"Il Signore ci fa sentire la sua voce: chi la segue si fa santo."
Don Orione

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Los desamparados

 

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Propizio è avere ove recarsi. Ma non sempre il tetto sopra la testa è quello della propria abitazione privata. Gli affitti, poi, hanno prezzi alle stelle. Per fortuna studenti, lavoratori e pensionati, da oltre 50 anni, possono trovare rifugio alla Casa del Giovane Lavoratore di via Caterina da Forlì a Milano. Una palazzina all’interno del Don Orione che offre per 11 mesi (ad agosto è chiuso per sanificazione) 112 posti letto. La struttura nasce nel 1963 per iniziativa del cardinal Montini, futuro Papa Paolo VI. «All’inizio accoglievamo emigrati dal Sud. L’utenza adesso si è diversificata, ma il servizio è il medesimo: un alloggio a chi, per i motivi più diversi, non può accedere alle normali strutture alberghiere» racconta il direttore, Marco Pirotta, 58 anni ed ex manager progettista (anche per la Ferrari), che ci accompagna a visitare i sei piani dello stabile.

Al seminterrato c’è la cucina, il refettorio e la lavanderia. La Casa non è un albergo, il cibo lo si prepara da soli usando piastre ad induzione. Quello che si compra al supermercato lo si mette in frigo. C’è lo sguardo delle telecamere. Perché ovviamente vige il divieto di rubare. Con dei distinguo: «Chi sottrae due wurstel a un altro ospite perché non mangia da 48 ore riceve un richiamo, non l’espulsione». Che scatta in automatico quando si porta una donna nella propria camera, per droga o a causa della prepotenza: «La legalità è un nostro punto fermo» dice il responsabile, che sa essere uomo di cuore quanto di polso.

Il piano terra è spazio comune dove c’è Internet, terrazza, televisione, angolo studio e Cappella. Gli altri quattro piani ospitano le camere: 17 stanze quadruple, nei primi due piani (a 260 euro a persona) e 22 doppie (il prezzo sale a 340 euro). Singole non esistono. Ciascuna è equipaggiata con scrivania e armadio. Incluso nel costo cambio di lenzuola e pulizia.

Nell’anno a cavallo fra settembre 2015 e luglio 2016 (il dato più recente disponibile) si sono registrate 229 persone per un totale di 35.882 presenze (ogni utente che soggiorna una notte è una presenza). Gli ospiti sono per il 25% universitari, uno su quattro, il 30% lavoratori regolari. Anche del mondo della scuola o degli ospedali. Il 30% ha un contratto temporaneo o è stagista. Sono 8.630 le presenze totalizzate da residenti di Milano (24%). A seguire i siciliani con 6179 presenze (17%), i campani (4018, 11%) e i pugliesi (3178 ingressi, 9%). Dal resto della Lombardia il 7% dell’utenza (2585). Gli stranieri sono solo 5% (2203).

Più della metà degli ingressi (18884) è di giovani sotto i 29 anni. Poi ci sono 6946 presenze di trentenni. I 40enni ne hanno accomulate 7165. Anche padri separati. «Al momento sono 17, il 15% dell’utenza. Compresi manager che lasciano la casa alla moglie e devono tirare fuori il mantenimento». Il 15% è over 55. La struttura è sold out per dieci mesi all’anno, tranne a luglio. Il soggiorno medio è di quattro mesi. Ma c’è chi è qui da 6 anni. «Situazioni che noi cerchiamo di evitare. Sono il primo ad essere consapevole che la Casa non è la soluzione più degna in assoluto. Una persona ha diritto a qualcosa di più che dormire in una stanza con sconosciuti invece che con la donna che ama» dice Pirotta.

Fonte.

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Ogni 30 luglio ricorre la giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, promossa dalle Nazioni Unite: è un fenomeno che coinvolge indistintamente uomini e donne, adulti e bambini. Sono destinati allo sfruttamento lavorativo, alla prostituzione, al traffico di organi, all'accattonaggio e alla delinquenza.

L'Onu dedica la giornata del 2018 ai più piccoli, che oltre ad essere vittima di conflitti armati e crisi umanitarie, sono spesso preda di abusi e sfruttamento attraverso mezzi informatici. Tra essi l'organizzazione Save the Children ricorda i minori stranieri non accompagnati in un rapporto pubblicato in concomitanza con questa ricorrenza, intitolato "Piccolo schiavi invisibili" (clicca QUI per leggere il rapporto). Anche i quotidiani italiani hanno pubblicato le notizie di giovani migranti che offrivano sesso in cambio del passaggio alla frontiera francese.

Papa Francesco ha voluto ricordare questa giornata durante la preghiera dell'Angelus di ieri: ha ricordato che non è un fenomeno lontano, "anche qui a Roma" ha detto, è un problema molto vicino alla nostra realtà, perché le rotte migratorie servono a reclutare nuove vittime della tratta.

"Denunciare le ingiustizie e contrastare con fermezza questo vergognoso crimine è responsabilità di tutti" ha detto il Papa.

 

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I ragazzi di Elbasan, in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia in particolare con il Comune di Monfalcone, hanno partecipato al progetto "Welfare Youth Development" stando a stretto contatto tra loro, rafforzando così i legami di amicizia reciproca e scoprendo e rivivendo molte emozioni.

Qui di seguito un piccolo racconto illustrato di questo progetto

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In Italia il divario fra ricchi e poveri si allarga. Sono i recenti dati Eurostat a rivelarlo, mostrando una situazione alquanto preoccupante se paragonata a 15 anni fa. Ne parla il Prof.Massimo Baldini su lavoce.info nell’articolo “Perché aumenta la disuguaglianza in Italia”.

Ma qual è il motivo di questo andamento? Secondo il Prof.Baldini la disparità di reddito non è tanto legata all’aumento dei redditi più alti, quanto piuttosto alla diminuzione di quelli più bassi. Durante la crisi tutte le fasce reddituali sono state colpite ma in particolar modo quelle della popolazione più povera. Nei primi anni della ripresa si registra poi un miglioramento dei redditi medio-alti, mentre quelli basso hanno proseguito a peggiorare. La situazione appare ancor più evidente se paragonata a Germania e Francia, dove la classe media non ha subito cali di rilievo e non si è acuita la forbice fra ceti sociali.

In sintesi, dai dati Eurostat emerge che:
la disuguaglianza in Italia è di poco cresciuta durante la crisi; tale circostanza è dovuta al calo dei redditi bassi; tutti le classi di reddito hanno registrato un calo nel periodo della crisi; la prima fase della ripresa non ha ancora riguardato la popolazione meno abbiente; aumenta sì la disuguaglianza ma soprattutto aumenta la povertà.

Leggi QUI l’articolo completo.

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A differenza di ciò che accade nei Paesi in via di sviluppo, nelle nazioni avanzate stanno crescendo pericolosamente le disuguaglianze di reddito. Le cause sono da ricercarsi nel fenomeno della globalizzazione, nei cambiamenti tecnologici, nell’aumento del reddito da capitale, nelle trasformazioni del mercato lavorativo. È quanto sostengono i due studiosi Devis Geron e Tiziano Vecchiato nell’articolo “Come cambiano le disuguaglianze”, pubblicato su Studi Zancan 1/2018.

Secondo la Banca d’Italia (indagine 2018) il 30% delle famiglie italiane più povere rappresenta l’1% della ricchezza nazionale e circa il 75% di tali famiglie è a rischio povertà. Di contro il 30% dei nuclei più ricchi detiene il 75% della ricchezza complessiva e ben più del 40% di questo patrimonio è posseduto dal 5% della popolazione. Il reddito principale delle famiglie più abbienti è dovuto non ad attività lavorativa ma al capitale, motivo per cui esse non hanno subito la crisi del mercato del lavoro. I ricchi sono i primi ad avvantaggiarsi della ripresa economica e fra i primi a risentire dell’andamento positivo o negativo dei mercati finanziari. Le famiglie più povere, al contrario, risentono pesantemente dell’instabilità socio-economica del Paese.

Sempre la Banca d’Italia denuncia una disuguaglianza legata al territorio e alle generazioni: al Sud la percentuale di persone a rischio povertà è passata dal 19,6% del 2006 al 22,9% del 2016. In questo decennio hanno avuto maggiori problemi economici le famiglie con capofamiglia giovane, mentre hanno resistito meglio quelle con capofamiglia pensionato. Difficoltà anche per i nuclei con capofamiglia lavoratore dipendente o autonomo o in condizione non lavorativa. Nel Sud Italia il 13,3% di cittadini vive in una famiglia senza reddito.

Una situazione simile si registra anche nei Paesi OCSE: qui in media il 10% delle famiglie più ricche detiene la metà della ricchezza globale, mentre il 40% dei nuclei meno abbienti possiede appena il 3% del patrimonio totale.

L’aumento della disuguaglianza è dannoso anche e soprattutto per la crescita economica a lungo termine. “L’ossessione degli utili a breve (economici e politici) impedisce sguardi di più lungo periodo, necessari per fare spazio alla costruzione autentica del bene comune”.

Contribuisce alla crescita delle disuguaglianze anche la diminuzione della capacità distributiva. Obiettivo del welfare dovrebbe essere quello di raccogliere e redistribuire in modo equo e coerente, favorendo la coesione e la giustizia sociale, nell’osservanza del dettato costituzionale. Ma ciò non sta avvenendo, anzi sta aggravando il gap fra ceti sociali. Mentre negli ultimi la spesa sanitaria si è stabilizzata, l’assistenza sociale mostra un’incapacità di distribuzione equa dei servizi e delle prestazioni. La spesa assistenziale dovrebbe essere per eccellenza lo strumento di riduzione delle diseguaglianze ma in alcuni casi non solo non lo è ma contribuisce ad acuirle. È quello che viene definito dai due autori il welfare “degenerativo” e che richiede interventi e politiche che affrontino alla radice i problemi.

QUI l'articolo completo.

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L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha scelto di celebrare la  Giornata Mondiale del Rifugiato il 20 giugno di ogni anno con la Risoluzione 55/76. Il documento è stato approvato il 4 dicembre 2000 in occasione del 50° anniversario della Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati.

Ogni anno si ricorda il dramma di migliaia di uomini e donne che, a causa di fame, guerre, persecuzioni, hanno perso la loro casa per intraprendere un lungo e pericoloso viaggio alla ricerca di un nuovo "amparo", un nuovo luogo da chiamare casa. Sono molte le storie come queste che si possono ascoltare da famiglie e persone ospiti delle case di Don Orione (leggi QUESTO ARTICOLO): sono questi uomini e donne i desamparados di oggi, parola cara a Don Orione, che esprime la disperazione e l'angoscia di chi non ha più nessuna sicurezza nè rifugio.

Oltre alle iniziative promosse dall'UNHCR, vogliamo ricordare le parole di Papa Francesco, pronunciate innoccasione della 104a giornata del migrante, celebrata il 14 gennaio scorso: accogliere, proteggere, promuovere e integrare, i pilastri della dottrina sociale della Chiesa.

"Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo," dice il Santo Padre: accogliere significa "offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione", proteggere è difendere la loro dignità ed i loro diritti, promuovere è "adoperarsi affinché tutti i migranti e i rifugiati così come le comunità che li accolgono siano messi in condizione di realizzarsi come persone in tutte le dimensioni che compongono l’umanità voluta dal Creatore", integrare è favorire la cultura dell'incontro.

Per rileggere il messaggio del Papa clicca QUI.

 

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In questi giorni, nel dibattito politico è tornato il tema dei rom: ma quali sono davvero i numeri e le caratteristiche della situazione in Italia?

Emergenza abitativa, Piano di inclusione, campi istituzionali e “campi tollerati”, discorsi d’odio e discriminazione. Sono questi i principali temi trattati nel Rapporto Rom Sinti 2017, presentato dall’Associazione 21 Luglio. Obiettivo dell’indagine focalizzare l’attenzione su quelle comunità Rom e Sinti che in Italia, a causa di politiche istituzionali che il rapporto definisce "discriminatorie”, vivono segregate nei cosidetti “campi rom”.

Dai dati raccolti risulta che sono circa ventiseimila le persone Rom e Sinti in condizioni di emergenza abitativa, costrette dunque a vivere in insediamenti formali e informali, centri di raccolta rom e micro insediamenti. Dati i disagi abitativi presenti in tali campi, molte famiglie (specie di etnia romena) hanno abbandonato il nostro Paese per muoversi in altre nazioni o ritornare nelle città di origine. Tuttavia, nonostante la lieve riduzione numerica e le diverse raccomandazioni di Ue e Enti Internazionali (e anche di associazioni a tutela dei diritti umani) sul nostro territorio permangono ancora 148 insediamenti formali in cui vivono circa 16.400 persone. Presso i campi informali ed i micro insediamenti, invece, abitano meno di diecimila rom, tutti cittadini comunitari.

Rispetto agli anni passati, il numero di campi è pressoché invariato. Il Rapporto evidenzia, infatti, che a fronte di qualche timido tentativo di “superamento dei campi” da parte di alcune Amministrazioni, dal 2012 ad oggi sono stati spesi 82 milioni di euro per mantenere il sistema. Ciò va in aperto contrasto con quanto sancito nella Strategia di Inclusione dei Rom e quindi con gli impegni presi dall’Italia davanti all’Ue.

A livello nazionale, la Capitale è ancora la città con più persone rom in emergenza abitativa (il 27% rispetto al dato italiano). Nella “mappa della vergogna”, come la definisce l’Associazione 21 Luglio, a Roma sono presenti 17 campi formali e 300 informali. Ma altre metropoli non stanno meglio, come ad esempio Torino e Napoli, ma ricordiamo anche le drammatiche situazioni di Giugliano e Foggia, dove sono presenti enormi campi rom in grave disagio socio-abitativo.

Una delle caratteristiche costanti della nostra società è l’atteggiamento di repulsione ed avversione. I media, la politica e l’opinione pubblica in generale sono concentrati ancora sulla “questione rom” e l’antigitanismo. I discorsi di odio sono la punta dell’icerberg di tale tendenza: nel 2017 l’Osservatorio 21 Luglio ha denunciato che i media diffondono hate speech ogni due giorni, ossia il 4% in più rispetto all’anno precedente. Sono 60 i casi segnalati solo a Roma. Parole offensive a cui non si sottraggono i rappresentanti politici e che richiedono la necessità di lavorare sul pensiero comune, il linguaggio della politica, i mezzi di comunicazione e gli atteggiamenti degli amministratori al fine di arginare la deriva morale e culturale della società.

Qui il rapporto integrale.

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Il 10 maggio 2018 la Conferenza Unificata ha approvato l’intesa sul documento recante Aggiornamento delle linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nei Disturbi dello Spettro Autistico


Il documento rappresenta un aggiornamento teorico e operativo delle linee di indirizzo nazionale per la promozione e il miglioramento della qualità e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali per le persone con Disturbi dello Spettro Autistico, sia a livello regionale che locale. Tali linee guida, approvate in Conferenza Unificata nel novembre del 2012, sono state elaborate dal Ministero della Salute in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e le Regioni. La necessità di promuoverne un aggiornamento nasce dal riscontro di una sostanziale eterogeneità geografica nelle loro applicazioni. Infatti, nonostante si possano rilevare iniziative di attivazione e esperienze positive dirette al conseguimento degli obiettivi indicati, emergono disparità di approccio alla gestione delle necessità manifestate dalle persone con Disturbi dello Spettro Autistico, una condizione estremamente complessa, ad alto costo sanitario e con un elevato impatto sociale.

Con l’obiettivo di promuovere coerenza operativa e garantire uniformità di risposte adeguate, il documento individua una serie di azioni prioritarie. Il focus, in particolare, è su alcuni settori specifici: interventi mirati di sanità pubblica con finalità strategiche, prevenzione ed interventi precoci, potenziamento della rete dei servizi per la diagnosi, la cura e la presa in carico, attività formativa rivolta alla rete curante ed educativa. Viene sottolineata inoltre l’importanza del coordinamento tra tutte le aree operative coinvolte (sanità, istruzione, servizi sociali, lavoro), la cui integrazione è necessaria per garantire la realizzazione di interventi appropriati ai bisogni, la continuità dei servizi dall’età evolutiva all’età adulta e, in generale, il miglioramento della qualità di vita delle persone con Disturbi dello Spettro Autistico e delle loro famiglie.


QUI il testo integrale

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Una Cucina per il Boschetto. Perché?
Innanzitutto, bisogna sapere cosa è il Boschetto:
Un monastero adibito a centro di accoglienza di emergenze abitative.
Ma si può anche vedere come:
Un luogo in cui sono raccolte persone che danno fastidio … perché diverse, perché alcune sporche, alcune disadattate, Rom, mussulmani, barboni …
Quindi un elemento di intrusione fastidioso innestato nel cuore della congregazione di Don Orione che trasforma questo “bruscolino” in una perla meravigliosa. Sì, il Boschetto è perla meravigliosa proprio perché “macedonia” di culture, razze, colori, povertà, miserie.
Allora l’Opera ha pensato di creare, come segno di unione, una cucina dove le famiglie potessero, con modestia ma nella dignità dell’essere umano, creare tavola, aggregazione, casa. Questa operazione sarà il primo passo per una completa rivisitazione della realtà del Boschetto. Questo nuovo Boschetto “2.0” è un progetto in piena collaborazione con il comune di Genova che, sia direttamente che indirettamente, con la presenza di assessori e loro delegati mercoledì 16 maggio hanno tagliato il nastro dell’inaugurazione dei locali.
L’economo provinciale Don Walter Groppello ha ricordato quanto questo luogo è stato, è e sarà “il luogo” dove si cercherà di incarnare oggi lo spirito di accoglienza del nostro fondatore San Luigi Orione. La scelta del 16 maggio, anniversario della canonizzazione, ha voluto rimarcare che gli sforzi sia economici che di risorse umane che vengono fatti, non sono per buonismo e populismo, ma per attualizzare l’imprenditorialità di San Luigi che voleva che le sue opere fossero alla testa dei tempi.
Per emulare il suo esempio bisogna ricordarsi quanto sia fondamentale la collaborazione con le istituzioni politiche e sociali del territorio. Questo evento è stato anche occasione di incontrare tutte le società ed i professionisti che stanno lavorando assieme all’Opera per cercare di fare questa svolta. La loro presenza in massa è il segno concreto di come La Carità sia contagiosa … Nel rispetto del lavoro ogni lavoratore “è un po’ come innamorato” di questo posto e mentre si prendono le misure della porta REI si lasciano al Boschetto una carrozzina ed un set di vestiti per i bambini, … mentre si testa la connessione remota della nuova caldaia, si regala la giornata … per aiutare Maya … che non ha i soldi per la gita scolastica …
Come ogni Festa, non poteva concludersi senza un rifresco, … Ma quello che doveva essere un modesto aperitivo con le solite patatine e stuzzichini “da sacchetto” è diventata una cena fredda a base di specialità genovesi e stuzzichini fatti a mano “dai volontari del Boschetto” che per tutta la giornata grazie alle derrate alimentari provenienti dal Banco Alimentare, non hanno voluto che venissero “sprecati soldi” e “la tavola imbandita” è stata fatta dalle mani nude delle persone con le tovaglie personali e la fatica di un giorno di lavoro.
È grande il desiderio di condividere questa gioia con chi legge, anche se non si riesce a trasmettere a pieno la gratitudine e la soddisfazione dei volti degli ospiti che, pressoché tutti presenti guardavano, applaudivano e gioivano questo “modo strano” di essere famiglia.

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Sabato 12 maggio, nella parrocchia di Ognissanti (Roma) sono iniziati i festeggiamenti in onore del nostro Santo fondatore, che termineranno il 16 maggio.
Sabato è stato organizzato un pranzo con i poveri, ormai tradizione per la nostra parrocchia, per dare l’avvio a questi giorni di festa nel migliore dei modi: la carità. Sono state ospitato più di 100 persone bisognose con l’aiuto di alcuni volontari dell’M.G.O. (Movimento Giovanile Orionino) e del M.O.V. (Movimento Orionino Volontari) ed alcuni novizi dell’Opera Don Orione. Vi è stata la presenza di tutta la Comunità, formata da Don Giuseppe Valiante, Don Francesco Mazzitelli e Don Francisc Lacatus.

Per gli ospiti è stato come passare un sabato in famiglia: hanno mangiato e parlato, ascoltato della musica e sono andati via soddisfatti e felici, con un bel ricordo da portare con loro. Anche i volontari hanno “ricevuto” qualcosa: vedere il sorriso sul volto di queste persone, far dimenticare loro per un paio di ore le difficili situazioni in cui si trovano, li ha resi felici e ha permesso loro di poter essere più vicini al prossimo e, quindi, a Gesù attraverso il servizio.

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