"Dobbiamo essere un lievito nelle mani e ai piedi della Chiesa."
Don Orione
Martedì, 23 Gennaio 2018

Bologna - Cine Teatro Orione

L’orgogliosa rivincita del cinema d’essai nasce in periferia, in una sala parrocchiale, ripensata e rigenerata. La ricetta è semplice: buone idee e tanto coraggio. Oltre alla qualità e alla singolarità delle pellicole, anche novità nella fruizione. È arrivato così il successo di pubblico, crescente discreto sussurrato. L’apprezzato palinsesto è quello del Cine Teatro Orione, in via Cimabue, fuori Saffi, nella parrocchia di San Giuseppe Cottolengo di Don Carlo Alberto Bindi. Fu lui, tre anni fa, ad affidare la direzione artistica della sala a Enzo Setteducati, 43enne lucano, bolognese d’adozione, fonico di professione e appassionato di cinema e di culture, che da due anni la gestiva per affittanze e come teatro. «Poi ho capito che lo spazio e il rione erano pronti a recepire una nuova offerta culturale cinematografica e a valorizzarsi, tornando ad essere luogo di socialità, incontro e scambio», dice Setteducati.
Sicuramente i segreti del successo sono più d’uno. In primis la rinnovata offerta: non uno, ma tre o quattro film in una settimana a rotazione giornaliera in orari diversi. Si chiama multiprogrammazione, una novità in città (ora anche al Pop Up Cinema del Medica). Il film «A» si proietta il venerdì alle 18, ma il sabato va invece alle 20 e la domenica alle 22. Quello «B» si proietta il venerdì alle 22, il sabato alle 18 e la domenica alle 20. E così via.Poi, non film qualunque. Per lo più quelli non passati in sala o rimasti per poco, magari premiati e apprezzati nei festival, prodotti in Paesi lontani. L’Orione propone ciò che i distributori hanno scartato a dispetto della qualità. Il coraggio dell’essai e dell’insolito. Così si nutre una nicchia. «La risposta è stata ottima, siamo cresciuti, ci riconoscono, abbiamo conquistato un pubblico più disponibile a ciò che non conosce, perdendo chi ama solo cose semplici e facili». Tutto è iniziato nel novembre del 2015 con L’attesa di Piero Messina.
«Nel 2017 su 122 titoli proposti 42 erano prime visioni e 18 prime nazionali», film italiani, rumeni, scandinavi, polacchi, slavi e di altri continenti. «Anche indiani o asiatici. Gli stranieri passavano qui davanti e non si fermavano. Con le loro pellicole invece sono entrati e ora seguono anche quelli italiani». E nel foyer, fra una pellicola e l’altra, il pubblico s’incrocia scambiandosi impressioni e consigli. Come nei festival. Invece siamo in un parrocchiale. Altre idee: settimane tematiche e monografiche o film evento come Loving Vincent o Il senso della bellezza, oppure legati a eventi come Foto/Industria del Mast, Fotografa la Terra Santa di Koudelka o Don’t blink di Robert Frank, due prime visioni. In queste settimane natalizie, oltre ai quattro canonici film — Corpo e Anima Orso d’Oro a Berlino, Gli sdraiati, Due sotto il burqa e Belle Dormant — ci sono tutti i cartoni dello Studio Ghibli di Miyazaki. Al week end si sono aggiunte le proiezioni del mercoledì e del giovedì.

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