"Carità! Carità! Carità! Questo solo ci stia a cuore poiché solo nella carità arriveremo alla santità."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

convegno apostolico 6

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Pubblichiamo un'interessante notizia rilanciata da Endofap, Ente Nazionale Don Orione Formazione e Aggiornamento professionale, che coordina l'attività delle sedi regionali impegnate nella formazione professionale dei giovani e dei lavoratori e nella formazione continua.

Le scuole italiane sono frequentate da 800mila alunni di cittadinanza straniera, pari a circa il 9% della popolazione scolastica totale, e di questi il 52% è nato nel nostro Paese ed il 4,9% è di recente immigrazione. Lo rende noto il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, il quale ha appena stanziato un milione di euro per favore l’integrazione e l’accoglienza degli studenti con cittadinanza non italiana. Il finanziamento è destinato a finanziare progetti ad hoc, in particolare 500mila euro per il potenziamento dell’italiano come seconda lingua e 500mila euro per iniziative di accoglienza e di sostegno linguistico e psicologico dedicati a minori stranieri non accompagnati. Il Miur ha inoltre emesso una circolare per l’attuazione delle misure previste dalla Buona Scuola. Si tratta del documento “Diversidachi”, contenente 10 proposte elaborate dall'Osservatorio per l'integrazione del Ministero.

Come accennato, metà della somma stanziata andrà a finanziare corsi per potenziamento per la lingua italiana, in quanto “la lingua è – dichiara il Ministro Giannini -  passaporto di comunicazione e integrazione, per questo mettiamo a disposizione delle scuole risorse che consentiranno di dare una risposta al numero sempre crescente di alunni figli di migranti che oggi rappresentano il 9% della popolazione scolastica. Un anno fa abbiamo riavviato l'Osservatorio nazionale per l'integrazione e l'intercultura. Nella Buona Scuola abbiamo inserito fra le priorità dell'offerta formativa proprio il perfezionamento dell'italiano come lingua seconda perché la scuola è la cornice ideale per diventare cittadini sostanziali. Ne siamo convinti e stiamo lavorando per questo". I progetti dovranno prevedere corsi intensivi in orario scolastico o extrascolastico, anche mediante la collaborazione con le famiglie.

Gli altri 500mila euro andranno a sostenere iniziative per l’accoglienza di minori non accompagnati, con la realizzazione di interventi in ambito linguistico che psicologico. La distribuzione dei fondi tiene conto delle realtà dove il numero di minori stranieri non accompagnati è maggiore.

I bandi sono pubblicati sui siti degli Uffici scolastici regionali. Il vademecum dell’Osservatorio, contenente 10 raccomandazioni in tema di integrazione, è stato invece inviato in questi giorni agli istituti scolastici. Il decalogo permette di tradurre concretamente quanto stabilito sull’argomento dal Decreto La Buona Scuola.

Clicca QUI per scaricare e leggere il rapporto sull'integrazione a cura dell’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura del Miur

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Gesù «imparò la storia umana» nella famiglia di Nazaret e, quando incominciò la vita pubblica, «formò intorno a sé una comunità, una assemblea», una «famiglia ospitale», non una «setta esclusiva, chiusa», dove trovavano posto « Pietro e Giovanni, ma anche l’affamato e l’assetato, lo straniero e il perseguitato, la peccatrice e il pubblicano, i farisei e le folle».  Papa Francesco ha dedicato l’udienza generale al rapporto tra la famiglia e la comunità cristiana, proseguendo un ciclo di catechesi in vista del sinodo sulla famiglia di ottobre, ed ha indicato ai fedeli la «lezione» di Gesù per sottolineare che la Chiesa deve avere le «porte aperte» e «le chiese, le parrocchie, le istituzioni, con le porte chiuse non si devono chiamare chiese, si devono chiamare musei!».

La Chiesa, ha detto il Papa, «cammina in mezzo ai popoli, nella storia degli uomini e delle donne, dei padri e delle madri, dei figli e delle figlie: questa è la storia che conta per il Signore. I grandi eventi delle potenze mondane si scrivono nei libri di storia, e lì rimangono. Ma la storia degli affetti umani si scrive direttamente nel cuore di Dio. Ed è la storia che rimane in eterno. E’ questo il luogo della vita e della fede. La famiglia è il luogo della nostra iniziazione – insostituibile, indelebile – a questa storia. A questa storia di vita piena che finirà nella contemplazione di Dio per tutta l’eternità nel Cielo, ma incomincia nella famiglia! E per questo è tanto importante la famiglia».

Gesù, ha proseguito Francesco, «nacque in una famiglia e lì “imparò il mondo”: una bottega, quattro case, un paesino da niente. Eppure, vivendo per trent’anni questa esperienza, Gesù assimilò la condizione umana, accogliendola nella sua comunione con il Padre e nella sua stessa missione apostolica. Poi, quando lasciò Nazaret e incominciò la vita pubblica, Gesù formò intorno a sé una comunità, una “assemblea”, cioè una con-vocazione di persone. Questo è il significato della parola “chiesa”. Nei Vangeli, l’assemblea di Gesù ha la forma di una famiglia e di una famiglia ospitale, non di una setta esclusiva, chiusa: vi troviamo Pietro e Giovanni, ma anche l’affamato e l’assetato, lo straniero e il perseguitato, la peccatrice e il pubblicano, i farisei e le folle. E Gesù non cessa di accogliere e di parlare con tutti, anche con chi non si aspetta più di incontrare Dio nella sua vita. E’ una lezione forte per la Chiesa! I discepoli stessi sono scelti per prendersi cura di questa assemblea, di questa famiglia degli ospiti di Dio. Perché sia viva nell’oggi questa realtà dell’assemblea di Gesù, è indispensabile ravvivare l’alleanza tra la famiglia e la comunità cristiana. Potremmo dire che la famiglia e la parrocchia sono i due luoghi in cui si realizza quella comunione d’amore che trova la sua fonte ultima in Dio stesso.

Una Chiesa davvero secondo il Vangelo – ha detto il Papa a braccio tra gli applausi dei fedeli – non può che avere la forma di una casa accogliente, con le porte aperte, sempre. Le chiese, le parrocchie, le istituzioni, con le porte chiuse non si devono chiamare chiese, si devono chiamare musei! E oggi, questa è un’alleanza cruciale. Contro i “centri di potere” ideologici, finanziari e politici – ha proseguito Bergoglio citando un testo contenuto nel volume dei suoi discorsi su vita e famiglia da Papa e da arcivescovo di Buenos Aires pubblicato dal pontificio consiglio per la Famiglia – riponiamo le nostre speranze in questi centri di potere? No! Centri dell’amore! La nostra speranza è in questi centri dell’amore, centri evangelizzatori, ricchi di calore umano, basati sulla solidarietà e la partecipazione, e anche sul perdono fra noi. Rafforzare il legame tra famiglia e comunità cristiana è oggi indispensabile e urgente».

Le famiglie, ha notato il Papa, «a volte si tirano indietro, dicendo di non essere all’altezza: “Padre, siamo una povera famiglia e anche un po’ sgangherata”, “Non ne siamo capaci”, “Abbiamo già tanti problemi in casa”, “Non abbiamo le forze”. Questo è vero. Ma nessuno è degno, nessuno è all’altezza, nessuno ha le forze! Senza la grazia di Dio, non potremmo fare nulla. Tutto ci viene dato, gratuitamente dato!» E il Signore «non arriva mai in una nuova famiglia senza fare qualche miracolo», come fece Gesù alle nozze di Cana: «Tutti dobbiamo essere consapevoli che la fede cristiana si gioca sul campo aperto della vita condivisa con tutti, la famiglia e la parrocchia debbono compiere il miracolo di una vita più comunitaria per l’intera società».

A fine udienza il Papa ha salutato, tra gli altri, i ragazzi della gioventù francescana d’Italia («Sono bravi questi giovani francescani!», ha detto il Papa a commento del loro entusiasmo), e i vescovi del Portogallo in visita ad limina apostolorum. Lunedì prossimo, peraltro, Radio Renascenca, emittente cattolica del Portogallo, manderà in onda un’intervista di un’ora rilasciata ieri da Papa Francesco alla vaticanista Aura Miguel. Secondo le prime anticipazioni, nel corso della conversazione – si legge sul sito specializzato Il Sismografo – il Papa parla a tutto campo affrontando diversi argomenti, tra cui la questione dei rifugiati-migranti, il sinodo d'ottobre, le questioni centrali della famiglia e naturalmente il Portogallo.

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Da Zdunska Wola (Polonia), ove si trova in visita alle comunità, il superiore generale Don Flavio Peloso ha inviato una lettera a tutti i Confratelli di Europa, affinché si facciano promotori di accoglienza di emergenza ai profughi, in risposta al nuovo e concreto appello di Papa Francesco durante l'Angelus di domenica, 6 settembre 2015.
Riportiamo qui di seguito il testo integrale della lettera.

Zdunska Wola, 6 settembre 2015

Carissimi Confratelli

Ancora una volta, all’Angelus di oggi, Domenica 6 settembre, Papa Francesco è intervenuto sul tema dell’accoglienza dei profughi. Ne riporto le parole.
“Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama ad essere 'prossimi' dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: 'Coraggio, pazienza! La speranza è combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura. Pertanto, in prossimità del Giubileo della Misericordia, rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all'Anno Santo. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d'Europa ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma. Mi rivolgo ai miei fratelli Vescovi d'Europa, veri pastori, perché nelle loro diocesi sostengano questo mio appello, ricordando che Misericordia è il secondo nome dell'Amore: 'Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me'. Anche le due parrocchie del Vaticano accoglieranno in questi giorni due famiglie di profughi".

Rispondiamo all’appello di Papa Francesco per l’accoglienza dei profughi. Non ho commenti da fare ma solo invito a informarci e a disporre un ambiente adatto per dare risposta all’invito del Papa. Già si sta facendo qualcosa in Congregazione.  So che iniziative consistenti sono attuate nelle nostre opere di Seregno – Milano (con 22 richiedenti asilo), Santa Maria la Longa – Udine (18), Genova - Camaldoli (25), Genova – Salita Angeli (20); so di altre accoglienze brevi nel tempo e di poche persone, a Reggio Calabria, Genova – Castagna, al Mater Dei di Tortona, a Floridia.

Accenno a queste notizie non per dire “qualcosa abbiamo fatto, dunque possiamo restare tranquilli”, ma per dedurre “qualcosa abbiamo già fatto, dunque si può fare di più”. E non solo in Italia, ma anche in Spagna, in Inghilterra, in Polonia e nei paesi dell’Est Europa. Mi trovo in Polonia, una nazione che (per ora) non accetta i profughi, ma il Provinciale mi ha parlato di iniziative concrete e possibili anche qui. Qualcosa si sta pensando di realizzare anche a Tortona.

La chiarezza e l’insistenza con cui il Papa Francesco invita all’accoglienza dei profughi non deve lasciare incertezze in noi Orionini che preghiamo il Signore dicendo: “intendiamo che non solo i suoi (del Papa) ordini formali, ma anche i suoi avvertimenti, i suoi consigli ed i suoi desideri siano per noi l’espressione di ciò che piace a Te: donaci perciò la grazia di eseguirli fedelmente”. Il Papa vede nell’accoglienza dei profughi un segno della misericordia di Dio e del Vangelo.

Cari Confratelli, con le dovute cautele, secondo le possibilità, dobbiamo con fede accettare questo invito all’accoglienza dei “desamparados, dei “profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame”. È una emergenza di rilevanza italiana, europea, mondiale. Si presenta con aspetti politici e umanitari che vanno affrontati insieme, ma anche tenuti distinti, aiutando le persone nel rispetto delle attuali leggi dello Stato e in attesa di altre migliori.

Certo non è mai stato facile e privo di rischi aiutare i poveri e quanti sono in situazioni estreme. Ma fare una buona accoglienza significa aiutare vite in pericolo e trasformare un problema in risorsa civile e spirituale.

Don Orione ci interceda un cuore misericordioso e santa intraprendenza.
Cordiali saluti e preghiere. In Cristo.

Don Flavio Peloso

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Venerdì, 04 Settembre 2015

Ecco chi era il bambino siriano

È umano che i drammi con nomi e cognomi, volti e storie, ci tocchino di più di quelli anonimi e collettivi. E dunque tutti noi ci siamo interrogati su chi fosse quel piccolo siriano restituito cadavere dal mare sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, e pietosamente raccolto in braccio da un agente.

Le immagini di un servizio fotografico della Reuters, di cui una molto cruda, hanno commosso e indignato il mondo. Accendendo il dibattito sui media, divisi tra chi ha deciso di pubblicare quella foto straziante con ampia evidenza, in apertura di giornale o di sito (per primo il britannico The Independent, poi in Italia La Stampa), e chi come Avvenire ha scelto un'immagine più pietosa.

Il pccolo siriano morto e quella foto che interroga... All'indomani del tragico naufragio, e del servizio fotografico senza il quale il bambino sarebbe rimasto solo una delle innumerevoli vittime quotidiane di guerre e migrazioni, la cronaca aggiunge dettagli.

Di lui si sa che si chiamava Aylan Kurdi e aveva 3 anni. Basta il cognome a raccontare della sua appartenenza a quella minoranza che abita un'ampia regione a confine tra Turchia, Siria, Iraq e Iran. Insieme alla madre Rehan, al fratello Ghaleb, 5 anni, anch'essi annegati, e al padre Abdullah era fuggito da Kobane, la cittadina curda siriana sul confine con la Turchia nota alle cronache perché conquistata dai guerriglieri dello Stato islamico con una sanguinosa battaglia seguita a un lungo assedio e successivamente ripresa dai peshmerga curdi.

La famiglia aveva fatto una richiesta di asilo con sponsor privato alle autorità canadesi, dato che la sorella del padre risiede da vent'anni a Vancouver, ma a giugno l'ufficio immigrazione l'aveva respinta: lo ha reso noto il parlamentare canadese Fin Donnelly e lo ha detto la stessa Teema Kurdi in un'intervista rilasciata al National Post. Da qui la decisione di affidarsi ai trafficanti di uomini, sognando l'isola greca di Kos, in Europa, a pochi chilometri dalla costa turca.

Su uno dei due barconi, che si sono capovolti contemporaneamente, c'era anche il padre dei bimbi, soccorso in stato di semicoscienza e portato in un ospedale vicino a Bodrum. Dei 23 profughi a bordo, almeno 12 sono morti.

Adesso, riporta il giornale canadese, il padre ha un unico desiderio: tornare a Kobane per seppellire le salme dei suoi cari. "Mi ha chiamato questa mattina" (ieri mattina, ndr), ha riferito Teema Kurdi, "tutto quello che ha detto era che la moglie e i due figli erano morti". "Stavo cercando di aiutarli, sponsorizzarli, avevo amici e vicini che hanno contribuito con la cauzione in banca, ma non siamo riusciti a farli uscire, per questo hanno deciso di salire su quella barca", ha aggiunto.

Tra Canada e Turchia c'è una sorta di disputa aperta sui profughi, che non di rado incontrano difficoltà nell'ottenere il visto di uscita o la registrazione presso l'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati. Difficoltà che riguardano soprattutto i curdi di Siria, come la famiglia di Aylan.

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AGENAS, ente pubblico non economico nazionale, con compiti di supporto tecnico e operativo alle politiche di governo dei servizi sanitari di Stato e Regioni (attraverso attività di ricerca, monitoraggio, valutazione, formazione e innovazione) ha pubblicato un documento contenente nuove indicazioni alle Regioni per adeguare le proprie regole sull’accreditamento ai nuovi requisiti nazionali e alle più avanzate esperienze europee.
A fornire queste indicazioni è l’Agenas, che ha pubblicato un documento dal titolo: ”Proposta di modello per l’accreditamento istituzionale delle strutture di assistenza territoriale extra-ospedaliera”, che riguarda direttamente il settore in cui operano molte case di don Orione.
Il documento intende essere di supporto alle Regioni nella revisione e aggiornamento dei sistemi di accreditamento, come previsto dall'Intesa Stato Regioni del 20 dicembre 2012, e nei tempi scanditi dalla successiva Intesa del 19 febbraio 2015, cioè recependo i contenuti dell’Accordo del 2012 entro il 31 ottobre 2015.
Il modello di accreditamento proposto è caratterizzato da questi elementi

        • centralità dei pazienti
        • leadership- responsabilità e impegno a fornire cure eccellenti e migliorare la qualità
        • tendere costantemente al miglioramento dell’assistenza
        • individuazione e utilizzo degli outcome per valutare la qualità
        • confronto con altre organizzazioni per poi applicarne le buone pratiche.

Per scaricare il documento clicca QUI

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Mercoledì, 02 Settembre 2015

UN TEMPO DI GRAZIA

"Signore, come i discepoli siamo saliti sul monte Tabor un po' scettici, ma ora è giunto il momento di scendere e tornare a casa. Per qualcuno di noi questa esperienza certamente ha lasciato il segno, altri continueranno ad essere scettici.
Nonostante tutto, questa sera volevamo dirti il nostro GRAZIE perché a contatto con i ragazzi abbiamo scoperto i nostri limiti, le nostre povertà, le nostre insufficienze, ma anche le nostre doti, le nostre qualità e quelle capacità più nascoste che neppure noi conoscevamo.
Aiutaci a camminare sulla strada del servizio che abbiamo intrapreso, consapevoli che chi si mette al servizio dei fratelli serve Dio".
Così hanno pregato alla fine della Santa Messa i volontari di Ponte Crepaldo (Eraclea–VE), che dal 23 al 29 agosto hanno vissuto il loro campo di servizio/lavoro presso il Centro Don Orione di Chirignago.

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Terzo giorno della Novena ricco di celebrazioni, nella memoria di Maria Regina. Nel pomeriggio alle ore 18 presso il cortile del Centro “Mater Dei” è stata celebrata la Santa Messa per i malati con l’amministrazione del sacramento degli infermi presieduta da don Marco Daniele, assistente dell’ OFTAL di Tortona.

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Lunedì, 03 Agosto 2015

La carità non va in vacanza

«I poveri sono aumentati con questo caldo» e «ogni giorno, nelle docce costruite sotto il Colonnato di San Pietro, circa 140 senzatetto chiedono di lavarsi».

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Martedì, 28 Luglio 2015

Gli Spartani dal Papa

Curiosa delegazione quella che si introdurrà di soppiatto in Vaticano il 31 luglio. Con intenzioni tutt’altro che malintenzionate, nonostante la provenienza lo possa far pensare. Perché gli ospiti del Papa arrivano da un penitenziario della periferia di Buenos Aires, nella località di San Martín, piagato di villas miserias e violenza.

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Già dall’aprile 2011 la Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza ha messo a disposizione per l’Emergenza Nord Africa una struttura adiacente all’Istituto dei Camaldoli, per l’accoglienza di 15 migranti provenienti dalla Tunisia e dalla Libia.

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