"L’opera è certamente per questi poveri che vi sono ospitati, ma, ancor di più, è per quelli là, perché vedano e apprendano la carità e si avvicinino a Dio."
Don Orione

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Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Mercoledì, 01 Novembre 2017

Bergamo - Spettacolo Spiriti Liberi

Sabato 21 ottobre si sono esibiti presso il Centro Don Orione di Bergamo i ragazzi selezionati nell’ambito del progetto musicale “Spiriti liberi 2017, una voce per la vita”.
Il progetto è nato grazie all’Associazione culturale Tri pass, in collaborazione con L’associazione Donatori Midollo Osseo (ADMO) e con il patrocinio della provincia di Bergamo.
I giovani cantanti stanno portando uno spettacolo musicale in diversi comuni bergamaschi il cui ricavato verrà devoluto in beneficenza.
Entusiasti e commossi gli ospiti contenti di ascoltare giovanissime e bellissime voci al servizio di una lodevole iniziativa.

 

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Don Orione in Madagascar. Dal sogno... ai segni! Sabato 28 ottobre a Campocroce il Segretariato Nazionale per le missioni ha organizzato un evento benefico a favore del Madagascar, recentemente colpito da peste polmonare, (leggi QUI)
Una serata per conoscere le missioni orionine e il centro diurno per diversamente abili in Madagascar, accompagnata dalle immagini della missione e dalla musica dell'Orione Musical Group e della Corale Sant’Andrea di Campocroce.

Un piccolo segno dell'impegno di molti a favore delle missioni orionine, in questo mese missionario che sta per terminare. Chi vuole donare a favore dei progetti missionari orionini può farlo andando sulla nostra pagina SOSTIENI I NOSTRI PROGETTI.

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FARSI PROSSIMO: IL TALENTO DEL SERVIRE. INCONTRO CON DON FAUSTO BRIONI
Seconda tappa genovese per l’anno di formazione carismatica inaugurato, lo scorso 25 settembre al Paverano, dal Direttore Provinciale don Aurelio Fusi. Il tema indicato da Don Aurelio per l’anno 2017/18, «Guardiamo il futuro con concretezza e ottimismo: le opere di misericordia», è stato declinato da Don Fausto Brioni in un incontro con il personale delle Case genovesi, centrato sulla parabola dei talenti (Mt 25, 14-30) e sulla parabola del buon samaritano (Lc 10, 25-37).
Il sacerdote chiavarese (Parroco di San Giacomo di Rupinaro a Chiavari e Direttore di Telepace) ha incontrato nel mese di ottobre gli operatori delle Case di Genova del Piccolo Cottolengo (12 ottobre: Paverano, Von Pauer, Boggiano Pico e Molassana; 18 ottobre: Camaldoli; 19 ottobre: Castagna).
“Da dove è partito Don Orione in tutto quello che ha fatto nella sua vita?”  ha domandato don Fausto dialogando con gli operatori. “Dal Vangelo, Don Orione aveva gli occhi del Vangelo, ha fatto quello che ha fatto perché vedeva il mondo con gli occhi del Vangelo. E anche a noi fa bene questo, anche noi per andare a lavorare il lunedì con concretezza ed ottimismo abbiamo bisogno di avere questi occhi, di avere queste motivazioni”.
Entrando nello specifico della parabola dei talenti, Don Fausto ha detto che i talenti di cui Gesù parla nella parabola non sono tanto e soltanto alcune particolari abilità umane: “essi sono i beni di Dio, i beni che gli appartengono, i beni che Dio ci ha dato. Questi beni propriamente di Dio li abbiamo ricevuti nel Battesimo, sono la Fede, la Speranza e la Carità. E ce ne accorgiamo quando una persona a noi vicina ha questi talenti (e come se ce ne accorgiamo!), quando una persona nel luogo di lavoro è agli occhi di tutti una persona di fiducia, o una persona capace di infondere speranza o una persona di vera carità. Abbiamo bisogno di stare vicini a queste persone, si sta bene con loro, così come in certi luoghi come Assisi o Medjugorje si sta bene, ci si dice “c’è qualcosa qui che dà pace, che ispira la preghiera!”.
I talenti – ha proseguito don Fausto – bisogna non sotterrarli, bisogna viverli, rischiarli, non puoi dire a tua moglie o a tuo figlio «per una settimana mi prendo una pausa, ne ho bisogno, non ti amo…ma solo per questa settimana!». I doni di Dio non puoi conservarli, devi usarli sempre, non puoi congelarli e usarli dopo. Sono sempre per il qui ed ora. Se non li usi, se non li rischi, li perdi”. Don Fausto ha individuato poi nella neutralità il principio di sotterramento dei talenti.
Il contrario della neutralità è il partecipare, “partecipare con amore alla vita dell’altro e alla croce dell’altro, come fate voi ogni giorno qui con la vostra presenza, la vostra relazione, il vostro lavoro. Chi invece fa il neutrale seppellisce i talenti. Ma non si può essere neutrali sulle cose che contano, voi qui con le persone che assistete e che hanno bisogno, come potreste essere neutrali?”.
Entrando poi nello specifico della parabola del buon samaritano, Don Fausto ha osservato che la domanda posta a Gesù, “Chi è il mio prossimo?”, rischia di essere la tipica domanda di chi pur sapendo benissimo la risposta vuole buttarla sull’intellettuale. La vera domanda non è “Chi è il mio prossimo?”, la vera domanda è “chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. È in base al punto di vista del bisognoso, del sofferente, che si individua chi è il prossimo e il prossimo è chi ne ha avuto compassione, relazionalmente e concretamente. “Concretamente vuol dire amare pur con il poco che siamo e che abbiamo…ma con tutto quel poco: tutto! Per il samaritano il poco era rappresentato da un po’ di vino, un po’ d’olio, il trasporto fino alla locanda, il denaro lasciato all’oste… Sia così anche per ognuno di noi: non saremo mai perfetti e spesso non abbiamo l’ottimale che occorrerebbe per questa o quella situazione di bisogno, ma possiamo amare sempre con quel poco che abbiamo, nelle circostanze concrete nelle quali ci troviamo, senza cedere alla maledizione di rimandare il bene, magari con la buona intenzione di organizzarci per farlo meglio …domani”.

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Martedì, 24 Ottobre 2017

Seregno - Ospiti a Pomeriggio 5

Grazie all’operatrice Elena, venerdì 13 ottobre 2017, un gruppo di ospiti del Piccolo Cottolengo di Seregno, RSA ed RSD accompagnati dagli operatori, sono andati a visitare gli studi di Canale 5 per assistere dal vivo al programma “pomeriggio 5” condotto da Barbara D’Urso.
Lo staff, oltre ad averli accolti con grande calore, li ha convolti per tutta la trasmissione, sia durante i momenti più allegri che quelli un po’ più tristi.
Per concludere la splendida serata, una bella pizzata al “Rock on the Road” di Desio per cenare tutti insieme.

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Sabato, 21 Ottobre 2017

Genova - Coloriamo Bosco Pelato

Chi si fosse trovato a passare martedì mattina dalle parti di Bosco Pelato in piazza Solari (San Fruttuoso) a Genova, avrebbe notato una arzilla pattuglia di immigrati al lavoro.
Si tratta di una delle tante iniziative realizzate tra Organizzazioni del Terzo settore, che si occupano di accoglienza di richiedenti asilo, e la Pubblica Amministrazione – in questo caso la Municipalità della Bassa Valbisagno – che affidano lavori di piccola manutenzione agli ospiti delle strutture, che hanno il desiderio di collaborare - a titolo gratuito - quasi fosse una restituzione di quanto hanno ricevuto finora dal territorio che li ospita.
Al gruppo è stata affidata la pulitura e la ricoloritura della ringhiera metallica posta sulla scalinata di Bosco Pelato. Il materiale (pennelli, vernici e quant’altro di utile) è stato messo a disposizione sia dal Municipio che dalla Cooperativa Dono, l’ente che ha in carico queste persone, presso la struttura del Villaggio della Carità di Camaldoli, dell’Opera Don Orione.
Assieme ai “lavoranti” erano presenti, in qualità di supervisori dei lavori, anche alcuni membri dell’Associazione Amici di Bosco Pelato (Sandro, Renzo e Sandro) e, naturalmente, gli operatori della Cooperativa Dono.
Quello che ci piace mettere in risalto, è che una signora, passando da quelle parti, si è incuriosita e ha chiesto alcune informazioni sulla natura dell’iniziativa. L’operatore le ha spiegato che si trattava di lavoro volontario prestato da persone migranti, nell’ambito di un progetto di inclusione lavorativa a favore della popolazione del quartiere.
Al termine della spiegazione, la signora è rimasta favorevolmente impressionata e anche lei, di sua spontanea iniziativa, ha voluto in qualche modo premiare il lavoro dei ragazzi, offrendo loro la colazione.
È la logica dello scambio: se tu fai qualcosa per me è giusto che io faccia altrettanto.
Questo gesto ci fa riflettere… Al di là di aver compreso la finalità di questo progetto, la signora ha voluto esprimere un fondamentale principio: il lavoro di qualunque persona, italiano o straniero che sia e in quanto persona, deve essere retribuito.
Un grazie anche agli Amici di Bosco Pelato che hanno offerto, sempre nella stessa logica, la focaccia a tutti i ragazzi impegnati.

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Per il terzo anno consecutivo al Piccolo Cottolengo Don Orione di Seregno hanno avuto l’onore di avere la compagnia teatrale “I Girasoli” di Cesano Maderno, con la quale si è instaurato un vero rapporto di amicizia ed affetto.
Anche in questa commedia (Quella favola di Marcello) hanno saputo coinvolgere e far divertire tantissimo; i ragazzi non sono un pubblico facile e, a volte, anche un po’ rumoroso, ma gli attori sono riusciti a catturare la concentrazione ed a portare avanti la rappresentazione con comprensione ed interesse.
Gli operatori di Seregno li hanno salutati così: “Cari amici, vi aspettiamo il prossimo anno con un nuovo divertentissimo spettacolo. Grazie.”

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Era il 2 ottobre quando Don Luigi in servizio presso la Missione di Antsofinondry in Madagascar ci scrisse:

"Stiamo decidendo se iniziare o meno domani l’anno scolastico. Il motivo è a causa dell’allarme “Peste polmonare” lanciato dal governo dopo più di un mese che se ne parla e si contano già varie decine di morti; difficile però sapere la verità.

Ora la peste polmonare è arrivata in Capitale facendo già più di una decina di morti e quindi sembra che le scuole per il momento non aprano, almeno fino a nuovo ordine dal governo. È una situazione molto confusa, ma per ora non sembra che ci siano casi nella nostra zona a nord della Capitale. Se ci sono novità ti terrò informato".

Le novità ci sono state, e purtroppo delle peggiori e confuse come succede in un paese, quello malgascio, guidato da un governo inadatto (per usare un termine decente).

Il 10 ottobre don Luigi ci ha aggiornato scrivendo:

"La situazione non è molto cambiata e resta confusa, perché secondo il governo è tutto sotto controllo mentre invece associazioni indipendenti dicono che la peste si sta sempre più diffondendo. Intanto le due isole vicine al Madagascar, Seychelles e Maurice, hanno deciso di sospendere i voli e sconsigliare formalmente di venire in Madagascar. Inoltre il ministro della istruzione ha ancora posticipato di un’altra settimana l’inizio delle scuole. Ma anche ogni manifestazione pubblica è stata sospesa fino a nuovo ordine".

E poi venerdì 13 c’è stato un ulteriore aggiornamento di una situazione che non si sta arrestando: "Purtroppo qui la situazione si sta ulteriormente complicando, con nuovi focolai di peste un po’ in tutta l’isola e con un governo che non sa più cosa fare se non proibire tutti i tipi di raduni, aggiungere blocchi di controllo sulle strade statali in uscita da Tananarive, e nuovamente posticipare di un’altra settimana l’entrata scolastica, cioè, se tutto va bene si inizierà dopo il 23 ottobre. Ma non è sicuro. E gli ultimi dati ufficiali di oggi pomeriggio parlano di più di 500 casi accertati, di cui 57 mortali. L’Organizzazione mondiale della sanità, oltre che un consistente aiuto finanziario, ha pubblicato ieri una relazione circa la situazione affermando che ormai siamo a livello due (su tre) circa la pericolosità dell’estensione della peste in tutto il Madagascar. Le prossime settimane saranno decisive, o si riesce a bloccare l’espansione dell’epidemia o sarà ancora più difficile fermarla".

Questo scambio di notizie con don Luigi condiviso tra tutti coloro che hanno a cuore quella missione ha ovviamente creato apprensione e molti hanno chiesto se, oltre alla preghiera (in Madagascar ogni bambino e famiglia che riceve aiuto dai benefattori italiani prega almeno tre volte al giorno per ringraziare il Signore di questa Provvidenza... quindi ora tocca a noi pregare per loro) era possibile fare qualcos’altro.

Facendo seguito alla nostra ulteriore richiesta di notizie don Luigi ha illustrato con maggiori dettagli la situazione anche rispetto alla missione:

"Capisco la vostra preoccupazione ma non potete fare molto, come anche noi non possiamo fare molto se non stare più attenti a dove si va e tenere una certa distanza dalle persone che non si conoscono ecc. Per medicine e cure è tutto nelle mani statali che con i consistenti aiuti internazionali avuti non dovrebbero avere difficoltà a contenere l’epidemia. Non vedo la necessità e la convenienza di aggiungere altri aiuti. Avere informazioni sicure è molto difficile ma è chiaro che siamo ancora lontani dalla soluzione visto che il governo ha deciso di prolungare di un’altra settimana il divieto di ogni manifestazione pubblica e la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado. Dove ci troviamo noi per il momento non ci sono grossi pericoli anche se siamo in una delle zone rosse della periferia della Capitale.

Sarebbe preferibile rimanere in casa, non andare in giro, evitare contatti con troppe persone...  per la paura di contagio.  Per questo tipo di peste non ci sono vaccini o medicinali di prevenzione, se non antibiotici come Bactrim, e Cotrim che in ogni caso non danno sicurezza ma solo irrubustiscono le difese immunitarie. Se qualcuno presenta i sintomi della peste (febbre alta, mal di testa, forte tosse con tracce di sangue   ecc.) deve essere subito portato nell’ospedale più vicino per essere messo in isolamento e curato (non so che tipo di medicine usino). Se presa in tempo la guarigione è nel giro di sette-dieci giorni.  Nella dichiarazione dell’OMS (Organisation Mondial de la Sanité) circa la situazione attuale (venerdì 13) non si parla di cifre perché quelle dipendono dal governo ma questa mattina i giornali riportavano la notizia di quasi seicento infettati, dei quali in gran parte guariti, ma di almeno una sessantina di morti. Un caro saluto a tutti e a presto. Ciao P. Luigi”.

Questa dunque la situazione che è in evoluzione giorno per giorno.

Vi terremo informati.

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Giovedì 5 ottobre il pomeriggio degli ospiti del Don Orione di Fumo è stato allietato dall’esibizione della Corale dell’UNITRE di Broni. Questa bella e importante realtà presente sul territorio, fa parte dell’Associazione Nazionale Università delle tre età con sede a Torino ed è stata fondata nell’anno 2000. Tutte le attività sono a carattere volontario, come è volontaria e gratuita l’attività dei docenti, dei collaboratori e dei membri del Consiglio Direttivo.
Il coro dell’UNITRE rappresenta uno dei molti laboratori che si svolgono nella sede di Broni ed è diretto dal Maestro Maicol Troni. È composto da una ventina di elementi ed ha iniziato il suo percorso musicale nell’anno accademico 2009-2010 con un repertorio di musica operettistica e di musica leggera.
Gli ospiti sono stati felici di ascoltare canzoni che molti di loro ben conoscevano perché parte dei loro ricordi e della loro giovinezza. E, allo stesso modo, il coro è stato contento che tutti fossero partecipi e coinvolti anche nel canto, cosa che non sempre accade! Dopo un piccolo rinfresco i saluti con la promessa da parte della corale di ritornare presto, vista la partecipazione così attiva e gioiosa di tutti.

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Oggi, 18 ottobre, ricordiamo i 25 anni della riapertura della missione in Albania. Il 5 ottobre 1980 il Papa Giovanni Paolo II visitò Otranto e parlando dei martiri di ieri e di oggi, da lì con sguardo profetico disse: “E così nell’odierna circostanza non posso non volgere il mio sguardo, oltre il mare, alla non distante eroica Chiesa in Albania, sconvolta da dura e prolungata persecuzione ma arricchita dalla testimonianza dei suoi martiri: Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e semplici fedeli.”  Invitando a stare pronti per ritornare ad annunciare il vangelo in quella regione. Nella nuova costituzione approvata nel 1967 il dittatore Enver Oxha, aveva dichiarato l’Albania stato ateo e inasprito la persecuzione contro la chiesa cattolica, le sue istituzioni e le sue proprietà che furono requisite dallo stato. Molte chiese distrutte, altre trasformate, fu proibita qualsiasi manifestazione di fede pubblica e privata. Il Vaticano dichiarato nemico dello stato. Una delle frequenti accuse contro i sacerdoti, i vescovi o laici, per arrestarli era: spie del vaticano.
Il 21 febbraio del 1991 dopo quasi 50 anni di regime ed isolamento dal mondo, la gente abbatté la grande statua del dittatore nella piazza centrale di Tirana e quel fatto segnò la fine del regime comunista. Dopo alcune visite fatte nella primavera del 1992, da Don Giovanni d’Onorio De Meo, superiore della provincia ss. Apostoli il 18 ottobre di quell’anno don Giuseppe De Guglielmo fu il primo orionino che tornò in Albania ad Elbasan perché quella fu la città dove ci indirizzò l’allora nunzio apostolico mons. Ivan Diaz. Parliamo di ritorno perché i primi confratelli in Albania li inviò Don Orione stesso nel 1936. Furono mandati per assistere i numerosi lavoratori italiani che in quel tempo operavano in Albania, ma poi allargarono il loro apostolato prendendo la cura pastorale di varie parrocchie, dell’orfanotrofio di Scutari, aprendo un piccolo seminario e anche una colonia agricola. Terminata la seconda guerra mondiale il partito comunista prese il potere eliminando tutti gli avversari e come prima decisione espulse tutti i missionari cattolici. L’ultimo orionino a lasciare l’Albania fu don Sante Gemelli nel 1946. Dopo i primi anni molto difficili a causa della instabilità politica e sociale e della estrema povertà: rivoluzioni, guerra del Kossovo, clandestini che scappavano, migrazioni interne ed esterne, bande criminali, ci si sta avviando verso una normalizzazione di vita ed anche il lavoro pastorale è più tranquillo. Il 21 giugno del 1998 fu aperta la seconda comunità orionina a Shiroka, villaggio nei dintorni di Scutari, poi nel 2014 è stato realizzato il centro Don Orione a Bardhaj. Nel 2005 abbiamo avuto il primo sacerdote albanese Don Dorian Mjestri di Elbasan ed ora a conclusione di questo 25° ci sarà l’ordinazione del secondo Don Pavlin Preka, di Bardhaj, una gioia per la parrocchia, per la congregazione e per la chiesa.

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Mercoledì 16 ottobre è stato ricordato il 16° anniversario dell'arrivo a L'viv dei primi tre orionini: Don Egidio, Don Felice e Don Joiko.
Persone, fatti, volti, avvenimenti, incontri, costruzioni, bambini, anziani, giovani, disabili, poveri, seminaristi... tutto un mondo che in questi anni si è avvicinato alla nostra opera pastorale e assistenziale per vedere, chiedere, sentire, sperimentare.
Tutto quello che è stato realizzato è stato fatto in nome della Divina Provvidenza.
Tanto resta ancora da fare, da completare, da donare...
Grazie a chi c'era, c'è oggi e ci sarà domani.
Grazie a quanti sostengono con la preghiera, l'amicizia, la solidarietà.
Grazie a quanti hanno accolto il primo invito e con un vero atto di fede hanno risposto positivamente alle proposte.
Grazie alla Divina Provvidenza che ogni giorno ci tiene per mano e guida i nostri passi.
Guardiamo avanti.
Ave Maria e avanti.

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