"Siate umili, laboriosi, franchi e leali in tutto."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

È bello cominciare l’autunno con in mente i ricordi dell’estate appena trascorsa. Anche quest’anno i ragazzi del clan “Aquile Randagie” del gruppo scout Casarsa - San Giovanni 1 (provincia di Pordenone, Friuli Venezia Giulia) sono riusciti a vivere una bellissima esperienza; parola chiave: UMANITÀ.
Ma andiamo con ordine. La route ha avuto inizio tra i lunghi viali di La Spezia, è proseguita nella semplicità e la solitudine dei sentieri delle Cinque Terre e si è conclusa, dopo uno stremante    saliscendi sulle colline sopra Genova, al Villaggio della Carità di Don Orione a Camaldoli dove il clan ha prestato servizio.
Al Villaggio i ragazzi hanno trovato persone meravigliose che hanno insegnato loro come la pazienza, l’attenzione, l’amore verso ciò che si fa e verso chi ci circonda, l’umiltà e l’umanità possano regalare una vita tranquilla e quasi del tutto autonoma a persone in difficoltà, o a chi semplicemente ha raggiunto l’età anziana e si sente abbandonato dai propri cari o si rende conto di ciò che i molti anni sulle spalle gli impediscono di fare.  Hanno conosciuto Paolo, educatore a Camaldoli da più di trent’anni ma che in tutto questo tempo non ha mai avuto nemmeno un paziente; com’è possibile? Semplice ha avuto moltissimi amici, perché si nota chiaramente che con lui nessuno è un malato da curare, ma solo un uomo, seppure con modi differenti di pensare, come ha spiegato Paolo: “Tanti di loro adottano metodi di ragionamento totalmente diversi dai nostri. È come se immaginassimo un quadro di Picasso e uno di Leonardo: entrambi sono quadri cambia solamente il modo di vedere la realtà e di rappresentarla”.
C’era la sensazione di aver trovato un posto dove gli ultimi non esistono, dove pensare e muoversi diversamente non vuol dire essere diversi. I ragazzi scout hanno dato una piccola grande mano a chi cerca di rendere felici i risiedenti, ogni giorno, mettendo in gioco la propria allegria, la propria umanità e se stesso.
Il viaggio ha regalato, grazie anche alla comunità di Don Orione, la consapevolezza ai ragazzi di quanto con i propri gesti e il fare quotidiano si può aiutare chi è in difficoltà.
Un grazie a tutti coloro che sono stati compagni di avventura al Villaggio della Carità.

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Domenica 24 settembre presso il Villaggio della carità a Genova Camaldoli si è svolta l’annuale festa della casa sotto il bel titolo mariano di “Maria fonte della nostra gioia”. A presiedere la solenne celebrazione, il direttore provinciale Don Aurelio Fusi con accanto il direttore delle case orionine genovesi Don Alessandro D’Acunto e l’animatore spirituale della casa Don Bruno Lucchini che quotidianamente segue con tanto affetto gli ospiti. L’animazione della liturgia è stata affidata, come sempre per le “grandi occasioni”, dal coro riunito delle case genovesi composto dagli ospiti ed animatori. Un ringraziamento particolare al responsabile di struttura Vincenzo Russo, che come ha detto Don D’Acunto, “il suo nome vuole rappresentare tutti i collaboratori, volontari, amici e parenti che hanno reso possibile e bella questa giornata”.   

Un appuntamento annuale che si ripete con grande successo. E questo “successo” è dato all’apparenza da cose semplici, ma molto significative nel cuore di ognuno. Il perché è fotografato nel vedere gli ospiti “veri padroni della casa”, che accolgono, donano un sorriso e una parola a modo loro: un modo speciale ed unico. Accanto a loro i parenti e tanti, quasi tutti, i dipendenti che operano nella casa insieme alcuni ai lori figli parenti e un bel gruppo di volontariato.
È festa già all’inizio della celebrazione eucaristica perché il chierichetto Enzino nella processione d’ingresso non tiene le mani giunte ma le allunga verso ognuno dei presenti per salutarli e dar così, a suo modo, il benvenuto. Il padre provinciale nell’omelia si rivolge in particolar modo agli ospiti della casa e insieme a loro rivive la pagina evangelica proclamata che narra degli operai della vigna sottolineando una delle meravigliose caratteristiche di Dio che “dà a ciascuno secondo quanto egli ha bisogno perché conosce bene cosa c’è nel nostro cuore, quali sono le necessità di ciascuno e provvede secondo quanto necessita”. Concludendo la riflessione Don Aurelio evidenza cosa Dio ci vuole dire con questa parabola ovvero che Lui è “davvero un Padre che conosce cosa c’è nel cuore di ognuno di noi e per questo attraverso il suo Figlio Gesù si è fatto il Dio vicino”.
Il pranzo di condivisione ha visto tutti riuniti nei saloni della casa per condividere non solo un bel pasto preparato con tanta cura e amore ma per scambiare alcune chiacchiere e ridere insieme. Nel pomeriggio nel teatro è stato proposto un bellissimo spettacolo di burattini ed una merenda ha concluso la giornata.
Si potrebbe concludere dicendo che “si ritorna al quotidiano!”. In un certo qual modo sì ma un quotidiano che sa di famiglia, che scorge nel sorriso degli operatori e di coloro che collaborano la bellezza di rendere la vita colorata di tante emozioni proprio come quelle bandiere che sventolavano intorno alla statua di Don Orione all’ingresso del Villaggio.
È proprio dalle parole del nostro Don Orione che vogliamo dire: “È l’amore di Dio che ci spinge a darci fraternamente la mano per camminare insieme!”.

 

 

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Sabato 23 settembre 2017 in piazza Segni a Seregno si è svolta una grande “Festa di ringraziamento” all’insegna del divertimento, con Nicola Bruni di Spazio Bizzarro, dedicata ai Volontari che svolgono il loro servizio al Piccolo Cottolengo di Don Orione. Sono tantissimi ed impegnatissimi.
La Comunità Religiosa e la Direzione della Casa hanno ampiamente celebrato un momento così intenso.
Chi ha pensato a questa iniziativa ha voluto fare le cose in grande e creare un evento gioioso, stravagante, che dire “bizzarro” che però racchiudesse in sé un grande significato.
Al centro un cerchio, l’allegria, la fantasia e un pizzico di magia. È bello pensarli come in un circo magico, in un girotondo … anziani, disabili, volontari, familiari, amici … tutti che si danno la mano!
La parola “bizzarro” fa pensare a qualcosa che cattura l’attenzione proprio per la sua stranezza e originalità e sono un po’ così: pieni di fantasia e un poco stravaganti.
Nicola dentro il suo cerchio ha fatto danzare con una magia carica di emozioni, le stesse emozioni che ogni giorno anche i volontari fanno provare con la loro gratuità.
Papa Francesco in uno dei suoi tanti discorsi alle famiglie ha citato tre parole semplici, ma dirompenti che racchiudono in sé il significato di questo evento: permesso, grazie, scusa.
Nella famiglia non dobbiamo aver paura di usarle.
Chiedere permesso per non essere invadenti nella casa dei “nostri padroni” ci aiuta a dare un significato di attenzione verso coloro che abitano al Piccolo Cottolengo.
Dire grazie per i doni ricevuti ci aiuta a non dare per scontato il ricevere.
Chiedere scusa ci ricorda che tutti sbagliamo e a volte, qualcuno si offende in famiglia, ma chiedere scusa apre la porta ad un nuovo inizio.

Il volontario è colui che dona senza chiedere nulla in cambio, è colui che parla anche nel silenzio della sua presenza, che non ha bisogno di fare cose grandi, ma che fa piccole cose con grande amore, come ha insegnato Madre Teresa.
I volontari sono preziosi e formano una squadra eccezionale assieme a tutti gli operatori del Piccolo Cottolengo. L’unicità di ciascuno carica di energia ogni giorno e permette di fare cose ordinarie straordinariamente bene.
Ogni volto ha la sua storia, ha la sua ricchezza e con questa festa si è cercato di esaltare ciascuno, se non lo si è fatto fino in fondo, lo si farà meglio, ma dicendo grazie divertendosi si è potuta confermare la grande stima e il grande valore verso ogni volontario, giovane o maturo, appena arrivato o di lunga data. Non c’è differenza, quello che conta è l’esserci.
Un grazie va anche agli operatori, a chi ha pensato, a chi ha realizzato e a chi è rimasto a Casa continuando a sostenere le cose ordinarie. Tutti hanno contribuito.

festa volontari seregno

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Don Walter Groppello, economo provinciale, domenica 24 settembre si è recato in visita a Casamicciola, comune dell’isola di Ischia colpito dal sisma del 21 agosto scorso. L’Opera Don Orione ha a Casamicciola una casa di risposo, “Villa Joseph”, gestita dal sig. Nando Scarpa, già amico e collaboratore dell’Opera di Ercolano; lo scopo di questa visita è proprio la casa di riposo.
Don Walter, partito in traghetto da Pozzuoli in compagnia del sig. Scarpa, durante il viaggio è stato informato ed aggiornato sulla situazione post terremoto, sui disagi che ancora vivono gli isolani, sui programmi di riqualificazione e su quanto le amministrazioni stanno mettendo in cantiere per restituire all’isola la sua vita normale. Approdati al porto di Casamicciola, c’è stato il tempo per una breve perlustrazione alle zone più colpite dal terremoto, dove si è potuto constatare che molte abitazioni ed alberghi sono inagibili e chiusi. Diversi sono ancora gli sfollati e parecchie le attività ricettive che non hanno potuto riaprire i battenti.
Arrivando a Villa Joseph, si è potuto notare come anche la casa orionina abbia subito gli effetti del sisma: salta subito all’occhio la piccola chiesa sulla destra, percorsa da una ragnatela di crepe e fratture, soprattutto in corrispondenza del timpano e del tetto. Il luogo di culto è stato dichiarato inagibile (come quasi tutte le chiese della zona), alcuni decori esterni erano pericolanti e sono stati rimossi e prima di poter tornare a pregarvi, saranno necessarie opere di consolidamento e, probabilmente, il rifacimento completo del tetto che, in corrispondenza delle travi orizzontali, appare chiaramente distaccato dal resto della struttura.
Accanto alla chiesa sorge la casa di riposo, di epoca più recente; fortunatamente, ha ben resistito al sisma ed ha riportato solo danni superficiali. Ovunque sono presenti piccole crepe, intonaci lesionati, qualche calcinaccio distaccato, ma si è già provveduto a tamponare i danni e mettere in sicurezza gli ambienti.  Questo ha consentito di non sfollare i 34 anziani ospitati (in un primo momento si era paventata anche questa ipotesi), ma addirittura di trasformare la struttura in un centro di accoglienza per le persone rimaste senza casa.
Villa Joseph è stata da subito in prima linea nell’aiuto e nell’accoglienza, diventando rifugio e tetto sicuro per chi, quella sera del 21 agosto, ha perso tutto: il numero di persone accolte varia molto di settimana in settimana (qualcuno trova accoglienza presso amici e parenti, altri riescono a rientrare nelle proprie case), rispetto ai numeri dei primi giorni la situazione va assestandosi ed oggi gli sfollati accolti sono 21. A questi si aggiungono 6 anziani non autosufficienti che, dimessi dall’ospedale, non avevano un posto dove andare o chi si prendesse cura di loro: sono stati accolti a Villa Joseph dove ricevono l’assistenza e le cure di cui hanno bisogno.
Completato il sopralluogo alle strutture, don Walter ha celebrato la Santa Messa insieme agli ospiti, nel salone polifunzionale della casa temporaneamente adattato a cappella: un bel momento di comunione e fraternità a cui gli anziani hanno partecipato con gioia, animando anche la messa con qualche canto.
A seguire, il pranzo in compagnia delle vittime del terremoto dei collaboratori della struttura. Nel pomeriggio il rientro ad Ercolano.
Don Walter ha ricordato ai presenti che non sono soli e che continuerà a tenersi in contatto, come fatto finora, per monitorare e sostenere il ritorno ad una piena funzionalità della casa.
Un grazie particolare a Nando Scarpa per la passione che, insieme alla sua famiglia, mette nella gestione della casa; i buoni frutti che ne derivano sono la testimonianza migliore del lavoro svolto. Grazie anche a Pasquale e a sua moglie, impegnati in prima linea nella conduzione della casa e nella gestione delle emergenze.

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Lunedì, 25 Settembre 2017

Seregno - Gita a colle brianza

Giovedì 21 settembre i nonni del Don Orione di Seregno hanno fatto una gita in mezzo al verde raggiungendo Colle Brianza.
Questa volta la gita è stato un vero e proprio tuffo nel passato per Luigi che è tornato nel luogo dove è nato e vissuto fino a 20 anni fa.
Ha così potuto incontrare i vecchi amici ed i parenti. Luigi si è emozionato nel rivedere la propria casa e i terreni dove allevava i cavalli.
È stata una giornata di grandi emozioni per i nonni, che la ricorderanno sicuramente.

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Stamattina a Selargius inizia una giornata dedicata al tema dell'Alzheimer, in occasione della XXIV giornata internazionale dedicata a questa patologia, che cade il 21 settembre. Il centro diurno Don Orione di Selargius, organizzatore dell'evento, è una struttura educativa e riabilitativa che accoglie persone affette dal morbo di Alzheimer, da altre forme di demenza o da disagi psichici. L'evento mette insieme  momenti  scientifici, culturali e di sensibilizzazione  con veri e propri momenti di Festa, perchè i " veri attori" della giornata a loro dedicata non siano, come speso succede, isolati.

La giornata comincia con un convegno ECM gratuito, offerto a operatori e familiari, in collaborazione con l'AIP (ASSOCIAZIONE ITALIANA DI PSICOGERIATRIA), la GEROS, e l'ENDOFAP Liguria ( Ente di Formazione Don Orione): nell'incontro il dottor Ivo Cilesi e la dottoressa Giusy Carrubba illustreranno le novità delle terapie non farmacologiche nel campo delle demenze (Doll Therapy, Validation Therapy, la terapia del viaggio) ,la dottoressa Sara Contu presenterà un'esperienza di pet therapy e il dott Felice Salis, direttore sanitario del Centro Diurno Don Orione, racconterà la vita e le attività del Centro.

Nel tardo pomeriggio aperta a tutti,  una festa vera e propria con gli ospiti del Centro e i loro familiari e tutti quelli che vorranno partecipare. Gli artisti Rossella Faa, Renzo Cugis, Fabio Marceddu, Antonello Murgia  e la TLC B band faranno sorridere, cantare e ballare i presenti  e un delizioso buffet farà da gustoso corinice alla musica.

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Mercoledì, 20 Settembre 2017

Genova - 25° in famiglia

Giornata di festa ieri al Piccolo Cottolengo Genovese: tutta la comunità ha infatti celebrato il venticinquesimo anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Don Alessandro D'Acunto, direttore del PCDO. Alle 10, il Vescovo emerito di Tortona, Monsignor Martino Canessa ha presieduto la messa, animata dal coro, che ha indossato per la prima volta la sua nuova divisa. La chiesa era  gremita di ospiti, familiari, operatori con la divisa bianca o azzurra, le cappe rosa delle volontarie, amici e collaboratori dell'opera.

Il Vescovo nell'omelia ha ricordato la stretta amicizia che lo lega a Don Alessandro e ha posto a tutti una domanda molto diretta: perché festeggiare un venticinquesimo? È la Chiesa che lo vuole, per ringraziare il Signore del dono della fedeltà: questo l'augurio a Don Alessandro, continuare il suo cammino di sacerdote nella fedeltà alla sua chiamata, nella fedeltà a Cristo, nella fedeltà al carisma di Don Orione, portando ancora a tante persone la carità che tutti accoglie e abbraccia.

Don Alessandro, nel ringraziare i presenti, ha delineato con poche battute lo spirito della giornata: "Questa è la vita del Piccolo Cottolengo: il telefono di un ospite che suona, uno che deve andare in bagno, un altro che chiede se è già ora di fare la comunione. Nella sua semplicità, questa è la nostra vita ed è bello essere qui, insieme". Il Direttore ha poi letto il messaggio di un operatore il quale, non potendo essere presente, gli ha scritto un messaggio: "le auguro di essere sempre in grazia di Dio". Con questo augurio rivolto a tutti i fedeli si è chiusa la celebrazione, perché, come ha ricordato Don Alessandro, " se c'è la grazia di Dio c'è tutto".

 

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L’Associazione “Rosa Vitillo Pet therapy” insieme al Centro Medico Sociale “Don Orione” per un progetto di zooterapia a sostegno agli ospiti della struttura di Savignano Irpino.
Partito ad agosto, è stato presentato pubblicamente domenica 10 settembre il progetto “Care” che il Centro Don Orione di Savignano, insieme all’associazione “Rosa Vitillo Pet Therapy” di Ariano, ha promosso a beneficio degli anziani assistiti in residenza.
L’iniziativa, che rientra nell’ambito di quelle dedicate al miglioramento della qualità di vita che il Centro persegue da anni, mira a sviluppare protocolli di intervento riabilitativi alternativi di tipo psicopedagogico, ad integrazione delle attività di cura assistenziale, sanitaria, sociale e psicomotoria di base, con l’intento di agire positivamente sui processi cognitivi, emotivi e relazionali che contraddistinguono la vita quotidiana degli ospiti all’interno della struttura stessa, spazio fisico e sociale spesso permanente ed unico per la maggior parte di loro.
Sul piano psicologico è ormai dimostrato che per gli anziani l’interazione con gli animali è di grande giovamento; in particolare, nei soggetti con demenza il contatto con un animale può contribuire a diminuire l’ansia e ad aumentare la sensazione di calma e benessere. Gli animali possono inoltre contribuire a migliorare la relazione del paziente con il mondo circostante.
Le attività a contatto con gli animali sono in questo caso finalizzate a rendere più piacevole la permanenza di una persona nella struttura e quindi a migliorarne le condizioni di vita.
Il progetto “Care”, ricompreso all’interno del bando di micro progettazione finanziato dal Centro servizi per il volontariato “Irpinia Solidale”, è strutturato a beneficio degli anziani ospiti con particolare riferimento a quelli affetti da deterioramento cognitivo ed Alzheimer. Nello specifico, accanto agli interventi di stampo più tradizionale come la ROT, sono inserite sessioni di Pet-Therapy, una tipologia di co-terapia che ha dimostrato di aver effetti benefici nell’area fisica, psicologica, sociale. I servizi quindi che il Centro offre ai propri ospiti, saranno arricchiti da incontri di zooterapia, curati dal personale dell’associazione “Rosa Vitillo pet therapy” che si alterneranno a quelli già attivi di musicoterapia e alle altre attività occupazionali.

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Chi l'ha detto che solo le brutte notizie finiscono sui giornali? Talvolta il bene fatto con semplicità e autenticità è così forte da spingere chi l'ha ricevuto a non accontentarsi di un ringraziamento in privato, ma ad aver bisogno di dirlo a tutti.

Così è successo alla signora Margherita. Dopo un ricovero ospedaliero è stata ospite al Piccolo Cottolengo Don Orione di Sanremo e, prima di tornare a casa, ha voluto esprimere a tutto il personale che l'ha assistita il suo grazie tramite un trafiletto pubblicato su una rivista locale. La signora parla di professionalità e grande umanità: con queste parole racchiude il lavoro quotidiano di tanti operatori, che attraverso le loro azioni cercano di rendere la vita di ogni ospite serena, dignitosa e confortevole. Anche il Piccolo Cottolengo di Sanremo ha avviato da qualche anno un progetto finalizzato alla Qualità di Vita della persona che vive nella struttura: il progetto valorizza i momenti della giornata, come il pranzo, le attività libere, le visite, per cucire su misura la quotidianità rispetto alle caratteristiche ed esigenze di ogni persona. E se anche queste attenzioni fossero sufficienti, al Piccolo Cottolengo di Sanremo si aggiunge qualcosa in più: l'amore per gli ospiti. Anche  Madre Teresa di Calcutta diceva: Non tutti possiamo fare grandi cose, ma possiamo fare piccole cose con grande amore. Ecco la radice della professionalità e umanità che la signora Margherita ha respirato e assaporato a Sanremo.

Per conoscere meglio il Piccolo Cottolengo Don Orione di Sanremo clicca QUI

L'Istituto Don Orione sorge sulla più bella e storica collina di Sanremo, ai piedi della Madonna della Costa, di fronte ai giardini Regina Elena e la vecchia città della Pigna che declina verso il mare, raggiungibile in dieci minuti di cammino dal centro. A sinistra, lo sguardo si posa su Porto Sole fino a raggiungere Capo Verde, e a destra si spinge verso Capo Nero e la Francia. La struttura ha subito negli ultimi anni una totale rifacimento che ne ha ampliato il volume e trasformato gli interni. Ora il nostro Istituto si presenta accogliente, moderno, funzionale. Il Piccolo Cottolengo si dispone in quattro corpi distinti e comunicanti.
Il Primo che si incontra entrando è il Settore A, la parte più antica e monumentale. All’ingresso si trovano gli uffici, al piano superiore i saloni per le attività e il tempo libero, una zona bar, un chiostro artistico al cui centro svetta l’araucaria piantata nel 1910 dal medico Semeria, visibile da tutta Sanremo.
La struttura nel complesso dispone di 200 posti letto. Al suo interno si trovano 3 moduli di RSA di mantenimento ( di cui un modulo è predisposto per pazienti con altissimo fabbisogno assistenziale e sanitario, e un altro specifico per ospiti affetti da demenza tipo Alzheimer), un modulo di RP e un modulo di RSA post acuzie. L’offerta di RSA post acuzie comprende un totale di 20 posti convenzionati ASL1Imperiese. Lo stesso reparto comprende 10 posti letto di RSA di mantenimento con un alto livello di assistenza riabilitativa.

 

 

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Il 4 agosto scorso, dal Centro don Orione di Chirignago gli educatori Giacomo e Simonetta sono partiti con 14 giovani di Martellago (VE), che stavano terminando il loro campo di servizio, per approdare a Casa Don Orione di Trebaseleghe.
Da un'idea sperimentale, nata un po' per scommessa e realizzata in piena collaborazione con Camilla, Stefania e Marisa di Trebaseleghe, gli operatori dei due Centri hanno voluto far incontrare mondi, linguaggi, esperienze diversi per una mezza giornata ricchissima di umanità, di scambio e di volti straordinariamente belli.
Il tempo è trascorso veloce tra momenti di gioco e condivisione: la tombola animata dai giovani, il pranzo offerto e curato fin nei minimi dettagli, la chiacchierata al momento del caffé corredata di alcune canzoni più o meno intonate ma molto coinvolgenti, la visita della Casa con il direttore don Bruno Libralesso, gli abbracci teneri e forti degli ospiti e le promesse di rivedersi presto. Forse ad alcuni un incontro tra  giovani e anziani può sembrare un azzardo se non addirittura un'assurdità, ma la prova che questa iniziativa è stata un successo è data da un'immagine semplice ma significativa: i giovani volontari che pur di far cantare gli anziani ospiti cercano il testo di "Quel mazzolin di fiori" : un gesto tecnologico tipico dei ragazzi a servizio di un incontro genuino e gioioso con chi ha un po' più di anni sulle spalle.

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Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3