"Stiamo tranquilli, sereni e riposiamo fidenti nella mano del Signore."
Don Orione
Mercoledì, 18 Luglio 2018

Percorso Ecumenico in Germania

Il n. 8 delle Costituzioni della Piccola Opera della Divina Provvidenza recita: “È proprio del nostro Istituto l'impegno di pregare, lavorare e sacrificarsi per ripristinare, nella Chiesa, l'unità spezzata e favorire con ogni mezzo quello slancio ecumenico che lo Spirito ha suscitato nella sua Chiesa”. Ecco la motivazione che ha spinto 21 religiosi e 6 laici orionini ad intraprendere dal 9 al 13 luglio scorso un percorso di approfondimento ecumenico in Germania sui luoghi della Riforma. Siamo figli di un padre dal cuore ecumenico, senza confini; siamo figli di una Chiesa che col Concilio Vaticano II ha riconosciuto che il movimento per l’unità dei cristiani è un segno dei tempi, è opera dello Spirito! Questa iniziativa del Segretariato provinciale ha avuto la finalità di favorire lo slancio ecumenico, confermato fin dai primi discorsi ufficiali dagli ultimi Sommi Pontefici.

La prima tappa è stata Wittemberg: università che ha visto Lutero come docente di Sacra Scrittura. Da qui è partita l’iniziativa delle 95 tesi, finalizzate non a distruggere la Chiesa e, almeno inizialmente, nemmeno la dottrina delle indulgenze, ma a purificarla da alcune degenerazioni portate avanti da alcuni predicatori come Johann Tetzel. Bellissima la Chiesa, ricordata per la presunta affissione delle tesi sul portale. Bello anche il museo annesso con la spiegazione ed il commento delle 95 tesi. È ormai pensiero comune che Lutero non le pubblicò sulla porta della Chiesa di Wittemberg, poiché era soprattutto un documento di studio inviato a pochi: al vescovo, a Federico III e a qualche collega docente. Tanto è vero che la lingua utilizzata era il latino, sconosciuto al popolo.

Interessante la visita ad Eisleben: città della nascita e della morte di Lutero. Sul luogo delle abitazioni, ovviamente rifatte, vi sono due musei che presentano rispettivamente il contesto storico familiare e gli ultimi anni della sua vita. Ha sorpreso molto alcuni religiosi vedere un’immagine con la didascalia riguardante Lutero che prima di morire si è confessato e comunicato… È noto che il padre della Riforma abbia conservato nella sua dottrina il valore sacramen¬tale dell’Assoluzione e nel suo “De captivitate babylonica” abbia affermato esplicitamente tre sacramenti: il Battesimo, la Santa Cena e la Penitenza, pur non ritenendola obbligatoria, poiché non considerata divinamente istituita. Solo lo sviluppo avvenuto in seguito ha portato i Luterani ad abbandonare completamente la pratica della Confessione e ad eliminarla dal novero dei sacramenti. Benché non accettasse la dimensione sacrificale, Lutero non ha mai negato il sacramento della Santa Cena e la presenza reale di Cristo nel pane e nel vino, anzi ha combattuto per questo, contro i riformatori svizzeri Calvino e Zwingli.

Molto bella la visita al castello di Wartburg, nei pressi di Eisenach, città natale di Johann Sebastian Bach. In questa fortezza, che sorge alla sommità di una collina a 441 m., dominando tutto il paesaggio della Selva di Turingia, Lutero fu nascosto dal principe Federico nel 1521 inscenando un rapimento, per evitare l'arresto a Worms. Nel castello vi rimase dieci mesi, ponendo mano alla traduzione del Nuovo Testamento in lingua tedesca, reinterpretando la traduzione dal greco in latino che era stata compiuta da Erasmo da Rotterdam nel 1516. L’intenzione era di realizzare una traduzione che fosse adatta al popolo comune per non far mancare a nessuno il nutrimento della Parola di Dio. Pertanto, il linguaggio - come lui stesso dirà – è stato quello che utilizzavano "la madre in casa, i bambini in strada, il popolo al mercato". Il castello non è famoso solo per aver ospitato Lutero, ma anche, e forse soprattutto, dalla presenza di S. Elisabetta d’Ungheria (1207-1231), moglie di Luigi IV di Turingia. La giovane principessa vi ha soggiornato fino alla morte del marito, subito dopo lasciò tutti i suoi averi e si dedicò al servizio dei poveri. Bellissima la “Elisabethkemenate”, (la camera di Santa Elisabetta), ricca di splendidi mosaici sulla sua vita.

Piacevole la visita ad Erfurt, capitale della Turingia, uno dei centri medioevali meglio conservati in Germania. E’ dominata dalla Collina del Duomo, simbolo della città, con il bellissimo complesso architettonico costituito dalla cattedrale e dalla Chiesa di San Severo. L’Università era una delle più importanti di Germania e vi studiarono Lutero, Goethe, Bach, Schiller...  In questa città è ancora presente l’Augustinerkloster, l’edificio del Convento degli Agostiniani, dove Lutero vi soggiornò per gli studi e fu ordinato sacerdote nel 1507.

Vi è stata poi la visita a Leipzig, Lipsia. Qui vi fu la celebre disputa, detta appunto di Lipsia, dal 27 giugno al 16 luglio 1519, nel castello di Pleissenburg, diventato ora sede del municipio della città. Il dibattito teologico ha contrapposto il teologo cattolico Johannes Eck e i principali capi del movimento della Riforma, inizialmente con Carlostadio e Filippo Melantone e in un secondo momento con lo stesso Lutero. Ciascuna delle due parti rivendicava la vittoria per sé. Un verdetto congiunto sui risultati della disputa doveva essere rilasciato dalla Università di Erfurt e dall'Università di Parigi. Solo la seconda emise un giudizio negativo sugli scritti di Lutero nel 1521, senza peraltro far riferimento diretto alla disputa avvenuta a Lipsia. Si potrebbe dire che la disputa cristallizzò le differenze accentuando la rottura che ormai diventava inesorabile. Infatti il 15 giugno 1520 Leone X emanò la bolla “Exsurge Domine” dove si condannavano molte affermazioni di Lutero e si concedevano 60 giorni di tempo per ritrattare, pena la scomunica. La risposta fu tutt’altro che conciliante: il monaco di Wittemberg il 10 dicembre 1520 diede pubblicamente fuoco alla bolla papale. Così per tutta risposta Leone X il 3 gennaio 1521 scrisse la bolla di scomunica “Decet Romanum Pontificem”.
Lipsia è la città dove l’eredità di Lutero si è coniugata con le note di Johann Sebastian Bach, maestro del coro presso la Chiesa di San Tommaso dov’è conservata la sua tomba. Bach ha senz’altro contribuito a realizzare l’ideale spirituale luterano di avvicinare le anime a Dio attraverso la musica. Come scrisse Leonard Bernstein: “Per Bach la musica era religione, comporla il suo credo, suonarla una funzione religiosa”.

Ultima tappa è stata Berlino, dove si è realizzata più che altro un visita turistica alla città. Molto istruttiva è risultata la visita ad un pezzo del celebre Muro che divideva Berlino Est da Berlino Ovest. In quel punto oltre ad alcuni bei pannelli informativi vi è una struttura museale molto interessante detta “Topografia del Terrore”, in pratica è una mostra realizzata nell’area in cui venne pianificata e diretta la maggior parte dei crimini del nazionalsocialismo. Erano infatti situate in quest’area le sedi dell’apparato del terrore tra cui la Gestapo, il Servizio di Sicurezza delle SS, l’Ufficio per la Sicurezza del Reich.


Quattro parole a mo’ di sintesi:
percorso: è stato un percorso che ha permesso di avvicinarsi alla storia e al pensiero luterano, in modo più immediato e interessante rispetto ad un convegno di studi sulla storia e sulla teologia luterana.

pellegrinaggio: non nel senso che intendiamo usualmente. Lutero ha avuto delle belle intuizioni, ha fatto da cassa di risonanza contro alcuni abusi, peraltro evidenziati da tempo, tuttavia su di lui restano delle zone d’ombra molto nette sia dal punto di vista teologico (ad esempio una concezione piuttosto negativa dell’uomo e della grazia) che rispetto ad alcune scelte drammatiche (basti pensare alla tristemente famosa guerra dei contadini). È stato un pellegrinaggio nel senso che ha fatto sperimentare la sofferenza della divisione, una ferita ancora profonda e sanguinante, soprattutto perché questa frattura non permette un annuncio coerente ed efficace in una nazione dove circa il 50% si ritiene agnostico o non credente. È stato un pellegrinaggio perché alla visita dei suddetti luoghi è stata unita la nostra voce nella richiesta del dono dell’unità, che, come ha detto il Concilio Vaticano secondo, è soprattutto un dono dello Spirito da chiedere al Padre con Gesù: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21).

purificazione della memoria: la visita ai luoghi della Riforma ha aiutato a rileggere gli avvenimenti con una memoria purificata, più vera. Ormai è riconosciuto che la rilettura storica compiuta soprattutto dallo storico Giovanni Cocleo, uno dei maggiori esponenti della polemica antiluterana, ha senz’altro contribuito a rileggere i fatti a senso unico, rivestiti dalle maschere propagandistiche e da alcuni luoghi comuni che tuttora sussistono. Anche se questo si è realizzato ovviamente da entrambe le parti.

Tutto ciò aiuta a “chiamare per nome” i temi che realmente tuttora ci dividono (e ce ne sono purtroppo!), ma ci aiuta anche riconoscere tutto ciò che ci unisce, affinché diventi un’opportunità di collaborazione feconda a servizio di un mondo pieno di ferite da sanare ed una testimonianza di fronte alla grande sfida dell’indifferenza religiosa sempre più diffusa.

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Si è tenuto domenica 10 giugno il terzo appuntamento del ciclo di conferenze organizzato dall'Opera Don Orione di Fano dedicato ai luoghi della relazione.
Stavolta al centro del discorso si è posto l'ambiente lavorativo - "L'ufficio e non solo: come vivere relazioni costruttive al lavoro", questo il titolo - e dei rapporti che scaturiscono al suo interno ne ha parlato, suscitando grande coinvolgimento da parte del pubblico, Giuliano Calza, imprenditore e presidente della sezione marchigiana dell'Associazione Italiana Dirigenti del Personale (AIDP). Apprendere della sua drammatica scomparsa in un incidente stradale a poche settimane dall'incontro, lascia fortemente scossi e fa rivivere la memoria di quei momenti con ancora maggior intensità.

Basandosi sulla propria vasta esperienza di responsabile delle risorse umane (ragguardevole a tal proposito il suo curriculum che lo ha visto lavorare per grandi aziende italiane e multinazionali) il relatore ha subito precisato di credere fermamente nel concetto di relazione, tanto più che, ha subito aggiunto, la relazione sul lavoro è la più importante dopo quella familiare, dal momento che ben un terzo della vita di ciascuno si svolge sul luogo di lavoro.
Questo pertanto deve favorire relazioni costruttive sia tra colleghi sia tra datori di lavoro e lavoratori.

Quali sono allora gli aspetti che facilitano la creazione di tali relazioni?
Fondamentale, ha detto Calza, è la fiducia, pietra angolare nella costruzione di un rapporto, se essa si incrina questo crolla irrimediabilmente.
Ve ne sono poi altri parimenti importanti: il rispetto, la credibilità, l'equità (che non significa trattare tutti allo stesso modo, ma trattare tutti in modo giusto), l'orgoglio per quello che si fa, il divertimento (perché no? Ognuno deve portarselo da casa e trasmetterlo poi agli altri!) e, da ultima ma non ultima per importanza, l'autostima, che non va mai persa.
Ora, in un contesto professionale dove questi aspetti mancano viene compromessa non solo la relazione ma anche il risultato economico derivante dall’attività lavorativa e persino la salute, con l'insorgere di stress, ansia e depressione.
Esistono delle regole precise, prosegue Calza, che aiutano l'instaurarsi di una buona relazione al lavoro, esse sono: ascoltare, parlare apertamente, rispettare l'altro, conoscere i colleghi, ringraziare, non parlare male, essere costruttivi, non essere permalosi, essere empatici ed infine essere gentili.
Al contrario, laddove si manifestino quegli atteggiamenti che il relatore definisce "i quattro cavalieri dell'apocalisse", ovvero: critica, disprezzo, stare sulla difensiva e ostruzionismo, l'ambiente lavorativo è destinato alla distruzione.
Fatte queste distinzioni tra ciò che agevola e ciò che impedisce una relazione costruttiva sul luogo di lavoro e a conclusione di tutto il discorso, si è chiarito il concetto di leadership relazionale, che consiste nell'assumersi la responsabilità di ciò che si fa, rivolgendo pertanto a tutti i presenti l'invito ad essere leader di se stessi!

È stato questo un incontro caratterizzato dalla profonda umanità del relatore – segnato, tra l’altro, da una storia personale decisamente singolare – e dalla capacità di entrare in empatia con quelli che ascoltavano e che di certo non hanno rimpianto il pomeriggio altrimenti passato al mare vista la splendida giornata di sole!
Pensare che l’uditorio è stato forse uno degli ultimi a poter ricevere il dono della testimonianza di uomo e professionista eccezionale, ne fa apprezzare ancora di più il valore.

È seguita la proiezione del film di Massimiliano Bruno "Gli ultimi saranno ultimi", tratto dall'omonimo spettacolo teatrale e avente per protagonista una magnifica Paola Cortellesi costretta a far fronte al dramma della perdita del lavoro proprio nel momento del tanto agognato arrivo di un figlio.

Come per gli appuntamenti precedenti, l’attenta scelta della pellicola ha saputo sottolineare in modo evidente ed efficace i concetti emersi durante la relazione.

Dopo la pausa estiva, il programma di incontri e proiezioni riprenderà domenica 16 settembre quando si metterà a fuoco la relazione nella scuola e nei luoghi dello studio con un intervento del prof. Roberto Franchini.

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Questa è la proposta per la nuova scuola degli Endo-fap: una scuola che passa da un apprendimento passivo, guardare, osservare e ascoltare, ad una formazione attiva, dire, fare e comunicare.

Con questi propositi, animati dall'entusiasmo trasmesso dai relatori e dal confronto delle esperienze di ciascuno, i formatori, direttori e amministratori delle sedi dei CFP orionini sono pronti, dopo il meritato riposo estivo, a ripensare la didattica ed attuare il cambiamento.

Nella giornata di ieri, i temi sono stati trattati secondo due prospettive, una pedagogica e una amministrativa.

Per i temi pedagogici, sono intervenuti il prof. Mario Becciu, Università Pontificia Salesiana, che ha approfondito il tema della leadership educativa, e il prof. Andrea Porcarelli, Università di Padova, che ha illustrato la progettazione per competenze.

Il gruppo degli amministrativi è stato guidato dal dott. Luigi Raineri, che ha presentato le principali novità della riforma del Terzo Settore, e dal prof. Giulio Salerno, Università di Macerata, che ha spiegato le logiche ed i limiti dei costi standard nella IeFP.

Oggi, Roberto Franchini, presidente Endo-fap appena rieletto, ha condiviso con i presenti le linee strategiche che delineano il cammino delle sedi Endo-fap per i prossimi anni: una formazione integrale dei ragazzi, formatori che riscoprono il loro ruolo di educatore, spazi accoglienti e stimolanti che consentono il lavoro su progetti e azioni concrete. La sfida è costruire una scuola che sia trampolino di lancio verso la vita adulta, che formi, come voleva Don Orione, buoni cittadini e buoni cristiani.

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Qual è la situazione attuale e quali sono le prospettive future dell’Istruzione e Formazione Professionale, alla luce della recente riforma della IP e della necessità di rinnovamento del Repertorio Nazionale IeFP? È stato questo l’interrogativo al centro del Seminario svoltosi a Roma il 2 luglio scorso, presso la sede ACLI di Via Marcora. Hanno preso parte all’incontro i rappresentanti dei principali enti di FP di ispirazione cattolica aderenti a FORMA (Associazione Nazionale Enti di Formazione Professionale).

L’evento, introdotto dalla Presidentessa di FORMA Nazionale Paola Vacchina, ha permesso di fornire una panoramica sulla manutenzione del Repertorio nazionale IeFP in varie chiavi: con il contributo FORMA; nel rapporto con le Istituzioni; nel contesto della nuova Istruzione Professionale.

La prima evidenza emersa durante il Seminario è quella del rinnovo del Repertorio nazionale della IeFP, in Coerenza con l’Accordo 27.07.201.
La Proposta di FORMA mira a realizzare:
1. Nuove figure/indirizzi IeFP
2. Aggiornamento di figure/indirizzi già presenti nel Repertorio IeFP.

Il Metodo si basa su:
• ricognizione di figure (e/o indirizzi) innovative dell’offerta formativa IeFP attualmente in programmazione nei sistemi regionali, frutto di curvature territoriali delle figure nazionali
• individuazione di nuove figure, rispetto a quelle presenti nel Repertorio IeFP o riconducibili ad esse mediante curvatura regionale, sulla base dei fabbisogni (emergenti/prospettici) rilevati attraverso confronti con qualificati stakeholders del mercato del lavoro (associazioni di rappresentanza, organizzazioni lavorative, tecnici di settore, ecc.)
• referenziazione delle figure ad ATECO/2007 e CP/2011 nonché a livello EQF secondo la metodologia di cui al primo Rapporto italiano di referenziazione delle qualificazioni al Quadro europeo EQF (Accordo Stato-Regioni del 20 dicembre 2012 recepito con decreto interministeriale del 13 febbraio 2013)

La Proposta metodologica FORMA sulla conferma dell’attuale approccio descrittivo a «banda larga» dello standard, ma pare necessaria una sua rimodulazione.
Per rimodulazione dell’approccio descrittivo a «banda larga» della figura nazionale si intende:
• nuova struttura di “composizione/combinazione” dello standard nazionale (parte generale + parte di indirizzo della figura) funzionale ad assicurare l’aggancio con la pluralità di profili regionali
• raccordo con l’Atlante del lavoro e delle qualificazioni (INAPP) per tutte le qualificazioni sul territorio nazionale così come previsto dal Decreto legislativo n. 13/2013 in tema di apprendimento permanente, validazione e certificazione delle competenze

I Prossimi passi mirano a:
• Approfondire la conoscenza della nuova proposta metodologica (recepita dal tavolo tecnico delle Regioni) tra i soci FORMA attraverso:
• Pianificare di seminari territoriali, dedicati alla modellazione di profili regionali di qualifica secondo la nuova impostazione metodologica
• Animare il confronto con le Regioni e P.A. meno coinvolte nel processo nazionale di aggiornamento del Repertorio IeFP attraverso:
• Presentare schemi esemplificativi del possibile aggiornamento delle figure esistenti e di individuazione di nuovi profili regionali

Per quanto riguarda il rapporto con le Istituzioni, il Dott.Mauro Frisanco (rappresentante della P.A. di Bolzano nel gruppo interistituzionale nazionale per la manutenzione del sistema IeFP), ha parlato dei tre ambiti di lavoro su cui si deve muovere: Repertorio IeFP; Standard delle competenze di Base; Certificazione. Il tutto articolato in varie fasi di attuazione. Al momento sono 10 le regioni che partecipano sistematicamente al gruppo tecnico.

I due interventi conclusivi sono stati focalizzati sulla manutenzione del Repertorio Nazionale nel contesto della nuova IP. Il Dott.Mattia Dolci (esperto sistemi formativi Noviter) ed il Prof.Giulio Maria Salerno (docente presso l’Università di Macerata).

Il Prof.Dolci si è soffermato sui diversi nodi che non sono stati risolti con il D.lgs. 61/2017, ma rinviati a decreti attuativi:
• Regolamento del MIUR, di concerto con MLPS, MEF, Min. Salute, previa intesa in sede di CSR e PA
Decreto del MIUR, di concerto con MLPS, MEF, previa intesa in sede di CSR e PA
• Accordo in CSR
• Decreto del MIUR, di concerto con il MLPS, previa intesa in sede di Conferenza unificata
• Intese MIUR e Regioni per definire i criteri generali dei corsi annuali per esame di stato

I punti su cui focalizzare l’attenzione sono:
• La necessità di disciplina della IeFP da parte di tutte le Regioni. Non può esserci offerta sussidiaria senza disciplina regionale e relativi standard formativi e di articolazione dell’offerta;

• L’accreditamento degli IP che intendono erogare la IeFP. Non può essere ipso iure; deve essere richiesto il rispetto di determinati requisiti professionali, strumentali e strutturali.

Per quanto riguarda le disposizioni finali, è previsto un Iter di attuazione del provvedimento. E’ attesa l’approvazione del decreto interministeriale, che renderà operative le disposizioni contenute nell’Intesa. Una volta approvato il D.I., le Regioni hanno 90 giorni di tempo per sottoscrivere appositi Accordi territoriali con gli Uffici Scolastici regionali, definendo:
• Modalità operative di realizzazione dei percorsi in sussidiaria, nel rispetto dei criteri generali definiti dalla disciplina nazionale;
• Criteri di riconoscimenti dei crediti formativi per l’accesso agli esami di Qualifica/Diploma IeFP da parte degli studenti della IP e per i passaggi tra i sistemi formativi.

Oggetto dell’intervento del Prof.Salerno è stato il D.Lgs. 61/2017, con i relativi scenari ed implicazioni per la IeFP.

I due atti fondamentali di attuazione sono tuttora in fieri:
A) il regolamento «quadro» ex art. 3, comma 3
B) Il decreto ex art. 7, comma 1, sui raccordi tra IP e IeFP e sulla sussidiarietà (invertita!)
C) A seguire altri atti, importanti per la IeFP.

E’ pronto, invece, l’Accordo Stato-Regioni ex art. 8, comma 2, sui passaggi tra IP e IeFP, che disciplina le fasi di passaggio fra IP e IeFP.

Cosa succede se gli atti attuativi non saranno approvati?
Un’importante parte del D.Lgs., quella relativa alla IeFP, rimane vigente: si tratta delle «norme generali sull’istruzione» stabilite nel decreto:
1) La presenza dei due pilastri (IP e IeFP) dell’istruzione professionalizzante con pari dignità
2) il diritto di scelta tra IP e IeFP
3) il quarto anno della IeFP assicurato dopo la qualifica
4) il corso annuale per l’esame di Stato
5) la Rete delle scuole professionali istituita ma non organizzata
6) Il riconoscimento della qualifica e del diploma professionale come titoli di studio correlati a quelli rilasciati dalla IP nel «Repertorio nazionale dei titoli etc.»

La parte sulla IP non si potrà applicare:
- Non si applicano i nuovi indirizzi di studio della IP (con tutto il nuovo assetto organizzativo e didattico), né le regole sui raccordi e passaggi con la IeFP, né la nuova sussidiarietà (previo accreditamento regionale e nel rispetto degli standard formativi stabiliti dalla Regione): e le preiscrizioni già effettuate?
- La disciplina previgente – compresa la parte sulla sussidiarietà - non si applica a partire dall’a.s. 2018-2019 gradualmente, a partire dalle prime classi.
- Occorre una norma di legge (ad esempio, con decreto-legge) per ripristinare transitoriamente l’applicazione della disciplina previgente alla IP (consentendo transitoriamente la precedente sussidiarietà?).

Come è evidente, molte sono le domande e le ipotesi che restano aperte. Alla proposta di FORMA, per un confronto con Istituzioni nazionali e territoriali, si affiancheranno incontri e seminari a livello locale, per parlare dell’argomento e rendere possibile un vero rilancio della IeFP, visti gli sconvolgimenti legislativi e politici in atto.

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Giovedì, 05 Luglio 2018

Roma - Nuove sfide per gli Endo-fap

Da ieri fino a venerdì i formatori, direttori, coordinatori e personale amministrativo delle sedi Endofap si riuniscono a Roma per l'appuntamento annuale di formazione e aggiornamento.

Il tema di questo corso riassume le linee di riflessione e di cambiamento dei Centri di Formazione Professionale orionini: "Nuove sfide per la didattica nella scuola digitale", ovvero come mantenere alta l'attenzione e la cura per la relazione con i ragazzi e tenere il passo con i moderni mezzi che si possono utilizzare nella didattica, dal tablet alle classi virtuali.

I partecipanti, provenienti da Mestre, Borgonovo Val Tidone, Fano, Roma, Palermo e Paternò, hanno ascoltato nella mattinata l'intervento di don Gianni Giarolo, vicario provinciale, che ha richiamato al modello di Don Orione, uno "strano" prete, cioè un uomo capace di cercare nei gesti concreti di incontro con i ragazzi la realizzazione dei principi educativi, più che di costruire un modello pedagogico; a seguire il professor Michele Pellerey, pegagogista salesiano e docente alla Pontificia Università Salesiana di Roma. Don Pellerey ha portato al centro il ragazzo come protagonista attivo dell'apprendimento, in un contesto che il formatore può plasmare per favorire l'emergere di quelle competenze umare e anche professionali così richieste dal mondo del lavoro: saper lavorare in gruppo, essere autonomi, saper comunicare.

Nel pomeriggio il gruppo si è recato nella "Patagonia Romana", ovvero nel quartire Appio, che San Pio X aveva così chiamato nell'inviarvi Don Orione ad assistere i poveri che vivevano là, fuori le mura della città. La visita alla Curia Generale dell'Opera Don Orione, che ha sede in quella zona, è stata guidata da Don Fernando Fornerod, consigliere generale che si occupa della pastorale educativa e scolastica: una prima tappa nell'archivio dell'opera dove sono custoditi con grande cura da don Giuseppe Vallauri e Padre Jorge le lettere, i testi autografi e le fotografie di Don Orione, oltre a numerosi altri documenti sulla storia della Congregazione dalla sua nascita.

Seconda tappa la visita agli uffici della Curia ed una chiacchierata distesa e familiare con don Fernando, accompagnata da bevande fresche per il ristoro degli ospiti, preparate con grande premura da don Gianpiero Congiu, direttore della comunità. Don Fernando ha sottolineato più volte che quella casa è la casa di tutti gli orionini, provenienti da tutte le parti del mondo e questo clima di famiglia si è concretizzato nella celebrazione della Santa Messa.

Al termine c'è stato un breve incontro e un saluto con il Padre Generale, don Tarcisio Vieiria, il quale, in una sintonia di pensiero con quanto detto pocanzi don Fernando, ha ringraziato i presenti di essere passati "da Casa, perché questa è un po' come la casa della mamma e del papà: i figli possono essere lontani, ma poi tornano a ricongiungersi con la famiglia".

Dopo una passeggiata per il centro di Roma, da Piazza di Spagna fino a Piazza Navona, una piacevole serata in un ristorante tipico ha concluso la giornata ed ha ancor più rinforzato quel clima bello di amicizia, di confronto e di condivisione che ha caratterizzato anche gli altri momenti.

 

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Nella bella giornata di sole, gradevolmente ventilata, di domenica 24 giugno, al chiudersi dell’anno sociale, il Movimento Laicale Orionino del Polo campano con parecchi altri amici pugliesi e lucani che orbitano attorno all’opera orionina in Irpinia, si è ritrovato presso il Centro medico sociale “Don Orione” di Savignano Irpino per un’ultima giornata di formazione al carisma, prima di godersi l’imminente pausa feriale propria dell’estate ormai alle porte.


Oltre cinquanta i partecipanti all’incontro che si è sviluppato con una prima riflessione, proposta da Don Nello Tombacco, sul tema “Uno per tutti e tutti per uno” prendendo così spunto per nuovi propositi e impegni di bene da quella che è stata l’esperienza di vita dei celebri moschettieri francesi creati dalla fantasia romanzesca di A. Dumas. Un tema in grado, fatte le debite implementazioni con la parola di Don Orione, di Papa Francesco e dell’attuale cultura, di ravvivare la specifica coscienza dell’appartenenza al nostro movimento di famiglia. Un richiamo di tal genere, d’altronde, lo ritroviamo proprio tra gli scritti di Don Orione, come ad esempio nella frase introduttiva scelta per la giornata: “Non vi ha nulla di più caro a Gesù Cristo, nulla di più prezioso della fraterna carità; ond’è che noi dobbiamo, o miei cari, adoprare ogni cura per conservarla ed accrescerla (…) sì da essere, in Cristo, uno per tutti e tutti per uno”.


Fatta quindi una breve pausa distensiva, ci si è ritrovati in cappella per la celebrazione eucaristica alla quale è seguito il pranzo, utile a rinsaldare vecchi vincoli amicali e a generarne di nuovi dal momento che, con piacevole sorpresa dell’organizzatore, si sono visti parecchi volti nuovi, intenzionati a intraprendere un percorso spirituale in seno alla congregazione orionina.
Prima del ringraziamento e del saluto conclusivo da parte del direttore della casa è stata proposta la possibilità di acquistare il libro di Don Achille Morabito “Tanto per cominciare”, sull’introduzione allo studio dei vangeli, assicurando che il ricavato sarebbe stato interamente devoluto al bene delle missioni orionine.


Al termine, con i saluti e i ringraziamenti di rito, i partecipanti si sono dati appuntamento per il prossimo mese di ottobre, in occasione della celebrazione del mese missionario.

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Giovedì 28 giugno, presso la Sala Don Sterpi del Piccolo Cottolengo Milanese, si è svolto il corso di alta Formazione sui contratti di lavoro atipici.


L’Evento è stato organizzato dall’ARIS, l'Associazione Religiosa degli Istituti Socio-sanitari: l'Associazione è attiva in ambito nazionale da oltre cinquant’anni e rappresenta una realtà di Istituzioni particolarmente vasta e complessa, sia per le finalità che per l’eterogeneità delle attività sanitarie e socio-sanitarie. Aris, oltre agli aspetti specifici del contratto di lavoro, è da sempre attenta alla formazione e all'aggiornamento, per fornire alle strutture aderenti strumenti utili ed efficaci.

I relatori del corso sono stati i professionisti dello Studio Costantino & partners hanno illustrato i temi oggetto della formazione ad una platea di allievi composta da molti responsabili operanti nel settore Risorse Umane in strutture Lombarde aderenti all’Associazione.

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Venerdì, 15 Giugno 2018

Milano - Tiratori d'arco

Silenzio. Concentrazione. Pazienza. Il tiratore d’arco tende la corda, attende l’attimo giusto. E scocca la freccia. Se ha considerato il vento e la distanza, se conosce il suo arco e il bersaglio, se ha saputo cogliere l’istante giusto, la freccia fa centro. È un’immagine affascinante che ben si presta a raccontare qualcosa dell’altrettanto difficile compito di affiancare un ragazzo che affronta l’adolescenza in tutte le sue complesse sfaccettature, prende le misure con la realtà che ci circonda, cresce, vive.
C’è la stessa pazienza la stessa attesa dell’attimo giusto per scoccare la freccia che non è mai quello che ci aspetteremmo, quello che vorremmo. Non siamo noi a decidere dove tira il vento e non è certo possibile deviarlo o modularne la forza a nostro piacimento. Al contrario è necessario mettersi in discussione, osservare, ascoltare, capire.
C’è la stessa distanza. Portare a mano la freccia fino al bersaglio e conficcarla nel centro da dieci punti sarebbe molto più semplice, ma non sono queste le regole del gioco. Si lancia una freccia da decine di metri di distanza: educare è anche saper rimanere al proprio posto.
L’arciere esperto scocca la freccia vedendo già dove andrà a conficcarsi. C’è la stessa progettualità, lo stesso sguardo attento e concentrato sul ragazzo, la stessa voglia di centrarne la vita per poi decentrarsi e lasciare che la freccia faccia il suo corso.
Tiratori d’arco vuole essere tutto questo. Uno strumento utile per preparare incontri e momenti di riflessioni in gruppo, ma prima ancora una raccolta per tutti, una piccola lettura serale, uno spunto per accompagnare un momento di riflessione personale o una passeggiata.

Questo il libro scritto da due orionini DOC! Don Alessandro Di Gangi e Federico Lucrezi, lo puoi trovare QUI: Tiratori d'Arco: venti storie brevi per educare raccontando

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Caro Don Orione, caro padre, abbi pazienza con noi, perdonaci e continua ad aiutarci, intercedi per noi, perché nelle decisioni che prendiamo nelle nostre Case e nelle parole e eni gesti delle nostre giornate di lavoro sia sperimentabile per gli altri e per noi stessi la misericordia del Signore Gesù.

Sono le parole di uno dei partecipanti al VII Convegno apostolico che, al termine dei lavori, sono stati invivati a scrivere un loro pensiero su una cartolina da indirizzare ad un destinatario a piacere.

Ciascuno si porta a casa un ricco bagaglio di stimoli e riflessioni: l'amore sconfinato e ardente di Dio per l'uomo, di cui noi siamo tramite per gli altri attravero i gesti di misericordia, come ha dello Monsignor Viola, Vescovo di Tortona, nella sua meditazione sul significato della misericodia; l'utilizzo di nuovi strumenti per l'annuncio del Vangelo, perchè è per tutti e quindi non esiste differenza nell'annuncio tra "normali" e disabili, proposto da suor Veroniva Amata Donatello, dell'ufficio catechistico nazionale della Conferenza Episcopale Italiana; lo sforzo di rendere concreti e misurabili gli indicatori della qualità di vita, come ha proposto Massimo Giordani dellla Qu. Be. Srl; l'esperienza di accoglienza e inclusione della Fondazione Orione 80 Onlus; il modello di welfare aziendale realizzato dalla Fondazione Opera Immacolata Concezione, illustrato da Fabio Toso.

Ciascuno porta a casa il ricordo dei volti e delle mani delle persone incontrate, le chiacchiere, il confronto, le risate.

Ciascuno torna a casa un po' più ricco e consapevole di avere una grande responsabilità: essere oggi, ogni giorno, il cuore e le mani di Don Orione, consumarsi nella cura dei più fragili con un amore che trovi la sua sorgente e la sua forza in Colui che ha donato interamente la sua vita per l'uomo.

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Ieri, mercoledì 6 giugno 2018, si è aperto all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano il VII Convegno Apostolico “Tra tecnica e prossimità: alle radici della relazione di aiuto” che continuerà per i prossimi giorni a Montebello della Battaglia in Villa Lomellini.
Alle 8.30 ad accogliere i vari partecipanti c’è stato un gustoso buffet di dolci e un caffè di benvenuto che hanno permesso di iniziare al meglio la giornata.
Come da tradizione è il Preside della facoltà di scienze della formazione dell’Università, dott. Luigi Pati, ad aprire il convegno, salutando i presenti e dando un primo assaggio delle tematiche che si affronteranno durante la giornata e nei giorni successivi; si parla di “relazione d’aiuto” dove bisogna imparare ad avvertire i bisogni dell’altro anche in modo silenzioso. “La relazione di aiuto non può creare dipendenza, ma può favorire la capacità della persona a vivere”.
Al dott. Pati segue Don Aurelio Fusi, Direttore Provinciale, il quale ricorda che questo convengo è tradizione, è un posto dove conoscere il nostro fondatore San Luigi Orione, un posto dove incontrare persone che ogni giorno, con i loro gesti, fanno nascere delle ricchezze che hanno un significato culturale e spirituale.
“Cercare di mantenere in vita la memoria, facendo rinascere i ricordi del passato” è la frase che introduce Eugenio Borgna, primario emerito di psichiatria dell’ospedale Maggiore di Novara, che sviluppa il suo intervento su tre macro concetti: noi stessi siamo un colloquio, il termine di sofferenza psichica, il valore del tempo. Il professor Borgna enfatizza il potere delle relazioni e delle nostre emozioni all’interno delle relazioni stesse dicendo che “Noi siamo in relazione continua. Anche gli incontri più banali ci mettono di fronte a questo e dobbiamo assumerci la responsabilità.” Non siamo tenuti ad ascoltare solo le parole ma capire anche gli sguardi e le emozioni.” Utilizza il termine sofferenza psichica perché “la sofferenza è una parola tematica che raccoglie in sé tutte le forme di dolore” e propone dunque un cambiamento nel linguaggio, “non chiamando le persone pazze, matte o dementi, ma sofferenti psichici”. In conclusione al suo intervento pone l’accento sul concetto del tempo come esperienza vissuta, esperienza personale che è diverso dal tempo oggettivo che si misura in giorni, ore minuti e secondi.
“Tra etica e professionalità” è l’argomento trattato da Davide Gandini, segretario generale del Piccolo Cottolengo di Don Orione di Genova. L’intervento di Davide tratta del regolare le pratiche che si hanno in una Casa, ma che “essere preparati e competenti è una situazione necessaria ma non sufficiente” perché la cura della persona è l’amore, ed è “insieme di atti, gesti ed emozioni che ci fanno incontrare gli uni gli altri”. Cita Don Orione ricordando che lui ha aperto le porte alle persone che avevano bisogno e non avevano riparo.
La mattinata viene conclusa con l’intervento di Roberto Franchini, Responsabile Area Strategica, Sviluppo e Formazione Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza, con la tematica de “Il paradigma esistenziale”. Roberto ha messo in relazione il suo intervento con il welfare nei giorni nostri, auspicando un superamento della classica impostazione di welfare verso un “paradigma esistenziale”, che ponga al centro la persona nella sua interezza. L’utilizzo dello strumento del progetto di vita, unito a una rivoluzione di senso e di significato delle principali pratiche assistenziali ed educative, conduce all’interno del nuovo paradigma. Tale rivoluzione stravolge le fondamenta stesse della relazione d’aiuto, andando a incidere su ogni ambito di essa, dall’impianto organizzativo all’atteggiamento del professionista che si prende cura fino alla governance del welfare. Roberto Franchini ha poi esemplificato come tale rivoluzione paradigmatica si può concretizzare all’interno delle organizzazioni, in particolare quelle orionine.
Nel primo pomeriggio, a seguito di un gustosissimo buffet che ha fatto da contorno ad un momento di incontro tra i vari partecipanti, al primo piano dell’Università sono stati svolti 4 workshop tenuti da: Vincenzo Alfano, psicologo psicoterapeuta e dottore in ricerca in scienze psicologiche, Marco Bertelli, Direttore scientifico CREA, Presidente SIDIN - Società per i disturbi del neurosviluppo e Lucia Della Rovere, Direttore Sanitario Istituto Don Orione Pescara e Federica Propetto, PCDO Santa Maria La Longa.

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