"Coltiviamo la virtù dell’umiltà, della purezza, della carità."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Il Dossier Piccoli Schiavi Invisibili 2017 offre un’istantanea sulla tratta e il grave sfruttamento di bambini e adolescenti in Italia. Attraverso le voci e le storie raccontate dai ragazzi e dalle ragazze sfruttati sessualmente e lavorativamente, il dossier presenta un’analisi dettagliata delle principali vulnerabilità vissute dalle vittime e offre una disamina aggiornata dei soggetti criminali che lucrano su di loro.
Strutturato in cinque capitoli, il rapporto si apre con un focus sul quadro normativo internazionale, europeo e nazionale sulla tratta e il grave sfruttamento.
A seguire, vengono presentati i profili aggiornati delle vittime di tratta e sfruttamento in Italia, facendo luce sulle connessioni tra i nuovi trend migratori e le diverse tipologie di abuso e sfruttamento subite dai minori.
L’analisi delle vulnerabilità esaminate quest’anno offre anche uno zoom sulle principali criticità riscontrate a Ventimiglia, Roma e in Calabria, territori in cui il fenomeno della tratta e del grave sfruttamento sta assumendo tratti allarmanti anche per quanto riguarda i soggetti criminali, gli sfruttatori e gli abusanti che quotidianamente lucrano su
ragazze e ragazzi.
I profili di chi approfitta dell’indigenza e della vulnerabilità delle vittime di tratta sono stati esaminati con l’obiettivo di restituire una fotografia fedele della filiera criminale, utile anche a strutturare un piano d’azione politico e programmatico contro questo crimine ripugnante.

Clicca QUI per leggere e scaricare la pubblicazione.

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Domani, sabato 3 febbraio, si terrà presso il nostro Centro Don Orione di Bergamo, un convegno sul “biotestamento”, in merito alla legge approvata dal parlamento a favore delle c.d. DAT (disposizioni anticipate di trattamento per il fine vita).

Si tratta di un convegno molto importante perché profondamente “cattolico” con temi attuali e molto dibattuti in questo periodo, dalla stampa e dai media.

L'invito è rivolto a tutti, vi aspettiamo numerosi.

 

Clicca QUI per la brochure dell'evento.

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Primo Levi, lo scrittore torinese sopravvissuto alla Shoah, autore del celebre libro "Se questo è un uomo" scriveva anche:"L'Olocausto è una pagina del libro dell'Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria".

In questi tempi in cui si sente ancora parlare di razza, di odio razziale e religioso, è ancora importante fermarsi e fare memoria.

Fare memoria significa anche ricordare l'impegno dei tanti eroi sconosciut,i che rischiarono la vita pur di salvare gli ebrei perseguitati. Tra questi eroi sconosciuti c’è don Gaetano Piccinini, religioso della Piccola Opera della Divina Provvidenza (Opera Don Orione).

Nel periodo delle leggi razziali, a partire dal 1938, fu Direttore dell’Istituto di Novi Ligure (AL) e Preside del Pontificio Istituto scolastico “San Filippo Neri”, nel quartiere Appio a Roma. Durante la seconda guerra mondiale operò soprattutto a Roma e si prodigò per soccorrere tante persone di razza ebraica, spesso rischiando la propria vita. Mantenne anche successivamente rapporti di amicizia con le persone salvate, come nel caso di Bruno Camerini, che figura come il richiedente ufficiale dell’onorificenza di “Giusto fra le Nazioni”, perché da lui salvato. Tra i salvati risultano anche alcuni personaggi famosi del mondo ebraico italiano. Tra tutti è da ricordare il famoso scultore Arrigo Minerbi, ospitato, sotto falso nome e con ruolo di professore, nell’Istituto San Filippo Neri di Roma.  E’ opera sua la grande statua detta “La Madonnina”, alta 9 metri, che si erge su Monte Mario benedicente Roma. Con Arrigo Minerbi, al San Filippo Neri, c’era anche Ettore Carruccio, eminente matematico e fisico.

Ma ogni vita è preziosa agli occhi di Dio e lo era per don Piccinini che cercò di salvarne il più possibile.

Don Gaetano Piccinini è la punta elevata dell’azione in favore degli ebrei condotta da molti altri orionini e in varie case della Piccola Opera della Divina Provvidenza di San Luigi Orione. Questo capitolo di storia, rimasto necessariamente nella discrezione, è stato ricostruito nello studio “Orionini in aiuto degli ebrei negli anni dello sterminio”  di don FLavio Peloso (Messaggi di Don Orione, 2003, n.112, pp. 75-106) e nel libro di Mario Macciò, “Genova e ‘ha Shoah’. Salvati dalla Chiesa” (Il Cittadino, Genova, 2006).

Per approfondire con un testo di Don Flavio Peloso, clicca QUI

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Mercoledì, 17 Gennaio 2018

La tutela dei minorenni in comunità

La promozione del diritto della persona di minore età a crescere e essere educata prioritariamente nella propria famiglia, costituisce uno dei compiti affidati all’autorità garante alla cui realizzazione devono essere indirizzati gli sforzi di tutti gli attori, pubblici e privati, che operano in questo settore.
Vi sono situazioni di fragilità che rendono indispensabile, per garantire una crescita serena della persona di minore età, l’attivazione di percorsi di protezione offerti da una famiglia diversa ovvero da una comunità di tipo familiare.
Le peculiari condizioni di vulnerabilità dei bambini e dei ragazzi che vivono lontani dalla propria famiglia di origine costituiscono “fattori di rischio” per lo sviluppo armonico della loro personalità ed è per questo che, proprio in tale ambito specifico, occorre garantire quanto più possibile l’eguaglianza dei diritti e delle opportunità.
La comunità che accoglie i bambini e i ragazzi è un luogo dove spesso si manifestano una pluralità di esigenze di tutela e, come tale, costituisce uno dei nodi nevralgici su cui porre attenzione per realizzare un sistema che risponda ai bisogni dell’infanzia e dell’adolescenza in modo effettivo e efficace.
I bisogni di tutela che ruotano attorno al fenomeno dell’accoglienza nelle comunità non si esauriscono nelle difficoltà che determinano l’ingresso nella struttura ma riguardano anche la fase di uscita dal percorso di accoglienza dei ragazzi divenuti maggiorenni.
Bisogna impegnarsi affinché il giorno del diciottesimo compleanno per questi ragazzi sia una data da festeggiare e non da temere in vista del rientro in una famiglia di origine che, il più delle volte non ha ancora colmato le riscontrate carenze, ovvero di un repentino salto verso la dimensione di autonomia propria della vita adulta che, spesso, non si è ancora in grado di affrontare da soli.
Per tutti questi motivi, il contesto della comunità assume centralità nella sfida contro le disuguaglianze, data la necessità di porre in essere un intervento educativo e di protezione che possa fornire risposte adeguate a ogni specifica esigenza di protezione, valorizzando le differenze, non per marcarle ma per garantire a tutti questi bambini e ragazzi l’eguaglianza sostanziale dei diritti e delle forme di tutela rispetto ai loro coetanei.
Per queste ragioni, ma anche per offrire una visione aggiornata dei dati che riguardano questo settore, in attesa che il Sistema Informativo dei Servizi Sociali diventi operativo, è stato creato in collaborazione con le ventinove procure della Repubblica presso i tribunali per i minorenni, il monitoraggio dell’accoglienza in comunità.


Leggi e scarica QUI “La tutela dei minorenni in comunità”.

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Oggi la Chiesa propone un tema scottante, che riempie le dichiarazioni dei politici di tutte le parti del mondo, spesso con toni volgari, carichi di razzismo e di odio: l'accoglienza ai migranti.

Ma chi sono questi migranti?

Sono uomini e donne. Sono bambini. Sono esseri umani in fuga dalla povertà, dalle calamità naturali, dalla guerra, dalle persecuzioni politiche e religiose. Cercano una vita migliore, cercano la libertà, un lavoro, una casa. Spesso sui quotidiani e nelle trasmissioni televisive sono solo numeri, percentuali astratte o notizie di cronaca nera che favoriscono l'audience del macabro.

Per Don Orione, e per chi lavora oggi nel suo nome, sono semplicemente uomini e donne che portano un dolore: non importa come si chiamano, di che colore hanno la pello, se sono giovani o vecchi, se vengono dall'Africa o dall'Asia, se sono cristiani o no. La porta è sempre aperta: "a chi entra non domanda se abbia un nome, una religione, ma soltanto se abbia un dolore, perché la nostra carità non serra porte" scriveva Don Orione.

Ecco allora i nomi, le storie, i volti di questi uomini, donne e bambini che vivono nelle opere orionine: non sono numeri, ma volti segnati dal dolore che hanno ritrovato la speranza, la fiducia e la dignità. Sono famiglie che hanno una nuova casa, sono giovani che imparano un mestiere, sono bimbi che nascono. Sono operatori che cercano ostinatamente di trovare risposte, sono volontari che donano il loro tempo ed il loro affetto.

Per leggere le loro storie clicca QUI

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Nel Seminario della Vita, la piccola opera di carità in provincia di Venezia, continua l’attività di accoglienza di madri sole e nuclei familiari con figli a carico che versano in situazioni di disagio sociale e abitativo.
L’accoglienza offerta varia in base alle necessità delle famiglie accolte: in comunità con un progetto di totale accompagnamento e condivisione per alcune e con un’ospitalità in semi autonomia in minialloggi presenti in struttura per altre.
Gli alloggi sono attualmente quattro e altri due stanno per essere ultimati. Tale soluzione è  stata pensata anche come “sgancio” per quei nuclei familiari che dopo un percorso, a volte anche lungo di comunità, necessitano di un altro temporaneo periodo di affiancamento in preparazione all’indipendenza e all’autosufficienza totale anche dal punto di vita economico con l’inserimento nel territorio.
Oltre all’accoglienza, all’accompagnamento e all’educazione delle famiglie accolte vengono offerti una serie di servizi o meglio di opportunità di crescita:  l’aiuto nei compiti, il corso di strumento musicale e l’animazione del gioco per i bambini; i momenti di fraternità e allegria come le uscite insieme, le feste e i passatempi oltre ai laboratori manuali e quelli di cucina rivolti sia ai grandi e che ai piccoli; tutto ciò in quello stile semplice ma accogliente e autentico di famiglia.
Il desiderio è quello di essere la casa, la dimora di chiunque ha un bisogno, una sofferenza come era nel cuore di San Luigi Orione. Una comunità familiare, che stimola i propri ospiti a vivere secondo uno stile di famiglia estesa, valorizzando le relazioni tra le persone e mettendo al centro l’unicità di ciascuno. Una comunità dove singoli e famiglie, cristiani e musulmani, italiani e stranieri sperimentano la diversità degli altri, ma provano a trasformarla e valorizzarla come ricchezza per tutti, ciascuno sentendosi chiamato a donare qualcosa di sé nel servizio per il bene dell’intera comunità.
Per chiunque opera al Seminario della vita, dipendenti e volontari, le famiglie e i bambini presenti in comunità costituiscono un dono gratuito, sono compagni di viaggio trovati, attraverso i quali Dio parla e fa riscoprire l’amore e la sua provvidenza  nel nome di don Orione che, di giorno in giorno e di esperienza in esperienza, fa risuonare le sue parole “facciamo regnare la carità con la mitezza del cuore, col compatirci, con l’aiutarci vicendevolmente, col darci la mano a camminare insieme”.

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Il Boschetto è luogo di accoglienza indifferenziata, indifferenziata per provenienza, per ceto sociale, per disagio:
Una cosa è necessaria per entrare al Boschetto: una sofferenza, … una sofferenza soprattutto per la mancanza di un alloggio.
 
Alla data 7 gennaio 2018 il boschetto ospita in 65 camere 130 persone:
· 26 Famiglie e 20 Single
Composti di
· 40 Arabi
· 30 Rom
· 20 Nord Africani
· 40 Europei di cui 30 Italiani
Suddivisi in
· 40 Bambini
· 70 Adulti
· 15 Datati (come me)
· 5 Anziani

Si vive tutti assieme ed i momenti felici si alternano alle occasioni di attrito.
Fino ad ora la Madre della Divina Provvidenza ha sempre stemperato le tensioni e le incomprensioni.
A Natale quasi tutti hanno partecipato alla bella iniziativa della Comunità di Sant’Egidio andando alle tavole allestite per Genova, mentre a Capodanno i Volontari che quotidianamente offrono il pranzo ai bambini che sono a casa da scuola hanno organizzato “Il Cenone” con tanto di Balli e musica …
Mentre i botti facevano la gioia dei bambini, (un po’ meno degli anziani) la fisarmonica gitana rallegrava la serata, le donne orientali gioivano della festa con fontane e cascate di fuochi d’artificio, i dipendenti del Boschetto brindavano, felici di essere, anche al di fuori del proprio orario di lavoro, assieme ai propri Ospiti, I propri padroni, Le persone più amate dal nostro San Luigi Orione.

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Domenica 14 gennaio prossimo sarà la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018, nella nostra home e nella colonna di destra (qui a fianco) è presente un bottone che rimanda a dei documenti inerenti il tema dei migranti tra cui il messaggio del Papa e l’intervista a Padre Fabio Baggio, sotto-segretario della Sezione Migranti & Rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Verranno inseriti inoltre degli articoli riguardanti le opere di accoglienza fatte nei confronti dei migranti da alcune nostre Case orionine.
La migrazione è un fenomeno mondiale, non solo europeo o mediterraneo. Tutti i Continenti sono toccati da questa realtà che non riguarda esclusivamente persone in cerca di lavoro o di migliori condizioni di vita, ma anche adulti e minorenni che fuggono da vere tragedie.
Accogliere, proteggere, promuovere, integrare: sono i quattro verbi-azione che Papa Francesco elenca nel messaggio per la 104ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018. L’accoglienza prende forma in “possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione”, auspicando da parte delle istituzioni la concessione di visti e permessi, a seconda dei casi specifici. Nella difesa “dei diritti e della dignità” consiste la protezione di uomini, donne, anziani e bambini che approdano a nuove realtà umane, sociali e politiche. Perché venga concesso loro l’asilo che chiedono è fondamentale, tuttavia, promuovere, ossia garantire loro quei modi necessari per realizzarsi e sentirsi membri della comunità che li ha accolti. Infine, Francesco pone l’accento sull’integrazione come motore dell'”arricchimento culturale”, che implica non un'”assimilazione”, che indurrebbe a dimenticare la cultura d’origine, ma un’apertura verso l’altro che può rappresentare solo crescita per l’individuo.

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Se udite dei vagiti di neonato stando nel cortile del Piccolo Cottolengo di Milano, non vi meravigliate. È la voce cristallina della piccola Bibiana che vuole informarvi del suo arrivo. Abita qui da quando è nata, il 22 dicembre dello scorso anno, quasi a voler anticipare la nascita di Gesù.
I suoi genitori, Sam e Joi, non hanno trovato le porte chiuse, come è capitato a Maria e Giuseppe quando giunsero a Betlemme. Fortunatamente si sono imbattutiti in quelle del Piccolo Cottolengo che sono larghe e sempre aperte, come voleva Don Orione quando scriveva: “La porta del Piccolo Cottolengo non domanda a chi entra se abbia un nome, una religione, una razza ma soltanto se abbia un dolore”.
Ed il dolore che li ha costretti a partire dal loro paese, la Nigeria, deve essere stato davvero grande. Arrivati sulle coste del Mediterraneo, hanno accettato di salire su un barcone malandato senza sapere se avrebbero raggiunto l’altra riva o il fondo del mare. Tra il dolore che avevano alle spalle e il pericolo che si profilava davanti agli occhi, hanno scelto quest’ultimo. La logica ha i suoi argomenti, ma bisogna ammettere che la disperazione ha le sue ragioni.
Sam e Joi al “Don Orione” di Milano sono arrivati insieme ad un’altra coppia, Josuha e Chariti. Non è stato facile trovare una sistemazione nell’Istituto. Le minuziose normative sanitarie e quelle scrupolosissime sulla sicurezza sembravano rendere impossibile l’accoglienza. È stato a questo punto che è entrata in gioco la fantasia degli operatori. Avevano troppa voglia di fare un po’ di bene, per arrendersi davanti alle difficoltà. Ed ecco realizzarsi il piccolo miracolo: una cameretta per ognuna delle due coppie ed una piccola cucina in comune. Il tutto perfettamente a norma.
Per altri quattro giovani profughi è stato invece più facile destinare una stanza attrezzata presso l’adiacente Casa del Giovane Lavoratore. Qui hanno trovato la simpatia e la solidarietà di altri coetanei che hanno capito il dramma da cui erano fuggiti.
A questo punto che dire? Solo che non è stato fatto niente di straordinario, ma semplicemente quel poco che era possibile.
Papa Francesco aveva chiesto ad ogni istituto religioso di aprire le porte all’accoglienza. Come non capire che le parole del Papa non facevano altro che riecheggiare quelle di Gesù: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero forestiero e mi avete ospitato!”.
Il Piccolo Cottolengo è nato tanti anni fa come una casa a servizio della vita, soprattutto quella debole e non protetta. Oggi continua a rispondere alla sua vocazione facendo spazio, secondo le sue possibilità, a tutti quelli che chiedono un soccorso.
Viviana, dalla cameretta che dà sul cortile, continua ad offrire le note del suo pianto. Forse fra qualche anno la sua voce di bambina inonderà il giardino con un dolce canto. E il Piccolo Cottolengo sarà ancora più bello.

Di seguito le foto di alcuni ospiti dell'Opera Don Orione.

 

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Si celebra oggi la cinquantunesima Giornata mondiale della Pace.

Il messaggio di Papa Francesco è rivolto a chi abbandona casa e paese in cerca di pace: ancora una volta il Papa porta alla nostra attenzione il dramma quotidiano dei migranti.

Già Papa Benedetto XVI aveva detto che «sono uomini e donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace». Per trovarlo, dice oggi Francesco, molti di loro sono disposti a rischiare la vita in un viaggio che in gran parte dei casi è lungo e pericoloso, a subire fatiche e sofferenze, ad affrontare reticolati e muri innalzati per tenerli lontani dalla meta.

Alla fine del messaggio, conlcude citando le parole di San Giovanni Paolo II: «Se il “sogno” di un mondo in pace è condiviso da tanti, se si valorizza l’apporto dei migranti e dei rifugiati, l’umanità può divenire sempre più famiglia di tutti e la nostra terra una reale “casa comune”».

Molti nella storia hanno creduto in questo “sogno” e quanto hanno compiuto testimonia che non si tratta di una utopia irrealizzabile.

E noi, da che parte stiamo?

 

In allegato, il testo completo del messaggio di Papa Francesco.

 

 

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