"Niente cappa di piombo né su di noi, né su chi sta con noi!"
Don Orione Cantate, suonate, riempite la casa di soave festosità.
Venerdì, 21 Agosto 2015

San Pio X e San Luigi Orione

Oggi la Chiesa ricorda la figura di San Pio X. Egli fu senza dubbio il Papa più determinante della vita di don Orione, il quale affermava: «Il Santo Padre Pio X sarà sempre il nostro Sommo Benefattore, il nostro Papa!» (Scritti, 82, p. 98). Non a caso il motto papale “Instaurare omnia in Christo” è lo stesso che don Orione aveva scelto per la sua Congregazione: la fortuita coincidenza era segno dell’affinità spirituale di quelle due grandi anime e si sostanzierà nella successiva storia delle loro relazioni.


Il loro primo incontro ha il sapore di un fioretto. Il patriarca Giuseppe Sarto aveva chiamato a Venezia il giovane musico don Lorenzo Perosi, coetaneo e concittadino di don Orione. Lo onorava della sua amicizia, lo aveva talvolta ospite a tavola e compagno in qualche partita a tarocchi. Il padre di Lorenzo, temendo che il cardinale gli viziasse il figliolo, confidò i suoi timori a don Orione. Questi, senza pensarci due volte, scrisse una lettera al patriarca, pregandolo di non volere avviare il promettente “maestrino” verso un brutta china. Spedita la lettera, si augurava che la sua “predichetta”, rispettosa ma audace, venisse presto dimenticata. Ma... gli scritti restano! Quando, una decina d’anni dopo, fu ricevuto per la prima volta in udienza dall’ex patriarca di Venezia, neoeletto Papa, si sentì mancare quando lo vide estrarre dal breviario la celebre lettera. Il santo Pontefice non se l’era avuta a male; anzi, assicurò di averne ricavato del bene: «Una lezione di umiltà è buona anche per il Papa» commentò (E. Pucci, Don Orione, p. 71s).
Sarebbe lungo enumerare i servizi resi da don Orione a Pio X e le dimostrazioni di fiducia e di affetto di Pio X verso don Orione, dopo quell’udienza. Si instaurò tra il Santo Padre e il giovane prete tortonese una relazione di confidenza a tutta prova. Don Orione accettò senza minima esitazione le incombenze, spesso delicate e difficili, affidategli da Pio X, quali quella di vicario generale plenipotenziario della diocesi di Messina nei quattro turbolenti anni che seguirono al terremoto del 1908, o quella di prolungare l’azione del Pontefice nei confronti dei modernisti, spesso severa in nome della verità, ma sempre pervasa da carità fraterna.
Per questa intesa retta, leale e discreta, stabilita tra i due santi, don Orione si trovò in situazioni personali irte di difficoltà e incomprensioni. «È un martire!» disse Pio X di don Orione, al termine del periodo messinese (Summarium, p. 524). È significativo un altro episodio da fioretto, ma vero e drammatico. A un certo punto, la frequentazione di don Orione con modernisti incorsi in censure ecclesiastiche suscitò il sospetto circa la sua piena ortodossia. Della cosa volle occuparsi Pio X in persona. Lo chiamò a udienza senza apparente motivo e ne scrutò le parole e il volto. A un certo punto gli chiese di inginocchiarsi e di recitare il Credo. «Erano di fronte il Supremo Pastore della Chiesa, trepido delle sue responsabilità – riferì poi lo scrittore Tommaso Gallarati Scotti –, e don Orione innocente, con la fede semplice della sua prima comunione, ma che portava le tribolazioni e le colpe nostre». Terminata la recita del Credo, tanto devota e interiormente vissuta, il volto del Santo Padre appariva rasserenato. E congedò don Orione dicendo: «Va’, va’, figliuolo… Non è vero ciò che dicono di te!» (Papasogli, p. 227).

(tratto dall'articolo della rivista 30 giorni, 4/2004)

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