"Il Signore che provvede gli uccelli dell’aria, che veste i gigli del campo, penserà a noi."
Don Orione

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Los desamparados

Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Negli ultimi anni il tema della migrazione ha assunto carattere sempre più globale ed è diventato uno dei nodi cruciali per l’agenda politica e l’opinione pubblica. Basta ricordare, ad esempio, il dibattito nel Regno Unito per l’uscita dall’Ue, la cui campagna elettorale è stata caratterizzata dalla polemica sui lavoratori immigrati (principalmente comunitari: italiani, polacchi, ecc.); o ancora il tema del muro tra USA e Messico che ha contribuito in maniera determinante all’elezione di Donald Trump.
I flussi migratori a cui assistiamo in questi anni hanno una portata tale da far pensare ad un cambiamento strutturale e non transitorio. Si tratta di movimenti tali per cui la distinzione tra migrazioni economiche (volontarie) e umanitarie (forzate) non sembra più sufficiente: tra i fattori di spinta si intersecano variabili economiche, politiche, sociali, ambientali e culturali. Inoltre diventa sempre più difficile distinguere la geografia delle migrazioni, non più caratterizzate da un percorso lineare (da Sud a Nord) ma molto più frammentate. La maggior parte dei flussi interessa paesi vicini (Sud – Sud), per poi consentire la migrazione verso Nord e numerosi altri spostamenti interni citiamo, ad esempio, il caso delle emigrazioni di cittadini stranieri (o naturalizzati) dall’Italia verso altri paesi Ue. Il contesto attuale rende la migrazione, dunque, un tema globale, che coinvolge numerosi attori istituzionali: i Governi dei paesi di origine e di arrivo, le organizzazioni internazionali, le istituzioni economiche. Il settimo Rapporto annuale della Fondazione Leone Moressa si concentra proprio sull’analisi delle dinamiche internazionali legate alla migrazione. Pur mantenendo una forte attenzione al contributo economico dell’immigrazione in Italia, si è cercato in questa edizione di ampliare la visuale, presentando alcuni confronti internazionali e casi studio specifici.
Clicca QUI per leggere e scaricare la settima edizione del Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione.

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In tutto 3.231 Comuni italiani, il 40% del totale, accolgono richiedenti asilo sul proprio territorio. I posti per i beneficiari degli Sprar sono aumentati di 5 mila unità a luglio e altrettanti sono in fase di valutazione. Gli accordi tra Anci e Viminale per l’accoglienza diffusa dei migranti hanno portato a un cambio di prospettiva anche nell’accoglienza gestita dal governo nei territori: più Comuni coinvolti, meno concentrazioni in pochi comuni, una distribuzione più equa e controllata e strutture sempre meno ‘impattanti’, per favorire l’integrazione. Inizia così a concretizzarsi la richiesta dell'Anci di tenere insieme una duplice esigenza: superare la logica dell'emergenza, visto che le migrazioni sono un fenomeno globale stabile e strutturale; realizzare gradualmente un sistema di accoglienza regolare ed ordinato, salvaguardando il bisogno delle comunità - manifestato dai sindaci - di garantire controllo e integrazione sostenibile.

Leggi QUI il comunicato stampa integrale.

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La scorsa settimana, durante i lavori di un cantiere stradale è stata rotta una tubatura delle acque bianche con conseguente fuoriuscita copiosa di acqua. Sul posto per valutare gli allagamenti e intervenire sulla perdita erano al lavoro vigili urbani e tecnici.

In quel momento, proprio a Genova, si stava svolgendo il segretariato zonale delle opere di carità, un incontro periodico tra i responsabili delle opere di carità orionine. Argomento del giorno l’importanza di avere un piano strategico, di scrivere e documentare il Bilancio apostolico delle proprie realtà.  Se non si hanno le idee chiare sul futuro, molte attività anche buone e caritative rischiano di perdersi. Proprio per questo il Boschetto di Genova in questa fase deve ridurre i suoi ospiti per potersi  ristrutturare e  poter offrire un servizio migliore.

Non sempre la Provvidenza adotta i nostri schemi e metodi. Durante il tragitto in auto per rientrare a Milano, il responsabile del Boschetto riceve una telefonata: quasi in lacrime, un'assistente sociale del Comune di Genova dice che la famiglia H. ha la casa completamente allagata, i genitori sono allo stremo delle forze per aver sfondato la porta per poter salvare tre figlie che giocavano all'interno. L’acqua era già arrivata alla gola della più piccola.

Due telefonate, un’ inversione di marcia un po’ azzardata ed ecco tre bambine avvolte in una coperta in uno scenario di alluvione. La mamma che piange e le stringe a sè mentre il papà  cerca di recuperare qualcosa tra il fango. Ora sono al Boschetto, stanza 208.


Anche questo è il Boschetto: la libertà di saper leggere le parole di Don Orione nella quotidianità, avendo ben chiaro un progetto strategico, per poter evidenziare un bilancio apostolico in stretto contatto con il territorio, la politica, i più bisognosi.


 

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Oggi si celebra la prima Giornata mondiale dei poveri, istituita da Papa Francesco al termine del Giubileo. Mentre in piazza San Pietro, insieme al Papa i protagonisti saranno gli ultimi, gli scartati, i desamparados, come scriveva Don Orione dall'America Latina, a Tortona cinque giovani saranno ordinati diaconi, per dire il loro sì a Cristo nella famiglia di Don Orione, per servire gli uomini e le donne esclusi dalla società.

Questi cinque giovani rappresentano il mondo intero, quel mondo sotto il manto azzurro della Madonna sognato da Don Orione: accompagniamo con la preghiera Andrews Arul Dhas (India), Da Silva Josimar Felipe (Brasile), Rodrigues Andreson Cristian (Brasile), Metuor Dabire Pogbeweleyebr Arsene (Burkina Faso), Mosak Piotr (Polonia).

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Mercoledì, 15 Novembre 2017

ARIS lettera aperta ai parlamentari

Pubblichiamo la lettera aperta dell’ARIS (Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari) scritta dal Presidente Nazionale P. Virginio Bebber ai Parlamentari.

Onorevoli signori Parlamentari
Ci rivolgiamo a voi, nostri rappresentanti istituzionali, a nome delle nostre centinaia di migliaia di persone malate che annualmente vengono a cercare cura e assistenza nelle nostre oltre 230 strutture sociosanitarie (Istituti Scientifici, Ospedali, Case di Cura, Centri di Riabilitazione, Residenze per Anziani gestiti da enti religiosi aderenti all’ARIS) e che sperimentano drammaticamente sulla loro pelle, cosa significa definanziare la sanità, pubblica o convenzionata che sia, come ormai da troppo tempo si sta facendo, quasi come prassi per il risanamento economico. Da operatori sanitari di lungo corso sappiamo bene cosa ha provocato tutto questo. Ma in questo momento responsabilmente cerchiamo di andare avanti e prendiamo atto della criticità della situazione del Paese. A voi chiediamo però di assumervi pienamente quelle responsabilità che noi, in quanto elettori, vi abbiamo affidato, e dunque di cercare vie alternative per reperire i fondi necessari almeno al minimo della sostenibilità. E dunque di non ignorare frettolosamente proposte, che nascono per la verità nel seno stesso delle Istituzioni, in grado di soddisfare qualche necessità. Anche a discapito di potentati che sembrano intoccabili, ma che poi in fin dei conti potrebbero esserlo molto meno.
È per questi motivi che l’ARIS intende manifestare la sua piena adesione all’iniziativa assunta dalla Presidente della Commissione Igiene e Sanità, Emilia Grazia De Biasi, sottoscritta all’unanimità dalla intera Commissione Sanità del Senato, nel presentare un emendamento alla Legge di bilancio in discussione in questi giorni, che propone di aumentare la tassazione sulle sigarette per una cifra complessiva pari a 600 milioni di euro da destinare ai farmaci anticancro innovativi e alle cure palliative, permettendo tra l’altro di adeguare il fabbisogno standard della sanità pubblica per il 2018 all’erogazione dei Lea ed alla incidenza dei costi contrattuali. Ricordiamo che la Lorenzin ci aveva provato già con Renzi ad aumentare le tasse sulle sigarette per pagare le cure oncologiche, ma l'ex premier si disse contrario perché “misura impopolare”. L’idea era stata rilanciata nell’aprile di quest’anno in occasione della cosiddetta “manovrina”. Ma anche quella volta cadde nel nulla: la Ministra, nel proporre questa “tassa di scopo”, ha solo ottenuto un inspiegabile ostracismo da parte del Governo. È chiaro che tutti i dati disponibili sul tema dicono che le ragioni delle multinazionali del tabacco prevalgono sugli interessi che riguardano la tutela della salute e i corretti stili di vita, in particolare per la fascia di età giovanile. Infatti nonostante l'incremento dei profitti delle multinazionali del tabacco a fronte anche della riduzione del numero dei fumatori, le critiche di parte all'introduzione della tassa di scopo pare trovino nel Governo più ascolto dell'allarme sulla tenuta del SSN. Infatti si contrappongono ripercussioni negative sul comparto produttivo pari a circa 50 milioni, tralasciando di dire che quest'ultimo è una parte marginale dell'intero settore in mano alle multinazionali (appena 200 milioni su circa 20 miliardi di fatturato), a fronte di una stima dei danni sulla salute e sulla produttività pari a 7,5 miliardi.
La tassa di scopo, è vero, purtroppo, non potrà ridurre in modo significativo il consumo di tabacco, ma certamente, se approvata, avrà il merito di garantire un introito da destinare al SSN, stimato in circa 700 milioni, per sostenere la spesa per farmaci innovativi oncologici. Anche in considerazione del fatto che per il 2018 il Fondo sanitario nazionale subirà una riduzione rispetto all'atteso di circa 604 milioni per far fronte al contributo dovuto dalle regioni a statuto speciale. Dunque ben vengano iniziative parlamentari come quella proposta dalla Presidente della Commissione Igiene e Sanità, Emilia Grazia De Biasi. Noi ci auguriamo che non resti voce inascoltata. Perché è anche la nostra voce.

QUI la lettera disponibile al download.

 

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Domenica 12 novembre con il rito di ingresso del nuovo parroco Don Giuseppe Volponi e alla presenza di Sua Ecc.za Francesco Moraglia, la famiglia orionina ha allargato le tende a Marghera avendo ricevuto incarico dal Patriarca di Venezia della cura pastorale della Parrocchia di Gesù Lavoratore.
Si apre così in modo ufficiale una nuova pagina della vita e della storia di queste comunità chiamate a collaborare e condividere le sfide pastorali del nostro tempo. Come ben ha ricordato il nostro Provinciale Don Aurelio Fusi, presente alla celebrazione con Don Walter Groppello, con la nascita di questa collaborazione pastorale parrocchiale il carisma del nostro santo Fondatore di amore alla Chiesa e al Papa si completa mediante la presenza in una realtà tipicamente orionina di povertà e di periferia esistenziale. Lo stesso Patriarca Francesco ha sottolineato nel suo intervento la socialità e lo stile di San Luigi Orione, amante della Chiesa e del popolo. La parrocchia di Gesù Lavoratore è confinante con quella di San Pio X e si estende nella zona sud di Marghera. Una parrocchia da un forte passato di lotte sociali e caratterizzato dalla presenza di operai e lavoratori dell’area del porto di Marghera. Oggi vede una presenza significativa di extracomunitari e di non cristiani. La comunità locale vanta di un forte attaccamento alla tradizione cristiana nonostante le molteplici sacche di povertà e di degrado sociale. Uno stimolo in più come ha ricordato il neo Parroco, prendendo spunto dall’odierna Liturgia della Parola, ad uscire e andare incontro allo Sposo che viene e che rende l’oggi un tempo favorevole per portare Cristo al popolo attraverso una nuova azione di evangelizzazione. Questo giorno vede l’ingresso ufficiale anche di una comunità di tre suore indiane della Congregazione di San Giuseppe e di san Marco. Una presenza fortemente voluta dal Patriarca e che sarà significativa e preziosa per le parrocchie e per il Vicariato di Marghera. Saranno infatti inserite gradualmente nel servizio pastorale delle due parrocchie e nella mensa-dormitorio Papa Francesco presente nel territorio della parrocchia di San Pio X.

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Venerdì 3 novembre, alla presenza dell’Economo Provinciale don Walter Groppello, sono stati inaugurati i nuovi appartamenti che trasformano ulteriormente l’ex Seminario di Campocroce di Mirano (VE) con la possibilità di accoglienza e sollievo a nuove famiglie.

Un emozionato John aspettava nel piazzale di Villa Soranzo di Campocroce di Mirano gli invitati alla festa. Venerdì è stato un giorno speciale non solo per la comunità del Seminario della Vita, ma anche per lui e la sua famiglia, la moglie Tessy ed i loro figli Nelly e Kevin. Sono loro la prima famiglia accolta nel Seminario nel novembre del 2008; da qualche anno l’Opera gli ha affidato il ruolo di custodi.
John e i suoi familiari erano emozionati perché stavano per entrare nella loro nuova casa. Oltre agli appartamenti destinati ad accogliere persone che necessitano di un sotegngo abitativo temporaneo, John e la sua famiglia hanno ora un appartamento nuovo tutto per loro.
Don Walter ha presieduto la Messa accompagnato da don Luca, don Luciano, don Bruno in rappresentanza delle Comunità delle altre Case orionine del Veneto, e da don Ruggero, parroco di Campocroce.La Messa è stata una vera festa di famiglia: oltre ai sacerdoti erano presenti anche gli incaricati d’Opera di Venezia, di Trebaseleghe e di Chirignago, i fornitori  e i tecnici che hanno svolto i lavori di ristrutturazione. Festa di famiglia anche perchè, come si fa in famiglia, anche in quella orionina, si è soliti aiutarsi per far sì che tutti possano stare bene. La ristrutturazione di questi nuovi appartamenti, infatti, è stata possibile poiché il Centro Culturale Don Orione Artigianelli di Venenzia ha sostenuto le spese a favore del Seminario della Vita.

Durante l’offertorio sono stati ricordati, uno per uno pronunciandone il nome, tutti coloro che dal novembre 2008 hanno trovato ospitalità, per tanto o anche poco tempo, nel Seminario della Vita: un lungo elenco non solo di nomi, m di storie, di volti, di persone che sono parte di questa famiglia.

Infine, il taglio del nastro con la benedizione dei vari ambienti ed il successivo momento conviviale con tante leccornie preparate dagli amici di Marghera, i bambini correvano incontro agli amici volontari di Camposampiero che, dopo la bellissima esperienza estiva, tornavano a trovarli e ad ammirare la loro nuova casa e le loro belle camerette colorate di verde e di azzurro.

 

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Mercoledì, 01 Novembre 2017

Rapporto Istat 2017

Ogni anno, con il suo Rapporto, l’Istat propone al Parlamento e ai cittadini una riflessione sulla situazione economica e sociale del Paese, descrivendone le differenze, le particolarità e indicandone le opportunità e i rischi.
Il Rapporto annuale del 2017 affronta questo compito guardando alla struttura sociale, letta attraverso le caratteristiche dei gruppi che formano la nostra società.
Ciascun gruppo sociale racchiude una pluralità di dimensioni e viene descritto e analizzato da più punti di vista. La scarsa mobilità sociale è stata spesso proposta come uno degli elementi alla base delle difficoltà di crescita del Paese (non soltanto in termini economici, ma anche di avanzamento della democrazia), ma le differenze sociali e l’eterogeneità dei comportamenti rappresentano altrettante potenzialità di ricchezza e di sviluppo.
I gruppi sociali individuati dalle nostre analisi hanno carattere strutturale, e tendono a perpetuarsi nel tempo. Non restituiscono l’immagine di una società liquida, molecolare, circolare, come è stata variamente definita. Contraddicono la diffusa sensazione soggettiva del venire meno dell’identità sociale.
Non rappresentano l’aggregazione temporanea di interessi convergenti, ma hanno contorni definiti a tutto tondo da una molteplicità di dimensioni: relative al reddito e alla ricchezza, ai comportamenti di consumo e di spesa, all’uso del tempo libero, alla partecipazione politica e sociale, alla pratica e ai consumi culturali, all’istruzione, all’asimmetria dei ruoli e alla parità di genere, ai luoghi di residenza e di vita a scala regionale e all’interno dei quartieri delle città. Elementi profondi, radicati, tra loro coerenti, in maggioranza culturali, che danno identità e stabilità ai gruppi sociali individuati.
Solamente una  elevata  e  diffusa  mobilità  sociale  nell’accesso  e  all’interno  del sistema educativo e lavorativo potrebbero cambiarne davvero i connotati.

Clicca QUI per leggere e scarica il rapporto annuale Istat 2017.

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Il centro di Accoglienza il Boschetto deve leggere la sua storia nel passato, il Boschetto nasce nel lontano XV secolo con il nome: Abbazia di San Nicolò del Boschetto, più conosciuta semplicemente come Badia del Boschetto.
Nel 1311, il patrizio genovese Magnone (o Magnano) Grimaldi, fece costruire una cappella, della quale dal 1312 i Grimaldi ed i loro eredi ebbero il giuspatronato. Nel 1410 vi si insediarono i benedettini, ai quali gli eredi di Magnone Grimaldi avevano donato la piccola chiesa intitolata a san Nicola e una piccola casa, che divenne la prima abitazione dei monaci. Tra il Seicento e il Settecento, l'abbazia subì notevoli trasformazioni di gusto barocco, secondo la tendenza dell'epoca, che ne alterarono l'originaria struttura gotica e rinascimentale. Il rifacimento del complesso in stile barocco fu finanziato con una cospicua somma dalla famiglia Grimaldi. Con la guerra di successione austriaca, nella quale fu coinvolta la Repubblica di Genova, per il monastero iniziò un periodo di decadenza. Il monastero fu occupato dalle truppe austriache ed i monaci dovettero trasferirsi in città, i monaci fecero ritorno al termine del conflitto, ma l'occupazione militare aveva prodotto numerosi danni al complesso. Nel maggio del 1797, nel corso dei tumulti popolari che portarono alla definitiva caduta del governo aristocratico, durante un'incursione nella chiesa furono distrutte molte delle insegne gentilizie che ornavano i sepolcri. I monaci dovettero nuovamente lasciare il monastero nel 1810, a seguito delle leggi napoleoniche sulla soppressione degli ordini religiosi. I benedettini tornarono nel 1912; l'abbazia fu definitivamente soppressa nel 1939. Nel 1960 il complesso fu affidato alla Piccola opera della Divina Provvidenza.

“Ho osservato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini perché vi si impegnino. Egli ha fatto ogni cosa proporzionata al suo tempo; ha posto nell’uomo anche una certa visione d’insieme, senza però che gli riesca di afferrare l’inizio e la fine dell’opera che Dio ha fatto” (Qo 3,10-11)

La lettura storica di questo luogo sacro incrociata a quella del libro   “ canto della vita” Il  Qohelet , mi apre il cuore alla interpretazione delle vicende dei giorni d’oggi.
 
Il Boschetto in passato aveva raggiunto una alta soglia di criticità: povertà, miseria e degrado incontravano, nella clandestinità, l’equilibrio di vita.
L’opera Don Orione con la direzione di Alberto Di Feo ha saputo trasformare questo luogo in un centro di accoglienza della Carità allontanando forme di illegalità con il solo strumento della condivisione, dell’amore, della tolleranza e della intransigenza verso i prepotenti. La pazienza di saper aspettare perché “I nostri tempi non sono i suoi tempi”.

Ora Alberto è chiamato ad un nuovo mandato ed il Boschetto si sta preparando a fare un nuovo passo verso il rinnovamento.
L’Opera Don Orione si prepara a fare questo avendo come linee guida:
“… Essere alla testa dei tempi … Al servizio dei poveri … legati alla Divina Provvidenza” (Don Orione)

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Il 29 luglio si è conclusa la Colonia per i Bambini di Don Orione a Reggio Calabria: per il terzo anno consecutivo, grazie alla generosità dei benefattori, che hanno sposato a pieno il Progetto “ I Bambini di Don Orione” del MLO di Reggio Calabria, 19 bambini dagli 8 ai 13 anni, che vivono in condizioni disagiate, hanno trascorso un’estate diversa, ricca di grandi emozioni e divertimenti. Tiziana Praticò, una delle responsabili del Progetto, spiega il tema scelto per il campo 2017, “La Carità è un “Viaggio”  verso il Fratello”: un viaggio a tappe, che ha portato i Bambini a conoscere i vari aspetti della vita, dalla Bibbia, alla Carità di don Orione, alla legalità, al soccorso,  agli anziani,alla storia della propria terra natia e soprattutto la bellezza della parola di Dio.
Prima tappa di questo viaggio è l’incontro con i signori e le signore residenti nella casa di riposo Don Orione, giunti  da Reggio, accompagnati dalle assistenti e dal responsabile di struttura Domenico Talladira. Accolti calorosamente dai bambini,  gli ospiti si sono sentiti subito dei nonni e  hanno raccontato la propria storia e insegnato i giochi che praticavano da ragazzini.
Altra tappa importate del viaggio è stato l’incontro con un Testimone di Giustizia,  Franco Gaetano Caminiti, il quale ha raccontato la sua esperienza di lotta alla ‘ndrangheta e soprattutto ha parlato ai bambini di legalità. Un dialogo fluido grazie anche alla semplicità di Franco, che con molta energia ha raccomandato loro di essere sempre  onesti e di non farsi “ammaliare e tentare” dalla ‘Ndragheta:  “non accettate mai, ricordate se lo  farete, sarete persone senza futuro e schiavi di questo potere malvagio. La Fede in Dio, continua Franco, mi ha dato la forza di andare avanti. É un miracolo se sono uscito illeso da un agguato perpetrato a colpi di pistola da un malavitoso, così come dal’incendio del mio negozio. Ma vi  ripeto, Dio non mi ha abbandonato. Io non ho paura, oggi sono qui con voi e senza scorta, anzi ce l’ho, è mia moglie che non mi lascia mai”.
Il viaggio per i bambini è continuato con un’altra tappa importante, l’amore verso l’altro: al mattina presto della domenica sentono il suono assordante di una  sirena provenire dal cancello di entrata della colonia. Un po’ impauriti e un po’ incuriositi si affacciano dalle finestre delle loro stanze, non sanno che quella ambulanza è per loro e che loro saranno i protagonisti del soccorso. Tutti giù in cortile ad accogliere Lilla e Leo, due Soccorritori specializzati della Confraternita  Misericordie di Reggio: saranno loro ad insegnare ai ragazzi i metodi di soccorso e le procedure da compiere in caso di infortunio a loro o ad altri.
Si parte poi per Bova (Vùa in lingua Greca) un paesino dell’entroterra Reggino  che secondo la leggenda fu fondato da una Regina greca , che sbarcata lungo la costa, sarebbe risalita verso l’interno e fissando la sua residenza sulla cime del colle Bova, presumibilmente entro le rocche dell’antico castello. Qui infatti ancora oggi, oltre al dialetto Reggino e all’italiano si parla e si scrive in Greco.
Ma naturalmente  tutti i viaggi hanno una fine e questo è terminato sabato 29 luglio. Il programma finale è ricco di avvenimenti, si inizia con la recita, preparata durante la permanenza in colonia ,e presentata nel pomeriggio alla presenza dei genitori e dei benefattori. Come ogni nostro campo, anche questo ha un momento solenne, la Celebrazione Eucaristica, che per questo anno è stata officiata da don Primo Coletta arrivato da Velletri. Dopo la festa, non resta che scambiarsi con affetto un arrivederci al 2018!

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Los desamparados

Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3