"Una correzione fraterna ben fatta è carità fraterna, ma ci vuole il tono pieno di dolcezza e conviene scegliere i momenti più adatti."
Don Orione

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Los desamparados

Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Mercoledì, 17 Gennaio 2018

La tutela dei minorenni in comunità

La promozione del diritto della persona di minore età a crescere e essere educata prioritariamente nella propria famiglia, costituisce uno dei compiti affidati all’autorità garante alla cui realizzazione devono essere indirizzati gli sforzi di tutti gli attori, pubblici e privati, che operano in questo settore.
Vi sono situazioni di fragilità che rendono indispensabile, per garantire una crescita serena della persona di minore età, l’attivazione di percorsi di protezione offerti da una famiglia diversa ovvero da una comunità di tipo familiare.
Le peculiari condizioni di vulnerabilità dei bambini e dei ragazzi che vivono lontani dalla propria famiglia di origine costituiscono “fattori di rischio” per lo sviluppo armonico della loro personalità ed è per questo che, proprio in tale ambito specifico, occorre garantire quanto più possibile l’eguaglianza dei diritti e delle opportunità.
La comunità che accoglie i bambini e i ragazzi è un luogo dove spesso si manifestano una pluralità di esigenze di tutela e, come tale, costituisce uno dei nodi nevralgici su cui porre attenzione per realizzare un sistema che risponda ai bisogni dell’infanzia e dell’adolescenza in modo effettivo e efficace.
I bisogni di tutela che ruotano attorno al fenomeno dell’accoglienza nelle comunità non si esauriscono nelle difficoltà che determinano l’ingresso nella struttura ma riguardano anche la fase di uscita dal percorso di accoglienza dei ragazzi divenuti maggiorenni.
Bisogna impegnarsi affinché il giorno del diciottesimo compleanno per questi ragazzi sia una data da festeggiare e non da temere in vista del rientro in una famiglia di origine che, il più delle volte non ha ancora colmato le riscontrate carenze, ovvero di un repentino salto verso la dimensione di autonomia propria della vita adulta che, spesso, non si è ancora in grado di affrontare da soli.
Per tutti questi motivi, il contesto della comunità assume centralità nella sfida contro le disuguaglianze, data la necessità di porre in essere un intervento educativo e di protezione che possa fornire risposte adeguate a ogni specifica esigenza di protezione, valorizzando le differenze, non per marcarle ma per garantire a tutti questi bambini e ragazzi l’eguaglianza sostanziale dei diritti e delle forme di tutela rispetto ai loro coetanei.
Per queste ragioni, ma anche per offrire una visione aggiornata dei dati che riguardano questo settore, in attesa che il Sistema Informativo dei Servizi Sociali diventi operativo, è stato creato in collaborazione con le ventinove procure della Repubblica presso i tribunali per i minorenni, il monitoraggio dell’accoglienza in comunità.


Leggi e scarica QUI “La tutela dei minorenni in comunità”.

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“Ho provato a iscrivere Diamondra in molte scuole, ma nessuno ha voluto accogliere mia figlia quando vedevano i problemi di handicap che ha. Poi un’amica mi ha detto: perchè non chiedi ai Padri di Antsofinondry. E adesso sono più tranquilla perchè Diamondra viene qui volentieri, si sente accolta e seguita bene dagli educatori”.


“Non è un grosso problema per me accompagnare ogni mattina qui alla Maison de Charité di Antsofinondry mio figlio Njara e venire a riprenderlo ogni sera, anche se abitiamo lontani dal Centro. Ma almeno adesso durante il giorno posso fare qualche lavoretto per aiutare la mia famiglia perchè il prezzo del riso è aumentato di molto, e il piccolo stipendio di mio marito non basta più”.


“Abbiamo già fatto studiare nostro figlio presso una scuola privata ad Antananarivo che accoglie anche bambini disabili. Ma due mesi fa mio marito ha perso il lavoro. Non abbiamo più potuto mandare a scuola il nostro
Marco perchè la retta mensile lì è molto elevata. Il catechista della nostra chiesa ci ha portati qui alla Maison de Charité dei Missionari di don Orione ad Antsofinondry. Non ci è stato chiesta alcuna retta mensile, e il servizi offerti sono molto superiori alla scuola dove prima studiava nostro figlio”.


“Aveva quattro anni mia figlia Nirina quando ho iniziato a portarla qui al dispensario della Maison de Charité. E’ stata seguita settimanalmente dalla dottoressa sia con terapie adeguate che con le medicine necessarie.
Visto lo sviluppo positivo, quest’anno è stata accolta al centro diurno con tanti altri bambini e ragazzi che sono come una grande famiglia dove si vogliono bene e si aiutano in tanti modi”.


“Nostro figlio Voahary non può fare quasi niente visto l’handicap di cui soffre, ma almeno qui alla Maison de Charité è seguito e curato bene, e il solo sapere che nostro figlio qui può fare un bel pasto a mezzogiorno è già una grande cosa per noi che viviamo di lavoretti saltuari”.


Solo alcune testimonianze di genitori dei bambini della Maison de Charité, perchè ognuno ha la sua storia fatta di difficoltà incontrate e dal desiderio di aiutare i propri figli con problemi di disabilità. Per molti di loro la
Maison de Charité ad Antsofinodry è una vera benedizione. Davvero una benedizione dal cielo la Maison de Charité in un paese come il Madagascar tra i più poveri del mondo, dove oltre l’80% vive con meno di 1 Euro al giorno, dove la disabilità nelle sue varie manifestazioni è semplicemente negata o nascosta e in genere sentita come un peso per la società. Nei vari uffici statali a cui ci si rivolge per chiedere collaborazione, la risposta è sempre la stessa: son altre le urgenze... non ci sono soldi...

L’aspetto consolante in tutto ciò è constatare che, nonostante la povertà generale e l’indifferenza dei governanti, la gente si dimostra sempre più sensibile e partecipe alla vita della Maison de Charité. C’è chi
visita per conoscere meglio; c’è chi si ferma per dare una mano; chi porta la propria offerta spesso frutto di rinuncie; chi si presta per portare avanti pratiche e richieste negli uffici statali.

Attualmente sono una sessantina i ragazzi che frequentano quotidianamente la Maison de Charité. Ad essi si aggiungono un’altra cinquantina di bambini più piccoli, sempre con problemi di disabilità, che sono accolti e curati ambulatoriamente a seconda delle necessità di ciascuno. Davvero una grande famiglia, dove Gesù nasce ogni giorno attraverso la Carità.

Di questa carità fanno parte anche tutti gli amici della missione che la sostengono dall'Italia: anche poco qui può fare molto.

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La Conferenza Unificata ha approvato giovedì 14 dicembre le Linee di indirizzo per l’accoglienza nei servizi residenziali per minorenni su tutto il territorio nazionale.

Queste Linee di indirizzo, pur non cogenti danno indicazioni ad ampio raggio e riguardano da vicino l’operato quotidiano delle strutture per minori come sono alcuni degli enti associati da Uneba.

Le 88 pagine delle Linee infatti trattano, tra i vari argomenti:

• come devono avvenire percorsi di accoglienza residenziale, come deve  strutturarsi l’accompagnamento lungo il percorso, quando il percorso deve terminare
• progetto quadro progetto educativo individualizzato
• procedure di autorizzazione e accreditamento degli enti
• classificazione delle strutture
• compartecipazione alla spesa

Leggi e scarica QUI il documento integrale.

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Il Comitato Onu sui diritti del fanciullo ha recepito il V e VI Rapporto sullo stato di attuazione della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.
Il documento illustra le politiche e i programmi a favore delle persone di minore età realizzati dal Governo italiano nel periodo 2008 - 2016, pur non esaurendo completamente tutti gli interventi messi in atto per promuovere la condizione dell'infanzia, che in alcuni casi sono trasversali e/o complementari a quelli direttamente mirati ai giovani.
Il Rapporto si articola in sezioni - secondo quando indicato dalla guida metodologica fornita dal Comitato - in un allegato statistico e in un allegato che contiene schede di approfondimento su iniziative, politiche e azioni di particolare rilevanza.
Il Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza ha contribuito all'elaborazione del rapporto con un lavoro di ricognizione sulla condizione di bambini e adolescenti in Italia, che è stato realizzato per preparare la Relazione periodica al Parlamento. Confluiscono nel documento anche gli esiti delle attività di confronto e di approfondimento svolte dai gruppi di lavoro dell'Osservatorio nazionale per l'infanzia e l'adolescenza in occasione della stesura del IV Piano nazionale di azione per l'infanzia e l'adolescenza. Per la redazione di alcune sezioni del rapporto, il Centro nazionale ha realizzato un lavoro di ricognizione con i Garanti per l'infanzia regionali e con rappresentanti della società civile e di associazioni professionali, come meglio specificato nelle sezioni di riferimento.

Leggi e scarica QUI il rapporto.

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Un pomeriggio ricco di stimoli, di occasioni di confronto e di riflessione quello che ieri hanno vissuto i partecipanti al corso di formazione carismatica, che si sta svolgendo a Villa Lomellini. Il prof. Arduino Salatin, nel suo intervento, ha ripercorso in modo semplice ma incisivo la storia della formazione professionale in Italia, sottolineando che la sua origine non si può riferire a questa o quella riforma scolastica, bensì alle opere educative di grandi santi sociali quali san Giovanni Bosco, san Leonardo Murialdo e San Luigi Orione. Ricordare queste origini così antiche e prestigiose deve aiutare la Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) a difendere il proprio ruolo sociale ed educativo, senza timore di confrontarsi con le "novità" di alcune riforme. Sulla traccia di confronto proposta da Salatin, i formatori e collaboratori delle sedi Endofap, approfittando della piacevole giornata settembrina, hanno lavorato in piccoli gruppi nel parco di Villa Lomellini.

Al termine dei lavori e la celebrazione eucaristica, c'è stato spazio anche per un po' di storia della Congregazione di Don Orione con la visita alla Villa, sede del primo Capitolo Provinciale nel 1940, alla morte di Don Orione: prima di cena, uno sguardo dalla torretta per ammirare il panorama dei colli dell'Oltrepò Pavese, le sue vigne, e scorgere in lontananza la cupola del Duomo di Pavia e quella di Voghera.

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Il 29 luglio si è conclusa la Colonia per i Bambini di Don Orione a Reggio Calabria: per il terzo anno consecutivo, grazie alla generosità dei benefattori, che hanno sposato a pieno il Progetto “ I Bambini di Don Orione” del MLO di Reggio Calabria, 19 bambini dagli 8 ai 13 anni, che vivono in condizioni disagiate, hanno trascorso un’estate diversa, ricca di grandi emozioni e divertimenti. Tiziana Praticò, una delle responsabili del Progetto, spiega il tema scelto per il campo 2017, “La Carità è un “Viaggio”  verso il Fratello”: un viaggio a tappe, che ha portato i Bambini a conoscere i vari aspetti della vita, dalla Bibbia, alla Carità di don Orione, alla legalità, al soccorso,  agli anziani,alla storia della propria terra natia e soprattutto la bellezza della parola di Dio.
Prima tappa di questo viaggio è l’incontro con i signori e le signore residenti nella casa di riposo Don Orione, giunti  da Reggio, accompagnati dalle assistenti e dal responsabile di struttura Domenico Talladira. Accolti calorosamente dai bambini,  gli ospiti si sono sentiti subito dei nonni e  hanno raccontato la propria storia e insegnato i giochi che praticavano da ragazzini.
Altra tappa importate del viaggio è stato l’incontro con un Testimone di Giustizia,  Franco Gaetano Caminiti, il quale ha raccontato la sua esperienza di lotta alla ‘ndrangheta e soprattutto ha parlato ai bambini di legalità. Un dialogo fluido grazie anche alla semplicità di Franco, che con molta energia ha raccomandato loro di essere sempre  onesti e di non farsi “ammaliare e tentare” dalla ‘Ndragheta:  “non accettate mai, ricordate se lo  farete, sarete persone senza futuro e schiavi di questo potere malvagio. La Fede in Dio, continua Franco, mi ha dato la forza di andare avanti. É un miracolo se sono uscito illeso da un agguato perpetrato a colpi di pistola da un malavitoso, così come dal’incendio del mio negozio. Ma vi  ripeto, Dio non mi ha abbandonato. Io non ho paura, oggi sono qui con voi e senza scorta, anzi ce l’ho, è mia moglie che non mi lascia mai”.
Il viaggio per i bambini è continuato con un’altra tappa importante, l’amore verso l’altro: al mattina presto della domenica sentono il suono assordante di una  sirena provenire dal cancello di entrata della colonia. Un po’ impauriti e un po’ incuriositi si affacciano dalle finestre delle loro stanze, non sanno che quella ambulanza è per loro e che loro saranno i protagonisti del soccorso. Tutti giù in cortile ad accogliere Lilla e Leo, due Soccorritori specializzati della Confraternita  Misericordie di Reggio: saranno loro ad insegnare ai ragazzi i metodi di soccorso e le procedure da compiere in caso di infortunio a loro o ad altri.
Si parte poi per Bova (Vùa in lingua Greca) un paesino dell’entroterra Reggino  che secondo la leggenda fu fondato da una Regina greca , che sbarcata lungo la costa, sarebbe risalita verso l’interno e fissando la sua residenza sulla cime del colle Bova, presumibilmente entro le rocche dell’antico castello. Qui infatti ancora oggi, oltre al dialetto Reggino e all’italiano si parla e si scrive in Greco.
Ma naturalmente  tutti i viaggi hanno una fine e questo è terminato sabato 29 luglio. Il programma finale è ricco di avvenimenti, si inizia con la recita, preparata durante la permanenza in colonia ,e presentata nel pomeriggio alla presenza dei genitori e dei benefattori. Come ogni nostro campo, anche questo ha un momento solenne, la Celebrazione Eucaristica, che per questo anno è stata officiata da don Primo Coletta arrivato da Velletri. Dopo la festa, non resta che scambiarsi con affetto un arrivederci al 2018!

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Un gruppo di giovani studenti di 17 anni di Camposampiero (Padova) ha vissuto un’intensa settimana di servizio presso il Seminario della Vita di Campocroce di Mirano, la  realtà orionina a servizio dal 2009 di famiglie in difficoltà con bambini piccoli.

Il campo è stato realizzato grazie alla disponibilità dei ragazzi, desiderosi di continuare l’esperienza vissuta nell’estate 2016, e grazie alla supervisione della responsabile della struttura, Katia Landi e dei due educatori Anna e Mattia.
“I ragazzi, dice Katia Landi,  hanno vissuto un'esperienza fatta di cose semplici, genuine, con l'aiuto anche dei volontari storici che frequentano la casa, in uno spirito di vera famiglia o meglio di famiglia di famiglie: l'accompagnamento nello svolgimento dei compiti dei bambini, qualche attività di animazione e di laboratorio, il riordino del guardaroba... ma anche momenti di formazione, di confronto, di riflessione, di scoperta di qualcosa di San Luigi Orione, come è accaduto nella serata del giovedì sera. Grazie alla disponibilità di alcuni amici dell'Orione Musical Group, dal 1990 presente nella casa di Campocroce, si è raccontato qualcosa del Santo della carità e di come il gruppo ha cercato di esprimersi e di seguirne le orme.”

Venerdì è stato il giorno della la gita l'Azienda Agricola di Fabiano a Cà Menego di Summaga di Portogruaro, aperta, nell'occasione, solo per bambini e volontari, con tanto di splendido giro in trattore per la campagna.
L'ultima serata insieme è stata caratterizzata dalla cena multietnica preparata dalle mamme residenti nel Seminario della Vita e poi tanta musica e tante danze, che hanno coinvolto tutti dai grandi ai piccoli, dai volontari ai residenti con musiche caratteristiche anche marocchine ed africane.
Per concludere questa settimana, la domenica mattina nella chiesetta del Seminario, l'economo provinciale don Walter Groppello, con don Claudio, parroco di Camposampiero, ha celebrato la Santa Messa preparata, curata ed animata dai giovani volontari.
La riflessione di don Walter è stata tutto un invito a vivere l'incontro ed il servizio verso il prossimo con gesti e parole autentiche, in un continuo "darsi" agli altri che riempie sempre e non ti svuota mai perché, -sottolineava- quando si è autentici si tocca il cuore di Dio.
Don Claudio, nel ringraziare l'Opera don Orione e la comunità di Campocroce in particolare, ha augurato ai suoi giovani parrocchiani che Gesù possa diventare la sorgente della loro autenticità.
Toccante poi il momento conclusivo quando ogni volontario ha ricevuto dalle mani dei bambini un piccolo vaso di fiori quale segno di ringraziamento per la loro presenza ed il loro servizio in quei giorni.

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Venerdì, 23 Giugno 2017

Genova - Insieme si può!

All’interno della struttura Villa Canepa sita a Genova in Salita degli Angeli 67, coesistono tre servizi gestiti dalla Cooperativa Sociale Dono: l’asilo nido “L’arca di Noè”, una comunità di prima accoglienza per minori e un appartamento per donne adulte richiedenti asilo.
La programmazione educativa del nido per l’anno scolastico 2016/2017 è stata sviluppata sui cinque sensi con particolare attenzione alla natura e alle piante: grazie alla presenza di un ampio giardino e ad un terrazzino antistante la sezione, si può consentire ai bambini iscritti di rapportarsi alla natura sin dalla più tenera età, godendo di tantissime e preziose esperienze all’aria aperta.
I piccoli hanno avuto la possibilità di giocare con elementi naturali come l’acqua, la terra, l’erba, le piante e imparare  ad occuparsi degli alberi presenti in giardino come peri ed ulivi: dal mese di maggio , le educatrici del nido insieme alle educatrici della comunità di Villa Canepa hanno deciso di sviluppare un progetto educativo di collaborazione bambini/minori.
Nel giardino dell’asilo è stato dedicato uno spazio dove i ragazzi hanno coltivato la terra e piantato pomodori, insalata, carote e altri prodotti. Ogni mattina alle 9.30 i minori e i bambini si incontrano in giardino per innaffiare l’orto e per prendersi cura delle piante e fiori che lo circondano. Quando l’asilo è chiuso gli operatori della casa seguono i ragazzi nello svolgimento di questa attività quotidiana che hanno accolto con impegno e costanza. Durante la pausa di agosto si occuperanno, con le educatrici, di pitturare lo steccato che delimita l’area-gioco dei bambini.

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Il 29 marzo la camera ha approvato in via definitiva la legge per la protezione dei minori stranieri non accompagnati. Il testo è stato approvato a Montecitorio con 375 voti a favore, 13 contrari e 41 astenuti. Nel 2016 più di 25.800 minori, tra cui anche bambini con meno di dieci anni di età, sono arrivati in Italia via mare senza genitori o figure adulte di riferimento, più del doppio rispetto al 2015 quando erano 12.360. Dall’inizio dell’anno, secondo le stime di Save the children, sono arrivati più di 3.360 minori, di cui almeno tremila non accompagnati. Ecco cosa cambia con la nuova legge.
Ambito di applicazione della legge
• La legge si applica al "minore straniero non accompagnato": tale è il minorenne non avente cittadinanza italiana o dell'UE che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell'ordinamento italiano.
Divieto di respingimento
• È stabilito il divieto di respingimento alla frontiera di minori stranieri non accompagnati.
• Con una modifica al T.U. sull'immigrazione (d.lgs. n. 286/1998) si prevede che, quando debba essere disposta in base al t.u. l'espulsione di un minore straniero, il provvedimento potrà essere adottato dal tribunale per i minori, su richiesta del questore, “a condizione comunque che il provvedimento stesso non comporti un rischio di danni gravi per il minore”.
Colloquio e identificazione del minore
• Nel momento in cui il minore entra in contatto o è segnalato alle autorità di polizia o giudiziaria, ai servizi sociali o ad altri rappresentanti dell'ente locale, il personale qualificato della struttura di prima accoglienza dovrà svolgere con il minore un apposito colloquio, con l'ausilio possibilmente di organizzazioni, enti o associazioni di comprovata esperienza nella tutela dei minori.
Un apposito D.P.C.M. dovrà regolare la procedura del colloquio, nel quale comunque sarà assicurata la presenza di un mediatore culturale.
• Quando sussistono dubbi fondati sull'età dichiarata dal minore, ferma restando l'accoglienza da parte delle apposite strutture di prima accoglienza per minori, l'autorità di pubblica sicurezza procede all'identificazione con l'ausilio di mediatori culturali e, se già nominato, con la presenza del tutore o tutore provvisorio.
All'identificazione del minore si procede solo dopo che è gli stata garantita un'immediata assistenza umanitaria.
L'età è accertata in via principale attraverso un documento anagrafico, anche avvalendosi della collaborazione delle autorità diplomatico-consolari.
L'intervento delle autorità consolari è escluso nei seguenti casi:
- quando il presunto minore abbia dichiarato di volersene avvalere;
- quando abbia espresso la volontà di chiedere protezione internazionale;
- quando all'esito del colloquio sia emersa una possibile esigenza di protezione internazionale;
- quando ciò possa causare pericoli di persecuzione.

Clicca QUI per leggere tutti i cambiamenti, QUI il testo integrale

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Papa Francesco ci ha ricordato che ci sono ancora molti, troppi che si sentono dei "sassolini scartati". Ecco una testimonianza di come un giovane sradicato dal suo paese può trovare di nuovo un senso alla sua vita, grazie alle persone che lo hanno accolto. Questa sono le parole di Francesca, la responsabile della comunità per minori stranieri di Borgonovo Val Tidone (PC), gestita dalla Cooperativa Sociale le Nuvole. " Vorrei condividere con voi la storia di un ragazzo che è stato ospitato da noi come minore straniero non accompagnato. Per motivi di privacy e anche per praticità lo chiamerò Luca. Luca è un ragazzo di 17 anni, che circa un anno fa, ha deciso di lasciare il Pakistan, la sua famiglia, i suoi amici e la sua casa per venire in Italia. Il suo viaggio è cominciato con altri 200 ragazzi che a piedi e con mezzi di fortuna hanno attraversato il Pakistan poi l’Iran, l’Iraq, la Turchia, la Bulgaria, la Serbia, la Croazia e infine l’Austria dove hanno preso un treno fino in Italia. I media lo chiamano viaggio della speranza. Di fatto è occorso circa un mese (ma su questo Luca è molto confuso) per arrivare a destinazione. Quello che è accaduto durante tutto il percorso è a dir poco traumatico. La paura, gli scontri con gli altri ragazzi e uomini, anch’essi impauriti, alcuni crudeli, le condizioni igieniche, il passaggio in Paesi colpiti dalla guerra, la fame, la sete e la fatica hanno trasformato un ragazzo sano in un uomo che oggi ha tanti problemi. A Luca è stato diagnosticato qui in Italia un disturbo post traumatico da stress. A questo punto vi domanderete, perché ha deciso di partire a queste condizioni? Luca è partito dal Pakistan perché il padre versa in pessime condizioni di salute. Ha due fratelli più piccoli e una madre che li accudisce. Inoltre il regime di terrore che i talebani applicano nei piccoli borghi e paesini, prevede che il figlio più grande di ogni famiglia si arruoli per proseguire la causa degli estremisti. Ecco perché Luca è partito. Vorrebbe trovare casa e lavoro in Italia, e in un futuro far arrivare qui il resto della sua famiglia, per poter dare le migliori cure al padre ed un futuro migliore ai suoi fratelli. Vi chiedo un ulteriore sforzo. Pensate ora ai genitori di Luca. Provate ad immaginare un genitore che saluta un figlio che ha di fronte il già descritto “viaggio della speranza”. Che non ha idea di dove arriverà e di come riuscirà a sopravvivere il proprio ragazzo. A volte è difficile, presi come siamo dai nostri problemi, dal lavoro, dai figli e tutto il resto, accettare e trovare il tempo per aiutare altre persone. Spesso i media fomentano l’odio per lo straniero che può accedere a servizi pagati dal nostro Stato che, purtroppo, ha già risorse così limitate. Ma se riuscissimo a fermarci e a metterci nei panni dei genitori di Luca, a sentire l’ansia che devono provare ogni giorno a sapere il figlio così lontano da loro, forse cambierebbe il nostro approccio. Mi piace pensare che oggi possano essere più sereni, perché Luca, dall’altra parte del mondo, ha trovato la nostra famiglia orionina che ogni giorno si prende cura di lui e lavora con lui per un futuro più dignitoso. Ecco quello che facciamo in comunità ogni giorno con questi ragazzi. Diamo speranza e un briciolo di serenità alle famiglie in diverse parti del mondo."

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Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3