"Dobbiamo arare nei piccoli cuori e crescere la virtù, il senso della bontà, dell’onestà, della rettitudine, della temperanza, del lavoro."
Don Orione

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Los desamparados

Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Giovedì, 14 Luglio 2016

I minori stranieri non accompagnati

“Non dovremmo mai dimenticare cosa spinge così tante famiglie a rischiare tutto nella speranza di trovare asilo in Europa. E non dovremmo mai dimenticare che i bambini che si spostano sono innanzitutto bambini che non hanno alcuna responsabilità per le terribili condizioni in cui si trovano, e hanno tutti i diritti di reclamare una vita migliore”
“I bambini migranti e rifugiati hanno sofferto guerre, persecuzioni, privazioni e viaggi terribili. Anche dopo aver raggiunto la relativa sicurezza della loro destinazione, necessitano ancora di protezione, istruzione, assistenza sanitaria e sostegno. Dobbiamo stare dalla loro parte”
“Le vite dei bambini vengono tenute in sospeso per quella che a loro può sembrare un’eternità; le loro aspirazioni di imparare, le loro speranze per il futuro rimangono sospese”
Dichiarazioni di Marie-Pierre Poirier - Coordinatore UNICEF per l’emergenza migranti e rifugiati in Europa.

Sono stati oltre 7mila i minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia nei primi cinque mesi del 2016, il doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, dato che si legge nel nuovo rapporto dell’Unicef sugli immigranti minorenni. Del totale dei bambini giunti sulle coste italiane dal nord Africa tra gennaio e maggio 2016 oltre il 90% è arrivato senza genitori o parenti. Nel rapporto intitolato «Pericoli ad ogni passo del viaggio» l’Unicef documenta gli spaventosi rischi a cui vanno incontro questi bambini nella loro fuga da guerre, disperazione e povertà presenti nei paesi di origine.


Clicca QUI per leggere e scaricare il rapporto

Clicca QUI per vedere i dati del report del Ministero Del Lavoro e delle Politiche Sociali

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I sistemi di welfare europei sono sottoposti già dal finire degli anni Settanta, e ancor più dai primi anni Novanta, a forti stress che derivano dalle profonde trasformazioni del mercato del lavoro, dalla globalizzazione dell’economia e dei mercati finanziari, dalla mutata struttura della popolazione, da esigenze di contenimento della spesa pubblica.
Non tutti hanno mostrato lo stesso grado di resilienza nel fronteggiare le sfide legate ai nuovi rischi sociali, contraddistinti da un più elevato livello di incertezza e da mutati contesti di vita familiare e lavorativa.
In Italia alcuni recenti interventi normativi mirano a coniugare le esigenze di contenimento della spesa con i nuovi rischi e bisogni sociali. La riforma Fornero-Monti, ad esempio, ha cercato di mitigare il rischio povertà introducendo misure come l’Aspi (Assicurazione sociale per l’impiego) e la mini-Aspi, che forniscono ai lavoratori che hanno perso involontariamente la propria occupazione un’indennità mensile di disoccupazione.
Più recentemente, l’esecutivo in carica ha esteso le garanzie previste dalla riforma Fornero-Monti introducendo la Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego), offrendo un sostegno al reddito dei lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e l’Asdi (assegno di disoccupazione) per coloro che si trovino in condizioni economiche precarie (Isee sotto i 5 mila euro), con figli minori a carico o un’età che li renda più difficilmente collocabili sul mercato del lavoro (oltre i 55 anni).
Anche in questo caso, la protezione rispetto a eventi critici del ciclo di vita è offerta tenendo conto della posizione dell’individuo nel mercato del lavoro, ovvero condizionandola alla sua collocazione piuttosto che adottando un criterio legato alla cittadinanza o di tipo universale.

Pubblichiamo QUI il documento pubblicato dall’ISTAT sulla spesa sociale dal titolo “Il sistema della protezione sociale e le sfide generazionali”

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A fine maggio è partito il Fondo di contrasto alla povertà educativa dei bambini. Governo e Fondazioni bancarie hanno siglato un protocollo d'intesa per lo stanziamento di 400 milioni in tre anni (130 milioni l'anno a partire dal 2016) "a sostegno di interventi sperimentali finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori". L'istituzione del Fondo era prevista dalla legge di stabilità nell'ambito degli interventi contro la povertà.

La legge di stabilità prevede in via sperimentale, per gli anni 2016, 2017 e 2018, l'istituzione del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, alimentato dai versamenti effettuati su un apposito conto corrente postale dalle Fondazioni bancarie. I dati del fenomeno sono del resto allarmanti: in Italia quasi un milione di minori vive in condizioni di povertà assoluta e questa povertà economica è spesso legata anche a una condizione di povertà educativa: le due si alimentano reciprocamente e si trasmettono da una generazione all'altra. Secondo i dati di Save the Children, quasi la metà dei minori in età scolare non ha mai letto un libro al di fuori di quelli scolastici, il 55% non ha mai visitato un museo e il 45% non svolge alcuna attività sportiva.

Clicca QUI per approfondire

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Mercoledì, 22 Giugno 2016

Il discorso del Papa ai disabili

Al convegno promosso dalla CEI il Papa ricorda che ogni esclusione è un impoverimento della comunità, pubblichiamo il discorso integrale tenuto sabato 11 giugno durante un incontro con i disabili

TESORI NASCOSTI
Per una piena partecipazione delle persone disabili alla vita sacramentale e liturgica.
«Nella debolezza e nella fragilità si nascondono tesori capaci di rinnovare le nostre comunità cristiane». Lo sottolinea Papa Francesco nel discorso preparato e consegnato ai partecipanti al convegno per persone disabili promosso dalla Conferenza episcopale italiana, ricevuti in udienza nella mattina di sabato 11 giugno, nell’aula Paolo VI. Lasciando da parte il testo scritto, che pubblichiamo qui di seguito, il Pontefice ha risposto a braccio a tre domande rivoltegli dai presenti.
Cari fratelli e sorelle,
vi accolgo in occasione del 25° anniversario dell’istituzione del Settore per la Catechesi delle persone disabili dell’Ufficio Catechistico Nazionale italiano. Una ricorrenza che stimola a rinnovare l’impegno affinché le persone disabili siano pienamente accolte nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali. Vi ringrazio per le domande che mi avete rivolto e che mostrano la vostra passione per questo ambito della pastorale. Esso richiede una duplice attenzione: la consapevolezza della educabilità alla fede della persona con disabilità, anche gravi e gravissime; e la volontà di considerarla come soggetto attivo nella comunità in cui vive.
Questi fratelli e sorelle — come dimostra anche questo Convegno — non sono soltanto in grado di vivere una genuina esperienza di incontro con Cristo, ma sono anche capaci di testimoniarla agli altri. Molto è stato fatto nella cura pastorale dei disabili; bisogna andare avanti, ad esempio riconoscendo meglio la loro capacità apostolica e missionaria, e prima ancora il valore della loro “presenza” come persone, come membra vive del Corpo ecclesiale. Nella debolezza e nella fragilità si nascondono tesori capaci di rinnovare le nostre comunità cristiane.
Nella Chiesa, grazie a Dio, si registra una diffusa attenzione alla disabilità nelle sue forme fisica, mentale e sensoriale, e un atteggiamento di generale accoglienza. Tuttavia le nostre comunità fanno ancora fatica a praticare una vera inclusione, una partecipazione piena che diventi finalmente ordinaria, normale. E questo richiede non solo tecniche e programmi specifici, ma prima di tutto riconoscimento e accoglienza dei volti, tenace e paziente certezza che ogni persona è unica e irripetibile, e ogni volto escluso è un impoverimento della comunità.
Anche in questo campo è decisivo il coinvolgimento delle famiglie, che chiedono di essere non solo accolte, ma stimolate e incoraggiate. Le nostre comunità cristiane siano “case” in cui ogni sofferenza trovi com-passione, in cui ogni famiglia con il suo carico di dolore e fatica possa sentirsi capita e rispettata nella sua dignità. Come ho osservato nell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, «l’attenzione dedicata tanto ai migranti quanto alle persone con disabilità è un segno dello Spirito. Infatti entrambe le situazioni sono paradigmatiche: mettono specialmente in gioco il modo in cui si vive oggi la logica dell’accoglienza misericordiosa e dell’integrazione delle persone fragili» (n. 47).
Nel cammino di inclusione delle persone disabili occupa naturalmente un posto decisivo la loro ammissione ai Sacramenti. Se riconosciamo la peculiarità e la bellezza della loro esperienza di Cristo e della Chiesa, dobbiamo di conseguenza affermare con chiarezza che esse sono chiamate alla pienezza della vita sacramentale, anche in presenza di gravi disfunzioni psichiche. È triste constatare che in alcuni casi rimangono dubbi, resistenze e perfino rifiuti. Spesso si giustifica il rifiuto dicendo: “tanto non capisce”, oppure: “non ne ha bisogno”. In realtà, con tale atteggiamento, si mostra di non aver compreso veramente il senso dei Sacramenti stessi, e di fatto si nega alle persone disabili l’esercizio della loro figliolanza divina e la piena partecipazione alla comunità ecclesiale.
Il Sacramento è un dono e la liturgia è vita: prima ancora di essere capita razionalmente, essa chiede di essere vissuta nella specificità dell’esperienza personale ed ecclesiale. In tal senso, la comunità cristiana è chiamata ad operare affinché ogni battezzato possa fare esperienza di Cristo nei Sacramenti. Pertanto, sia viva preoccupazione della comunità fare in modo che le persone disabili possano sperimentare che Dio è nostro Padre e ci ama, che predilige i poveri e i piccoli attraverso i semplici e quotidiani gesti d’amore di cui sono destinatari. Come afferma il Direttorio Generale per la Catechesi: «L’amore del Padre verso questi figli più deboli e la continua presenza di Gesù con il suo Spirito danno fiducia che ogni persona, per quanto limitata, è capace di crescere in santità» (n. 189).
È importante fare attenzione anche alla collocazione e al coinvolgimento delle persone disabili nelle assemblee liturgiche: stare nell’assemblea e dare il proprio apporto all’azione liturgica con il canto e con gesti significativi, contribuisce a sostenere il senso di appartenenza di ciascuno. Si tratta di far crescere una mentalità e uno stile che metta al riparo da pregiudizi, esclusioni ed emarginazioni, favorendo una effettiva fraternità nel rispetto della diversità apprezzata come valore.
Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio per quanto avete fatto in questi venticinque anni di lavoro al servizio di comunità sempre più accoglienti e attente agli ultimi. Andate avanti con perseveranza e con l’aiuto di Maria Santissima nostra Madre. Io prego per voi e vi benedico di cuore; e anche voi, per favore, pregate per me.

La lezione di Lucrezia
«Ci ha dato una lezione: lei rischia, non ha paura delle diversità, sa che è una ricchezza e per questo non sarà mai discriminata». Abbracciando Lucrezia, una bambina down di sette anni, che gli si è avvicinata durante l’udienza (con tanto di pelouche e macchina fotografica tra le mani), Papa Francesco ha chiesto con forza che nessuna persona con disabilità intellettiva venga più messa ai margini della vita della comunità cristiana, come invece accade purtroppo ancora oggi.
Il grido di Papa Francesco si è levato insieme con quelli di tantissimi bambini e ragazzi che, nell’aula Paolo VI, sabato mattina, 11 giugno, hanno dato vita a un incontro di festa ma anche di testimonianza. Come hanno fatto capire subito le tre domande poste direttamente a Francesco. Lavinia, una ragazza con disabilità intellettiva che fa parte della parrocchia romana dei Santi martiri dell’Uganda, ha puntato sulla constatazione che «la diversità è sempre una ricchezza e non deve far paura: ognuno di noi mette in campo quello che ha e quello che sa fare: da questo nasce la bellezza della diversità».
E il suo parroco, don Luigi D’Errico, ha posto al Pontefice la questione di «come far diventare più accoglienti le comunità, mettendo al centro chi non è perfetto». Poi la domanda più incisiva, formulata da Serena, una disabile venticinquenne di Pistoia, accompagnata dal suo parroco, don Diego Pancaldo. «Come fare perché nessun disabile intellettivo venga escluso dalla partecipazione attiva alla liturgia e alla ricezione dei sacramenti?» ha chiesto. E ha aggiunto: quando accadono queste discriminazioni «io non capisco, Papa Francesco, me lo puoi spiegare tu?». La giovane ha così dato il via al dialogo aperto tra il Papa e il mondo della disabilità, tradotto da tredici interpreti nel linguaggio dei segni e animato anche dal coro «Ci hai dato un segno», composto da adulti sordi di Pescara, dal coro «Mani Bianche» della scuola popolare di musica di Testaccio e dal coro «Mani colorate».
Una testimonianza significativa», come ha rimarcato anche l’arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Zuppi, nel suo saluto a Francesco: «Più siamo piccoli e più facciamo cose grandi». La Chiesa italiana vuole «superare vecchi stereotipi e convinzioni, aprendosi finalmente all’inclusione delle persone disabili» ha aggiunto suor Veronica Amata Donatello, responsabile del settore per la catechesi delle persone disabili dell’Ufficio catechistico nazionale della Conferenza episcopale. oltre che animatrice del convegno «... E tu mangerai sempre alla mia tavola» (secondo libro di Samuele, 9, 1-13), svoltosi nell’aula Paolo VI prima dell’incontro con il Papa. E se, fino a non tanti anni addietro, si parlava ancora di «handicappati o persino di infelici», adesso anche il linguaggio si è ripulito. A farsi spazio, talvolta a fatica, è l’idea della persona nella sua interezza. «Nessuno può essere identificato con il proprio limite né con la propria disabilità, essere persona ci accomuna come cristiani» ha precisato suor Veronica.
Durante il convegno sono state presentate dieci testimonianze di buone prassi concrete. «Al nostro appello hanno risposto oltre centodieci diocesi, che si sono impegnate tanto in questi anni. La catechesi delle persone disabili non si occupa in prevalenza dell’iniziazione cristiana — ha spiegato suor Veronica — ma accompagna la Chiesa e le comunità nella vita quotidiana. È il caso di un corso per fidanzati, della cui équipe fa parte una coppia con disabilità».
Al convegno è emerso che è la disabilità cognitiva a spaventare e a non trovare risposte adeguate nella pastorale. «Ma sono questioni che interrogano tutti, dal sacerdote all’operatore pastorale», è stato rilevato. Con una certezza: «non è possibile non riconoscere nelle persone con disabilità intellettiva la presenza del Signore e persino una guida nella vita cristiana», come ha suggerito il messaggio fatto pervenire da Jean Vanier.

Da L’Osservatore Romano, domenica 12 giugno 2016, p. 7

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Lunedì, 13 Giugno 2016

AMO - Amici Missioni Orionine

È online da qualche giorno la pagina Facebook ufficale delle Missioni Orionine della Provincia Italiana.

Clicca QUI per conoscere e restare in contatto con le Missioni dell'Opera Don Orione della Provincia italiana: Madagascar Ucraina, Romania e Albania.

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La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nella riunione del 5 maggio ha definito e approvato un accordo sul sistema di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati.

Accordo sul sistema di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati
Le risorse finanziarie messe a disposizione dal Governo nazionale e le risorse aggiuntive della programmazione europea FAMI 2014/2020 permettono di realizzare concretamente il sistema.
Si rende necessario definire un percorso di accoglienza strutturato che permetta la presa in carico istituzionale del minore dal momento dello sbarco o del primo rintraccio sino al raggiungimento dell’autonomia.
Il modello prefigurato si struttura sulla:
- PRIMA ACCOGLIENZA: gestita in strutture diffuse sul territorio nazionale con una garanzia di ospitalità di 50 minori per progetto distribuiti in strutture che possono accogliere fino a un massimo di 30 minori, con un turn over garantito di 60 giorni, finanziata dal Ministero dell’Interno sul fondo FAMI. Il Ministero a tal riguardo ha emanato un avviso per la realizzazione di tali strutture sul territorio con l’obiettivo di garantire la diffusione dell’accoglienza su tutto il territorio nazionale ed è in fase di approvazione il Decreto interministeriale che ne fissa i requisiti che dovranno essere recepiti, ai fini delle necessarie autorizzazioni, dalle Regioni.
- SECONDA ACCOGLIENZA: gestita in strutture della rete SPRAR dedicate ai MSNA ed in caso di insufficienza della ricettività SPRAR, in strutture del territorio o mediante lo strumento dell’affido. Allo scopo di creare omogeneità sui territori e coerenza con il finanziamento ministeriale di 45 euro pro die pro capite, e necessario che le singole Regioni recepiscano il documento relativo ai requisiti minimi per la seconda accoglienza dei MSNA, sanciti con accordo in Conferenza.
Al fine di realizzare compiutamente quanto proposto, occorre garantire la fluidità del sistema e coordinare le tempistiche dei provvedimenti che riguardano l’avvio dei due livelli di accoglienza.
Clicca QUI per il testo integrale, pubblicato anche sul sito www.regioni.it (sezione “conferenze”).

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Giovedì, 05 Maggio 2016

Seregno - Da profughi a pizzaioli

Quattro senegalesi ospiti del Piccolo Cottolengo Don Orione di Seregno, che da oltre un anno e mezzo vivono con altri connazionali in attesa del completamento dell’iter della loro richiesta di asilo politico, hanno terminato con successo un corso di formazione per pizzaioli promosso dall’ente di formazione In-Presa di Carate Brianza e per questo, nei giorni scorsi si sono visti consegnare un attestato. L’idea nasce dalla collaborazione con alcuni volontari che assieme ai sacerdoti della comunità religiosa dell’opera di Seregno con il supporto di alcuni dipendenti hanno favorito la partecipazione dei 4 giovani al corso di formazione.

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Domenica, 24 Aprile 2016

Colletta per l'Ucraina

Oggi, domenica 24 aprile, la Chiesa si adopererà per la popolazione ucraina.
E’ stato il Santo Padre nel corso del Regina Coeli del 3 aprile, a richiamare l’attenzione dei fedeli sulle tragiche ripercussioni di un conflitto che, seppur dimenticato, perdura ancora da molti anni. Papa Francesco ha anche istituito un’iniziativa straordinaria di carattere umanitario, una specifica colletta che si terrà in tutte le Chiese d’Europa domenica 24 aprile.
I proventi devoluti dai fedeli si aggiungeranno a una consistente somma di denaro messa a disposizione da Sua Santità, quale segno della Sua personale partecipazione e andranno a beneficio dei residenti nelle zone colpite e degli sfollati interni.

Clicca QUI per leggere la lettera che Don Felice Bruno, consigliere per le missioni, ha scritto negli scorsi giorni a tutti i religiosi orionini

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In occasione del settimo anniversario di apertura del “Laboratorio occupazionale” per giovani disabili avvento il 12 marzo 2009 la moglie del Sindaco di L’viv la sig.ra Kateryna Kit-Sadovji ha fatto visita a Casa-Cafarnao, comunità residenziale dei nostri disabili.
Arrivata nel tardo pomeriggio si è intrattenuta con la sua abituale affabilità e semplicità con gli ospiti della casa-famiglia e altri amici della “Comunità dell’Arche” e della parrocchia di rito latino, “Santa Maria del Perpetuo Soccorso” venuti per ricordare l’avvenimento e per fare anche gli auguri a Bogdan, ragazzo del centro, nel giorno del suo 46 compleanno.

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Sabato, 05 Marzo 2016

Povertà e inclusione sociale

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ha approvato un documento sul ruolo delle Regioni nelle politiche di inclusione sociale attiva nella strategia Europa 2020 e nell’ambito del piano nazionale di contrasto alla povertà.
Il documento è stato oggetto di specifici approfondimenti da parte di tre Commissioni della Conferenza delle Regioni: la Commissione Istruzione e Lavoro (coordinata dalla Regione Toscana), la Commissione Politiche Sociali (coordinata dalla Regione Molise) e la Commissione Affari Comunitari e Internazionali (coordinata dalla regione Umbria).

Si chiede al Ministero del Lavoro e Politiche Sociali di rendere stabile un tavolo di confronto e concertazione con le Regioni e le Province Autonome, per il tramite delle due Commissioni competenti Politiche Sociali e Istruzione, Lavoro, Innovazione e Ricerca, anche in raccordo con la Commissione Affari Europei ed Internazionali, che si focalizzi su tre filoni di lavoro:
- il sostegno economico all’inclusione sociale, ossia l’individuazione di risorse per la misura universale di contrasto alla povertà e di criteri di accesso e calcolo degli importi;
- l’organizzazione sinergica di servizi efficaci, con particolare attenzione alla presa in carico da parte dei servizi sociali e del lavoro, nonché all’interoperabilità dei sistemi informativi;
- l'attuazione di politiche del lavoro finalizzate all’inserimento, attraverso soprattutto tirocini di inclusione sociale, lavori di pubblica utilità e strumenti quali borse o voucher di lavoro.

Pubblichiamo QUI il Parere delle Regioni sul DDL sul contrasto alla povertà

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Los desamparados

Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3