"Abbracciamo la nostra Croce, e stretti a Gesù in croce: Avanti!"
Don Orione Avanti!

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VII Convegno Apostolico

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

“La campagna ‘Un cromosoma in più, mille vite possibili’ rappresenta una felice sintesi della realtà delle persone con sindrome di Down, persone tutte diverse tra loro che esprimono bisogni di scuola, salute, lavoro, casa, affetti. Per dare risposta a questi bisogni però serve un impegno forte delle famiglie, delle istituzioni, della società tutta”. Con queste parole il presidente dell’Associazione Italiana Persone Down Paolo Virgilio Grillo lancia la campagna AIPD “Un cromosoma in più mille vite possibili” pensata in occasione della Giornata nazionale delle persone con sindrome Down che si celebra domani 9 ottobre 2016.

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Venerdì, 07 Ottobre 2016

Genova - Ratatouille

Uno sguardo all'anno passato, alle idee e ai progetti, alle possibilità di oggi... ed ecco che Ratatouille prende vita, partendo dalla condivisione di valori che vanno al di là degli aspetti prettamente educativi che ne hanno suggerito una prima realizzazione, con altro nome, l'anno scorso.
La dignità e il valore umani, la costruzione di una nuova cultura della tolleranza attraverso lo stare insieme, lo sperimentare e il testimoniare quanto la diversità sia in realtà una pura apparenza, la possibilità di costruire insieme un orto, come luogo di condivisione, in cui fare esperienza dell'altro, del sentirsi uniti nel raggiungere insieme un obiettivo: questi gli aspetti centrali del progetto.
Una preziosa opportunità per tutti gli agricoltori coinvolti: per i ragazzi Moreschini (della struttura orionina Fam. Moresco a Bogliasco (GE)) Mario e Claudio, per Oumar, Demba e Kalilu, tre ragazzi africani profughi che hanno accettato con entusiasmo di partecipare a questa avventura; e per tutti i partners esterni che hanno sostenuto questa impresa!
Ogni mercoledì gli agricoltori (più o meno esperti...!!) si recano con gli attrezzi del lavoro, nel terreno soprastante la struttura di Fam. Moresco; armati di buona volontà per tagliare l'erba, zappare, preparare il terreno e piantare gli ortaggi. Grazie alla centralina idrica installata e regalata dal generoso Giacomo, e alla preziosa presenza di Marcello, è stato possibile realizzare un grande orto, destinato ancora a crescere!  I lavori procedono all'interno di un vero e proprio laboratorio linguistico, tra un po' di italiano, “francese ivoriano” e dialetto senegalese, c'è il tempo per un succo di frutta servito dal supervisore Marietto!
Con il passare del tempo ci si accorge che, attraverso le difficoltà linguistiche e il duro lavoro condiviso sul campo, si impara quanto è bello lavorare insieme e condividere un sogno, quanto siamo simili gli uni agli altri, la magia della natura e dei suoi ritmi, svelata dal crescere delle piante, si impara a condividere i frutti del proprio lavoro con gli altri, ad essere pazienti e come una piccola goccia nel mare possa fare la differenza per chi la sa cogliere tra le mille altre.
Ratatouille è un progetto in crescita, un’esperienza che ognuno dei ragazzi e non solo porterà con sé. E adesso si prepara l’orto invernale!

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Con l'inizio dell'Ottobre Missionario vi proponiamo il messaggio del Santo Padre per la Giornata Missionaria Mondiale.

 

Cari fratelli e sorelle, il Giubileo Straordinario della Misericordia, che la Chiesa sta vivendo, offre una luce particolare anche alla Giornata Missionaria Mondiale del 2016: ci invita a guardare alla missione ad gentes come una grande, immensa opera di misericordia sia spirituale che materiale. In effetti, in questa Giornata Missionaria Mondiale, siamo tutti invitati ad “uscire”, come discepoli missionari, ciascuno mettendo a servizio i propri talenti, la propria creatività, la propria saggezza ed esperienza nel portare il messaggio della tenerezza e della compassione di Dio all’intera famiglia umana. In forza del mandato missionario, la Chiesa si prende cura di quanti non conoscono il Vangelo, perché desidera che tutti siano salvi e giungano a fare esperienza dell’amore del Signore. Essa «ha la missione di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo» (Bolla Misericordiae Vultus, 12) e di proclamarla in ogni angolo della terra, fino a raggiungere ogni donna, uomo, anziano, giovane e bambino. La misericordia procura intima gioia al cuore del Padre quando incontra ogni creatura umana; fin dal principio, Egli si rivolge amorevolmente anche a quelle più fragili, perché la sua grandezza e la sua potenza si rivelano proprio nella capacità di immedesimarsi con i piccoli, gli scartati, gli oppressi (cfr Dt 4,31; Sal 86,15; 103,8; 111,4). Egli è il Dio benigno, attento, fedele; si fa prossimo a chi è nel bisogno per essere vicino a tutti, soprattutto ai poveri; si coinvolge con tenerezza nella realtà umana proprio come farebbero un padre e una madre nella vita dei loro figli (cfr Ger 31,20). Al grembo materno rimanda il termine usato nella Bibbia per dire la misericordia: quindi all’amore di una madre verso i figli, quei figli che lei amerà sempre, in qualsiasi circostanza e qualunque cosa accada, perché sono frutto del suo grembo. È questo un aspetto essenziale anche dell’amore che Dio nutre verso tutti i suoi figli, in modo particolare verso i membri del popolo che ha generato e che vuole allevare ed educare: di fronte alle loro fragilità e infedeltà, il suo intimo si commuove e freme di compassione (cfr Os 11,8). E tuttavia Egli è misericordioso verso tutti, il suo amore è per tutti i popoli e la sua tenerezza si espande su tutte le creature (cfr Sal 145,8-9). La misericordia trova la sua manifestazione più alta e compiuta nel Verbo incarnato. Egli rivela il volto del Padre ricco di misericordia, «parla di essa e la spiega con l’uso di similitudini e di parabole, ma soprattutto egli stesso la incarna e la personifica» (Giovanni Paolo II, Enc. Dives in misericordia, 2). Accogliendo e seguendo Gesù mediante il Vangelo e i Sacramenti, con l’azione dello Spirito Santo noi possiamo diventare misericordiosi come il nostro Padre celeste, imparando ad amare come Lui ci ama e facendo della nostra vita un dono gratuito, una segno della sua bontà (cfr Bolla Misericordiae Vultus, 3). La Chiesa per prima, in mezzo all’umanità, è la comunità che vive della misericordia di Cristo: sempre si sente guardata e scelta da Lui con amore misericordioso, e da questo amore essa trae lo stile del suo mandato, vive di esso e lo fa conoscere alle genti in un dialogo rispettoso con ogni cultura e convinzione religiosa. A testimoniare questo amore di misericordia, come nei primi tempi dell’esperienza ecclesiale, sono tanti uomini e donne di ogni età e condizione. Segno eloquente dell’amore materno di Dio è una considerevole e crescente presenza femminile nel mondo missionario, accanto a quella maschile. Le donne, laiche o consacrate, e oggi anche non poche famiglie, realizzano la loro vocazione missionaria in svariate forme: dall’annuncio diretto del Vangelo al servizio caritativo. Accanto all’opera evangelizzatrice e sacramentale dei missionari, le donne e le famiglie comprendono spesso più adeguatamente i problemi della gente e sanno affrontarli in modo opportuno e talvolta inedito: nel prendersi cura della vita, con una spiccata attenzione alle persone più che alle
strutture e mettendo in gioco ogni risorsa umana e spirituale nel costruire armonia, relazioni, pace, solidarietà, dialogo, collaborazione e fraternità, sia nell’ambito dei rapporti interpersonali sia in quello più ampio della vita sociale e culturale, e in particolare della cura dei poveri. In molti luoghi l’evangelizzazione prende avvio dall’attività educativa, alla quale l’opera missionaria dedica impegno e tempo, come il vignaiolo misericordioso del Vangelo (cfr Lc 13,7-9; Gv 15,1), con la pazienza di attendere i frutti dopo anni di lenta formazione; si generano così persone capaci di evangelizzare e di far giungere il Vangelo dove non ci si attenderebbe di vederlo realizzato. La Chiesa può essere definita “madre” anche per quanti potranno giungere un domani alla fede in Cristo. Auspico pertanto che il popolo santo di Dio eserciti il servizio materno della misericordia, che tanto aiuta ad incontrare e amare il Signore i popoli che ancora non lo conoscono. La fede infatti è dono di Dio e non frutto di proselitismo; cresce però grazie alla fede e alla carità degli evangelizzatori che sono testimoni di Cristo. Nell’andare per le vie del mondo è richiesto ai discepoli di Gesù quell’amore che non misura, ma che piuttosto tende ad avere verso tutti la stessa misura del Signore; annunciamo il dono più bello e più grande che Lui ci ha fatto: la sua vita e il suo amore. Ogni popolo e cultura ha diritto di ricevere il messaggio di salvezza che è dono di Dio per tutti. Ciò è tanto più necessario se consideriamo quante ingiustizie, guerre, crisi umanitarie oggi attendono una soluzione. I missionari sanno per esperienza che il Vangelo del perdono e della misericordia può portare gioia e riconciliazione, giustizia e pace. Il mandato del Vangelo: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20) non si è esaurito, anzi ci impegna tutti, nei presenti scenari e nelle attuali sfide, a sentirci chiamati a una rinnovata “uscita” missionaria, come indicavo anche nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium: «Ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo» (20). Proprio in questo Anno Giubilare ricorre il 90° anniversario della Giornata Missionaria Mondiale, promossa dalla Pontificia Opera della Propagazione della Fede e approvata da Papa Pio XI nel 1926. Ritengo pertanto opportuno richiamare le sapienti indicazioni dei miei Predecessori, i quali disposero che a questa Opera andassero destinate tutte le offerte che ogni diocesi, parrocchia, comunità religiosa, associazione e movimento ecclesiale, di ogni parte del mondo, potessero raccogliere per soccorrere le comunità cristiane bisognose di aiuti e per dare forza all’annuncio del Vangelo fino agli estremi confini della terra. Ancora oggi non ci sottraiamo a questo gesto di comunione ecclesiale missionaria. Non chiudiamo il cuore nelle nostre preoccupazioni particolari, ma allarghiamolo agli orizzonti di tutta l’umanità. Maria Santissima, icona sublime dell’umanità redenta, modello missionario per la Chiesa, insegni a tutti, uomini, donne e famiglie, a generare e custodire ovunque la presenza viva e misteriosa del Signore Risorto, il quale rinnova e riempie di gioiosa misericordia le relazioni tra le persone, le culture e i popoli.

Clicca QUI per scaricare il messaggio integrale di Papa Francesco

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Il "Dossier Statistico Immigrazione" è il primo annuario socio-statistico pubblicato in Italia per la raccolta di dati statistici sul tema dell’immigrazione.

Il "Dossier", curato fino al 2003 dalla Caritas di Roma e dal 2004 dal Centro Studi e Ricerche IDOS/Immigrazione Dossier Statistico, con la collaborazione di strutture pubbliche e del mondo sociale, si propone di rispondere alla necessità di studiosi, funzionari e operatori di avvicinarsi al mondo dell'immigrazione o approfondirne singoli aspetti, in maniera equilibrata e scevra da pregiudizi, avvalendosi del supporto dei dati statistici.

L’impegno concreto di ricerca si traduce, annualmente, nel reperimento del maggior numero di dati, nell’analisi critica delle fonti, nel perfezionamento delle tecniche descrittive, nell'utilizzo di indagini empiriche ritenute particolarmente rilevanti e, negli anni più recenti, anche nella individuazione di indicatori statistici significativi.

Tra le principali linee ispiratrici della metodologia interpretativa, vi è quella di fare ricorso a diverse fonti statistiche, così da poter correggere e colmare le lacune e le imperfezioni di ciascuna.

A questa impostazione metodologica si accompagna una scelta espositiva che consiste, innanzitutto, nel tradurre in tabelle la ricchezza dei dati di partenza, e successivamente nell'illustrarne il significato.

Clicca QUI per leggere le prime risultanze sul non ancora pubblicato Dossier Statistico sull’Immigrazione 2016

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Con il Decreto del Presidente della Repubblica del 4 ottobre 2013 l’Italia ha adottato il primo “Programma d’Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità” che ha aperto, di fatto, un nuovo scenario di riferimento politico e programmatico su tema. Per la prima volta, infatti, la condizione di disabilità di tanti cittadini del nostro Paese è stata rappresentata nella sua interezza e per il suo valore, non solo come un problema assistenziale confinato entro il perimetro delle politiche di “welfare” ma come un imprescindibile ambito di tutela dei diritti che investe la politica e l’amministrazione in tutte le sue articolazioni, nazionali, regionali e locali.

Questo era, peraltro, l’impegno che l’Italia aveva assunto di fronte alla comunità internazionale con la ratifica della Convenzione ONU sui diritti delle Persone con Disabilità (Legge 18 del 2009) e che ha segnato il definitivo passaggio da una visione delle persone con disabilità “come malate e minorate” ad una visione della condizione di disabilità basata sul rispetto dei diritti umani, tesa a valorizzare le diversità umane – di genere, di orientamento sessuale, di cultura, di lingua, di condizione psico-fisica e così via – e a considerare la condizione di disabilità non come derivante da qualità soggettive delle persone, bensì dalla relazione tra le caratteristiche delle persone e le modalità attraverso le quali la società organizza l’accesso ed il godimento di diritti, beni e servizi.

Il Programma si occupa di persone con disabilità ma, proprio nella misura in cui accoglie e cerca di rispondere alla richiesta di “cittadinanza piena e integrale” dei soggetti più fragili e vulnerabili, offre suggerimenti e indicazioni per ripensare complessivamente una società più giusta, coesa e rispettosa delle tante diversità che compongono la comunità nazionale. È nello spirito del Programma d’Azione la visione di una giustizia che si misura nella risposta a chi si trova nella condizione di maggior discriminazione. Il Programma si accompagna quindi ad un forte appello a tutte le forze vive della comunità nazionale affinché interessi di pochi e privilegi antichi non frenino processi di cambiamento e di risposta alle urgenze che emergono dal tessuto sociale del paese.

Da ultimo va sottolineato come il Programma d’Azione nasca da un serio e lungo lavoro preparatorio, che ha visto il coinvolgimento delle più importanti Istituzioni dello Stato, delle Autonomie locali, delle Organizzazioni delle Persone con Disabilità, delle principali Forze sociali, di esperti e ricercatori. Il metodo di lavoro dell’OND, altamente partecipativo e rispettoso delle disposizioni convenzionali onusiane che richiedono il coinvolgimento attivo delle organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità, può essere considerato esempio di “buona politica”, nutrita di competenze, partecipazione e visione del futuro.

Clicca QUI per leggere e scaricare il Piano Biennale d’azione per la disabilità.

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Venerdì 27 agosto si è celebrata a Tortona (AL), come ogni anno inserita nella novena in onore della Madonna della Guardia, la “GIORNATA DEL MALATO”. La concelebrazione dell’Eucaristia, svoltasi all’aperto, è stata presieduta dal Vescovo di Tortona, Mons. Vittorio Viola.  Erano presenti diversi gruppi di malati delle realtà orionine e non, del Piemonte, della Lombardia, della Liguria: suore, anziani, diversamente abili, bambini. “Dio ha scelto gli ultimi, l’ultimo posto per stare accanto a noi, prendendo su di sé la nostra sofferenza! Allora la sofferenza non è più il luogo dell’assenza di Dio, ma il luogo della sua presenza!”. E’ uno dei tanti passaggi significativi dell’omelia che il Vescovo ha rivolto ai presenti tra i quali spiccava, in prima fila, una buona rappresentanza di persone ospitate al Piccolo Cottolengo di Don Orione di Seregno (MB), felici per la loro partecipazione. Al termine della S. Messa, tutti i malati presenti hanno ricevuto con devozione il Sacramento dell’Unzione degli infermi e hanno partecipato all’Adorazione eucaristica durante la quale il Vescovo ha invitato tutti, specialmente i malati, a pregare e a offrire le loro sofferenze per il Papa e le sue intenzioni. Un momento bello al termine della Celebrazione: in onore della Madonna della Guardia, un gruppetto di giovani ha fatto volare verso il cielo azzurro, una corona del rosario fatta da palloncini, simbolo della sofferenza dei malati trasformata in una incessante preghiera. 

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Al giorno d’oggi, se ci guardiamo intorno, ci troviamo di fronte a una verità scomoda ma innegabile: la sorte di milioni di bambini dipende semplicemente dal paese, dalla comunità, dal genere o dalle circostanze in cui sono nati.

Come dimostrano i dati contenuti nel rapporto Unicef 2016: La giusta opportunità per ogni bambino”, se non accelereremo i ritmi dei nostri progressi nel raggiungere questi milioni di bambini svantaggiati e vulnerabili, il loro futuro, e pertanto anche quello delle loro società, sarà in pericolo.

Le condizioni di vita dei bambini poveri ed esclusi, prima ancora che emettono il loro primo respiro, sono regolate spesso dalle disuguaglianze. Lo svantaggio e la discriminazione ai danni delle loro comunità e delle loro famiglie contribuiscono a determinare se dovranno vivere o morire, se avranno la possibilità di apprendere e successivamente di guadagnarsi da vivere dignitosamente. Conflitti, crisi e disastri collegati al clima aggravano le loro privazioni e diminuiscono il loro potenziale.
Ma le cose non devono andare necessariamente così. Come questo rapporto dimostra, il mondo ha compiuto enormi progressi nel ridurre i decessi infantili, nel far andare i bambini a scuola e nel liberare milioni di persone dalla povertà.
Molti degli interventi alla base di questi progressi – come i vaccini, i sali per la reidratazione orale e una migliore alimentazione – si sono rivelati pratici ed economicamente convenienti. L’ascesa della tecnologia digitale e mobile, come
pure altre innovazioni, hanno reso più facile ed economica sia la fornitura di servizi essenziali in comunità difficili da raggiungere sia l’espansione delle opportunità per i bambini e le famiglie maggiormente a rischio.

Questo è il momento di agire. Perché se non modificheremo le attuali tendenze, entro il 2030: quasi 70 milioni di bambini potrebbero morire prima di raggiungere il loro quinto compleanno; 3,6 milioni soltanto nel 2030, l’anno stabilito come scadenza per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile; più di 60 milioni di bambini in età da scuola primaria saranno esclusi dalla scuola e si saranno sposate precocemente quasi 750 milioni di donne, pari a tre quarti di miliardo di spose bambine in più rispetto al numero attuale.
Queste disuguaglianze e questi enormi pericoli non si limitano a violare i diritti di singoli bambini e a metterne in pericolo il futuro.
Questo rapporto si conclude con cinque modi per rafforzare la nostra azione, sulla base di quel che abbiamo appreso negli ultimi 25 anni e di ciò che stiamo ancora imparando: raccogliere più informazioni su coloro che vengono lasciati indietro; integrare gli sforzi nei vari settori per affrontare le molteplici privazioni che limitano così tanti bambini; innovare per accelerare i progressi e guidare il cambiamento per le famiglie e i bambini più esclusi; investire nell’equità e trovare nuovi modi di finanziare gli sforzi per raggiungere i bambini più svantaggiati; e infine coinvolgere tutti, a cominciare dalle
comunità stesse, ma anche le aziende, le organizzazioni e i cittadini che, in tutto il mondo, credono nella possibilità di cambiare in meglio per milioni di bambini.

Possiamo farlo. L’ingiustizia non è inevitabile.
Per il loro futuro, e per il futuro del nostro mondo.
Scarica QUI il rapporto completo

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I ragazzi di Camaldoli quest’estate hanno trascorso qualche giorno di meritata vacanza a Sassello nella Villa Periaschi, alternandosi dal 25 al 31 luglio gli ospiti del reparto Don Pensa e dal 1 al 7 di agosto gli ospiti del reparto Don Sterpi.
Per alcuni di loro si tratta di un ritorno a casa, considerato gli anni trascorsi nella tenuta a lavorare nei campi ed aiutare Don Valentino Barbiero nella conduzione dell’azienda agricola.

Queste alcune testimonianze, in presa diretta, della loro esperienza:
Paolo P.: “Che bello mangiare la focaccia calda del panificio al mattino, il gelato seduti al tavolino del bar”.
Enzo S.: “Ho fatto il bagno al lago col costume e la spesa in un grande supermercato ad Acqui Terme”.
Ferruccio C.: “Siamo andati a Cartosio, avrei voluto avere più tempo per visitare i monumenti storici, mi sa che quel sindaco era un comunista!”, “Siamo andati al ristorante, pizza e birra che lusso!”.
Fabio T.: “Natura bellissima: ho visto i caprioli, pecore, mucche e cavalli. Mi è piaciuto immergermi nella natura non sopportavo però mosche e zanzare e quando facevo il bagno al fiume, mi davano fastidio i pesciolini che mi strisciavano fra le gambe”.
Oscar S.: “Ho fatto il bagno al lago (seppure seduto su una sedia da giardino). Anche tante passeggiate, quelle mi stancavano un po’ ma sono stato contento”.
Luigi C.: “Sono andato a cavallo, che bello! La settimana è volata nonostante le belle cose che abbiamo fatto. Ci piacerebbe rimanere un tempo più lungo”

Sono parole che raccontano in modo semplice e diretto i bei momenti vissuti insieme in contesti nuovi e pieni di sorprese.

È doveroso ringraziare gli operatori che si sono resi disponibili ad accompagnare i ragazzi in questa fantastica vacanza regalando loro momenti di vera felicità ed amicizia.

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Settecento e poi altri trecento. I ragazzi di Reggio Calabria hanno tenuto il conto. Nella settimana della Gmg la loro città ha visto sbarcare più di mille migranti. Ogni giorno Iside ha ricevuto il bollettino dai colleghi del coordinamento diocesano.

Quante storie, dopo Cracovia, danno un volto al messaggio di Francesco. E aiutano a comprenderlo. Iside ha 26 anni, insegna musica e da tre anni presta servizio in un centro di prima accoglienza (sua sorella se ne occupa a tempo pieno). Lavora al porto e in una struttura per i minori che sbarcano senza accompagnatori. In pratica abbraccia i profughi risparmiati dal Mediterraneo: ha un sorriso allenato, perché «Chi scende dai barconi è disperato, così noi abbiamo una regola». Cioè? «Basta poco per aiutarli. Bisogna sorridere».

È una ragazza normale, un modello possibile, un simbolo delle giornate polacche, in cui Bergoglio ha pregato i giovani di «scendere dal divano» e «costruire ponti». Incontrarla all’uscita della messa conclusiva, nella passeggiata verso casa, forse è un segno. Poco prima il papa si era congedato dai ragazzi con un arrivederci (a Panama, nel 2019) e una raccomandazione: «La Gmg comincia oggi e continua domani». Impegnandosi nella vita di sempre.

«Questa esperienza è una ricarica – racconta Iside – abbiamo respirato un’unione che riempie il cuore. Ci siamo sentiti accolti e voluti bene dalle famiglie che ci hanno ospitato». Tutto torna, anche per vie inattese: quelle energie donate ai profughi le sono state restituite da un popolo che ha tanta paura dell’ondata migratoria del Mediterraneo. Ma le difficoltà sono un po’ dappertutto: «Tendiamo a rimanere chiusi nei nostri schemi. Il papa ci chiede di aprirci e di metterci in gioco. Di fare attenzione agli altri».

Al rientro Iside continuerà il suo volontariato. Tutto il gruppo (60 persone), però, ha recepito bene l’invito di Francesco: «Siamo uno dei principali porti dell’accoglienza, i giovani di Reggio Calabria sono molto sensibili al tema», spiega Amos Martino, 33 anni, insegnante e voce della comitiva. «La Gmg ci è servita: la coda per mangiare, le lunghe camminate... per qualche giorno abbiamo provato situazioni simili a quelle che vivono i migranti quotidianamente, non per scelta, ma perché scappano dalla morte. Sforzi minimi, confronto ai loro, ma che ci hanno fatto pensare». Ai bagagli, per esempio. «Loro partono senza niente. Noi abbiamo sentito la fatica sulle spalle. Quante cose superflue ci siamo portati in questo pellegrinaggio a Cracovia?». Domande più pesanti di uno zaino. 

Fonte

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Venerdì, 12 Agosto 2016

Sostegno per l'Inclusione Attiva

Mancano pochi giorni all’avvio in tutta Italia, il 2 settembre 2016, della misura governativa unica a livello nazionale e universale per combattere la povertà: si tratta del Sia (Sostegno per l’inclusione attiva), ed è una prima iniziativa che intende portare il Paese verso il reddito di inclusione. Consiste in un trasferimento monetario bimestrale attraverso una carta di pagamento elettronico, accompagnata da un progetto di inserimento sociale e lavorativo in collegamento con i servizi del territorio (centri per l’impiego, scuole, servizi sociali e sanitaria). Tutto ciò per evitare già note ed abusate forme di assistenzialismo. 80 euro al mese a persona, per un massimo di 400 euro a nucleo, destinato a chi ha un indice Isee sotto i 3mila euro. Le famiglie in difficoltà potranno ricevere, in media, 320 euro.  Una misura che costerà 750 milioni di euro nel 2016,  mentre per il 2017 è già stato stanziato un miliardo di euro.  Un primo passo verso l’obiettivo di sconfiggere la povertà assoluta che coinvolge 4,6 milioni di persone in Italia, come richiesto dall’Alleanza contro la povertà, il coordinamento di realtà della società civile lanciato da Acli e Caritas che ha proposto l’introduzione del Reis (Reddito di inclusione sociale) e ha valutato il Sia “un deciso passo in avanti” anche se ancora non soddisfacente. Molto stretti sono infatti i requisiti d’accesso. Secondo le stime riguarderà circa 180 mila-220 mila famiglie (800mila-1 milione di persone, per metà minorenni).

Leggi QUI e scarica il testo integrale del decreto.

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Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3