"Viviamo una vita spirituale tisica, manca una vera vita di fede."
Don Orione

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Los desamparados

 

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Si è spento dopo una lunga malattia il regista e sceneggiatore Ermanno Olmi.
Molti lo ricordano per il film “L’albero degli zoccoli”, vincitore della Palma d’oro a Cannes, che racconta la vita dei contadini bergamaschi fatta di sacrifici e povertà, ma anche di grande dignità e carità verso i poveri.
Per noi, Olmi è il narratore della vita di Don Orione, colui che nel 1990 ha scritto la sceneggiatura del film “Qualcosa di Don Orione”, tradotta poi in immagini dal regista Marcello Siena, allievo dello stesso Olmi.
In questa pellicola, Don Orione è presentato come un uomo stanco e provato dalle immani fatiche che lo hanno portato in tutta l’Italia e anche oltre l’oceano, per portare aiuto e conforto ai più reietti.

Siamo nel 1937, al ritorno dal suo viaggio in Argentina: Don Orione è affaticato e porta i segni della sua malattia al cuore, ma lo sguardo – caratteristica impressa a fuoco nella memoria di chi lo ha conosciuto – è ardente e vivo, il suo cuore, seppur malato, brucia ancora per tutti i desamparados, coloro che non hanno al mondo alcun riparo, alcun punto di riferimento. In questo continuo slancio verso i poveri, Don Orione ricorda la sua storia, una storia di bene nel nome della Provvidenza.
Per capire l’intensità dello stile asciutto e sobrio del film, ricordiamo le parole di Enrico Maria Salerno, l’attore che interpreta Don Orione, parole che ha confidato in un colloquio avvenuto dopo le riprese: gli attori recitano, impersonano un personaggio, danno corpo a parole ed emozioni di qualcun altro, ma si tratta di una finzione scenica.

“Con Don Orione – dice Salerno – non ci sono riuscito”.

Per approfondire la figura di Ermanno Olmi
Intervista del Corriere della Sera, gennaio 2015,
Intervista di Avvenire, luglio 2011.

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Fra le varie misure di lotta alle difficoltà economiche erogate sul territorio nazionale, il Reddito di Inclusione costituisce un’opportunità concreta di lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Il REI sono stati introdotti dal D.lgs. 147/2017 in sostituzione al SIA (Sostegno per l’Inclusione Attiva) ed al ASDI (Assegno Sociale di Disoccupazione). Tale strumento è costituito da due parti:

1. un beneficio economico, erogato mensilmente mediante una carta di pagamento elettronica (Carta REI);
2. un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa mirato al superamento della condizione di povertà, elaborato a cura dei servizi sociali del Comune.

I soggetti attuatori della misura sono l’Inps ed i Comuni, in forma singola o associata. Questi ultimi, in particolare, sono responsabili dell’elaborazione dei progetti personalizzati di attivazione sociale e lavorativa, ossia della presa in carico dei nuclei familiari attraverso un’analisi multidimensionale dei bisogni e delle problematiche.

Chi può richiedere il Reddito di Inclusione? I destinatari sono i nuclei familiari con determinati requisiti di residenza, soggiorno, familiari ed economici. Al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, il richiedente deve possedere dei requisiti di residenza e soggiorno e il nucleo familiare deve avere i requisiti economici ed altri requisiti (incompatibilità con la fruizione di ammortizzatori sociali e con il possesso di natanti e di autoveicoli e motoveicoli di recente prima immatricolazione). I requisiti familiari, invece, devono sussistere solo al momento di presentazione della domanda.

Requisiti di residenza
Il Richiedente deve essere congiuntamente:
• cittadino dell’Unione (o familiare di un cittadino dell’Unione in possesso del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente) ovvero cittadino di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o apolide in possesso di analogo permesso o titolare di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria); per familiare di cittadino dell’Unione si intende il coniuge, i discendenti diretti di età inferiore a 21 anni o a carico e quelli del coniuge e gli ascendenti diretti a carico e quelli del coniuge (ai sensi del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30 “Attuazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri”);
• residente in Italia, in via continuativa, da almeno due anni al momento di presentazione della domanda.

Requisiti economici
Il nucleo familiare del richiedente deve essere in possesso di:

1. un valore dell’ISEE, in corso di validità, non superiore ad euro 6.000;
2. un valore dell’ISRE ai fini REI (l’indicatore reddituale dell’ISEE diviso la scala di equivalenza, al netto delle maggiorazioni) non superiore ad euro 3.000;
3. un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore ad euro 20.000;
4. un valore del patrimonio mobiliare (depositi, conti corrente, etc.), non superiore ad una soglia di euro 6.000, accresciuta di euro 2.000 per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di euro 10.000.

Requisiti familiari
Nel nucleo del richiedente al momento della domanda, deve essere presente almeno un soggetto con le seguenti caratteristiche:
• un componente di età minore di anni 18;
• una persona con disabilità e di almeno un suo genitore, ovvero di un suo tutore;
• una donna in stato di gravidanza accertata;
• almeno un lavoratore di età pari o superiore a 55 anni:
- che si trovi in stato di disoccupazione:
- per licenziamento, anche collettivo,
- dimissioni per giusta causa;
- risoluzione consensuale (legge 604/1966);
- ed abbia cessato, da almeno tre mesi, di beneficiare dell’intera prestazione per la disoccupazione, oppure in mancanza dei requisiti, si trovi in stato di disoccupazione da almeno tre mesi.

Requisiti di compatibilità
Il REI sono compatibili con lo svolgimento di attività lavorativa da parte di uno o più componenti il nucleo familiare, a patto che:
- si proceda a comunicare entro 30 giorni tale nuova occupazione;
- si rispettino i requisiti economici indicati sopra.

QUI il documento integrale.

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Insieme si può…
Dopo il progetto Ratatouille e gli interventi di manutenzione a Boscopelato a Genova, la cooperativa Dono ha offerto ai ragazzi migranti, ospiti delle proprie strutture, un corso sull’apicoltura a cui hanno partecipato con grande entusiasmo.
Il corso, tenuto dal Professor Marco Corzetto - docente dell’Istituto Tecnico Agrario “Marsano” – titolare dello Studio Tecnico Del Verde, è stato finanziato grazie alle risorse che i soci della Dono, hanno offerto per la sua realizzazione.
È un segno tangibile di come, anche all’interno di una piccola realtà come la Dono, sia possibile realizzare degli interventi di welfare di comunità.
Grazie a tutti coloro che hanno voluto sostenere economicamente la realizzazione di questo micro-progetto e, in particolare, al Professor Corzetto per l’offerta della propria disponibilità, e ad Endofap Liguria per aver messo a disposizione le aule per la formazione.

corso api

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Giovedì 8 febbraio, il giorno in cui si ricorda Santa Giuseppina Bakhita, una religiosa africana vissuta in Veneto e che veniva chiamata affettuosamente Madre Moretta, sono stati inaugurati i nuovi appartamenti del Seminario della Vita, con la presenza dell’Economo Provinciale don Walter Groppello e del parroco di Mirano Don Artemio Favaro.

 “Te piase casa mia?”… una euforica Monica accoglieva così tutti gli ospiti che stavano visitando il bellissimo appartamento che è stato assegnato a lei e al marito.
Un’ora prima don Walter, all’inizio della Santa Messa solenne in onore di Santa Bakhita, salutando ed accogliendo tutti i presenti e dopo aver fatto un po’ di storia raccontando le origini e lo sviluppo della casa fin da quando fu data a Don Orione nel 1919, ricordò cosa accadde la sera del 3 novembre scorso, giorno dell’ultima inaugurazione.
Quella sera, pensando a Santa Bakhita (il cui padrino fu proprio il conte Soranzo, proprietario della Villa che ora ospita il Seminario della Vita) lo stesso don Walter lanciò un nuovo desiderio, una sorte di sfida. Ci mettiamo all’opera in modo che riusciamo a ricavare altri appartamenti, al fine di dare accoglienza sempre migliore a chi ha bisogno di aiuto e sostegno qui da noi? Il sì entusiasta di tutti rimbombò nella chiesa ma la data fissata per l’inaugurazione (l’8 febbraio) era troppo vicina… Come riusciremo a farcela?
Dopo aver ringraziato calorosamente i titolari delle ditte che hanno lavorato in questi mesi “quasi giorno e notte”, tutti i presenti e la corale di Campocroce che ha animato la Santa Messa don Walter ha lasciato la parola al parroco di Mirano don Artemio.
“Ho sentito tanto parlare di questa casa ma mai avevo avuto l’occasione di visitarla… sono contento di essere qui oggi, di aver sentito il suo sviluppo, capire come questa casa ha fatto tanto bene e nel tempo si è adeguata alle necessità, ma sempre a servizio di chi ha bisogno. Bello sapere che da Seminario è ora diventata Seminario della Vita per aiutare le persone a ricostruirsi”.
Anche in questa occasione, oltre ai titolari delle ditte, agli amici e volontari della Casa erano presenti rappresentanti della Casa di Riposo Don Orione di Trebaseleghe e dell’Istituto Berna di Mestre. Don Walter ha ringraziato in maniera particolare la responsabile Daniela Niero della Casa di ospitalità di Venezia, opera orionina che ancora una volta ha sostenuto tutte le spese dei lavori.
Come sempre particolare cura è stata riservata al momento della preghiera dei fedeli (bellissima e toccante quella composta e letta dalla piccola Nelly che ha ricordato gli ospiti e gli amici volontari che vivono un particolare momento di salute) e all’Offertorio durante il quale sono state portate all’altare le targhe per gli ultimi quattro appartamenti inaugurati che sono stati dedicati a San Martino de Porres, San Pio X, Don Carlo Sterpi e Santa Giuseppina Bakhita. Questi si uniscono agli altri santi titolari degli appartamenti, giganti della carità e cari all’Opera Don Orione: San Giuseppe Benedetto Cottolengo, San Luigi Guanella e Santa Gianna Beretta Molla.
Al termine della S.Messa ci si è trasferiti in Villa per il taglio del nastro e la benedizione dei nuovi ambienti
Come sempre il clima di festa si è mescolato al clima di grande famiglia di famiglie della Casa di Campocroce con i bambini che, pur tra le tante persone presenti, trovavano il modo di essere protagonisti, di correre, di giocare, di colorare, di muoversi a casa propria come dei veri padroni di casa, lì, in quell’opera orionina provvidenziale per loro e per le loro famiglie.

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Nel 1992 papa Giovanni Paolo II istituì la Giornata Mondiale del malato, come momento forte di preghiera e condivisione per riconoscere nel sofferente il Volto di Gesù. Scelse l'11 febbraio, giorno in cui si ricorda la prima apparizione della Madonna a Lourdes, meta di pellegrinaggio e di speranza per molti malati, luogo ove affidare a Maria il proprio dolore e cercare la pace interiore.

Il messaggio di Papa Francesco per la ventiseiesima Giornata del Malato richiama le parole di Gesù sulla croce,con cui affida sua madre a Giovanni e Giovanni alla madre.

Il Papa richiama la comunità cristiana al servizio ed alla cura dei malati, una lunga tradizione che caratterizza la storia della Chiesa e di cui fa parte anche l'opera fondata da Don Orione.

Dice Francesco che oggi è importante "preservare gli ospedali cattolici dal rischio dell’aziendalismo, che in tutto il mondo cerca di far entrare la cura della salute nell’ambito del mercato, finendo per scartare i poveri. L’intelligenza organizzativa e la carità esigono piuttosto che la persona del malato venga rispettata nella sua dignità e mantenuta sempre al centro del processo di cura."

Una strada, questa, che con fatica e impegno, si cerca ogni giorno di seguire nelle Case orionine, con il progetto Qualità di Vita ed i suoi strumenti, ispirati dalle parole di Don Orione "nel più misero degli uomini brilla l'immagine di Dio".

Per leggere il messaggio di Papa Francesco clicca QUI

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Il Dossier Piccoli Schiavi Invisibili 2017 offre un’istantanea sulla tratta e il grave sfruttamento di bambini e adolescenti in Italia. Attraverso le voci e le storie raccontate dai ragazzi e dalle ragazze sfruttati sessualmente e lavorativamente, il dossier presenta un’analisi dettagliata delle principali vulnerabilità vissute dalle vittime e offre una disamina aggiornata dei soggetti criminali che lucrano su di loro.
Strutturato in cinque capitoli, il rapporto si apre con un focus sul quadro normativo internazionale, europeo e nazionale sulla tratta e il grave sfruttamento.
A seguire, vengono presentati i profili aggiornati delle vittime di tratta e sfruttamento in Italia, facendo luce sulle connessioni tra i nuovi trend migratori e le diverse tipologie di abuso e sfruttamento subite dai minori.
L’analisi delle vulnerabilità esaminate quest’anno offre anche uno zoom sulle principali criticità riscontrate a Ventimiglia, Roma e in Calabria, territori in cui il fenomeno della tratta e del grave sfruttamento sta assumendo tratti allarmanti anche per quanto riguarda i soggetti criminali, gli sfruttatori e gli abusanti che quotidianamente lucrano su
ragazze e ragazzi.
I profili di chi approfitta dell’indigenza e della vulnerabilità delle vittime di tratta sono stati esaminati con l’obiettivo di restituire una fotografia fedele della filiera criminale, utile anche a strutturare un piano d’azione politico e programmatico contro questo crimine ripugnante.

Clicca QUI per leggere e scaricare la pubblicazione.

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Domani, sabato 3 febbraio, si terrà presso il nostro Centro Don Orione di Bergamo, un convegno sul “biotestamento”, in merito alla legge approvata dal parlamento a favore delle c.d. DAT (disposizioni anticipate di trattamento per il fine vita).

Si tratta di un convegno molto importante perché profondamente “cattolico” con temi attuali e molto dibattuti in questo periodo, dalla stampa e dai media.

L'invito è rivolto a tutti, vi aspettiamo numerosi.

 

Clicca QUI per la brochure dell'evento.

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Primo Levi, lo scrittore torinese sopravvissuto alla Shoah, autore del celebre libro "Se questo è un uomo" scriveva anche:"L'Olocausto è una pagina del libro dell'Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria".

In questi tempi in cui si sente ancora parlare di razza, di odio razziale e religioso, è ancora importante fermarsi e fare memoria.

Fare memoria significa anche ricordare l'impegno dei tanti eroi sconosciut,i che rischiarono la vita pur di salvare gli ebrei perseguitati. Tra questi eroi sconosciuti c’è don Gaetano Piccinini, religioso della Piccola Opera della Divina Provvidenza (Opera Don Orione).

Nel periodo delle leggi razziali, a partire dal 1938, fu Direttore dell’Istituto di Novi Ligure (AL) e Preside del Pontificio Istituto scolastico “San Filippo Neri”, nel quartiere Appio a Roma. Durante la seconda guerra mondiale operò soprattutto a Roma e si prodigò per soccorrere tante persone di razza ebraica, spesso rischiando la propria vita. Mantenne anche successivamente rapporti di amicizia con le persone salvate, come nel caso di Bruno Camerini, che figura come il richiedente ufficiale dell’onorificenza di “Giusto fra le Nazioni”, perché da lui salvato. Tra i salvati risultano anche alcuni personaggi famosi del mondo ebraico italiano. Tra tutti è da ricordare il famoso scultore Arrigo Minerbi, ospitato, sotto falso nome e con ruolo di professore, nell’Istituto San Filippo Neri di Roma.  E’ opera sua la grande statua detta “La Madonnina”, alta 9 metri, che si erge su Monte Mario benedicente Roma. Con Arrigo Minerbi, al San Filippo Neri, c’era anche Ettore Carruccio, eminente matematico e fisico.

Ma ogni vita è preziosa agli occhi di Dio e lo era per don Piccinini che cercò di salvarne il più possibile.

Don Gaetano Piccinini è la punta elevata dell’azione in favore degli ebrei condotta da molti altri orionini e in varie case della Piccola Opera della Divina Provvidenza di San Luigi Orione. Questo capitolo di storia, rimasto necessariamente nella discrezione, è stato ricostruito nello studio “Orionini in aiuto degli ebrei negli anni dello sterminio”  di don FLavio Peloso (Messaggi di Don Orione, 2003, n.112, pp. 75-106) e nel libro di Mario Macciò, “Genova e ‘ha Shoah’. Salvati dalla Chiesa” (Il Cittadino, Genova, 2006).

Per approfondire con un testo di Don Flavio Peloso, clicca QUI

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Mercoledì, 17 Gennaio 2018

La tutela dei minorenni in comunità

La promozione del diritto della persona di minore età a crescere e essere educata prioritariamente nella propria famiglia, costituisce uno dei compiti affidati all’autorità garante alla cui realizzazione devono essere indirizzati gli sforzi di tutti gli attori, pubblici e privati, che operano in questo settore.
Vi sono situazioni di fragilità che rendono indispensabile, per garantire una crescita serena della persona di minore età, l’attivazione di percorsi di protezione offerti da una famiglia diversa ovvero da una comunità di tipo familiare.
Le peculiari condizioni di vulnerabilità dei bambini e dei ragazzi che vivono lontani dalla propria famiglia di origine costituiscono “fattori di rischio” per lo sviluppo armonico della loro personalità ed è per questo che, proprio in tale ambito specifico, occorre garantire quanto più possibile l’eguaglianza dei diritti e delle opportunità.
La comunità che accoglie i bambini e i ragazzi è un luogo dove spesso si manifestano una pluralità di esigenze di tutela e, come tale, costituisce uno dei nodi nevralgici su cui porre attenzione per realizzare un sistema che risponda ai bisogni dell’infanzia e dell’adolescenza in modo effettivo e efficace.
I bisogni di tutela che ruotano attorno al fenomeno dell’accoglienza nelle comunità non si esauriscono nelle difficoltà che determinano l’ingresso nella struttura ma riguardano anche la fase di uscita dal percorso di accoglienza dei ragazzi divenuti maggiorenni.
Bisogna impegnarsi affinché il giorno del diciottesimo compleanno per questi ragazzi sia una data da festeggiare e non da temere in vista del rientro in una famiglia di origine che, il più delle volte non ha ancora colmato le riscontrate carenze, ovvero di un repentino salto verso la dimensione di autonomia propria della vita adulta che, spesso, non si è ancora in grado di affrontare da soli.
Per tutti questi motivi, il contesto della comunità assume centralità nella sfida contro le disuguaglianze, data la necessità di porre in essere un intervento educativo e di protezione che possa fornire risposte adeguate a ogni specifica esigenza di protezione, valorizzando le differenze, non per marcarle ma per garantire a tutti questi bambini e ragazzi l’eguaglianza sostanziale dei diritti e delle forme di tutela rispetto ai loro coetanei.
Per queste ragioni, ma anche per offrire una visione aggiornata dei dati che riguardano questo settore, in attesa che il Sistema Informativo dei Servizi Sociali diventi operativo, è stato creato in collaborazione con le ventinove procure della Repubblica presso i tribunali per i minorenni, il monitoraggio dell’accoglienza in comunità.


Leggi e scarica QUI “La tutela dei minorenni in comunità”.

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Oggi la Chiesa propone un tema scottante, che riempie le dichiarazioni dei politici di tutte le parti del mondo, spesso con toni volgari, carichi di razzismo e di odio: l'accoglienza ai migranti.

Ma chi sono questi migranti?

Sono uomini e donne. Sono bambini. Sono esseri umani in fuga dalla povertà, dalle calamità naturali, dalla guerra, dalle persecuzioni politiche e religiose. Cercano una vita migliore, cercano la libertà, un lavoro, una casa. Spesso sui quotidiani e nelle trasmissioni televisive sono solo numeri, percentuali astratte o notizie di cronaca nera che favoriscono l'audience del macabro.

Per Don Orione, e per chi lavora oggi nel suo nome, sono semplicemente uomini e donne che portano un dolore: non importa come si chiamano, di che colore hanno la pello, se sono giovani o vecchi, se vengono dall'Africa o dall'Asia, se sono cristiani o no. La porta è sempre aperta: "a chi entra non domanda se abbia un nome, una religione, ma soltanto se abbia un dolore, perché la nostra carità non serra porte" scriveva Don Orione.

Ecco allora i nomi, le storie, i volti di questi uomini, donne e bambini che vivono nelle opere orionine: non sono numeri, ma volti segnati dal dolore che hanno ritrovato la speranza, la fiducia e la dignità. Sono famiglie che hanno una nuova casa, sono giovani che imparano un mestiere, sono bimbi che nascono. Sono operatori che cercano ostinatamente di trovare risposte, sono volontari che donano il loro tempo ed il loro affetto.

Per leggere le loro storie clicca QUI

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Los desamparados

 

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