"Io voglio tenere tutti allegri: cantare e ballare sempre."
Don Orione

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Los desamparados

 

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Settecento e poi altri trecento. I ragazzi di Reggio Calabria hanno tenuto il conto. Nella settimana della Gmg la loro città ha visto sbarcare più di mille migranti. Ogni giorno Iside ha ricevuto il bollettino dai colleghi del coordinamento diocesano.

Quante storie, dopo Cracovia, danno un volto al messaggio di Francesco. E aiutano a comprenderlo. Iside ha 26 anni, insegna musica e da tre anni presta servizio in un centro di prima accoglienza (sua sorella se ne occupa a tempo pieno). Lavora al porto e in una struttura per i minori che sbarcano senza accompagnatori. In pratica abbraccia i profughi risparmiati dal Mediterraneo: ha un sorriso allenato, perché «Chi scende dai barconi è disperato, così noi abbiamo una regola». Cioè? «Basta poco per aiutarli. Bisogna sorridere».

È una ragazza normale, un modello possibile, un simbolo delle giornate polacche, in cui Bergoglio ha pregato i giovani di «scendere dal divano» e «costruire ponti». Incontrarla all’uscita della messa conclusiva, nella passeggiata verso casa, forse è un segno. Poco prima il papa si era congedato dai ragazzi con un arrivederci (a Panama, nel 2019) e una raccomandazione: «La Gmg comincia oggi e continua domani». Impegnandosi nella vita di sempre.

«Questa esperienza è una ricarica – racconta Iside – abbiamo respirato un’unione che riempie il cuore. Ci siamo sentiti accolti e voluti bene dalle famiglie che ci hanno ospitato». Tutto torna, anche per vie inattese: quelle energie donate ai profughi le sono state restituite da un popolo che ha tanta paura dell’ondata migratoria del Mediterraneo. Ma le difficoltà sono un po’ dappertutto: «Tendiamo a rimanere chiusi nei nostri schemi. Il papa ci chiede di aprirci e di metterci in gioco. Di fare attenzione agli altri».

Al rientro Iside continuerà il suo volontariato. Tutto il gruppo (60 persone), però, ha recepito bene l’invito di Francesco: «Siamo uno dei principali porti dell’accoglienza, i giovani di Reggio Calabria sono molto sensibili al tema», spiega Amos Martino, 33 anni, insegnante e voce della comitiva. «La Gmg ci è servita: la coda per mangiare, le lunghe camminate... per qualche giorno abbiamo provato situazioni simili a quelle che vivono i migranti quotidianamente, non per scelta, ma perché scappano dalla morte. Sforzi minimi, confronto ai loro, ma che ci hanno fatto pensare». Ai bagagli, per esempio. «Loro partono senza niente. Noi abbiamo sentito la fatica sulle spalle. Quante cose superflue ci siamo portati in questo pellegrinaggio a Cracovia?». Domande più pesanti di uno zaino. 

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Venerdì, 12 Agosto 2016

Sostegno per l'Inclusione Attiva

Mancano pochi giorni all’avvio in tutta Italia, il 2 settembre 2016, della misura governativa unica a livello nazionale e universale per combattere la povertà: si tratta del Sia (Sostegno per l’inclusione attiva), ed è una prima iniziativa che intende portare il Paese verso il reddito di inclusione. Consiste in un trasferimento monetario bimestrale attraverso una carta di pagamento elettronico, accompagnata da un progetto di inserimento sociale e lavorativo in collegamento con i servizi del territorio (centri per l’impiego, scuole, servizi sociali e sanitaria). Tutto ciò per evitare già note ed abusate forme di assistenzialismo. 80 euro al mese a persona, per un massimo di 400 euro a nucleo, destinato a chi ha un indice Isee sotto i 3mila euro. Le famiglie in difficoltà potranno ricevere, in media, 320 euro.  Una misura che costerà 750 milioni di euro nel 2016,  mentre per il 2017 è già stato stanziato un miliardo di euro.  Un primo passo verso l’obiettivo di sconfiggere la povertà assoluta che coinvolge 4,6 milioni di persone in Italia, come richiesto dall’Alleanza contro la povertà, il coordinamento di realtà della società civile lanciato da Acli e Caritas che ha proposto l’introduzione del Reis (Reddito di inclusione sociale) e ha valutato il Sia “un deciso passo in avanti” anche se ancora non soddisfacente. Molto stretti sono infatti i requisiti d’accesso. Secondo le stime riguarderà circa 180 mila-220 mila famiglie (800mila-1 milione di persone, per metà minorenni).

Leggi QUI e scarica il testo integrale del decreto.

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Giovedì, 11 Agosto 2016

Una vita a servizio dei migranti

Abbiamo da poco pubblicato la "Cultura dell'incontro" il report redatto da Caritas e Migrantes che analizza le immigrazioni del 2015. (Leggi QUI)

Oggi pubblichiamo una toccante intervista pubblicata dal quotidiano online Città Nuova a Bruna Màngiola, coordinatrice per gli sbarchi dei profughi, di cui è responsabile, come lo è della promozione umana della Caritas, della mensa di strada e dell’Help Center.

«I profughi che sbarcano incessantemente da noi, arrivano in una città già disastrata, ripiegata su sé stessa, reduce dagli anni di commissariamento (nel 2012 il consiglio comunale di Reggio Calabria era stato sciolto per “contiguità” con la ‘ndrangheta – n.d.r.), ma forse proprio loro, i nuovi ospiti, ci stanno dando la forza per rialzarci. Infatti, abbiamo ripreso vigore con questa azione».
Bruna Màngiola si riferisce al coordinamento per gli sbarchi dei profughi, di cui è responsabile, come lo è della promozione umana della Caritas, della mensa di strada e dell’Help Center reggini. Il colloquio con questa madre di famiglia impegnata da sempre nel movimento scout ha luogo in questa struttura messa dalle Ferrovie a disposizione dei senza fissa dimora che frequentano i dintorni della stazione centrale.
«Questo Help Center – spiega Bruna, badando contemporaneamente a chi è venuto a prendere un caffè o a ricaricare il cellulare – è nato nell’ottobre 2013, dopo i primi sbarchi. L’intero arredo è frutto di donazioni». Poi il discorso punta decisamente sui profughi. «Fin dai primi arrivi, mi ero resa conto – insieme ai responsabili della Comunità Papa Giovanni XXIII e dell’Ufficio diocesano Migrantes – che le istituzioni arrivavano fino a un certo punto: bisognava inventarsi qualcos’altro. Ci siamo inventati allora un coordinamento di volontari pronti a intervenire nelle emergenze».
Fa una certa impressione la consistenza di questo piccolo “esercito” gestito da Bruna: circa 150 persone, in gran parte giovani. «Provengono per lo più da associazioni ecclesiali come S. Egidio, Movimento per la cooperazione internazionale, Papa Giovanni XXIII, Migrantes, Masci, Agesci… ma chiunque è bene accetto, al di là dell’appartenenza o del credo. Appena so dalla prefettura di uno sbarco imminente, metto tutti in allerta tramite whatsapp. E con quanto entusiasmo aderiscono! Dopo i primi 20-25 disponibili devo stoppare, altrimenti siamo in troppi».
Ne avrebbe, lei, di storie da raccontare. «Dai primi racconti dei siriani ho saputo in che condizioni viaggiavano: stipati nel barcone per giorni, dovevano espletare sul posto le proprie funzioni fisiologiche. Ecco perché quando arrivano hanno quell’odore nauseante: io lo chiamo il profumo della sofferenza. Dico ai ragazzi: se sentite quel profumo, è il nostro turno di intervenire; se no, vuol dire che non c’è bisogno di noi».
Una volta erano arrivati in soli 250: «Sembrava cosa da liquidare subito, e invece… Fra loro c’erano persone ammalate, anche su sedie a rotelle, perfino una famiglia con quattro figli paraplegici gravi. Abbiamo dovuto mettere la mascherina perché non si resisteva. C’erano due ragazzine belline, sempre col sorriso: non riuscivamo a lavarle, io e Tiziana, tanto erano incrostate. Davanti allo strazio dell’infibulazione, abbiamo pianto così tanto che ci è sembrato di lavarle con le nostre lacrime».
«Sbarcano privi di tutto – continua Bruna con foga –, a volte anche dei documenti che sono stati loro sottratti o buttati in mare, dopo un viaggio anche di mesi attraverso il deserto prima della sosta in Libia, in luoghi che sono vere galere, in attesa di imbarcarsi. Unico loro bagaglio: le sofferenze e la speranza in un futuro migliore. I privilegiati che possono pagare di più viaggiano sopra coperta dove c’è aria, hanno il salvagente e possono stare accovacciati. Sottocoperta, invece, tutti gli altri. Il primo cadavere arrivato a Reggio era di uno morto in piedi accanto alla moglie incinta: non poteva cadere tanto erano pigiati. La tragedia è quando avviano i motori e il carburante bollente schizza fuori: quei poveretti cercano di aprire il portellone e di uscire, ma gli scafisti cominciano a picchiare. Chi insiste, lo gambizzano (ho visto parecchi con mandibole e spalle rotte e con pallottole nei piedi; un ragazzo presentava ustioni sul 50 per cento del corpo). Al terzo tentativo gli sparano in testa e lo buttano in mare. Per questo, a fronte dei numeri ufficiali, non sapremo mai quanti sono morti durante la traversata in quel mare diventato un immenso cimitero».
Il compito del coordinamento: «Dopo i controlli medici e le procedure della polizia, li rifocilliamo e riforniamo di scarpe e vestiario, provvediamo a lavare i bambini nelle docce da campo, facciamo animazione nelle strutture che li ospitano, assistiamo quelli ricoverati in ospedale…».
Stringe il cuore la piaga dei minori non accompagnati: «Provengono da Eritrea, Sudan e zone dell’Africa subsahariana dove ci sono guerre continue; i loro genitori si sono venduti quel poco che avevano per dar loro la possibilità di sopravvivere. Solo nel 2015, quando a Reggio sono sbarcati più di 17 mila profughi, i minori non accompagnati erano quasi mille».
L’ultimo sbarco del 2015 è coinciso col Natale. «Quando in prefettura ho visto i rappresentanti delle istituzioni quasi sopraffatti dall’emergenza, non mi sono trattenuta: “Ma ci rendiamo conto della fortuna che ci capita? Pensate: è Natale e Gesù stesso, nella persona di questi poveri, viene a trovarci!». Hanno subito cambiato atteggiamento».
Con un pizzico di orgoglio Bruna prosegue: «Siamo gli unici volontari invitati al tavolo di crisi quando c’è uno sbarco e quello che segnaliamo o denunciamo viene preso in considerazione. Ora anche le istituzioni si rapportano diversamente con queste persone in fuga da guerre, persecuzioni e fame. Cosa mancava all’inizio? Soprattutto quel calore umano di cui tutti abbiamo bisogno. Noi non ci vogliamo sostituire alle istituzioni, ma abbiamo un nostro stile: se si vedono accolti senza mascherina ma con un sorriso, appaiono più rilassati; qualche volta parte anche da loro qualche applauso spontaneo».
La reazione dei cittadini: «Nel 2014 c’era da parte di tanti una forte resistenza nei confronti dei profughi (la paura delle malattie, della perdita del lavoro…). Ad Archi, un quartiere di Reggio nominato per mafia, si era arrivati a bruciare la struttura che ospitava alcuni di loro. Che certi pregiudizi siano venuti meno, vedendoci all’opera, lo dimostrano anche le cospicue donazioni in denaro e in generi di prima necessità: tutto documentato su Facebook, con un grazie a singoli o associazioni che ci hanno aiutato».
C’è poi la mensa di strada (uno dei volontari è il marito di Bruna): «Due volte la settimana le nostre staffette portano i pasti nei vari punti della città. Trovo bellissima questa collaborazione fra parrocchie, gruppi e associazioni che magari prima andavano ognuno per proprio conto. Quest’anno sono venuti a fare volontariato anche da fuori. Partendo, dicevano: “Anche se da noi sbarchi non ce ne sono, questa esperienza di servizio possiamo riproporla nei nostri ambienti”».
Dall’Help Center bastano pochi passi per raggiungere “Casa Anawim” (i poveri di Dio), che accoglie alcune mamme profughe con i propri bambini. Colpiscono la cura e il gusto con cui è stata arredata (sempre grazie a offerte volontarie). Spiega Bruna, che ha cucito personalmente le tende: «È una casa sequestrata ad una famiglia mafiosa. Dove si giocava d’azzardo, adesso c’è un gioco ben diverso».
E a monte di questa attenzione ai bisogni altrui, la sua famiglia d’origine: «Dai miei ho imparato la gratuità e la gioia del donarsi. Per un certo tempo ho anche insegnato, poi ho smesso per dedicarmi alle cose in cui credo. Non me ne sono pentita, perché ho una vita così piena che l’auguro a tutti. La mattina apro gli occhi e: “Grazie, Signore, per oggi e per le occasioni che avrò di incontrarti!”. Il primo incontro è con lui a messa: da lì la carica per la giornata. Uscita di chiesa, riaccendo il telefonino, vedo le necessità che mi aspettano e via!».

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Come in ogni realtà orionina anche a Santa Maria la Longa è arrivata l'estate, solitamente agosto è il mese dove tutto si ferma, ci si riposa, si va in vacanza e magari ci si annoia... Ma non è così, la redazione del giornalino Espressa-mente di Santa Maria la Longa ha voluto fare un'edizione speciale proprio per raccontare ai lettori le svariate attività estive della loro realtà, clicca QUI per leggere e scaricare il numero speciale estate!

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Pubblichiamo QUI il report dell’Istat sulla povertà in Italia.

Il report analizza due distinte misure della povertà: relativa ed assoluta, che sono elaborate utilizzando due diverse definizioni e metodologie basate sui dati dell'indagine sulle spese per consumi delle famiglie.
Nel 2015 si stima che le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta siano pari a 1 milione e 582 mila e gli individui a 4 milioni e 598 mila (il numero più alto dal 2005 a oggi).
L'incidenza della povertà assoluta si mantiene sostanzialmente stabile sui livelli stimati negli ultimi tre anni per le famiglie; questo andamento nel corso dell'ultimo anno si deve principalmente all'aumento della condizione di povertà assoluta tra le famiglie con 4 componenti (da 6,7 del 2014 a 9,5%), soprattutto coppie con 2 figli (da 5,9 a 8,6%) e tra le famiglie di soli stranieri (da 23,4 a 28,3%), in media più numerose.
Segnali di peggioramento si registrano anche tra le famiglie che risiedono nei comuni centro di area metropolitana (l'incidenza aumenta da 5,3 del 2014 a 7,2%) e tra quelle con persona di riferimento tra i 45 e i 54 anni di età (da 6,0 a 7,5%).
L'incidenza di povertà assoluta diminuisce all'aumentare dell'età della persona di riferimento (il valore minimo, 4,0%, tra le famiglie con persona di riferimento ultrasessantaquattrenne) e del suo titolo di studio (se è almeno diplomata l'incidenza è poco più di un terzo di quella rilevata per chi ha al massimo la licenza elementare).
Si amplia l'incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata (da 5,2 del 2014 a 6,1%), in particolare se operaio (da 9,7 a 11,7%). Rimane contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,9%) e ritirata dal lavoro (3,8%).

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Giovedì, 28 Luglio 2016

La cultura dell'incontro

Oltre 5 milioni di persone di cittadinanza non italiana che strutturalmente vivono in Italia, da più o meno anni, nel mentre si affronta il recente fenomeno dei richiedenti asilo e rifugiati, cresciuto a livello numerico in questo momento e con maggiore urgenza di risoluzione in un quadro di mobilità europea e nazionale.
L’Italia è molto di più di questa recente storia di migranti forzati e bisogna darne atto per rispetto della verità e dell’impegno di tante strutture che oggi come in passato, dedicano professionalità e responsabilità al dialogo costante e arricchente con la diversità, sensibilizzando la società civile e creando continui e fruttuosi ponti di scambio.

A questi luoghi di incontro è dedicato quest’anno il XXV Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes: luoghi in cui viene a manifestarsi, non senza vecchie e nuove difficoltà o sopite e nuovamente accese polemiche, il contatto tra italiani e immigrati, un noi e un voi che dovrebbe essere superato nella certezza di una “società delle culture”.
Lo stesso slogan “cultura dell’incontro” è scelto in una prospettiva che guarda lontano oltre l’interculturalità – termine oggi di cui si è fatto più abuso che uso – e finanche oltre il più recente termine di transculturalità, nella certezza che solo ponendo al centro della riflessione l’uomo, non come individuo singolo, ma in dialogo con l’altro, sia possibile creare la società civile del domani, quella che è in grado di “integrare, dialogare e generare” – riprendendo le parole illuminanti di Papa Francesco – ovvero di essere dinamica nella promozione di un’accoglienza non solo geografica ma soprattutto culturale nell’assoluta certezza che “il tutto è più delle parti, e anche della loro semplice somma”.

Clicca QUI per leggere e scaricare "La cultura dell'incontro"

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Martedì 12 luglio 2016, grande festa per i 18 anni di Marco, ospite del Don Orione di Seregno! Una festa divertente, colorata e speciale grazie anche alle tante persone che hanno dato il loro contributo!

GRAZIE: ai suoi amici del Piccolo cottolengo di Don Orione, a Sabrina e Alberto che hanno portato l'Hiphop con i ragazzi della loro scuola di ballo Mivida Dance di Seregno, a Max & Frank operatori che hanno donato il loro tempo per rallegrare la festa con musica e allegria, a tutti i volontari che hanno cucinato, alle persone che hanno fatto compagnia ai ragazzi, agli operatori presenti, ai barman Roberto e Matteo che hanno dissetato tutti con i loro cocktail colorati.

Tutto questo ha permesso di far vivere a Marco una indimenticabile festa per i suoi 18 anni!

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È davvero pastore e portavoce della gente comune il vescovo di Bologna, Mons. Matteo Maria Zuppi, che mercoledì 25 maggio ha voluto rispondere all'invito della Casa don Orione di via Bainsizza a visitare la propria struttura di accoglienza, una villa settecentesca di proprietà dell'Opera Religiosa di Don Orione destinata all'ospitalità dei ricoverandi negli ospedali di Bologna ed ai loro congiunti.
Pur provato da un intenso programma di visite alle numerose realtà cittadine di fermento cattolico, Mons. Zuppi ha presenziato ad un incontro con i membri della cooperativa che gestisce la struttura e con tutti gli operatori della carità che gravitano intorno alla Casa e alla vicina parrocchia. La piccola platea raccoglieva i volontari della mensa dei poveri, dell'armadio solidale, del banco alimentare, del progetto ProTetto e di ogni altra attività in cui confluiscono gli sforzi della Caritas parrocchiale e gli utili della cooperativa.
Il direttore della struttura ha illustrato gli obiettivi e i princìpi che la animano, facendo sempre capo all'idea di accoglienza declinata nelle sue diverse espressioni, in cui la generosità non si risolve in uno sforzo puramente economico ma richiede interessamento, cordialità, vicinanza. “Gli ultimi e gli emarginati, i malati e i sofferenti riscoprono in noi il significato della Divina Provvidenza, tanto cara a Don Orione, che è gratuità di amore donato e ricevuto' ha ripreso Mons. Zuppi nella celebrazione che è seguita all'incontro,
tenutasi nella cappella all'interno della Casa. 'Oggi siamo tutti preoccupati del posto che occupiamo, delle cose che abbiamo e che potremmo perdere' sono state le parole conclusive dell'arcivescovo 'ma è aiutando gli altri che troviamo il senso della nostra vita".

Clicca QUI per leggere e scaricare l'articolo completo apparso su Avvenire

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Giovedì, 14 Luglio 2016

I minori stranieri non accompagnati

“Non dovremmo mai dimenticare cosa spinge così tante famiglie a rischiare tutto nella speranza di trovare asilo in Europa. E non dovremmo mai dimenticare che i bambini che si spostano sono innanzitutto bambini che non hanno alcuna responsabilità per le terribili condizioni in cui si trovano, e hanno tutti i diritti di reclamare una vita migliore”
“I bambini migranti e rifugiati hanno sofferto guerre, persecuzioni, privazioni e viaggi terribili. Anche dopo aver raggiunto la relativa sicurezza della loro destinazione, necessitano ancora di protezione, istruzione, assistenza sanitaria e sostegno. Dobbiamo stare dalla loro parte”
“Le vite dei bambini vengono tenute in sospeso per quella che a loro può sembrare un’eternità; le loro aspirazioni di imparare, le loro speranze per il futuro rimangono sospese”
Dichiarazioni di Marie-Pierre Poirier - Coordinatore UNICEF per l’emergenza migranti e rifugiati in Europa.

Sono stati oltre 7mila i minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia nei primi cinque mesi del 2016, il doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, dato che si legge nel nuovo rapporto dell’Unicef sugli immigranti minorenni. Del totale dei bambini giunti sulle coste italiane dal nord Africa tra gennaio e maggio 2016 oltre il 90% è arrivato senza genitori o parenti. Nel rapporto intitolato «Pericoli ad ogni passo del viaggio» l’Unicef documenta gli spaventosi rischi a cui vanno incontro questi bambini nella loro fuga da guerre, disperazione e povertà presenti nei paesi di origine.


Clicca QUI per leggere e scaricare il rapporto

Clicca QUI per vedere i dati del report del Ministero Del Lavoro e delle Politiche Sociali

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I sistemi di welfare europei sono sottoposti già dal finire degli anni Settanta, e ancor più dai primi anni Novanta, a forti stress che derivano dalle profonde trasformazioni del mercato del lavoro, dalla globalizzazione dell’economia e dei mercati finanziari, dalla mutata struttura della popolazione, da esigenze di contenimento della spesa pubblica.
Non tutti hanno mostrato lo stesso grado di resilienza nel fronteggiare le sfide legate ai nuovi rischi sociali, contraddistinti da un più elevato livello di incertezza e da mutati contesti di vita familiare e lavorativa.
In Italia alcuni recenti interventi normativi mirano a coniugare le esigenze di contenimento della spesa con i nuovi rischi e bisogni sociali. La riforma Fornero-Monti, ad esempio, ha cercato di mitigare il rischio povertà introducendo misure come l’Aspi (Assicurazione sociale per l’impiego) e la mini-Aspi, che forniscono ai lavoratori che hanno perso involontariamente la propria occupazione un’indennità mensile di disoccupazione.
Più recentemente, l’esecutivo in carica ha esteso le garanzie previste dalla riforma Fornero-Monti introducendo la Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego), offrendo un sostegno al reddito dei lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e l’Asdi (assegno di disoccupazione) per coloro che si trovino in condizioni economiche precarie (Isee sotto i 5 mila euro), con figli minori a carico o un’età che li renda più difficilmente collocabili sul mercato del lavoro (oltre i 55 anni).
Anche in questo caso, la protezione rispetto a eventi critici del ciclo di vita è offerta tenendo conto della posizione dell’individuo nel mercato del lavoro, ovvero condizionandola alla sua collocazione piuttosto che adottando un criterio legato alla cittadinanza o di tipo universale.

Pubblichiamo QUI il documento pubblicato dall’ISTAT sulla spesa sociale dal titolo “Il sistema della protezione sociale e le sfide generazionali”

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Los desamparados

 

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3