"Riteniamoci onorati se ci fosse dato di patire qualcosa per la santa causa della Chiesa e del Papa."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Al Piccolo Cottolengo Friulano sono arrivati nuovi nuovi arredi e nuovi strumenti per la fisioterapia, pensati proprio per le persone anziane.

La Fondazione Friuli, all'interno del progetto "Bene stare anziani", ha sostenuto la metà della spesa e così è stato possibile potenziare l'area fisioterapica e quella socio-educativa. Con nuovi armadi e divanetti, le Signore hanno potuto personalizzare i propri spazi ed avere la possibilità di riporre a piacimento gli effetti personali. Tutto questo è legato ad un progetto educativo per ogni persona, che ha la finalità di arrivare al massimo livello di autonomia possibile per ciascuno e di integrazione, secondo le potenzialità del singolo.

"Grazie alle donazioni e all’attenzione alle esigenze del territorio di realtà come la Fondazione - dice il direttore Don Luigino Pastrello - riusciamo a rendere giorno dopo giorno migliore la nostra Casa." Ed a migliorare la qualità di vita dei Signori e delle Signore che vivono lì.

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Da circa due anni il Villaggio della Carità di Camaldoli ospita una scuola di Tai Chi, un'antica arte marziale cinese.
Quest'attività, che consta in una ginnastica morbida ed adatta a tutte le età viene praticata al Villaggio da una decina di Ospiti, seguiti da un Educatore e da un Maestro della federazione Italiana del Tai Chi.
Ospiti che si sono cosi appassionati a questa attività e che ormai la praticano con tale maestria, da essersi meritati l'invito a partecipare ad una dimostrazione pubblica nell'ambito della Giornata Mondiale del Tai Chi, che si è svolta a Genova, assieme a tutte le altre scuole della città!

La mattina di sabato 28 aprile, emozionati e motivati, i ragazzi hanno raggiunto l'incantevole “location” del Porto Antico, dove tanti appassionati della disciplina in questione si sono radunati per esibirsi di fronte ad un vasto pubblico!
Grande è stata la soddisfazione dei nostri atleti nel ricevere i meritati applausi, in questa stupenda giornata di Sport, che ha saputo unire persone con diverse abilità, come solo lo Sport sa fare!

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Domani il Pontefice si recherà in visita al santuario del Divino Amore a Roma, un luogo caro ai romani e a Don Orione.

Don Umberto incontrò Don Orione per la prima volta a 29 anni e così ne parla nel suo diario: - Mi ha ascoltato, mi ha benedetto e mi ha detto: “Si lasci condurre secondo la regola di S. Francesco: nulla domandare, nulla rifiutare”. Dà l’idea d’un gran santo: che la sua benedizione mi aiuti".
È uno dei documenti trovati nell'archivio dell'Opera Don Orione a Roma. Una serie di testimonianze scritte del rapporto che legò in maniera speciale San Luigi Orione a Padre Umberto Terenzi fondatore del Santario del Divino Amore.
"Don Orione - scrive ancora Don Terenzi - al principio dell'Opera della Madonna, mi disse tutto quello che sarebbe avvenuto, ma non mi disse il tempo. Un orizzonte vasto di opere ancora più grandiose, anch'esse dette da Don Orione, ma non tutte quella sera. Alcune cose già dette prima, altre dette dopo nei miei lunghi colloqui con lui fino al 1940, fino alla sera della sua morte, 12 marzo. Quanta confidenza con Don Orione! E quanta riconoscenza a Dio. Egli, più che un Padre spirituale, fu per me un profeta che mi prese per mano e mi accompagnò facendomi vedere l’orizzonte da lontano nel cammino del Divino Amore".
"Racconta Don Terenzi: - Era quello il tempo in cui ricevevo molte pressioni da parte di non pochi amici autorevoli, di autorità per lasciare la vita parrocchiale e dedicarmi alla vita della segreteria di Stato, della diplomazia, ecc., non ne ho avuto mai il minimo desiderio. Per cessare definitivamente questo tentennamento dei Superiori verso la mia povera persona, domandai una sera a Don Orione: vado contro la volontà di Dio rifiutando sempre ai Superiori quello che mi vorrebbero far fare! No, no, lasciate che vadano altri, il vostro destino è al Divino Amore, dove sarete Rettore, sarete Parroco e farete tante opere! E sulla vostra tomba ne nasceranno molte di più di quelle che farete voi, anzi il vero sviluppo delle opere della Madonna del Divino Amore, sarà sulla vostra tomba!".

"Continua - spiega ancora Don Terezi - mi ha detto, non lasciare la Madonna, sarà la città di Maria il Divino Amore. Segui le norme del cardinale e aspetta che tutto si verificherà. Già dall’altra volta ti ho sconsigliato assolutamente di proporre di affidare ai religiosi il Santuario: il Santuario deve essere Diocesano ed opera del clero romano: un’opera ci starà bene vicina, perché è necessario che il Santuario mantenga un’opera di bene; ma tutto deve dipendere dal Santuario. Non t’impaurire delle lotte, perché ne dovrai avere, essendo un’opera di Dio. Che sante parole! Ave Maria e coraggio!".
"Nel 1933 Don Orione ripete a Terenzi che il santuario diventerà una cittadella: - "Ho obbiettato: Ma quando? Perché la Madonna tarda tanto? – Ha risposto: presto, molto presto, vedrete quel che sta per succedere al Divino Amore! (questo pensiero me l’ha ripetuto più volte nel colloquio, con molta insistenza). Avrete dei lasciti, farete tutto. Comprate più terreno che potrete, perché vedrete che succederà presto. Voi farete la città della Madonna del Divino Amore. Tra circa quindici anni, sì, ve lo dico, siatene certi, al Divino Amore ci sarà una città come Pompei, e verrà tanta, tanta gente alla Madonna.
Predice la confondatrice dell’opera. "Mi disse - prosegue Terenzi - con tanta vivacità e tanta convinzione, prendendomi per un braccio e stringendomi a sé, davanti all’altare di Pompei: state attento, tramonterà la gloria di Pompei, di Lourdes e di Fatima. E sorgerà per il mondo e per la salvezza del mondo la gloria del Divino Amore! Se lo diceva lui con tanta assicurazione, con tanta fede, era certamente perché vedeva che questo Divino Amore dovrà portare il trionfo di Dio, che il Cuore Immacolato di Maria deve trionfare".


M.T. è una signora di 81 anni, nata in provincia di Rieti da una famiglia di contadini, delle persone semplici e legate alla propria terra; lei è una dei tanti ospiti della ‘Casa del Divino Amore per Anziani’, una struttura che si trova nel cuore del Santuario tanto caro ai romani, gestita dalla Nuova Sair. In questa struttura trovano riposo, calore ed accoglienza 24 ospiti over 75. In questi giorni sono tutti impazienti ed emozionati per il possibile incontro con Papa Francesco in occasione della sua vista al Santuario prevista per domani, martedì 1° maggio.

La struttura, situata nella zona antistante il Santuario, accoglie i nonni e le nonne di Roma, spesso con delle storie particolari come nel caso di M.T. che nel corso della vita, oltre ad esser stata una cristiana convinta e devota, ha avuto la fortuna (così racconta lei) di vedersi apparire in sogno, per due volte, la Madonna.

«Diversi anni fa – esordisce M.T. – ebbi dei problemi con la circolazione del sangue che, non si sa’ come, aveva rallentato fino quasi a fermarsi. Presa dalla paura e spaventata chiesi consiglio a delle persone del mio paese di origine che mi indicarono una fattucchiera, insomma una donna in grado di togliermi il malocchio che in quel momento tutti mi dicevano di avere. Il giorno prima di incontrarla, in sogno, mi sono ritrovata seduta su uno dei muretti del mio paese, di fronte ad un palazzo che però era ben diverso dal solito e sopra, in cima alla struttura, c’era la Madonna come raffigurata nell’Immacolata Concezione. Per prima cosa reagì facendomi il segno della Croce e proprio lì la Madonna mi parlò, dicendomi di pregare e farmi il segno della croce e di non seguire le indicazioni della fattucchiera. Da quel giorno la mia fede si rinsaldò ancora di più e non permisi alla medium di avvicinarsi a me. Ovviamente il problema alla circolazione non durò ancora molto».

«Alcuni anni dopo – continua M.T. -, ero già diventata mamma e mia figlia era la classica bambina esuberante e brillante e tanti, in paese, credendo a una vecchia diceria, mi dicevano di far attenzione perché era “troppo intelligente” e quindi sarebbe “morta presto”. Queste frasi mi misero tanta agitazione e mi spinsero a pregare, pregare e pregare di nuovo perché volevo proteggere mia figlia. Una notte, in sogno, mi sono trovata la Madonna seduta sulle scale di fronte all’ingresso di casa mia, di nuovo come nell’Immacolata Concezione, che mi disse semplicemente poche parole: “non sentire quello che ti dicono”, riferendosi alle voci di paese, e mi porse una stella che aveva attaccata al suo vestito: “dalla a tua figlia” concluse, offrendomi quindi la protezione che tante volte le avevo chiesto in preghiera per la mia piccola».

M.T. sono sette anni che è ospite della “Casa del Divino Amore per Anziani” gestita dalla Nuova Sair, cioè da quando è morto il marito. «Le mie esigenze da anziana oggi – conclude la signora - sono complicate e non voglio gravare sui miei figli; in questa struttura inoltre mi trovo benissimo, sia per la bravura delle persone che mi accudiscono, sia perché stiamo al Divino Amore e questo mi permette di vivere la mia fede come meglio credo, tutti i giorni. Essere qui spero mi dia questa ultima grande gioia di poter vedere Papa Francesco, incontrarlo mi riempirebbe il cuore di felicità».

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Martedì 17 aprile 2018 sono iniziati ufficialmente i festeggiamenti per il 30 anniversario del Centro Don Orione di Bergamo. Nel pomeriggio è stata organizzata una merenda per tutti gli ospiti allietati dalle belle voci di Carla e Renza e dalla musica del maestro Santini che già nei primi anni del centro intrattenevano gli ospiti con pomeriggi danzanti.

Mercoledì 18 si è tenuta la Santa Messa a cui è seguita la premiazione degli ospiti Lino e Piero, che per primi hanno fatto ingresso nell’Istituto che per loro è diventata la propria casa.
È stato poi offerto un aperitivo in giardino per tutti i partecipanti.
Ma tutto ciò è solo L inizio e nel corso dell’anno ci saranno altre occasioni per celebrare Don Orione e l’istituto.

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Venerdì 6 aprile presso il centro Don Orione di Bergamo c’è stato il primo incontro per sperimentare la pet therapy.
Paolo, dog tranier, e Peppa il suo “bassotto gigante” hanno fatto conoscenza con alcuni ospiti della Casa che hanno sempre avuto un cane prima del ricovero in RSA.

Nel corso dell’incontro sono state diverse le emozioni provate dai partecipanti dallo stupore, alla gioia fino al pianto di commozione, e tutto ciò ha spinto gli organizzatori a programmare altri incontri tra Peppa e i “nonni”.

È un progetto a cui gli operatori tenevano tanto e ringraziano Don Alessio che ha dato loro la possibilità di realizzarlo!

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Sono molte le strade per rendere la vita delle persone che abitano al Piccolo Cottolengo di Genova una vita di qualità.

Tra le tante ha un posto importantissimo  l'ascoltare i desideri espressi o quelli “buttati li” tra un ricordo ed un altro, desideri talvolta espressi come un qualcosa che non sarebbe stato possibile realizzare mai più, scatenando nostalgia e rassegnazione: questi sono per gli operatori dei semi da far germogliare.

Già da tempo nel reparto Santa Caterina 1, è stato accolto un cane che vive con le signore in reparto e che ha dato maggiormente il senso di famiglia; poi rivedere il mare e fare il bagno in estate; creare un'edicola dove servirsi per poter leggere le riviste preferite; cucinare e condividere il pasto insieme; adottare un nipotino a distanza dal Madagascar. Ma dentro all'uovo di Pasqua, quest'anno, le signore hanno trovato.....un bar! Precisamente il “MILLY BAR” (in onore di Milou, detta Milly, la cagnolina di reparto).
Molte signore sono autonome e possono recarsi fuori dal reparto per gustare un “caffè vero” (come dicono loro per distinguerlo da quello d'orzo) o una brioches, un cioccolatino; altre non hanno la stessa possiblità.

E allora....se la persona non può andare al bar, il bar va da loro! In  reparto è stata allestita una struttura con tanto di macchinetta del caffè, fornetto elettrico, dispencer di bibite come al bar, espositore con patatine, biscottini, canestrelli, dolcetti a loro disposizione, sotto il controllo discreto degli operatori. Dietro al bar, le operatrici e alcune Signore che hanno accolto con gioia il fare e l'essere le padrone di casa.

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Sabato, 07 Aprile 2018

Bergamo - Yoga della risata

Nel mese di marzo 2018 presso il Centro Don Orione di Bergamo ha preso il via il progetto “yoga della risata” grazie a Cristiana, esperta in questa materia e nipote di una ospite.
È appurato che man mano che si procede con gli anni, la capacità di comprendere la comicità diminuisce, anche a causa dell’incombere della demenza senile, del morbo di Alzheimer e di altri disturbi. Anche i compiti più elementari possono sembrare complessi e il livello di frustrazione aumenta.

In queste condizioni lo yoga della risata è ideale: la risata aiuta a creare legami d’affetto ed è uno degli strumenti più efficaci per combattere la depressione.
Poiché la risata viene praticata come esercizio fisico, lo yoga della risata non richiede nessuna abilità mentale e aiuta le persone anziane a comprendere l’umorismo senza dover ricorrere alle proprie facoltà mentali.
Per ora sono stati fatti solo i primi incontri, ma è indubbio che gli ospiti hanno accolto molto positivamente l’iniziativa e attendono con ansia i prossimi incontri.

Ringraziando Cristiana, autrice del progetto e teacher di yoga della risata, è bello riproporre le parole con cui ha presentato l’iniziativa: “Ritengo ad oggi, vista la presenza di mia nonna Elena come vostra ospite, per ringraziarvi delle cure che ogni giorno riceve con dedizione, nulla mi è dovuto ma tutto ciò che donerò sarà a piene mani e con il cuore”.

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Un altro divertente pomeriggio per gli ospiti del Piccolo Cottolengo di Seregno in compagnia degli amici del coro "Tutti insieme appassionatamente"!

Come sempre, oltre che a cantare i canti tradizionali, hanno intrattenuto gli ospiti con simpatiche coreografie.

Special guest del pomeriggio, Vittorio, ospite della Casa che ha fatto conoscere a tutti il suo talento per la musica.

Alla prossima esibizione!

 

 

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Dopo un lungo iter parlamentare il 14 dicembre 2017 è stato approvato il provvedimento legislativo 219/2017 2017 Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento (DAT). La normativa, meglio nota come Legge sul Fine Vita, è il prodotto di più di 20 proposte di depositate dai due rami del Parlamento negli ultimi 5 anni, ma i cui albori risalgono al 2003, grazie al lavoro del Comitato Tecnico di bioetica.

Dell’argomento tratta Don Carlo Casalone, Collaboratore nella Sezione scientifica della Pontificia Accademia per la Vita. Nell’articolo “Abitare responsabilmente il tempo delle DAT”, Don Casalone pone l’accento sulla necessità di interpretare operativamente la norma sul piano delle procedure del sistema sanitario, cercando di evitare ogni cattiva applicazione. La riflessione mette in risalto il contesto in cui è nato il provvedimento, con la crescente esigenza da parte dell’opinione pubblica di dare spazio all’autodeterminazione del malato. Su tale aspetto la paura di “superare i limiti” è dietro l’angolo: tuttavia la legge richiama il criterio dell’appropriatezza clinica dei trattamenti, valutata dai curanti, alla luce degli standard scientifici e professionali vigenti e nel rispetto della propria coscienza.

Altra questione centrale è la nutrizione e idratazione artificiale, che la legge include tra i trattamenti sanitari che possono “sospendersi”. Il medico è tenuto a rispettare la volontà del paziente che le rifiuti, con una consapevole e informata decisione. Il rischio è quello di dare una concezione riduttiva della malattia, intesa come alterazione di una particolare funzione dell’organismo, perdendo così di vista la globalità della persona, in quanto essere corporeo, e il suo bene complessivo.

Non meno importante è il momento della stesura ed il valore delle DAT. Pur nella necessità di informare in modo adeguato il paziente, si corre però il pericolo di ridurre le dichiarazioni ad un mero atto formale. Cosa che andrà evitata favorendo uno stile che permetta la più corretta comprensione dell’informazione medico-clinica.

Don Casalone evoca poi il tema dell’obiezione di coscienza, che la legge non prevede. Ma, d’altro canto, introdurla sarebbe stato assai complesso, dato che (a differenza dell’aborto) si tratta spesso di casi non sempre determinabili. Si giunge quindi al nodo cruciale: il rapporto fra diritto ed etica, il primo rivolto al linguaggio generale di fattispecie e condotte, la seconda mirata alla coscienza. A tal proposito il CEF (Comitato per l'etica di fine vita) afferma che una legge «non potrà mai risolvere da sé sola tutti i casi con la loro singolarità. Lo Stato deve promuovere la competenza del personale medico e riporvi fiducia”.

Ultimo timore sollevato riguarda l’abbandono terapeutico, del quale però non si ha traccia nel testo di legge. Anzi, si chiede al medico di promuovere ogni azione di sostegno, anche mediante servizi di assistenza psicologica.

La soluzione migliore, sostiene il Collaboratore nella Sezione scientifica della Pontificia Accademia per la Vita, è quella di lasciar massimo spazio al dialogo in modo da giungere a posizioni condivise, così come suggerisce lo stesso Pontefice (2017) «argomenti delicati come questi vanno affrontati con pacatezza: in modo serio e riflessivo, e ben disposti a trovare soluzioni – anche normative – il più possibile condivise […] in un clima di reciproco ascolto e accoglienza».

QUI, l'articolo integrale di Carlo Casalone

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Una festa di compleanno è una festa di famiglia, è l'occasione per festeggiare chi aggiunge un altro anno al suo cammino, è l'occasione per stare insieme in allegria.


Questa volta la festa dei compleanni del PCDO di Seregno è stata animata dal gruppo di ballerini di “danze popolari” dell’Unitel di Seregno. Sulla tanto amata torta tiramisù, hanno spento le candeline Rosario, Emilio, Filomena, Rina, Luigi, Rosanna, Emilio e Pietro.

Basta poco, per essere felici e per far felici: un po' di musica, una fetta di torta, rigorosamente al tiramisù!

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