"Vivete nella ineffabile consolazione che viene dallo Spirito Santo."
Don Orione

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Domenica, 15 Gennaio 2017

Santa Maria la Longa - Casa Sdrigotti

In occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato presentiamo le attività della Congregazione a favore degli immigrati.

Nella “casa Sdrigotti”, una delle dependance della Casa di Santa Maria la Longa vengono ospitati da Maggio 2015 ben 17 profughi provenienti in parte dall’Afghanistan e in parte dal Pakistan.
L’anno prima la Casa aveva Ospitato 17 profughe Somale di prima provenienza ma l’esperienza è stata drammatica, sia per la casa che per il paese poiché i Carabinieri sono dovuti intervenire diverse volte. Alla fine, i Carabinieri stessi hanno suggerito e deciso di allontanarle dalla zona di Palmanova e di spedirle a Udine.   

La situazione con gli afgani è diversa fortunatamente.
Il gruppo non viene gestito direttamente, ma come in tutto il Friuli l’appalto dei profughi è gestito dalla Caritas. L’Opera ha dato in comodato solo la casa e si autogestiscono.
Si era partiti con l’idea di realizzare dei progetti di utilità comune, per questo sono tutti stati inseriti nell’associazione “di casa” di volontariato “ALVIUS”.
Un progetto (stradina in cemento per permettere a tutti gli ospiti di fare il giro in sicurezza attorno al parco e al laghetto) è stato realizzato. Sono stati realizzati altri piccoli interventi con l’agricoltore e nella azienda agricola, ma poi abbastanza in fretta il loro interesse si è spento.  
Hanno continuato a seguire dei corsi di italiano, di educazione civica e di inglese.
Continuano ad andare tutti i venerdì a Udine per i loro incontri di preghiera.

Organizzati degli incontri multietnici, (cena, incontri di vario tipo con gruppi diversi) che sono stati abbastanza interessanti.
Il grosso problema è sempre stato quello della comunicazione: non parlano quasi l’italiano e pochissimi parlano un inglese scolastico, nessuno il francese.
La comunicazione in questi casi diventa quasi impossibile.  Ci si salva sempre con la torta portata dalla Casa ed il te che offrono loro!
Attualmente tutti hanno ricevuto i loro documenti e dovrebbero lasciare la struttura per far posto ad un altro gruppo. Il gruppo dopo un certo periodo si rinnova con nuovi arrivati.  

La casa ha ospitato anche altre persone in difficoltà, ed in particolare due africani usciti dal carcere.
Sono stati accolti da noi. Uno, qualche mese fa ha potuto ottenere i documenti ed è partito per Roma, dove aveva avuto modo di incontrare una persona e di convolare a nozze!
Per l’altro, un povero ragazzo, molto simile agli ospiti, la situazione era molto più complessa, a nulla sono serviti i tentativi di Don Sergio prima e quelli di Don Luigi in seguito, per permettergli di ottenere il permesso di soggiorno come profugo o permesso di soggiorno umanitario, purtroppo la legge ha fatto il suo corso e ha ricevuto il foglio di via.

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In occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato presentiamo le attività della Congregazione a favore degli immigrati.
“Ho aperto le braccia e il cuore” l’Opera Don Orione ha affidato alla cooperativa DONO la gestione di una struttura di accoglienza per 24 profughi all’interno del Villaggio della Carità. I ragazzi sono per la maggior parte di provenienza mediorientale, lì affiancati da Operatori, alcuni dei quali sono stati profughi anche loro, si occupano della struttura e svolgono piccole attività di volontariato all’interno del Villaggio (ne avevamo parlato QUI).
Coloro che sono presenti in Italia da più tempo invece vivono in due appartamenti situati nell’Hinterland genovese, affiancati da Operatori solo in alcuni momenti della giornata e per il disbrigo di pratiche burocratiche, alcuni di loro sono impegnati in attività di volontariato presso il Piccolo Cottolengo Don Orione fam. Moresco dove, insieme ai ragazzi disabili ospitati, gestiscono un piccolo orto.
Il progetto ambizioso, nato un po’ per caso da questa esperienza, è quello di creare una filiera dell’accoglienza che vede i Rifugiati appena giunti in Italia ospitati nella struttura più grande dove la presenza degli operatori è maggiore, questo diventa il primo step per poi passare negli appartamenti dove questi ragazzi possono sperimentare la vita indipendente affiancati da Operatori che hanno come obiettivo quello di creare e coinvolgere i ragazzi stessi in attività di inclusione sociale.

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In occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato presentiamo le attività della Congregazione a favore degli immigrati.

Il "Seminario della Vita" è un’opera di carità, che risponde alla richiesta di Enti istituzionalmente riconosciuti ad accogliere giovani donne in gravidanza, madri sole o separate con figli a carico e nuclei familiari in situazioni di disagio sociale e abitativo, attraverso vari tipi di accoglienze: la prima in comunità con un progetto di totale accompagnamento e condivisione, la seconda con un’ospitalità in semi autonomia in alcuni minialloggi di recente realizzazione presenti nella struttura principale e infine con alcuni posti riservati all’accoglienza di famiglie e donne con figli profughe richiedenti asilo.
Oltre all’accoglienza di queste famiglie e dei loro bambini, l’opera vuole con loro recuperare il valore e la visione di vita umana sotto vari aspetti, con una particolare attenzione al prendersi cura e all’educazione dei propri figli, inoltre il grande obiettivo che si pone è l'accompagnamento e la preparazione di tali famiglie a una nuova vita autonoma e a un’adeguata presenza nella vita sociale, anche orientandole, qualora fosse necessario, al conseguimento di un titolo di studio e in seguito ad un impegno lavorativo e alla ricerca di una casa.
Il Seminario della Vita desidera essere la dimora di chi è solo, sfiduciato, abbandonato, povero, sofferente, facendoci compagni di viaggio e pellegrini sulla strada della conversione e della rinascita a nuova vita; una comunità che s’impegna a vivere e organizzarsi secondo lo stile di famiglia estesa, nella quale si creano e si vivono relazioni umane significative, dove al centro è messa l’unicità e l’irripetibilità della persona umana e dove ciascuno è chiamato a dare il proprio contributo donando qualcosa di sé e mettendosi a servizio per il bene di tutti, sperimentando quotidianamente la provvidenza di Dio e la maternità della Chiesa, concetti a cuore di San Luigi Orione.

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Giovedì, 12 Gennaio 2017

Roma - Pranzo di Natale

I ragazzi del centro Don Orione, gli operatori e i volontari del Servizio Civile Don Orione come ogni anno sono stati ospiti per il pranzo natalizio, il giorno 22 dicembre, dell’Hilton di Via Cadlolo, 101, nella zona di Belsito, a Roma.
Si tratta di una tradizione ormai consolidata da moltissimi anni, e i ragazzi l’aspettano con entusiasmo e grande piacere.
Un grazie a tutto lo staff dell’Hilton, in particolare a Fausto Ciarcia e a Giada Lamantia, come sempre gentilissimi e ospitali.

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Un gruppo di operatori di diversa estrazione culturale, sanitaria, sociale, psicologica, educativa si è trovato a discutere e a ripensare le problematiche della vita in Residenza Assistenziale Sanitaria, partendo dalla prospettiva di chi vi vive. Dall’incontro è emersa una serie di riflessioni comuni che costituiscono un primo passo nella realizzazione di strutture più accoglienti, che pongano al centro la “Care” centrata sulla persona e la qualità di vita del ricoverato.

È questa la rivista PSICOGERIATRIA 2016; 3: 69-77, Associazione Italiana di Psicogeriatria (AIP) QUI allegata, con i preziosi contributi di Marco Pagani (Istituto Clinico Humanitas), Antonio Grillo (Medico Geriatra, Milano), Roberto Franchini (Opera don Orione, Italia), Claudio Ivaldi (ASL 3 “Genovese”, RSA di Campo Ligure, Genova).

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Domenica 15 gennaio prossimo sarà la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2017, nella nostra home e nella colonna di destra (qui a fianco) è presente un bottone che rimanda al messaggio del Papa e a due interventi autorevoli, S. Ecc. mons. Di Tora, presidente della Commissione CEI per i Migrantes e Mons. Perego presidente della Fondazione Migrantes (in alternativa clicca QUI).

La migrazione è un fenomeno mondiale, non solo europeo o mediterraneo. Tutti i Continenti sono toccati da questa realtà che non riguarda esclusivamente persone in cerca di lavoro o di migliori condizioni di vita, ma anche adulti e minorenni che fuggono da vere tragedie.

È necessario garantire che in ogni Paese i migranti in arrivo, e le loro famiglie, godano del pieno riconoscimento dei propri diritti. Ciò che preoccupa maggiormente è la condizione dei minori nel contesto della migrazione internazionale. Infatti, i bambini e le donne rappresentano le categorie più vulnerabili all’interno di questo grande fenomeno e proprio i minorenni sono i più fragili, spesso invisibili perché privi di documenti o senza accompagnatori.

Con il tema “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”, il Santo Padre vuole focalizzare l’attenzione sui più piccoli tra i piccoli. Spesso, i bambini arrivano soli nei Paesi di destinazione, non sono in grado di far sentire la propria voce e diventano facilmente vittime di gravi violazioni dei diritti umani.

In occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato sarà pubblicato, come consuetudine, un Messaggio Pontificio.

Questa ricorrenza trova la sua origine nella lettera circolare “Il dolore e le preoccupazioni” che la Sacra Congregazione Concistoriale inviò il 6 dicembre 1914 agli Ordinari Diocesani Italiani. In essa, si chiedeva per la prima volta di istituire una giornata annuale di sensibilizzazione sul fenomeno della migrazione e anche per promuovere una colletta a favore delle opere pastorali per gli emigrati italiani e per la formazione dei missionari d’emigrazione. Conseguenza di quella missiva fu, il 21 febbraio 1915, la celebrazione della prima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.

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Al villaggio della Carità di Camaldoli Sabato 31dicembre è trascorso in un clima di famiglia, insieme agli amici della Parrocchia degli Angeli e della Comunità di Sant'Egidio che hanno organizzato ed animato i diversi momenti della bella giornata vissuta insieme.
Dopo aver condiviso la preghiera di ringraziamento per tutti i giorni che abbiamo vissuto nel 2016 la festa è iniziata con il grande pranzo della Famiglia Don Sterpi, allargata per l'occasione ad ospiti degli altri reparti del Villaggio, con la partecipazione di amici e parenti.
Seppure in ritardo, al termine del pranzo, ha fatto la sua comparsa un Babbo Natale ricco di doni per i nostri amici.
Liberata la sala dalle tavole sono iniziati giochi e danze alle quali hanno partecipato anche le amiche "beniamine" del Paverano venute ospiti al villaggio della Carità per l’occasione.
Come da tradizione il tutto si è concluso con il conto alla rovescia e lo scambio degli auguri di rito.
A tutti  l'augurio di un sereno anno nuovo.

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Martedì, 27 Dicembre 2016

Genova - Natale in Basilica

Circa 8000 persone hanno partecipato ai pranzi di Natale organizzati dalla Comunità di Sant’Egidio che si sono tenuti nella città di Genova. Tra questi 330 erano raccolti nella Basilica dell’Annunziata trasformata nella sala bella che ha accolto tanti: stranieri che qui hanno costruito il loro futuro, richiedenti asilo che ancora lo cercano, anziani troppo soli, famiglie impoverite dalla crisi, disabili che chiedono protezione e accoglienza. Tra questi anche 26 ospiti del Villaggio della Carità di Camaldoli legati alla Comunità di Sant’Egidio da un’amicizia che dura ormai da tanti anni.
“Allora anche voi siete poveri visto che mangiate con noi” ci ha chiesto un ospite stupito dalla mensa condivisa, “è che qui non ci sono poveri e ricchi ma fratelli e sorelle” gli ha risposto qualcuno: “Questo mi piace ancora di più” ha risposto sorridendo.
Davvero in questo giorno abbiamo potuto toccare con mano la bellezza di una famiglia larga come il mondo, dove non ci sono divisioni ma tutti si scoprono fratelli e sorelle, dove chi è più debole e fragile trova accoglienza amorevole e attenta. In questa famiglia i nostri amici di Camaldoli hanno un posto speciale perché sanno comprendere meglio di tanti sapienti la bellezza dell’amicizia e della gratuità.
Tutto questo condito da buon cibo, la visita sempre gradita del Cardinale Bagnasco e, ultimo ma non meno importante, l’arrivo di Babbo Natale con le sue slitte colme di regali pensati per ciascuno.
Un grazie di cuore alla Comunità di Sant'Egidio da parte di tutti gli ospiti del Villaggio della Carità.

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Lunedì, 19 Dicembre 2016

Savignano Irpino - Preparativi Natale

A Savignano Irpino per Natale si organizzano momenti di auguri e solidarietà. La comunità con gli operatori hanno organizzato tre momenti, lo spettacolo con i bambini che sono in cura e frequentano i vari ambulatori del centro medico sociale, un momento di auguri e scambio regali ai nonni della casa per anziani ed infine sabato 17 sera l’edizione natalizia di “Cuori senza confini” per sensibilizzare l’aiuto ai profughi ed ai rifugiati, con la corale di Grottaminarda ed i suoi canti gospel.
Sono state iniziative davvero molto sentite e partecipate, che fanno vivere al meglio la preparazione al Santo Natale.

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A Manila compie 25 anni la missione dell’opera Don Orione nelle Filippine. Era l’ottobre del 1991 quando due sacerdoti orionini arrivano nel paese asiatico: Don Luigi Piccoli e Don Oreste Ferrari accompagnati da due laici. Successivamente si aggiunse anche Don Angelo Falardi. Sfortunatamente Don Luigi Piccoli morì nel 1994 e Don Angelo nel 1997, entrambi per problemi di cuore a causa delle pesanti condizioni di vita.
Tra i religiosi orionini che si sono impegnati in questa difficile missione c’è anche Don Diego Lorenzi, ex segretario di Giovanni Paolo I che arrivò nelle Filippine già nel lontano 1993, quando si fermò per circa un mese. Da allora è andato e tornato varie volte con periodi di permanenza, a volte, di oltre un anno. Sarebbe dovuto tornare là il novembre scorso, ma un incidente stradale ha reso impossibile per il momento la cosa.
Le prime attività presero il via nella "smokey mountain", la discarica di Manila, in condizioni ambientali ed umane difficilissime.  
“A Manila – spiega Don Oreste Ferrari, oggi consigliere generale dell’opera Don Orione - esisteva una famosa “smokey mountain” nel quartiere di Tondo dove i Padri Verbiti, i padri Canossiani e i Salesiani hanno delle parrocchie. Quando arrivammo noi, l’attività di discarica a Tondo era stata chiusa perché troppo vicina al centro della città e spostata a Payatas dove dopo pochi mesi sono arrivati i Padri Vincenziani (proprio sulla discarica) e noi nella zona vicina. Naturalmente lì era tutto da inventare perché si trattava di zone nuove, “abusive” e insane, ma dove quasi 100 mila persone vivevano e lavoravano (di cui 40 mila nella nostra parrocchia).”
“Già nel primo anno – aggiunge Don Ferrari - creammo un paio di asili, e nel terzo, con l’aiuto di una suora tedesca, un ambulatorio di assistenza per i malati di tubercolosi, malattia endemica date le condizioni di inquinamento dell’aria. Durante il quarto anno si pensò ad un secondo polo, a circa 15 chilometri dove poter porre la nostra struttura per la formazione e un’opera più stabile e organizzata, cioè una casa di accoglienza per bambini disabili, conosciuta ora come Cottolengo Filipino”.
“Al momento la Congregazione è presente con 8 religiosi in tre località. A Payatas, l’opera originale, dove c’è una parrocchia (con oltre 150mila persone) e le opere sociali annesse. Qui nelle 14 cappelle in cui lavoriamo ci sono 9 feeding programmes cioè luoghi dove circa 400 bambini denutriti ricevono le cure e un pasto giornaliero. Poi ci sono due ambulatori (di cui uno gestito dalle nostre suore), e si aiutano tanti bambini con le rette scolastiche e il materiale educativo. A circa 15 chilometri, a Montalban (Rizal) c’è la casa di formazione per i nostri studenti dove ci sono 40 studenti di filosofia non ancora religiosi e 11 studenti religiosi più 14 novizi. I novizi vengono dalle Filippine ma anche all’india e dal Kenya. Nello stesso campus c’è la casa per bambini disabili in cui risiedono 35 bambini con problemi mentali e fisici profondi e dove altri, esterni, possono venire a ricevere terapie educative e riabilitative. Infine a circa 150 chilometri più a sud, nella città di Lucena (Quezon) si svolge un’opera di animazione legata due cappelle con 4 feeding programmes e di scholarship come quelli di Payatas, ma anche con un centro dove ragazzi di tutte le età possono venire a frequentare corsi di matematica, inglese, informatica e musica”.
“A questo dobbiamo aggiungere – conclude Don Oreste – che hanno avviato una loro missione anche le suore di Don Orione con la creazione un centro di accoglienza vocazionale per alcune ragazze di paesi vicini (Indonesia e Timor Est)”.

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