"Dove finirà la nostra mano, là comincerà la mano di Dio."
Don Orione

Ieri, venerdì 11 maggio si è riunito il Comitato Tecnico Nazionale presso il CFP Endofap Sicilia Paternò.

L’incontro è iniziato con la presentazione da parte di Roberto Franchini con una panoramica delle sfide che vedono coinvolti gli Endo-Fap in questo anno e in quelli a venire. Successivamente è stato il momento di Don Massimiliano Sabbadini, presidente nazionale CONFAP.

Don Massimiliano ha fatto un intervento dal titolo “Lavoro e formazione nel cattolicesimo sociale” portando la sua passione per il mondo oratoriale e giovanile sfociata nell’educazione e formazione professionale. Gesù dice che l’uomo è come il seme che ha bisogno di attenzione e cure, così l’educatore deve fare con i ragazzi. Usa le memorie del card. Tettamanzi per avviare il discorso sui ragazzi e sul crescerli educando, tramettendo valori cristiani e di vita. Passa poi al grande insegnamento di Don Bosco, citando l’avvenimento del dicembre 1841 in cui il Santo durante una messa di primo mattino a Torino conosce un ragazzotto senza genitori e senza istruzione con il quale riesce a legare ed instaurare un rapporto di fiducia per istruirlo sia scolasticamente che religiosamente.

A seguire Federico Carollo con l’intervento “L’allungamento della filiera formativa”. Federico ha spiegato quelle che sono le tendenze e le skills che si cercano nella formazione 2018-2020, la filiera formativa si allungherà, sia a monte che a valle, ma questo permetterà una qualità maggiore. Il modello di formazione deve puntare sull’innovazione, sulla progettazione e sullo sviluppo.

Sempre Federico chiude i lavori del venerdì con la riforma del terzo settore; inizia spiegando la struttura delle Onlus delle Associazioni e delle Fondazioni. Pone l’attenzione sulle finalità che devono avere gli enti del terzo settore e in che ambiti operare (ambiente, cultura, turismo, solidarietà, lavoro, sport, diritti… e soprattutto formazione). Spiega la posizione attuale dei nostri enti orionini, ma tale posizione, per molti di questi, dovrà subire un cambiamento per adeguarsi alla riforma.

La riunione si concluderà in data odierna, dopo il pranzo con le partenze dei vari rappresentanti.

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Dal 27 aprile al 1° maggio si è svolto a Torino il corso di Formazione per animatori orionini dal tema "Sale della terra e luce del mondo". Le comunità di Milano, Torino, Fano, Roma, Reggio Calabria e Palermo hanno scelto due giovani che potessero partecipare, impegnati attivamente nella pastorale giovanile orionina, con lo scopo di riportarne i frutti nelle realtà di appartenenza. I consiglieri Don Leonardo e Don Maurizio, aiutati da Francesca De Negri e dai chierici Riccardo Vanoli e Roberto Luciano, hanno guidato i giovani in questo percorso formativo, alla riscoperta delle seguenti tematiche: CHIAMATA, INCONTRO, DONO, STRADA, mettendosi in gioco in attività di ogni genere.

Partendo dall'incontro di mamma Carolina e papà Vittorio Orione fino all’apertura del collegio di San Bernardino, gli animatori hanno fatto memoria delle tappe della vita di Don Orione, fondamentali per la nascita della Congregazione.

Pontecurone, Voghera, Torino e Tortona sono stati i luoghi cardine per la scoperta della sua vocazione, a partire dalla nascita, l'esperienza nell'Ordine Francescano, poi con San Giovanni Bosco e nel seminario diocesano di Tortona. La scelta di vivere quest'occasione di crescita umana e spirituale a Torino è legata al fatto che sia luogo di incrocio di numerosi santi, a cui don Orione si è ispirato per la sua attenzione ai giovani, ai disabili e ai più sofferenti.    
venerdì e sabato, infatti, i giovani hanno avuto l'occasione di visitare il Santuario di Maria Ausiliatrice dei salesiani di Don Bosco, a Valdocco; la chiesa della Consolata, luogo di preghiera di numerosi santi sociali piemontesi; la Piccola Casa della Divina Provvidenza, o comunemente chiamata Cottolengo, fondato da San Giuseppe Benedetto Cottolengo.

Grazie agli incontri con i formatori di ANIMAGIOVANE, i giovani hanno approfondito il significato di ANIMARE, un insieme di Accoglienza, Nucleo, Identità, Metodo, Ambiente, Responsabilità ed Esperienza. Si sono messi in gioco per imparare le tecniche di animazione da palco, attraverso laboratori e lavori di gruppo, e le componenti fondamentali di un incontro di animazione: linguaggio, fisicità e tempo. Hanno messo a disposizione di tutto il gruppo i propri talenti, superando i propri limiti con creatività, fantasia, passione, forza e con una grande voglia di migliorarsi. Hanno subito sperimentato quanto appreso nell’organizzazione di una festa dal tema “The Bridge” per il gruppo di giovani orionini dell’oratorio di Torino, ricordando le parole di Papa Francesco di costruire ponti e abbattere i muri che ci dividono.

Lunedì pomeriggio i ragazzi hanno incontrato Roberto Franchini, il quale ha parlato dell’identità dell’animatore, in cui dovrebbero essere presenti in perfetto equilibrio tre figure: Narciso, Edipo e Animatore e quindi la voglia di divertirsi e fare divertire, il senso del dovere e i valori morali. Ha aiutato i nostri animatori a capire concretamente come dover intervenire a contatto col ragazzo, senza cadere nella tentazione di interrogarlo, valutarlo o consigliarlo ma aiutandolo a trovare da solo la soluzione al proprio problema. L'animatore deve essere empatico!

L’obiettivo da tenere a mente è di rafforzare i ragazzi, riducendo al minimo le regole senza eliminare i rischi, ma piuttosto educarli a gestirli. Ha ricordato le parole di Don Orione: “per educare un fanciullo occorre fare del bene davanti a lui, fare del bene a lui stesso e far fare del bene a lui. In questa dimensione di bene visto, ricevuto e fatto, egli non resisterà a diventare quale lo vorrete”.

Martedì mattina Francesca De Negri ha aiutato i nostri animatori a riflettere insieme sul Metodo paterno-cristiano, che Don Orione ci ha lasciato, rielaborando il metodo preventivo di Don Bosco. L'obiettivo di Don Orione era quello di portare Cristo a tutti e il metodo paterno-cristiano è basato sui tre concetti: Spirito di famiglia, Religione, Ragione e Affettività. Il ragazzo si deve sentire accolto e accettato dal suo animatore pur comprendendo la diversità dei ruoli come in un rapporto paterno. L'educazione dei giovani non è solo questione di cuore ma anche di ragione e di certo il nostro fine è quello di "avvicinare il cuore dei giovani per farne cristiana la vita". La formazione è frutto di relazione, di amore che mette al centro la persona e il suo sviluppo integrale: spirito, mente e cuore.

I giovani che hanno partecipato a questa esperienza hanno messo in luce, in un momento finale di verifica, tutte le emozioni provate in questi giorni, tra tutte la stima e la professionalità che gli è stata mostrata dai propri formatori e la sorpresa di essersi messi in gioco mostrando le proprie capacità e i propri difetti senza riserve; di essersi sentiti accolti dal gruppo, avvolti in uno spirito di famiglia che è proprio della congregazione orionina e che permette ai ragazzi di sentirsi ovunque a casa.

Io non vi raccomando le macchine, vi raccomando le anime dei giovani, la loro formazione morale, cattolica, intellettuale. Curatene lo spirito, coltivate la loro mente, educate il loro cuore! Vi costerà fatica, vi costerà lacrime, disinganni e dolori. Ma volgete lo sguardo a Gesù e pensate che lavorate per Lui”. (San Luigi Orione)

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“A 75 anni ho raggiunto l’età della pensione, ma poiché sono un fratello religioso, da Don Orione si smette di lavorare solamente quando non si ha più l’uso della ragione. E così da ormai 10 anni anche se non insegno più, di certo non mi annoio”
Classe 1933, Fratel Renzo Zoccarato è un’istituzione dell’Istituto Berna di Mestre. Ha insegnato per 50 anni agli allievi del Centro Professionale ed è difficile trovare persona che almeno di nome non lo conosca.
Statura media capello brizzolato, aspetto un po’ burbero (ma solo in apparenza), ha 85 anni ed è ancora più attivo che mai. Originario di Santa Giustina in Colle (PD) e primo di nove figli, se ne andò giovanissimo dal suo paese per studiare in un collegio dell’Opera Don Orione a Montebello della Battaglia, vicino a Pavia. È proprio in quel luogo e in quel tempo che iniziò ad avvicinarsi alla figura del Santo e a far propri i suoi valori ed insegnamenti.
Fratel Renzo arriva al Berna nel 1959 quando ancora la scuola aveva la sua sede principale in Via Manin.

“Dovevo ancora completare gli studi - racconta - ma allo stesso tempo mi vennero affidati 75 ragazzini. Insegnavo e frequentavo la scuola con loro, dormivamo nelle stesse camere. Era un rapporto intenso a 360 gradi.”
L’insegnamento per Fratel Renzo è sempre stata una ragion di vita. “Facendo scuola - spiega - ho cercato di formare dei buoni cristiani e degli onesti cittadini, tecnicamente preparati e capaci di guadagnarsi onestamente il pane con il lavoro, proprio come voleva Don Orione. Oggi gli insegnanti devono capire che il loro non è un mestiere ma una vera e propria missione.  I ragazzi devono essere costantemente impegnati; è necessario coinvolgerli, interessarli, e farli lavorare tanto in classe. Se si riesce ad entusiasmarli, lo studio diventa più leggero e tutto è più facile.”

Dal 1969 Fratel Renzo mantiene i contatti con le aziende presso le quali i giovani vanno a fare esperienze di lavoro, segue i ragazzi quando, usciti con i loro attestati di qualifica, cercano un posto. Con pazienza e grande diplomazia ne ha sistemati davvero tanti. Numerose sono ancora oggi le ditte che lo contattano per chiedergli di indicare loro qualche bravo meccanico o elettricista.
“Ho mantenuto un ottimo rapporto con la maggior parte dei miei ex allievi - afferma con orgoglio - ed oggi li ritrovo spesso ad occupare ruoli importanti all’interno di aziende ed officine. Mi sono riconoscenti e mi vogliono bene. Non tanto perché ho trovato loro un posto di lavoro, ma perché sono riuscito a trasmettere l’amore e la passione per ciò che studiavano.”

Altro caposaldo per Fratel Renzo è la famiglia. “Don Orione - spiega - aveva un ricordo ammirato e grato della sua famiglia e rimandava ad essa come ad una fonte di buone esperienze e di insegnamenti, un patrimonio superiore a qualsiasi altro tipo di eredità. Ho sempre insistito e pregato affinché i miei allievi potessero formare una famiglia sana. È di questo che ha bisogno il mondo”.
Da tantissimi anni, quasi come fosse un passatempo, con grande pazienza e perseveranza, Fratel Renzo raccoglie materiale e oggetti vari che poi smonta e riassembla ed il cui ricavato va’ in favore delle missioni orionine. Durante la giornata non si ferma un attimo. A fare il riposino pomeridiano non ci pensa nemmeno. “Tutto tempo perso; solo la notte è fatta per dormire - spiega con convinzione - e se si è stanchi si dorme meglio!”

“Finché la salute me lo permetterà - conclude Fratel Renzo - ho intenzione di continuare a servire Don Orione come ho sempre fatto ma il regalo più bello sarebbe l’arrivo di qualche altro Fratello religioso a cui dare in eredità il mio lavoro. La Provvidenza è grande e sono certo che il nostro Santo saprà aiutarci ancora.”

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Sono disponibili online i video degli interventi del XXIII Convegno Amministrativo, svoltosi a Montebello della Battaglia.
Il Convegno di quest’anno si è sviluppato in una settimana ed ha avuto al suo interno il I Convegno per i Santuari e le Parrocchie ed il VI Convegno per le Case Religiose di Ospitalità.

"Chi più ordinatamente e meglio lavora raccoglie il meglio della civiltà e i frutti più squisiti del progresso umano. Quante gioie pure serene si celano nella fatica!"
(San Luigi Orione - V064 T262 P262)

La fatica che accompagna quotidianamente il nostro impegno nella conduzione delle Opere Orionine, non è un inutile peso se riusciamo a scorgere tra le pieghe delle norme e degli adempimenti imposti la “gioia pura” che deriva da un lavoro BEN FATTO. Attendere in modo ordinato e completo alle mille incombenze che il nostro ruolo di amministratori prevede, non solo è indispensabile alla corretta gestione delle attività che ci sono affidate ma ci mette nella condizione di raccogliere i frutti migliori della civiltà e del progresso. E di dare il nostro significativo contributo all’Umanità e al suo sviluppo.

Qui di seguito i video interventi.

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"Non è bene che l'uomo sia solo" (Genesi 2,18)
Si è svolto domenica 8 aprile, presso l'auditorium Masetti dell'Opera Don Orione di Fano, il primo di un ciclo di incontri aventi per tema: "Dove io e te siamo noi. Viaggio nei luoghi della relazione."
Dopo una breve relazione introduttiva sulla storia e sulle attività dell'Opera in territorio fanese da parte di don Giorgio Cwiklak e del dott. Fabio Facchini, rispettivamente direttore dell'istituto e coordinatore della comunità per madri e gestanti, si è entrati nel vivo del tema da affrontare con l'intervento di Tommaso Foppa-Pedretti, professional coach e formatore di grande esperienza, che ha parlato al numeroso pubblico presente in sala delle dinamiche relazionali nei luoghi di incontro.
Partendo da un'acuta analisi etimologica dei due termini chiave (il sostantivo "dinamica" e l'aggettivo "relazionale") si è rilevato come l'idea ad essi sottesa sia quella di un'energia e di una vitalità che si generano nella connessione tra le persone, le quali sono chiamate metaforicamente a varcare delle porte; proprio in questi passaggi si può stabilire la relazione tra un "io" e un "tu". Tale dinamica relazionale è così intima all'individuo che uscirne equivarrebbe a snaturare la sua stessa essenza di essere umano.
Ma le cose, continua Foppa-Pedretti, a volte si complicano perché, all'interno di una relazione, scegliamo di occupare posizioni che conducono ad un'assenza di armonia, la quale non può che generare incomprensione e conflitto.
Sono state pertanto illustrate le quattro posizioni relazionali-tipo in una successione che va dalla massima "chiusura" del soggetto alla sua massima "apertura".
La prima è quella dell'IO che isola i propri sensi e ignora tutto ciò che gli è intorno. Il suo è uno sguardo che non vede, le sue parole e le sue azioni annullano la relazione.
Segue la posizione dell'IO E L'ALTRO, in cui quest'ultimo, pur presente, non ha diritto di cittadinanza all'interno dello spazio dell'io, dove i soli concetti operativi sono quelli della distanza, della separazione e della differenza. È dentro questa posizione che nasce il conflitto, è in questo luogo che domina la paura dell'altro che non si conosce, è qui che lo sguardo vede solo sé; le parole e i gesti che ne conseguono ostacolano dunque la relazione.
La terza posizione è quella dell'IO E TE, dove finalmente lo sguardo è rivolto al secondo termine del binomio e le parole e le azioni che l'io produce aprono la relazione. I concetti su cui essa fa perno sono quelli di prossimità, accordo, intesa, sintonia, armonia e fiducia; il verbo che la sintetizza al meglio è lo "stare".
Infine, vi è il NOI, l'ultima e la più "acrobatica" (così l'ha definita il relatore!) delle posizioni, in grado di coinvolgere una pluralità di persone attivando tutta una serie di atteggiamenti e pratiche costruttive. Lo sguardo stavolta è posato sul mondo, la relazione si amplia, il verbo che ne racchiude il senso profondo è "costruire".
A conclusione del suo intervento, molto apprezzato dall'uditorio, Foppa-Pedretti ha sottolineato come, in definitiva, la chiave di una buona relazione sia l'atto dell'accogliere il prossimo.
È seguita la proiezione del film "L'insulto" del regista libanese Ziad Doueiri, selezionato dall'esperto cinematografico Luca Caprara. La pellicola, candidata all'oscar 2018 per il miglior film straniero, ha messo in scena, attraverso una regia pregevole e delle ottime prove attoriali da parte dei due protagonisti, la parabola di una dinamica relazionale che, sfociata drammaticamente in un aperto e teso conflitto, si conclude con il sofferto e commovente riconoscimento reciproco dell'altrui dignità di essere umano.
L'intensa giornata, così ricca di stimoli e riflessioni, è terminata con un rilassante e conviviale aperitivo offerto a tutti i partecipanti dal comitato organizzativo dell'Opera Don Orione.

Il prossimo incontro è domenica 6 maggio ore 17.00 con la relazione della prof.ssa Rosella Persi (Docente di Pedagogia dell'Università di Urbino).

 

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Nella nuova Sala Don Pensa di Paverano, dedicata alla Formazione e fresca di ristrutturazione per ampliare il numero di posti disponibili, si è svolto lo scorso 11 aprile l’incontro di formazione carismatica con 70 collaboratori neoassunti, nell’ultimo triennio, delle Case genovesi del Piccolo Cottolengo.

Don Alessandro D’Acunto ha tratteggiato la figura di Don Orione alla luce della testimonianza di alcuni laici che lo conobbero (Ernesto Campese e Salvatore Sommariva) e ha ricordato come per Don Orione il “fare del bene” fosse la via maestra per trovare il Signore e non smarrire il senso della propria vita.
Davide Gandini, Segretario generale, ha raccontato le origini dei Piccoli Cottolengo di Don Orione nel clima storico e culturale di quegli anni, e ha proposto una attualizzazione dei contenuti della lettera di Don Orione del 13 aprile 1935 da Buenos Aires (i desamparados e la relazione di cura oggi, alla luce del carisma di Don Orione).
Vincenzo Russo, Responsabile del Villagio di Camaldoli, ha offerto la propria testimonianza di laico professionista che qualche anno fa ha scelto di cambiare lavoro e di lanciarsi nella avventura umana e professionale dell’opera di Don Orione a Genova.
Andrea Bongioanni, Responsabile del personale, ha spiegato e condiviso con i presenti le dinamiche di gestione della selezione del personale e delle valutazioni ai fini della decisione per la conferma ed il passaggio a tempo indeterminato.
Alessia Sigismondi, Gloria Lasagna e Claudio Quartero, Referenti per il personale a Paverano, Castagna e Camaldoli, e Cinzia Anselmo, collaboratrice dell’Ufficio Personale per i neoassunti, hanno rivolto un saluto, un incoraggiamento ed un augurio ai presenti.

Tra i presenti, forse il più felice (certamente il più emozionato) era José Burga Menacho, neoassunto nella Cooperativa orionina “Le terre del villaggio”, dopo alcuni anni trascorsi nella frequenza del Centro diurno “Boggiano Pico”.
L’incontro è durato un paio d’ore e si è concluso con momento di riflessione nel quale ognuno dei presenti ha offerto ai colleghi tre parole chiave ricevute durante l’evento formativo e sentite particolarmente personali (cfr. foto); durante il successivo rinfresco tali risonanze sono proseguite ed erano così felici e diffuse che abbiamo pensato di offrirvi qui una breve selezione di esse.

Al Piccolo Cottolengo si vive allegramente: si prega, si lavora, nella misura consentita dalle forze: si ama Dio, si amano e si servono i poveri. Negli abbandonati si vede e si serve Cristo, in santa letizia. Chi più felice di noi?
E anche i nostri cari poveri vivono contenti: essi non sono ospiti, non sono dei ricoverati, ma sono dei padroni, e noi i loro servi, così si serve il Signore! Quanto è bella la vita al Piccolo Cottolengo! È una sinfonia di preghiere per i benefattori, di lavoro, di letizia, di canti e di carità!

 

Don Luigi Orione Lettera da Buenos Aires del 13 aprile 1935

 

 

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Mercoledì 21 marzo in onore dell'arrivo della primavera, al Don Orione di Chirignago è iniziato il Corso di Formazione per Volontari "Misericordia, corpo e gesti di cura".
Aprire le finestre ed il cuore all'aria nuova; mettersi con semplicità, ancora una volta, alla scuola del Vangelo secondo la particolare espressione che Don Orione ha saputo dare all'incontro con il fratello, persona da ascoltare, da comprendere nel suo bisogno, da accogliere ed accettare nella fragilità delle ferite ma anche nelle potenzialità di rinascita personale e sociale.

Il corso è partito con un po' di audacia, "osando", per più di un motivo.
Innanzitutto perché è frutto di un lavoro di condivisione e messa in comune delle risorse di due opere di carità: Casa Don Orione di Trebaseleghe e Centro Don Orione di Chirignago. Queste due realtà hanno tipologie di accoglienza e storie differenti, anche nelle modalità relative al volontariato, ma grazie ad un lavoro congiunto di équipe e ad un pizzico di "rischio d'impresa", si è riusciti a mettere insieme i volontari delle due Case per pregare, ascoltare, scambiarsi esperienze, raccontare qualcosa di sé, mangiare insieme.

La prima serata, svoltasi a Trebaseleghe, dal titolo impegnativo, "Laboratorio di vulnerabilità", voleva porre l'accento sul fatto che tutti, in qualche modo, hanno fatto esperienza di sentirsi feriti, deboli, insufficienti e allo stesso tempo però hanno fatto esperienza di soccorso. Siamo noi stessi il prossimo cui Cristo ha teso la mano. Questa accettazione della propria e altrui umanità ferita, ma guarita dall'Amore, deve accompagnare nel porre i gesti di cura verso il fratello, che non devono essere l'elargizione, pur pietosa, di un'elemosina, ma l'inizio di un cammino di compassione e di speranza, in compagnia del Signore.

Il prossimo appuntamento, stavolta a Chirignago, prevede di addentrarsi nei gesti specifici della misericordia che passa attraverso il corpo: dar da mangiare e vestire.
Un grazie di cuore a chi si è messo in gioco nella partecipazione e a chi ha preparato il contesto e l'ottima cena. Confidando che Don Orione benedica questa iniziativa.

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Sabato 14 aprile, alle ore 16.00 presso la Sala Don Sterpi del Piccolo Cottolengo Milanese, Don Achille Morabito, Sacerdote Orionino e Biblista, ha presentato al Raduno Amici il suo libro intitolato “Tanto per cominciare”, per un primo approccio ai vangeli.
Durante l’incontro, incentrato sull’introduzione al vangelo di Marco, Don Achille ha messo in luce l’importanza della Buona Novella messianica chiaramente espressa nel primo dei quattro vangeli secondo la quale Gesù non appare semplicemente nelle vesti di messaggero, ma come oggetto del messaggio stesso.

In Marco, cui dobbiamo l’introduzione del termine «vangelo» nella tradizione sinottica, “il vangelo è più un evento che un messaggio: è la gioiosa proclamazione dell’evento della salvezza, la «lieta notizia», che ci dà gioia e speranza, “è Gesù, la sua persona, la sua storia, la sua predicazione. Possiamo tradurre in questo modo la sua parola: inizio della lieta notizia che consiste nel fatto che Gesù (quel Gesù di Nazaret che ha condotto una vita umile, che ha scelto il servizio e la croce), è il Messia, è il Figlio di Dio…

La «lieta notizia» sta nel fatto che Gesù di Nazaret, il crocifisso, è risorto, è il Figlio di Dio, è il Signore. È importante mantenere uniti i due aspetti di Gesù: uomo e Dio, crocifisso e risorto, Gesù di Nazaret e Signore. Sta in questa unione la lieta notizia.

L’incontro si è concluso con la celebrazione della S. Messa presso la cappella dell’Istituto.

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Dal 7 all'11 aprile, i giovani sacerdoti della Provincia Madre della Divina Provvidenza si sono ritrovati a Snagov, una città della Romania a mezz'ora da Bucarest, per gli esercizi spirituali, una settimana di meditazione, riflessione e preghiera. In tutto gli orionini erano 28: 11 dall'Italia, tra cui il Provinciale Don Aurelio Fusi, il vicario Don Gianni Giarolo ed i consiglieri Don Leonardo Verrilli e don Maurizio Macchi, 12 dalla Romania, di cui 4 diaconi prossimi all'ordinazione presbiterale, 4 giovani originari dell'Africa, ma che operano in Italia, e uno dall'Albania.

La sede degli esercizi è stata il Convento della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, retto dai Padri Carmelitani Scalzi della Provincia Veneta, presenti in Romania dal 2000. Il Convento è conosciuto anche per i mosaici che lo adornano, opera di padre Marco Rupnik, artista e teologo gesuita, le cui opere sono presenti anche nella Basilica di Lourdes.

Gli esercizi sono stati predicati da Padre Tarcisio Favaro, della comunità carmelitana, che ha guidato i presenti nelle riflessioni, con spunti tratti dal Vangelo, dalla spiritualità carmelitana, Santa Teresa e San Giovanni della Croce, e orionina.

Dopo gli esercizi, i sacerdoti orionini hanno trascorso una giornata di confronto con il Padre Provinciale, per poi dedicarsi a qualche escursione culturale con la visita al castello di Peles a Sinaia e ad un monastero ortodosso.

Da lunedì 16 aprile, per tutta la settimana, a Voluntari, presso il Piccolo Cottolengo Don Orione, si riunirà il Consiglio Provinciale.

 

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Presenza sul territorio di asili nido e servizi all’infanzia, diffusione delle biblioteche nei Comuni, presenza di palestre scolastiche, sicurezza e raggiungibilità delle scuole. Sono questi i dati analizzati nel Report sulla Povertà Educativa di febbraio 2018, realizzato da Depp srl e Con i bambini - impresa sociale. L’indagine prende in esame i dati raccolti nei database di Istat, Miur, Mef, Abi etc.

Il primo aspetto analizzato dal Report è la potenziale utenza, ossia la presenza di bambini destinatari dei servizi in oggetto. Per ciò che concerne i servizi per l’infanzia, si registra una grande concentrazione di potenziali utenti (bambini fra 0 e 2 anni) in alcune aree del Centro-Sud.

Nel 2002, il Consiglio Europeo tenuto a Barcellona ha posto come obiettivo che in ogni Stato membro entro il 2010 almeno il 33% dei bambini sotto i 3 anni avesse a disposizione servizi socio-educativi per la prima infanzia. Da recenti dati nazionali, risulta che il nostro Paese sia ancora sotto tale soglia, fermandosi intorno alle media del 23%. Le differenze sul territorio sono evidenti: solo 4 regioni raggiungono l’obiettivo Ue (Valle d'Aosta, quasi al 40%, Umbria 37%, Emilia-Romagna 35%, Provincia autonoma di Trento 33%) e una è molto vicina (la Toscana). La situazione nel Mezzogiorno è molto al di sotto delle aspettative europee: tranne la Sardegna al 28%, quasi tutte le regioni si attestano intorno al 10%. In particolare la Campania, dove solo 6 bambini sotto i 3 anni su 100 hanno servizi di prima infanzia a disposizione.

A fronte di tanti potenziali utenti presenti al Sud, corrisponde un’altrettanta carenza di servizi. Una carenza non limitata, fra l’altro, alle sole aree montane e rurali ma estesa anche agli stessi comuni capoluogo, come Napoli, Bari, Palermo, Reggio Calabria, Messina e Catania. I mancati servizi nel Meridione non riguardano solo la prima infanzia, ma si estendono anche alle altre categorie analizzate nel Report: scuole non facilmente raggiungibili con mezzi pubblici, poche biblioteche, strutture scolastiche non adeguate al rischio sismico, poche palestre scolastiche.

Come detto, in Italia la maggior concentrazione di utenti dei servizi all’infanzia si manifesta al Sud. Tuttavia anche alcune realtà settentrionali presentano un grande numero di bimbi sotto i 3 anni: le Province Autonome di Trento e Bolzano, le zone del bresciano e del bergamasco, l’area reggiana. Con riferimento agli altri servizi analizzati particolarmente legati alla scolarizzazione del minore (biblioteche, palestre, raggiungibilità e sicurezza), l’indagine evidenzia una analoga presenza di minori 6-17 anni rispetto agli under3. Rispetto alla tipologia di comune analizzato, sono presenti più giovani (di entrambe le fasce di età) presso i comuni pianeggianti rispetto a quelli montani. I servizi per l’infanzia sono maggiormente presenti nei comuni in pianura e più urbanizzati e meno in quelli di montagna o rurali. Guardando alla ricchezza del Comune, ovviamente quelli più “dotati” economicamente offrono maggiori servizi per l’infanzia.

Passando alle biblioteche, che siano di proprietà privata, pubblica, comunale, statale o ecclesiastica, di larga fruizione o riservate a pochi utenti, il Report ne ha censito circa 13mila. Di queste, 5 mila sono categorizzabili come “biblioteche pubbliche”, a cui possono aggiungersi circa 1.300 biblioteche “importanti non specializzate” (comunali o parrocchiali). Tra le biblioteche censite, un ulteriore 5% è costituito da quelle scolastiche, ossia strutture in genere di proprietà statale (Miur), legate a licei, altri istituti superiori, scuole medie, elementari etc. Tali strutture, circa 600, non sono di grande interesse per l’analisi in questione. Maggiormente significativo invece il dato sulle 5.801 biblioteche pubbliche e sulle 1.333 “importanti non specializzate”.

Quali di queste sono accessibili ai minori nei vari territori nazionali?
In fondo alla classifica si pongono le biblioteche del Centro-Sud (Lazio, Campania, Sicilia e Puglia). Le città con più strutture in confronto al numero di utenti minori sono Venezia, Padova, Bologna e Modena.

In relazione ai comuni montani, sono le province di Belluno e di Torino a presentare la maggiore offerta potenziale, a seguire Bolzano e Salerno. Il rapporto più basso tra numero di biblioteche censite e popolazione 6-17 anni si trova nelle aree montane di Sondrio, Potenza, Trento e Perugia. Rispetto al grado di urbanizzazione, nei comuni più densamente popolati si riscontra un minore numero di biblioteche rispetto alla popolazione. E’ anche vero che i centri più urbanizzati offrono strutture più grandi ed attrezzate e dunque potenzialmente aperte ad un maggior numero di persone.

A livello regionale sono le due regioni più piccole, Valle d’Aosta e Molise, a mostrare il rapporto maggiore tra presenza di biblioteche e numero di minori sopra i 6 anni. Tra le regioni sopra i 3 milioni di abitante, il Piemonte è la in testa per presenza di biblioteche rispetto alla popolazione nella fascia d’età esaminata. L’ultimo posto in classifica è occupato dalla Puglia.

Con riferimento all’alfabetizzazione motoria del minore, il Report analizza la presenza di palestre scolastiche. Le regioni con maggior numero di scuole dotate di palestra sono: il Friuli Venezia Giulia, la Toscana, il Piemonte, il Lazio e l’Abruzzo. Le più carenti sono il Veneto e la Calabria.

Nel nostro Paese, la sicurezza scolastica è un tema ancora scottante. A livello nazionale circa il 73% degli istituti si trova in zone con qualche rischio sismico. Assodato ciò, il Report prende in esame la “vulnerabilità sismica” degli edifici scolastici”, ossia la propensione di una struttura a subire un danno di un determinato livello, a fronte di un evento sismico di una data intensità. Ad eccezione della Basilicata, in tutte le regioni la quota di alunni in scuole con almeno un edificio antisismico supera quella degli alunni in zone a rischio sismico elevato. Sulla base dei dati a disposizione, la situazione della Basilicata sembra quella col più alto numero di alunni in zone ad elevato grado di sismicità rispetto a quelli in scuole antisismiche.

Raggiungibilità delle scuole (trasporti pubblici o scuola-bus). Per quanto riguarda il trasporto con scuolabus, le regioni dove gli istituti offrono la maggiore raggiungibilità per gli studenti sono la Basilicata, le Marche e l’Abruzzo, mentre agli ultimi posti troviamo Lazio, Campania e Calabria. Rispetto al trasporto pubblico urbano, le regioni dove le scuole sono maggiormente raggiungibili dagli studenti sono Liguria, Basilicata e Abruzzo; con Sicilia, Campania e Calabria in fondo alla classifica. In fatto di trasporto pubblico interurbano, le scuole abruzzesi sono le migliori, seguite da quelle della Basilicata e del Piemonte, mentre agli ultimi posti troviamo Sicilia, Campania e Calabria.

Il Report costituisce uno strumento di spunto per far emergere le criticità presenti in Italia e suggerire azioni agli organi competenti per migliorare e sviluppare i servizi educativi in favore dei minori.

Clicca QUI per il report completo.

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