"Il valore della Grazia di Dio è tanto che l’universo in paragone di essa, vale uno zero."
Don Orione

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Los desamparados

Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Ieri sera, nell'ambito della rassegna internazionale di cortometraggi  "Corto e a capo 2017" a Venticano (AV), c'è stata la proiezione d'eccezione del corto realizzato dal Centro Medico Sociale Don Orione di Savignano Irpino.  Il cortometraggio si intitola  "Summer camp for special children - L'abilità del cuore" ed  è il racconto audiovisivo di un'esperienza di socializzazione aperta a tutti i bambini, che abbiamo raccontato in QUESTO ARTICOLO.

L'abilità del cuore: è questa la parola d’ordine del Summer Camp for special children. Per alcuni è stata la prima notte fuori casa, l’ora di sentirsi adulti senza mamma e papà. La mattina in piscina vola via tra giochi e divertimento, le piccole paure vengono dissolte dall’esperienza degli istruttori, nel pomeriggio il laboratorio di cucina riporta alle antiche tradizioni, si impara a fare i Cecatielli, spesso la farina è finita per terra e l’acqua pure, ma non importa! Il risultato più importante? Quello che conta per noi? Nessuno si sente “diverso” e nessuno “normale”.

Negli sguardi dei bambini, nei gesti di operatori, familiari e volontari emerge con chiarezza come ad ogni disabilità supplisce l’abilità del cuore.

Lasciamo quindi la parola alle immagini. Buona visione!

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Il 4 agosto scorso, dal Centro don Orione di Chirignago gli educatori Giacomo e Simonetta sono partiti con 14 giovani di Martellago (VE), che stavano terminando il loro campo di servizio, per approdare a Casa Don Orione di Trebaseleghe.
Da un'idea sperimentale, nata un po' per scommessa e realizzata in piena collaborazione con Camilla, Stefania e Marisa di Trebaseleghe, gli operatori dei due Centri hanno voluto far incontrare mondi, linguaggi, esperienze diversi per una mezza giornata ricchissima di umanità, di scambio e di volti straordinariamente belli.
Il tempo è trascorso veloce tra momenti di gioco e condivisione: la tombola animata dai giovani, il pranzo offerto e curato fin nei minimi dettagli, la chiacchierata al momento del caffé corredata di alcune canzoni più o meno intonate ma molto coinvolgenti, la visita della Casa con il direttore don Bruno Libralesso, gli abbracci teneri e forti degli ospiti e le promesse di rivedersi presto. Forse ad alcuni un incontro tra  giovani e anziani può sembrare un azzardo se non addirittura un'assurdità, ma la prova che questa iniziativa è stata un successo è data da un'immagine semplice ma significativa: i giovani volontari che pur di far cantare gli anziani ospiti cercano il testo di "Quel mazzolin di fiori" : un gesto tecnologico tipico dei ragazzi a servizio di un incontro genuino e gioioso con chi ha un po' più di anni sulle spalle.

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Il 29 luglio si è conclusa la Colonia per i Bambini di Don Orione a Reggio Calabria: per il terzo anno consecutivo, grazie alla generosità dei benefattori, che hanno sposato a pieno il Progetto “ I Bambini di Don Orione” del MLO di Reggio Calabria, 19 bambini dagli 8 ai 13 anni, che vivono in condizioni disagiate, hanno trascorso un’estate diversa, ricca di grandi emozioni e divertimenti. Tiziana Praticò, una delle responsabili del Progetto, spiega il tema scelto per il campo 2017, “La Carità è un “Viaggio”  verso il Fratello”: un viaggio a tappe, che ha portato i Bambini a conoscere i vari aspetti della vita, dalla Bibbia, alla Carità di don Orione, alla legalità, al soccorso,  agli anziani,alla storia della propria terra natia e soprattutto la bellezza della parola di Dio.
Prima tappa di questo viaggio è l’incontro con i signori e le signore residenti nella casa di riposo Don Orione, giunti  da Reggio, accompagnati dalle assistenti e dal responsabile di struttura Domenico Talladira. Accolti calorosamente dai bambini,  gli ospiti si sono sentiti subito dei nonni e  hanno raccontato la propria storia e insegnato i giochi che praticavano da ragazzini.
Altra tappa importate del viaggio è stato l’incontro con un Testimone di Giustizia,  Franco Gaetano Caminiti, il quale ha raccontato la sua esperienza di lotta alla ‘ndrangheta e soprattutto ha parlato ai bambini di legalità. Un dialogo fluido grazie anche alla semplicità di Franco, che con molta energia ha raccomandato loro di essere sempre  onesti e di non farsi “ammaliare e tentare” dalla ‘Ndragheta:  “non accettate mai, ricordate se lo  farete, sarete persone senza futuro e schiavi di questo potere malvagio. La Fede in Dio, continua Franco, mi ha dato la forza di andare avanti. É un miracolo se sono uscito illeso da un agguato perpetrato a colpi di pistola da un malavitoso, così come dal’incendio del mio negozio. Ma vi  ripeto, Dio non mi ha abbandonato. Io non ho paura, oggi sono qui con voi e senza scorta, anzi ce l’ho, è mia moglie che non mi lascia mai”.
Il viaggio per i bambini è continuato con un’altra tappa importante, l’amore verso l’altro: al mattina presto della domenica sentono il suono assordante di una  sirena provenire dal cancello di entrata della colonia. Un po’ impauriti e un po’ incuriositi si affacciano dalle finestre delle loro stanze, non sanno che quella ambulanza è per loro e che loro saranno i protagonisti del soccorso. Tutti giù in cortile ad accogliere Lilla e Leo, due Soccorritori specializzati della Confraternita  Misericordie di Reggio: saranno loro ad insegnare ai ragazzi i metodi di soccorso e le procedure da compiere in caso di infortunio a loro o ad altri.
Si parte poi per Bova (Vùa in lingua Greca) un paesino dell’entroterra Reggino  che secondo la leggenda fu fondato da una Regina greca , che sbarcata lungo la costa, sarebbe risalita verso l’interno e fissando la sua residenza sulla cime del colle Bova, presumibilmente entro le rocche dell’antico castello. Qui infatti ancora oggi, oltre al dialetto Reggino e all’italiano si parla e si scrive in Greco.
Ma naturalmente  tutti i viaggi hanno una fine e questo è terminato sabato 29 luglio. Il programma finale è ricco di avvenimenti, si inizia con la recita, preparata durante la permanenza in colonia ,e presentata nel pomeriggio alla presenza dei genitori e dei benefattori. Come ogni nostro campo, anche questo ha un momento solenne, la Celebrazione Eucaristica, che per questo anno è stata officiata da don Primo Coletta arrivato da Velletri. Dopo la festa, non resta che scambiarsi con affetto un arrivederci al 2018!

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Un gruppo di giovani studenti di 17 anni di Camposampiero (Padova) ha vissuto un’intensa settimana di servizio presso il Seminario della Vita di Campocroce di Mirano, la  realtà orionina a servizio dal 2009 di famiglie in difficoltà con bambini piccoli.

Il campo è stato realizzato grazie alla disponibilità dei ragazzi, desiderosi di continuare l’esperienza vissuta nell’estate 2016, e grazie alla supervisione della responsabile della struttura, Katia Landi e dei due educatori Anna e Mattia.
“I ragazzi, dice Katia Landi,  hanno vissuto un'esperienza fatta di cose semplici, genuine, con l'aiuto anche dei volontari storici che frequentano la casa, in uno spirito di vera famiglia o meglio di famiglia di famiglie: l'accompagnamento nello svolgimento dei compiti dei bambini, qualche attività di animazione e di laboratorio, il riordino del guardaroba... ma anche momenti di formazione, di confronto, di riflessione, di scoperta di qualcosa di San Luigi Orione, come è accaduto nella serata del giovedì sera. Grazie alla disponibilità di alcuni amici dell'Orione Musical Group, dal 1990 presente nella casa di Campocroce, si è raccontato qualcosa del Santo della carità e di come il gruppo ha cercato di esprimersi e di seguirne le orme.”

Venerdì è stato il giorno della la gita l'Azienda Agricola di Fabiano a Cà Menego di Summaga di Portogruaro, aperta, nell'occasione, solo per bambini e volontari, con tanto di splendido giro in trattore per la campagna.
L'ultima serata insieme è stata caratterizzata dalla cena multietnica preparata dalle mamme residenti nel Seminario della Vita e poi tanta musica e tante danze, che hanno coinvolto tutti dai grandi ai piccoli, dai volontari ai residenti con musiche caratteristiche anche marocchine ed africane.
Per concludere questa settimana, la domenica mattina nella chiesetta del Seminario, l'economo provinciale don Walter Groppello, con don Claudio, parroco di Camposampiero, ha celebrato la Santa Messa preparata, curata ed animata dai giovani volontari.
La riflessione di don Walter è stata tutto un invito a vivere l'incontro ed il servizio verso il prossimo con gesti e parole autentiche, in un continuo "darsi" agli altri che riempie sempre e non ti svuota mai perché, -sottolineava- quando si è autentici si tocca il cuore di Dio.
Don Claudio, nel ringraziare l'Opera don Orione e la comunità di Campocroce in particolare, ha augurato ai suoi giovani parrocchiani che Gesù possa diventare la sorgente della loro autenticità.
Toccante poi il momento conclusivo quando ogni volontario ha ricevuto dalle mani dei bambini un piccolo vaso di fiori quale segno di ringraziamento per la loro presenza ed il loro servizio in quei giorni.

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Difficile spiegare a parole che cos'è il Centro Accoglienza presso l'Abazia del Boschetto di Genova: difficile perché le parole tante volte vengono vestite dal significato che ciascuno ha nella propria testa. E a volte il significato e il colore delle parole che abbiamo è molto diverso da quello che lo scrittore vuole rappresentare.
Possiamo dire che il Boschetto è una "macedonia" di carità, la carità della accoglienza con il criterio della regola del solo Amore, Luce ed ombra di questa Abazia trasformata in emergenza abitativa. Per capire meglio gli ingredienti di questa macedonia possiamo prendere a modello l’attività più allegra: la tavola comunitaria.La struttura non ha una mensa, ma un locale comune dove ospiti e famiglie accolte possono provvedere in autonomia a prepararsi i pasti. E allora ecco che compare Renzo Pastore che con la sua fidata Jessica preparano da mangiare per sé e per tutti i “nipoti e nipotini acquisiti” della struttura.
Il resto viene tutto da sé: genitori e nonni presenti che chiedono anche loro di aggiungersi alla tavola ed il cuore di Renzo risponde sempre con un semplice sorriso. Così tutti i giorni a mezzogiorno, di tutti mesi di tutto l’anno Jessica, da saggia mamma, prepara un “primo mediterraneo” cucinato per lo più con le verdure provenienti dall’Orto della Abazia e Renzo lo distribuisce ai suoi compagni di tavola. E’ la gioia della Festa, della tavola, la gioia della gratuità del volontariato che dona senza riserve, dona di proprio, del proprio piatto. E’ il dono senza spreco, infatti se qualche bambino non finisce il piatto di pasta non può accedere al dolce sempre presente per chi si ferma fino alla fine del pasto. Una tavola comunitaria in cui prima di iniziare, sempre, Domenico il saggio collaboratore dell’opera, benedice rendendo grazie alla Divina Provvidenza e Don Orione della gioia di questi doni. E’ la festa di bambini che spensierati non vedono le lacrime nascoste dei loro genitori perché non sanno se domani potranno ancora avere un pasto caldo per loro e per i loro figli.
E’ la festa dei popoli! Sì con naturalezza fianco a fianco bambini africani, asiatici, dell’Europa dell’est e del Nord, dei paesi arabi che litigano, giocano, si servono l’acqua reciprocamente ed infine corrono via lasciando tutto sporco ed in disordine. Ma a questo pensano Jessica e Renzo.

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Il 18 agosto, in una serata mite di mezz'estate, a Terracina (LT), dove la Congregazione fin dagli anni Cinquanta è stata presente con attività verso gli orfani, si è inaugurata la Caritas cittadina, con la presenza del vescovo di Latina, mons. Mariano Crociata. In rappresentanza della Congregazione vi erano il Direttore provinciale Don Aurelio Fusi e il Direttore di Ognissanti, Don Giuseppe Valiante. Ovviamente erano presenti i parroci della città, alcuni dei duecento volontari e gli organizzatori dell'evento. Circa tre anni or sono, i parroci di Terracina, non avendo locali adatti per organizzare una Caritas cittadina, si sono rivolti alla Provincia per poter usufruite di alcuni locali della bella Villa "Carla e Anita Bonsignore" da troppi anni senza attività. Da allora, si è costruita una bella intesa tra tutti i soggetti interessati: Provincia orionina, Diocesi di Latina, Parroci di Terracina, confratelli di Anzio da cui dipende la Casa e i numerosi volontari che nel frattempo si sono costituiti in un'associazione parrocchiale vivace e desiderosa di fare il bene. Da un primo progetto, si è passati ad una pianificazione sempre più precisa fino alla realizzazione della Caritas che si è inaugurata. Sono una quarantina i poveri che ogni sera possono usufruire di un piatto. Per ora le attività riguardano i pasti e un piccolo centro di ascolto ma, organizzandoci meglio, non si potrà immaginare un'azione più completa con docce, dormitori, ambulatori medici per migliorare la vita di quei nostri fratelli che vivono senza una fissa dimora? Rimaniamo in attesa di un segno della Provvidenza.

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Mercoledì, 16 Agosto 2017

Fubine - Ricordando un angelo custode

Venerdì 28 luglio 2017 è tornato alla Casa del Padre una figura storica per chi in questi anni ha visitato la nostra casa di Fubine: Romeo Carmine.
Romeo era nato a Reggio Calabria il 12 novembre 1923, ma diverse testimonianze lo collocavano a Fubine già dal 1944, probabilmente con il primo gruppo di orfani trasferito da Alessandria, al Castello di Fubine, per disposizione del Prefetto, a seguito dei bombardamenti che colpivano la città. Secondo di tre fratelli, nel lontano 1950 era stato tentato un riavvicinamento alla famiglia di origine, tentativo fallito per volontà di Romeo che, dopo neanche un paio di mesi nella sua terra natia, ritornava  a Fubine dai sacerdoti. Riconoscente e rispettoso per quanto a lui dato, si era inserito bene nella comunità fubinese, tanto da essere integrato dal gruppo della leva del 1923 e invitato a tutti gli incontri.  Ha sempre vissuto con i sacerdoti di don Orione, accanto alle Comunità Religiose che  si sono  alternate  a Fubine per oltre 60 anni e con loro ha sempre lavorato: Don Angelo Galluzzi, Don Giuseppe Velo, Don  Silvio  Omenetto, Don Carlo Puppin, Don Luigi Riondato, Don Alice Andrea, Don Giorgio Ancelliero,  Don Enrico Brunetta, Don Gino Pasinato, Don Luigino Pastrello, Don Lucio Felici.
Sordo, probabilmente dalla nascita,  non aveva mai imparato a parlare, ma con le mani  e la mimica facciale comunicava con tutti, come quando ricordava i momenti della guerra, delle bombe e gesticolando ne imitava i danni e la paura. Molto paziente,  ripeteva a volte lo stesso concetto molte volte per farsi capire meglio, spesso aiutandosi con gli oggetti che potevano essere il nodo della conversazione.  Il calendario era il suo  mezzo per rimanere collegato con il tempo, tutti i giorni  lo controllava e chiedeva conferma che fosse il giorno giusto:  il colore rosso  gli ricordava che era un giorno di festa, il giorno in cui con il completo della domenica e la cravatta andava a messa nella chiesa parrocchiale, poi faceva una passeggiata per il paese ed una capatina al bar, dove tutti lo conoscevano.
Oltre che dai sacerdoti, Romeo era stato adottato anche dai Fubinesi ed in particolare da una famiglia,  che lo aiutava come se fosse un figlio. Il suo profondo senso di riconoscenza lo aveva  portato a dedicarsi e a prendersi cura della Signora che lo aveva aiutato e seguito, quando ormai anziana era ricoverata nella casa di riposo.  Romeo, come un figlio,  le è rimasto accanto fino agli ultimi istanti di vita, tenendole la mano per evitare che lei si sfilasse la flebo.
Era un uomo  intelligente, buono, educato, rispettoso delle regole e delle consuetudini, instancabile, testardo. La sua disabilità non era un limite: comunicava con lo sguardo profondo ed intenso di persona riflessiva, ascoltava con gli occhi e parlava con le mani.
L’ultimo ad andare a dormire e il primo ad alzarsi, era l’unico che spegneva le luci e rimproverava tutti di sprecare. Il suo passo era leggero per non disturbare, ma diventava più pesante se voleva attirare l’attenzione.
Negli anni 1945-1970, aiutava in cucina e preparava la sala da pranzo per i ragazzi nel periodo in cui presso il Castello, su volere della Contessa Bricherasio, veniva avviata l’attività di collegio e la scuola elementare che, accanto agli orfani,  accoglieva i figli degli operai della Fiat e alcuni Fubinesi.
All’inizio degli anni ’70 era il prezioso “ tuttofare” nella piccola Casa per Anziani aperta nell’edifico dell’ex asilo, dove svolgeva anche piccole commissioni per i religiosi e per gli ospiti.
Ottimo giardiniere, bravo potatore ed esperto ad innestare piante, era instancabile nel lavorare grandi e forniti orti,  che erano il primo sostentamento delle attività.
Fu “custode” (era solito girare con un grande mazzo  di chiavi di tutti i cancelli) e “primo giardiniere” del parco del Castello (quotidianamente controllava che tutto fosse in ordine), dove agli inizi degli anni ’90 era stata trasferita la Casa di Riposo: il corridoio e il portichetto erano i suoi posti preferiti, possiamo definirli le sue “postazioni di controllo” da cui controllava chi entrava e chi usciva, in  compagnia delle sue care piante che con cura e amore faceva crescere.
Da ragazzo aveva imparato l’arte del calzolaio e aveva lavorato in una bottega come garzone, mantenendo sempre una meticolosa “pignoleria” nella scelta e nell’acquisto delle scarpe.
Alla sua capacità di osservazione e alla sua memoria fotografica non sfuggiva nulla,  ricordava con estrema lucidità e sicurezza il posto degli oggetti, conosceva tutte le persone accolte nella nostra Casa (e ne sono passate tante): per tutte aveva uno sguardo attento, a volte di controllo, soprattutto con le persone che passeggiavano in  giardino e correva a cercare aiuto se qualcuno degli ospiti meno autonomi tentava di uscire dal cancello da solo.
Nonostante il peso dell’età, negli ultimi anni si preoccupava  di portare fuori le scatole di cartone che recavano disordine, accettando i disagi e le difficoltà come “regalo del tempo che passa”.
Si,  Romeo era il “Custode del Castello”! Ora, dal Cielo, continua a vegliare per noi.

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Ci ha pensato anche il tempo ad allentare la morsa canicolare di questa torrida estate regalando a Savignano una serata, quella di martedì 8 agosto, che ha permesso di celebrare al meglio la nona edizione della manifestazione “Cuori senza confini”. Questa volta l’organizzazione ha immaginato l’evento come un incontro conviviale fatto di degustazioni tipiche alternate da assaggi di sapori etnici che, con la complicità di una colonna sonora accattivante, ha regalato alla platea dei presenti una serata di speciale apprezzamento.
Erano oltre un centinaio coloro che hanno risposto all’invito del Centro per dare un aiuto alle missioni orionine mediante un appuntamento ormai consolidato che – così come recita il motto della manifestazione: “Verso gli ultimi in missione con don Orione” – si propone di focalizzare l’attenzione al tema delle povertà presenti nelle zone più emarginate del pianeta.
Un tema sempre più pressante che oggi si propaga ineluttabilmente fin sulle nostre coste per effetto delle emigrazioni di profughi e diseredati che combattono la loro disperazione con la speranza di una fuga verso l’ignoto. In particolare il ricavato della serata è stato ancora una volta destinato all’aiuto del campo profughi di Zarqa in Giordania dove la missione orionina continua da alcuni anni ad accogliere e curare i profughi in fuga dai teatri di guerra in Siria ed Iraq. Nel corso della serata i presenti hanno potuto assistere in anteprima alla proiezione del corto realizzato per raccontare l’esperienza del campo estivo dedicato a bambini autistici e neurotipici nell’ambito di un progetto di inclusione che il Centro sta portando avanti di concerto con l’Università Federico II, il Comune di Savignano, l’Istituto scolastico Don Milani e l’Associazione Autis Aid. Il filmato sarà presentato, fuori concorso, a Venticano il prossimo 25 agosto, all’interno della rassegna cinematografica internazionale “Corto e a capo”.

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Inizierà venerdì 11 agosto 2017 la distribuzione di biglietti della sottoscrizione a premi a supporto del Piccolo Cottolengo di Don Orione di Seregno e di Anfass, promossa da Lux Promotion ente organizzatore del 6° Oktoberfest Brianza.
L’Estrazione finale avverrà, come oramai da tradizione, la sera del 3 settembre 2017 durante la serata di chiusura dell’importante evento che si svolgerà a partire dal 24 agosto presso l’area Luna Park di via Alla Porada a Seregno.
Il primo premio, di elevato valore commerciale, è rappresentato da una vacanza All Inclusive in Messico e i premi a venire saranno di valore inferiore ma comunque di elevata qualità. L’elenco di tutti i premi è disponibile sul sito www.oktoberfestbrianza.it.
Tutto il ricavato, 10.000 biglietti stampati fino a questo momento, sarà devoluto a due istituzioni di riferimento del territorio seregnese: Anfass e il Piccolo Cottolengo di Don Orione, che utilizzeranno il denaro a scopo benefico per tutte le persone di cui queste istituzioni si occupano.
I biglietti si possono trovare, oltre che durante tutte le serate della manifestazione, anche presso le sedi dei due enti seregnesi.

biglietto oktoberfest 17

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È stata presentata presso la Sala Rappresentanza del Comune di Seregno la sesta edizione dell’”OKTOBERFEST BRIANZA” uno dei cosiddetti grandi eventi patrocinati dal Comune di Seregno che quest’anno sarà, tra gli altri, a supporto del Piccolo Cottolengo di Don Orione di Seregno, infatti il logo con il nostro Santo Fondatore capeggiava sullo striscione promozionale vicino a quello di Anfass altra associazione con cui divideremo, da bravi fratelli i proventi ricavati dalle attività svolte durante i 10 giorni di festa.  La manifestazione in perfetto stile Bavarese vedrà la Casa di Seregno tra i protagonisti dal 25 agosto al 3 settembre all’interno di un “point” dedicato all’interno del quale verranno svolte attività e si renderanno a disposizione di tutti grandi e piccini e, riuscendo, saranno anche presenti nelle case di coloro che non potranno essere lì a godersi il divertimento.  
Tra i momenti da segnalare come importanti vogliamo riportare l’evento di domenica 27/08 dove il Piccolo Cottolengo avrà l’onore e l’onere di “gestire” mediante il servizio interno la sala ristorante della festa (un tendone da 5.000 mq). Infine nella giornata di domenica 3 settembre saranno ospiti dell’organizzazione al grande pranzo di chiusura.
Inutile dire che tanta è la gioia e l’emozione oltre che la voglia di vivere un evento così importante per la città.

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Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

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