’Università sono stati svolti 4 workshop tenuti da: Vincenzo Alfano, psicologo psicoterapeuta e dottore in ricerca in scienze psicologiche, Marco Bertelli, Direttore scientifico CREA, Presidente SIDIN - Società per i disturbi del neurosviluppo e Lucia Della Rovere, Direttore Sanitario Istituto Don Orione Pescara e Federica Propetto, PCDO Santa Maria La Longa.

Condividi su:

Una Cucina per il Boschetto. Perché?
Innanzitutto, bisogna sapere cosa è il Boschetto:
Un monastero adibito a centro di accoglienza di emergenze abitative.
Ma si può anche vedere come:
Un luogo in cui sono raccolte persone che danno fastidio … perché diverse, perché alcune sporche, alcune disadattate, Rom, mussulmani, barboni …
Quindi un elemento di intrusione fastidioso innestato nel cuore della congregazione di Don Orione che trasforma questo “bruscolino” in una perla meravigliosa. Sì, il Boschetto è perla meravigliosa proprio perché “macedonia” di culture, razze, colori, povertà, miserie.
Allora l’Opera ha pensato di creare, come segno di unione, una cucina dove le famiglie potessero, con modestia ma nella dignità dell’essere umano, creare tavola, aggregazione, casa. Questa operazione sarà il primo passo per una completa rivisitazione della realtà del Boschetto. Questo nuovo Boschetto “2.0” è un progetto in piena collaborazione con il comune di Genova che, sia direttamente che indirettamente, con la presenza di assessori e loro delegati mercoledì 16 maggio hanno tagliato il nastro dell’inaugurazione dei locali.
L’economo provinciale Don Walter Groppello ha ricordato quanto questo luogo è stato, è e sarà “il luogo” dove si cercherà di incarnare oggi lo spirito di accoglienza del nostro fondatore San Luigi Orione. La scelta del 16 maggio, anniversario della canonizzazione, ha voluto rimarcare che gli sforzi sia economici che di risorse umane che vengono fatti, non sono per buonismo e populismo, ma per attualizzare l’imprenditorialità di San Luigi che voleva che le sue opere fossero alla testa dei tempi.
Per emulare il suo esempio bisogna ricordarsi quanto sia fondamentale la collaborazione con le istituzioni politiche e sociali del territorio. Questo evento è stato anche occasione di incontrare tutte le società ed i professionisti che stanno lavorando assieme all’Opera per cercare di fare questa svolta. La loro presenza in massa è il segno concreto di come La Carità sia contagiosa … Nel rispetto del lavoro ogni lavoratore “è un po’ come innamorato” di questo posto e mentre si prendono le misure della porta REI si lasciano al Boschetto una carrozzina ed un set di vestiti per i bambini, … mentre si testa la connessione remota della nuova caldaia, si regala la giornata … per aiutare Maya … che non ha i soldi per la gita scolastica …
Come ogni Festa, non poteva concludersi senza un rifresco, … Ma quello che doveva essere un modesto aperitivo con le solite patatine e stuzzichini “da sacchetto” è diventata una cena fredda a base di specialità genovesi e stuzzichini fatti a mano “dai volontari del Boschetto” che per tutta la giornata grazie alle derrate alimentari provenienti dal Banco Alimentare, non hanno voluto che venissero “sprecati soldi” e “la tavola imbandita” è stata fatta dalle mani nude delle persone con le tovaglie personali e la fatica di un giorno di lavoro.
È grande il desiderio di condividere questa gioia con chi legge, anche se non si riesce a trasmettere a pieno la gratitudine e la soddisfazione dei volti degli ospiti che, pressoché tutti presenti guardavano, applaudivano e gioivano questo “modo strano” di essere famiglia.

Condividi su:

Lo scorso 16 maggio 2018, Festa di San Luigi Orione, Sua Eminenza il Cardinale Angelo Bagnasco ha presieduto la Santa Messa al Paverano, dando inizio al Giubileo per i novecento anni di consacrazione della Chiesa del Paverano, dedicata, come la nostra Cattedrale, a San Giovanni Battista (1118-2018). Il Giubileo apertosi il 16 maggio si concluderà l’8 dicembre 2018, nella Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.
La celebrazione si è svolta nel piazzale antistante la chiesa, affollato dalla famiglia del Piccolo Cottolengo genovese, con tante signore e i signori che abitano e vivono al Paverano, operatori, volontari, amici del Piccolo Cottolengo genovese. Erano presenti anche gli alunni della classe quinta elementare della scuola Solari, impegnati poi nel pomeriggio in uno spettacolo teatrale (cfr. sotto nell’articolo). Hanno concelebrato la Santa Messa i sacerdoti orionini della Comunità di Genova e i parroci del Vicariato.
Il Cardinale Arcivescovo ha avuto parole sentite di affetto e gratitudine per la presenza quasi secolare a Genova dei figli di Don Orione e ancora oggi viva e operosa. Ecco qui a lato il testo integrale dell’omelia.
La grande Casa del Paverano, acquisita da Don Orione nel 1933, è la Casa principale del Piccolo Cottolengo genovese (tra le principali altre ricordiamo quella di Camaldoli, di Quarto Castagna, di Bogliasco, di San Nicolò del Boschetto, di Santa Caterina di Molassana) che accoglie complessivamente circa 1300 persone.
In particolare al Paverano abitano oggi circa 550 persone anziane o con disabilità; all’interno del complesso del Paverano sorgono il Centro riabilitativo Boggiano Pico (che serve più di duecento bambini con servizi poliambulatoriali e 30 ragazzi presso il centro diurno) e il Centro Socio Sanitario Von Pauer (con servizi aperti anche alla utenza esterna quali un Centro Diurno Anziani; una Piastra ambulatoriale polispecialistica e una Palestra di riabilitazione; un Ambulatorio per la cura delle Lesioni Cutanee; un Servizio di assistenza infermieristica, riabilitativa e sociosanitaria per l’utenza del territorio e un Centro riabilitativo per l’infanzia, l’adolescenza (AIAF).
Nel pomeriggio la festa è proseguita con lo spettacolo teatrale “Nel mare dei desideri”, a cura del gruppo “Arca di Noè 2.0”, nato nel 2009 e formato da alcune persone con disabilità che abitano nelle Case dell’Opera Don Orione (Paverano e Villa Moresco di Bogliasco), dai bambini della Scuola Primaria “Solari” (Ist. Comprensivo Terralba), dalle persone detenute nel Centro Clinico della Casa Circondariale di Marassi, da un gruppo di ragazzi migranti africani in collaborazione con il CPIA Genova Centro Levante, da alcuni educatori professionali dell’Opera Don Orione, da alcune insegnanti della Scuola Solari e CPIA Genova Centro Levante e da alcuni volontari. Riferimento del gruppo teatrale è il teatro sociale e di ricerca, aperto ai luoghi di confine, di emarginazione, di cura, le scuole, le case circondariali, i quartieri in periferia, i centri d’accoglienza.

Condividi su:

Pagina 1 di 13