"Pregate nel silenzio e nella solitudine"
Don Orione

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Los desamparados

Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

Nel Seminario della Vita, la piccola opera di carità in provincia di Venezia, continua l’attività di accoglienza di madri sole e nuclei familiari con figli a carico che versano in situazioni di disagio sociale e abitativo.
L’accoglienza offerta varia in base alle necessità delle famiglie accolte: in comunità con un progetto di totale accompagnamento e condivisione per alcune e con un’ospitalità in semi autonomia in minialloggi presenti in struttura per altre.
Gli alloggi sono attualmente quattro e altri due stanno per essere ultimati. Tale soluzione è  stata pensata anche come “sgancio” per quei nuclei familiari che dopo un percorso, a volte anche lungo di comunità, necessitano di un altro temporaneo periodo di affiancamento in preparazione all’indipendenza e all’autosufficienza totale anche dal punto di vita economico con l’inserimento nel territorio.
Oltre all’accoglienza, all’accompagnamento e all’educazione delle famiglie accolte vengono offerti una serie di servizi o meglio di opportunità di crescita:  l’aiuto nei compiti, il corso di strumento musicale e l’animazione del gioco per i bambini; i momenti di fraternità e allegria come le uscite insieme, le feste e i passatempi oltre ai laboratori manuali e quelli di cucina rivolti sia ai grandi e che ai piccoli; tutto ciò in quello stile semplice ma accogliente e autentico di famiglia.
Il desiderio è quello di essere la casa, la dimora di chiunque ha un bisogno, una sofferenza come era nel cuore di San Luigi Orione. Una comunità familiare, che stimola i propri ospiti a vivere secondo uno stile di famiglia estesa, valorizzando le relazioni tra le persone e mettendo al centro l’unicità di ciascuno. Una comunità dove singoli e famiglie, cristiani e musulmani, italiani e stranieri sperimentano la diversità degli altri, ma provano a trasformarla e valorizzarla come ricchezza per tutti, ciascuno sentendosi chiamato a donare qualcosa di sé nel servizio per il bene dell’intera comunità.
Per chiunque opera al Seminario della vita, dipendenti e volontari, le famiglie e i bambini presenti in comunità costituiscono un dono gratuito, sono compagni di viaggio trovati, attraverso i quali Dio parla e fa riscoprire l’amore e la sua provvidenza  nel nome di don Orione che, di giorno in giorno e di esperienza in esperienza, fa risuonare le sue parole “facciamo regnare la carità con la mitezza del cuore, col compatirci, con l’aiutarci vicendevolmente, col darci la mano a camminare insieme”.

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Il Boschetto è luogo di accoglienza indifferenziata, indifferenziata per provenienza, per ceto sociale, per disagio:
Una cosa è necessaria per entrare al Boschetto: una sofferenza, … una sofferenza soprattutto per la mancanza di un alloggio.
 
Alla data 7 gennaio 2018 il boschetto ospita in 65 camere 130 persone:
· 26 Famiglie e 20 Single
Composti di
· 40 Arabi
· 30 Rom
· 20 Nord Africani
· 40 Europei di cui 30 Italiani
Suddivisi in
· 40 Bambini
· 70 Adulti
· 15 Datati (come me)
· 5 Anziani

Si vive tutti assieme ed i momenti felici si alternano alle occasioni di attrito.
Fino ad ora la Madre della Divina Provvidenza ha sempre stemperato le tensioni e le incomprensioni.
A Natale quasi tutti hanno partecipato alla bella iniziativa della Comunità di Sant’Egidio andando alle tavole allestite per Genova, mentre a Capodanno i Volontari che quotidianamente offrono il pranzo ai bambini che sono a casa da scuola hanno organizzato “Il Cenone” con tanto di Balli e musica …
Mentre i botti facevano la gioia dei bambini, (un po’ meno degli anziani) la fisarmonica gitana rallegrava la serata, le donne orientali gioivano della festa con fontane e cascate di fuochi d’artificio, i dipendenti del Boschetto brindavano, felici di essere, anche al di fuori del proprio orario di lavoro, assieme ai propri Ospiti, I propri padroni, Le persone più amate dal nostro San Luigi Orione.

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Domenica 14 gennaio prossimo sarà la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018, nella nostra home e nella colonna di destra (qui a fianco) è presente un bottone che rimanda a dei documenti inerenti il tema dei migranti tra cui il messaggio del Papa e l’intervista a Padre Fabio Baggio, sotto-segretario della Sezione Migranti & Rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Verranno inseriti inoltre degli articoli riguardanti le opere di accoglienza fatte nei confronti dei migranti da alcune nostre Case orionine.
La migrazione è un fenomeno mondiale, non solo europeo o mediterraneo. Tutti i Continenti sono toccati da questa realtà che non riguarda esclusivamente persone in cerca di lavoro o di migliori condizioni di vita, ma anche adulti e minorenni che fuggono da vere tragedie.
Accogliere, proteggere, promuovere, integrare: sono i quattro verbi-azione che Papa Francesco elenca nel messaggio per la 104ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018. L’accoglienza prende forma in “possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione”, auspicando da parte delle istituzioni la concessione di visti e permessi, a seconda dei casi specifici. Nella difesa “dei diritti e della dignità” consiste la protezione di uomini, donne, anziani e bambini che approdano a nuove realtà umane, sociali e politiche. Perché venga concesso loro l’asilo che chiedono è fondamentale, tuttavia, promuovere, ossia garantire loro quei modi necessari per realizzarsi e sentirsi membri della comunità che li ha accolti. Infine, Francesco pone l’accento sull’integrazione come motore dell'”arricchimento culturale”, che implica non un'”assimilazione”, che indurrebbe a dimenticare la cultura d’origine, ma un’apertura verso l’altro che può rappresentare solo crescita per l’individuo.

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Se udite dei vagiti di neonato stando nel cortile del Piccolo Cottolengo di Milano, non vi meravigliate. È la voce cristallina della piccola Bibiana che vuole informarvi del suo arrivo. Abita qui da quando è nata, il 22 dicembre dello scorso anno, quasi a voler anticipare la nascita di Gesù.
I suoi genitori, Sam e Joi, non hanno trovato le porte chiuse, come è capitato a Maria e Giuseppe quando giunsero a Betlemme. Fortunatamente si sono imbattutiti in quelle del Piccolo Cottolengo che sono larghe e sempre aperte, come voleva Don Orione quando scriveva: “La porta del Piccolo Cottolengo non domanda a chi entra se abbia un nome, una religione, una razza ma soltanto se abbia un dolore”.
Ed il dolore che li ha costretti a partire dal loro paese, la Nigeria, deve essere stato davvero grande. Arrivati sulle coste del Mediterraneo, hanno accettato di salire su un barcone malandato senza sapere se avrebbero raggiunto l’altra riva o il fondo del mare. Tra il dolore che avevano alle spalle e il pericolo che si profilava davanti agli occhi, hanno scelto quest’ultimo. La logica ha i suoi argomenti, ma bisogna ammettere che la disperazione ha le sue ragioni.
Sam e Joi al “Don Orione” di Milano sono arrivati insieme ad un’altra coppia, Josuha e Chariti. Non è stato facile trovare una sistemazione nell’Istituto. Le minuziose normative sanitarie e quelle scrupolosissime sulla sicurezza sembravano rendere impossibile l’accoglienza. È stato a questo punto che è entrata in gioco la fantasia degli operatori. Avevano troppa voglia di fare un po’ di bene, per arrendersi davanti alle difficoltà. Ed ecco realizzarsi il piccolo miracolo: una cameretta per ognuna delle due coppie ed una piccola cucina in comune. Il tutto perfettamente a norma.
Per altri quattro giovani profughi è stato invece più facile destinare una stanza attrezzata presso l’adiacente Casa del Giovane Lavoratore. Qui hanno trovato la simpatia e la solidarietà di altri coetanei che hanno capito il dramma da cui erano fuggiti.
A questo punto che dire? Solo che non è stato fatto niente di straordinario, ma semplicemente quel poco che era possibile.
Papa Francesco aveva chiesto ad ogni istituto religioso di aprire le porte all’accoglienza. Come non capire che le parole del Papa non facevano altro che riecheggiare quelle di Gesù: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero forestiero e mi avete ospitato!”.
Il Piccolo Cottolengo è nato tanti anni fa come una casa a servizio della vita, soprattutto quella debole e non protetta. Oggi continua a rispondere alla sua vocazione facendo spazio, secondo le sue possibilità, a tutti quelli che chiedono un soccorso.
Viviana, dalla cameretta che dà sul cortile, continua ad offrire le note del suo pianto. Forse fra qualche anno la sua voce di bambina inonderà il giardino con un dolce canto. E il Piccolo Cottolengo sarà ancora più bello.

Di seguito le foto di alcuni ospiti dell'Opera Don Orione.

 

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Lunedì 1 gennaio, solennità della Santissima Madre di Dio, alle ore 17, il rettore Don Renzo Vanoi ha aperto solennemente l’Anno della Carità (anno giubilare del centenario 1918-2018 del Voto che Don Orione fece per la costruzione del Santuario).
La Basilica sarà luogo di misericordia e di grazia con la possibilità di lucrare l’indulgenza plenaria dall’11 marzo (celebrazione presieduta dall’arcivescovo metropolita di Genova il cardinale Angelo Bagnasco) al 29 agosto 2018 (celebrazione presieduta dall’arcivescovo di Milano Mario Enrico Delpini).

Il Santuario faticava a contenere i numerosi fedeli che hanno partecipato alla celebrazione di apertura dell’Anno della Carità nel centenario del Voto che Don Orione fece con la popolazione del rione di San Bernardino il 29 agosto 1918: “Nel nome di Dio e della celeste Madre del Signore, Maria Santissima: con la piena approvazione del nostro caro e veneratissimo Vescovo, Monsignor Simon Pietro Grassi, Vi chiamo, o Fedeli, ad aiutarmi ad innalzare in Tortona, a San Bernardino, un degno Santuario Votivo alla Madonna della Guardia”.
Il rettore Don Renzo Vanoi all’inizio della celebrazione ha aperto la Porta che sarà porta di misericordia come detto in precedenza, dall’11 marzo al 29 agosto 2018. Nella riflessione ha sottolineato l’importanza di “un anno di carità orionina, un anno con un cuore grande come quello di don Orione che non ha avuto confini, amando sino alla fine. Egli ha combattuto tante lotte su questa terra, ha concluso don Vanoi, ma sempre con il comandamento nuovo sulle sue labbra e nel suo cuore quello dell’amore al prossimo. Sia un anno di misericordia e di grazia per tutti noi che conosciamo e frequentiamo questo Santuario”.
Al termine insieme ai confratelli don Cesare Concas, don Frédéric Dassa e ai ministranti, sono saliti ai piedi della Statua della Vergine guardiana per la benedizione solenne sulle note dell’Inno “O Trinità beata” composto per questo Anno Santo dal prof. Angelo D’Acunto e armonizzato dall’organista del Santuario il M° Alberto Do.

Leggi QUI la prima circolare dell'anno della Carità di Don Renzo Vanoi.

Ascolta QUI l'omelia.

 

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Ieri sera, nell'ambito della rassegna internazionale di cortometraggi  "Corto e a capo 2017" a Venticano (AV), c'è stata la proiezione d'eccezione del corto realizzato dal Centro Medico Sociale Don Orione di Savignano Irpino.  Il cortometraggio si intitola  "Summer camp for special children - L'abilità del cuore" ed  è il racconto audiovisivo di un'esperienza di socializzazione aperta a tutti i bambini, che abbiamo raccontato in QUESTO ARTICOLO.

L'abilità del cuore: è questa la parola d’ordine del Summer Camp for special children. Per alcuni è stata la prima notte fuori casa, l’ora di sentirsi adulti senza mamma e papà. La mattina in piscina vola via tra giochi e divertimento, le piccole paure vengono dissolte dall’esperienza degli istruttori, nel pomeriggio il laboratorio di cucina riporta alle antiche tradizioni, si impara a fare i Cecatielli, spesso la farina è finita per terra e l’acqua pure, ma non importa! Il risultato più importante? Quello che conta per noi? Nessuno si sente “diverso” e nessuno “normale”.

Negli sguardi dei bambini, nei gesti di operatori, familiari e volontari emerge con chiarezza come ad ogni disabilità supplisce l’abilità del cuore.

Lasciamo quindi la parola alle immagini. Buona visione!

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Difficile spiegare a parole che cos'è il Centro Accoglienza presso l'Abazia del Boschetto di Genova: difficile perché le parole tante volte vengono vestite dal significato che ciascuno ha nella propria testa. E a volte il significato e il colore delle parole che abbiamo è molto diverso da quello che lo scrittore vuole rappresentare.
Possiamo dire che il Boschetto è una "macedonia" di carità, la carità della accoglienza con il criterio della regola del solo Amore, Luce ed ombra di questa Abazia trasformata in emergenza abitativa. Per capire meglio gli ingredienti di questa macedonia possiamo prendere a modello l’attività più allegra: la tavola comunitaria.La struttura non ha una mensa, ma un locale comune dove ospiti e famiglie accolte possono provvedere in autonomia a prepararsi i pasti. E allora ecco che compare Renzo Pastore che con la sua fidata Jessica preparano da mangiare per sé e per tutti i “nipoti e nipotini acquisiti” della struttura.
Il resto viene tutto da sé: genitori e nonni presenti che chiedono anche loro di aggiungersi alla tavola ed il cuore di Renzo risponde sempre con un semplice sorriso. Così tutti i giorni a mezzogiorno, di tutti mesi di tutto l’anno Jessica, da saggia mamma, prepara un “primo mediterraneo” cucinato per lo più con le verdure provenienti dall’Orto della Abazia e Renzo lo distribuisce ai suoi compagni di tavola. E’ la gioia della Festa, della tavola, la gioia della gratuità del volontariato che dona senza riserve, dona di proprio, del proprio piatto. E’ il dono senza spreco, infatti se qualche bambino non finisce il piatto di pasta non può accedere al dolce sempre presente per chi si ferma fino alla fine del pasto. Una tavola comunitaria in cui prima di iniziare, sempre, Domenico il saggio collaboratore dell’opera, benedice rendendo grazie alla Divina Provvidenza e Don Orione della gioia di questi doni. E’ la festa di bambini che spensierati non vedono le lacrime nascoste dei loro genitori perché non sanno se domani potranno ancora avere un pasto caldo per loro e per i loro figli.
E’ la festa dei popoli! Sì con naturalezza fianco a fianco bambini africani, asiatici, dell’Europa dell’est e del Nord, dei paesi arabi che litigano, giocano, si servono l’acqua reciprocamente ed infine corrono via lasciando tutto sporco ed in disordine. Ma a questo pensano Jessica e Renzo.

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Nei giorni scorsi il “tavolo migranti e povertà”, gruppo di liberi cittadini che supporta con attività di vario genere la nostra Opera di Seregno, ha presentato all’Amministrazione comunale un progetto che mira ad impiegare i richiedenti asilo in lavori socialmente utili per il Comune di Seregno.
“È un’apertura a persone ben inserite nell’Opera di Don Orione cha hanno già collaborato in maniera efficace con l’amministrazione. Persone pienamente ambientate, alloggiate in una struttura seria come il Don Orione” con queste parole il sindaco Edoardo Mazza precisa il senso del progetto in fase di definizione per avviare i richiedenti asilo ai lavori socialmente utili. “Credo sia un’iniziativa utile per i migranti e per la città. È inutile dire che alcuni servizi sono lacunosi, c’è bisogno di supportare le nostre risorse e c’è bisogno dell’aiuto di tutti: volontari, cittadini, migranti, tutti possono essere utili per dare alla città risposte che sta aspettando da tempo; penso alla pulizia dei cimiteri, dei parchi spesso lasciati pieni di immondizia da parte di persone incivili” Il primo cittadino precisa che il progetto non è ancora stato discusso in Giunta ma non vede particolari difficoltà.
Ottimisti sono anche i seregnesi (chiaramente con qualche eccezione), è stata infatti accolta positivamente dalla maggior parte dei cittadini la proposta del sindaco, molti apprezzano perché così facendo questi ragazzi saranno impegnati, perché potranno costruirsi una rete relazionale e sociale, perché saranno di supporto a rendere migliore la città; la voce delle eccezioni punta soprattutto alla loro necessità di essere qui, c’è chi li vede non come migranti scappati dal pericolo e i più temono la possibilità di conflitti sociali vista la difficile situazione dei cittadini italiani.
Anche sul fronte politico le opinioni sono diverse ma accomunate dalla consapevolezza che comunque è necessario trovare una soluzione che possa dare chiarezza a queste persone.
Non si tratta di decisioni imminenti, quindi seguiremo tutti assieme l’evolversi di queste opportunità per i ragazzi ospiti presso la nostra Casa, ma il dato positivo è che grazie anche all’attività delDon Orione la città di Seregno sta cominciando a considerare che queste persone ci sono e in un modo o nell’altro vanno considerate; sicuramente per la nostra Opera e per la città di Seregno è un altro modo per dirsi “alla testa dei tempi”.

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S.E. il Cardinale Angelo Bagnasco e il Padre Provinciale della Congregazione, Don Aurelio Fusi, insieme ai Soci Promotori e ai Volontari, hanno inaugurato ieri 13 marzo 2017, a Genova Quarto Castagna, in Via Perasso, il "Borgo Madre della Tenerezza". Erano presenti molti sacerdoti orionini e parte dell’equipe provinciale.
Il Borgo è sorto, in sordina, dal 2013 ad oggi, attraverso la ristrutturazione delle casette limitrofe alla Casa di Accoglienza, già esistente dal 2003, e gestita, per tutti questi anni, da Monica e Giorgio Favali; la fiducia della Congregazione verso i Soci Promotori ha permesso di attuare un progetto di ampliamento che permette di utilizzare il Borgo in regime di Comodato d'uso, come centro di accoglienza polivalente.
Accanto alla precedente attività di accoglienza per le famiglie con bambini degenti negli Ospedali cittadini per gravi patologie, la struttura è ora aperta a ospiti per ferie e vacanze e a progetti condivisi di recupero per famiglie in difficoltà per sfratti, per persone senza fissa dimora, per casi di difficoltà di vita in generale.
I soci e i Volontari abbracciano una scelta di vita che comprende formazione spirituale, almeno mensile, preghiera, Eucarestia, amicizia e condivisione di vita con le persone accolte, nell’ambito degli scopi e degli obiettivi dello Statuto dell’Associazione di Promozione Sociale appositamente fondata. L'Associazione si autogestisce in modo autonomo.
Di questo tesoro ringraziamo il Signore e San Luigi Orione che ha ispirato questa scelta di vita.

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In occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato presentiamo le attività della Congregazione a favore degli immigrati.

Il "Seminario della Vita" è un’opera di carità, che risponde alla richiesta di Enti istituzionalmente riconosciuti ad accogliere giovani donne in gravidanza, madri sole o separate con figli a carico e nuclei familiari in situazioni di disagio sociale e abitativo, attraverso vari tipi di accoglienze: la prima in comunità con un progetto di totale accompagnamento e condivisione, la seconda con un’ospitalità in semi autonomia in alcuni minialloggi di recente realizzazione presenti nella struttura principale e infine con alcuni posti riservati all’accoglienza di famiglie e donne con figli profughe richiedenti asilo.
Oltre all’accoglienza di queste famiglie e dei loro bambini, l’opera vuole con loro recuperare il valore e la visione di vita umana sotto vari aspetti, con una particolare attenzione al prendersi cura e all’educazione dei propri figli, inoltre il grande obiettivo che si pone è l'accompagnamento e la preparazione di tali famiglie a una nuova vita autonoma e a un’adeguata presenza nella vita sociale, anche orientandole, qualora fosse necessario, al conseguimento di un titolo di studio e in seguito ad un impegno lavorativo e alla ricerca di una casa.
Il Seminario della Vita desidera essere la dimora di chi è solo, sfiduciato, abbandonato, povero, sofferente, facendoci compagni di viaggio e pellegrini sulla strada della conversione e della rinascita a nuova vita; una comunità che s’impegna a vivere e organizzarsi secondo lo stile di famiglia estesa, nella quale si creano e si vivono relazioni umane significative, dove al centro è messa l’unicità e l’irripetibilità della persona umana e dove ciascuno è chiamato a dare il proprio contributo donando qualcosa di sé e mettendosi a servizio per il bene di tutti, sperimentando quotidianamente la provvidenza di Dio e la maternità della Chiesa, concetti a cuore di San Luigi Orione.

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